{"id":10874,"date":"2011-07-05T12:00:00","date_gmt":"2011-07-05T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-066\/digital-icons-and-death-iran-vs-iran\/"},"modified":"2020-11-02T17:07:43","modified_gmt":"2020-11-02T16:07:43","slug":"digital-icons-and-death-iran-vs-iran","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-066\/digital-icons-and-death-iran-vs-iran\/","title":{"rendered":"Note su Icone Digitali E Morte. Iran Contro Iran"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\"><em>(In occasione dell&#8217;anniversario della morte di Neda Agha Soltan, 20 giugno 2009, uccisa durante le proteste successive alla contestata rielezione di M. Ahmadinejad)<\/em> &#8211; <a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=bbdEf0QRsLM\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><em>http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=bbdEf0QRsLM<\/em><\/a><\/p>\n<p>&#8220;L\u2019immagine della morte di Neda s\u2019insinua tra i villi cerebrali, compulsivamente. L\u2019occhio, complice cannibale e affamato, osserva la morte nella decongestionante presa di coscienza satellitare che ormai da giorni aspettavamo ci fosse disattivata com\u2019era accaduto alle palazzine circostanti. La CNN continua a ripetere le immagini del viso di Neda. Il grande occhio catodico annusa l\u2019odore del sangue e conosce i suoi adepti, bulimici vampirizzati, e li spreme fino a che il rosso canicolare diventi invisibile, e il momento della morte, il trapasso, si trasformi in un sogno, come nel chocking game, rituale tra i teenager americani di buona famiglia che si strangolano a vicenda sino a svenire e rantolare per qualche secondo in preda agli spasmi, per risvegliarsi tra le risate dei loro amici senza capire dove si trovano n\u00e9 perch\u00e9 o quando.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Notes-02.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38389\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Notes-02.png\" alt=\"numero66_ Notes 02\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Notes-02.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Notes-02-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>1. <\/strong><\/p>\n<p>Credo sia l\u2019atto di filmare e il gesto di registrare la morte, di cui il gioco dello strangolamento fornisce un assaggio reversibile, ad essere in comune tra il choking e Neda. Mi chiedo se l\u2019esperienza del chocking avrebbe l\u2019impatto che ha sui giovani americani senza poter essere filmata, riprodotta all\u2019infinito e successivamente condivisa online, permettendo a chi la subisce di guardare i momenti nei quali non c\u2019\u00e8 stato, almeno per se stesso.<\/p>\n<p>Mi chiedo quanta cinica e incomprensibile comicit\u00e0 ci sia nel tentativo di raccontare episodi come questo cercando di storicizzarli, analizzandoli e sezionandoli come un cadavere in obitorio, nonostante il formato immersivo dello street journalism suggerisca un approccio diverso. Forse le autopsie cominciano da qui, dallo schermo televisivo.<\/p>\n<p>Eppure manca qualcosa in questo blaterare d\u2019immagini. Nell\u2019inconscio collettivo di un popolo queste immagini funzionano come il detonatore di una serie imprevedibile di microeventi pronti ad emergere e a risuonare in stridenti e impenetrabili glossolalie gestuali involontarie e condivise, in un fare inconsulto che riassorbe il concetto e lo amplifica e lo interroga portandolo ai limiti del suo porsi in definizione, piuttosto che in dubbio, equivoco, scarto nobile dell\u2019azione.<\/p>\n<p>Neda \u00e8 gi\u00e0 simbolo, icona, thumbnails da computer, facebook profile\u2019s picture di ognuno degli iraniani coinvolti nella rivolta. Lo shock dell\u2019immagine si \u00e8 gi\u00e0 razionalizzato nella coscienza che ognuno potrebbe essere Neda, e questa coscienza toglie all\u2019immagine visibilit\u00e0, concretezza, trasformandola in icona. Mi chiedo se la CNN non stia gi\u00e0 suggerendo quest\u2019approccio percettivo, per giustificare la coatta ripetizione dell\u2019immagine, attraverso il contrappunto della voce, che propone Neda come simbolo della rivolta.<\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag66\/articoli\/img\/hackart_emanueleandreoli06.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" \/><\/p>\n<p><strong>2.<\/strong><\/p>\n<p>Muore bellissima, pi\u00f9 bella di quanto appaia nelle foto che la ritraggono da viva, o meglio, da morta, come sembra in quelle schedature scolastiche, immobile, senza fiato. Com\u2019\u00e8 strano guardarla ingessata in quelle pose artificiali appena dopo la pulsazione delle immagini in movimento della sua morte, cos\u00ec paradossalmente vive ed ingorde di vita nel risucchio improvviso e silenzioso della fine, tra le urla circostanti. Neda \u00e8 pi\u00f9 bella, al momento della morte, e nessuno lo dice, per rispetto. \u00c8 forse quest\u2019elemento, che le televisioni tacciono, ad alimentare la morbosa voglia proiettiva?<\/p>\n<p><strong>3.<\/strong><\/p>\n<p>Ma c\u2019\u00e8 dell\u2019altro nel momento di questa morte convulsa, barocca, c\u2019\u00e8 dell\u2019altro nell\u2019animalesca porcellana di un viso in fusione con l\u2019indicibilmente altro. Questa morte, sgranata e puntinista, si accorge di essere vista. E guarda, a sua volta. Neda s\u2019introduce nella camera, la sfonda, ne frantuma la grana. Neda ci guarda. Neda si accorge di essere filmata, nell\u2019intorno della morte, e la morte entra nell\u2019immagine, non viceversa, almeno per una volta. Riproducibilit\u00e0 e morte gridano lo stesso urlo iconico, del simbolo allo stato puro, dell\u2019immagine oltre se stessa, della visione che diventa linguaggio e parola. In quello sguardo, probabilmente non ricambiato da chi la filma se non attraverso il filtro della camera, Neda trova se stessa come icona. La sua morte, nello sguardo in camera, \u00e8 l\u2019esempio sublime del mistero dell\u2019esposizione del corpo intruso di se stesso dallo sguardo degli altri.<\/p>\n<p>In quell\u2019istante, in quello sguardo, la morte \u00e8 in stand-by per sempre, come in una sindone aggiornata ad icona digitale che perde l\u2019aura ma guadagna la ripetizione. Gli occhi di Neda si ribaltano inesorabilmente e si fissano per qualche millesimo di secondo nello sguardo elettronico del telefonino che la riprende, nel quale l\u2019occhio di chi guarda \u00e8 probabilmente assorto. In quel momento il culmine della reversibilit\u00e0 dello sguardo \u00e8 in atto, per sempre e mai pi\u00f9 allo stesso tempo. Nell\u2019occhio digitale che innesca il processo iconico Neda che guarda \u00e8 sia vedente che (in)visibile.<\/p>\n<p>Mi chiedo cosa sia successo a Neda in preda alla morte e alla simultanea coscienza di essere filmata. L\u2019estraneit\u00e0 gelida del mezzo converge nell\u2019occhio di Neda, che vive una doppia intrusione, quella del risucchio nel trapasso e quella del percepirsi nello sguardo degli altri. Il funerale come evento pubblico nasce forse dall\u2019incanalamento di questa forzata esposizione del corpo, che anzi nella morte si vorrebbe sottratto allo sguardo, e che tuttavia viene riproposto ad esso, ordinatamente, uno per volta, come in camera mortuaria. Come a rimandare il recesso del principio della visione ancora per un attimo, sino all\u2019ultimo, incitando in questo modo il distorto processo fotografico e narrativo del ricordo.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Notes-04.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38390\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Notes-04.png\" alt=\"numero66_ Notes 04\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Notes-04.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Notes-04-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>4. <\/strong><\/p>\n<p>Il digitale, apparentemente neutro, che fissa la vitalit\u00e0 estrema della morte, lo spossessamento inesorabile e la definitiva intrusione, non si sottrae all\u2019erotismo dello sguardo. La morte si cristallizza, anzi, si pixelizza nello sguardo di Neda. In quello sguardo la morte convive con la vita, se la fotte. E Neda, per una pura coincidenza frutto di un cortocircuito, effetto di una serie di prospicenze fisiche e geografiche involontarie, si accorge di una presenza, e proietta quest\u2019orgia convulsa nella fiammata di uno sguardo che si accende per un ultima vampata. Neda non guarda chi filma. Guarda la camera, il telefono che cerca di filmarla. L\u2019inconscio della morte \u00e8 cos\u00ec esposto e destinato a ripetersi all\u2019infinito, raffreddato dalla potenziale reiterazione, penetrato dall\u2019occhio di Neda, registrato da quello della camera. La morte \u00e8 al limite di se stessa, in quello sguardo: invincibile, indicibile, invisibile, ora ci guarda, orgogliosa, esce da se stessa e da chi la vive. Cosa pensa Neda in quello sguardo, se davvero si rende conto di essere filmata?<\/p>\n<p>La morte eccede l\u2019immagine, e in quell\u2019occhiata l\u2019intrusione della morte si estroflette. La camera immortala il trapasso senza soluzione di continuit\u00e0 tra l\u2019internit\u00e0 della morte e l\u2019esternit\u00e0 del suo divenire infinitamente e mediatamente condivisibile. Lo sguardo di Neda trapassa l\u2019occhio digitale e si pone dalla parte di chi guarda, dove finisce, o si prolunga, lo sguardo di chi filma. Mi chiedo quanto lo strumento sia in grado di assorbire chi filma nell\u2019immagine filmata facendogli dimenticare che si tratta del mondo attorno, e non di una semplicemente un\u2019inquadratura. Ma chi suggerisce le inquadrature, in questi momenti estremi di realt\u00e0? Cosa muove il corpo del ragazzo che filma in modo che lo sguardo di Neda cada precisamente in quello della camera?<\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag66\/articoli\/img\/hackart_emanueleandreoli07.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" \/><\/p>\n<p><strong>5. <\/strong><\/p>\n<p>Lo strumento \u00e8 inconsapevole, eppure, anch\u2019esso, situato, prende una sorta di coscienza, o d\u2019inconscio, e ci chiede com\u2019essere usato, guardato, ce lo suggerisce. Il modo in cui lo possiamo afferrare e controllare \u00e8 gi\u00e0 un modo del suo dirci, della sua sensuale indipendenza. L\u2019immagine \u00e8 rapporto tra l\u2019occhio e la mano: paradossalmente anche nel digitale, \u00e8 ancora per mezzo della mano che si fa l\u2019immagine, come in pittura. L\u2019immagine \u00e8 gestuale, perfomativa, a maggior ragione quando le tecnologie si riducono in dimensione e l\u2019impatto-posizionamento constante del gesto emerge pi\u00f9 nitido come una forma di sintonizzazione linguistico-percettiva tra il mio abitare il mondo e i modi di raccontarlo suggeriti dallo strumento in gioco, nel caso di Neda un telefonino munito di camera.<\/p>\n<p>Da un punto di vista coreografico la convulsione della morte si sincronizza al corpo di Neda e a quello di chi filma nel momento del fulmineo sguardo in camera: c\u2019\u00e8 qualcuno che guarda, nel fuori campo, ad una distanza minima ma incolmabile, intimamente fredda. c&#8217;\u00e8 qualcuno, dietro l&#8217;armatura digitale di un atto che \u00e8 appropriazione e volont\u00e0 ipertrofica dello sguardo sul mondo, e in questo caso sulla morte.<\/p>\n<p>Ho l\u2019impressione che in questi momenti un principio comune di appartenenza al mondo renda una serie di movimenti irriflessi parte di un tessuto comune, frutto dell\u2019emergenza del reale. La realt\u00e0 di queste occasioni chiama le posture dei nostri corpi e le immagini dei nostri strumenti e il loro disporsi rispetto a noi e agli altri, tra noi e gli altri. In questi momenti diventa difficile pensare a questo genere di media come a dei prolungamenti. Essi ci risucchiano al proprio interno assorbendo il mondo reale circostante nel ricalco monadico di un occhio riproducibile, di un gestualit\u00e0 irripetibile.<\/p>\n<p>La realt\u00e0 esterna all\u2019inquadratura, analoga a quella interna, perde le qualit\u00e0 empatiche a vantaggio di un involontario principio di forma e composizione che spinge il corpo di chi filma a intervenire sulla spinta del reale che lo muove nella scelta dell\u2019inquadratura, tentando di riportare il corpo ed il mezzo al controllo di se stessi. L\u2019occhio di chi guarda sembra subire un raffreddamento, un distanziamento. Il mondo \u00e8 ridotto ad un frame che ne amplifica le qualit\u00e0 estetico-formali, deprivandolo, per un momento, di quelle empatiche, nel paradosso che in quella ricerca di forma e d\u2019equilibrio dell\u2019immagine chi filma vorrebbe proprio raccontare quell\u2019empatia che lui stesso \u00e8 stato incapace di provare nell\u2019atto di riprendere.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Notes-06.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38391\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Notes-06.png\" alt=\"numero66_ Notes 06\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Notes-06.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Notes-06-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>6. <\/strong><\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 una violenza illuminista nel tentativo di ridurre la realt\u00e0 ad un\u2019inquadratura controllabile, nel tentativo di impossessarsene e renderla riproducibile, all\u2019infinito, sottraendola cos\u00ec al tempo dell\u2019istante e donandole una cosmesi d\u2019eternit\u00e0 attraverso il filtro dell\u2019immagine binaria. L\u2019atto di filmare \u00e8 allora una forma di afferramento rimemorativo che ci illude di controllare la freccia del tempo, confermando la natura nostalgico-simbolica della memoria e il suo bisogno di esteriorizzarsi. Tuttavia, l\u2019atto di filmare diventa un riflesso involontario della nostra contemporaneit\u00e0, e sfugge sempre di pi\u00f9 all\u2019analisi cosciente del soggetto che lo compie, trasformando le immagini registrate in sacche di memoria involontaria.<\/p>\n<p>L\u2019impossessarsi della realt\u00e0 ha un accento profondamente politico in Iran, e il digitalizzare il mondo circostante diventa l\u2019unico modo per comunicare all\u2019esterno del paese ci\u00f2 che sta accadendo al suo interno. In questo contesto di repressione violenta le nuove tecnologie a basso costo sembrano restituire all\u2019immagine il valore testimoniale di una volta, l\u2019attestazione di un accadimento collettivo, come nelle foto di famiglia. Ma nemmeno in questo caso le immagini si limitano a riprodurre. Al contrario, in un contesto nel quale nessuna immagine ufficiale sembra uscire dal paese, le poche in grado di farlo possono, come tali, generare un principio di realt\u00e0 autonomo, e cio\u00e8 affermarsi come immagini-mondo, sacche di realt\u00e0 autonome rispetto al referente cui si vorrebbero ancorare.<\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag66\/articoli\/img\/hackart_emanueleandreoli08.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" \/><\/p>\n<p><strong>7.<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019immagine rivendica la presenza della cosa, non si limita a imitarla. Rivendica la presenza della morte, non la rappresenta, nonostante la morte sia presente sempre e solo metaforicamente come segno di s\u00e9, interno malfunzionamento, consumo, invecchiamento, necessario stornamento. Il fondo dell\u2019immagine \u00e8 la morte come suo interno rovesciamento, processo d\u2019oggettivazione sospeso nello sguardo in camera come in quello di Narciso nello specchio d\u2019acqua. Viviamo la societ\u00e0 della morte urlata come negativo dello sguardo, oltre il tab\u00f9 di Icaro, oltre Narciso che muore ucciso dal nichilismo di essere visto senza potersi vedere, se non riflesso.<\/p>\n<p>La morte apre alla presenza-assenza, principio di funzionamento dell\u2019immagine come tale, nel momento della visione, come in quello del ricordo. La camera \u00e8 uno specchio digitale, proiettore oltre che registratore capace di fermare l\u2019immagine quando l\u2019originale viene a mancare, mostrandone cos\u00ec l\u2019arroganza, sempre eccedente nel rivaleggiare con l\u2019originale, sempre insoddisfatta dallo statuto derivato di copia. L\u2019immagine mostra spudoratamente la propria natura nel digitale, luogo della propria riproducibilit\u00e0 infinita e della propria genesi come referente autonomo, oltre che come segno di esso.<\/p>\n<p><strong>8. <\/strong><\/p>\n<p>Penso al concetto di parallasse e provo ad applicarlo alla morte di Neda per osservare pi\u00f9 da vicino le relazioni tra gli elementi che la compongono. Ho l\u2019impressione che tra la morte singolare e incarnata di Neda e il suo divenire im-mediatamente pubblica e riproducibile sia accaduto qualcosa di pi\u00f9 che un semplice passaggio di stato. Al contrario, sembra che gli elementi coinvolti non si allineino pi\u00f9 lungo una retta ma cadano leggermente spostati rispetto al loro punto di partenza, rompendo la biunivocit\u00e0 della relazione e aggiungendo un fattore di variazione derivato, o scarto.<\/p>\n<p>La parallasse gi\u00e0 in atto tra il soggetto e il momento della sua morte, spostata minimamente ma infinitamente rispetto a chi la vive in modo tale da non essere mai completamente esperibile, \u00e8 analogamente spostata dall\u2019asse tra lo sguardo della morte di Neda e quello della camera e di chi filma, come se agisse un fattore di distorsione. Nel passaggio tra morte singolare e morte riproducibile c\u2019\u00e8 il passaggio tra un infinito singolare, incarnato e potenziale, nel senso di mai attuale dal punto di vista di chi lo vive, a un infinito attuale ,dal punto di vista di chi lo filma e lo guarda. Nella conquista della ripetizione l\u2019infinito si esteriorizza e disincarna.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Notes-08.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38392\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Notes-08.png\" alt=\"numero66_ Notes 08\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Notes-08.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Notes-08-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Il centro fittizio di queste relazioni \u00e8 la camera, nella quale convergono gli occhi dei personaggi coinvolti, nella quale avviene la staffetta della morte con la vita e, in microscala, la visione della distruzione totale nella sincrona immortalit\u00e0. Due infiniti si scontrano a duello, e lo strumento veicola la distorsione, l\u2019angolo di parallasse tra la morte singolare e quella riproducibile. L\u2019occhio di Neda che vive la morte e quello filmato in cosa differiscono, se non nel trapasso di un infinito nell\u2019altro? L\u2019occhio di Neda in camera diventa immortale e affronta l\u2019occhio di chi la guarda, singolarit\u00e0 assoluta che si incarna nella gestualit\u00e0 primitiva a fuoco sul viso di Neda, rivendicando l\u2019attimo della sintonizzazione come singolarit\u00e0 derivata, da subito intrappolata nel meccanismo di un infinito a posteriori.<\/p>\n<p>L\u2019occhio della mano che filma cerca il punctum in divenire dell\u2019immagine di fronte, e non pi\u00f9 intorno, come nel mondo delle immagini al di fuori dell&#8217;inquadratura, e si estranea, guadagnando in immortalit\u00e0 anempatica ci\u00f2 che perde in singolarit\u00e0, e trasformando la singolarit\u00e0 incarnata che ha di fronte in infinito riproducibile. La morte in camera paga il prezzo della carne, per diventare tessuto e icona.&#8221;<\/p>\n<p>Il testo \u00e8 un frammento riadattato di &#8220;Iran contro Iran&#8221;. Elezioni e rivolta a Teheran, Mitra Azar 2011, pp. 135, (<a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.mimesisedizioni.it\/archives\/001787.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.mimesisedizioni.it\/archives\/001787.html<\/a>).\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;immagine della morte di Neda s&#8217;insinua tra i villi cerebrali, compulsivamente. L&#8217;occhio ,complice cannibale e affamato, osserva la morte nella decongestionante presa di coscienza satellitare che ormai da giorni aspettavamo ci fosse disattivata com&rsquo;era accaduto alle palazzine circostanti<\/p>\n","protected":false},"author":33,"featured_media":38388,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[239,219],"tags":[40,48,13],"class_list":["post-10874","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-articles","category-issue-066","tag-focus","tag-hacking","tag-networking"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.4 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Note su Icone Digitali E Morte. Iran Contro Iran &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-066\/digital-icons-and-death-iran-vs-iran\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Note su Icone Digitali E Morte. Iran Contro Iran &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"[:en]The image of Neda&#039;s death appears compulsively in our brain. The eye, cannibal and hungry partner, looks at death through the satellite decongesting awareness that had to be deactivated like it happened to the building in our surroundings. CNN kept broadcasting the images of Neda&#039;s face. The big cathode eye feels the smell of blood, knows its bulimic, vampirized adepts, and uses them until the burning red becomes invisible and the moment of death becomes dream. Like in the chocking game, a ritual for wealthy American teenagers, in which they choke each others until they faint and gasp for few seconds, convulsing, and then wake up again, laughing with their friends without understanding where, or why or when it happened[:it]L&#039;immagine della morte di Neda s&#039;insinua tra i villi cerebrali, compulsivamente. L&#039;occhio ,complice cannibale e affamato, osserva la morte nella decongestionante presa di coscienza satellitare che ormai da giorni aspettavamo ci fosse disattivata com&rsquo;era accaduto alle palazzine circostanti[:]\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-066\/digital-icons-and-death-iran-vs-iran\/\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"Digicult | Digital Art, Design and Culture\" \/>\n<meta property=\"article:author\" content=\"https:\/\/www.facebook.com\/pamoa.irata\" \/>\n<meta property=\"article:published_time\" content=\"2011-07-05T10:00:00+00:00\" \/>\n<meta property=\"article:modified_time\" content=\"2020-11-02T16:07:43+00:00\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Notes-01.png\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:width\" content=\"680\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:height\" content=\"496\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:type\" content=\"image\/png\" \/>\n<meta name=\"author\" content=\"Mitra Azar\" \/>\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Scritto da\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"Mitra Azar\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:label2\" content=\"Tempo di lettura stimato\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data2\" content=\"25 minuti\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\/\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-066\/digital-icons-and-death-iran-vs-iran\/\",\"url\":\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-066\/digital-icons-and-death-iran-vs-iran\/\",\"name\":\"Note su Icone Digitali E Morte. Iran Contro Iran &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/#website\"},\"primaryImageOfPage\":{\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-066\/digital-icons-and-death-iran-vs-iran\/#primaryimage\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-066\/digital-icons-and-death-iran-vs-iran\/#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Notes-01.png\",\"datePublished\":\"2011-07-05T10:00:00+00:00\",\"dateModified\":\"2020-11-02T16:07:43+00:00\",\"author\":{\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/#\/schema\/person\/2ea5e1ca52eafce99a3980e153ca016e\"},\"breadcrumb\":{\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-066\/digital-icons-and-death-iran-vs-iran\/#breadcrumb\"},\"inLanguage\":\"it-IT\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"ReadAction\",\"target\":[\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-066\/digital-icons-and-death-iran-vs-iran\/\"]}]},{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-066\/digital-icons-and-death-iran-vs-iran\/#primaryimage\",\"url\":\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Notes-01.png\",\"contentUrl\":\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Notes-01.png\",\"width\":680,\"height\":496},{\"@type\":\"BreadcrumbList\",\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-066\/digital-icons-and-death-iran-vs-iran\/#breadcrumb\",\"itemListElement\":[{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":1,\"name\":\"Home\",\"item\":\"https:\/\/digicult.it\/\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":2,\"name\":\"Note su Icone Digitali E Morte. Iran Contro Iran\"}]},{\"@type\":\"WebSite\",\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/#website\",\"url\":\"https:\/\/digicult.it\/\",\"name\":\"Digicult | Digital Art, Design and Culture\",\"description\":\"Dal 2005 Digicult \u00e8 una piattaforma che esamina l&#039;impatto delle tecnologie sull&#039;arte, il design, la cultura e la societ\u00e0 contemporanea\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"SearchAction\",\"target\":{\"@type\":\"EntryPoint\",\"urlTemplate\":\"https:\/\/digicult.it\/?s={search_term_string}\"},\"query-input\":\"required name=search_term_string\"}],\"inLanguage\":\"it-IT\"},{\"@type\":\"Person\",\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/#\/schema\/person\/2ea5e1ca52eafce99a3980e153ca016e\",\"name\":\"Mitra Azar\",\"image\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/#\/schema\/person\/image\/\",\"url\":\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/emanuele-andreoli-96x96.jpg\",\"contentUrl\":\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/emanuele-andreoli-96x96.jpg\",\"caption\":\"Mitra Azar\"},\"sameAs\":[\"http:\/\/www.chaosmesis.org\/\",\"https:\/\/www.facebook.com\/pamoa.irata\"],\"url\":\"https:\/\/digicult.it\/it\/author\/mitra-azar\/\"}]}<\/script>\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","yoast_head_json":{"title":"Note su Icone Digitali E Morte. Iran Contro Iran &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture","robots":{"index":"index","follow":"follow","max-snippet":"max-snippet:-1","max-image-preview":"max-image-preview:large","max-video-preview":"max-video-preview:-1"},"canonical":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-066\/digital-icons-and-death-iran-vs-iran\/","og_locale":"it_IT","og_type":"article","og_title":"Note su Icone Digitali E Morte. Iran Contro Iran &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture","og_description":"[:en]The image of Neda's death appears compulsively in our brain. The eye, cannibal and hungry partner, looks at death through the satellite decongesting awareness that had to be deactivated like it happened to the building in our surroundings. CNN kept broadcasting the images of Neda's face. The big cathode eye feels the smell of blood, knows its bulimic, vampirized adepts, and uses them until the burning red becomes invisible and the moment of death becomes dream. Like in the chocking game, a ritual for wealthy American teenagers, in which they choke each others until they faint and gasp for few seconds, convulsing, and then wake up again, laughing with their friends without understanding where, or why or when it happened[:it]L'immagine della morte di Neda s'insinua tra i villi cerebrali, compulsivamente. L'occhio ,complice cannibale e affamato, osserva la morte nella decongestionante presa di coscienza satellitare che ormai da giorni aspettavamo ci fosse disattivata com&rsquo;era accaduto alle palazzine circostanti[:]","og_url":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-066\/digital-icons-and-death-iran-vs-iran\/","og_site_name":"Digicult | Digital Art, Design and Culture","article_author":"https:\/\/www.facebook.com\/pamoa.irata","article_published_time":"2011-07-05T10:00:00+00:00","article_modified_time":"2020-11-02T16:07:43+00:00","og_image":[{"width":680,"height":496,"url":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Notes-01.png","type":"image\/png"}],"author":"Mitra Azar","twitter_misc":{"Scritto da":"Mitra Azar","Tempo di lettura stimato":"25 minuti"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-066\/digital-icons-and-death-iran-vs-iran\/","url":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-066\/digital-icons-and-death-iran-vs-iran\/","name":"Note su Icone Digitali E Morte. Iran Contro Iran &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture","isPartOf":{"@id":"https:\/\/digicult.it\/#website"},"primaryImageOfPage":{"@id":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-066\/digital-icons-and-death-iran-vs-iran\/#primaryimage"},"image":{"@id":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-066\/digital-icons-and-death-iran-vs-iran\/#primaryimage"},"thumbnailUrl":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Notes-01.png","datePublished":"2011-07-05T10:00:00+00:00","dateModified":"2020-11-02T16:07:43+00:00","author":{"@id":"https:\/\/digicult.it\/#\/schema\/person\/2ea5e1ca52eafce99a3980e153ca016e"},"breadcrumb":{"@id":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-066\/digital-icons-and-death-iran-vs-iran\/#breadcrumb"},"inLanguage":"it-IT","potentialAction":[{"@type":"ReadAction","target":["https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-066\/digital-icons-and-death-iran-vs-iran\/"]}]},{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-066\/digital-icons-and-death-iran-vs-iran\/#primaryimage","url":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Notes-01.png","contentUrl":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Notes-01.png","width":680,"height":496},{"@type":"BreadcrumbList","@id":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-066\/digital-icons-and-death-iran-vs-iran\/#breadcrumb","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Home","item":"https:\/\/digicult.it\/"},{"@type":"ListItem","position":2,"name":"Note su Icone Digitali E Morte. Iran Contro Iran"}]},{"@type":"WebSite","@id":"https:\/\/digicult.it\/#website","url":"https:\/\/digicult.it\/","name":"Digicult | Digital Art, Design and Culture","description":"Dal 2005 Digicult \u00e8 una piattaforma che esamina l&#039;impatto delle tecnologie sull&#039;arte, il design, la cultura e la societ\u00e0 contemporanea","potentialAction":[{"@type":"SearchAction","target":{"@type":"EntryPoint","urlTemplate":"https:\/\/digicult.it\/?s={search_term_string}"},"query-input":"required name=search_term_string"}],"inLanguage":"it-IT"},{"@type":"Person","@id":"https:\/\/digicult.it\/#\/schema\/person\/2ea5e1ca52eafce99a3980e153ca016e","name":"Mitra Azar","image":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/digicult.it\/#\/schema\/person\/image\/","url":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/emanuele-andreoli-96x96.jpg","contentUrl":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/emanuele-andreoli-96x96.jpg","caption":"Mitra Azar"},"sameAs":["http:\/\/www.chaosmesis.org\/","https:\/\/www.facebook.com\/pamoa.irata"],"url":"https:\/\/digicult.it\/it\/author\/mitra-azar\/"}]}},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10874","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/33"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=10874"}],"version-history":[{"count":8,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10874\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":60062,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10874\/revisions\/60062"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/38388"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=10874"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=10874"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=10874"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}