{"id":10873,"date":"2011-07-05T12:00:00","date_gmt":"2011-07-05T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-066\/late-primavera-recorded-report-from-the-festival\/"},"modified":"2020-11-02T17:07:38","modified_gmt":"2020-11-02T16:07:38","slug":"late-primavera-recorded-report-from-the-festival","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-066\/late-primavera-recorded-report-from-the-festival\/","title":{"rendered":"Tarda &#8220;primavera&#8221;. Report In Differita Dal Festival"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"left\">Come ormai d&#8217;abitudine da oltre dieci anni, la lunga estate dei Festival inizia a Barcellona con quello che \u00e8 stato uno degli eventi pi\u00f9 attesi della stagione. A conferma del successo della scorsa edizione, gli organizzatori per il 2011 rilanciano e puntano in alto: pi\u00f9 concerti, nuovi luoghi della citt\u00e0 da coinvolgere, pi\u00f9 stage e, se possibile, pi\u00f9 spettatori, o meglio <em>pubblici<\/em> \u0096 visto che quest&#8217;anno le porte del pi\u00f9 <em>indie<\/em> dei festival europei si aprono ampiamente alle derivazioni della scena elettronica UK e americana.<\/p>\n<p align=\"left\">Se sulla carta sembrava impossibile conciliare un numero tanto vasto di gruppi storicamente cos\u00ec diversi in un unico evento, l&#8217;operazione &#8220;back to the present&#8221; del <strong>Primavera Sound 2011<\/strong> (<a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.primaverasound.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.primaverasound.com\/<\/a>) riesce a centrare in pieno il bersaglio. Tre giorni \u0096 26, 27 e 28 Maggio \u0096 pi\u00f9 un&#8217;anteprima e un<em> finissage<\/em> in cui si sono alternati figure storiche del pop, rock e post-punk degli anni Ottanta e Novanta assieme ai nuovi nomi, decisamente pi\u00f9 elettronici e contaminati, dell&#8217;onda post-dance, dubstep e hip hop.<\/p>\n<p align=\"left\">Si comincia e si conclude al <strong>Poble Espanyol<\/strong>, un ritorno alle origini nel luogo che ha ospitato e visto crescere le prime quattro edizioni del festival, con la performance onirica dei canadesi<strong> Caribou (<\/strong>una delle pi\u00f9 attese, tanto che la fila per riuscire ad entrare supera di gran lunga le aspettative, e solo in pochi riescono a vederli in anteprima \u00ad\u0096 per chi se li \u00e8 persi, in replica la sera successiva all&#8217;ATP stage) e, a chiudere il tutto, il live di <strong><em>Deserter&#8217;s Songs<\/em><\/strong><strong>dei <\/strong><strong>Mercury Rev<\/strong>.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"http:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Late-02.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39225\" src=\"http:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Late-02.png\" alt=\"numero66_ Late 02\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Late-02.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Late-02-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\">Il programma vero e proprio inizia il 26 al <strong>Parc del F\u00f2rum<\/strong>: enorme spazio di fronte al mare in una delle nuove zone emblema della costante crescita della citt\u00e0, dove convivono 7 stages, per un totale di pi\u00f9 di 70.000 mq. Sembra che quest&#8217;anno tutto sia stato all&#8217;insegna dei grandi numeri, l&#8217;undicesima edizione del festival ha visto infatti oltre 140.000 spettatori per una line up di 221 artisti, manifestazioni parallele dilatate per due settimane di eventi, <em>workshops e screenings<\/em>.<\/p>\n<p align=\"left\">Le novit\u00e0 rispetto al 2010 sono due: <strong>Primavera alla Ciudad <\/strong>con <strong>Sound als Bars<\/strong> e <strong>Primavera al Carrer<\/strong>, iniziative che uniscono la location principale con il sottosuolo dei diversi luoghi del centro; ed il rinnovato<strong> PrimaveraPro<\/strong>, meeting dedicato agli addetti ai lavori che punta alla creazione di un network tra agenzie, etichette, festival e stampa specializzata.<\/p>\n<p align=\"left\">Affine allo spirito culturale del<strong> Primavera<\/strong>, anche le proposte del Pro, al suo secondo anno di vita, si rivelano molto piacevoli, a partire dalle locations scelte. La programmazione del Day si svolge negli spazi del ME Hotel per proseguire durante la sera al <strong>PrimaveraPro<\/strong> <strong>Adidas<\/strong> <strong>Originals<\/strong>, ed \u00e8 principalmente focalizzata sull&#8217;interazione tra i tre grandi mercati musicali (Nordamericano, Europeo e Sudamericano). Quest&#8217;anno oltre a <em>showcases<\/em> e dibattiti, il DayPro ha ospitato la prima edizione dell&#8217;<strong>Osservatorio Internazionale sulla Musica <\/strong>(<strong>IMO<\/strong>) \u0096 organizzazione che si occupa di ricerca e analisi del settore musicale in diversi contesti locali, e mira ad individuare, analizzare e stimolare nuove dinamiche marginali al mercato mainstream.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"http:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Late-03.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39226\" src=\"http:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Late-03.png\" alt=\"numero66_ Late 03\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Late-03.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Late-03-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\">Si aggiunge alla gi\u00e0 fittissima line up di concerti, la collaborazione con <strong>Cine Beefeater In-Edit<\/strong>.<\/p>\n<p align=\"left\">Il cinema del Parc de F\u00f2rum ha ospitato le proiezioni di <em>High on hope<\/em> (Piers Sanderson, UK, 2009), <em>Don&#8217;t look back<\/em> (D.A. Pennebaker, USA, 1967), <em>Soul train: the hippest trip in America<\/em> (J. Kevin Swain &amp; Amy Goldberg, USA, 2009), <em>Nina Simone, love sorceress&#8230;forever<\/em> (Ren\u00e9 Letzgus, FR, 2008), <em>An Island<\/em> (Vincent Moon, DK, 2010), <em>Upside Down: the story of Creation Records<\/em> (Danny O&#8217;Connor, UK, 2010) \u0096 in una sorta di viaggio nella storia del documentario musicale, passato purtroppo sottotono e forse troppo defilato rispetto al nucleo del festival.<\/p>\n<p align=\"left\">Nella prima giornata \u0096 nottata \u0096 mentre al <strong>Llevant<\/strong>, <strong>Ray Ban <\/strong>e<strong> San Miguel<\/strong> si consuma un &#8220;back in the days&#8221; nostalgico, e in qualche caso non proprio felicissimo, <strong>Pitchfork<\/strong> e <strong>ATP<\/strong> guardano al presente e propongono <strong>Emeralds<\/strong>, <strong>Blank Dogs <\/strong>e <strong>Gold Panda<\/strong>.<\/p>\n<p align=\"left\">Sicuramente i live pi\u00f9 belli del primo giorno sono quella giusta via di mezzo tra l&#8217;hype pi\u00f9 spinto e non molto sostanzioso (<strong>Salem<\/strong>, <strong>Of Montreal<\/strong>) e l&#8217;aderenza ad una matrice culturale ben consolidata. <strong>Seefeel<\/strong>, mancati per l&#8217;edizione 2010, dopo l&#8217;acclamato successo parigino del live per <strong>Warp20<\/strong>, tornano a distanza di quindici anni con il loro ultimo e omonimo album, fatto di un suono che tiene magistralmente insieme il sostrato shoegaze che li ha consacrati durante gli anni Novanta misto a contaminazioni pi\u00f9 ruvide e post-dub.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"http:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Late-04.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39227\" src=\"http:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Late-04.png\" alt=\"numero66_ Late 04\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Late-04.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Late-04-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\">La serata continua con un&#8217;alternanza di nostalgia e conferme: prima tappa di un tour da molti atteso, dopo la clamorosa reunion del 2009, il concerto dei <strong>P.I.L. <\/strong>scansa ogni equivoco per chi temeva una rievocazione sterile. Dal loro debutto nel 1978 il post-punk si \u00e8 affermato, cresciuto, ahim\u00e9 dissolto in mille forme, ma la band di <strong>John Lydon<\/strong> e del prodigioso <strong>Lu<\/strong><strong>Edmonds<\/strong> tiene in piedi, proprio grazie a quest&#8217;ultimo, un live dalle sonorit\u00e0 completamente rinnovate, con punte emotive imprescindibili \u0096 <em>This is not a love song<\/em>.<\/p>\n<p align=\"left\">Quasi in contemporana alle esibizioni di <strong>Grinderman<\/strong> e <strong>Walkmen<\/strong>, altro pezzo di storia da non perdere \u00e8 il <strong>Glenn Branca Ensamble<\/strong>, progetto per sei musicisti (riduzione degli sperimentalissimi e intensi live per 40 e 100 chitarre) del maestro dell&#8217;avanguardia newyorkese, nonch\u00e9 padre della no-wave, che tiene in piedi nell&#8217;Auditorium, una composizione contemporanea di noise armonioso, lontano dall&#8217;uso del <em>drone<\/em> come rumore antitetico al classicismo sinfonico.<\/p>\n<p align=\"left\">Sulla scia dei sentimentalismi si prosegue con il live dei <strong>Suicide<\/strong>, sicuramente una delle influenze pi\u00f9 manifeste in tanta musica che amiamo ed abbiamo amato, ma che a onor di cronaca nel contesto del Primavera, forse caricati da troppa aspettativa, non ci ha propriamente appagato.<\/p>\n<p align=\"left\">Al Pitchfork stage \u00e8 il momento di <strong>Gold Panda<\/strong>, uno stacco netto dal clima granitico e rassicurante di chitarre e synth, ma ricco di suggestioni melodiose e beat trascinanti. Il misterioso musicista di Essex di scuderia <strong>Ghostly International<\/strong>, riesce a creare un universo <strong>IDM<\/strong> rarefatto,un&#8217;alienazione sognante e liberatoria che fa da apripista all&#8217;abstract hip hop di <strong>Baths<\/strong> (<strong>Anticon<\/strong>).<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"http:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Late-05.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39228\" src=\"http:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Late-05.png\" alt=\"numero66_ Late 05\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Late-05.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Late-05-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\">Sul main stage del San Miguel i <strong>Flaming Lips<\/strong> animano quello che a posteriori resta lo show pi\u00f9 psichedelico del festival: ballerine-cheerleaders, una moltitudine di coriandoli colorati, laser show e Wayne Coyne che entra in scena camminando sul pubblico dentro un pallone aerostatico, in un&#8217;atmosfera lontana dal loro ultimo album-rivistazione <em>Dark Side of the Moon<\/em>, per\u00f2 indubbiamente spettacolare.<\/p>\n<p align=\"left\">Il secondo giorno \u00e8 una dicotomia ancora pi\u00f9 estrema: a trentasei anni dall&#8217;uscita della pietra miliare new wave <em>Modern Dance<\/em>, i <strong>Pere Ubu <\/strong>performano<em>The Annotated Modern Dance,<\/em> mettendo finalmente da parte la lunga parabola discendente che ha portato il genio dada di <strong>David Thomas<\/strong> ai tristi episodi degli anni Novanta.<\/p>\n<p align=\"left\">I Pere Ubu ritornano con una nuova formazione per ri-suonare letteralmente il loro capolavoro del 1978: irrobustita la parte ritmica, gli aggiornamenti maggiori si riversano sugli arrangiamenti (meno minimali e storditi) e sugli ormai perduti stridori vocali di Thomas, che emoziona ricomponendo canzone dopo canzone un disco e una manciata di singoli che hanno segnato la fine dei Settanta. Illuminando con straordinari aforismi il percorso di scrittura del periodo pi\u00f9 felice della band, Thomas riesce nel miracolo di trasformare un gioco grottesco e post-punk in una litania del suo corpo.<\/p>\n<p align=\"left\">Mentre <strong>Low<\/strong>, <strong>Shellac <\/strong>e <strong>Arto Lindsay<\/strong> esibiscono i rispettivi classici, <strong>Twin Shadow<\/strong> e <strong>Ford &amp; Lopatin<\/strong> preparano il terreno a <strong>Kode9<\/strong> che si prende il merito di portare in giro per l&#8217;Europa il set di <strong>Burial<\/strong>, non privo di qualche intoppo tecnico, prontamente ignorato da un pubblico coeso e soddisfatto: in mancanza del misterioso &#8220;king of dubstep&#8221;, ci accontentiamo anche di un dj set.<\/p>\n<p align=\"left\">A raccogliere il testimone dei Flaming Lips, il concerto che per numero spicca sugli altri \u00e8 quello dei <strong>Pulp:<\/strong> oltre 40.000 spettatori per la band di Sheffield guidata dal fascinoso Jarvis Cooker. A dieci anni dallo scioglimento del gruppo, sembra che <em>anthem<\/em> come <em>Common People <\/em>\u0096 impossibile non cantare e saltare in onore alla passata adolescenza, <em>Babies<\/em> e <em>Disco2000<\/em>, siano ancora veri e propri evergreen per i numerosi fan del brit pop.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"http:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Late-06.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39229\" src=\"http:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Late-06.png\" alt=\"numero66_ Late 06\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Late-06.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Late-06-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\">L&#8217;attesa per il live dei Battles, \u00e8 colmata da <strong>Jamie XX<\/strong> con la sua antologia di remix, che va dal pi\u00f9 commerciale <em>Rolling in the Deep<\/em> (<strong>per Adele<\/strong>), <em>You got the Love<\/em> (<strong>Florence and the Machine<\/strong>) la collaborazione con Nosaj Thing (<em>Fog<\/em>), fino alle produzioni post-dubstep e al bellissimo <em>We are new here<\/em>; album in cui rielabora il gi\u00e0 capolavoro <em>I&#8217;m new here<\/em> di Gil Scott-Heron (<em>T<\/em><em>he Revolution Will Not Be Televised<\/em>), ultimo lavoro del musicista e poeta, figura chiave della cultura letteraria e musicale afroamericana dalla fine degli anni Sessanta ai nostri giorni.<\/p>\n<p align=\"left\">In molti si aspettavano un&#8217;anticipazione di <em>Gloss Drop<\/em>, ultimo lavoro dei <strong>Battles<\/strong> uscito il 6 Giugno, e l&#8217;<em>all star band<\/em> di Ian Williams, John Stanier e Tyondai Braxton non delude. Complice un dispositivo doppio schermo a dimensione d&#8217;uomo su cui appaiono Matias Aguayo, Gary Numan, Yamantaka Eye e Kazu Makino quasi a creare un&#8217;interazione virtuale, che a quell&#8217;ora \u00ad\u0096 sono le 4 di notte \u0096, inganna abbastanza anche la pi\u00f9 lucida delle percezioni. Ma vale la pena superare la stanchezza fisica per un&#8217;esplosione sonora che riconferma il livello del precedente <em>Mirrored<\/em>.<\/p>\n<p align=\"left\">Il giusto mood per concludere una giornata di ascolti cos\u00ec intensa \u00e8 l&#8217;odissea spaziale in chiave nordica di <strong>Lindstrom<\/strong>, che chiude la serata del venerd\u00ec al Pitchfork stage con le hit di <em>Where You go I go<\/em>.<\/p>\n<p align=\"left\">Il sabato, serata conclusiva, rimbalza tra <a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.primaverasound.com\/ps\/?page=cartel&amp;artista=280&amp;lang=en\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Einst\u00fcrzende Neubauten<\/strong><\/a>, <strong>Swans<\/strong>, <a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.primaverasound.com\/ps\/?page=cartel&amp;artista=253&amp;lang=en\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Pissed Jeans<\/strong><\/a>, <a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.primaverasound.com\/ps\/?page=cartel&amp;artista=299&amp;lang=en\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Kurt Vile &amp; The Violators<\/strong><\/a> e la versione pi\u00f9 eterea di <strong>PJ Harvey<\/strong>, <strong>Animal Collective<\/strong>, <strong>Gang Gang Dance,<\/strong> <strong>Darkstar<\/strong>. Se con i Battles si parlava di esplosione sonora, il concerto davvero immancabile di quest&#8217;edizione del Primavera, \u00e8 quello degli <strong>Swans<\/strong>. Un uragano di suono, potente e abrasivo. A quattordici anni da <em>Soundtrack<\/em><em>For The<\/em><em>Blind<\/em>,Micheal Gira, non vuole sentir parlare di un ritorno. &#8220;Questo non \u00e8 un ritorno. Non \u00e8 un atto stupido di nostalgia. Non \u00e8 una ripetizione del passato&#8221;, dichiara. E non ci potrebbe essere niente di pi\u00f9 contemporaneo ed immersivo del noise industriale degli Swans, a cui non c&#8217;\u00e8 bisogno di aggiungere molte parole.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"http:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Late-07.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39230\" src=\"http:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Late-07.png\" alt=\"numero66_ Late 07\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Late-07.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Late-07-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\">Cambia completamente atmosfera la world music distorta dei <strong>Gang Gang Dance<\/strong>, che scenografici e divertiti preparano il Pitchfork a quello che sar\u00e0 il live pi\u00f9 pazzesco del festival. Dopo un intermezzo tutt&#8217;altro che indimenticabile di James Blake e Mattew Dear, arrivano gli <strong>Odd Future <\/strong>(<strong>OFWGKTA<\/strong>) con il loro<em> horrorcore<\/em>, <em>beat lo-fi<\/em> per pezzi come <em>Sandwitches<\/em>, <em>Splatter<\/em> e <em>Turnt Down<\/em> su cui <strong>Tyler the Creator<\/strong>, <strong>Frank Ocean<\/strong> e soci scatenano l&#8217;inferno, fino a provocare una memorabile stage invasion collettiva, degna conclusione della tre giorni catalana.<\/p>\n<p align=\"left\">Mentre Pitchfork \u00e8 tenuto in ostaggio dalla folla, nelle altre location si alternano <strong>Dj Shadow <\/strong>con il suo ultimo e atteso live pensato per un dispositivo sferico, e il dubstep oscuro di <strong>Darkstar<\/strong>, mentre la chiusura del festival viene lasciata all&#8217;Hyperdub con <strong>Kode9 and the Space Ape<\/strong>.<\/p>\n<p align=\"left\">A conti fatti, l&#8217;edizione 2011 si conferma come uno dei migliori Festival europei assieme ad ATP, e ad un mese di distanza, resta emblema del giusto senso di nostalgia ed emozione, il live di <strong>Jamie Smith<\/strong>, produttore enfant prodige \u0096 gi\u00e0 mente dei <strong>The XX<\/strong> \u0096 che nel set di venerd\u00ec notte ha suonato il suo remix di <em>I&#8217;ll take care of you<\/em> di Gil Scott-Heron proprio mentre a New York the <em>Godfather <\/em> si spegneva all&#8217;et\u00e0 di 62 anni.<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"left\"><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.primaverasound.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.primaverasound.com\/<\/a><\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se sulla carta sembrava impossibile conciliare un numero tanto vasto di gruppi storicamente cos&#8221; diversi in un unico evento, l&#8217;operazione &#8216;back to the present&#8217; del Primavera Sound 2011 (http:\/\/www.primaverasound.com\/) riesce a centrare in pieno il bersaglio. 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