{"id":10877,"date":"2011-07-05T12:00:00","date_gmt":"2011-07-05T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-066\/ethical-economy-the-new-redistribution-of-value\/"},"modified":"2020-11-02T17:08:47","modified_gmt":"2020-11-02T16:08:47","slug":"ethical-economy-the-new-redistribution-of-value","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-066\/ethical-economy-the-new-redistribution-of-value\/","title":{"rendered":"Ethical Economy. La Nuova Ridistribuzione Del Valore"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">Fenomeni tipo il consumo etico, il <em>fair-trade<\/em>, gli investimenti a responsabilit\u00c3\u00a0 sociale e la responsabilit\u00c3\u00a0 sociale d&#8217;impresa, sono tutti ambiti in forte ascesa. Ad essi si affiancano valute virtuali e locali e sistemi di <em>rating<\/em> tra pari che rendono ancora pi\u00c3\u00b9 concreta e fattiva la creazione e ridistribuzione di valore in comunit\u00c3\u00a0 sociali globalizzate che condividono un set di valori comuni.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Visto superficialmente sembrerebbe una propagazione pi\u00c3\u00b9 etica dell&#8217;economia classica, ma \u00c3\u00a8 in uscita un libro che coglie in essi un cambiamento pi\u00c3\u00b9 strutturale e l&#8217;emergere di un nuovo paradigma.<\/p>\n<p align=\"LEFT\"><em><strong>Ethical Economy<\/strong><\/em>, presto in stampa con <strong>Columbia University Press<\/strong>, scritto da <strong>Adam Arvidsson<\/strong> in collaborazione con <strong>Nicolai Peitersen<\/strong>, ci introduce al concetto che d\u00c3\u00a0 titolo al libro e attraverso cui interpreta la nascita di un sistema economico radicalmente differente in cui la produzione \u00c3\u00a8 principalmente collaborativa e sociale, e dove il valore si basa sulla qualit\u00c3\u00a0 delle relazioni sociali piuttosto che sulla quantit\u00c3\u00a0 del tempo produttivo.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">I due autori non si limitano per\u00c3\u00b2ad enunciare solo teorie. L&#8217;approccio che rende il tutto ancora pi\u00c3\u00b9 interessante \u00c3\u00a8 l&#8217;esigenza di mettere al lavoro tale paradigma con progetti concreti attraverso, per esempio, lo sviluppo di un software che permette l&#8217;enunciazione e il <em>rating<\/em> trasparente dei propri valori e la loro messa in opera all&#8217;interno di una comunit\u00c3\u00a0 di riferimento. In questa intervista ho cercato di far emergere tali aspetti.<\/p>\n<p align=\"LEFT\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Ethical-economy-02.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39219\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Ethical-economy-02.png\" alt=\"numero66_ Ethical economy 02\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Ethical-economy-02.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Ethical-economy-02-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><strong> Zoe Romano:<\/strong> In che senso interpretate alcuni fenomeni come il segnale della nascita di una nuova modalit\u00c3\u00a0 di produzione, quella che voi chiamate <em>Economia Etica<\/em> e non solo di una nicchia di mercato etico, termine spesso usato e abusato per ripulire l&#8217;immagine di un&#8217;azienda? Siamo di fronte ad un reale cambiamento?<\/p>\n<p align=\"LEFT\"><strong>Adam Arvidsson: <\/strong>La ragione per cui questi fenomeni non rappresentano solo una nicchia di mercato \u00c3\u00a8 il fatto che essi rappresentano la risposta razionale delle aziende e dei <em>brand<\/em> ad una trasformazione strutturale pi\u00c3\u00b9 profonda. Questo mutamento consiste di due componenti principali. Da una parte la nascita di ci\u00c3\u00b2 che chiamiamo <em>pubblici produttivi<\/em> e dall&#8217;altra la crescita dell&#8217;economia della reputazione.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Nel libro mostriamo come i <em>pubblici produttivi<\/em> stiano diventando la modalit\u00c3\u00a0 sempre pi\u00c3\u00b9 preponderante di organizzazione dell&#8217;immateriale, e sempre pi\u00c3\u00b9 anche di quella materiale. Con il termine <em>pubblici produttivi<\/em> ci riferiamo alle reti collaborative di sconosciuti che interagiscono in modalit\u00c3\u00a0 altamente mediatizzata, spesso, anche se non necessariamente, attraverso le reti informatiche e i <em>social media<\/em>, e che coordinano le loro interazioni aderendo a una serie di valori condivisi. Coordinando la produzione in questo modo, i <em>pubblici produttivi<\/em> si distinguono dai mercati e dalle burocrazie non solo perch\u00c3\u00a8 permettono di considerare come motivazioni valide una pi\u00c3\u00b9 ampia serie di questioni, ma anche perch\u00c3\u00a8 tendono ad essere molto autonomi nel conferire un valore ai contributi produttivi dei loro membri.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Nel libro suggeriamo che i pubblici produttivi stiano effettivamente aumentando la loro influenza nell&#8217;economia informazionale, non solo nei circuiti alternativi, come quello del <em>Software Libero<\/em>, ma sempre pi\u00c3\u00b9 anche all&#8217;interno dell&#8217;economia delle aziende stesse, in particolare intorno agli <em>asset<\/em> immateriali che in alcuni settori raggiungono i due terzi del valore di mercato. Le conseguenze di ci\u00c3\u00b2 mostrano la crescita dell&#8217;enfasi che si d\u00c3\u00a0 all&#8217;etica e alla responsabilit\u00c3\u00a0 sociale, nelle aziende e va interpretata come un tentativo di andare incontro agli ordini di grandezza promossi dagli stessi pubblici produttivi.<\/p>\n<p align=\"LEFT\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Ethical-economy-03.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39220\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Ethical-economy-03.png\" alt=\"numero66_ Ethical economy 03\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Ethical-economy-03.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Ethical-economy-03-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"LEFT\">L&#8217;altra trasformazione \u00c3\u00a8 conseguenza diretta della prima. Le aziende, i <em>brand<\/em>, e anche i lavoratori della conoscenza sono valutati dagli altri membri dei pubblici di cui loro fanno parte, sulla base di valori particolari a cui quel pubblico si \u00c3\u00a8 votato. Questa valutazione produce un valore reputazionale che si quantifica attraverso votazione diretta, per esempio il numero di <em>retweet<\/em>, di <em>Mi piace<\/em> e molte altre deleghe di sentimento.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">La reputazione di un&#8217;azienda e di un <em>brand<\/em> nei pubblici determina la sua capacit\u00c3\u00a0 di attrarre talento e motivarlo ad andare oltre il loro dovere; coinvolgere persone non salariate, ossia i pubblici produttivi, nel co-sviluppo di prodotti e servizi; e stabilire una convenzione di valore tra i consumatori che distingue l&#8217;azienda e i suoi prodotti dai concorrenti. E&#8217;questo il driver principale che fa crescere l&#8217;importanza della reputazione, che sposta gli investimenti delle aziende verso il consumo etico e la responsabilit\u00c3\u00a0 sociale d&#8217;impresa.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Quindi \u00c3\u00a8 la responsabilit\u00c3\u00a0 sociale d&#8217;impresa, i valori aziendali etc sono una chimera ma questa chimera \u00c3\u00a8 stata messa l\u00c3\u00a0 per gestire un <em>trend<\/em> molto pi\u00c3\u00b9 importante, la socializzazione non solo della produzione di ricchezza, come accade nei pubblici produttivi, ma anche nell&#8217;abilit\u00c3\u00a0 di determinare il valore di quella ricchezza, attraverso l&#8217;economia della reputazione. Ed \u00c3\u00a8 proprio su questa doppia tendenza che vogliamo cogliere che abbiamo basato il libro.<\/p>\n<p align=\"LEFT\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Ethical-economy-04.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39221\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Ethical-economy-04.png\" alt=\"numero66_ Ethical economy 04\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Ethical-economy-04.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Ethical-economy-04-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><strong> Zoe Romano: <\/strong>Se ci troviamo di fronte ad una nuova modalit\u00c3\u00a0 di produzione e creazione di valore, quali sono invece i nuovi strumenti dello sfruttamento? Potremmo dire che lo sfruttamento etico \u00c3\u00a8 una sorta di auto-sfruttamento?<\/p>\n<p align=\"LEFT\"><strong>Adam Arvidsson: <\/strong>Lo sfruttamento \u00c3\u00a8 un fenomeno universale, bisogna individuare in quali forme si configura e quanto \u00c3\u00a8 diffuso. Crediamo che l&#8217;economia etica abbia in s\u00c3\u00a8 la possibilit\u00c3\u00a0 di un nuovo modo per riconnettere l&#8217;economia alla societ\u00c3\u00a0 e quindi democratizzare l&#8217;economia, in particolare rispetto alle questioni di attribuzione di valore e distribuzione. Tutto ci\u00c3\u00b2 potrebbe potenzialmente abbassare i livelli di sfruttamento del sistema in confronto all&#8217;attuale modello neoliberista, sebbene non possa eliminare lo sfruttamento in quanto tale.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Le nuove forme di sfruttamento, infatti, hanno meno a che vedere con il concetto marxiano di furto del tempo di lavoro e pi\u00c3\u00b9 con l&#8217;abilit\u00c3\u00a0 di appropriazione della ricchezza di risorse comuni che derivano da reti produttive fortemente socializzate. Un&#8217;economia etica basata sulla reputazione potrebbe diventare un modo per determinare, in modo pi\u00c3\u00b9 democratico, chi pu\u00c3\u00b2 legittimamente appropriarsi di tali risorse e in quale quantit\u00c3\u00a0&#8230;<\/p>\n<p align=\"LEFT\"><strong>Zoe Romano: <\/strong>Nell&#8217;introduzione del tuo libro si legge: In un sistema etico universalista il valore della virt\u00c3\u00b9 di ciascuno dipende dalla sua abilit\u00c3\u00a0 a contribuire alla realizzazione di principi universali di una condotta morale. In un sistema di etica a rete, il valore della virt\u00c3\u00b9 di ciascuno dipende dalla differenza positiva apportata alle persone che vivono in prossimit\u00c3\u00a0 del network di ciascuno. In questo modo la reputazione diventa una misura utile della potenza produttiva che si traduce in gratificazione non monetaria ma funziona anche come capitale per mobilitare risorse e dar vita a progetti.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Ci troviamo di fronte ad un&#8217;abbondanza di produzione sociale e allo stesso tempo ad un nuovo tipo di scarsit\u00c3\u00a0: l&#8217;abilit\u00c3\u00a0 di rendere sostenibili relazioni sociali che danno vita a una produzione cooperativa. Ci\u00c3\u00b2 che \u00c3\u00a8 veramente scarsa \u00c3\u00a8 la capacit\u00c3\u00a0 di creare qualcosa in comune, una <em>koinonia<\/em>, in una situazione di diversit\u00c3\u00a0 e complessit\u00c3\u00a0. Puoi darci qualche esempio pratico di questo tipo di situazioni e spiegare quali giochi di potere ci sono in gioco?<\/p>\n<p align=\"LEFT\"><strong>Adam Arvidsson: <\/strong>Esiste un dibattito che si trascina da tempo all&#8217;interno del pensiero sul <em>management<\/em>. A livello generale si riconosce che la vera chiave del valore stia nell&#8217;abilit\u00c3\u00a0 di creare scarsit\u00c3\u00a0 come in una <em>cultura che tende all&#8217;innovazione<\/em> o un <em>brand<\/em> che offre un&#8217;esperienza unica e via cos\u00c3\u00ac. Il fatto che il valore si sposti dalle cose all&#8217;abilit\u00c3\u00a0 di mettere le persone in grado di creare coesione intorno alle cose, non \u00c3\u00a8 una novit\u00c3\u00a0. All&#8217;interno dell&#8217;alternativa dei pubblici produttivi come le <em>community<\/em> del software libero, si applica lo stesso principio. Ci\u00c3\u00b2 che realmente fa funzionare questi momenti di produzione non sono tanto le capacit\u00c3\u00a0 tecniche in s\u00c3\u00a8 ma piuttosto l&#8217;abilit\u00c3\u00a0 di creare un&#8217;esperienza di prossimit\u00c3\u00a0 affettiva che motiva le persone a contribuire e che \u00c3\u00a8 in grado di recepire e attrarre individui talentuosi.<\/p>\n<p align=\"LEFT\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Ethical-economy-05.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39222\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Ethical-economy-05.png\" alt=\"numero66_ Ethical economy 05\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Ethical-economy-05.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Ethical-economy-05-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"LEFT\">Quali sono le dinamiche di potere in gioco? Ci troviamo ad un punto in cui sicuramente il sistema mediatico \u00c3\u00a8 dominato da attori che hanno un sacco di soldi, e la capacit\u00c3\u00a0 di creare tale capitale etico deriva dal loro potere di mercato. In ogni caso pensiamo che stia arrivando un nuovo sistema dei media pi\u00c3\u00b9 diffuso in cui il potere \u00c3\u00a8 o potrebbe essere distribuito pi\u00c3\u00b9 equamente e dove la valutazione di tale capitale etico avviene in modi che permettono processi di delibera molto pi\u00c3\u00b9 ampi. Si tratta ancora di una possibilit\u00c3\u00a0, non di una necessit\u00c3\u00a0, molto dipende molto da come i media sono regolati.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Per esempio, sar\u00c3\u00a0 permesso a Facebook di fare data <em>mining<\/em> sui suoi 500 milioni di utenti? Dovrebbe essere permesso escludere altri attori dall&#8217;accesso di tali dati? Per esempio, i dati di Facebook sarebbero una risorsa eccellente per creare un sistema in grado di ottenere una valutazione <em>peer-based<\/em> dell&#8217;impatto sociale delle aziende. E&#8217; importante iniziare ad affrontare tali questioni politiche che riguardano per esempio il ripensare l&#8217;accesso ai dati.<\/p>\n<p align=\"LEFT\"><strong>Zoe Romano: <\/strong>Qual&#8217;\u00c3\u00a8 la differenza tra <em>Reputazione<\/em> e <em>Self Branding<\/em>?<\/p>\n<p align=\"LEFT\"><strong>Adam Arvidsson: <\/strong>Il <em>Self Branding<\/em> \u00c3\u00a8 una forma di gestione della propria reputazione. E di solito non si tratta di una cosa complicata. I problemi si incontrano piuttosto in come \u00c3\u00a8 strutturata la sfera pubblica all&#8217;interno della quale questi processi vengono messe in pratica. In situazioni in cui il valore \u00c3\u00a8 determinato sulla base di processi <em>peer-based<\/em>, costruendolo da ci\u00c3\u00b9 che viene chiamato <em>general sentiment,<\/em> il self branding presuppone una condotta realmente virtuosa. In situazioni invece in cui questo meccanismo \u00c3\u00a8 limitato, il self branding pu\u00c3\u00b2 diventare molto pi\u00c3\u00b9 facilmente manipolativo.<\/p>\n<p align=\"LEFT\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Ethical-economy-06.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39223\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Ethical-economy-06.png\" alt=\"numero66_ Ethical economy 06\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Ethical-economy-06.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Ethical-economy-06-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><strong> Zoe Romano: <\/strong>In che modo state sperimentando queste teorie nel progetto europeo <strong>Openwear <\/strong>?<\/p>\n<p align=\"LEFT\"><strong>Adam Arvidsson: <\/strong> Nell&#8217;intento di creare un <em>brand<\/em> realmente aperto e collaborativo costruito su <em>pubblici produttivi<\/em>, abbiamo bisogno di stabilire un&#8217;economia della reputazione. <strong>Openwear<\/strong> (<a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.openwear.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.openwear.org\/<\/a>) sta cercando di costruire una <em>community<\/em> globale di <em>fashion designers<\/em> e lavoratori tessili dove il design avviene in modo collaborativo e la produzione si sviluppa localmente. L&#8217;unico modo per assicurare la fiducia e la qualit\u00c3\u00a0 di questi sistemi aperti avviene misurando la reputazione di ciascun attore, sulla base del valore convenzionale stabilito dalla <em>community<\/em> stessa.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Funziona cos\u00c3\u00ac anche eBay. Senza un sistema di valutazione tra venditori e compratori, un mercato aperto come eBay non sarebbe possibile. <strong>Openwear<\/strong> fa un passo in pi\u00c3\u00b9 perch\u00c3\u00a8 il capitale etico che accumuli pu\u00c3\u00b2 essere impiegato nella produzione e non solo nella vendita. Per esempio un&#8217;ingente scorta di capitale etico ti permetterebbe di attrarre i migliori <em>desginer<\/em>, fornitori e produttori nel creare la tua collezione. Inoltre, la misurazione della reputazione <em>peer-based <\/em>rende possibile a <strong>Openwear<\/strong> di redistribuire i profitti alla propria <em>community<\/em> sulla base del valore che ogni individuo ha contribuito a costruire.<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"LEFT\"><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.ethicaleconomy.com\/info\/book\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.ethicaleconomy.com\/info\/book<\/a><\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ethical Economy, presto in stampa con Columbia University Press, scritto da Adam Arvidsson in collaborazione con Nicolai Peitersen, ci introduce al concetto che d\u00c3  titolo al libro e attraverso cui interpreta la nascita di un sistema economico radicalmente differente in cui la produzione \u00c3\u00a8 principalmente collaborativa e sociale, e dove il valore si basa sulla qualit\u00c3  delle relazioni sociali piuttosto che sulla quantit\u00c3  del tempo produttivo.<\/p>\n","protected":false},"author":48,"featured_media":39218,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[239,219],"tags":[43,53,13],"class_list":["post-10877","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-articles","category-issue-066","tag-free-software","tag-interviews","tag-networking"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.4 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Ethical Economy. La Nuova Ridistribuzione Del Valore &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-066\/ethical-economy-the-new-redistribution-of-value\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Ethical Economy. La Nuova Ridistribuzione Del Valore &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"[:en]Ethical consumerism, fair trade, socially responsible investments and corporate social responsibility are all phenomena on the rise. At the same time there are also virtual and local currencies and peer-2-peer rating systems that make the creation and redistribution of value in globalized social communities that share a set of common values, more real. 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[:it]Ethical Economy, presto in stampa con Columbia University Press, scritto da Adam Arvidsson in collaborazione con Nicolai Peitersen, ci introduce al concetto che d\u00c3 titolo al libro e attraverso cui interpreta la nascita di un sistema economico radicalmente differente in cui la produzione \u00c3\u00a8 principalmente collaborativa e sociale, e dove il valore si basa sulla qualit\u00c3 delle relazioni sociali piuttosto che sulla quantit\u00c3 del tempo produttivo.[:]","og_url":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-066\/ethical-economy-the-new-redistribution-of-value\/","og_site_name":"Digicult | Digital Art, Design and Culture","article_author":"https:\/\/www.facebook.com\/zoeromano","article_published_time":"2011-07-05T10:00:00+00:00","article_modified_time":"2020-11-02T16:08:47+00:00","og_image":[{"width":680,"height":496,"url":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Ethical-economy-01.png","type":"image\/png"}],"author":"Zoe Romano","twitter_misc":{"Scritto da":"Zoe Romano","Tempo di lettura stimato":"17 minuti"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-066\/ethical-economy-the-new-redistribution-of-value\/","url":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-066\/ethical-economy-the-new-redistribution-of-value\/","name":"Ethical Economy. 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