{"id":10854,"date":"2011-05-02T12:00:00","date_gmt":"2011-05-02T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-064\/manuel-lima-mapping-the-information-space\/"},"modified":"2020-12-11T10:51:56","modified_gmt":"2020-12-11T09:51:56","slug":"manuel-lima-mapping-the-information-space","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-064\/manuel-lima-mapping-the-information-space\/","title":{"rendered":"Manuel Lima. Mappare Lo Spazio Dell&#8217;informazione"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">Nello scenario mediale contemporaneo sempre pi\u00f9 informazioni vengono prodotte, gestite e scambiate attraverso i canali digitali, con la conseguente produzione di enormi quantit\u00e0 di dati che finiscono per affastellarsi e stratificarsi nell\u2019enorme contenitore che \u00e8 il web. Individuare delle tracce, dei contorni che permettano di mettere in luce \u2013 a cavallo tra arte e scienza &#8211; trend, connessioni o configurazioni in questo marasma digitale \u00e8 oggi uno dei primi obiettivi dell\u2019Information Visualization, e quella di <span class=\"testo_iframebold\">Manuel Lima<\/span> &#8211; interaction designer, architetto e ricercatore &#8211; \u00e8 una delle voci pi\u00f9 autorevoli dell\u2019attuale panorama di ricerca sul tema. Membro della<span class=\"testo_iframebold\"> Royal Society of Arts<\/span>, \u00e8 stato nominato dalla rivista Creativity &#8220;tra le 50 menti pi\u00f9 influenti e creative del 2009&#8221;.<\/p>\n<p>Attualmente ricopre l\u2019incarico di <em>User Experience Senior Designer<\/em> presso <span class=\"testo_iframebold\">Microsoft Bing<\/span>. Da qualche anno a questa parte il nome di Lima ha acquisito sempre pi\u00f9 notoriet\u00e0 negli ambienti della data-art e della new media art, anche grazie al fatto di essere il fondatore di <strong><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.visualcomplexity.com\/vc\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">VisualComplexity.com<\/a><\/strong> sito-contenitore di riferimento nell\u2019ambito della visualizzazione di dati complessi, uno degli obiettivi del progetto, sviluppato al suo secondo anno del programma MFA alla <span class=\"testo_iframebold\">Parsons School of Design <\/span><span class=\"testo_iframe\">di New York<\/span>, \u00e8 quello di offrire uno strumento di analisi critica dei differenti metodi di visualizzazione in differenti settori disciplinari e di ricerca come reti sociali, biologia, economia, scienze umane etc&#8230; Un progetto che si \u00e8 negli anni imposto come stato dell&#8217;arte sull&#8217;argomento.<\/p>\n<p>Sua caratteristica principale \u00e8 quella di esplorare con approccio analitico differenti metodi di visualizzazione, comparando discipline diverse e fornendo una prospettiva \u201cevolutiva\u201d in termini di tecniche ed estetiche. \u201cAlcuni progetti sono statici, come grafiche, diagrammi, mappe concettuali e visualizzazioni di network, altri altamente interattivi, algoritmi molto complessi, altri sono semplicemente disegnati a mano o utilizzando software di disegno\u201d, ma come sostiene lo stesso Lima, tutti i progetti hanno una caratteristica in comune: &#8220;il tutto \u00e8 sempre pi\u00f9 della somma delle sue parti&#8221;.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-Manuel-Lima-02.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38795\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-Manuel-Lima-02.png\" alt=\"numero64_ Manuel Lima 02\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-Manuel-Lima-02.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-Manuel-Lima-02-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"LEFT\">Da questo progetto colossale <span class=\"testo_iframebold\">Manuel Lima<\/span> ha tratto, recentemente, un interessante volume dal titolo \u201c<strong>Visual Complexity &#8211; Mapping Patterns of Information<\/strong>\u201d (<a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.visualcomplexity.com\/vc\/book\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.visualcomplexity.com\/vc\/book\/<\/a>), in cui procede con la consueta ottica comparativa partendo dalle esperienze del sito per distenderle in ottica sia diacronica che sincronica. Il tentativo di mettere un punto fermo con questa pubblicazione ci da lo spunto per affrontare il suo lavoro ed il suo pensiero con quel taglio analitico che gli \u00e8 proprio.<\/p>\n<p align=\"LEFT\"><strong>Pasquale Napolitano: <\/strong>Dopo anni di studi, esperimenti e applicazioni l\u2019Informazioni Visualizazion, e tutte le sue filiazioni, sembrano ancora non avere uno status scientifico definito, tanto che Lev Manovich ha intitolato uno dei suoi ultimi articoli pubblicati &#8220;Che cosa \u00e8 la Visualizzazione?&#8221;. Ci puoi dire qual \u00e8 il tuo punto di vista sulla questione?<\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Manuel Lima:<\/strong><\/span> Negli ultimi 25 anni il termine &#8220;visualizzazione&#8221; \u00e8 diventato molto popolare, attraverso la frammentazione in una profusione di sottocampi, portando una variet\u00e0 di etichette specializzate come <em>information visualization<\/em>, <em>data visualization<\/em>, visualizzazione scientifica, software di visualizzazione, visualizzazione geografica, <em>k<\/em><span lang=\"en-US\"><em>nowledge<\/em><\/span><em> visualizzation<\/em>, visualizzazione di flusso, e perfino musica di visualizzazione. Molte di queste aree sono emerse in una terra di mezzo rispetto a categorie come <em>Information Design<\/em>, <em>Information graphic<\/em> e comunicazione visiva. La distinzione queste categorie \u00e8 particolarmente sottile, e in alcuni casi quasi inesistente. Questa pletora di etichette \u00e8 certamente indicativa dell&#8217;affermarsi di una nuova pratica, ma che sta ancora lottando per definire se stessa.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Sebbene esistano numerose definizioni, sono ancora incline a una delle pi\u00f9 popolari, elaborata da <span class=\"testo_iframebold\">Stuart, Mackinlay e Shneiderman<\/span> nelle loro libro \u2013 una pietra miliare &#8211; <span lang=\"en-US\">&#8220;Readings in Information visualization: Using Vision to Think (1999):<\/span> <span lang=\"en-US\">\u201cuse of computer-supported, <\/span><strong><span lang=\"en-US\">i<\/span><\/strong><span lang=\"en-US\">nteractive, visual representations of abstract data to amplify cognition\u201d<\/span>.<\/p>\n<p align=\"LEFT\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-Manuel-Lima-03.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38796\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-Manuel-Lima-03.png\" alt=\"numero64_ Manuel Lima 03\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-Manuel-Lima-03.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-Manuel-Lima-03-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><strong> Pasquale Napolitano:<\/strong> Oggi la maggior parte dei rapporti web-based sono imperniati su interazioni e scambi comunicativi supportati da testi, immagini e altri materiali audiovisivi che finiscono per stratificarsi e formare un grande database. L&#8217;analisi di tali dati pu\u00f2 aiutare nella comprensione delle dinamiche e delle interazioni del mondo sociale online. Proprio in questi nuovi ambienti sociali online dove lo scambio comunicativo lineare non \u00e8 pi\u00f9 centrale, come pu\u00f2 l\u2019Information Visualization supportare la leggibilit\u00e0 del sociale?<\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Manuel Lima:<\/strong><\/span> Le scienze sociali sono solo uno dei molti settori in cui la visualizzazione gioca un ruolo importante nel decifrare comportamenti e forme. Non \u00e8 una fortunata coincidenza che alla recente esplosione della visualizzazione delle informazioni \u00e8 seguita l&#8217;ascesa <em>drammatica<\/em> delle reti sociali online. Ci sono diverse ragioni che spiegano questo progresso parallelo:<\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"LEFT\"><em>Complex Social Groups<\/em>: molte comunit\u00e0 online, al giorno d&#8217;oggi, raggiungono numeri sorprendenti nell&#8217;ordine di milioni di utenti, costituendo un territorio di ricerca incredibile per le scienze sociali. E&#8217; ampiamente detto che se Facebook fosse una nazione, con pi\u00f9 di 360 milioni di utenti, risulterebbe la terza nazione pi\u00f9 popolosa al mondo, subito dietro la Cina e l&#8217;India. Ci\u00f2 crea naturalmente una sfida. Il livello di complessit\u00e0 di molti servizi <em>on-line<\/em> sociali come Facebook, LinkedIn e Twitter, in termini di visualizzazione di informazioni \u00e8 stata spinta in avanti nel tentativo di trovare soluzioni diverse per visualizzare e analizzare queste strutture enormemente complicate.<\/p>\n<p align=\"LEFT\"><em>Shared Content<\/em>: i membri di queste comunit\u00e0 online non sono solo strettamente collegati fra loro, molti sono anche impegnati in azioni di collaborazione per la creazione e lo scambio di contenuti, opportunamente denominata <span lang=\"en-US\"><em>user-generated content<\/em><\/span>. In questo modo, molti modelli interessanti sono venuti alla luce in maniera spontanea da queste esperienze condivise. Mentre guardiamo lo scambio di informazioni attraverso una lente di visualizzazione, emergono varie intuizioni: capire come gli esseri umani categorizzano le informazioni, attraverso l&#8217;analisi dei servizi di social bookmarking come del.icio.us, oppure cogliere le connessioni nascoste tra i generi musicali, esplorando i servizi come Last.fm.<\/p>\n<p align=\"LEFT\"><em>Tools<\/em>: oltre alla sua natura sociale, molti servizi online offrono una profusione di strumenti che permettono di monitorare e mappare tutte le attivit\u00e0 quotidiane che si possano immaginare. Dal tracciato delle miglia percorse all&#8217;eseguire e tracciare la geo-coordinate delle vostre foto, o anche tracciare le vostre attivit\u00e0 sessuali, molti nuovi strumenti continuano a spingere i confini di metodi alternativi di auto-tracking, in grado di visualizzare i comportamenti pi\u00f9 intimi e personali. Questo fenomeno in aumento continuer\u00e0 a spingere la domanda di innovative metodologie di rappresentazione, che a sua volta favorisce l&#8217;avanzamento dell&#8217;<em>information visualizzation<\/em>.<\/p>\n<p align=\"LEFT\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-Manuel-Lima-04.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38797\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-Manuel-Lima-04.png\" alt=\"numero64_ Manuel Lima 04\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-Manuel-Lima-04.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-Manuel-Lima-04-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><strong>Pasquale Napolitano:<\/strong> Come hanno sottolineato alcuni teorici, come <span class=\"testo_iframebold\">Castells e Nyiro<\/span>, le nuove tecnologie di comunicazione, con la loro velocit\u00e0 e asincronia, stanno producendo un annullamento dello spazio e una compressione del tempo. Le tradizionali coordinate spazio\/tempo non sembrano trovare un posto nelle nuove forme di rappresentazione dei dati; queste sembrano essere sostituite da nuovi concetti quali <em>flusso<\/em>, o <em>evoluzione<\/em>. Pensi che questo spostamento dell&#8217;asse nelle forme di rappresentazione stia anche influenzando la reale percezione del senso del tempo e del luogo?<\/p>\n<p><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Manuel Lima:<\/strong><\/span> Noi tendiamo a cercare i modelli in tutto il mondo. Questa funzionalit\u00e0 \u00e8 incorporata nel nostro meccanismo percettivo e ha salvato i nostri antenati durante eventi critici nel corso dei millenni: dall&#8217;identificare un oggetto in movimento in una prateria o un volto minaccioso in una folla. Ma abbiamo anche cercato modelli di dati, informazioni, fatti e storie come un metodo fondamentale per assimilare la conoscenza. Il modo in cui molte di queste mappe e alfabeti sono visualizzate, possono certamente influenzare la nostra percezione della realt\u00e0. Quindi \u00e8 divertente notare come le metafore di rappresentazione spostano il nostro senso di tempo e luogo.<\/p>\n<p><strong>Pasquale Napolitano:<\/strong> Come si pu\u00f2 notare dando uno sguardo ai progetti su Visualcomplexity.com, sempre pi\u00f9 visualizzazioni costruite su basi di dati che condividono la stessa matrice genetica, condividono anche alcuni tratti, come l&#8217;uso delle stesse forme geometriche (arco, cerchio, ecc) o le stesse distribuzioni spaziali. Pensi che si possa parlare di una sorta di standardizzazione? Siamo cio\u00e8 di fronte alla nascita di una grammatica comune nella <em>data-visualization<\/em>?<\/p>\n<p><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Manuel Lima:<\/strong><\/span> S\u00ec, assolutamente. E&#8217; quasi incredibile l&#8217;assortimento dei soggetti ritratti e la variet\u00e0 delle tecniche visive impiegate. Spesso generati da algoritmi di computer e arricchiti da funzioni interattive, la maggior parte dei progetti mostra un&#8217;ampia tavolozza di elementi visivi, che considerano le variazioni di colore, testo, immagini, dimensioni, forma, contrasto, trasparenza, posizione, orientamento, il layout e la configurazione. Nonostante questa ricca diversit\u00e0 grafica, molti progetti tendono a seguire le tendenze evidenti e principi comuni, che a loro volta rappresentano una sorta di tassonomia emergente.<\/p>\n<p>Questa tassonomia embrionale e in continua evoluzione, fornisce un ritratto dello stato attuale della pratica e rivela i blocchetti di costruzione iniziale nonch\u00e8 la formazione di un nuovo linguaggio visivo. Questo alfabeto non \u00e8 del tutto nuovo, nel senso che molte delle sue lettere sono ricorrenti metafore visive usate per secoli. Ma alcuni stanno combinando e ricombinando metafore vecchie in nuovi modi originali. Queste grammatiche emergenti di visualizzazione della rete saranno presenti in un capitolo dedicato nel mio libro.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-Manuel-Lima-05.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38798\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-Manuel-Lima-05.png\" alt=\"numero64_ Manuel Lima 05\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-Manuel-Lima-05.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-Manuel-Lima-05-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Pasquale Napolitano:<\/strong> Spesso, alcuni progetti sono realizzati con l&#8217;obiettivo di ridurre la complessit\u00e0, ma, in realt\u00e0, presentano i dati in modo confuso e illeggibile. Nonostante ci\u00f2, riescono comunque a catturare l\u2019attenzione grazie alla presenza di un elevato quoziente estetico. E&#8217; il caso ad esempio di <em>Ebb and Flow of Movies<\/em> pubblicato da Byron Lee e Amanda Cox sul &#8220;New York Times&#8221;. Quale pensi sia il confine, se per te esiste, tra <em>data-art e data-visualization<\/em>?<\/p>\n<p><strong><span class=\"testo_iframebold\">Manuel Lima:<\/span><\/strong> C&#8217;\u00e8 sicuramente un confine, ma alcuni lo vedono in modo pi\u00f9 visibile rispetto ad altri. Come ho affermato nel mio manifesto sulla visualizzazione nel 2009,<span class=\"testo_iframebold\"> &#8220;Information Visualization and Information&#8221;<\/span>, l&#8217;arte e l&#8217;informazione possono e devono convivere, imparando gli uni dagli altri ed ibridandosi vicendevolmente su metodi e tecniche. In realt\u00e0, questa separazione \u00e8 vantaggiosa per entrambe le aree, dal momento che le libera da preoccupazioni e aspirazioni inadeguate. L&#8217;<em>information art <\/em>pu\u00f2 davvero spingere i limiti creativi dei dati, nel processo di generazione di nuove tecniche e algoritmi, ma anche infiammare l&#8217;opinione pubblica &#8211; una delle grandi qualit\u00e0 dell&#8217;arte.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, l<em>&#8216;information visualization<\/em> pu\u00f2 maturare come uno strumento analitico, fornendo una fonte affidabile e critica della visione di molte sfide future ancora da affrontare. Abbiamo osservato un analogo processo di simbiosi tra arte e cartografia per molti secoli. Diversi autori hanno scritto su questo argomento e David Woodward, nel suo <span class=\"testo_iframebold\">&#8220;Art &amp; Cartography&#8221;<\/span>, pubblicato nel 1987, descrive in dettaglio come numerosi artisti siano stati influenzati dalla cartografia, come le mappe siano state appese su una parete come vere opere d&#8217;arte.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 anche importante sottolineare che questo divario non si traduce in una scissione estetica. L&#8217;arte non \u00e8 l&#8217;unica agenzia a cui \u00e8 delegata la rappresentazione della bellezza e non dovremmo pensare alla visualizzazione delle informazioni come un campo puramente pragmatico, del tutto privo di eleganza e fascino. Come<span class=\"testo_iframebold\"> David Stale<\/span>y ha affermato nel suo <span class=\"testo_iframebold\">&#8220;<span lang=\"en-US\">Computers, Visualization, and History&#8221;<\/span><\/span> (2002): &#8220;Sopra ogni altra cosa, la visualizzazione \u00e8 bella quando \u00e8 utile. Una visualizzazione \u00e8 bella quando elegantemente e in modo adeguato porta lo spettatore a pensare le informazioni organizzate nel display visivo.<\/p>\n<p>Una visualizzazione \u00e8 bella quando permette allo spettatore di avere una visione e comprensione nelle informazioni, soprattutto quando tali informazioni non sono state comprese in qualche altra forma, come ad esempio la prosa scritta. Una visualizzazione \u00e8 bella quando l&#8217;informazione \u00e8 pensata disponendo i modelli e le strutture in modo tale che risultino sensibili.&#8221;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-Manuel-Lima-06.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38799\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-Manuel-Lima-06.png\" alt=\"numero64_ Manuel Lima 06\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-Manuel-Lima-06.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-Manuel-Lima-06-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Pasquale Napolitano:<\/strong> Recentemente, i <em>cultural studies<\/em> e le scienze umane sono sempre pi\u00f9 contaminati dall&#8217;uso di tecnologie digitali. Quale pensi sia il futuro e quale il ruolo che l\u2019<em>Information Visualization<\/em> potr\u00e0 ricoprire sotto il grande ombrello delle <em>Digital Humanities<\/em>?<\/p>\n<p><strong><span class=\"testo_iframebold\">Manuel Lima:<\/span><\/strong> Beh, il suo ruolo sar\u00e0 centrale. \u00c8 possibile avere un assaggio di questa grande influenza nel lavoro sviluppato da <span class=\"testo_iframebold\">Lev Manovich<\/span> e il suo gruppo nel settore dei Cultural Analytics presso il <span class=\"testo_iframebold\" lang=\"en-US\">Software Studies Initiative<\/span><span class=\"testo_iframebold\"> dell&#8217;Universit\u00e0 di California, San Diego (UCSD)<\/span>. In una mostra intitolata <em>Mapping Time<\/em> (5 ottobre &#8211; 12 dicembre 2010), Manovich e il suo team esponevano una serie di progetti riguardanti l&#8217;analisi e la visualizzazione di grandi insiemi di dati culturali. Questa mostra ha espresso un avvincente punto di vista sul ruolo della visualizzazione come strumento di analisi culturale, uno strumento per la scoperta e la comprensione nel mare enorme di dati in circolazione.<\/p>\n<p>Mostrava come la visualizzazione possa raccontare storie familiari, adottando sempre una nuova prospettiva invisibile, esplorando un vasto panorama della nostra cultura attraverso diverse scale temporali, in cui predomina il tutto sulla parte individuale. Rendeva evidente come essa possa mettere in evidenza dati culturali di vario tipo, legandoli insieme in un <em>patchwork<\/em> con discussioni non convenzionali legate all&#8217;intuizione. E mentre molti di questi <em>patchwork<\/em> hanno fornito punti di vista alternativi in territori familiari, hanno anche creato un nuovo oggetto culturale, in grado di decodificare la complessit\u00e0 intrinseca della nostra societ\u00e0 contemporanea.<\/p>\n<p><strong>Pasquale Napolitano:<\/strong> Alcune testate editoriali, come la &#8220;BBC&#8221; e il &#8220;New York Times&#8221;, stanno mostrando un forte interesse nei confronti del <em>data-visualization<\/em>. Che idea ti sei fatto rispetto a quello che viene chiamato <em>data-journalism<\/em>?<\/p>\n<p><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Manuel Lima:<\/strong><\/span> I media tradizionali sono stati una forza motrice importantissima per la recente esplosione di interesse nei confronti della visualizzazione di informazioni. Quotidiani come il &#8220;New York Times&#8221;, riviste come &#8220;Wired&#8221;, e canali televisivi come &#8220;CNN&#8221; e &#8220;BBC&#8221;, hanno contribuito all&#8217;assortimento di nuovi metodi per la visualizzazione di informazioni, agevolando una presa di coscienza verso la disciplina.<\/p>\n<p>E &#8216;attraverso molte di queste iniziative originali che il grande pubblico \u00e8 riuscito a cogliere la vasta portata di questo campo di studi, ben oltre i familiari grafici a torta o a barre. Durante la copertura mediatica delle presidenziali degli Stati Uniti 2008, gli utenti sono stati bombardati, ed ammaliati, con moltidi questi nuovi approcci, dalla <em>tele-presenza<\/em> della CNN<br \/>\n[<a class=\"testo_iframebold\" href=\"TECH\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">articles.cnn.com\/2008-04-16\/tech\/db.telepresence_1_telepresence-videoconferencing-productivity?_s=PM:TECH<\/a>] e l&#8217;interazione con display di grandi dimensioni, al numero copioso di grafici interattivi generati dal &#8220;New York Times&#8221;.<\/p>\n<p>Molti giornalisti sono continuamente alla ricerca di soluzioni avanzate per esplorare e filtrare la quantit\u00e0 sovrabbondante di dati a loro disposizione, contribuendo in modo determinante allo sviluppo del <em>data visualization<\/em>. Tanto quanto le persone diventeranno sempre pi\u00f9 consapevoli e interessate a molti di questi punti di vista non convenzionali, maggiore sar\u00e0 la domanda da parte dei cittadini di metodi pi\u00f9 trasparenti di rappresentanzione.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-Manuel-Lima-07.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38800\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-Manuel-Lima-07.png\" alt=\"numero64_ Manuel Lima 07\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-Manuel-Lima-07.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-Manuel-Lima-07-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Pasquale Napolitano:<\/strong> Pensi che l\u2019<em>Information Visualization<\/em> sar\u00e0 l&#8217;interfaccia per il web del futuro?<\/p>\n<p><strong><span class=\"testo_iframebold\">Manuel Lima:<\/span><\/strong> La visualizzazione sar\u00e0 sempre un elemento importante in qualsiasi ambiente di comunicazione. Delineare l&#8217;interfaccia web del futuro? Questo significa probabilmente porsi in una prospettiva inverosimile, che non considera la natura specifica del web.<\/p>\n<p><strong>Pasquale Napolitano:<\/strong> Grazie per le tutte le risposte cos\u00ec dettagliate. Per concludere, ci informi su cosa stai attualmente lavorando o su che progetto lavorerai nell\u2019immediato futuro?<\/p>\n<p><span class=\"testo_iframebold\"><br \/>\n<strong>Manuel Lima:<\/strong><\/span> Sono attualmente immerso nel mio ruolo a tempo pieno a Microsoft Bing, e molto eccitato all&#8217;idea di iniziare il mio secondo libro, anche se \u00e8 ancora troppo presto per parlarne&#8230;<\/p>\n<p><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.visualcomplexity.com\/vc\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.visualcomplexity.com\/vc\/<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nello scenario mediale contemporaneo sempre pi\u009d informazioni vengono prodotte, gestite e scambiate attraverso i canali digitali, con la conseguente produzione di enormi quantit\u0088 di dati che finiscono per affastellarsi e stratificarsi nell&#8217;enorme contenitore che \u008f il web. Individuare delle tracce, dei contorni che permettano di mettere in luce &#8211; a cavallo tra arte e scienza &#8211; trend, connessioni o configurazioni in questo marasma digitale \u008f oggi uno dei primi obiettivi dell&#8217;Information Visualization, e quella di Manuel Lima &#8211; interaction designer, architetto e ricercatore &#8211; \u008f una delle voci pi\u009d autorevoli dell&#8217;attuale panorama di ricerca sul tema. 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