{"id":10848,"date":"2011-05-02T12:00:00","date_gmt":"2011-05-02T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-064\/the-roman-spring-by-stalker-wondering-around-with-lorenzo-romito\/"},"modified":"2020-11-02T17:01:12","modified_gmt":"2020-11-02T16:01:12","slug":"the-roman-spring-by-stalker-wondering-around-with-lorenzo-romito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/hacktivism\/the-roman-spring-by-stalker-wondering-around-with-lorenzo-romito\/","title":{"rendered":"La Primavera Romana Di Stalker. A Zonzo Con Lorenzo Romito"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">&#8221;Camminare per le vie \u00e8 ci\u00f2 che connette [\u0085] il microcosmo individuale con il macrocosmo pubblico. Il camminare conserva agli spazi pubblici la specificit\u00e0 dell&#8217;essere pubblici&#8221;, scriveva <span class=\"testo_iframebold\">Rebecca Solnit<\/span> nella sua <em>Storia del Camminare. <\/em><span class=\"testo_iframebold\">[1]<\/span><\/p>\n<p align=\"left\">Nel 1995<span class=\"testo_iframebold\"> Lorenzo Romito<\/span> \u00e8 tra gli iniziatori di <span class=\"testo_iframebold\">Stalker<\/span>, un laboratorio di arte urbana, un soggetto collettivo interdisciplinare interessato ad esplorare le trasformazioni e il divenire urbano. <span class=\"testo_iframebold\">[2]<\/span><\/p>\n<p align=\"left\">Se la visione della citt\u00e0 contemporanea pu\u00f2 essere ricondotta alla dicotomia razionale\/irrazionale, pianificato\/non pianificato, <span class=\"testo_iframebold\">Stalker<\/span> si colloca nel secondo polo, nell&#8217;interpretazione dello spazio urbano come mutamento continuo, flusso, luogo di spaesamento e circolazione incessante. Il camminare, nelle prime azioni di <span class=\"testo_iframebold\">Stalker<\/span>, \u00e8 inteso come forma corporea e fisica di conoscenza, investimento e riappropriazione dei vuoti urbani, quelle &#8220;aree interstiziali e di margine, spazi abbandonati o in via di trasformazione&#8221; denominati, &#8220;territori attuali&#8221;.<\/p>\n<p align=\"left\"><span class=\"testo_iframebold\">[3]<\/span> Un percorso di mappatura esperienziale, fisica e psichica, in cui chi cammina e i luoghi che attraversa si determinano e ridefiniscono in un rapporto di reciprocit\u00e0: se l&#8217;ambiente agisce sull&#8217;individuo che lo attraversa, a sua volta lo spazio \u00e8 modificato e creato dal corpo in movimento o, come scriveva De Certeau, &#8220;le successioni di passi sono una forma di organizzazione dello spazio, costituiscono la trama dei luoghi. [\u0085] Non si localizzano: sono esse stesse a costituire lo spazio&#8221;. <span class=\"testo_iframebold\">[4]<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-La-primavera-romana-02.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38785\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-La-primavera-romana-02.png\" alt=\"numero64_ La primavera romana 02\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-La-primavera-romana-02.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-La-primavera-romana-02-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\">Sono passati pi\u00f9 di 15 anni e Romito continua a camminare, ma ora lo fa con molte pi\u00f9 persone. <em>Primavera Romana<\/em> \u00e8 un progetto nato nel 2009 e giunto al terzo anno. Una serie di percorsi che hanno investito un territorio sempre pi\u00f9 ampio a partire dai quartieri periferici della citt\u00e0 attorno al raccordo anulare per arrivare, nel 2010, alle sette citt\u00e0 che si trovano oltre le porte di Roma.<\/p>\n<p align=\"left\">Quest&#8217;anno <span class=\"testo_iframebold\">&#8220;Primavera Romana<\/span>&#8221; si spinger\u00e0 ancora oltre, nei paesi e villaggi un tempo separati dalla citt\u00e0, ma che ora ne fanno parte, addentrandosi sempre pi\u00f9 nell&#8217; &#8220;oltrecitt\u00e0&#8221;. I percorsi vengono definiti attraverso mappe google in un processo aperto di condivisione di informazioni, notizie, fonti e links in rete, per poi concretizzarsi durante il cammino in forme di conoscenza del territorio per &#8220;immersione&#8221; in situ e attraverso letture, racconti e ricordi di chi abita o ha abitato gli spazi attraversati.<\/p>\n<p align=\"left\">Se modello delle prime azioni di transurbanza di Stalker \u00e8 quello della <em>d\u00e9rive<\/em> situazionista, ora sembra prevalere il camminare come forma di resistenza, come modalit\u00e0 di relazione, condivisione e riappropriazione in una dimensione pi\u00f9 esplicitamente collettiva. La fase avviata con <em>Primavera Romana<\/em> si sviluppa, infatti, in una rete di micro-azioni il cui fine \u00e8 l&#8217;attivazione di processi di trasformazione sociale &#8220;dal basso&#8221;.<\/p>\n<p align=\"left\"><span class=\"testo_iframebold\">&#8220;Le arance non cadono dal cielo&#8221;<\/span> \u00e8 un progetto di agricoltura nomadica realizzato il 9 gennaio scorso nel giorno dell&#8217;anniversario della ribellione di Rosarno e delle violenze che ne sono seguite per ricordare le condizioni di sfruttamento in cui i lavoratori stranieri vivono in Italia. Una raccolta delle arance e degli agrumi nei giardini pubblici di Roma organizzata attraverso blog e google maps che ha portato alla mappatura degli aranci sul territorio e alla costituzione di gruppi di raccolta spontanei. Le arance raccolte sono diventate poi succhi, marmellate, canditi e, attraverso i fondi ottenuti, si sta ora pianificando il ripristino di uno spazio del comune di Rosarno da adibire a centro sociale per i lavoratori stranieri.<\/p>\n<p align=\"left\">Nello stesso modo \u00e8 stato prodotti l&#8217;<span class=\"testo_iframebold\">&#8220;Olio Pu.Ro (pubblico di Roma)<\/span>&#8220;. Attraversare gli spazi e farne esperienza diventa anche testimoniarne il cambiamento e ricostruirne le memorie dimenticate frenando quel processo di dimenticanza collettiva e annullamento del territorio che (seguendo Paul Virilio) \u00e8 il risultato della velocit\u00e0 delle comunicazioni e dei trasporti contemporanei. Il progetto iniziato lungo l&#8217;Acquedotto Felice a Roma mira cos\u00ec a realizzare un museo territoriale spontaneo attraverso un processo di raccolta di storie, ricordi e testimonianze.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-La-primavera-romana-03.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38786\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-La-primavera-romana-03.png\" alt=\"numero64_ La primavera romana 03\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-La-primavera-romana-03.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-La-primavera-romana-03-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\">Obbiettivi concreti, quindi, la volont\u00e0 di incidere effettivamente nel tessuto sociale attraverso micro-interventi collettivi che ristabiliscano il rapporto con gli spazi ma anche, soprattutto, fra le persone che li abitano, per trasformare la citt\u00e0 in sito di incontro e co-abitazione creativa.<\/p>\n<p align=\"left\">La dimensione estetica di queste pratiche si diluisce sempre pi\u00f9 nella sfera politica e sociale: fare comunit\u00e0, promuovere processi di cambiamento spontaneo e di interazione fra gruppi, forme auto-organizzate di cittadinanza, di riappropriazione del territorio e delle sue memorie. Pratiche che si inscrivono nel tessuto sociale direttamente, senza mediazioni istituzionali o estetiche. Camminare allora pu\u00f2 trasformarsi in <em>marciare<\/em> (un passaggio che indica una chiara progettualit\u00e0 politica), come nella <span class=\"testo_iframebold\">&#8220;Marcia per un Mondo Nuovo&#8221;<\/span> che si \u00e8 da poco conclusa in Sicilia per rivendicare acqua pubblica, diritti civili e autodeterminazione delle comunit\u00e0 locali.<\/p>\n<p align=\"left\"><span class=\"testo_iframebold\">[5]<\/span> Oppure il lungo percorso di <span class=\"testo_iframebold\">Stalker<\/span> con i Rom pu\u00f2 rinnovarsi nella denuncia al <span class=\"testo_iframebold\">Piano Nomadi<\/span> e all&#8217;appoggio alle famiglie rom che qualche giorno fa, durante il periodo Pasquale, dopo essere state sgomberate dalla Miralanza e da via dei Cluniacensi, si erano rifugiate nella <span class=\"testo_iframebold\">Basilica di San Paolo a Roma.<\/span> <span class=\"testo_iframebold\">[6]<\/span><\/p>\n<p align=\"left\">Se il Situazionismo \u00e8 un riferimento esplicito, per Stalker, sin dalle prime esperienze, questo passaggio sembrerebbe trarne le estreme conseguenze ricalcando il percorso di<span class=\"testo_iframebold\"> Guy Debord<\/span> verso una pratica sempre pi\u00f9 marcatamente politica <span class=\"testo_iframebold\">[7]<\/span> e, d&#8217;altronde, nel<span class=\"testo_iframebold\"> Situazionismo<\/span> cos\u00ec come nelle azioni e progetti di Stalker, si tratta pur sempre di riscrivere l&#8217;identit\u00e0 dello spazio urbano &#8220;as the locus of a potential reciprocity and community, the crucial spatial stake of any project of radical social transformation&#8221;. <span class=\"testo_iframebold\">[8]<\/span><\/p>\n<p align=\"left\">Abbiamo parlato di questi sviluppi con<span class=\"testo_iframebold\"> Lorenzo Romito<\/span> a Gorizia, durante un workshop tenuto alla <span class=\"testo_iframebold\">MAGIS International Film Studies Spring School<\/span> organizzata dall&#8217;<span class=\"testo_iframebold\">Universit\u00e0 degli Studi di Udine<\/span>. &#8220;Archivio&#8221;, il tema di quest&#8217;anno della scuola, \u00e8 stato esplorato insieme a Romito nella dimensione della mappatura urbana, delle forme memoriali informali ed auto-organizzate e della storia orale dei luoghi. Quella che segue \u00e8 una parte del confronto che si \u00e8 svolto durante le tre ore di questo incontro\u0085<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-La-primavera-romana-04.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38787\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-La-primavera-romana-04.png\" alt=\"numero64_ La primavera romana 04\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-La-primavera-romana-04.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-La-primavera-romana-04-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\"><strong> Lorenzo Romito: <\/strong>Come Stalker, abbiamo iniziato a camminare nel 1995 e abbiamo continuato a camminare. I luoghi cambiano insieme alle esperienze delle persone che li attraversano, siamo noi a produrre l&#8217;ambiente in cui viviamo: \u00e8 questa la prima e la pi\u00f9 importante scoperta della nostra pratica. Le modalit\u00e0 di abitare e sperimentare gli spazi possono cambiare il modo in cui li percepiamo\u0085 Trovare legami e collegamenti fra spazi che sono chiusi, lontani o separati e inserirli in una narrazione continua, quella continuit\u00e0 spaziale che oggigiorno non viviamo pi\u00f9 (siamo divisi, viviamo allo stesso tempo nel web, al telefono, in una scala globale\u0085).<\/p>\n<p align=\"left\">La semplice e fisica pratica del camminare ha lo scopo di ristabilire una relazione primaria con lo spazio sulla base di questa continuit\u00e0 che abbiamo perso. L&#8217;Attraversamento ci permette di riappropriarci degli spazi e percepirne il cambiamento ed \u00e8 un elemento centrale del nostro lavoro sin dalla nascita di Stalker. In seguito l&#8217;idea di attraversamento si \u00e8 evoluta ed espansa nell&#8217;idea di attraversare confini politici, sociali, culturali, linguistici [\u0085]\n<p align=\"left\">Un&#8217;altra parola chiave nel nostro lavoro \u00e8 &#8220;cartografia&#8221;, una disciplina che rappresenta il paesaggio nel modo pi\u00f9 oggettivo possibile, da sempre un dispositivo di misurazione e controllo e del territorio. Noi usiamo la mappa come narrazione, ma anche come lavoro collettivo: quando iniziamo una passeggiata all&#8217;interno di Primavera Romana non decidiamo un percorso a priori, ma apriamo una mappa dell&#8217;area su google map e chiediamo a tutti di aiutarci a trovare luoghi interessanti\u0085 cos\u00ec le persone iniziano a individuare e indicare luoghi, aggiungono segnalibri, linkano video, notizie, commenti, informazioni.<\/p>\n<p align=\"left\">La mappa inizia a riempirsi e, dopo il cammino, si arricchisce di altre informazioni, cambia continuamente, diviene un indice. Queste mappe, in qualche modo, divengono la rappresentazione in tempo reale del divenire delle cose. Usiamo la mappa non come mezzo di controllo o di rappresentazione, ma come elemento co-evolutivo. Le mappe sono in relazione circolare col camminare: facciamo la mappa per camminare e dal camminare viene la mappa\u0085<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Elena Biserna: <\/strong>Tornando al confine, questa parola, nei vostri lavori, ha assunto identit\u00e0 diverse e complementari: confine politico tra stati (penso a <em>Transborderline<\/em>, 2000), confine fisico fra zone di una citt\u00e0 (come nel progetto <em>Meantime, Meanpace, Meanculture <\/em>a Miami, 2000), ma anche confine &#8220;mentale&#8221;, l&#8217;insieme delle differenze che dividono le etnie che abitano uno stesso territorio (penso, ad esempio, ai progetti realizzati a Campo Boario con l&#8217;associazione Ararat)\u0085 Mi sembra che nei vostri lavori il tentativo si quello di trasformare il confine in spazio abitato, di confronto\/incontro.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Lorenzo Romito:<\/strong> S\u00ec, in un luogo ludico e sperimentale di coesistenza. Dare spazio ai confini e abitare questa dimensione: abbiamo fatto diversi lavori su questo. Credo che per un architetto l&#8217;unico modo di capire le possibilit\u00e0 di uno spazio sia viverci e co-abitarlo assieme alle altre persone che ci vivono, fornendo nuove possibilit\u00e0 (non idee, ma possibilit\u00e0) e facendo emergere spontaneamente le necessit\u00e0 di un processo collettivo di coabitazione.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-La-primavera-romana-05.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38788\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-La-primavera-romana-05.png\" alt=\"numero64_ La primavera romana 05\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-La-primavera-romana-05.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-La-primavera-romana-05-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\"><strong> Elena Biserna:<\/strong> Come \u00e8 cambiato il vostro modo di lavorare e quanto \u00e8 importante, ora, la dimensione collettiva del camminare?<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Lorenzo Romito<\/strong>: Una delle differenze \u00e8 che nelle prime passeggiate sperimentavamo noi stessi e su noi stessi le possibilit\u00e0 di conoscere, rappresentare e abitare quegli spazi indefiniti ed incerti, in divenire, che chiamiamo &#8220;territori attuali&#8221;. Ora, invece, stiamo cercando di promuovere questa pratica come pratica sociale e collettiva. Cambiare il nostro modo di comportarci per cambiare la societ\u00e0 in cui viviamo.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Marco Mancuso<\/strong>: mi chiedo, come \u00e8 cambiata la relazione con le persone che partecipano alle vostre camminate? Come sono cambiati il coinvolgimento e le relazioni fra i partecipanti in questi 15 anni di lavoro?<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Lorenzo Romito<\/strong>: Oggi riteniamo pi\u00f9 importanti gli aspetti sociali della nostra pratica. All&#8217;inizio la nostra ricerca era volta ad indagare le possibilit\u00e0 di fare conoscenza attraverso l&#8217;esperienza, ora invece \u00e8 la condivisione di un&#8217;azione, la partecipazione nella riappropriazione degli spazi. Sta diventando quasi un movimento. Abbiamo centinaia di persone che camminano con noi e credo che questa sia la cosa pi\u00f9 interessante.<\/p>\n<p align=\"left\">Ci sono urbanisti e architetti che vengono a camminare con noi, ma anche semplici abitanti, cittadini, giovani e vecchi, artisti, rom, studenti, professori\u0085 Misuro la portata e il successo delle nostre attivit\u00e0 sulla base della diversit\u00e0 delle persone coinvolte.<\/p>\n<p align=\"left\">A volte le persone si portano brani letterari sui luoghi dove stiamo andando a camminare e li leggiamo assieme, oppure chiamano gli amici che abitano in quei posti che possono raccontarci storie sul luogo. I livelli di cooperazione nel processo di conoscenza della citt\u00e0: questo \u00e8 cambiato. All&#8217;inizio, pur essendo un collettivo di artisti, ci prendevamo cura del <em>nostro<\/em> lavoro. Ora il lavoro stesso \u00e8 una pratica di condivisione.<\/p>\n<p align=\"left\">L&#8217;idea \u00e8 di mettere le persone in azione, nell&#8217;esplorazione e nella riappropriazione del loro ambiente, in pratiche sociali, memoriali o nella costruzione di storie. Promuovere l&#8217;auto-organizzazione iniziando dal riuso degli spazi e delle memorie abbandonate.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-La-primavera-romana-06.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38789\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-La-primavera-romana-06.png\" alt=\"numero64_ La primavera romana 06\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-La-primavera-romana-06.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-La-primavera-romana-06-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\">La partecipazione di<span class=\"testo_iframebold\"> Stalker<\/span> alla <span class=\"testo_iframebold\">Biennale di Venezia di Architettura<\/span> di 3 anni fa, nel 2008, rappresenta questo momento di cambiamento nel nostro modo di lavorare. Stavamo lavorando da anni con la comunit\u00e0 rom e<span class=\"testo_iframebold\"> &#8220;Savorengo Ker&#8221;<\/span> \u0096 un esperimento di autocostruzione nel campo Casilino 900 \u0096 \u00e8 uno dei risultati di questa collaborazione. Insieme ai rom del campo abbiamo costruito una casa in legno come alternativa al container dimostrando che, ad un prezzo minore, si poteva ottenere il duplice risultato di dare lavoro e realizzare abitazioni che rispettassero gli standard italiani.<\/p>\n<p align=\"left\">Eravamo in contatto con le istituzioni per avviare il progetto su ampia scala ma poi la casa fu incendiata e ci rendemmo conto che non c&#8217;era la volont\u00e0 politica di portare avanti questo processo. Questo episodio ha anche portato alla nostra divisione: io personalmente capii che non avevo pi\u00f9 la volont\u00e0 di lavorare con le istituzioni e con l&#8217;universit\u00e0. Alla Biennale abbiamo presentato la casa nel padiglione italiano e abbiamo partecipato alla mostra <em>Experimental Architecture<\/em>, a cura di <span class=\"testo_iframebold\">Emiliano Gandolfi<\/span>, che si proponeva di indagare nuovi modalit\u00e0 di fare architettura e di immaginare il futuro.<\/p>\n<p align=\"left\">Abbiamo chiesto a tutti i visitatori e colleghi presenti nella mostra di formulare una domanda sul futuro dell&#8217;architettura mentre un oracolo faceva gli I Ching fornendo delle risposte. Credo che sia finito il tempo in cui gli architetti avevano la possibilit\u00e0 di creare nuove immagini per il futuro. Viviamo in un mondo occupato da immagini del futuro, che ci impediscono di vedere il presente. L&#8217;unica possibilit\u00e0 di guardare al futuro \u00e8 osservare il cambiamento nella nostra societ\u00e0. Abbiamo deciso che il nostro lavoro, da l\u00ec in avanti, non sarebbe pi\u00f9 stato un lavoro artistico, che avremmo lavorato per promuovere il cambiamento sociale, seguendo la filosofia dell&#8217;I Ching, attraverso la lettura e la coltivazione delle minime tracce di cambiamento spontaneo.<\/p>\n<p align=\"left\">Da allora abbiamo iniziato <em>Primavera Romana<\/em>. Non so se questa direzione avr\u00e0 successo, di certo \u00e8 stato per noi un cambiamento molto chiaro e consapevole. [\u0085]\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-La-primavera-romana-07.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38790\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-La-primavera-romana-07.png\" alt=\"numero64_ La primavera romana 07\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-La-primavera-romana-07.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-La-primavera-romana-07-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\"><strong> Elena Biserna: <\/strong>Come ti relazioni all&#8217;idea di monumento? Alcuni dei lavori di cui ci hai parlato, come il progetto <em>Le arance non cadono dal cielo<\/em>, sono anche un modalit\u00e0 di commemorazione, monumenti effimeri e collettivi, che si oppongono alla concezione tradizionale di monumento o, forse, la rinnovano in modalit\u00e0 temporanee e partecipative e con una progettualit\u00e0 mirata e concreta. Penso anche ad alcuni vostri lavori meno recenti come <em>Egnatia<\/em>\u0085<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Lorenzo Romito:<\/strong> S\u00ec, questo \u00e8 quello che facciamo, attraverso un percorso di raccolta e ricostruzione di ricordi e memorie collettive, in qualche modo divantano monumenti. Nelle nostre passeggiate cerchiamo di modellare o far riemergere livelli e strati di ricordi e memorie dimenticate e anche di re-interpretarle. Ma non sempre questi progetti sono effimeri. Ad esempio, abbiamo iniziato a lavorare ad un altro progetto chiamato <em>Le voci dell&#8217;Acquedotto Felice<\/em>, una collezione di memorie realizzata attraverso mappe e blog e prodotta liberamente dalle persone attraverso la condivisione delle loro storie legate al percorso che si snoda lungo l&#8217;Acquedotto Felice a Roma.<\/p>\n<p align=\"left\">L&#8217;idea \u00e8 che l&#8217;acquedotto stesso possa diventare un museo territoriale senza nessun tipo di infrastruttura e nessun cambiamento nello spazio fisico. Le memorie e le testimonianze saranno raccolte tramite il web, rese accessibili in situ attraverso cellulari collegati alla rete e, allo stesso tempo, fruibili via internet attraverso un archivio digitale a base cartografica. L&#8217;obbiettivo \u00e8 di giungere alla creazione del museo senza mediazioni, ma attraverso un processo aperto e auto-organizzato.<\/p>\n<p align=\"left\">Il progetto nasce da un&#8217;esperienza di <span class=\"testo_iframebold\">Primavera Romana <\/span>nel 2010, grazie all&#8217;incontro con <span class=\"testo_iframebold\">Don Roberto Sardelli <\/span>e all&#8217;esigenza di ricordare la storia delle baracche che fino a qualche decennio fa sorgevano lungo gli archi dell&#8217;acquedotto, a testimonianza del diritto all&#8217;abitazione. Abbiamo deciso di realizzare un memoriale non istituzionale per ricordare e tramandare questa storia. Cos\u00ec abbiamo camminato lungo l&#8217;acquedotto leggendo le tracce residue delle baracche nel paesaggio. Hanno partecipato sia il parroco sia gli ex scolari \u0096 ora adulti \u0096 che un tempo vivevano in quel luogo. Ci hanno raccontato le loro storie e le abbiamo incise sulla pietra\u0085<\/p>\n<p align=\"left\">Ma anche il percorso che fra pochi giorni inizieremo in Sicilia seguir\u00e0 le orme di una grande marcia che ha avuto luogo nel 1967 organizzata da<span class=\"testo_iframebold\"> Danilo Dolci e Lorenzo Barbera<\/span> (che camminer\u00e0 con noi) a cui presero parte le comunit\u00e0 della Valle del Belice. La marcia del 1967 fu il risultato di un lungo e incredibile progetto per reclamare la costruzione di dighe nel Belice e sottrarre i contadini alla schiavit\u00f9 dell&#8217;acqua, che non era pubblica. Ora, assieme alle associazioni siciliane, rifaremo questa marcia per i diritti civili, contro la privatizzazione dell&#8217;acqua e proponendo l&#8217;idea che questi villaggi siciliani, che ora sono parzialmente abbandonati, possano essere rivitalizzati ospitando i rifugiati che stanno arrivando dall&#8217;Africa. Attraverseremo la Sicilia da nord a sud, per una settimana, partendo da Menfi, per arrivare a Palermo e poi Trappeto.<\/p>\n<p align=\"left\">Il progetto <em>Egnatia<\/em>, invece, prendeva le mosse dall&#8217;estensione a rete a livello europeo del lavoro che stavamo portano avanti<span class=\"testo_iframebold\"> a Roma al Foro Boario<\/span>. L&#8217;idea era di creare un monumento disperso alla memoria delle persone che erano state forzate ad abbandonare le loro case, ai migranti, raccogliendo ricordi lungo questo percorso lungo <span class=\"testo_iframebold\">l&#8217;antica via Egnatia<\/span> che collegava Roma e Istambul, la pi\u00f9 lunga strada costruita all&#8217;epoca dell&#8217;impero romano fra Oriente e Occidente. L&#8217;idea era di creare delle agenzie per raccogliere i ricordi dei rifugiati e dei migranti&#8230; Abbiamo fatto anche programmi radio, tv e quotidiani.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-La-primavera-romana-08.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38791\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-La-primavera-romana-08.png\" alt=\"numero64_ La primavera romana 08\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-La-primavera-romana-08.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-La-primavera-romana-08-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\"><strong> Elena Biserna: <\/strong>Questo \u00e8 un altro aspetto interessante: l&#8217;uso di media come blog o tv per creare relazioni all&#8217;interno delle comunit\u00e0, come a Corviale.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Lorenzo Romito:<\/strong> S\u00ec, a Corviale avevamo realizzato una tv satellitare costruita con gli abitanti. Non abbiamo un linguaggio privilegiato, per cos\u00ec dire. Questa \u00e8 un&#8217;altra questione relativa ai confini. Cerchiamo di sfuggire alle definizioni disciplinari: siamo artisti, architetti, attivisti?<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Marco Mancuso:<\/strong> Se posso fare una piccola critica al vostro lavoro sull&#8217;uso che fate delle nuove tecnologie, internet principalmente, mi sembra sia pi\u00f9 focalizzato sul ricordo e la documentazione che sull&#8217;idea della connessione in tempo reale fra ci\u00f2 che accade nello spazio fisico e ci\u00f2 che accade nella rete. I social network, ad esempio\u0085 Nei mesi scorsi abbiamo visto quello che \u00e8 accaduto in Nord Africa e quale impatto politico possano avere.<\/p>\n<p align=\"left\">Ci\u00f2 che accade nelle strade pu\u00f2 arrivare alle persone che sono a casa, pu\u00f2 essere condiviso. Forse potrebbe essere interessante lavorare maggiormente in questa direzione\u0085 E potrebbe ampliare sia il numero di persone coinvolte nei vostri progetti sia il potenziale politico e sociale di quello che fate.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Lorenzo Romito:<\/strong> Da una parte sono d&#8217;accordo con te, ma dall&#8217;altra, in qualche misura, temo il tempo-reale di Internet perch\u00e9 potrebbe diventare un sostituto del tempo reale. Con le mappe in parte andiamo in questa direzione, ma \u00e8 un processo pi\u00f9 lento ed \u00e8 solo di supporto ad una attivit\u00e0 fisica. Sono aperto a questo tipo di interazione ma non siamo un&#8217;organizzazione politica o un partito, e non credo che il nostro scopo sia raccogliere maggioranze. Noi promuoviamo pratiche che passano attraverso il fatto fisico di fare qualcosa assieme.<\/p>\n<p align=\"left\">Preferiamo fare qualcosa insieme invece di parlarne o farne parlare. Ma, d&#8217;altra parte, sono d&#8217;accordo sul fatto che, in certi momenti, abbiamo bisogno di questa possibilit\u00e0 molto veloce ed immediata di essere in contatto con tutti.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-La-primavera-romana-09.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38792\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-La-primavera-romana-09.png\" alt=\"numero64_ La primavera romana 09\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-La-primavera-romana-09.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-La-primavera-romana-09-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\"><strong> Marco Mancuso:<\/strong> Ad esempio, nel progetto in Sicilia, il vostro scopo \u00e8 raccogliere mille persone e un modo per raggiungerlo potrebbe essere anche utilizzare Twitter o altri social networks: i partecipanti potrebbero comunicare quello che stanno facendo e raccogliere altre persone giorno per giorno\u0085<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Lorenzo Romito:<\/strong> Sono d&#8217;accordo ma d&#8217;altra parte, se arrivassero migliaia di persone a camminare con noi, sarebbero come &#8220;visitatori&#8221; che si aspettano qualcosa da noi. Non sarebbe pi\u00f9 qualcosa che facciamo insieme, ma qualcosa che dovremmo fare per loro. Voglio conoscere chi partecipa, stabilire un rapporto personale. Le persone vengono perch\u00e9 altre persone le invitano o raccontano loro quello che facciamo e il movimento sta gi\u00e0 crescendo in questo modo.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Elena Biserna: <\/strong>Forse quello che cercate \u00e8 anche una forma davvero &#8220;corporea&#8221; di fare conoscenza ed esperienza (e questa \u00e8 anche la ragione per cui il vostro lavoro \u00e8 cos\u00ec difficile da comunicare e documentare). Un&#8217;altro aspetto che si relaziona con questo \u00e8 l&#8217;importanza della testimonianza nel vostro lavoro. La testimonianza sembra prevalere sulla comunicazione in tempo reale o sul documento, come se l&#8217;unico modo per esprimere le trasformazioni contemporanee, le trasformazioni che hanno luogo nella nostra societ\u00e0 ma anche nello spazio in cui viviamo, sia testimoniarle\u0085<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Lorenzo Romito:<\/strong> Esattamente. Credo che il modo in cui i media comunicano renda tutto immediatamente visibile ma cos\u00ec facile da dimenticare. Per questo cerchiamo di coinvolgere a livello esperienziale, attraverso esperienze comuni, che sono difficili da dimenticare. Questo per noi \u00e8 importante. Mi piace l&#8217;idea che il nostro lavoro sia condiviso e diffuso ma non deve diventare &#8220;popolare&#8221;\u0085 Ricordo ci\u00f2 che <span class=\"testo_iframebold\">Guy Debord<\/span> ha scritto sul primo numero dell&#8217;<em>Internationale Situationniste <\/em>a proposito del Surrealismo: &#8220;Il Surrealismo ha avuto successo e per questo ora \u00e8 morto&#8221;.<\/p>\n<p align=\"left\">Non abbiamo mai lavorato sull&#8217;autopromozione e nemmeno sulla postproduzione. Mi piace il fatto che persone diverse e lontane trascorrano del tempo con noi e vengano a lavorare con noi. Centinaia di persone sono passate attraverso Stalker e ora ci sono filmmakers, fotografi, architetti, attivisti\u0085 ma sono terrorizzato dalla possibile mercificazione dell&#8217;attivit\u00e0 di Stalker.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-La-primavera-romana-10.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38793\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-La-primavera-romana-10.png\" alt=\"numero64_ La primavera romana 10\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-La-primavera-romana-10.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero64_-La-primavera-romana-10-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\"><strong> Elena Biserna:<\/strong> Pensi che il cambiamento possa avvenire solo attraverso micro-azioni diffuse e informali piuttosto che attraverso azioni che includano le maggioranze?<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Lorenzo Romito:<\/strong> S\u00ec, penso che la societ\u00e0 di massa sia finita e che sia necessario trovare altre strade. Credo che la ricostruzione dell&#8217;organizzazione sociale debba venire dalle piccole comunit\u00e0 e dalle coscienze dei singoli e che questa rete debba crescere dalla base, dal basso.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Claudia D&#8217;Alonzo:<\/strong> Forse, in relazione a questo, puoi parlarci anche della creazione di economie\u0085<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Lorenzo Romito:<\/strong> Dal 2008 abbiamo smesso di cercare e di avere contributi pubblici e questo ci ha fatto concentrare maggiormente sulla creazione di economie (la vendita dell&#8217;olio o delle arance, ad esempio, abbiamo fatto un catering di cibo rom, un quotidiano della comunit\u00e0 rom\u0085). Cerchiamo di promuovere la creazione di una rete fra le diverse realt\u00e0 presenti sul territorio (per esempio i gruppi di acquisto, la comunit\u00e0 rom, i centri sociali) e trovare delle economie \u00e8 fondamentale per realizzare i progetti e per far s\u00ec che le cose durino e possano proseguire nel tempo.<\/p>\n<p align=\"left\">Anche se a volte le entrate sono ridicole o molto limitate, contribuisono a creare un&#8217;economia di solidariet\u00e0 e cooperazione, una rete di scambio di materiali e di idee. A Roma ci sono centinaia di piccoli gruppi auto-organizzati. Le nostre passeggiate hanno aiutato a fare rete, a promuovere e intensificare la circolazione e le relazioni fra queste realt\u00e0. Un progetto porta all&#8217;altro e nel fare si crea comunit\u00e0, una comunit\u00e0 che \u00e8 sempre pi\u00f9 trasversale perch\u00e9 raccoglie persone diverse. E questo, per me, \u00e8 un processo sociale: il processo sociale che cerchiamo di innescare. Penso che il futuro possa emergere da queste pratiche spontanee.<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"LEFT\"><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/primaveraromana.wordpress.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/primaveraromana.wordpress.com\/<\/a><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/levocidellacquedottofelice.wordpress.com\/about\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/levocidellacquedottofelice.wordpress.com\/about\/<\/a><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.osservatorionomade.net\/tarkowsky\/tarko.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.osservatorionomade.net\/tarkowsky\/tarko.html<\/a><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.osservatorionomade.net\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.osservatorionomade.net\/<\/a><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/stalkerpedia.wordpress.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/stalkerpedia.wordpress.com\/<\/a><\/p>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"LEFT\">Note:<\/p>\n<div id=\"sdfootnote1\">\n<p align=\"JUSTIFY\"><span class=\"testo_iframebold\">[1]<\/span> &#8211; Rebecca Solnit, <em>Storia del camminare <\/em>(trad. di: <em>Wanderlust. A History of Walking<\/em>), Mondadori, Milano 2002, pp. 200-201).<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote2\">\n<p align=\"left\"><span class=\"testo_iframebold\">[2]<\/span> &#8211; Impossibile, in questa sede, ripercorrere nei dettagli il percorso del collettivo Stalker e di Osservatorio Nomade (rete di ricerca interdisciplinare promossa da Stalker nel 2002). Si veda, tra gli altri: Thierry Davila, <em>Marcher, Cr\u00e9er. D\u00e9placements, fl\u00e2neries, d\u00e9rives dans l&#8217;art de la fin du XX<\/em><em>e<\/em><em> si\u00e8cle<\/em>, Regard, Paris 2002, Flaminia Gennari Santori e Bartolomeo Pietromarchi, Osservatorio Nomade. Immaginare Corviale. Pratiche ed estetiche per la citt\u00e0 contemporanea, Bruno Mondadori, Milano 2006 e i cataloghi: Stalker, <em>Attraverso i Territori Attuali<\/em>, Jean Michel Place, Paris 2000 e <em>Stalker<\/em>, Capc Mus\u00e9e s&#8217;Art Contemporain, Bourdeau 2004, accessibili alla pagina: <a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/stalkerpedia.wordpress.com\/606-2\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/stalkerpedia.wordpress.com\/606-2\/<\/a><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote3\">\n<p align=\"left\"><span class=\"testo_iframebold\">[3]<\/span> &#8211; Manifesto. Stalker attraverso i territori attuali, <a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/digilander.libero.it\/stalkerlab\/tarkowsky\/manifesto\/manifest.htm\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/digilander.libero.it\/stalkerlab\/tarkowsky\/manifesto\/manifest.htm<\/a><\/p>\n<\/div>\n<p><span class=\"testo_iframebold\">[4]<\/span> &#8211; Michel de Certeau, <em>L&#8217;invenzione del quotidiano<\/em> (trad. di: <em>L&#8217;invention du quotidien. I Arts de faire<\/em>, Union g\u00e9n\u00e9rale d&#8217;\u00e9ditions, Paris 1980), Edizioni Lavoro, Roma 2009, p. 150.<\/p>\n<div id=\"sdfootnote8\">\n<p align=\"left\"><span class=\"testo_iframebold\">[5]<\/span> &#8211; <a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/siciliaperiperi.wordpress.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/siciliaperiperi.wordpress.com\/<\/a><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote8\">\n<p align=\"left\"><span class=\"testo_iframebold\">[6]<\/span> &#8211; Durante i 3 giorni a sostegno dei Rom sgomberati, le associazioni e i movimenti che hanno partecipato hanno montato alcune tende per ospitare le famiglie a cui era stato impedito di rientrare nella Basilica e, nel giorno di Pasqua, hanno organizzato un pranzo di solidariet\u00e0 aperto alla cittadinanza nel prato di fronte a San Paolo.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote5\">\n<p><span class=\"testo_iframebold\">[7]<\/span> &#8211; Un percorso che culmin\u00f2 nel ruolo giocato negli eventi e nei movimenti che sfociarono, nel 68, nel &#8220;maggio francese&#8221;.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote6\">\n<p><span class=\"testo_iframebold\">[8]<\/span> &#8211; Tom McDonough, <em>Introduction<\/em>, in Id. (a cura di), <em>The Situationists and the City<\/em>, Verso, London-New-York 2009, p. 3.<\/p>\n<\/div>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel 1995 Lorenzo Romito \u008f tra gli iniziatori di Stalker, un laboratorio di arte urbana, un soggetto collettivo interdisciplinare interessato ad esplorare le trasformazioni e il divenire urbano. 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