{"id":10905,"date":"2011-10-03T12:00:00","date_gmt":"2011-10-03T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-068\/moving-remixing-the-economy-of-motion-by-mark-amerika\/"},"modified":"2020-11-02T17:15:00","modified_gmt":"2020-11-02T16:15:00","slug":"moving-remixing-the-economy-of-motion-by-mark-amerika","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-068\/moving-remixing-the-economy-of-motion-by-mark-amerika\/","title":{"rendered":"Moving-remixing. L&#8217;economia Del Movimento Di Mark Amerika"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\"><strong>Mark Amerika<\/strong> \u00e8 una forza prolifica e creativa che ha esplorato i mondi dell\u2019arte e della scrittura in rete (sia online che offline), sviluppando una risposta allo stesso tempo teorica e creativa nei confronti dei media in cambiamento e delle potenzialit\u00e0 da essi offerte.<\/p>\n<p>Ama definirsi un &#8220;digital jack-of-all-trades&#8221; ed \u00e8 vero che la sua attivit\u00e0 online di <em>networking<\/em> \u00e8 da sempre focalizzata sulla raccolta e il <em>remix<\/em> di immagini, testi, codici, suoni, multimedialit\u00e0 in senso ampio, anche in termini di generi letterari, teatrali, teorie pedagogiche e psicogeografiche.<\/p>\n<p>Dalle sue prime pubblicazioni, tra cui <strong>&#8220;Sexual Blood&#8221; <\/strong>e<strong> &#8220;The Kafka chronicles<\/strong>&#8220;, che esplorano il flusso libero dei processi di pensiero incanalati nel gioco di parole sperimentale e il crollo di disgiunzioni narrative, alle sue pubblicazioni online che diffondono il significato dell\u2019essere scrittore e remixer in epoca digitale e post-digitale (tra cui vale la pena ricordare &#8220;<strong>How to be an internet artist&#8221;<\/strong> <strong>[1], &#8220;Expanding the concept of Writing&#8221; [2], &#8220;Becoming a remixologist&#8221; [3], &#8220;Portrait of a VJ&#8221; [4]<\/strong><strong>, &#8220;Meta\/Data a digital poetics&#8221; [5]<\/strong>) \u00e8 praticamente impossibile descrivere tutti i suoi lavori e ha forse poco senso farlo dato il numero considerevole di interviste che potete trovare in rete e la scontata completezza del suo sito web.<\/p>\n<p>La seguente intervista \u00e8 stata realizzata via mail, mentre <strong>Mark Amerika<\/strong> era impegnato a promuovere il suo progetto <strong>&#8220;Remixthebook&#8221;<\/strong>, un esempio piuttosto rappresentativo di tutta la sua opera. Un libro, pubblicato da Univeristry of Minnesota Press, che si appoggia a un sito web (remixthebook.com) come hub in rete con lo scopo di remixare digitalmente alcune delle teorie espresse (da autori come Janneke Adema, Giselle Beiguelman, Julie Carr, David Gunkel, Gary Hall, Frieder Nake, Craig Saper, Darren Tofts, Gregory Ulmer, Chad Mossholder, Michael Theodore, Michelle Ellsworth, Rick Silva, Will Luers, Yoshi Sodeoka, Mark McCoin, Curt Cloninger, Kate Armstrong, Maria Miranda) nelle pagine del libro relative alla pratica del remix come forma artistica.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/05\/numero68_-Moving-02.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38133\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/05\/numero68_-Moving-02.png\" alt=\"numero68_ Moving 02\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/05\/numero68_-Moving-02.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/05\/numero68_-Moving-02-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\">Nonostante l\u2019iniziale intenzione fosse quella di utilizzare le risposte alle mie domande come punto di partenza per un intervento critico pi\u00f9 approfondito, le risposte che ho ricevuto erano cos\u00ec complete e intrinsecamente significative per inquadrare l\u2019opera di Amerika in un contesto pi\u00f9 ampio, che ho deciso di riportarle cos\u00ec com\u2019erano.<\/p>\n<p align=\"left\">Punto di partenza di questa chiacchierata \u00e8 stato il suo ultimo progetto <strong><em>Immobilit\u00e9<\/em><\/strong>, quello che lo stesso <strong>Mark Amerika<\/strong> definisce come il primo film artistico per cellulare mai realizzato, che \u00e8 stato proiettato in vari eventi sia in Europa che negli Stati Uniti, tra cui non ultimo la mostra <strong>&#8220;Hyperstrata&#8221; <\/strong>a<strong> ISEA 2011 a cura di Lanfranco Aceti<\/strong>. Con una trama annodata attorno a un mondo del futuro in cui il sogno di un&#8217;utopia \u00e8 alimentato da una trib\u00f9 nomade di artisti e intellettuali, il film indaga il concetto e l\u2019idea di uso creativo delle tecnologie legate ai cellulari e in generale sulle possibilit\u00e0 nascoste delle tecnologie diventate di uso quotidiano.<\/p>\n<p><strong>Mark Hancock: <\/strong>Quando guardo <em>Immobilit\u00e9<\/em>, mi sento come se stessi guardando qualcosa che potrebbe facilmente provenire dalla cinepresa di <strong>Chris Marker<\/strong>. Che si tratti del linguaggio visivo o del tema del futuristico, un sentimento catastrofico post-qualcosa, non riesco ancora a decidermi. Come ti senti pensando che le tue idee si legano a quelle di Marker in quest\u2019opera?<\/p>\n<p><strong>Mark Amerika<\/strong>: Chris Marker sicuramente gioca con l\u2019idea di comporre una sorta di &#8220;<em>cine-essay<\/em>\u201d. E\u2019 simile a quello che Agnes Varda definisce \u201c<em>cin\u00e9criture<\/em>\u201d, o scrittura cinematografica. Hai ragione a pensare che ci siano spunti sovrapponibili tra il lavoro di Marker e il mio, cos\u00ec come in quello di Agnes Varda e di Jean-Luc Godard: infatti il film come saggio o scrittura d\u2019immagine mi affascina. Non dovrebbe sorprendere che anche Marker lavori con i media digitali, e che la Varda e Godard abbiano sperimentato nel campo delle installazioni multimediali.<\/p>\n<p>Oggi questi limiti disciplinari si stanno fondendo per molti di noi. Il mio \u201cessere scrittore\u2019\u201dsignifica che pubblico principalmente libri, sia stampati che tradizionali e-book. Ma si pu\u00f2 ad esempio espandere il concetto per includere i miei lavori di net art, i miei ipertesti, le istallazioni nei musei, le performance live come VJ, i miei film <em>feature-length<\/em> e i miei esperimenti sulla narrativa transmediale? Io mischio costantemente stili, temi, immagini, parole, codici, suoni, provenienti da molti grandi artisti. <em>Grammatron <\/em> \u00e8 un progetto colmo di Godard. <em>Filmtext <\/em>\u00e8 ricco per l&#8217;appunto di Marker. <em>Immobilit\u00e9 <\/em>sperimenta entrambi, ma anche l\u2019espressionismo astratto britannico come W. E. Sebald, Kathy Acker, Henri Lefebvre e molti altri.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/05\/numero68_-Moving-03.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38134\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/05\/numero68_-Moving-03.png\" alt=\"numero68_ Moving 03\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/05\/numero68_-Moving-03.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/05\/numero68_-Moving-03-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Mark Hancock: <\/strong>Tu sei autori anche del <strong><em>Manifesto<\/em> <em>avant-pop<\/em>.<\/strong> Come \u00e8 presente ancora quel manifesto nella sua pratica artistica contemporanea? Se lo dovesse revisionare, pensa che apporterebbe molte correzioni? Ovviamente ce ne sarebbero alcune relative a certi musicisti e forse anche a nuovi scrittori\u2026<\/p>\n<p><strong>Mark Amerika<\/strong>: Certo, mi piacerebbe rivederlo, se ne avessi il tempo. Un grande cambiamento consisterebbe, ad esempio, nella fine della necessit\u00e0 di profetizzare l\u2019arrivo di artisti\/scrittori post-studio e connessi alla rete. Oggi, \u00e8 un dato di fatto. Rivedere quel testo, servirebbe inoltre ad evidenziare l\u2019incremento dell\u2019arte social media e l\u2019emergenza del flusso digitale delle persone nel campo della distribuzione.<\/p>\n<p><strong>Mark Hancock: <\/strong><em>Immobilit\u00e9<\/em> \u00e8 pubblicizzato come un film &#8220;in lingua straniera&#8221;. Personalmente, l\u2019ho letto in due modi diversi. In uno, penso che tu consideri il medium cinematografico come se fossi un forestiero in terra straniera, che non pretende cio\u00e8 di conoscere le sue forme e i suoi funzionamenti, liberando cos\u00ec se stesso da ogni convenzione.<\/p>\n<p><strong>Mark Amerika<\/strong>: E\u2019 una lettura forte da parte sua. In realt\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 facile de-familiarizzare l\u2019esperienza estetica di un\u2019opera se si \u00e8 pratici dell\u2019aspetto e della percezione, per ipotesi, dello stile dei precursori che si spera di mixare con i ritmi multimediali personali. Cos\u00ec, ad esempio, Giancarlo Antonioni e Ingmar Bergman e, come hai detto prima Chris Marker, possono offrire un ritmo che posso sperimentare e fondere nella mia cifra stilistica, filtrando poi attraverso vari \u201c<em>plugin<\/em>\u201d inconsci che alterano il modo in cui l\u2019opera procede. Questo crea una specie di estraneit\u00e0 che pu\u00f2 essere inquietante o addirittura frustrante per il turista cinematografico medio.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/05\/numero68_-Moving-04.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38135\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/05\/numero68_-Moving-04.png\" alt=\"numero68_ Moving 04\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/05\/numero68_-Moving-04.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/05\/numero68_-Moving-04-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong> Mark Hancock: <\/strong>Propongo per\u00f2 anche un\u2019altra chiave interpretativa: quelle lunghe riprese e quelle valutazioni quasi mute del paesaggio sembrano molto americane, nel modo in cui cercano di modellare un personaggio partendo dal paesaggio stesso. Sembra essere presente, in parte, il punto di vista de <em>L\u2019uomo che cadde sulla terra<\/em>, con tu nel ruolo del corpo alieno che abita in un mondo straniero&#8230;<\/p>\n<p><strong>Mark Amerika<\/strong>: Amo quel film. Ci\u00f2 a cui alludi, penso, sia la dimensione dell\u2019ultraterreno, un tema che attraversa molte delle mie opere. <em>FiImnext <\/em> penso che sia un buon esempio di tutto ci\u00f2, cos\u00ec come qui incontriamo la figura del <em>Digital Thoughtographer<\/em> . In un certo modo, l\u2019artista deve diventare una specie di alieno-altro, che popola i campi istituzionalizzati della normalit\u00e0. E\u2019 l\u2019unico modo di sopravvivere, perch\u00e9 la sopravvivenza richiede una costante rielaborazione creativa dei dati associati alle esperienze quotidiane.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 mi dedico al remix, come rituale quotidiano, una specie di pratica della vita di tutti i giorni in cui regolo costantemente i filtri del mio apparato artistico per estraniare ulteriormente quello che il commercio ha reso troppo comune. Si dovrebbe anche menzionare Warhol, dato che l\u2019ultraterreno che si percepisce in <em>Immobilit\u00e9<\/em> \u00e8 reso pi\u00f9 complesso dall\u2019emulazione delle sue tecniche di <em>Screen Test<\/em>.<\/p>\n<p><strong>Mark Hancock: <\/strong>Tu hai sempre affermato che il tipico <em>film-making<\/em>, cio\u00e8 il processo di cattura delle immagini come dati e la loro lavorazione attraverso la cinepresa, \u00e8 solo il primo passo di un lavoro cinematografico. Successivamente, il vero artefatto viene creato in post-produzione e questo processo non deve necessariamente seguire il sentiero tradizionale del <em>fim-making<\/em>. Intendi con questo rispondere a un impulso scritturale per esplorare quelle potenzialit\u00e0 che si trovano all\u2019interno dell\u2019immagine in movimento?<\/p>\n<p><strong>Mark Amerika<\/strong>: S\u00ec, l\u2019idea della pre-produzione, della produzione e della post-produzione non \u00e8 pi\u00f9 un processo essenzialmente sequenziale. Esse avvengono in modo simultaneo, oppure, come Mondrian ha detto in un altro contesto, si tratta di una fusione simultanea e continua. Remixerei tutto per poter leggere una fusione simultanea e continua di eventi processuali, che normalmente macchiano il nostro rapporto con il tempo, il movimento e il modo in cui manipoliamo inconsciamente qualsiasi fonte materiale utilizzata in qualsiasi momento.<\/p>\n<p>Per me, tutto ci\u00f2 dovrebbe includere quello che io e i principali partecipanti ad un progetto stiamo leggendo, vedendo, ascoltando, visionando in rete, dicendo nelle conversazioni, sognando, immaginando, ricreando dal passato, progettando per il futuro, evidenziando come un momento sia rilevabile come se stesse avvenendo nel presente.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/05\/numero68_-Moving-05.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38136\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/05\/numero68_-Moving-05.png\" alt=\"numero68_ Moving 05\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/05\/numero68_-Moving-05.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/05\/numero68_-Moving-05-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Mark Hancock: <\/strong>L&#8217;atto del camminare \u00e8 un elemento ripetitivo nel suo lavoro. Lei parla del processo del camminare nel suo manifesto di <em>Immobilit\u00e9<\/em> e dice come questo abbia aiutato a dare forma ai suoi pensieri riguardo a come <em>il <\/em>progetto sarebbe dovuto diventare. Inoltre, apre <em>Sexual Blood<\/em> con una camminata. Immagino che questo processo di movimento fisico sia la chiave del suo processo creativo, anche quando ritorna alla tastiera per creare.<\/p>\n<p>A volte sembra che lei sia arrivato alla tastiera con una grande energia cinetica e che questa poi fluisca nella tastiera e nel suo lavoro. Non ho una vera e propria domanda, mi chiedevo solo quali potrebbero essere i suoi pensieri al riguardo&#8230;<\/p>\n<p><strong>Mark Amerika<\/strong>: Non ho elaborato un pensiero sulla mia pratica della camminata, perch\u00e9 \u00e8 molto radicata in tutto ci\u00f2 che faccio. Il nuovo progetto su cui sto lavorando (<strong><em>The museum of Glitch Aesthetics<\/em><\/strong>, commissionato da <strong>Abandon Normal Devices<\/strong> e <strong>FACT<\/strong> come parte delle Olimpiadi culturali di Londra 2012) riguarda per\u00f2 in parte questo atto del camminare: infatti, mi trovavo sulla costa sopravvento di Oahu la scorsa settimana per girare alcune scene di camminata molto sperimentali e ho alcune scene eccellenti registrate nel Lake Discrict, in Gran Bretagna, durante lo scorso maggio.<\/p>\n<p>Inoltre, nel mio ultimo libro, &#8220;Remixthebook&#8221;, tutto il testo ruota su due concetti portanti: il <em><strong>moving-remixing<\/strong><\/em> e l\u2019economia del movimento. Fondamentalmente, come ho tweettato recentemente: \u201cCamminare lungo la lunga linea della costa \u00e8 una specie di recitazione spaziale, uno scaglionamento, che scatena poteri di <em>image rendering<\/em> che strutturano i miei pensieri\u201d.<\/p>\n<p>Penso quindi che il mio lavoro sulla camminata, simile a quello di Richard Long, poggia le sue basi in molti aspetti diversi della pratica interdisciplinare che include l\u2019arte concettuale, l\u2019arte performativa, la fotografia e l\u2019arte del linguaggio, ma anche, secondo me, la video art, la net art e la teorizzazione. La Teoria, come ricorda <strong>Greg Ulmer<\/strong>, ha le sue radici nei viaggi e addirittura nel turismo (il buon turismo). Quindi, essere un artista \u00e8 essere un corpo, \u00e8 essere un sognatore in movimento, \u00e8 incarnarsi in un professionista, \u00e8 essere un <em>mover-remixer<\/em>\u2026<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/05\/numero68_-Moving-06.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38137\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/05\/numero68_-Moving-06.png\" alt=\"numero68_ Moving 06\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/05\/numero68_-Moving-06.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/05\/numero68_-Moving-06-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Mark Hancock: <\/strong>Mi \u00e8 sempre piaciuta la tua interpretazione del ruolo di scrittore e il processo di scrittura che va oltre le parole e dentro al testo, seguendo quel buon vecchio tipo di post-strutturalismo del testo che diventa qualsiasi cosa noi desideriamo. Ti piace pensare di essere uno scrittore che lavora con le reti e si adatta alle esigenze di questo <em>medium<\/em>, ottenendo la miglior risposta creativa possibile da questo strumento?<\/p>\n<p><strong>Mark Amerika<\/strong>: Assolutamente. Scrivere non significa solo mettere gi\u00f9 un testo per pubblicare un libro stampato o un e-book convenzionale. Penso alla scrittura come performance, come scrittura indistinguibile dalla lettura, tutto questo incorporato in una pratica di ricerca.<\/p>\n<hr \/>\n<p><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/markamerika.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/markamerika.com\/<\/a><\/p>\n<p><strong>Note:<\/strong><\/p>\n<p><strong>[1] &#8211;<\/strong> <a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.altx.com\/ebooks\/artist.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.altx.com\/ebooks\/artist.html<\/a><\/p>\n<p><strong>[2] &#8211;<\/strong> <a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.mitpressjournals.org\/doi\/abs\/10.1162\/002409404772827987\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.mitpressjournals.org\/doi\/abs\/10.1162\/002409404772827987<\/a><\/p>\n<p><strong>[3] &#8211;<\/strong> <a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/magazine.ciac.ca\/archives\/no_36\/en\/perspective.htm\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/magazine.ciac.ca\/archives\/no_36\/en\/perspective.htm<\/a><\/p>\n<p><strong>[4] &#8211; <\/strong><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/seven.fibreculturejournal.org\/fcj-042-excerpts-from%E2%80%98portrait-of-the-vj%E2%80%99\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/seven.fibreculturejournal.org\/fcj-042-excerpts-from%E2%80%98portrait-of-the-vj%E2%80%99\/<\/a><\/p>\n<p><strong>[5] &#8211;<\/strong><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/markamerika.com\/publications\/metadata\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/markamerika.com\/publications\/metadata<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mark Amerika \u00c3\u00a8 una forza prolifica e creativa che ha esplorato i mondi dell&#8217;arte e della scrittura in rete (sia online che offline), sviluppando una risposta allo stesso tempo teorica e creativa nei confronti dei media in cambiamento e delle potenzialit\u00c3  da essi offerte.<\/p>\n","protected":false},"author":174,"featured_media":38132,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[239,221],"tags":[53,58,13],"class_list":["post-10905","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-articles","category-issue-068","tag-interviews","tag-net-art","tag-networking"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.4 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Moving-remixing. 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