{"id":10897,"date":"2011-09-01T12:00:00","date_gmt":"2011-09-01T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-067\/a-guide-to-an-a-documentary-vision-rapresentation-ricreation\/"},"modified":"2020-11-02T17:11:05","modified_gmt":"2020-11-02T16:11:05","slug":"a-guide-to-an-a-documentary-vision-rapresentation-ricreation","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/hacktivism\/a-guide-to-an-a-documentary-vision-rapresentation-ricreation\/","title":{"rendered":"Indizi Per Un A-documentario. Visione &#8211; Rappresentazione &#8211; Ricreazione"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">Questo articolo \u00e8 il frutto di una serie di riflessioni di natura teoretica scaturite dalla mia attivit\u00e0 nel campo del cosiddetto cinema-documentario. L&#8217;obiettivo di queste righe \u00e8 quello di suggerire una lettura trasversale dell&#8217;attivit\u00e0 codificata come <em>documentary-making<\/em>. Attraverso le relazioni che il concetto di documentario intrattiene con quello di fotografia, fiction, identit\u00e0, performance, vorrei tentare di decostruirne il significato per farne un serbatoio di ricerca filosofica, includendo spunti di riflessione sulle questioni tecniche che aprono a nuovi stili e metodi di realizzazione.<\/p>\n<p>L\u2019esperienza vissuta \u00e8 da sempre attraversata dalla metamorfosi di se stessa sotto forma di ricordo e racconto, immagine e linguaggio. Da sempre alla ricerca di quelle forme approssimate nelle quali tornare a suggerirsi, e ricrearsi. L\u2019emergenza del reale incrosta i concetti nell\u2019istantaneit\u00e0 dei fatti, rendendo i primi indecifrabili, all\u2019occhio poco allenato. In certe occasioni, \u00e8 la realt\u00e0 stessa che preme, che costringe l\u2019occhio ad attivarsi in forma di concetto.<\/p>\n<p>Il documentario, o meglio l&#8217;estrazione di immagini dal flusso del mondo, \u00e8 allora una questione di postura percettiva, l&#8217;incarnazione di uno stile d&#8217;essere, come anche di un pensiero incarnato. Il pensiero stesso, infatti, \u00e8 una questione di percezione, di punti di vista, e l\u2019abitare percettivo del mondo \u00e8 forse l\u2019origine (giorno dopo giorno rinnovata) di un&#8217;eventuale (e simultanea) postura speculativa nei confronti di esso.<\/p>\n<p>Tuttavia questa postura s\u2019indurisce spesso nella tendenza da parte del concetto ad astrarsi dal mondo per osservarlo dall\u2019alto, scrollandosi di dosso il peso del divenire ed illudendosi di dominarlo. \u00c9 quello che succede solitamente nei documentari per la televisione, nei quali la stesura linguistica del <em>plot<\/em> \u00e8 spesso rigida e mira ad ingabbiare la realt\u00e0, come lo stile filmico di questi lavori spesso dimostra.<\/p>\n<p>La scrittura precede l&#8217;immagine, il concetto domina la realt\u00e0 cui la camera cerca di dare forma, piuttosto che limitarsi a scorrere con essa. Ma le immagini reclamano la propria autonomia dal linguaggio e la nostra relazione con esse \u00e8 fluida e continua piuttosto che discreta.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/numero67_-Notes-02.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39320\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/numero67_-Notes-02.png\" alt=\"numero67_ Notes 02\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/numero67_-Notes-02.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/numero67_-Notes-02-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p>L&#8217; <strong>a-documentario<\/strong> vorrebbe essere la tecnica di puntare la camera sulla realt\u00e0 senza il desiderio di impossessarsene: il tema dell&#8217;<strong>a-documentario<\/strong> \u00e8 sempre in ritardo rispetto alle sue variazioni, e viene continuamente perso, trovato, metamorfosato durante la realizzazione. Raccontare un\u2018esperienza \u00e8 sempre ricrearla, mai documentarla. La mimesi \u00e8 negata sin nel nucleo anti-intuitivo dell\u2019immagine (a)documentaria, che richiede sempre un punto di vista, che \u00e8 sempre frammento orientato. L&#8217;<strong>a-documentario<\/strong> non \u00e8 mai il ricalco spazio-temporale dello stato di cose a cui si riferisce, quanto piuttosto l&#8217;invenzione di una dimensione spaziale e temporale parallela e alternativa a quella reale.<\/p>\n<p>L&#8217;immagine filmata come pratica e strumento di ri-percezione del mondo attorno, ha l\u2019opportunit\u00e0 di interagire con i concetti in modo pi\u00f9 flessibile di quanto non si possa permettere il pensiero rigoroso e puntuale. In esso le idee rischiano di trovarsi come le particelle di un corpo allo stato solido, rigide, quasi immobili, piuttosto che apparirci pi\u00f9 vicine a quanto sono realmente nel momento della loro apparizione, come in stato di perenne ebollizione e fermento. Idee organiche innescate nel flipper degli stati delle cose, mai neutri n\u00e9 decifrabili, proprio in virt\u00f9 di questa genesi infinita di percetti-concetti cui danno luogo.<\/p>\n<p>L&#8217;<strong>a-documentario<\/strong> cerca allora di pensare la simultaneit\u00e0 tra percezione, espressione e rappresentazione. Vuole ridurre lo scarto tra pensieri e fatti, desidera pensare il racconto per immagini, come spunto per lo sviluppo di concetti. L&#8217;<strong>a-documentario<\/strong> mostra come gli stati delle cose non siano pensabili se non a partire da una loro simultanea visione-rappresentazione-ricreazione: la percezione \u00e8 gi\u00e0 espressione, linguaggio allo stato nascente, idea sensibile e tra idea ed espressione non c\u2018\u00e8 rapporto estrinseco, ma reciproco avvolgimento. \u00c9 nell&#8217;intorno di questa simultaneit\u00e0 che cerca di lavorare l&#8217;<strong>a-documentario<\/strong>.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/numero67_-Notes-03.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39321\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/numero67_-Notes-03.png\" alt=\"numero67_ Notes 03\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/numero67_-Notes-03.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/numero67_-Notes-03-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p>La realizzazione dell&#8217;<strong>a-documentario<\/strong> tende al tempo dell\u2019istante e dunque a una gestualit\u00e0 performativa, e tuttavia al ritardo incolmabile e asintotico. Essa si muove in un presente esteso nel quale l\u2019immediatezza gestuale diventa simultaneit\u00e0 del fare e del pensare.<\/p>\n<p>Sequenzialit\u00e0 e simultaneit\u00e0 convivono, come nel ricordo e nell\u2019immaginario, a partire da un\u2019idea di rappresentazione intesa come principio di sopravvivenza della coscienza, esposta immediatamente a se stessa e al mondo. Rappresentazione come riposizionamento mnemonico e (retro)proiettivo, come modalit\u00e0 mitologica di condivisione della propria identit\u00e0, sempre in ritardo rispetto a ci\u00f2 che vorrebbe raccontare. Nell&#8217;<strong>a-documentario<\/strong> non c&#8217;\u00e8 pre-produzione se non contemporanea all&#8217;immersione tra le soggettivit\u00e0 coinvolte ( filmmaker, tecnici, attori-narratori). Non c&#8217;\u00e8 scrittura, ma un semplice principio di azione e reazione al mondo attorno, connesso ad un impulso involontario di selezione che orienta lo sguardo su qualcosa mettendo a fuoco la ricerca.<\/p>\n<p>Fuoco inteso non certo come meta da raggiungere, quanto al contrario come il percorso di ricerca del fuoco stesso, come l&#8217;immagine quasi-presente delle relazioni in corso nello stato di cose che si cerca di raccontare. Di esso fa parte anche il fuori campo e l&#8217;insieme di azioni e reazioni che precedono e accompagnano il momento dello <em>shooting<\/em>, il negativo che non si vede ma c&#8217;\u00e8 nella posizione della camera, nel modo di impugnarla, nelle reazioni dei personaggi di fronte ad essa.<\/p>\n<p>Mi piace usare il concetto di sintonizzazione quando mi capita di riferirmi all&#8217;interazione (s)oggetto-camera-(s)oggetto, proprio per enfatizzare la componente relazionale e il momento del <em>tuning<\/em>, sempre in divenire nell&#8217;immagine in movimento e congelato, invece, nell&#8217;immagine fotografica (cfr. il video -tuning estremo del caso Neda in Iran, <a class=\"testo_iframebold\" href=\"https:\/\/digicult.it\/digimag\/article.asp?id=2108\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">https:\/\/digicult.it\/digimag\/article.asp?id=2108<\/a>).<\/p>\n<p>Per questo associo la pratica dell&#8217;<strong>a-documentario<\/strong> a quella della performance: l&#8217;<strong>a-documentario<\/strong> \u00e8 allora uno stile di vita piuttosto che la registrazione (fedele) del mondo, quest&#8217;ultima pura utopia, frutto di una distinzione metafisica tra concetto e mondo di origine greco-platonica.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/numero67_-Notes-04.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39322\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/numero67_-Notes-04.png\" alt=\"numero67_ Notes 04\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/numero67_-Notes-04.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/numero67_-Notes-04-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p>L&#8217;<strong>a-documentario<\/strong> \u00e8 la trasformazione impossibile del <em>filmmaker<\/em> nelle storie che racconta, il desiderio di lasciarsi penetrare da esse piuttosto che l&#8217;impulso contrario: quello di controllarle e formarle. Non c&#8217;\u00e8 salvezza per chi \u00e8 raccontato, n\u00e9 immortalit\u00e0 per chi racconta. Tantomeno c&#8217;\u00e9 il tentativo di spiegare, educare, colonizzare o migliorare la realt\u00e0 che si racconta. Piuttosto, c&#8217;\u00e8 la regressione e la perdita d&#8217;identit\u00e0 dell&#8217;autore nella storia percepita, il tentativo di diventare trasparente attraverso quello di diventare ci\u00f2 che si vuole raccontare.<\/p>\n<p>Il mondo dell<strong>&#8216;a-documentario<\/strong> non \u00e8 mai di fronte alla camera. E&#8217; sempre fuori campo, nel non detto, nel non visto. L&#8217;<strong>a-documentario<\/strong> \u00e8 l&#8217;atto performativo di una gnoseologia pragmatica nella quale i concetti di soggetto e oggetto sfumano e la camera diventa il tramite di questa trasformazione, di questo decentramento. L&#8217;<strong>a-documentario<\/strong> \u00e8 il riflesso involontario e la fuga dall&#8217;analisi cosciente del filmare. \u00c9 lo stare in agguato del<em> filmmaker<\/em>, l&#8217;attesa della licantroposi e il racconto di essa.<\/p>\n<p>Nei codici correnti nel mondo della cultura artistica occidentale contemporanea, allora, il concetto di documentario diventa inscindibile da quello di performance. Allo stesso modo, le sue manifestazioni non possono pi\u00f9 essere pensate in sede di montaggio come frammenti sequenziali, quanto piuttosto come tasselli di un puzzle da coordinare in vista del concetto che si desidera detonare.<\/p>\n<p>Questo pensiero dovrebbe essere presente anche nel momento dello <em>shooting<\/em>: Non si lavora mai a solo su un progetto semplicemente perch\u00e9 non si sa cosa si sta facendo, essendo il progettare semplicemente un reagire alle circostanze e non un volerle strutturare.<\/p>\n<p>In questo senso un principio di apertura nei confronti del reale, una sorta di senso infrarosso ai rumori di fondo e alle micropercezioni proprie e del mondo, permette divagazioni dalle quali progetti paralleli potrebbero prendere vita, quasi frutto del concatenamento degli imprevisti. A maggior ragione visto che sempre pi\u00f9 spesso capita di usare uno stesso strumento per compiere azioni diverse, come quelle di filmare e fotografare.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/numero67_-Notes-05.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39323\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/numero67_-Notes-05.png\" alt=\"numero67_ Notes 05\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/numero67_-Notes-05.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/numero67_-Notes-05-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Occorre quindi una sensibilit\u00e0 maggior per avvertire quando la sintonizzazione \u00e8 pi\u00f9 forte filmando piuttosto che fotografando, quando lo \u00e8 registrando i suoni (per essere meno invadenti e lasciare spazio allo scorrere piuttosto che all&#8217;afferrare), quando lo \u00e8 invece semplicemente parlando, ed eventualmente annotando durante o dopo le impressioni dell&#8217;esperienza vissuta.<\/p>\n<p>Soprattutto visto che per raccontare la stessa esperienza si possono usare strumenti diversi (sempre nell&#8217;ambito della registrazione digitale) tra i quali camere applicabili sui corpi dei personaggi che in qualche modo eliminano la presenza del <em>filmmaker<\/em> e incarnano lo stile d&#8217;essere di chi di solito \u00e8 di fronte alla camera. In questo caso performata dall&#8217;attore stesso, priva di mediazione.<\/p>\n<p>L&#8217;<strong>a-documentario<\/strong> punta a invertire i rapporti di subordinazione tra concetto e mondo e tra immagini e linguaggio, vuole collocarsi negli interstizi, nelle zone di confine, dove distinzioni e appartenenze sfuggono alle definizioni, a mala pena vivibili.<\/p>\n<p>Il processo di creazione \u00e8 sempre una sorta di sbilanciamento tra una forza centrifuga, che dilania esperienza e concetti, ed una centripeta che cerca, al contrario, di depositarli per raccoglierne i resti. La creazione \u00e8 sempre la tensione tra un nocciolo, che per trovare espressione deve estrudersi diventando altro, preservando una traccia di ci\u00f2 che era, ed un esploso, reattivo, contingente, circostante, che cerca di ridursi a forme iconiche dense, autosufficienti, senza perdere in apertura e variazione.<\/p>\n<p>La postura innaturale del concetto, in cerca del possesso di una forma stabile nella quale rispecchiarsi, si rivela dittatura monca rispetto alle ragioni che l\u2019hanno innescata. Ritorsione all\u2019ingestibile mutevolezza del mondo attorno. Il concetto \u00e9 impensabile. La sua stabilit\u00e0 \u00e8 proporzionale alla nostra incapacit\u00e0 di vederne le incessanti deviazioni. Cos\u00ec \u00e8 continuamente retroflesso, identificato. Tuttavia, non essendo mai completamente, \u00e8 irriconoscibile.<\/p>\n<p>Il concetto non si specchia. Se lo facesse, non potrebbe riconoscersi. E l&#8217;<strong>a-documentario<\/strong> non \u00e8 la superficie consolatoria di questo metaforico Narciso-concetto; in esso i pensieri appaiono e scompaiono come i lapilli di una colata lavica, come gli echi di una monade in un pozzo.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/numero67_-Notes-06.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39324\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/numero67_-Notes-06.png\" alt=\"numero67_ Notes 06\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/numero67_-Notes-06.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/numero67_-Notes-06-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Ma \u00e8 tra gli specchi accavallati delle forme espresse, delle immagini filmate, che potremmo scorgerne l\u2019ombra, sempre spezzata, sfuggente, sfigurata, sempre tradita nelle singole manifestazioni, sempre promessa tra le relazioni, le prospicienze. Il concetto diviene, si trasforma, e nelle incessanti mutazioni cessa di essere algoritmabile; al massimo \u00e9 vivibile. L\u2019esposizione stessa del concetto violenta, espropria, sfratta, per essere poi a sua volta violentata, espropriata e sfrattata. Il concetto \u00e8 in performance perenne. L&#8217;<strong>a-documentario<\/strong> anche.\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questo articolo \u008f il frutto di una serie di riflessioni di natura teoretica scaturite dalla mia attivit\u0088 nel campo del cosiddetto cinema documentario. L&#8217;obiettivo di queste righe \u008f quello di suggerire una lettura trasversale dell&#8217;attivit\u0088; codificata come documentary-making. 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Attraverso le relazioni che il concetto di documentario intrattiene con quello di fotografia, fiction, identit\u0088, performance, vorrei tentare di decostruirne il significato per farne un serbatoio di ricerca filosofica, includendo spunti di riflessione sulle questioni tecniche che aprono a nuovi stili e metodi di realizzazione[:]","og_url":"https:\/\/digicult.it\/hacktivism\/a-guide-to-an-a-documentary-vision-rapresentation-ricreation\/","og_site_name":"Digicult | Digital Art, Design and Culture","article_author":"https:\/\/www.facebook.com\/pamoa.irata","article_published_time":"2011-09-01T10:00:00+00:00","article_modified_time":"2020-11-02T16:11:05+00:00","og_image":[{"width":680,"height":496,"url":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/numero67_-Notes-01.png","type":"image\/png"}],"author":"Mitra Azar","twitter_misc":{"Scritto da":"Mitra Azar","Tempo di lettura stimato":"16 minuti"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/digicult.it\/hacktivism\/a-guide-to-an-a-documentary-vision-rapresentation-ricreation\/","url":"https:\/\/digicult.it\/hacktivism\/a-guide-to-an-a-documentary-vision-rapresentation-ricreation\/","name":"Indizi Per Un A-documentario. 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