{"id":10885,"date":"2011-09-01T12:00:00","date_gmt":"2011-09-01T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-067\/new-media-art-in-japan-hideaki-ogawa-and-the-device-art\/"},"modified":"2020-11-02T17:12:04","modified_gmt":"2020-11-02T16:12:04","slug":"new-media-art-in-japan-hideaki-ogawa-and-the-device-art","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/design\/new-media-art-in-japan-hideaki-ogawa-and-the-device-art\/","title":{"rendered":"New Media Art In Giappone. Hideaki Ogawa E La Device Art"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<div align=\"left\">\u00a0Apriamo con un assunto spiazzante dalla penna del critico d\u2019arte giapponese <span lang=\"en-US\"><strong>Fumihiko Sumitomo<\/strong><\/span><span lang=\"en-US\">:<\/span> &#8220;<span lang=\"en-US\">\u2026l\u2019esperienza della visita in un museo occidentale farebbe credere che, sia che il visitatore sia un artista o un mero osservatore, l\u2019arte non abbia messo radici in Giappone. <\/span><span lang=\"en-US\">[\u2026] Seppure sarebbe pi\u00f9 accurato dire che noi (<\/span><span lang=\"en-US\"><strong>Sumitomo <\/strong><\/span><span lang=\"en-US\">si riferisce ai giapponesi<\/span><span lang=\"en-US\">) riconosciamo di fatto l\u2019Arte come un genere autonomo che \u00e8 stato importato dall\u2019occidente e che, partendo da questa premessa, una sorta di dualismo si sia manifestato nella nostra cultura.<\/span>&#8221; <strong>[1]<\/strong><\/div>\n<p lang=\"en-US\" align=\"left\">Quella che potremmo definire &#8220;Industria della Cultura&#8221;, in Giappone, ha preso una direzione altra rispetto a quella a cui noi occidentali siamo abituati. Probabilmente la distinzione in categorie (arte, scienza, design) operata dagli occidentali, non segue gli stessi parametri adottati dal popolo nipponico. Un certo senso di straneamento spesso suscita il contatto con artefatti &#8220;Made in Japan&#8221; che possono a prima vista apparire familiari, ma che in realt\u00e0 si rivelano essere tutt\u2019altro.<\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"left\"><span lang=\"en-US\">Tra gli intellettuali impegnati a tracciare un percorso che accomuni il peculiare approccio degli autori Giapponesi alla new-media art, spiccano i nomi di <\/span><span lang=\"en-US\"><strong>Tomoe Moriyama<\/strong><\/span><span lang=\"en-US\"> <strong>[2]<\/strong> , <\/span><span lang=\"en-US\"><strong>Machiko Kusahara<\/strong><\/span><span lang=\"en-US\"> <strong>[3]<\/strong> e <\/span><span lang=\"en-US\"><strong>Hiroshi Yoshioka<\/strong><\/span><span lang=\"en-US\"> <strong>[4]<\/strong>. Mentre le prime due sono felici sostenitrici del contemporaneissimo \u201cstile giapponese\u201d, il terzo si dimostra pi\u00f9 abrasivo nei giudizi e alla ricerca di autori socialmente e politicamente schierati.<\/span><\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero67_-New-media-art-02.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38869\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero67_-New-media-art-02.png\" alt=\"numero67_ New media art 02\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero67_-New-media-art-02.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero67_-New-media-art-02-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"left\">Al lettore pi\u00f9 <em>na\u00eff<\/em> ricordo che da questo momento in poi mi riferir\u00f2 esclusivamente alla <strong>New Media Art<\/strong> e non all\u2019arte contemporanea giapponese, che costituisce invece un ambito a parte. E\u2019 importante considerare un ulteriore sottile distinguo: ci\u00f2 che gli accademici occidentali definiscono come New Media Art, \u00e8 riconosciuta in Giappone semplicemente come Media Art.<\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"left\"><span lang=\"en-US\">Secondo <strong>Machiko Kusahara<\/strong><\/span><span lang=\"en-US\">, le radici della <strong>Device Art<\/strong> <strong>[5]<\/strong> possono essere rintracciate nel Dadaismo e nel Surrealismo. Azzarda inoltre una definizione: la Device Art \u00e8 una forma di media art che raggruppa insieme arte, tecnologia, design, intrattenimento e cultura popolare.<\/span> Altri aspetti distintivi della Device Art sono: un approccio disinibito verso gli strumenti tecnologici, una certa giocosit\u00e0 dei modi espressivi, un approccio multidisciplinare con tendenza all\u2019ibridazione dei generi, il dislocamento dell\u2019identit\u00e0 (del pezzo d\u2019arte).<\/p>\n<p>L\u2019aspetto ultimo, il pi\u00f9 intrigante, \u00e8 che lo stesso oggetto \u00e8 mostrato prima come &#8220;opera d\u2019arte&#8221; e poi come &#8220;prodotto di consumo&#8221;, quindi lo possiamo incontrare in vari contesti (musei, gallerie d\u2019arte e negozi tecnologici) con diverse \u201cambizioni\u201d. In questo caso l\u2019espressione &#8220;prodotto di consumo&#8221; non segue la categorizzazione di stampo capitalistico-occidentale.<\/p>\n<p>Nell\u2019ambito della Device Art l\u2019oggetto esibito ha la funzione di &#8220;prototipo&#8221;<em>: <\/em>deve essere testato prima di passare in catena di montaggio. Questo \u00e8, ad esempio, l\u2019iter seguito anche dall&#8217;ormai famosissimo <em>Tenori-on<\/em> <strong>[6]<\/strong> di <strong>Toshio Iwai [7]<\/strong> , ora in distribuzione presso il sito della Yamaha <strong>[8]<\/strong>e dai rivenditori autorizzati.<\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"left\"><span lang=\"en-US\">Una pi\u00f9 approfondita analisi del rapporto fra <strong>Device Art<\/strong> ed il corpo umano \u00e8 stata effettuata da <\/span><span lang=\"en-US\"><strong>Jun Rekimoto [9]<\/strong> <strong>,<\/strong><\/span><span lang=\"en-US\"> che qui nomino <\/span><span lang=\"en-US\"><em>en passant<\/em><\/span><span lang=\"en-US\"> visto lo spazio limitato a mia disposizione.<\/span><\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero67_-New-media-art-03.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38870\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero67_-New-media-art-03.png\" alt=\"numero67_ New media art 03\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero67_-New-media-art-03.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero67_-New-media-art-03-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"left\"><span lang=\"en-US\">Ma cosa significa esattamente Device Art? Cominciamo schematicamente con l\u2019affermare che il termine <\/span><span lang=\"en-US\"><em>device<\/em><\/span><span lang=\"en-US\"> (dispositivo, congegno ma anche ordigno, artificio) solitamente indica uno strumento che serve ad ottenere un certo risultato all\u2019interno di un processo.<\/span><\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"left\">Vorrei sottolineare il fatto che la Device Art spesso \u00e8 costituita da oggetti che sono in grado di connettersi l\u2019un l\u2019altro sorpassando grandi distanze e di innescare una corrispondenza sentimentale fra i possessori degli oggetti stessi; per quanto curioso possa sembrare il funzionamento che sottende questi dispositivi, esso \u00e8 assimibilie alle dinamiche proprie delle pratiche magiche.<\/p>\n<p align=\"left\"><span lang=\"en-US\"><strong>Frazer<\/strong><\/span><span lang=\"en-US\"> (1998, p.43)<\/span><span lang=\"en-US\"><strong>[10]<\/strong> fa notare che credere nella telepatia e nella possibilit\u00e0 che cose e\/o persone possano reciprocamente influenzarsi a distanza, sono i principi base su cui s\u2019incardina il magico. Per <\/span><span lang=\"en-US\"><strong>Frazer<\/strong><\/span><span lang=\"en-US\"> il \u201cselvaggio\u201d, a differenza di suo \u201cfratello civilizzato\u201d, ha sempre creduto che si possano manipolare, attraverso la mente, fenomeni a distanza e che questi (il &#8220;selvaggio&#8221;) abbia agito nella propria vita\u00a0seguendo tale intuizione \u00a0con una\u00a0coerenza impeccabile. Il \u201cselvaggio\u201d\u00a0\u00e8 convinto\u00a0non solo\u00a0che le cerimonie\u00a0magiche influenzino\u00a0le persone e le cose\u00a0a distanza,\u00a0ma\u00a0che\u00a0anche i pi\u00f9 semplici\u00a0atti\u00a0della vita quotidiana\u00a0possano\u00a0fare altrettanto.<\/span><\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"left\">Oggetti e sentimenti sono i soggetti della Device art e questi oggetti &#8220;speciali&#8221; sono strumenti per il controllo dell\u2019umore. <span lang=\"en-US\"><strong> Marcel Mauss<\/strong><\/span><span lang=\"en-US\"> e <\/span><span lang=\"en-US\"><strong>Mircea Eliade<\/strong><\/span><span lang=\"en-US\"> hanno infatti sottolineato come sia tipico delle credenze magiche il conferire poteri speciali a determinati oggetti. Attraverso la manipolazione di oggetti che appartengono (o sono appartenuti) ad una persona \u00e8 possibile influenzarne l\u2019umore ed il suo stato mentale e\/o fisico.<\/span><\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero67_-New-media-art-04.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38871\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero67_-New-media-art-04.png\" alt=\"numero67_ New media art 04\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero67_-New-media-art-04.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero67_-New-media-art-04-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"left\"><span lang=\"en-US\"><strong> Hideaki Ogawa<\/strong> <strong>[11]<\/strong> , laureato con dottorato di ricerca presso la prestigiosa <strong>KEIO<\/strong><\/span> <span lang=\"en-US\"><strong>University<\/strong><\/span><span lang=\"en-US\"> di Tokyo <strong>[12]<\/strong> , docente nel corso di Laurea Interface Culture a Linz <strong>[13]<\/strong>, <strong>cofondatore e direttore artistico dello Studio h.o<\/strong>. a Tokyo (<a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.howeb.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.howeb.org\/<\/a>) <strong>[14]<\/strong>, ricercatore presso l\u2019<strong>Ars Electronica Future Lab<\/strong> <strong>[15]<\/strong> e membro del <strong>Device Art movent<\/strong> \u00e8, a mio avviso, uno di quegli autori rappresentativi dell\u2019emblematico \u201cdualismo\u201d a cui accennava <\/span><span lang=\"en-US\"><strong>Sumitomo Fumihiko<\/strong><\/span><span lang=\"en-US\">. <\/span><\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"left\"><span lang=\"en-US\"><strong>Hideaki Ogawa<\/strong> nel suo lavoro <span class=\"Stile1\">SmallConnection<\/span><\/span> <span lang=\"en-US\"><strong>(2004)<\/strong><\/span><span lang=\"en-US\"> <strong>[16]<\/strong> <strong>[17]<\/strong> <strong>[18]<\/strong>, produce una serie di strumenti sviluppati per rafforzare e conservare intime connessioni, relazioni a distanza. <em>SmallConnetion <\/em>\u00e8 costituito infatti da quattro diversi \u201coggetti intelligenti\u201d chiamati <strong><em>Air<\/em><\/strong> (aria), <strong><em>One<\/em><\/strong> (uno\/l\u2019unico, indivisibile), <strong><em>Anemo<\/em><\/strong> (anemometro) e <strong><em>Comado<\/em><\/strong> (letteralmente in giapponese sportellino\/finestrella): <\/span><\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"left\"><span lang=\"en-US\"><em>Air<\/em> \u00e8 costituito da due lampade di forma sferica. Si serve della luce come via di comunicazione ed \u00e8 costituito da due lampade che si accendono quando vengono sfiorate, rendendo cos\u00ec visibile il momento in cui i partner di una coppia si stanno pensando.<\/span><\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"left\"><span lang=\"en-US\"><em>One<\/em><\/span><span lang=\"en-US\"> segue il medesimo principio utilizzato in <\/span><span lang=\"en-US\"><em>Air.<\/em><\/span><span lang=\"en-US\"> In questo caso si utilizza una reazione meccanica: quando la barra gialla presente al centro della semisfera viene premuta, dall\u2019altro lato del pianeta, l\u2019oggetto gemello reagisce estroflettendo un mandrino presente al suo interno. Il concetto \u00e8 semplice: se un <\/span><span lang=\"en-US\"><em>One<\/em><\/span><span lang=\"en-US\"> ti \u00e8 regalato dal tuo partner prima di intraprendere un lungo viaggio, ti consentir\u00e0 di stare in contatto con lui in sua assenza grazie al sistema di <em>force feedback<\/em>. Una volta sistemato nella nuova dimora, se dovessi vedere la barra fare capolino dalla semisfera sarebbe sufficiente premerla a tua volta e il sistema di <em>force feedback <\/em>ti farebbe \u201csentire\u201d il tuo fidanzato\/a mentre tenta di sfiorarti dall\u2019altro capo del mondo.<\/span><\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"left\"><span lang=\"en-US\"><em>Anemo<\/em><\/span><span lang=\"en-US\"> reagisce ai rumori prodotti dalla\/e persona\/e che si trovano nelle vicinanze. Anche in questo caso, l\u2019oggetto gemello comincer\u00e0 a far girare la sua elica, ovunque sia collocato nel mondo. <\/span><\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"left\">Infine,<em> Comado<\/em> \u00e8 costruito sull\u2019idea che vi siano piccole porticine che si aprono verso un\u2019altra dimensione. Installata sul muro, questa piccola porta pu\u00f2 essere aperta per sbirciare dentro l\u2019appartamento dell\u2019altro, visibile per\u00f2 solo se anche l\u2019altra porta \u00e8 stata aperta.<\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero67_-New-media-art-05.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38872\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero67_-New-media-art-05.png\" alt=\"numero67_ New media art 05\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero67_-New-media-art-05.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero67_-New-media-art-05-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"left\">Abbiamo avuto l&#8217;occasione e l&#8217;onore di intervistare proprio<strong> Hideaki Ogawa<\/strong> e di discutere con lui della sua produzione artistica, nonch\u00e8 della teoria e della ricerca che ne sta alla base.<\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"left\"><span lang=\"en-US\"><strong>Mauro Arrighi<\/strong><\/span><strong><span lang=\"en-US\">: <\/span><\/strong><span lang=\"en-US\">Vorrei che parlassi di <\/span><span lang=\"en-US\"><em>SmallConnection<\/em><\/span><span lang=\"en-US\">. Perch\u00e9 hai scelto proprio questo titolo?<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span lang=\"en-US\"><strong>Hideaki Ogawa<\/strong><\/span><span lang=\"en-US\"><strong>:<\/strong> Con <em>SmallConnection<\/em> volevo creare una nuova modalit\u00e0 di utilizzo per i recenti mezzi di comunicazione. Non ci sono molte teorie riguardo al come creare una semplice ma effettiva comunicazione in rete attraverso le interfacce utente tangibili. Quindi, ho scelto questo titolo che potesse rendere subito l\u2019idea di ci\u00f2 di cui il progetto trattava.<\/span><\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"left\"><span lang=\"en-US\"><strong>Mauro Arrighi<\/strong><\/span><span lang=\"en-US\"><strong>:<\/strong> Qual \u00e8 lo scopo di questo progetto?<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span lang=\"en-US\"><strong>Hideaki Ogawa<\/strong><\/span><span lang=\"en-US\"><strong>:<\/strong> Il mio proposito era quello di creare uno scenario in cui sviluppare dei nuovi sistemi di comunicazione. Attraverso la realizzazione di semplici connessioni, la gente pu\u00f2 ricevere e spedire emozioni anche a lunga distanza.<\/span><\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"left\"><span lang=\"en-US\"><strong>Mauro Arrighi<\/strong><\/span><span lang=\"en-US\"><strong>:<\/strong> Pensi che ci sia una connessione emotiva fra strumenti tecnologici ed esseri umani?<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span lang=\"en-US\"><strong>Hideaki Ogawa<\/strong><\/span><span lang=\"en-US\"><strong>:<\/strong> Gli strumenti di informazione sono differenti dagli strumenti tradizionali. I sistemi di telecomunicazione dovrebbero essere progettati tenendo conto del contesto nel quale l\u2019utente \u00e8 immerso. Come dire: sono architetture di esperienze, progetti per emozioni. Questo significa che, attraverso il design, noi possiamo sviluppare e migliorare le nostre vite. <\/span> <span lang=\"en-US\"><em>SmallConnection<\/em><\/span><span lang=\"en-US\"> \u00e8 un mezzo di comunicazione emotiva. I progettisti devono prendere in considerazione il contesto\u00a0emotivo degli utenti\u00a0per poter creare questi mezzi di comunicazione.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero67_-New-media-art-06.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38873\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero67_-New-media-art-06.png\" alt=\"numero67_ New media art 06\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero67_-New-media-art-06.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero67_-New-media-art-06-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"left\"><span lang=\"en-US\"><strong> Mauro Arrighi<\/strong><\/span><span lang=\"en-US\"><strong>:<\/strong> Credi che gli strumenti tecnologici possano aiutare le gente a mantenere o rinforzare le proprie relazioni?<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span lang=\"en-US\"><strong>Hideaki Ogawa<\/strong><\/span><span lang=\"en-US\"><strong>:<\/strong> Penso di si. <\/span><span lang=\"en-US\"><em>SmallConnection<\/em><\/span><span lang=\"en-US\"> \u00e8 progettato tenendo presente il reale tessuto di relazioni fra le persone. Se non ci fosse nessuna comunicazione pregressa fra due persone (la coppia), il significato non verrebbe compreso poich\u00e9 il messaggio inviato \u00e8 veramente semplice. Credo che, proprio in virt\u00f9 del fatto che la comunicazione sia cos\u00ec \u201cprimitiva\u201d, sia possibile scambiarsi vere emozioni.<\/span><\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"left\"><span lang=\"en-US\"><strong>Mauro Arrighi<\/strong><\/span><span lang=\"en-US\"><strong>:<\/strong> C\u2019\u00e8 qualche relazione fra Scintosimo e la tua produzione in generale, ed in particolare con quest\u2019opera? <\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Hideaki Ogawa:<\/strong> In <em>SmallConnection<\/em>, gli strumenti non sono solo mezzi di comunicazione. Questo dipende dall\u2019idea che tutte le cose, gli oggetti, hanno una propria mente e contengono il divino a livello metafisico. Quindi potrebbe essere che io abbia inventato <em>SmallConnection <\/em>per &#8220;installare&#8221; un<em>\u2019<\/em>intelligenza all\u2019interno degli oggetti.<\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"left\"><span lang=\"en-US\"><strong>Mauro Arrighi<\/strong><\/span><span lang=\"en-US\"><strong>:<\/strong> Tutto questo ha a che fare con gli elementi paradigmatici della cultura tradizionale giapponese, come <\/span><span lang=\"en-US\"><em>iki<\/em><\/span><span lang=\"en-US\">, <\/span><span lang=\"en-US\"><em>ma<\/em><\/span><span lang=\"en-US\">, <\/span><span lang=\"en-US\"><em>tama<\/em><\/span><span lang=\"en-US\">, <\/span><span lang=\"en-US\"><em>ara,<\/em><\/span><span lang=\"en-US\"> e <\/span><span lang=\"en-US\"><em>niki<\/em><\/span><span lang=\"en-US\">?<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span lang=\"en-US\"><strong>Hideaki Ogawa<\/strong><\/span><span lang=\"en-US\"><strong>:<\/strong> Sicuramente, quando ho immaginato questa particolare forma di comunicazione, ho considerato come potessi impiegare il concetto di \u201caria\u201d. Questo potrebbe essere accomunato al concetto di <\/span><span lang=\"en-US\"><em>ma.<\/em><\/span><\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"left\"><span lang=\"en-US\"><strong>Mauro Arrighi<\/strong><\/span><span lang=\"en-US\"><strong>:<\/strong> I tuoi oggetti possiedono poteri magici?<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span lang=\"en-US\"><strong>Hideaki Ogawa<\/strong><\/span><span lang=\"en-US\"><strong>:<\/strong> Non li creo come oggetti magici.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero67_-New-media-art-07.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38874\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero67_-New-media-art-07.png\" alt=\"numero67_ New media art 07\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero67_-New-media-art-07.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero67_-New-media-art-07-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"left\"><span lang=\"en-US\"><strong> Mauro Arrighi<\/strong><\/span><span lang=\"en-US\"><strong>:<\/strong> Come percepisci la tecnologia?<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span lang=\"en-US\"><strong>Hideaki Ogawa<\/strong><\/span><span lang=\"en-US\"><strong>:<\/strong> La tecnologia \u00e8 inarrestabile. Le nostre vite ed il nostro modo di pensare si sviluppano seguendo le tecnologie. Innanzitutto: i cellulari cambiarono le nostre relazioni interpersonali radicalmente, questo \u00e8 avvenuto in solo dieci anni. In particolare dovremmo considerare quelli che sono i probelmi derivanti dall\u2019impiego delle tecnologie legate alle telecomunicazioni, come anche le possibilit\u00e0 che queste aprono.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span lang=\"en-US\"> In futuro la telepatia potrebbe essere realizzata prima che noi si immagini. In effetti, <\/span><span lang=\"en-US\"><em>SmallConnection<\/em><\/span><span lang=\"en-US\"> \u00e8 stato progettatato per un mondo dove le comunicazioni telepatiche sono gi\u00e0 state rese possibili. Gli oggetti possono essere un muro fra una mente ed un\u2019altra; noi dovremmo mantenere questo muro. Questo era il mio messaggio segreto, nascosto in questo progetto.<\/span><\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"left\"><span lang=\"en-US\"><strong>Mauro Arrighi<\/strong><\/span><span lang=\"en-US\"><strong>:<\/strong> Cosa pensi sia \u201cnaturale\u201d e \u201cnon-naturale\u201d (artificiale) nella tua ricerca?<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span lang=\"en-US\"><strong>Hideaki Ogawa<\/strong><\/span><span lang=\"en-US\"><strong>:<\/strong> &#8220;Naturale&#8221; sono gli avvenimenti e racconti. &#8220;Innaturale&#8221; \u00e8 l&#8217;altro rispetto al naturale.<\/span><\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"left\"><span lang=\"en-US\"><strong>Mauro Arrighi<\/strong><\/span><span lang=\"en-US\"><strong>:<\/strong> Tu credi ci sia differenza fra arte e design, pi\u00f9 precisamente fra artisti e designer?<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span lang=\"en-US\"><strong>Hideaki Ogawa<\/strong><\/span><span lang=\"en-US\"><strong>:<\/strong> Il design \u00e8 legato alle esigenze di mercato; l\u2019arte scaturisce dalla mente dell\u2019artista, come forma di comunicazione.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero67_-New-media-art-08.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38875\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero67_-New-media-art-08.png\" alt=\"numero67_ New media art 08\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero67_-New-media-art-08.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero67_-New-media-art-08-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\"><span lang=\"en-US\">Come possiamo quindi dedurre dalle parole di <strong>Hideaki Ogawa<\/strong>, gli artisti giapponesi operanti nell\u2019ambito della <strong>Device Art<\/strong> assegnano un valore molto alto agli oggetti incontrati nello scenario della vita quotidiana, valorizzandoli come &#8220;strumenti emotivi&#8221;. <\/span>L\u2019aspetto pi\u00f9 potente di questo approccio, \u00e8\u00a0dato dal fatto che le opere\u00a0si comportano\u00a0come una sorta di membrana che funge da ponte fra il sacro e la vita mondana, il pubblico ed\u00a0il privato.<\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"left\">La ricerca di <strong>Hideaki Ogawa<\/strong> si basa\u00a0sull&#8217;idea che\u00a0tutte le cose (in particolare\u00a0gli strumenti\u00a0tecnologici all&#8217;interno\u00a0dei mezzi di comunicazione) siano senzienti:\u00a0essi (gli oggetti) hanno effettivamente una &#8220;sensibilit\u00e0&#8221; e sono tutti collegati l\u2019uno con l\u2019altro. <span lang=\"en-US\">Anche se <strong>Ogawa<\/strong> non fa riferimento a forze ultraterrene, egli allude al concetto di <em>ma<\/em> nelle sue opere: <em>ma\u00a0<\/em>\u00e8 una parola giapponese\u00a0che\u00a0esprime l&#8217;idea di\u00a0uno &#8220;spazio\u00a0negativo&#8221;,\u00a0il divario, la pausa temporale cos\u00ec come la &#8220;pausa fra le cose<\/span><span lang=\"en-US\">&#8220;.<\/span><\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"left\">E&#8217; in virt\u00f9 di questo\u00a0spazio silente che abbraccia\u00a0tutto il creato che\u00a0\u00e8 possibile\u00a0agire\u00a0a distanza. <span lang=\"en-US\">Le tecnologie di telecomunicazione globale\u00a0sembrano,\u00a0dal punto di vista\u00a0tradizionale giapponese,\u00a0una manifestazione del\u00a0concetto stesso di\u00a0<\/span><span lang=\"en-US\"><em>ma<\/em><\/span><span lang=\"en-US\">.<\/span> <span lang=\"en-US\"><strong>Ogawa<\/strong><\/span><span lang=\"en-US\"> ha a che fare con strumenti che aiutano a comunicare a distanza, ad essere connessi emotivamente e i<\/span><span lang=\"en-US\">I suo lavoro <\/span><span lang=\"en-US\"> sembra inverare uno dei paradigmi delle \u201ctre leggi della magia simpatica\u201d, uno dei processi descritti da <strong>Marcel Mauss<\/strong> nel suo <\/span><span lang=\"en-US\"><em>Teoria generale della magia<\/em> ed in <em>Sociologia ed Antropologia<\/em>: la legge di contiguit\u00e0.<\/span><\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"left\">Fare\u00a0uso di abiti, oggetti o\u00a0cibo che\u00a0siano stati in contatto\u00a0con la persona\u00a0amata per modificarne a distanza lo stato psicofisico \u00e8\u00a0una pratica che\u00a0appartiene\u00a0alla magia. Lo sciamano\u00a0non\u00a0prende\u00a0in considerazione\u00a0solo gli oggetti: gli effetti nell\u2019applicare la legge di contiguit\u00e0 si manifestano anche \u00a0quando si praticano rituali basati sul processo di identificazione della parte per il tutto, come\u00a0nei rituali\u00a0che fanno uso di\u00a0parti organiche\u00a0degli esseri umani\u00a0come denti,\u00a0saliva e\u00a0capelli,\u00a0ma anche\u00a0utilizzare le impronte\u00a0serve allo stesso scopo.<\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero67_-New-media-art-09.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38876\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero67_-New-media-art-09.png\" alt=\"numero67_ New media art 09\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero67_-New-media-art-09.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero67_-New-media-art-09-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"left\"><span lang=\"en-US\"><strong>Marcel Mauss<\/strong><\/span><span lang=\"en-US\"><strong>[19]<\/strong> si concentra sul fatto\u00a0che lo scambio di\u00a0oggetti tra\u00a0persone vada a costruire\u00a0una rete di relazioni tra i partecipanti allo scambio.<\/span><span lang=\"en-US\">Egli<\/span><span lang=\"en-US\"> per lo pi\u00f9 intende l\u2019oggetto dato come dono; dal suo punto\u00a0di vista,\u00a0la connessione tra il\u00a0donatore ed il ricevente,\u00a0scaturisce da\u00a0una sorta di\u00a0potere magico\u00a0e\u00a0quindi,\u00a0l&#8217;atto\u00a0di donare si\u00a0sovrappone\u00a0al rituale. \u201cGli oggetti non sono mai completamente separati dagli uomini che li scambiano\u201d (Mauss 1990, p.31) <strong>[20]<\/strong>. Ci\u00f2 significa che,\u00a0quando qualcuno\u00a0va a regalare o scambiare un oggetto a lui\/lei precedentemente appartenuto, \u00e8 una parte della persona stessa che viene data in dono all\u2019altro\/a. <\/span><\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"left\"><span lang=\"en-US\">Questo \u00e8 un processo che sembra essere ben rappresentato in molte opere realizzate dai Device artists e <\/span> pu\u00f2 essere\u00a0indicato quale uno\u00a0dei motivi principali per cui\u00a0gli artisti\u00a0giapponesi che si occupano di arte elettronica appaiono cos\u00ec unici allo sguardo\u00a0di\u00a0noi occidentali.<\/p>\n<hr \/>\n<p lang=\"en-US\" align=\"JUSTIFY\"><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.howeb.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.howeb.org\/<\/a><\/p>\n<p lang=\"en-US\"><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.flickr.com\/photos\/hdoto\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.flickr.com\/photos\/hdoto\/<\/a><\/p>\n<p lang=\"en-US\"><strong>Note:<\/strong><\/p>\n<p lang=\"en-US\"><strong> [1] &#8211;<\/strong> Fumihiko Sumitomo. \u201cDear PB\u201d. In Philip Brophy<em> rapt! 20 contemporary artists from Japan<\/em>. Catalogo. The Japan Foundation, 2007. Traduzione dall\u2019Inglese di Mauro Arrighi (2011).<\/p>\n<p lang=\"en-US\"><strong>[2]<\/strong> &#8211; Hasegawa, Y., Seki, A., Moriyama, T., Namba, S., Mori, C., e Chaira, T. (2007). Space for Your Future (Recombining the DNA of Art and Design). INAX Publishing.<\/p>\n<p lang=\"en-US\"><strong>[3]<\/strong> &#8211; Kusahara, M. Device Art: A New Approach in Understanding Japanese Contemporary Media Art in Grau, O. (2007). Media Art Histories. The MIT Press.<\/p>\n<p lang=\"en-US\"><strong>[4]<\/strong> &#8211; Sommerer, C., Mignonneau, L., and King, D. (2008). Interface Cultures: Artistic Aspects of Interaction Culture and Media Theory. Transcript Verlag. <a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.bun.kyoto-u.ac.jp\/~yoshioka\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.bun.kyoto-u.ac.jp\/~yoshioka\/<\/a><\/p>\n<p lang=\"en-US\"><strong>[5]<\/strong> &#8211; Kusahara, M. Device Art: A New Form of Media Art from a Japanese Perspective.<a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.intelligentagent.com\/archive\/Vol6_No2_pacific_rim_kusahara.htm\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.intelligentagent.com\/archive\/Vol6_No2_pacific_rim_kusahara.htm<\/a><\/p>\n<p lang=\"en-US\"><strong>[6] <\/strong>&#8211; http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=GE-lJzKIzDE&amp;feature=related<\/p>\n<p lang=\"en-US\"><strong>[7]<\/strong> &#8211; http:\/\/iwaisanchi.exblog.jp\/<\/p>\n<p lang=\"en-US\"><strong>[8] <\/strong>&#8211; http:\/\/www.global.yamaha.com\/tenori-on\/<\/p>\n<p lang=\"en-US\"><strong>[9]<\/strong> &#8211; Rekimoto, J. (2008). Organic Interaction Technologies: From Stone to Skin. ACM. <a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.organicui.org\/?page_id=37\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.organicui.org\/?page_id=37<\/a><\/p>\n<p lang=\"en-US\"><strong>[10]<\/strong> &#8211; Frazer, J.G. (1998). The Golden Bough: A Study in Magic and Religion. Oxford University Press.<\/p>\n<p lang=\"en-US\"><strong>[11] <\/strong>&#8211; Per maggiori informazioni riguardo Hideaki Ogawa riferirsi a: <a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.howeb.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.howeb.org\/<\/a> ; <a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=WqQuM-Es5vQ\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=WqQuM-Es5vQ<\/a><\/p>\n<p lang=\"en-US\"><strong>[12] <\/strong>&#8211; http:\/\/www.keio.ac.jp\/<\/p>\n<p lang=\"en-US\"><strong>[13] <\/strong>&#8211; http:\/\/www.interface.ufg.ac.at\/<\/p>\n<p lang=\"en-US\"><strong>[14]<\/strong> &#8211; http:\/\/www.howeb.org\/<\/p>\n<p lang=\"en-US\"><strong>[15<\/strong>] &#8211; http:\/\/new.aec.at\/futurelab\/en\/about\/<\/p>\n<p lang=\"en-US\"><strong>[16]<\/strong> &#8211; http:\/\/www.howeb.org\/e\/works\/SmallConnection.html<\/p>\n<p lang=\"en-US\"><strong>[17] <\/strong>&#8211; http:\/\/www.flickr.com\/photos\/hdoto\/sets\/72157625720217714\/<\/p>\n<p lang=\"en-US\"><strong>[18]<\/strong> &#8211; http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=4SyAWyfWhAk&amp;feature=player_embedded<\/p>\n<p lang=\"en-US\"><strong>[19]<\/strong> &#8211; <span lang=\"en-GB\">Il saggio di Mauss era originariamente intitolato \u201cEssai sur le don. Forme et raison de l\u2019\u00e9change dans les soci\u00e9t\u00e9s archa\u00efques\u201d ed era stato pubblicato in Ann\u00e9e Sociologique nel 1923\u20131924. Il saggio fu poi ripubblicato in Inglese in due diverse edizoni tradotte: la prima a cura di Ian Cunnison, apparsa nel 1954; la seconda di W.D. Halls, edita nel 1990.<\/span><\/p>\n<p lang=\"en-US\"><strong>[20]<\/strong> &#8211; Mauss, M. 1990 (1922). The Gift: forms and functions of exchange in archaic societies. London: Routledge. Traduzione dall\u2019Inglese di Mauro Arrighi (2011).<\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Hideaki Ogawa, laureato con dottorato di ricerca presso la prestigiosa KEIO University di Tokyo, docente nel corso di Laurea Interface Culture a Linz, cofondatore e direttore artistico dello Studio h.o. a Tokyo, ricercatore presso l&#8217;Ars Electronica Future Lab e membro del Device Art movent \u008f, a mio avviso, uno di quegli autori rappresentativi dell&#8217;emblematico dualismo a cui accennava Sumitomo Fumihiko<\/p>\n","protected":false},"author":25,"featured_media":38868,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[323,239,36,220],"tags":[80,53],"class_list":["post-10885","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-art","category-articles","category-design","category-issue-067","tag-interaction","tag-interviews"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.4 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>New Media Art In Giappone. 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