{"id":10855,"date":"2011-05-02T12:00:00","date_gmt":"2011-05-02T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-064\/critical-fusion-interview-to-maurice-benayoun\/"},"modified":"2020-11-02T17:00:20","modified_gmt":"2020-11-02T16:00:20","slug":"critical-fusion-interview-to-maurice-benayoun","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-064\/critical-fusion-interview-to-maurice-benayoun\/","title":{"rendered":"Fusione Critica. Intervista A Maurice Benayoun"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\"><strong><span class=\"testo_iframebold\">Maurice Benayoun<\/span><\/strong> \u00e8 uno degli artisti attivi da pi\u00f9 lungo tempo tra coloro che utilizzano i media digitali, sia in Francia che in ambito internazionale. Conosciuto principalmente come artista interattivo, il suo percorso di ricerca sull&#8217;arte visiva e sul video parte in realt\u00e0 da esperienze di tipo documentaristico, come testimoniato dai suoi documentari e video installazioni sui pi\u00f9 importanti artisti contemporanei degli anni ottanta. Nel 1987 \u00e8 stato tra i fondatori dello <span class=\"testo_iframebold\">Studio Z-A<\/span>, uno dei primi esempi di studio professionale atto alla sperimentazione di nuovi approcci all&#8217;immagine <em>computer-made.<\/em><\/p>\n<p>La storia dell&#8217;uso del computer dagli anni ottanta ad oggi \u00e8 una storia intessuta di infinite ipotesi operative, di fantasie e immaginazioni collegate alle nuove e straordinarie possibilit\u00e0 offerte da questo strumento che da subito si impone come nuova realt\u00e0 tecnologica, sociale e produttiva ma anche come inedita possibilit\u00e0 di operare nel campo estetico e comunicativo.<\/p>\n<p>Questa presenza nuova \u00e8 stata in grado di dar vita a una serie di esperimenti a scala globale in cui tutto, cultura e comunicazione, \u00e8 stato ripensato all&#8217;interno delle possibilit\u00e0 applicative dei nuovi media. <em>New Media <\/em>\u00e8 al giorno d&#8217;oggi un termine sicuramente datato, d&#8217;epoca, dal momento che i media digitali sono ormai cos\u00ec diffusi da superare, almeno parzialmente, la loro novit\u00e0. Ma \u00e8 anche un termine epocale, e quindi volentieri lo uso per indicare una linea di cultura nascente che caratterizza una fase storica oggi estremamente significativa.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-Fusione-Critica-02.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38779\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-Fusione-Critica-02.png\" alt=\"numero64_ Fusione Critica 02\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-Fusione-Critica-02.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-Fusione-Critica-02-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Il percorso di<span class=\"testo_iframebold\"> Maurice Benayoun <\/span>ha seguito negli ultimi quindici anni gli sviluppi dei <em>new media<\/em>, come indagine sull&#8217;immagine virtuale e sul 3D, sulle forme comunicative della rete e sui dispositivi interattivi. Dalla serie televisiva agli inizi degli anni Novanta intitolata <em>Les Quarks<\/em>, animazioni 3D narrative e di sapore SF, fino a toccare le problematiche dell&#8217;arte immateriale con <em>Art after Museum<\/em>, Benayoun si \u00e8 sempre interrogato sulle tematiche dell&#8217;arte digitale vissuta come scomparsa dell&#8217;opera tangibile. Opera che diventa infinitamente riproducibile, non copia ma replica esatta di un originale perfettamente replicabile.<\/p>\n<p>Fra i suoi lavori pi\u00f9 significativi spicca <em>World Skin, A Photo Saphari in the land of War, <\/em>una delle pi\u00f9 importanti realizzazioni di sempre in un ambiente tridimensionale in cui si sono sperimentate molte ipotesi di realt\u00e0 virtuale. Prodotta nel 1997 per un luogo chiamato <em>CAVE<\/em>, un vano di tre metri di larghezza dove ogni muro era uno schermo e in cui si usavano occhiali stereoscopici che permettevano di vedere in rilievo, \u00e8 stata successivamente realizzata come installazione interattiva dal <span class=\"testo_iframebold\">V2 di Rotterdam <\/span>nel 2010.<\/p>\n<p>Uno spazio 3D dove Benayoun ambienta un viaggio alla scoperta della guerra, nel paesaggio cupo e indeterminato tipico dei videogames rinnovato per\u00f2 da una soluzione originale: sottraendosi alla logica restrittiva della totale ricostruzione 3D inserisce figure fotografiche, graficamente definite, a costruire un percorso infinito e navigabile tra le tipiche immagini della guerra di oggi come di ieri, una navigazione tra le macerie, tra le armi, tra le immagini della violenza. Violenza pi\u00f9 ricordata che rappresentata, in un lavoro insieme semplice e complesso tra i pi\u00f9 interessanti nella linea della realt\u00e0 immersiva.<\/p>\n<p>I viaggiatori del 3D, oltre agli appositi occhiali, hanno a disposizione macchine fotografiche con cui riprendere il paesaggio virtuale che, fotografato, scompare e istantaneamente viene stampato. La realt\u00e0 dei media scompare attraverso la sua stessa moltiplicazione e invasivit\u00e0. Il <em>digital saphari <\/em>ripropone cos\u00ec la teoria dell&#8217;eccesso mediatico e dei suoi effetti di sottrazione o scomparsa dell&#8217;informazione. La realt\u00e0 eccessivamente riprodotta finisce per scomparire.<\/p>\n<p>Altro lavoro di grande interesse \u00e8 <em>The Tunnel under the Atlantic<\/em>. Costruito con <em>networks<\/em>, video e audio comunicazione e musica, \u00e8 una sorta di &#8220;porta digitale&#8221; collocata nel <span class=\"testo_iframebold\">Beaubourg<\/span> che consente una forma di dialogo tra Parigi e Montr\u00e8al. Il passaggio nel tunnel ripercorre l&#8217;iconografia della lunga storia di cultura e societ\u00e0 che ha creato un forte e duraturo legame tra le due citt\u00e0. Spazio e Tempo sono, naturalmente, i problemi in questione. Lo spazio creato nel <em>Tunnel <\/em>\u00e8 sicuramente uno spazio simbolico e nel collegamento tra le due estremit\u00e0 del tunnel vi sono momenti di attesa e momenti di comunicazione collettiva.<\/p>\n<p>La connessione diventa elemento di linguaggio e parte fondante di nuove forme di comunicazione virtuale, coinvolgendo sia la struttura che la gente in questo meccanismo comunicativo.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-Fusione-Critica-03.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38780\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-Fusione-Critica-03.png\" alt=\"numero64_ Fusione Critica 03\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-Fusione-Critica-03.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-Fusione-Critica-03-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Quello di<span class=\"testo_iframebold\"> Maurice Benayoun<\/span>ci sembra un lavoro di ricerca ad alto tasso di comunicazione che utilizza i media digitali perch\u00e8 i pi\u00f9 adatti incontrati nella sua esperienza. Oggi che \u00e8 in stampa una pubblicazione che ne ripercorre vent&#8217;anni di esperienze lo intervistiamo convinti dell&#8217;inerenza di questi lavori con l&#8217;arte italiana e il suo rapporto con i media digitali.<\/p>\n<p><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Lorenzo Taiuti:<\/strong><\/span> Che differenze ci sono nel lavorare sui new media, dagli anni novanta a oggi?<\/p>\n<p><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Maurice Benayoun<\/strong><\/span><strong class=\"testo_iframebold\">:<\/strong> Molte. Negli anni novanta avevamo bisogno di grossi computer specializzati, di Silicon Graphics, utilizzabili solo da tecnici esperti anche per fare le pi\u00f9 piccole cose, le cose di base per costruire un lavoro digitale. E poi era diverso l&#8217;ambiente di lavoro, che era molto ristretto, poche persone lavoravano sulle ipotesi di un&#8217;arte tecnologica. Ci s&#8217;incontrava, sempre le stesse persone, in un piccolo ghetto. Oggi possiamo usare dei computer portatili anche per lavori complessi, in pi\u00f9 sono nate sezioni multimediali in tutte le situazioni didattiche, accademie come universit\u00e0.<\/p>\n<p>I computer non fanno pi\u00f9 paura, oggi sono quasi banalizzati dall&#8217;uso quotidiano. Anche se il mondo culturale non \u00e8 ancora completamente pronto ad accettare l&#8217;arte tecnologica, si sente che assistiamo a un processo di assorbimento nel sistema culturale e dell&#8217;arte.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 il mio lavoro evolve in una direzione che io definisco <span class=\"testo_iframebold\">&#8220;fusione critica&#8221;<\/span>. Con questo intendo una fusione fra realt\u00e0 e finzione tipica dei media, come per esempio i notiziari della Cnn che dimostrano come possiamo creare fiction in versione <em>life-size<\/em> e in tempo reale. Il pericolo nella comunicazione di oggi ( estetica o spettacolare) \u00e8 quello di creare illusione e fiction nascondendo la realt\u00e0, come nella nota critica di Guy Debord nel suo <em>Societ\u00e0 dello spettacolo<\/em>.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-Fusione-Critica-04.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38781\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-Fusione-Critica-04.png\" alt=\"numero64_ Fusione Critica 04\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-Fusione-Critica-04.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-Fusione-Critica-04-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong><span class=\"testo_iframebold\">Lorenzo Taiuti:<\/span> <\/strong> Per capire meglio: un lavoro verso la didattica ma non verso la metafora? O forse un lavoro per fornire delle chiavi che aprano delle porte?<\/p>\n<p><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Maurice Benayoun<\/strong><\/span><strong class=\"testo_iframebold\">:<\/strong> La &#8220;fusione critica&#8221; deve essere elemento di conoscenza, ma la fusione fra realt\u00e0 e fiction pu\u00f2 &#8220;distrarre&#8221; dalla realt\u00e0. E&#8217; cio\u00e8 l&#8217;opposto della concentrazione, intesa come fusione dei processi cognitivi e come funzione non d&#8217;intrattenimento, non di astrazione, ma di supporto alla realt\u00e0, per aiutarla a diventare visibile.<\/p>\n<p><strong><span class=\"testo_iframebold\">Lorenzo Taiuti:<\/span> <\/strong> Un&#8217;altra cosa: mi sembra che i new media siano percepiti ancor oggi da molti come &#8220;effetti speciali&#8221;. Tu cosa pensi a riguardo?<\/p>\n<p><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Maurice Benayoun<\/strong><\/span><strong class=\"testo_iframebold\">:<\/strong> Si tratta piuttosto di un <em>art\/critic effect<\/em>:: si pu\u00f2 fare senso, creare significato con gli effetti speciali. Il punto non \u00e8 un effetto ma l&#8217;atto del guardare e cio\u00e8 la &#8220;memoria retinale&#8221; di cui si \u00e8 parlato pi\u00f9 volte.La memoria retinale non \u00e8 la &#8220;seduzione retinale&#8221; (contro cui invece il modernismo si \u00e8 sempre scagliato), ma una vera e propria forma di rappresentazione.<\/p>\n<p><strong><span class=\"testo_iframebold\">Lorenzo Taiuti:<\/span><\/strong> E tornando al concetto di <span class=\"testo_iframebold\">&#8220;critical fusion&#8221;<\/span>?<\/p>\n<p><strong><span class=\"testo_iframebold\">Maurice Benayoun<\/span>:<\/strong> E&#8217; molto importante, per esempio nel mio lavoro degli street boxes, <em>NeOrizon<\/em>. Vedo comunque un cambiamento nelle persone e nella visione delle cose, come per esempio gli <span class=\"testo_iframebold\">Yes Men<\/span> che lavorano vicini al concetto di fusione critica, cos\u00ec come <span class=\"testo_iframebold\">Art Mark, 01010101org<\/span>, che penso lavorino sulla fusione critica, non solo composta di facili elementi tecnologici ma di nuovi elementi nell&#8217;arte.<\/p>\n<p><em>Open art<\/em>, arte aperta a tutti i media, aperta al mondo, aperta alla libert\u00e0 di diffusione e all&#8217; uso della tecnologia. Il &#8220;sogno della creazione&#8221; diventa non solo il sogno di superare frontiere, ma anche di uscire dalla propria identit\u00e0. Agire nel mondo diventa pi\u00f9 reale del possibile.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-Fusione-Critica-05.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38782\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-Fusione-Critica-05.png\" alt=\"numero64_ Fusione Critica 05\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-Fusione-Critica-05.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-Fusione-Critica-05-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong><span class=\"testo_iframebold\">Lorenzo Taiuti:<\/span> <\/strong>Cerchiamo di precisare la contraddizione apparente fra il &#8220;falso tecnologico&#8221; e il concetto di &#8220;crescita della conoscenza&#8221;.<\/p>\n<p><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Maurice Benayoun<\/strong><\/span><strong class=\"testo_iframebold\">:<\/strong> Si vive sempre pi\u00f9 l&#8217;idea di una documentazione simbolica del reale. Come il World Trade Center che era insieme luogo concreto di lavoro ma anche simbolo dell&#8217;economia e del potere americano. Oggi bisogna inserire il mondo dell&#8217;informazione all&#8217;interno della &#8220;carne del reale&#8221;. Nello stesso tempo, questo processo d&#8217;inserimento deve creare una presa di coscienza. Anzi, una crisi di coscienza. Io penso che bisogna tornare all&#8217;idea dei Situazionisti, per cui l&#8217;immagine serve a nascondere la realt\u00e0, non a rivelarla.Con questo concetto di &#8220;fusione critica&#8221; penso si possa parlare di un &#8220;decrittaggio&#8221; della realt\u00e0 e delle sue funzioni simboliche.<\/p>\n<p><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Lorenzo Taiuti:<\/strong><\/span>Mi sembra che finora tu non abbia utilizzato nessuno dei termini classici della tecno-arte, come se volessi prendere le distanze dalla definizione tecnologica dell&#8217;arte digitale. Da una parte sono d&#8217;accordo con te. Negli anni novanta, contro l&#8217;eccesso di &#8220;assoluto tecnologico&#8221; dei discorsi di allora, sostenevo che l&#8217;arte tecnologica fosse nella struttura genetica dell&#8217;arte moderna, quindi una delle sue componenti fondamentali. Per\u00f2 vorrei conoscere il tuo punto di vista a riguardo.<\/p>\n<p><strong><span class=\"testo_iframebold\">Maurice Benayoun<\/span>:<\/strong> La tecnologia neutralizza la specificit\u00e0 dello strumento, e si ritorna ai &#8220;fondamentali&#8221; perch\u00e9 la si fa, perch\u00e9 ne si parla. Io non ho mai cercato di dimostrare le possibilit\u00e0 delle tecnologie. Per me fino a quando le tecnologie servono a migliorare e rendere pi\u00f9 chiari i rapporti fra me e gli altri, fino a quando servono a comprendere e ad agire meglio sul mondo, fino ad allora sono il mio strumento.<\/p>\n<p><strong><span class=\"testo_iframebold\"> Lorenzo Taiuti:<\/span> <\/strong>D&#8217;accordo con te. Dimmi allora quali sono i tuoi lavori che esprimono meglio questo pensiero, quelli che consideri i tuoi migliori&#8230;<\/p>\n<p><strong><span class=\"testo_iframebold\">Maurice Benayoun<\/span>:<\/strong> E&#8217; molto difficile perch\u00e9 mi sembra che ogni lavoro esprima e mi faccia avanzare di un passo lungo il mio percorso. Per esempio <em>World Skin<\/em> \u00e8 quello che riesce creare la maggiore tensione emozionale e la maggiore coerenza del discorso. E a precisare l&#8217;interesse dei contenuti. Mi piace <em>Neorizon<\/em> nella versione realizzata in Cina, cos\u00ec come <em>Watch out<\/em> e <em>Cosmopolis<\/em>. E anche il mio lavoro sulla meccanica delle emozioni, sulle rilevazioni degli umori del pianeta poi solidificati in schemi visivi, in oggetti.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-Fusione-Critica-06.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38783\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-Fusione-Critica-06.png\" alt=\"numero64_ Fusione Critica 06\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-Fusione-Critica-06.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-Fusione-Critica-06-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong><span class=\"testo_iframebold\"> Lorenzo Taiuti:<\/span><\/strong> Sta per uscire, a giorni, una monografia sul tuo lavoro, <em>Open Art<\/em>. Quanto sei intervenuto nella concezione del libro?<\/p>\n<p><strong><span class=\"testo_iframebold\">Maurice Benayoun<\/span>:<\/strong> Il libro <em>Open Art<\/em> \u00e8 pensato da altri, una monografia che tratta di tutti i miei lavori. Mi interessa che si siano raccolte le sensazioni e le emozioni di una serie di testimoni che hanno sperimentato i miei lavori; li rende pi\u00f9 veri e maggiormente legati all&#8217;esperienza umana. Il mio blog <em>The Dump<\/em> \u00e8 invece la mia biografia, il racconto dei lavori non realizzati e delle idee che nutrivano questi lavori. Tutto ci\u00f2 forma un racconto composto da idee e progetti, un data bank a libero accesso. Un critico ha scritto che il mio blog \u00e8 forse il mio lavoro pi\u00f9 interessante.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 curioso ma lo trovo interessante. Il mio blog dura da diversi anni e mi rendo conto che \u00e8 diventato un&#8217;opera a tutti gli effetti. Un&#8217;opera composita. Le persone che hanno partecipato al Blog hanno preso elementi dal blog e li hanno utilizzati. Il Blog \u00e8 cos\u00ec diventato un lavoro che ispira idee cos\u00ec come io stesso mi sono ispirato ad una serie di altri artisti. Chiunque pu\u00f2 venire e &#8220;servirsi&#8221; delle idee .Questo mi sembra un esempio di &#8220;arte di transazione&#8221;, come mi piace chiamarla, che passa di persona in persona.<\/p>\n<p>Il Blog \u00e8 diventato infine un testo sulle &#8220;intenzionalit\u00e0&#8221; dell&#8217;arte, sulle sue idee e sul perch\u00e9 molte di queste non si realizzano. Inoltre ha reso chiaro un&#8217;idea del fare artistico come processo di &#8220;ri-digestione&#8221; del fare artistico che l&#8217;ha preceduto.Una critica polacca ha poi utilizzato il blog come tema di stimolo per altri artisti, producendo cos\u00ec nuovi lavori di cui ha organizzato una mostra, che ha il nome stesso del blog, e il sottotitolo <em>Recycling of thougths<\/em>. Riprendendo il tema del riciclaggio ho quindi io stesso utilizzato le foto dei lavori nella mostra per un altro lavoro costruito sui lavori stessi. Riciclaggio ma anche circolazione e &#8220;transazione&#8221; delle idee creative.<\/p>\n<p><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Lorenzo Taiuti:<\/strong><\/span>Quali sono i tuoi prossimi progetti di lavoro? E dove?<\/p>\n<p><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Maurice Benayoun<\/strong><\/span><strong class=\"testo_iframebold\">:<\/strong> Si far\u00e0 una mostra a Enghien les Bains con dei miei lavori nuovi, ci saranno delle fotografie e ci sar\u00e0 un profumo. Il profumo <em>White Cube<\/em>, l&#8217;odore cio\u00e8 della vernice con cui si ri-imbiancano i muri della galleria per ogni nuova mostra ( il &#8220;White Cube&#8221; appunto, lo spazio espositivo deputato all&#8217;arte moderna ). E&#8217; il profumo che esprime l&#8217;arte contemporaneab.La mostra dunque conterr\u00e0 opere interattive ma anche opere\/oggetti insoliti, operazioni concettuali, provocazioni, progetti web.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-Fusione-Critica-07.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38784\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-Fusione-Critica-07.png\" alt=\"numero64_ Fusione Critica 07\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-Fusione-Critica-07.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-Fusione-Critica-07-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<div align=\"center\"><\/div>\n<p><strong><span class=\"testo_iframebold\">Lorenzo Taiuti:<\/span> <\/strong>A proposito di progetti web, tu dici spesso di sentirti vicino ad artisti come Chatonsky, che per\u00f2 mi sembra lavori soprattutto sul web. Tu hai lavorato molto sulla rete?<\/p>\n<p><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Maurice Benayoun<\/strong><\/span><strong class=\"testo_iframebold\">:<\/strong> S\u00ec ho lavorato anche sulla rete, due di questi lavori web sono stati esposti anche in Australia inoltre, alcuni dei miei primi lavori digitali erano lavori sulla rete. D&#8217;altra parte ho sempre rifiutato di essere catalogato come &#8220;un artista web&#8221;, un artista della realt\u00e0 virtuale o altro.<\/p>\n<p><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Lorenzo Taiuti:<\/strong><\/span>Quindi non credi alle divisioni fra linguaggi?<\/p>\n<p><strong><span class=\"testo_iframebold\">Maurice Benayoun<\/span><\/strong><strong class=\"testo_iframebold\">:<\/strong> S\u00ec, c&#8217;\u00e8 una serie di linguaggi che mi interessano e possono non essere strettamente tecnologici. Il mio periodo pi\u00f9 strettamente legato alla tecnologia \u00e8 stato negli anni novanta, ma mi interessa in generale agire sul mondo e non su una tecnologia.<\/p>\n<hr \/>\n<p><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.benayoun.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.benayoun.com\/<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Maurice Benayoun \u008f uno degli artisti attivi da pi\u009d lungo tempo, tra coloro che utilizzano i media digitali, sia in Francia che in ambito internazionale. Il suo percorso di ricerca sull&#8217;arte visiva e sul video parte da esperienze di tipo documentaristico, negli anni ottanta realizza infatti documentari e video installazioni sui pi\u009d importanti artisti contemporanei. 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Intervista A Maurice Benayoun &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-064\/critical-fusion-interview-to-maurice-benayoun\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Fusione Critica. Intervista A Maurice Benayoun &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"[:en]Maurice Benayoun is one of the most experienced among digital media artists, both in France and abroad. Principally known as an interactive artist, his research course on visual art and video started from documentary experiences, as testified by his documentaries and video installations about the most influent contemporary artists in the Eighties. In 1987 he was one of the founders of Studio Z-A, one of the first examples of professional studio aimed to the experimentation of new approaches to computer-made images.[:it]Maurice Benayoun \u008f uno degli artisti attivi da pi\u009d lungo tempo, tra coloro che utilizzano i media digitali, sia in Francia che in ambito internazionale. Il suo percorso di ricerca sull&#039;arte visiva e sul video parte da esperienze di tipo documentaristico, negli anni ottanta realizza infatti documentari e video installazioni sui pi\u009d importanti artisti contemporanei. 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