{"id":10871,"date":"2011-07-05T12:00:00","date_gmt":"2011-07-05T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-066\/offf-2011-year-zero-in-which-sense\/"},"modified":"2020-12-11T10:51:18","modified_gmt":"2020-12-11T09:51:18","slug":"offf-2011-year-zero-in-which-sense","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-066\/offf-2011-year-zero-in-which-sense\/","title":{"rendered":"Offf 2011. Anno Zero, Ma In Che Senso?"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">L<strong>&#8216;OFFF, il festival internazionale <\/strong>del web design, graphic animation e della cultura post-digitale, \u00e8 tornato a Barcellona. E non certo perch\u00e9 durante i suoi tre anni all&#8217;estero non abbia raggiunto i suoi obiettivi, come tiene a sottolineare<strong> Iv\u00e1n de la Nuez<\/strong>, direttore del Dipartimento delle Attivit\u00e0 Culturali del <strong>CCCB, il Centro di Cultura Contemporanea di Barcellona<\/strong>. Rivendicare la paternit\u00e0 di un evento di grande successo \u00e8 perfettamente comprensibile, ma \u00e8 anche in linea con la politica di una citt\u00e0 che sempre pi\u00f9 tende a farsi brand dell&#8217;industria culturale, sfavorendo in molti casi le tendenze artistiche minori, per quanto significative e impegnate.<\/p>\n<p>L&#8217;immagine dell&#8217;edizione di quest&#8217;anno, considerata dal festival la migliore di tutti tempi, \u00e8 basata sul tema dell&#8217; &#8220;Anno zero&#8221;, uno scenario postapocalittico concepito da<strong> Ignore<\/strong> (<a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.ignorethisweb.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.ignorethisweb.com\/<\/a>), che ha creato anche un falso trailer sul sito web<a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.barcelonayearzero.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"> http:\/\/www.barcelonayearzero.com\/<\/a>. L&#8217;estetica \u00e8 ispirata alle nuove mode hollywoodiane che, non contente dei disaster movie, adesso si divertono a propinarci il dopo catastrofe. C&#8217;\u00e8 da augurarsi che ogni possibile metafora e riferimento a stati d&#8217;animo reali non sia puramente casuale.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Off-2011-02.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38394\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Off-2011-02.png\" alt=\"numero66_ Off 2011 02\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Off-2011-02.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Off-2011-02-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p>\u00c8 pi\u00f9 che noto che la produzione di un evento del calibro dell&#8217;<strong>OFFF<\/strong> non pu\u00f2 aver luogo nell&#8217;arco di poche settimane, ma quest&#8217;anno, a pochi passi da Pla\u00e7a Catalunya e con in mente le immagini della furia della polizia contro i manifestanti pacifici in varie citt\u00e0 spagnole e le drammatiche previsioni che suggeriscono un mondo sempre pi\u00f9 ostinato ad annullare i diritti fondamentali dei normali cittadini, entrando al CCCB ci si sentiva fuori dalla realt\u00e0 nel momento meno opportuno. In un momento in cui \u00e8 diventato particolarmente urgente riflettere, tra le varie cose, su quanto il diritto all&#8217;evasione non sia diventato un&#8217;egida dietro la quale nascondersi per fuggire dalle nostre responsabilit\u00e0 non solo di individui, ma soprattutto di membri di una societ\u00e0.<\/p>\n<p>Lo spazio del <strong>Centro di Cultura Contemporanea<\/strong> in condizioni normali intimo e accogliente, nonostante la disponibilit\u00e0 di nuovi spazi aperti di recente, \u00e8 letteralmente collassato sotto il peso di quest&#8217;edizione carica di celebrazioni della tecnica in molte occasioni a discapito del messaggio. Eventi in contemporanea, moltiplicazione degli schermi e streaming di ottima qualit\u00e0 non sono riusciti a evitare code pressanti, divieti di accesso e legittime lamentele. Meno male che tutto sommato il pubblico \u00e8 stato paziente, forse perch\u00e9 formato per la maggior parte da giovani designer stranieri pieni di sogni, che approfittavano delle attese per conoscersi e scoprire di condividere il desiderio di lavorare in un&#8217;agenzia dove si facciano cose &#8220;pi\u00f9 creative&#8221;.<\/p>\n<p>A loro era certamente diretta questa edizione del festival, che per le conferenze e per il materiale di diffusione ha utilizzato esclusivamente la lingua inglese; una scelta che ha eliminato dal pubblico potenziale pi\u00f9 della met\u00e0 degli spagnoli, ma che stride con la grande attenzione riservata al contesto iberico. Il festival ha infatti invitato <em>talent scout<\/em> di livello internazionale e ha offerto alle agenzie locali la possibilit\u00e0 di presentare il loro lavoro sia nell&#8217;ambito del programma dell&#8217;<strong>Open Room<\/strong> sia sul libero palcoscenico dello<strong> Speaker Corner<\/strong>, allestito nello spazio all&#8217;aperto dedicato alla socializzazione, alla ristorazione e al vivace mercatino.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Off-2011-03.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38395\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Off-2011-03.png\" alt=\"numero66_ Off 2011 03\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Off-2011-03.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Off-2011-03-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p>In ogni caso, questo pubblico, selezionato ma enorme, 2.500 persone in tre giorni, non \u00e8 certamente rimasto deluso dal ricco programma del festival: <strong>Erik Spiekermann, Eboy, Stefan Sagmeister, Marian Bantjes, The Mill, Soon in Tokyo<\/strong>, solo per citarne alcuni. Spulciando nel programma, coloro che fossero alla ricerca di proposte meno commerciali potevano incontrare qua e l\u00e0 personaggi anomali di particolare interesse, ad esempio due icone contemporanee come l&#8217;olandese <strong>Han Hoogerbrugge (<a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.hoogerbrugge.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.hoogerbrugge.com\/<\/a>)<\/strong>, famoso per le sue animazioni ormai da pi\u00f9 di dieci anni, e l&#8217;americano <strong>Aaron Koblin (<a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.aaronkoblin.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.aaronkoblin.com\/<\/a>)<\/strong>, noto sperimentatore delle nuove tecnologie per la Rete pi\u00f9 conteso dei nostri giorni.<\/p>\n<p>Incontrare dal vivo <strong>Han Hoogerbrugge<\/strong> \u00e8 come imbattersi improvvisamente nell&#8217;incarnazione del personaggio in giacca e cravatta che si \u00e8 sempre seguito nel cyberspazio. Il suo autoritratto \u00e8 apparso per la prima volta sul Web nel 1996, nella serie <em>Modern Living<\/em>, inizialmente realizzata in forma di gif animati e successivamente in brevi animazioni Flash. Senza pretendere di aggiungere un&#8217;interattivit\u00e0 complessa, Han nascondeva dietro un semplice clic i risvolti pi\u00f9 nevrotici e assurdi dei momenti apparentemente ordinari dell&#8217;esistenza umana.<\/p>\n<p>Nel corso degli anni, i suoi lavori sul Web hanno subito un&#8217;evoluzione che non li ha mai privati del loro marchio di fabbrica: il<em> black humor<\/em>, la linearit\u00e0 del tratto, i protagonisti e le loro idiosincrasie. <em>Hotel,<\/em> per esempio, propone l&#8217;esplorazione di uno spazio misterioso diretto da un diabolico medico e popolato per la prima volta da pi\u00f9 personaggi. <em>Pro Stress<\/em>, il suo ultimo lavoro, torna alla dimensione del personaggio unico e autobiografico proponendo quotidianamente brevi strisce satiriche su fatti di cronaca.<\/p>\n<p>Queste opere, nonostante siano sempre state eseguite dall&#8217;artista senza percepire un compenso, hanno attirato l&#8217;attenzione sul suo stile tagliente e personale, procurandogli incarichi come la serie di viral realizzata per MTV o i videoclip di gruppi come <strong>The Young Punx, Pet Shop Boys e Dead Man Ray<\/strong>, e trasformandolo in uno degli autori dedicati all&#8217;intrattenimento intelligente migliori del Web. Recentemente, Hoogerbrugge \u00e8 anche uscito dal mondo virtuale, non solo producendo oggetti, cartoline, adesivi, magliette e libri, di cui ama l&#8217;odore, assente nei lavori concepiti esclusivamente per lo schermo, ma anche esponendo le sue opere in spazi dedicati all&#8217;arte, come<strong> Le Cabinet <\/strong>di Parigi o la<strong> Sala Parpall\u00f3<\/strong> di Valencia. In questa occasione, ha potuto saggiare l&#8217;effetto che le sue animazioni generano quando vengono proposte a grande dimensione, purtroppo per\u00f2 non ha sperimentato forme di interattivit\u00e0 che vadano pi\u00f9 in l\u00e0 del clic del mouse.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Off-2011-04.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38396\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Off-2011-04.png\" alt=\"numero66_ Off 2011 04\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Off-2011-04.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Off-2011-04-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Un altro ospite d&#8217;eccezione \u00e8 stato, come dicevamo, <strong>Aaron Koblin<\/strong>, che con <strong>Filip Visnjic, Eduard Prats Moliner e Mr Doob<\/strong> ha anche condotto un interessante workshop nell&#8217;ambito del festival. Aaron \u00e8, tra i mille suoi progetti sviluppati negli ultimi anni, l&#8217;autore ultimamente di tre videoclip musicali divenuti fenomeni di culto: <em>The Johnny Cash Projec<\/em>t, un progetto partecipativo dedicato al cantautore ormai scomparso; <em>The Wilderness Downtown<\/em>, un esperimento di film interattivo in HTML 5 su regia di <strong>Chris Milk<\/strong>, musica degli Arcade Fire e sviluppo tecnologico del Google Tech Team; il videoclip di <em>House of Cards<\/em> dei Radiohead, realizzato con laser e sensori e rilasciato come codice open source su Google Code.<\/p>\n<p>Koblin \u00e8 anche noto per le sue sperimentazioni nell&#8217;ambito del <em>crowdsourcing<\/em>, in particolare con la piattaforma <strong>Mechanical Turk<\/strong> di Amazon; in questo modo ha composto <em>Bicycle Built for Two Thousand<\/em>, una versione collettiva in rete della canzone <em>Daisy Bell <\/em>, l&#8217;immagine di un biglietto da 100 dollari (<em>Ten Thousand Cents<\/em>) e un irresistibile gregge di pecore &#8220;girate verso sinistra&#8221;, <em>The Sheep Market<\/em>. Qualche mese fa, ha realizzato inoltre un altro film interattivo, <em>3 dreams of black<\/em>, sempre su regia di <strong>Chris Milk<\/strong>, che dimostra le potenzialit\u00e0 della nuova tecnologia <strong>WebGL<\/strong>, in grado di permettere l&#8217;uso della grafica 3D all&#8217;interno dei browser web senza la necessit\u00e0 di <em>plug-in<\/em>.<\/p>\n<p>Nell&#8217;ambito del programma multimediale <strong>OFFFM\u00e0tica<\/strong>, il festival ha anche proposto la mostra <em>Other mirrors<\/em>, che \u00e8 continuata durante tutta la settimana successiva in occasione del <strong>S\u00f3nar<\/strong>. In un&#8217;epoca che sociologi del calibro di <strong>Richard Sennett e Jean Lipovetsky <\/strong>definiscono gravemente narcisista, \u00e8 stato interessante gettare uno sguardo sulla proliferazione di lavori che permettono di utilizzare la tecnologia per guardare, fotografare, studiare e manipolare la propria immagine. Tra gli artisti rappresentati, figuravano l&#8217;immancabile <strong>Joshua Davis, Kyle McDonald, Zach Lieberman, Theo Watson e Daito Manabe<\/strong>.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Off-2011-05.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38397\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Off-2011-05.png\" alt=\"numero66_ Off 2011 05\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Off-2011-05.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Off-2011-05-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Ma l&#8217;opera che probabilmente si \u00e8 distinta maggiormente \u00e8 stata <em>0,16<\/em>, un&#8217;installazione costruita con un proiettore di luce e un pannello di carta trasparente che trasforma l&#8217;ombra dello spettatore in una sagoma di pixel a bassa risoluzione. Il suo autore <strong>Aram Bartholl<\/strong> (<a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/datenform.de\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/datenform.de\/<\/a>), giovane architetto tedesco membro di<strong> Free Art &amp; Technologies<\/strong> (<a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/fffff.at\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/fffff.at\/<\/a>) una rete di artisti, ingegneri, scienziati, avvocati e musicisti impegnati ad arricchire il dominio pubblico con opere tecnologiche e creative distribuite con licenze gratuite, negli ultimi anni \u00e8 diventato particolarmente noto per le sue opere di carattere attivista e partecipativo, come gli<em> Speed Show<\/em> di cui abbiamo parlato nell&#8217;articolo sul festival<\/p>\n<p><strong>The Influencers<\/strong> nel numero di maggio 2011 di &#8220;Digimag&#8221; <a class=\"testo_iframebold\" href=\"https:\/\/digicult.it\/digimag\/article.asp?id=2053\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">(https:\/\/digicult.it\/digimag\/article.asp?id=2053)<\/a>, o <em>Dead Drops<\/em> (<a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/deaddrops.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/deaddrops.com\/<\/a>), una rete aperta di condivisione di file P2P nello spazio pubblico formata da memorie USB installate nei muri della citt\u00e0. Questo progetto ha ricevuto una menzione d&#8217;onore al <strong>Prix Ars Electronica 2011<\/strong>. La mostra ha proposto anche una serie di lavori online di cui si possono trovare i link nella pagina del sito web del S\u00f3nar dedicata alla mostra (<a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/2011.sonar.es\/en\/programa-multimedia-offfmatica.php\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/2011.sonar.es\/en\/programa-multimedia-offfmatica.php<\/a>).<\/p>\n<p>Il programma del festival ha incluso anche alcune proiezioni, nello spazio Cinexin. Tra queste, <strong>David Marcinkowski <\/strong>ha presentato il suo esperimento di live cinema <em>Sufferrosa<\/em> (<a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.sufferrosa.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.sufferrosa.com\/<\/a>), un colossale e pluripremiato film noir interattivo, ispirato ad <em>Alphaville<\/em> di Jean Luc Godard e composto da 110 scene, 3 finali alternativi, 25 attori, 25 location e una colonna sonora d&#8217;eccezione.<\/p>\n<hr \/>\n<p><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/offf.ws\/bcn2011\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/offf.ws\/bcn2011\/<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;OFFF, il festival internazionale del web design, graphic animation e della cultura post-digitale, \u008f tornato a Barcellona. 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Rivendicare la paternit\u0088 di un evento di grande successo \u008f perfettamente comprensibile, ma \u008f anche in linea con la politica di una citt\u0088 che sempre pi\u009d tende a farsi brand dell'industria culturale, sfavorendo in molti casi le tendenze artistiche minori, per quanto significative e impegnate.[:]","og_url":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-066\/offf-2011-year-zero-in-which-sense\/","og_site_name":"Digicult | Digital Art, Design and Culture","article_published_time":"2011-07-05T12:00:00+00:00","article_modified_time":"2020-12-11T09:51:18+00:00","og_image":[{"width":680,"height":496,"url":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero66_-Off-2011-01.png","type":"image\/png"}],"author":"Barbara Sansone","twitter_misc":{"Scritto da":"Barbara Sansone","Tempo di lettura stimato":"15 minuti"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-066\/offf-2011-year-zero-in-which-sense\/","url":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-066\/offf-2011-year-zero-in-which-sense\/","name":"Offf 2011. 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