{"id":10882,"date":"2011-07-05T12:00:00","date_gmt":"2011-07-05T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-066\/certain-pleasure-zhang-peili-and-electronic-media\/"},"modified":"2020-11-02T17:07:05","modified_gmt":"2020-11-02T16:07:05","slug":"certain-pleasure-zhang-peili-and-electronic-media","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-066\/certain-pleasure-zhang-peili-and-electronic-media\/","title":{"rendered":"Certain Pleasure. Zhang Peili E I Media Elettronici"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"left\"><strong>Zhang Peili<\/strong> \u00e8 una figura piuttosto enigmatica: mentre in Cina \u00e8 considerato un video-artista pioniere nel settore, oltre che progenitore dell\u2019uso degli <em>electronic media<\/em> sulla scia del movimento della met\u00e0 degli anni ottanta <strong>85 New Wave<\/strong>, la sua reputazione a livello internazionale si fonda principalmente su uno numero ridotto di rassegne d\u2019arte accompagnate da programmi multietnici e organizzate grazie a iniziative molto diverse tra loro.<\/p>\n<p align=\"left\">Poich\u00e9 la sua prima retrospettiva aprir\u00e0 i battenti al <strong>Minsheng Art Museum a Shangai il 16 luglio 2011<\/strong> (e solo pochi mesi dopo che i suoi primi dipinti sono stati venduti all\u2019asta alla cifra esorbitante di 23 milioni di dollari cinesi, durante la controversa vendita di Sotheby\u2019s di una parte della Collezione Ullens a Hong Kong), non esiste momento migliore per reinserire le sue tecniche entro i confini dell\u2019esplorazione dei media a cui appartiene, soprattutto dato il suo ruolo chiave nella globalizzazione di una particolare estetica degli <em>electronic media<\/em> in un momento storico che coincide quasi perfettamente con l\u2019apertura dell\u2019universo culturale Cinese.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Zhang Peili<\/strong> \u00e8 senza dubbio una figura centrale del movimento <em>85 New Wave<\/em>: da un lato ha avuto un ruolo fondamentale nella fondazione della <strong>Pond Society<\/strong>, dall\u2019altro \u00e8 stato uno dei principali sostenitori della scuola di pensiero nota come \u201cpittura razionale\u201d. Nel 1988 ha creato quella che \u00e8 da molti considerata come la prima opera di video art prodotta in Cina, <em>30&#215;30<\/em>, iniziando una ricerca legata al video e media ad esso connessi, inclusi fotografia, installazioni ed electronic art.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_Certain-Pleasure-02.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39239\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_Certain-Pleasure-02.png\" alt=\"numero66_Certain Pleasure 02\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_Certain-Pleasure-02.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_Certain-Pleasure-02-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\">Adottando preferibilmente una posizione minimale o riduttiva, che va a costruire una relazione essenziale tra l\u2019estetica della<em> video playback technology<\/em> e l&#8217;immagine in movimento stessa, i suoi video si focalizzano su questioni come realt\u00e0 percepita, media convention, azione individuale e struttura dello spazio.<\/p>\n<p align=\"left\">Tra il 1988 e il 2011 la sua tecnica video ha subito un serie di cambiamenti significativi: ha cominciato da una pittura fredda e contenuta a met\u00e0 degli anni ottanta, trasferendo nei suoi primi progetti video l\u2019estetica della noia e del controllo, come avviene in <em>Document on Hygiene No. 3 <\/em>(1991), nel quale l\u2019artista calma e lava una gallina al centro dello schermo.<\/p>\n<p align=\"left\">A met\u00e0 degli anni novanta assistiamo a riadattamenti del rapporto tra contenuto e forma spaziale, come in <em>Uncertain Pleasure II<\/em> (1996), nel quale una mano graffia ogni angolo di un corpo nudo rappresentato solo per mezzo di riprese ravvicinate frammentarie attraverso 10 canali, o come in <em>Water: Standard Edition of Cihai<\/em> (1991), nel quale un annunciatrice televisiva legge una voce di un dizionario come se fosse una notizia della sera.<\/p>\n<p align=\"left\">E poi ci sono le opere di appropriazione e remix, come <em>Last Words<\/em> (2003), nel quale <strong>Zhang Peili<\/strong> riunisce materiale di film di repertorio appartenente all\u2019era della Rivoluzione Culturale di propaganda, per creare un flusso ininterrotto usando le ultime parole dei martiri. Infine, le opere pi\u00f9 recenti, hanno a che fare con sistemi interattivi a ciclo chiuso come in <em>Hard Evidence No. 1 <\/em>(2009) e con scene teatrali come in<em> A Gust of Wind<\/em> (2008).<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_Certain-Pleasure-03.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39240\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_Certain-Pleasure-03.png\" alt=\"numero66_Certain Pleasure 03\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_Certain-Pleasure-03.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_Certain-Pleasure-03-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\">La traiettoria assume probabilmente pi\u00f9 valore per le immagini che propone della globalizzazione e localizzazione dell&#8217;estetica dei media, offrendo un caso di studio nell\u2019enucleazione di nozioni come l\u2019estetica della noia e i suoi ultimi significati assunti nei nuovi concetti culturali.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Zhang Peili <\/strong>si \u00e8 occupato anche d\u2019altro senza mai tralasciare il lavoro di artista: ha fondato infatti il new media program, ora noto come <strong>School of Intermedia Art, alla China Academy of Art a Hangzhou<\/strong>, dove attualmente sta portando avanti uno studio sugli \u201cembodied media\u201d.<\/p>\n<p align=\"left\">Il suo ruolo di professionista di spicco, cos\u00ec come quello di educatore, hanno contribuito a rendere Zhang particolarmente influente, soprattutto sui giovani artisti che operano nel campo degli <em>electronic media<\/em> o in quei settori che utilizzano tecniche di produzione alternative. La rivalutazione della sua pratica, per quanto riguarda il suo approccio all\u2019uso dei new media, potrebbe essere senz\u2019altro utile per la comprensione e la contestualizzazione dell\u2019arte sperimentale in Cina nei giorni nostri.<\/p>\n<p align=\"left\">I seguenti testi sono estratti da <strong>\u201cCertain Pleasures: A Zhang Peili Retrospective\u201d<\/strong>, titolo di prossima pubblicazione, con il gentile consenso degli autori e del<strong> Minsheng Art Museum<\/strong>. Li proponiamo con l\u2019auspicio che possano essere un potenziale punto d\u2019appoggio iniziale, per quest\u2019opera critica, per gli osservatori di media art di tutto il mondo.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_Certain-Pleasure-04.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39241\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_Certain-Pleasure-04.png\" alt=\"numero66_Certain Pleasure 04\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_Certain-Pleasure-04.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_Certain-Pleasure-04-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\">Riportiamo qui un estratto da <em>An Antithesis to the Conceptual: On Zhang Peili<\/em>, edito di <strong>Huang Zhuan,<\/strong> parti del quale sono stati pubblicati in parte in cinese con un titolo diverso<em>Artistic Working Manual of Zhang Peili<\/em>, Casa editrice Lingnan Fine Arts, 2008, e che appariranno per intero per la prima volta in inglese nell\u2019opera<em>Certain Pleasures: A Zhang Peili Retrospective<\/em>, ed. Robin Peckham, Minsheng Art Museum, 201.<\/p>\n<p align=\"left\">Cos\u00ec si esrprime <strong>Huang Zhan nel testo<\/strong>: &#8220;Come detto,<strong> Zhang Peili <\/strong>ha prodotto la sua prima opera video,<em> 30&#215;30<\/em>, nel 1988, grazie alla quale si \u00e8 guadagnato il titolo di \u201cpadre della video art cinese\u201d. Tuttavia, oggi afferma semplicemente che, in quel momento, intendeva solo utilizzare la videocamera a livello domestico per creare qualcosa di diverso dal modello estetico che si vedeva in televisione: \u201cHo voluto produrre qualcosa che fosse in grado di annoiare e disorientare le persone, qualcosa che non fosse capace di trasmettere emozioni allegre, qualcosa che fosse in grado di rendere gli spettatori consapevoli dell\u2019esistenza del tempo. La temporalit\u00e0 del video viene perfettamente incontro a tali esigenze.<\/p>\n<p align=\"left\">In un\u2019intervista successiva, Zhang continu\u00f2 a ribadire il concetto che l\u2019elemento temporale nella sua opera tenta di resistere alla narrativa lineare del cinema tradizionale e alla funzione d\u2019intrattenimento della televisione. Infatti, la proposta per quest\u2019opera \u00e8 stata preparata per la <strong>Huangshan Conference (formalmente conosciuta come 1988 Chinese Modern Art Production Forum) <\/strong>a cui \u00e8 seguita la fase di pianificazione. Quella conferenza era considerata come il continuo della <strong>Zhuhai Conference del 1986<\/strong>, ed era perci\u00f2 considerata un\u2019importante riunione collettiva sulla scia del <strong>85 New Wave<\/strong> e un diretto precursore della mostra<strong> China: Avant-Garde<\/strong> che si sarebbe svolta un anno dopo.<\/p>\n<p align=\"left\">Rispetto alla<strong> Zhuhai Conference<\/strong> tenutasi due anni prima, tuttavia, la situazione della \u201cNew Wave\u201d aveva gi\u00e0 subito un cambiamento significativo: la posizione pan-filosofica e pan-culturale del movimento era entrata progressivamente in una fase di declino alla luce degli attacchi provenienti dalle forme analitiche e critiche dell\u2019arte concettuale. Di conseguenza era piuttosto evidente che, quella che era la speranza iniziale dei leader della \u201cNew Wave\u201d di riorganizzare i propri sforzi attraverso un meeting collettivo, non sarebbe riuscita a raggiungere il consenso generale della <strong>Zhuhai Conference<\/strong>.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_Certain-Pleasure-05.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39242\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_Certain-Pleasure-05.png\" alt=\"numero66_Certain Pleasure 05\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_Certain-Pleasure-05.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_Certain-Pleasure-05-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\">Poco dopo il 1985 la parola &#8220;movimento&#8221; ha cominciato a non piacere pi\u00f9. Ed \u00e8 con questo spirito che l&#8217;artista cre\u00f2 la proposta per <em>30&#215;30<\/em>, proponendola alla <strong>Huangshan Conference<\/strong>: \u201cEffettivamente ero molto confuso mentre pensavo all\u2019idea per l\u2019opera, ma sostanzialmente non fu mai realizzata. A quei tempi ogni famiglia iniziava ad avere un televisore di fronte al quale sedersi ogni sera, perch\u00e9 era qualcosa di nuovo. Contemporaneamente, in Cina arriv\u00f2 la videocamera amatoriale della Sony. Per il forum del 1988 sull\u2019arte moderna a Huangshan, agli artisti veniva formalmente richiesto di portare una nuova opera per discuterne e scambiarsi opinioni, il cui contenuto non era soggetto a nessuna restrizione. All\u2019improvviso ho pensato di dover fare un video, lungo tre ore \u2013 il contenuto non era affatto importante.<\/p>\n<p align=\"left\">Volevo filmare delle persone in una stanza per tre ore, chiusi dall\u2019esterno mentre la videocamera continuava a riprendere e riaprire la porta quando aveva finito. Ma alla fine non avevo il coraggio di chiuderla; ero un po\u2019 nervoso. Dopo due minuti di proiezione le persone iniziavano a farmi pressioni, dicendo che ne avevano abbastanza e che si erano gi\u00e0 fatti un\u2019idea.<\/p>\n<p align=\"left\">Persino<strong> Gao Minglu<\/strong> chiese di mandare avanti il filmato, cosi tre ore di video in realt\u00e0 duravano solo dieci minuti. Nessuno aveva la pazienza di guardare. Successivamente, alcune persone ne furono entusiaste, pensando che era davvero fantastico, mentre altri mi dicevano di ritirarlo e di adattarlo con cura, dicendo che il video doveva cambiare inquadratura e ritmo.\u201d<\/p>\n<p align=\"left\">Sebbene questo primo incontro con questa opera d\u2019esordio sembrasse comprensibile alla luce del contesto storico, probabilmente fu un fatto inatteso che quel pezzo monotono \u2013 ripreso da una posizione fissa e senza editing di post-produzione n\u00e9 ingegneria del suono \u2013 fosse diventato il primo argomento di discussione nella storia della video art cinese&#8221;.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_Certain-Pleasure-06.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39243\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_Certain-Pleasure-06.png\" alt=\"numero66_Certain Pleasure 06\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_Certain-Pleasure-06.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_Certain-Pleasure-06-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\">E&#8217; quello che segue invece un estratto da <strong>Paul Gladston<\/strong>, <em>Low Resolution: Towards an Uncertain Reading of the Art of Zhang Peili<\/em>, che era stato precedentemente pubblicato in &#8220;Eyeline 69&#8221;, Queensland University of Technology, 2009, e &#8220;Yishu&#8221;, Art and Collection, March\/April 2009, e che apparir\u00e0 in una nuova forma e per la prima volta in Cinese in <em>Certain Pleasures: A Zhang Peili Retrospective<\/em>, ed. Robin Peckham, Minsheng Art Museum, 201.<\/p>\n<p align=\"left\">Queste le parole di <strong>Paul Gladstone nel testo<\/strong>: &#8220;Se da un lato l\u2019uso del video da parte di <strong>Zhang Peili <\/strong>come mezzo per citare \/ riprodurre \/ manipolare testi adattati da altre fonti suggerisce una forte affinit\u00e0 con le tendenze anti-essenzialiste del postmodernismo \/ post-strutturalismo occidentale, dall\u2019altro la \u201cbuona\u201d forma ciclica di <em>A Gust of Wind<\/em>,nonch\u00e9 l\u2019interpretazione del vento data da Zhang all\u2019interno dell\u2019opera come indicatore di una certa forza trascendentale-ineffabile, puntano verso interpretazioni alternative basate sulla metafisica vernacolare del \u201cpensiero e azione\u201d Taoista Cinese \/ Buddista Chan &#8211; un posizionamento che pu\u00f2 fare riferimento agli scritti di<strong> Paul Gilro<\/strong>y come una resistente forma di \u201canti-anti-essenzialismo.<\/p>\n<p align=\"left\">Nell\u2019andare avanti e indietro tra queste due letture le opere di Zhang come \u201cvideo-artista\u201d possono dunque essere viste per sostenere l\u2019idea occidentale (ed occidentalizzata) di un \u201cTerzo Spazio\u201d culturalmente ibrido mentre, allo stesso tempo, possono essere viste come fondamento per l\u2019interpretazione dell\u2019arte contemporanea Cinese cercando attivamente di problematizzare l\u2019uso di quella stessa idea \u2013 o quanto meno, nella sua forma pi\u00f9 astratta.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Paul Gladston:<\/strong> Iniziamo dalla tua recente mostra, <em>A Gust of Wind<\/em> alla Boers-Li Gallery a Pechino. Riporto una tua citazione come da catalogo: \u201cQuesta [installazione video] \u00e8 una realt\u00e0 artificiale, un fatto immaginario. Voglio scoprire questo ipotetico gap tra le realt\u00e0 artificiali e le realt\u00e0 esteriori. Ci sono veramente delle differenze tra una realt\u00e0 prodotta da un video (<em>yingxiang de shishi<\/em>) e una realt\u00e0 catturata dal video (<em>shishi de yingxiang<\/em>)?\u201d Puoi spiegare la differenza, secondo la tua interpretazione, tra \u201cla realt\u00e0 prodotta dal video\u201d e \u201cuna realt\u00e0 catturata dal video&#8221;?<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Zhang Peili:<\/strong> \u201cYingxiang de shishi\u201d e \u201cshishi de yingxiang\u201d sembrano simili. La differenza si manifesta nel cambiare l\u2019ordine delle parole. Sono due concetti diversi. In entrambi i casi, <em>\u201c<\/em>yingxiang\u201de \u201cshishi\u201d sono in relazione come un nome con un aggettivo, come con la coppia \u201cmio figlio\u201d e \u201cfiglio mio\u201d. Uno \u00e8 il corpo principale; l\u2019altro \u00e8 il suo derivato. Il video \u00e8 derivato dalla realt\u00e0, e la realt\u00e0 \u00e8 catturata dal video; come dire, il video \u00e8 stato usato per registrare la realt\u00e0.<\/p>\n<p align=\"left\">Comunque, il video oggi, \u00e8 diventato un tipo di linguaggio dominante che pervade la coscienza delle persone. Crea realt\u00e0, e queste realt\u00e0 influenzano la vita e la mente delle persone. La realt\u00e0 prodotta dal video \u00e8 persino qualcosa di ancor pi\u00f9 realistico della realt\u00e0 stessa. Quantomeno, d\u00e0 alle persone l\u2019illusione della propria realt\u00e0. Questo perch\u00e9 mi sono posto la domanda: qual \u00e8 la funzione del video ed il suo rapporto con la realt\u00e0? Non credo che si possa dare una risposta semplice a quella domanda \u2013 perlomeno, \u00e8 molto difficile dare una risposta esatta.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_Certain-Pleasure-07.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39244\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_Certain-Pleasure-07.png\" alt=\"numero66_Certain Pleasure 07\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_Certain-Pleasure-07.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_Certain-Pleasure-07-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Paul Gladston<\/strong>: <em>A Gust of Wind <\/em>rappresenta un evento catastrofico: la violenta distruzione di un ambiente domestico riccamente arredato a causa di una tempesta improvvisa. Perch\u00e8 hai deciso di mettere in scena tale evento come se venisse realizzato in uno studio cinematografico e poi rappresentarlo \/ riprodurlo attraverso l\u2019uso di un multi-channel video?<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Zhang Peili<\/strong>: ho sempre pensato che le persone vivessero in un\u2019illusione e che c\u2019\u00e8 una specie di forza nascosta o \u201csuperpotere\u201d dietro questa illusione. Questo superpotere non \u00e8 controllato dall\u2019uomo e non \u00e8 soggetto alla percezione. Ci\u00f2 che noi percepiamo o scopriamo non \u00e8 il superpotere. Alcuni critici pensano che alcuni dei miei primi lavori, come <em>Document on Hygiene No. 3<\/em> (1991) e <em>30&#215;30<\/em> (1988), abbiano a che fare con la politica. Non sono certo di quelle interpretazioni, e non voglio spiegarle ulteriormente.<\/p>\n<p align=\"left\">Durante le prime fasi del mio sviluppo come artista ho sentito una sorta di forza o potere sottostante. Cambiamenti improvvisi o disastri, siano essi causati dalla natura o dall\u2019uomo, mi fanno capire che le persone vivono in un\u2019illusione, e questi sentimenti sono stati resi ancora pi\u00f9 forti dall\u2019evoluzione della mia carriera di artista. Tutte queste condizioni belle ed apparentemente stabili sono cosi fragili. Sono solo illusioni. Stati mutevoli e distruttivi sono inevitabili. Sono realt\u00e0.<\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Zhang Peili \u008f una figura piuttosto enigmatica: mentre in Cina \u008f considerato un video-artista pioniere nel settore, oltre che progenitore dell&#8217;uso degli electronic media sulla scia del movimento della met\u0088 degli anni ottanta 85 New Wave, la sua reputazione a livello internazionale si fonda principalmente su uno numero ridotto di rassegne d&#8217;arte accompagnate da programmi multietnici e organizzate grazie a iniziative molto diverse tra loro.<\/p>\n","protected":false},"author":143,"featured_media":39238,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[323,239,219],"tags":[53,71],"class_list":["post-10882","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-art","category-articles","category-issue-066","tag-interviews","tag-video-art"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.4 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Certain Pleasure. Zhang Peili E I Media Elettronici &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-066\/certain-pleasure-zhang-peili-and-electronic-media\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Certain Pleasure. 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