{"id":10904,"date":"2011-10-03T12:00:00","date_gmt":"2011-10-03T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-068\/frederik-de-wilde-the-invisible-boundary-among-art-science\/"},"modified":"2020-12-11T10:50:53","modified_gmt":"2020-12-11T09:50:53","slug":"frederik-de-wilde-the-invisible-boundary-among-art-science","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-068\/frederik-de-wilde-the-invisible-boundary-among-art-science\/","title":{"rendered":"Frederik De Wilde. Al Confine Invisibile Tra Arte E Scienza"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">Dal 13 aprile al 15 agosto scorso si \u00e8 tenuta a Lille, alla <strong>Gare Saint Saveur<\/strong>, la mostra collettiva <strong>&#8220;Parano\u00efa&#8221;<\/strong>, dove sono state presentate ventinove installazioni, per lo pi\u00f9 interattive, che si situano nel punto di incontro fra arte, scienza e tecnologia. Come suggerisce il titolo, si \u00e8 voluto indagare soprattutto l\u2019influenza che certe suggestioni tecnologiche hanno sull\u2019immaginario artistico, producendo talvolta esperienze \u201cparanoiche\u201d del nostro vissuto o della nostra esperienza percettiva. Quando\u00a0 la ricerca scientifica incontra la pratica artistica, le visioni che ne emergono sono allucinate,\u00a0 nel senso di una deformazione della percezione del mondo moderno, in un ottica futuristica, tecnologica, ludica e spaventosa allo stesso tempo.<\/p>\n<p align=\"left\">Fra le opere presentate ha catturato la nostra attenzione <em><strong>EOD 02<\/strong><\/em> <em>(<strong>Electric Organ Discharge)<\/strong>,<\/em> di <strong>Frederik De Wilde<\/strong>. <em><strong>EOD 02<\/strong><\/em> \u00e8 un\u2019installazione realizzata in collaborazione con il <strong>LAb[au]<\/strong> di Bruxelles e composta da quattro acquari a specchio posti su piedistalli con audio integrato. Ciascun acquario contiene specie particolari di pesci, presenti pi\u00f9 che altro in mari del Sud America o dell\u2019Africa, che emettono segnali elettrici. Il progetto si basa sulla tensione del campo elettrico provocato dalle scariche emesse nell\u2019acqua, mentre i pesci percepiscono il loro ambiente e comunicano tra loro.<\/p>\n<p align=\"left\">Le scariche elettriche all\u2019interno degli acquari sono raccolte da antenne direttamente connesse a quattro altoparlanti che traducono le emissioni elettriche in suoni. Inoltre, sotto ogni acquario, si trova una lampadina che pulsa secondo l&#8217;intensit\u00e0 dei segnali emessi: in questo modo gli impulsi elettrici dei pesci diventano tangibili, visibili e ascoltabili, in forma di luce e suono.<\/p>\n<p align=\"left\">Quella che viene interrogata in questo caso \u00e9 la relazione tra comunicazione e tecnologia, non solo per l\u2019uomo\u00a0 ma anche nella natura. L\u2019opera si colloca in quel punto di intersezione fra arte, tecnologia e scienza, tematizzando ed esplorando questo territorio invisibile e intangibile.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/numero68_Frederik-de-Wilde-02.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39342\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/numero68_Frederik-de-Wilde-02.png\" alt=\"numero68_Frederik de Wilde 02\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/numero68_Frederik-de-Wilde-02.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/numero68_Frederik-de-Wilde-02-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\"><span lang=\"it-IT\"><strong> Frederick De Wilde<\/strong> \u00e9 difatti uno degli artisti pi\u00f9 interessanti nel panorama contemporaneo delle <em>digital arts<\/em>, in particolar modo per quanto riguarda la sperimentazione nei campi della robotica, dell\u2019arte generativa e della cosiddetta <strong>Nano Art<\/strong><em>.<\/em><\/span><\/p>\n<p align=\"left\">Salta subito all\u2019occhio come nelle sue opere ci sia spesso un riferimento alla lunga tradizione pittorica e dell\u2019arte figurativa, non solo per il straordinario impatto estetico dei suoi lavori, ma soprattutto per il suo approccio filosofico\u00a0 all\u2019arte e la consapevolezza nel relazionarsi, dal punto di vista teorico e creativo, alla scienza. Esattamente come fecero prima gli impressionisti, i cubisti, i futuristi o artisti come <strong>Yves Klein<\/strong>.<\/p>\n<p align=\"left\">E percorrendo le sue opere pi\u00f9 recenti, ci rendiamo conto di tutto ci\u00f2. Partendo dalla robotica, pensiamo ad opere come <strong><em>UMWelt:VIRUtopia<\/em><\/strong>, un\u2019installazione sempre del 2011 realizzata in partnership con il <strong>Karlsruhe Institute of Technology<\/strong>. Questo progetto di <em>swarm intelligence<\/em>, interagisce ancora una volta con lo spazio, con la sua dimensione sonora e luminosa e con il pubblico. In realt\u00e0 il sistema di <em>swarm intelligence<\/em> non si limita alla sua autonomia, ma si apre ai confini stessi che lo delimitano: la realt\u00e0 esterna in cui si colloca, altri sistemi intelligenti che lo percepiscono. Psicologia dell\u2019iterazione.<\/p>\n<p align=\"left\">I lavori di De Wilde aprono sempre un questionare infinito che va oltre l\u2019opera in s\u00e9, ma raggiunge anche l\u2019esperienza di fruizione dello spettatore e il contesto in cui l\u2019opera si colloca, fatto anch\u2019esso di elementi fisici che assumono cos\u00ec una valenza anche estetica: luce, suono, spazio, vuoto.<\/p>\n<p align=\"left\">Abbandonando la dimensione \u201cplastica\u201d della robotica, <strong>De Wilde<\/strong> ha anche esplorato l\u2019arte generativa con risultati unici e notevoli, come per esempio la serie <strong><em>NRS Z.space<\/em>. <\/strong>Come dice l\u2019artista stesso nello <em>statement<\/em> della sua opera, egli \u201cdipinge con i dati\u201d, nel tentativo di giungere ad una commistione di forte rilevanza artistica, tra l\u2019arte generativa dei nuovi media e la pittura tradizionale. Il nuovo paesaggismo del ventunesimo secolo \u00e9 dato da un astrattismo visivo non pi\u00f9 figurativo, ma digitale ed informatico. In questo senso opere come <strong><em>Vectors 4 [UN]Certainty<\/em><\/strong> o <strong><em>On Fire<\/em><\/strong>, sono esempi perfetto di questa grafica evocativa e profonda.<\/p>\n<p align=\"left\">Lo spettatore si trova quindi sospeso non solo tra immaginari visivi futuristici e pittorici, ma anche, qui come nella robotica, in quel territorio in parte ignoto che nasce dall\u2019incontro interattivo fra scienza e arte, dove il determinismo lascia spazio alla creazione, e la tecnologia diventa strumento estetico e filosofico.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/numero68_Frederik-de-Wilde-03.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39343\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/numero68_Frederik-de-Wilde-03.png\" alt=\"numero68_Frederik de Wilde 03\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/numero68_Frederik-de-Wilde-03.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/numero68_Frederik-de-Wilde-03-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\">Altro discorso estremamente interessante affrontato da De Wilde \u00e8 infine quello presentato nella serie di opere <span class=\"Stile2\" lang=\"en-US\">Qu[Art]z<\/span><strong>,<\/strong> dove in un certo senso ritroviamo l\u2019estetica della nano art e i suoi tempi centrali, ma questa volta con un risultato che rimane un\u2019esplorazione ancora aperta, ossia la possibilit\u00e0\/sfida di tradurre audiovisivamente un fenomeno naturale come la modificazione e trasformazione fisica dei cristalli, una volta registrata e ripresa nelle sue varie fasi.<\/p>\n<p align=\"left\">Per affrontare questi e altri temi, abbiamo incontrato per l\u2019occasione, l\u2019autore.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Sivia Bertolotti: <\/strong>La tua opera \u00a0<em>EOD 02<\/em> \u00e9 stata presentata all\u2019interno della collettiva &#8220;Parano\u00efa&#8221;, una mostra che esplora l\u2019immaginario collettivo artistico in relazione e sotto l\u2019influenza della tecnologia e della scienza. Quale credi sia la relazione tra scienza e arte in senso pi\u00f9 ampio? Si tratta di un\u2019interazione, una reciproca influenza o piuttosto di una forma di comunicazione?<strong> \u00a0<\/strong><\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Frederik De Wilde:<\/strong> Basterebbe percorrere la storia, dal Rinascimento al Positivismo all\u2019era contemporanea, per vedere come il rapporto fra arte e scienza sia stato sempre in realt\u00e0 molto stretto. Credo che il confine che separa i due ambiti sia abbastanza labile, in quanto si tratta sostanzialmente di approcci diversi al mondo naturale, alla realt\u00e0. L\u2019arte sicuramente coinvolge pi\u00f9 la sfera inconscia, mentre la scienza si caratterizza piuttosto per l\u2019osservazione empirica dei fenomeni oggettivi.<\/p>\n<p align=\"left\">Ma la scienza non \u00e9 a mio parere diversa dall\u2019arte, sono solo due diversi punti di vista diversi sulle cose. Anche per quanto riguarda pi\u00f9 specificamente la presenza della scienza in una sfera pi\u00f9 propriamente artistica, abbiamo diversi esempi nel corso della storia: pensiamo a <strong>Monet<\/strong>, per citarne un nome conosciuto, e all\u2019attenzione\u00a0 che gli impressionisti prestavano alla luce in quanto fenomeno e all\u2019osservazione in generale. Potrei citare anche l\u2019esempio del <strong>Bauhaus<\/strong>. In ogni caso \u00e9 interessante il tipo di approccio ad un fenomeno naturale ed esterno come la luce, la maniera in cui viene percepita e osservata.<\/p>\n<p align=\"left\">Credo quindi che tra arte e scienza si tratti piuttosto di un\u2019intersezione tutta da esplorare, al di l\u00e0 di ogni dualismo di matrice occidentale. E la Nano Art, per l\u2019appunto, si pone al centro di questo punto di intersezione e comunicazione, spesso \u201cinvisibile\u201d per noi.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/numero68_Frederik-de-Wilde-04.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39344\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/numero68_Frederik-de-Wilde-04.png\" alt=\"numero68_Frederik de Wilde 04\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/numero68_Frederik-de-Wilde-04.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/numero68_Frederik-de-Wilde-04-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\"><strong> Sivia Bertolotti: <\/strong>A proposito di Nano Art, sul tuo sito web scrivi: \u201cThe conceptual crux of this artistic praxis are the notions of the intangible, inaudible, invisible\u201d. Potresti spiegarci meglio di che si tratta e cosa intendi con questo termine e perch\u00e9 questo punto invisibile si trova al centro dell\u2019intersezione fra i domini dell\u2019arte, della scienza e della tecnologia?<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Frederik De Wilde:<\/strong>La Nano Art \u00e9 un tentativo di rendere visibile ci\u00f2 che non lo \u00e9. Il punto \u00e9 ancora una volta la percezione di una realt\u00e0 presunta invisibile. Al contrario si tratta solo di accedere ad una nuova dimensione della realt\u00e0 stessa, invisibile ad occhio nudo, ma non tramite l\u2019utilizzo di specifici strumenti. Questo concetto si trova anche nel video <em>Power of Ten<\/em> di <strong>Charles and Eames<\/strong>, in cui si mostra come la natura sia articolata in magnitudini, scale, ordini di grandezza,\u00a0 gradi di cui noi non abbiamo coscienza. Esiste quindi tutta una complessit\u00e0, invisibile, cui solo la tecnologia e i suoi mezzi possono aver accesso.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Sivia Bertolotti:<\/strong>Nelle tue opere di Nano Art, specialmente nei <em>Nanolandscapes,<\/em> hai utilizzato microscopi molecolari e atomici. In <em>EOD 02<\/em>, ti sei servito invece di sensori e antenne. Qual \u00e9 a tuo parere il ruolo della tecnologia all\u2019interno della creazione artistica?<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Frederik De Wilde:<\/strong>Come dicevo prima la tecnologia \u00e9 giustamente un mezzo, uno strumento che d\u00e0 accesso ad una dimensione altra da quella che noi percepiamo quotidianamente con i nostri cinque sensi. Ed \u00e9 un <em>tool<\/em> essenzialmente di esplorazione. A volte mi capita in un certo senso di abusarne, da un punto di vista prettamente scientifico. Per esempio avevo creato dei cristalli fatti da me, che poi ho analizzato al microscopio aggiungendovi altre piccole particelle, frammenti di materiale etc.<\/p>\n<p align=\"left\">La procedura non \u00e9 certo scientificamente rigorosa, ma il mio approccio era piuttosto esplorativo. Senza tecnologia certe dimensioni della realt\u00e0, a livello di percezione sensoriale e soprattutto visiva, rimarrebbero nascoste.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Sivia Bertolotti: <\/strong>Cosa si trova dietro il paradosso di rendere visibile ci\u00f2 che \u00e9 invisibile?<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Frederik De Wilde:<\/strong>L\u2019ingresso in una dimensione che ci circonda quotidianamente e che tuttavia rimane ignota. Siamo circondati da radiofrequenze, segnali, onde e tutto ci\u00f2 rimane inaccessibile pur essendo intorno a noi costantemente. D\u2019altronde il tema dell\u2019invisibilit\u00e0 era presente anche nella mitologia greca: pensiamo agli d\u00e8i Athena o Ade, che in certe occasioni e circostanze potevano nascondersi alla vista degli uomini. Ma dal punto di vista artistico c\u2019\u00e9 una connessione fra tutti i fenomeni, anche quelli apparentemente pi\u00f9 lontani.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/numero68_Frederik-de-Wilde-05.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39345\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/numero68_Frederik-de-Wilde-05.png\" alt=\"numero68_Frederik de Wilde 05\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/numero68_Frederik-de-Wilde-05.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/numero68_Frederik-de-Wilde-05-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\"><strong> Sivia Bertolotti:<\/strong>Qual \u00e9 il tema concettuale che vuoi investigare ed esplorare all\u2019interno del rapporto tra biologia e tecnologia?<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Frederik De Wilde:<\/strong>La biologia \u00e9 tecnologia, nel senso che quest\u2019ultima spesso si ritrova anche all\u2019interno di sistemi biologici e naturali. La biotecnologie non sono orizzonti poi cos\u00ec futuristici. Penso ai pesci elettrici che ho utilizzato per <em>EOD 02<\/em>. Essi emettono radiazioni e impulsi elettrici per comunicare tra loro.\u00a0 Se considero il pubblico di quest\u2019opera e la sua ricezione, mi accorgo che per molti si tratta di un fenomeno contemplativo, per alcuni un momento di riflessione, per altri semplicemente curiosit\u00e0.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Sivia Bertolotti:<\/strong> Puoi dirci qual \u00e9 il tuo modo di lavorare, il tuo processo creativo e da dove nasce l\u2019ispirazione? In particolare per quanto riguarda <em>EOD 02<\/em>.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Frederik De Wilde:<\/strong>Non esiste un metodo specifico e unico per creare. Diciamo che spesso parto da un\u2019intuizione, ma pu\u00f2 essere anche uno scambio con un collega artista, oppure un pensiero, un\u2019osservazione. Poi tutto passa attraverso un processo di \u201cincubazione\u201d, in cui appunto rielaboro quelle intuizioni. L\u2019importante \u00e8 per me mantenere sempre una mente aperta, un\u2019attitudine di questo tipo verso l\u2019esterno.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Sivia Bertolotti:<\/strong>Uno dei temi principali di <em>EOD 02<\/em> \u00e9 la comunicazione in senso ampio. I pesci infatti comunicano tra di loro attraverso segnali elettrici, esattamente come fa l\u2019uomo moderno. Per caso i pesci sono nostri predecessori in un certo senso? Qual \u00e9 allora il ruolo della tecnologia nei mezzi moderni di comunicazione?<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Frederik De Wilde:<\/strong>Certo, in un certo senso lo sono. I pesci utilizzano la totalit\u00e0 dei loro sensi, la loro attivit\u00e0 percettiva \u00e9 completa. Ci sono infatti cos\u00ec tanti segnali nell\u2019aria, onde, radiofrequenze, ma noi ne recepiamo solo una minima parte. Il caso dei pesci \u00e9 inoltre interessante anche per il fatto che in sostanza comunicano tra loro attraverso impulsi elettrici. Ma spesso il livello dei segnali \u00e9 diverso e per potere comunicare devono raggiungere la stessa frequenza.<\/p>\n<p align=\"left\">Dopo questa negoziazione e livellamento elettrico, solo allora sono in grado di comunicare.\u00a0 Inoltre ogni pesce ha una sua specifica identit\u00e0, definita attraverso il numero di segnali che emette.\u00a0 Essi sono in grado di distinguersi e di riconoscersi attraverso la loro singolarit\u00e0.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/numero68_Frederik-de-Wilde-06.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39346\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/numero68_Frederik-de-Wilde-06.png\" alt=\"numero68_Frederik de Wilde 06\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/numero68_Frederik-de-Wilde-06.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/numero68_Frederik-de-Wilde-06-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\"><strong> Sivia Bertolotti:<\/strong> Parlando di <em>EOD 02<\/em>, l\u2019utilizzo di sensori implica un algoritmo decodificatore che alla fine \u00e9 sempre un atto soggettivo di interpretazione di un fenomeno naturale. Come ti poni rispetto all\u2019interpretazione del linguaggio dei fenomeni?<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Frederik De Wilde: <\/strong>Heiddeger diceva che \u201cl\u2019arte \u00e9 un progetto\u201d. La pratica artistica \u00e9 una sorta di filtro che ci fa scegliere fra le infinite possibilit\u00e0 di un progetto aperto. Selezione prima, e poi amplificazione, come se si fosse all\u2019interno di un laboratorio, circondati da radio frequenze. L\u2019atto di scelta \u00e9 sempre soggettivo, in ultima istanza.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Sivia Bertolotti:<\/strong> Le scariche elettriche sono convertite in suoni. Qual \u00e9 a tuo parere la natura del suono?<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Frederik De Wilde:<\/strong>Tutto \u00e9 suono nella natura. Questa \u00e8 forse un\u2019affermazione che pu\u00f2 sembrare molto \u201corientale\u201d dal punto di vista filosofico, ma alla fine la frequenza \u00e9 un fenomeno fisico presente costantemente. Il suono \u00e9 allora una manifestazione di una realt\u00e0 invisibile ma che ci circonda. Esso diventa un aspetto visibile di una realt\u00e0 invisibile. E questo ci riporta alla Nano Art.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Sivia Bertolotti:<\/strong> Nello statement di <strong><em>Umwelt<\/em><\/strong> dichiari: \u201cAll technologies are social technologies<em>\u201d. <\/em>Puoi spiegarci meglio il senso di questa frase? E in particolare\u00a0 come pensi che la robotica interagisca con la realt\u00e0 esterna, sia sociale che artistica?<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Frederik De Wilde:<\/strong>S\u00ec, lo so, \u00e8 una dichiarazione coraggiosa e anche un po&#8217; provocatoria. Essere un artista significa anche sollevare discussioni e questioni fondamentali. Sono molto interessato a come le tecnologie possano agire a livello sociale e creare un potenziale di cambiamento. Le innovazioni sociali sono molto pi\u00f9 difficili da realizzare rispetto a quelle tecnologiche.<\/p>\n<p align=\"left\">Dal mio specifico punto di vista non vedo niente di sbagliato nell&#8217;affermazione citata. In generale si potrebbe dire che la maggior parte delle tecnologie sono destinate ad interagire (comunicazione, fabbricazione, produzione, etc.) o, al contrario, hanno la possibilit\u00e0 di inquinare o addirittura distruggere le cose, che \u00e8 d\u2019altronde il lato &#8216;Altro&#8217; o &#8216;oscuro&#8217; della tecnologia. Ma si potrebbe sostenere che anche questa categoria rientra nella tecnologia sociale in un certo senso.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/numero68_Frederik-de-Wilde-07.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39347\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/numero68_Frederik-de-Wilde-07.png\" alt=\"numero68_Frederik de Wilde 07\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/numero68_Frederik-de-Wilde-07.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/numero68_Frederik-de-Wilde-07-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\">Il caso di <em>Umwelt-VIRUtopia<\/em> \u00e8 chiaramente un esempio di come le relazioni sociali possano diventare tangibili: da un lato hai l\u2019aspetto tecnologico rappresentato dallo <em>swarm robot<\/em> come mezzo di espressione, dall&#8217;altro abbiamo il pubblico e l&#8217;artista. Qualcosa che potrebbe ben descrivere il mio punto di vista \u00e8 lo scambio &#8216;soft&#8217; tra forma e contenuto e il ruolo dei media rispetto agli uomini e all&#8217;ambiente. Mi sto chiaramente riferendo a <strong>Marchal McLuhan<\/strong> come interpretato da <strong>Levinson<\/strong>. Vedo questo scambio come qualcosa di incapsulato in un&#8217;ecologia che descrive una rete di relazioni tra (nuove) tecnologie, persone e contesto.<\/p>\n<p align=\"left\">Questa ecologia \u00e8 parte di una o pi\u00f9 sfere. Una buona lettura su questo particolare tema \u00e8 <em>Spheres<\/em> di <strong>Peter Sloterdijks.<\/strong> Elementi di queste sfere sono anche fattori di una trasformazione economica, sociale e culturale che sono inoltre generatori di un nuovo ambiente per la produzione di ideali culturali. La tecnologia \u00e8 solo uno strumento e i media possono essere interpretati come ambienti o contesti che possono illustrare, non in modo peggiorativo, come un\u2019opera di <em>media art<\/em> possa strutturare un&#8217;esperienza. Qui mi ricollego alla nozione semiotica e artistica di sfera, per cui l&#8217;arte pu\u00f2 essere vista o interpretata come una macchina esperienziale.<\/p>\n<p align=\"left\">L&#8217;esperienza in s\u00e9 \u00e8 il residuo di una ricerca profonda e sincera, di una visione, di contenuti e forme trasformate in qualcosa che \u00e8 maggiore della semplice somma dei suoi componenti. In generale io mi concentro sulla conoscenza e l\u2019espressione artistica e scientifica, in combinazione con la teoria critica e la riflessione interdisciplinare sulle relazioni tra natura e tecnologia.<\/p>\n<p align=\"left\">In particolare sono interessato alle nozioni di intangibilit\u00e0, immaterialit\u00e0, invisibilit\u00e0, il virtuale o potenziale, e come siano spesso fondati nell&#8217;interazione tra sistemi complessi, sia biologici che tecnologici. Inoltre, quell\u2019area indistinta e sfuocata, dove il biologico e il tecnologico si mescolano, \u00e8 un terreno produttivo e privilegiato per i miei progetti \/ proiezioni. Si tratta di un costante esplorazione dello spazio liminale.<\/p>\n<p align=\"left\"><em>Umwelt-VIRUtopia<\/em> interroga questo spazio liminale in modo psicologico, indagando in particolare la psicologia delle frontiere. Che cos&#8217;\u00e8 un confine? Quanto psicologico \u00e8 un confine? Che cosa \u00e8 la sicurezza? Possono i raggi laser essere percepiti come una sorta di gabbia cinetica? Possiamo cambiare l&#8217;architettura attraverso l&#8217;interazione? Possiamo rompere gli schemi in quanto audience? L\u2019interazione diventa interessante quando le convenzioni sociali sono modificate o addirittura infrante. I confini sono fatti per essere attraversati? Possiamo riprogrammare lo spazio?<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/numero68_Frederik-de-Wilde-08.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39348\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/numero68_Frederik-de-Wilde-08.png\" alt=\"numero68_Frederik de Wilde 08\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/numero68_Frederik-de-Wilde-08.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/numero68_Frederik-de-Wilde-08-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\"><strong> Sivia Bertolotti:<\/strong> Pensando sempre a <em>Umwelt: VIRUtopia<\/em>, tu parli di confini. Qual \u00e9 per te il confine (o la sfida) invece che la robotica deve superare a tuo parere?<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Frederik De Wilde:<\/strong>C&#8217;\u00e8 un chiaro incremento nell&#8217;uso della robotica nelle arti contemporanee. Per esempio in fiere o grandi festival come <strong>Ars Electronica<\/strong>, ma bisogna fare una distinzione tra i diversi &#8216;ruoli&#8217; che la robotica pu\u00f2 giocare. Pi\u00f9 precisamente tre ruoli principali possono essere osservati e classificati:<\/p>\n<p align=\"left\">a) l\u2019uso del robot come opera d&#8217;arte (<strong>Panamarenko<\/strong>)<br \/>\nb) l\u2019uso del robot per una performance artistica (<strong>Tinguely<\/strong>)<br \/>\nc) miglioramento delle skills che evocano un&#8217;esperienza (<strong>Natalie Jerimijenko<\/strong>)<\/p>\n<p align=\"left\">Si potrebbe anche prendere in considerazione una quarta categoria che incorpora la robotica e l&#8217;umano, il corpo animale. Questa categoria ibrida sta diventando sempre pi\u00f9 naturale con la nostra evoluzione e<strong> Stellar<\/strong> \u00e8 senza alcun dubbio un precursore in questo. I confini tra il nostro corpo e la tecnologia si stanno sgretolando, poco a poco. E\u2019 un processo lento ma apparentemente inevitabile. Il futuro della robotica si trova quindi nell\u2019etica piuttosto che nell\u2019innovazione tecnologia.<\/p>\n<p align=\"left\">Tra l&#8217;altro, il termine robot \u00e8 stato coniato nel 1920 dal regista <strong>Karel Capek<\/strong> del <strong>gruppo teatrale R.U.R.<\/strong>. La trama tratta principalmente dell\u2019uomo posto radicalmente di fronte alla macchina. Il personaggio principale \u00e9 costituito da un robot che arriva ad un livello di intelligenza tale da uccidere il suo creatore. Sappiamo che attualmente una macchina difficilmente potrebbe comportarsi cos\u00ec. Credo che sia naturale per i registi teatrali e gli artisti in generale, drammatizzare. Senza dramma, non c\u2019\u00e8 alcuna storia. Ma \u00e8 un ragionamento che regge? Non lo so.<\/p>\n<p align=\"left\">D&#8217;altra parte possiamo anche osservare la presenza dei robot nelle produzioni <strong>Disney<\/strong>. Alcuni esempi sono <em>Wall-E<\/em> e <em>iRobot<\/em>, per esempio. Entrambi rappresentano due differenti punti di vista. \u00c8 chiaro che entrambi sono luoghi comuni e hanno influenzato la nostra percezione e il nostro immaginario. Le radici storiche di questo bipolarismo possono essere trovate nel dualismo di <strong>Cartesio<\/strong> e nella nostra visione antropocentrica della natura.<br \/>\nL\u2019ambito di utilizzo pi\u00f9 affascinante della robotica \u00e8 attualmente l\u2019esplorazione spaziale. Come specie dobbiamo esplorare per sopravvivere, ma purtroppo siamo molto limitati nella nostra mobilit\u00e0 a causa della nostra natura fisica. Credo che tuttavia il chiaro e decisivo ruolo della robotica sia quello di aiutarci ad esplorare l\u2019ignoto e lo spazio sconosciuto. Questa \u00e8 la chiave per capire da dove veniamo, dove stiamo andando e soprattutto dove ci troviamo.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/numero68_Frederik-de-Wilde-09.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39349\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/numero68_Frederik-de-Wilde-09.png\" alt=\"numero68_Frederik de Wilde 09\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/numero68_Frederik-de-Wilde-09.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/numero68_Frederik-de-Wilde-09-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\"><strong> Sivia Bertolotti:<\/strong> Qual \u00e9 la cosa pi\u00f9 importante che insegna il comportamento della <em>swarm intelligence<\/em>? Il modello dello <em>swarm<\/em> \u00e9 da interpretare in senso biologico e naturalistico solamente?<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Frederik De Wilde:<\/strong>Il comportamento della <em>swarm intelligence<\/em> pu\u00f2 essere ritrovato ovunque ed \u00e8 una delle manifestazioni pi\u00f9 affascinanti ed interessanti che possono essere osservate sulla natura e nella natura. Trovo la formazione di modelli, l&#8217;uniformit\u00e0 di movimento nel suo complesso, qualcosa di quasi magico. E\u2019 stato osservato e analizzato che un uccello su trecento riesca a comunicare con almeno sei uccelli circostanti. Non si sa come avvenga precisamente questo processo di comunicazione, ma registrazioni video a rallentatore hanno mostrato che si tratta di un\u2019evidenza.<\/p>\n<p align=\"left\">La vecchia idea di un leader che indica la traiettoria e guida il gruppo sembra svanire. Queste osservazioni ha aperto la strada a\u00a0 nuovi modi di pensare le dinamiche sociali, che fornisce uno standard nello sviluppo dei giochi, dei social networks etc. Una migliore comprensione della nostra natura potrebbe migliorare la nostra societ\u00e0 se solo ne avessimo la volont\u00e0. Pongo l\u2019accento sulla volont\u00e0, perch\u00e9 \u00e8 terribilmente importante in tutte le cose che facciamo.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Sivia Bertolotti:<\/strong> Qual \u00e9 il rapporto fra l\u2019arte generativa e la tecnologia? Quale invece l\u2019influenza delle <em>fine arts<\/em>? In entrambi i casi si tratta di punti di partenza o di elementi di confronto?<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Frederik De Wilde:<\/strong>L&#8217;arte generativa e la tecnologia sono sicuramente collegate tra loro, ma non<br \/>\nsempre in maniera tecnologica. Se si considera l&#8217;arte concettuale degli anni \u201860 e \u201870, allora si possono vedere con chiarezza le strategie diverse nella pratica artistica, a partire dalla pittura fino ai primi esempi di <em>computer art<\/em> degli anni \u201860. Quello che voglio affermare \u00e9 che l\u2019arte generativa non \u00e9 legata ad uno specifico stile o strumento. L\u2019elemento chiave \u00e9 di sicuro il fatto che l&#8217;esecuzione dell&#8217;opera d&#8217;arte deve essere (in parte) compiuta attraverso qualcosa di esterno rispetto all\u2019artista.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/numero68_Frederik-de-Wilde-10.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39350\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/numero68_Frederik-de-Wilde-10.png\" alt=\"numero68_Frederik de Wilde 10\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/numero68_Frederik-de-Wilde-10.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/numero68_Frederik-de-Wilde-10-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\"><strong> Sivia Bertolotti:<\/strong> Come nasce un\u2019 opera d\u2019arte generativa come<strong> <em>Vectors 4 [UN]Certainty<\/em> o <em>Z space<\/em><\/strong>? Quali sono gli elementi utilizzati?<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Frederik De Wilde:<\/strong> La maggior parte, ma sicuramente non tutte, le opere della serie <strong><em>[NRS]<\/em><\/strong> sono basate su una qualche interazione con lo spazio pubblico. Nel caso di <em>Vectors 4 [UN]certainty <\/em>ero interessato a come uno spazio possa essere mappato e rappresentato; cos\u00ec ho messo una macchina fotografica su una piattaforma rotante, in maniera tale che registrasse ogni movimento e suono. Una volta registrato il panorama a 360\u00b0 ho importato il file video in un ambiente di programmazione orientato agli oggetti chiamato <em>Max<\/em>.<\/p>\n<p align=\"left\">Ho costruito una <em>patch<\/em> per interpretare i dati. Nel fare questo \u00e8 necessario riflettere a fondo su cosa \u00e9 necessario utilizzare. Il risultato \u00e8 stato una progettazione parametrica che posso modificare rapidamente, ma che comunque viene eseguita con uno specifico insieme di regole e vincoli. Con l&#8217;aiuto di un amico programmatore abbiamo anche trovato il modo di creare immagini ad alta risoluzione come output. Ci\u00f2 non era possibile prima.<\/p>\n<p align=\"left\">La seconda cosa che volevo fare era materializzare il file digitale in qualcosa di palpabile, perch\u00e9 volevo che il risultato fosse mostrato in un contesto pittorico-artistico. Per produrre questi <em>Data Painting<\/em> ho in un certo senso abusato della tecnologia. Mi spiego, mi ci \u00e8 voluto molto tempo in termini di prove ed errori per trovare una materialit\u00e0 che mi piaceva. Ci\u00f2 che ho fatto \u00e9 stato dipingere i primi <em>layers<\/em> (ad esempio i <em>layers<\/em> di base), dopo di che ho lavorato con un tipo particolare di stampante per stampare sui <em>layers<\/em> di base. I primi risultati erano promettenti, ma non ero ancora soddisfatto, quindi ho continuato la mia ricerca.<\/p>\n<p align=\"left\">Infine ho fatto un accordo con il proprietario della stampante per stampare diversi <em>layers<\/em> l&#8217;uno sopra l&#8217;altro. Questo sarebbe stato perfetto se avesse funzionato perch\u00e9 si sarebbe potuta vedere una topografia nella &#8216;Pittura&#8217;, e sarebbe diventata un\u2019opera tridimensionale. Mi piaceva l&#8217;idea ma c\u2019era uno svantaggio, e cio\u00e8 la testina di stampa avrebbe potuto rimanere bloccata. Ora bisogna sapere che questa parte specifica della stampante \u00e8 piuttosto costoso. Comunque ho corso il rischio, dicendo che avrei rimborsato la parte nel caso si fosse rotta, ma per fortuna non \u00e9 accaduto. Per la prima volta sono stato ottimista nella traduzione di un file digitale in un oggetto fisico.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/numero68_Frederik-de-Wilde-11.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39351\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/numero68_Frederik-de-Wilde-11.png\" alt=\"numero68_Frederik de Wilde 11\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/numero68_Frederik-de-Wilde-11.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/numero68_Frederik-de-Wilde-11-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Sivia Bertolotti:<\/strong> Pensando alla serie di opere <span lang=\"en-US\"><em><strong>Qu[Art]z<\/strong><\/em><\/span>, potresti descriverci l\u2019interpretazione del processo di trasformazione della crescita dei cristalli in un oggetto audiovisivo (e quindi artistico) e perch\u00e9 i cristalli sono cosi\u2019 emblematici nell\u2019esplorazione del rapporto arte\/scienza?<\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"JUSTIFY\"><strong>Frederik De Wilde:<\/strong> La sonificazione della crescita dei cristalli \u00e9 ancora un <em>work in progress<\/em> e sembra una cosa pi\u00f9 semplice di quello che in realt\u00e0 \u00e9. Bisogna considerare che ci sono diversi modi di far crescere i cristalli e sono tutti diversi. Il processo di cristallizzazione pu\u00f2 essere molto lento o estremamente veloce. A seconda della velocit\u00e0 ci sono diverse modalit\u00e0 e settaggi.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Per fare un esempio: mantenendo l\u2019acqua demineralizzata (le impurit\u00e0 infatti possono fare da semi catalizzatori) poco al di sopra di 0\u00b0c, si immerge poi un anello in un misto di sapone e acqua demineralizzata. Facendo gocciolare alcuni frammentidi cristallo sopra la pellicola, si crea un momento catalizzatoreda cui si genera rapidamente il processo di cristallizzazione. Potremmo pensare il cristallo come un fiocco di neve che ha bisogno di alcune impurit\u00e0 per diventare pi\u00f9 grande e continuare a cadere.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Questo \u00e9 affascinante. Le impurit\u00e0 creano bellezza. In secondo luogo sono molto interessato nelle forme che si creano, nella loro direzione, velocit\u00e0 e trasparenza o opacit\u00e0. Mi \u00e9 sempre interessato integrare processi casuali nella mia pratica artistica, in particolare quello della \u2018critical mass,\u2019 quando le cose sembrano essere fuori controllo ma in realt\u00e0 evocano una bellezza radicale. Ho iniziato questo progetto con il guru del MaxMsp\/Jitter, Jean-Marc Pelletier.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">E siamo solo all\u2019inizio. L\u2019idea \u00e9 di registrare il processo di crescita e analizzare la registrazione video, che diventa poi il materiale di base per creare musica in realtime. La combinazione e la tensione tra il suono naturale \u2013 se ne esiste davvero uno e il suono sintetico \u00e9 il punto chiave. Le formazioni cristalline sono registrate da un software dal momento che crescono in diverse direzioni.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">In conclusione, diciamo che sono affascinato dal rapporto tra segnali e rumori e dal fatto di connettere processi naturali alla tecnologia, per ottenere un risultato di tipo artistico.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/numero68_Frederik-de-Wilde-12.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39352\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/numero68_Frederik-de-Wilde-12.png\" alt=\"numero68_Frederik de Wilde 12\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/numero68_Frederik-de-Wilde-12.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/numero68_Frederik-de-Wilde-12-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\"><strong> Sivia Bertolotti:<\/strong> Sei belga e vivi attualmente in Europa, ma spesso sei stato coinvolto o partecipi tutt\u2019ora a progetti negli Stati Uniti. Quale credi sia la principale differenza fra i due scenari, all\u2019interno del contesto delle arti digitali?<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Frederik De Wilde:<\/strong>Effettivamente c\u2019\u00e9 una scena molto vibrante negli Stati Uniti, specialmente per quanto riguarda i mezzi creativi e tecnologici (penso al <strong>MIT<\/strong>, per citare un esempio famoso). Lo scenario \u00e8 si molto stimolante, ma non forse in senso prettamente estetico e artistico, perch\u00e9 credo che negli Stati Uniti ci sia piuttosto un approccio di tipo \u201cludico\u201d, di <em>entertainement<\/em>,\u00a0 rispetto all\u2019Europa, dove esiste per altro una coscienza di tipo storico.<\/p>\n<p align=\"left\">Quello che manca in generale \u00e9 per\u00f2 una relazione fra le due scene, quella statunitense e quella europea; dovrebbero essere pi\u00f9 connesse e \u201ccomunicare\u201d di pi\u00f9. Bisogna d\u2019altronde considerare che attualmente, nell\u2019era mediatica e digitale in cui viviamo, grazie soprattutto a Internet e ai New Media, questa discrepanza \u00e9 arginata. Si viene infatti sempre pi\u00f9 spesso a creare una scena internazionale in cui comunque c\u2019\u00e9 comunicazione e scambio tra i vari artisti, di tipo <em>rizomatico<\/em> diciamo, intendendo con ci\u00f2 una rete di rapporti a loro volta generativi.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Sivia Bertolotti:<\/strong> Quali sono i tuoi progetti futuri? Puoi anticiparci qualcosa?<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Frederik De Wilde:<\/strong>A dire il vero sto lavorando in questo momento a pi\u00f9 cose contemporaneamente. Innanzitutto ad un progetto che coinvolge l\u2019arte negli spazi pubblici.\u00a0Oltre a ci\u00f2 sto studiando il comportamento spettrale dei materiali (una sorta di continuazione della Nano Art), insieme ad un\u2019universit\u00e0 americana. Esiste anche l\u2019idea di un libro sulla Nano Art, come pure sto esplorando la <strong>Nano Painting<\/strong> e la Robotica con altri tipi di programmi.Da ultimo sto inoltre iniziando a valutare collaborazioni con le imprese e le industrie, come potenziale test, per progetti a lungo termine.<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"left\"><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=WvLctD62G58\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=WvLctD62G58<\/a><\/p>\n<p align=\"left\"><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/frederik-de-wilde.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/frederik-de-wilde.com\/<\/a><\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fra le opere presentate ha catturato la nostra attenzione EOD 02 (Electric Organ Discharge), di Frederik De Wilde. EOD 02 \u00c3\u00a8 un&#8217;installazione realizzata in collaborazione con il LAb[au] di Bruxelles e composta da quattro acquari a specchio posti su piedistalli con audio integrato. Ciascun acquario contiene specie particolari di pesci, presenti pi&ugrave; che altro in mari del Sud America o dell&#8217;Africa, che emettono segnali elettrici. Il progetto si basa sulla tensione del campo elettrico provocato dalle scariche emesse nell&#8217;acqua, mentre i pesci percepiscono il loro ambiente e comunicano tra loro. Le scariche elettriche all&#8217;interno degli acquari sono raccolte da antenne direttamente connesse a quattro altoparlanti che traducono le emissioni elettriche in suoni. Inoltre, sotto ogni acquario, si trova una lampadina che pulsa secondo l&#8217;intensit\u00c3 \u00c2  dei segnali emessi: in questo modo gli impulsi elettrici dei pesci diventano tangibili, visibili e ascoltabili, in forma di luce e suono.<\/p>\n","protected":false},"author":17,"featured_media":39341,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[239,221,330],"tags":[53,66,67],"class_list":["post-10904","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-articles","category-issue-068","category-science","tag-interviews","tag-robotics","tag-software-art"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.4 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Frederik De Wilde. 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