{"id":10869,"date":"2011-05-30T12:00:00","date_gmt":"2011-05-30T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-065\/new-proposals-at-loop-2011-from-performance-to-mobile-art\/"},"modified":"2020-11-02T17:04:39","modified_gmt":"2020-11-02T16:04:39","slug":"new-proposals-at-loop-2011-from-performance-to-mobile-art","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-065\/new-proposals-at-loop-2011-from-performance-to-mobile-art\/","title":{"rendered":"Nuove Proposte Al Loop 2011. Dalla Performance Alla Mobile Art"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"left\"><em>&#8220;Viviamo in un mondo saturo di immagini: viviamo nell&#8217;immagine e l&#8217;immagine ci vive e ci fa vivere.&#8221; &#8211; Joan Fontcuberta<\/em><\/p>\n<p align=\"left\"><span lang=\"it-IT\">La primavera di Barcellona \u00e8 stata investita da una nuova edizione del <\/span><span lang=\"it-IT\"><strong>LOOP<\/strong><\/span><span lang=\"it-IT\">, la nona per la precisione, il festival\/fiera di videoarte pi\u00f9 trascinante della contemporaneit\u00e0. <strong>LOOP<\/strong> \u00e8 oramai inarrestabile: un evento completo, dinamico, eterogeneo; un appuntamento fisso al quale non si pu\u00f2 mancare. <\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span lang=\"it-IT\">Senza le pretese di una Biennale, senza propagande altisonanti,<strong> LOOP<\/strong> riesce a sconvolgere positivamente la citt\u00e0 catalana e a trasformarla, per un momento, nella capitale mondiale della videoarte. Delle sue particolari dinamiche, della sua storia e della sua intima relazione con la citt\u00e0 di Barcellona avevamo gi\u00e0 parlato con i suoi tre direttori, <\/span><span lang=\"it-IT\"><strong>Carlos Dur\u00e1n<\/strong><\/span><span lang=\"it-IT\">, <\/span><span lang=\"it-IT\"><strong>Emilio \u00c1lvarez<\/strong><\/span><span lang=\"it-IT\">, <\/span><span lang=\"it-IT\"><strong>Lluci\u00e1 Homs<\/strong><\/span><span lang=\"it-IT\">, in un&#8217;intervista pubblicata su questa stessa rivista lo scorso anno.<\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><span lang=\"it-IT\">L&#8217;edizione 2011 non ha tradito le aspettative. Tanti gli eventi in cartellone, tanti gli spazi che hanno dedicato parte della loro programmazione e delle loro sale espositive alle nuove proposte artistiche e creative dedicate all&#8217;immagine in movimento. Riuscire a seguire e a vedere dettagliatamente le numerosissime esposizioni e proiezioni \u00e8 compito arduo, se non addirittura impossibile. Migliaia di ore di video sparse tra centri d&#8217;arte, hotel, gallerie e una miriade di luoghi informali, tracciano una geografia audiovisiva complessa, eterogenea, molteplice e sempre attenta a creare nuove prospettive critiche ed estetiche. Un percorso incompleto, cosciente dell&#8217;impossibilit\u00e0 di osservare minuziosamente il tutto, ma senza dubbio pieno di tappe stimolanti e innovative, mi ha condotto tra le numerose proposte del programma<strong> LOOP 2011<\/strong>.<\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/numero65_-New-Proposal-02.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38334\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/numero65_-New-Proposal-02.png\" alt=\"numero65_ New Proposal 02\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/numero65_-New-Proposal-02.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/numero65_-New-Proposal-02-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\">L&#8217;<strong>Arts Santa Monica<\/strong>, il centro nel quale si \u00e8 inaugurato il festival, ha ospitato la mostra <em>Experimental Station: For a Performative Cinema<\/em>, una serie di video selezionati da <strong>Pascale Cassagnau<\/strong>, curatrice del <strong>Centre National des Arts Plastiques<\/strong> di Parigi. La performance diviene un codice e uno spazio di sperimentazione nel quale la ricerca della &#8220;rottura disciplinare&#8221;, o la transdisciplinariet\u00e0, tra videoarte, teatro e performance si trovano alla base del progetto. Tra le opere di videoarte presenti nello spazio <em>El Balc\u00f3<\/em> del Santa M\u00f2nica, mi sembra interessante citare <em>Wild Boy<\/em>, di <strong>Guy Ben-Ner<\/strong>.<\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\">L&#8217;opera allude in chiave parodica al film <em>L&#8217;Enfant Sauvage<\/em> di <strong>Fran\u00e7ois Truffaut<\/strong>. Nel video si succedono una serie di scene in cui l&#8217;artista\/attore sottopone il figlio Amir a tecniche educative e pedagogiche bizzarre e stravaganti. Il video pu\u00f2 ricordare \u0096 per la sua ironia e per la sua forma narrativa &#8211; anche la serie di <em>&#8220;<\/em>esercizi domestici&#8221;, le famose <em>Azioni in Casa<\/em>, del duo spagnolo Bestu\u00e9\/Vives. Nello stesso spazio meritano attenzione alcuni video di <strong>Alexandre P\u00e9rigot<\/strong> nei quali un gruppo di performers e ballerini riproducono le cadute tipiche dei personaggi dei videogiochi, <em>Kill Kill Chor\u00e9graphie,<\/em> o le coreografie e le scene di battaglia caratteristiche dei film d&#8217;azione asiatici, <em>Synopsis Catharsis.<\/em><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><span lang=\"it-IT\">La <\/span><span lang=\"it-IT\"><strong>Casa Asia<\/strong><\/span><span lang=\"it-IT\"> \u00e8 un altro degli spazi storici della citt\u00e0 che gi\u00e0 in altre occasioni ha ospitato nel suo splendido edificio sulla Diagonal le proiezioni del Festival LOOP. In quest&#8217;occasione, con la curatela di <\/span><span lang=\"it-IT\"><strong>Jinsuk Suh<\/strong><\/span><span lang=\"it-IT\">, <\/span><span lang=\"it-IT\"><strong>Menene Gras<\/strong><\/span><span lang=\"it-IT\"> e <\/span><span lang=\"it-IT\"><strong>Benjamin Weil<\/strong><\/span><span lang=\"it-IT\">, la Casa Asia ha presentato la mostra <\/span><span lang=\"it-IT\"><em>Move on Asia. The End of Videoart<\/em><\/span><span lang=\"it-IT\">. Il progetto ha raccolto opere di videoarte asiatica provenienti da Australia, Cina, Hong Kong, India, Indonesia, Giappone, Corea, Filippine, Singapore, Tailandia, Taiwan e Vietnam, e prodotte negli ultimi 10 anni, dal 2001 al 2010.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span lang=\"it-IT\">Una selezione di numerosi video<\/span><span lang=\"it-IT\">, distribuiti su tre piani del palazzo modernista <\/span><span lang=\"it-IT\"><strong>Bar\u00f3 de Quadras<\/strong><\/span><span lang=\"it-IT\">, \u00e8 il frutto di un intenso lavoro di collaborazione tra <\/span><span lang=\"it-IT\"><strong>Casa Asia<\/strong><\/span><span lang=\"it-IT\">, la <\/span><span lang=\"it-IT\"><strong>LABoral<\/strong><\/span><span lang=\"it-IT\"> di <\/span><span lang=\"it-IT\"><strong>Gij\u00f3n<\/strong><\/span><span lang=\"it-IT\"> e lo spazio <\/span><span lang=\"it-IT\"><strong>LOOP Seul<\/strong><\/span><span lang=\"it-IT\">, Corea del Sud. Lo spazio coreano, gestito da <\/span><span lang=\"it-IT\"><strong>Jinsuk Suh<\/strong><\/span><span lang=\"it-IT\">, ha organizzato negli ultimi cinque anni il festival di videoarte <\/span><span lang=\"it-IT\"><strong>Move on Asia<\/strong><\/span><span lang=\"it-IT\"> a Seul \u0096 un evento che conta la collaborazione di diversi critici e curatori dell&#8217;area asiatica e che rappresenta il nucleo della produzione artistica asiatica.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/numero65_-New-Proposal-03.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38335\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/numero65_-New-Proposal-03.png\" alt=\"numero65_ New Proposal 03\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/numero65_-New-Proposal-03.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/numero65_-New-Proposal-03-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><span lang=\"it-IT\"> Il primo decennio del XXI secolo si contraddistingue, tra le altre cose, per un evidente cambio negli equilibri economici, geopolitici e culturali del globo<\/span><span lang=\"it-IT\"> e il continente asiatico si presenta, in questo contesto di trasformazioni, come uno dei protagonisti pi\u00f9 attivi. La scena artistica e creativa segue evidentemente questa tendenza, sia in termini di mercato che di produzione.<\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><span lang=\"it-IT\"> Tra le opere presenti nella mostra di Barcellona \u00e8 doveroso menzionare il lavoro di <\/span><span lang=\"it-IT\"><strong>Sheih-Jen Chen<\/strong><\/span><span lang=\"it-IT\">, <\/span><span lang=\"it-IT\"><em>Factory<\/em><\/span><span lang=\"it-IT\">, Taiwan 2003, un intenso video dove il silenzio rafforza il sottile e lento movimento all&#8217;interno delle fabbriche taiwanesi, creando un flusso d&#8217;immagini poetiche, ma allo stesso tempo angoscianti, che descrivono il lavoro e la vita di molte donne in questi enormi spazi industriali. Un altro video da non perdere \u00e8 la monumentale opera <\/span><span lang=\"it-IT\"><em>Microcosm<\/em><\/span><span lang=\"it-IT\"> del cinese <\/span><span lang=\"it-IT\"><strong>Miao Xiaochun<\/strong><\/span><span lang=\"it-IT\">. Una rivisitazione in chiave 3-D del <\/span><span lang=\"it-IT\"><em>&#8220;Giardino delle Delizie&#8221;<\/em><\/span><span lang=\"it-IT\"> di <\/span><span lang=\"it-IT\"><strong>Hieronymus Bosch<\/strong><\/span><span lang=\"it-IT\">; un&#8217;opera sorprendente in cui l&#8217;artista sovrappone e mescola immagini classiche, estetiche distinte, fantasia e realt\u00e0 in un grande collage digitale.<\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><span lang=\"it-IT\">Il titolo della mostra suggerisce anche un sottile riferimento alle molteplici possibilit\u00e0 che i nuovi strumenti audiovisivi offrono all&#8217;arte e alla creativit\u00e0 contemporanea. <\/span><span lang=\"it-IT\"><em>The End of Videoart<\/em><\/span><span lang=\"it-IT\"> fa infatti riferimento alla fine di una categoria chiusa e all&#8217;inizio di un&#8217;espansione creativa, estetica, tecnica e tecnologica. <\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><span lang=\"it-IT\">In questa visione di apertura alle nuove tecniche e ai nuovi strumenti audiovisivi, si inserisce la prima mostra realizzata a Barcellona sulle nuove pratiche artistiche eseguite attraverso l&#8217;uso dei telefoni cellulari.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span lang=\"it-IT\"><em>Mobile Art. Experiencias m\u00f3viles<\/em><\/span><span lang=\"it-IT\">, presentata negli spazi della <\/span><span lang=\"it-IT\"><strong>Fondazione Francisco Godia<\/strong><\/span><span lang=\"it-IT\"> e curata da <\/span><span lang=\"it-IT\"><strong>Lorea Iglesias<\/strong><\/span><span lang=\"it-IT\">, offre una panoramica generale su queste nuove vie di espressione tra le quali sono state incluse opere di fotografia, video, performance e istallazione, ma offre soprattutto l&#8217;occasione per riflettere sulle diverse implicazioni di queste nuove possibilit\u00e0 tecniche.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/numero65_-New-Proposal-04.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38336\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/numero65_-New-Proposal-04.png\" alt=\"numero65_ New Proposal 04\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/numero65_-New-Proposal-04.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/numero65_-New-Proposal-04-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><span lang=\"it-IT\"> Non \u00e8 un caso che il giorno precedente l&#8217;inaugurazione della mostra, sul supplemento <strong>Cultura\/s<\/strong> de <strong>La Vanguardia<\/strong>, uno degli inserti culturali pi\u00f9 diffusi e letti nella capitale catalana, sia stato pubblicato un importante articolo\/dossier del fotografo e critico <strong>Joan Fontcuberta<\/strong>. Il <em>Manifesto Postfotografico<\/em>, questo il itolo dell&#8217;articolo, proclama l&#8217;espansione del campo artistico, l&#8217;avvento di un&#8217;era <em>&#8220;<\/em>post-fotografica<em>&#8220;<\/em> nella quale stanno cambiando radicalmente i concetti di produzione, uso e circolazione delle immagini. <\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><span lang=\"it-IT\">\u00c8 l&#8217;annuncio a chiare lettere della nascita del cittadino-fotografo. \u00c8 la proclamazione del mezzo telefonico\/fotografico, dello <em>smartphone<\/em>, della tecnologia multimediale, come nuovo strumento artistico che stravolge i canoni comunicativi e promuove nuove forme creative, nuovi gesti, nuovi tempi e nuovi spazi per captare la realt\u00e0 circostante. <\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><span lang=\"it-IT\">La mostra della <\/span><span lang=\"it-IT\"><strong>Fondazione Godia<\/strong><\/span><span lang=\"it-IT\"> ci mette davanti a questa realt\u00e0 incontrastata: un mondo dove la produzione di immagini si \u00e8 moltiplicata senza limiti; un paese, la Spagna, dove il numero di telefonini ha superato il numero di abitanti, 50 milioni contro 47; un mezzo, il <\/span><span lang=\"it-IT\"><em>mobile<\/em><\/span><span lang=\"it-IT\">, che \u00e8 ormai una naturale estensione del nostro corpo, che invade la nostra quotidianit\u00e0 e che chiaramente stimola la curiosit\u00e0 e la creativit\u00e0 degli artisti. Immediatezza e spontaneit\u00e0 sono i primi effetti di questa trasformazione tecnica. <\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><span lang=\"it-IT\">La &#8220;tascabilit\u00e0&#8221; del mezzo produce un linguaggio universale dell&#8217;immagine, illimitata e quotidiana, che si fonda pi\u00f9 su caratteristiche di tipo sociale piuttosto che estetico. Il lavoro di <strong>Pere Cortacans<\/strong>, <em>365 days of phone.tography<\/em>, le <em>Micrograf\u00edas<\/em> di <strong>Javier Casta\u00f1eda<\/strong> o le <em>IPhonegraf\u00edas<\/em> di <strong>David de Haro<\/strong> costituiscono una narrativa del quotidiano e dell&#8217;immediatezza del momento che sono senza dubbio figlie delle trasformazioni tecnico\/sociali del presente, ma che non annunciano un cambio estetico radicale. L&#8217;espansione del mezzo fotografico digitale produce semmai quell&#8217;estetica <em>amateur<\/em>, propria del cittadino-fotografo, di cui parla Joan Fontcuberta. <\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><span lang=\"it-IT\">Tra le altre opere presenti nella mostra bisogna menzionare il noto progetto <em>megafone.net<\/em>, di <strong>Antoni Abad<\/strong><\/span><span lang=\"it-IT\">, tra i primi ad usare il telefono cellulare come mezzo di produzione audiovisiva. Grazie alla tecnologia GPS e a una piattaforma su Internet, <strong>Antoni Abad<\/strong> ha creato una rete di diversi collettivi, sparsi in vari paesi tra Europa e America Latina, capaci di registrare la loro quotidianit\u00e0, i propri desideri e le proprie necessit\u00e0 e creare cos\u00ec una struttura audiovisiva di informazione alternativa. L&#8217;aspetto sociale del lavoro ideato da Antoni Abad \u00e8 sicuramente quello predominante: le interazioni, le collaborazioni e i processi partecipativi scaturiti da questo progetto, rimarcano il potenziale della tecnologia mobile e danno forma a un megafono digitale capace di dar voce e visibilit\u00e0 a collettivi situati al margine della societ\u00e0.<\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/numero65_-New-Proposal-05.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38337\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/numero65_-New-Proposal-05.png\" alt=\"numero65_ New Proposal 05\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/numero65_-New-Proposal-05.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/numero65_-New-Proposal-05-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><span lang=\"it-IT\"> Attraverso la mostra <\/span><span lang=\"it-IT\"><strong>Mobile Art<\/strong><\/span><span lang=\"it-IT\">, le proposte della nuova videoarte asiatica, i lavori che riflettono sui legami tra performance teatro e video &#8211; e gli altri innumerevoli eventi realizzati nella cornice del LOOP &#8211; il festival di Barcellona dimostra ancora una volta la sua viva attenzione nei confronti delle realt\u00e0 artistiche e creative pi\u00f9 attuali del mondo dell&#8217;immagine e rafforza il suo ruolo nel panorama culturale europeo e mondiale.<\/span><\/p>\n<hr \/>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"JUSTIFY\"><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.loop-barcelona.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.loop-barcelona.com\/<\/a><\/p>\n<p><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.artssantamonica.cat\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.artssantamonica.cat\/<\/a><\/p>\n<p><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.casaasia.es\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.casaasia.es\/<\/a><\/p>\n<p><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.fundacionfgodia.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.fundacionfgodia.org\/<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La primavera di Barcellona \u008f stata investita da una nuova edizione del LOOP, la nona per la precisione, il festival\/fiera di videoarte pi\u009d trascinante della contemporaneit\u0088. 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