{"id":10868,"date":"2011-05-30T12:00:00","date_gmt":"2011-05-30T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-065\/shoot-me-from-linz-to-venice-videoludica-and-the-italian-game-art\/"},"modified":"2020-11-02T17:04:34","modified_gmt":"2020-11-02T16:04:34","slug":"shoot-me-from-linz-to-venice-videoludica-and-the-italian-game-art","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-065\/shoot-me-from-linz-to-venice-videoludica-and-the-italian-game-art\/","title":{"rendered":"Sparami Da Linz A Venezia"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">Game Art, ossia la branchia dell&#8217;arte contemporanea ispirata dai videogames. Pu\u00f2 essere una modifica artistica di un videogame commerciale esistente o un gioco del tutto nuovo (<em>artgame<\/em>), ma pu\u00f2 presentarsi anche come una forma d&#8217;arte molto pi\u00f9 tradizionale: un dipinto, una fotografia, un video o una performance. In generale, nel momento in cui si crea l&#8217;opera d&#8217;arte e poi la si presenta dinanzi ad un pubblico, per la Game Art diventano essenziali l&#8217;estetica, la tecnica e la cultura provenienti dal mondo dei videogames.<\/p>\n<p>I<span lang=\"it-IT\">l primo esempio conosciuto di Game Art venne presentato all&#8217;<strong>Ars Electronica<\/strong> di Linz nel 1995. L&#8217;artista <strong>Orhan Kipcak<\/strong> aveva creato una modifica artistica del noto First Person Shooter videogame<\/span> <span lang=\"it-IT\"><em>Doom<\/em> , da lui ribattezzato <em>Arsdoom<\/em>.<em> Arsdoom<\/em> era un livello completamente nuovo di Doom, una ricostruzione della mostra Brucknerhaus dove il giocatore poteva visitare la mostra virtuale, combattere contro gli artisti, distruggere l&#8217;opera in esposizione o creare la propria opera d&#8217;arte con l&#8217;aiuto di diversi strumenti trovati nell&#8217;edificio.<\/span><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/numero65_-Shoot-me-02.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38339\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/numero65_-Shoot-me-02.png\" alt=\"numero65_ Shoot me 02\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/numero65_-Shoot-me-02.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/numero65_-Shoot-me-02-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><span lang=\"it-IT\"> Questi primi esperimenti artistici con i videogames non differivano poi cos\u00ec tanto dagli <em>hack<\/em> e <em>mod<\/em> realizzati da giocatori abituali sparsi per il mondo. Il genere First Person Shooter \u00e8 esploso letteralmente con <em>Doom<\/em> e come con quest&#8217;ultimo, anche questi nuovi giochi venivano dotati di semplici strumenti per la creazione di nuovi livelli, personaggi e ambienti. Nel 1999, <strong>Anne-Marie Schleiner<\/strong> cur\u00f2 la mostra <em>Cracking the Maze: Game Plug-ins and Patches as Hacker Art,<\/em><\/span><span lang=\"it-IT\"> alla quale non parteciparono solo gli artisti ma anche dei veri e propri giocatori in grado di entrare all&#8217;interno dei videogame e modificarli. All&#8217;inizio di quello stesso anno, <strong>Konrad Becker <\/strong>diede il via alla mostra <em>Synreal: The Unreal Modification<\/em> presso l&#8217;<\/span><span lang=\"en-GB\">I<\/span><span lang=\"en-GB\">nstitut f\u00fcr Neue Kulturtechnologien<\/span> <span lang=\"it-IT\">di Vienna.<\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><em>Synreal<\/em> era una mostra sulle modifiche apportate ai pi\u00f9 popolari giochi <em>Unreal<\/em>. <em>Unreal<\/em> \u00e8 diventato un videogame molto popolare tra gli artisti per la sua struttura grafica molto semplice, da modificare con il supporto di vari strumenti. La stretta connessione tra modifiche artistiche e modifiche realizzate da un semplice giocatore, \u00e8 probabilmente una delle spiegazioni plausibili per cui questa nuova forma d&#8217;arte, ai suoi inizi, non ha avuto successo sulla scena artistica internazionale. A quel tempo c&#8217;era ancora un forte scetticismo nei confronti dei videogames come forma di cultura. In media, I videogames venivano descritti come degli intrattenimenti di massa pieni di violenza, sangue, poco salutari e pericolosi per i giovani, e l&#8217;idea che dai videogames potesse scaturire una forma d&#8217;arte era impensabile.<\/p>\n<p align=\"left\">Abbiamo dovuto aspettare il 2002 per poter parlare di progresso per la Game Art in ambito internazionale. Fu il new media artist cinese<strong> Feng Mengbo<\/strong> a presentare a<strong> Documenta 11<\/strong> il suo lavoro <em>Q40<\/em>, una modifica del gioco <em>Quake<\/em>. Il passo successivo nel processo di riconoscimento della Game Art nel mondo dell&#8217;arte fu la <strong>Biennale del Whitney<\/strong> nel 2004, grazie a due opere della Game Art incluse nel programma. La prima ad opera di <strong>The Velvet strike team (Anne-Marie Schleiner, Joan Leandre, Brody Condon),<\/strong> i quali realizzarono dei dipinti con lo spray per il gioco <em>Counterstrike<\/em>, per far passare, tramite un gioco di guerra, un messaggio contro la guerra stessa. L&#8217;altra, fu una opera diventata oggi un classico: il <em>Super Mario Cloud<\/em> realizzato da <strong>Cory Arcangel<\/strong>, una cartuccia NES hackerata da cui l&#8217;artista aveva rimosso ogni oggetto grafico ad eccezione delle nuvole bianche in movimento.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/numero65_-Shoot-me-03.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38340\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/numero65_-Shoot-me-03.png\" alt=\"numero65_ Shoot me 03\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/numero65_-Shoot-me-03.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/numero65_-Shoot-me-03-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\">Dopo il 2005 si nota quindi un numero crescente di mostre sulla Game Art, e l&#8217;interesse per i videogames e l&#8217;arte trova la sua espressione in numerosi libri, articoli e seminari. A quel tempo, l&#8217;artista aveva optato per l&#8217;abbandono della fase di modifica ed aveva iniziato ed esplorare e combinare i videogames con altre forme d&#8217;arte come performance, installazioni, video (o cos\u00ec come vengono chiamati nella gamescene, i <em>machinima<\/em>), dipinti, sculture e molto altro.<\/p>\n<p align=\"left\">Nel 2007-2008, Il <strong>LABoral Art e L&#8217;Industrial Creation Centre, di Gijon<\/strong>, presenta un progetto ambizioso: una trilogia di mostre dal titolo <em>GameWorld, Playware<\/em> e<em> Homo Ludens Ludens<\/em>, che si focalizza sull&#8217;espressioni del gioco nella cultura contemporanea inclusi i videogames e l&#8217;arte. Nell&#8217;insieme, queste mostre forniscono una vera e propria scossa allo sviluppo della Game Art fino al 2008 e dimostrano che anche il mondo dell&#8217;arte inizia a prendere seriamente in considerazione I videogames.<\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><span lang=\"it-IT\">Negli ultimi anni, abbiamo assistito ad un crescente interesse da parte delle istituzioni e dei musei nei confronti dei videogames come forme d&#8217;arte. L&#8217;anno scorso, nel mese di Marzo, Il <strong>Smithsonian Art Museum<\/strong> di Washington D.C. ha aperto una mostra dal titolo <em>The Art of Videogame<\/em> descritta con le seguenti parole:<\/span><em> &#8220;<\/em><em><span lang=\"it-IT\">The Art of Video Games\u00e8 la prima mostra che esplora i quarant&#8217;anni di evoluzione dei videogames come strumenti artistici, prestando particolare attenzione agli impressionanti effetti visivi e all&#8217;uso creativo delle nuove tecnologie.<\/span><\/em><\/p>\n<p align=\"left\">A breve i videogames invaderanno, come evento collaterale, la <strong>54esima edizione della Biennale di Venezia, <\/strong>quest&#8217;anno sotto la direzione artistica di<strong> Bice Curiger.<\/strong> La mostra<strong> &#8220;Neoludica: Art is a game 2011-1966&#8221;<\/strong>, che vede <strong>Deborah Ferrari<\/strong> in veste di curatore principale, include sei diverse mostre con 34 artisti, tra cui alcuni nomi noti al pubblico della Game Art come<strong> Tale of Tales, Miltos Manetas, Eva &amp; Franco Mattes e Molleindustria.<\/strong><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\">Una persona che ha seguito molto da vicino lo sviluppo dei videogames e dell&#8217;arte \u00e8 <strong>Matteo Bittanti<\/strong>, professore aggiunto del Visual Studies Program presso il Californa College of Arts di San Francisco e Oakland. DigiMag ha intervistato Matteo Bittanti, che con<strong> Domenico Quaranta<\/strong> si sta occupando della mostra<strong> &#8220;Italians do it better: Game Art Made in Italy&#8221;<\/strong>, come parte integrante di Neoludica (che fa eco alla mostra\/screening intitolata proprio con lo stesso nome &#8211; <em>Italians do it better<\/em> &#8211; curata nel 2005 da <strong>Marco Mancuso<\/strong> per Digicult al festival<strong> Optronica<\/strong> di Londra, che metteva analogamente in evidenza gli artisti italiani che hanno fatto la storia dell&#8217;arte, per\u00f2 audiovisiva, negli ultimi dieci anni in Italia, preludio del successivo progetto curatoriale <em>+39:Call for Italy<\/em> &#8211; <a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.marcomancuso.net\/?p=62\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.marcomancuso.net\/?p=62<\/a>)<\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/numero65_-Shoot-me-04.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38341\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/numero65_-Shoot-me-04.png\" alt=\"numero65_ Shoot me 04\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/numero65_-Shoot-me-04.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/numero65_-Shoot-me-04-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><strong> Mathias Jansson: Matteo, che cosa fanno meglio gli Italiani?<\/strong><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><strong>Matteo Bittanti:<\/strong> <em>Italians do it better<\/em>\u00a0 \u00e8 un Italian Pavillon alternativo. Si tratta di una retrospettiva sovversiva e irriverente che celebra il lavoro di numerosi artisti che hanno sperimentato e sfruttato le tecnologie su cui si basa il gioco da pi\u00f9 di due decenni. Organizzato specificatamente per la prima edizione di Neoludica<em> Italians do it better<\/em>rende omaggio agli interventi d&#8217;arte italiani basati sui videogames. Si spera che i visitatori avranno la possibilit\u00e0 di vedere il passato, il presente e, Dio ce ne guardi, il futuro dell&#8217;arte indigena basata su giochi, in forma analogica e digitale, su tele o schermi.<\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\">Quest&#8217;anno (2011), l&#8217;Italia sta celebrando il suo 150imo anniversario: abbiamo deciso quindi di combinare questo evento con <em>Neoludica<\/em>. Un combo killer. Ma poich\u00e8 la nostra relazione con l&#8217;Italia \u00e8 in qualche modo, ehm, complessa (dove per &#8220;nostra&#8221; intendo di vari artisti, me stesso, etc.), abbiamo pensato di creare un titolo che fosse sia celebrativo che sarcastico, gioioso e critico. Il tipo di titolo che provoca. Dopo tutto, noi siamo dei provocatori.<\/p>\n<p align=\"left\"><span lang=\"it-IT\"><strong>Mathias Jansson: Il sottotitolo dell&#8217;evento &#8220;Neoludica&#8221; \u00e8 una citazione di Duchamp &#8220;The Art is a game&#8221;. Perch\u00e9 ci sono cos\u00ec tanti riferimenti al libro di Duchamp e a quello di Johan Huizingas &#8220;Homo Ludens&#8221; quando parli di videogames e arte? Cosa c&#8217;\u00e8 che non va con i teorici contemporanei?<\/strong><\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><span lang=\"it-IT\"><strong>Matteo Bittanti:<\/strong> Non sono sicuro di come i teorici contemporanei spieghino i nuovi media. In tutta onest\u00e0, trovo che la maggior parte delle teorie contemporanee spieghino i new media in maniera del tutto noiosa. E non leggo un libro dal 1978, da quando ho letto <em>Space Invaders<\/em>.<\/span> <span lang=\"it-IT\">Sono superficiale e distratto. Preferisco gli studiosi contemporanei che usano i new media in modo creativo. La citazione di <em>Neoludica<\/em> \u00e8 un modo per ricordare che l&#8217;arte \u00e8 un gioco vivace, che per\u00f2 tutti noi tendiamo a prendere troppo seriamente. Fortunatamente, guastafeste e <\/span><span lang=\"it-IT\"><em>enfant terribles<\/em><\/span><span lang=\"it-IT\"> come Ben Lewis o Sarah Thornton stanno provvedendo a fornire una critica molto pi\u00f9 giocosa.<\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/numero65_-Shoot-me-05.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38342\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/numero65_-Shoot-me-05.png\" alt=\"numero65_ Shoot me 05\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/numero65_-Shoot-me-05.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/numero65_-Shoot-me-05-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><strong> Mathias Jansson: Fatta eccezione per gli artisti Italiani che sono stati scelti per la mostra, oggi, quali artisti ritieni pi\u00f9 interessanti nel campo della Game Art?<\/strong><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><strong>Matteo Bittanti:<\/strong> Ai giorni nostri, ci sono diversi giocatori che trafficano con i giochi. E sono incredibilmente abili. I punteggi che raggiungono sono impressionanti. La mia squadra di calcio ideale \u00e8 composta da: Damiano Colacito come portiere, Riley Harmon, Robert Hodgin, Huang Hsinchien, Max Capacity (difensori); Kristoffer Zetterstrand, Yann Bauquesne, Rober Overweg (esterni), Kael Greco, Joseph Delappe e Ashley Anderson (attaccanti).<\/p>\n<hr \/>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/italiansdoit.wordpress.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><span lang=\"it-IT\">http:\/\/italiansdoit.wordpress.com\/<\/span><\/a><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/neoludica.blogspot.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><span lang=\"it-IT\">http:\/\/neoludica.blogspot.com\/<\/span><\/a><\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Game Art, ossia la branchia dell&#8217;arte contemporanea ispirata dai videogames. 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It could be an artistic modification of an existing commercial videogame or a completely new artistic game (an Artgame), but it can also be a more traditional art forms like painting, photography, video or performance. Common for Game Art is that the aesthetic, the technique and culture from the videogame world has been essential when the art work was created or exhibited to the public.[:it]Game Art, ossia la branchia dell'arte contemporanea ispirata dai videogames. Potrebbe essere una modifica artistica di un videogame commerciale esistente o un gioco del tutto nuovo (un Artgame), ma pu\u0098 presentarsi anche come una forma d'arte molto pi\u009d tradizionale: un dipinto, una fotografia, un video o una performance. 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