{"id":10846,"date":"2011-05-02T12:00:00","date_gmt":"2011-05-02T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-064\/zul-mahmod-singaporean-sound-art\/"},"modified":"2020-11-02T17:00:51","modified_gmt":"2020-11-02T16:00:51","slug":"zul-mahmod-singaporean-sound-art","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-064\/zul-mahmod-singaporean-sound-art\/","title":{"rendered":"Zul Mahmod. La Sound Art Di Singapore"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">Figura di primo piano della scena della <em>sound art<\/em> di Singapore, con artisti del calibro di Yuen Chee Wai, Zai Kuning e George Chua, <strong>Zul Mahmod<\/strong> si distingue nell&#8217;utilizzare le sue tecniche sonore per esplorare le relazioni fra i <em>media<\/em>, compresi il disegno, la scultura e l\u2019architettura.<\/p>\n<p align=\"left\">La sua opera si occupa spesso di ridefinire e riconfigurare l\u2019esperienza visivo uditiva, lavorando con le convenzioni di genere degli ambienti di gallerie o musei al fine di creare nuove possibilit\u00e0 di ricezione critica.<\/p>\n<p align=\"left\">Scelto per rappresentare Singapore al padiglione nazionale della <strong>Biennale di Venezia<\/strong> per una mostra collettiva nel 2007, Zul ha presentato un\u2019installazione intitolata <em>Sonic dome: Empire of thoughts<\/em> che invitava i visitatori a entrare in uno spazio emisferico ed ascoltare una costruzione sonora-spaziale composta da registrazioni di Singapore e Venezia, accompagnate da suoni prodotti da macchine sonore fai da te a circuiti piegati, costruite dall&#8217;artista stesso.<\/p>\n<p align=\"left\">Dal momento che ho avuto modo di ammirare i suoi lavori parecchie volte, compresa la serie di mostre <em>Migration addicts<\/em> di Biljana Ciric a Shangai, <em>Accelerated photon<\/em> al museo <span class=\"testo_iframebold\">Guan Shanyue<\/span> di Shenzen, e pi\u00f9 di recente presso l\u2019<span class=\"testo_iframebold\">Hong Kong Arts Centre<\/span> durante un suo periodo di residenza, ho deciso di intervistare Zul per scoprire come interpreta, nella sua opera, la relazione fra suono e spazio, in particolar modo nel contesto singaporiano.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/numero64_-Zul-Mahmod-02.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38329\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/numero64_-Zul-Mahmod-02.png\" alt=\"numero64_ Zul Mahmod 02\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/numero64_-Zul-Mahmod-02.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/numero64_-Zul-Mahmod-02-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\"><strong> Robin Peckham: <\/strong>Puoi dirmi, per prima cosa, come vedi la scena della sound art e della new media art di Singapore rispetto agli altri posti in cui ha viaggiato e lavorato?<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Zul Mahmod: <\/strong>Credo che l\u2019aspetto performativo della scena della sound art sia cresciuto parecchio negli ultimi cinque anni, per\u00f2 la crescita delle componenti installative e interattive \u00e8 ancora lenta rispetto agli altri posti in cui ho viaggiato. A Singapore ci sono diverse comunit\u00e0 che esplorano la sound art, comprese il teatro e la danza, la musica, i new media e il design, anche se ognuna di queste comunit\u00e0 \u00e8 rappresentata solo da pochi.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Robin Peckham: <\/strong>C\u2019\u00e8 quindi una comunit\u00e0 della sound art? E tu dove ti collochi?<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Zul Mahmod: <\/strong>Penso che rispetto al 2005, anno in cui ho organizzato per la prima volta un festival di sound art, questa comunit\u00e0 si stia espandendo se siamo solo pochi artisti. Personalmente, mi colloco da entrambe le parti della sound art, la performance e l\u2019installazione. Dal momento che ho un background da scultore, ho iniziato a inserire elementi scultorei e spaziali nelle mie opere sonore.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Robin Peckham: <\/strong>Interessante. Nelle tue opere come vedi la relazione fra performance e installazione, specialmente riguardo alle diverse infrastrutture, ad esempio, le tourn\u00e9\u00e9 nelle music venues vs. le mostre nelle gallerie e nelle istituzioni? Che tipo di tematiche e questioni si combinano tra questi due mondi nella tua opera?<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Zul Mahmod: <\/strong>Nella mia opera, la performance e l\u2019installazione sono legate e basate su concetti condivisi. Solitamente \u00e8 solo una questione di presentazione. Nelle mie performance, creo quasi sempre nuovi strumenti sonori e i suoni prodotti da questi possono essere poi usati in un <em>format<\/em> di installazione, o viceversa. L\u2019installazione \u00e8 sempre pi\u00f9 <em>site-specific<\/em>, quindi il pubblico pu\u00f2 sperimentarla solo in quel particolare spazio. Usando gli stessi concetti, cerco di estendere queste possibilit\u00e0 alle performance.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/numero64_-Zul-Mahmod-03.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38330\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/numero64_-Zul-Mahmod-03.png\" alt=\"numero64_ Zul Mahmod 03\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/numero64_-Zul-Mahmod-03.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/numero64_-Zul-Mahmod-03-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\"><strong> Robin Peckham: <\/strong>Sono particolarmente curioso di sapere come i tuoi primi disegni, che spesso integrano tecniche miste su carta, trovino posto in una certa interpretazione del concetto di appropriazione e in un determinato tipo di sensibilit\u00e0 grafica. Vedi una sorta di evoluzione, o una corrispondenza diretta fra il disegno, la produzione di linee, e il suono?<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Zul Mahmod: <\/strong>I disegni sono stati una grande parte del mio lavoro, dagli inizi fino ad ora. Io inizio sempre un nuovo lavoro con i disegni, ai quali faccio seguire la ricerca e lo sviluppo. E solo allora passo alla presentazione finale.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Robin Peckham: <\/strong>Questa relazione col disegno \u00e8 molto interessante per il tuo interesse nel rendere attiva l\u2019architettura, come hai fatto un paio di anni fa con la mostra <em>Arena<\/em> al centro <strong>The Substation<\/strong>, o con l\u2019esposizione intitolata <em>W.O.M.B.<\/em> che si \u00e8 tenuta sempre presso la stessa location. Entrambe affrontavano la distinzione fra lo spazio nel suono e lo spazio per il suono, usando l&#8217;edificio una volta come strumento e una volta come pubblico. Ma laddove agli architetti interesserebbe costruire quello spazio, tu lo leggi, lo interpreti e ci giochi. \u00c8 questa la tua idea di approccio site-specific o si tratta di un altro livello di design architettonico?<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Zul Mahmod: <\/strong>Questa \u00e8 la mia idea nel lavorare con un sito specifico, ma con <em>Arena<\/em> si tratta soprattutto di dare allo spazio una nuova architettura uditiva. Uso approcci differenti a seconda degli spazi: alcune volte mi soffermo sullo spazio fisico, mentre altre sono pi\u00f9 interessato al contesto storico dello spazio, all\u2019acustica e alla funzionalit\u00e0 sociale del luogo.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/numero64_-Zul-Mahmod-04.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38331\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/numero64_-Zul-Mahmod-04.png\" alt=\"numero64_ Zul Mahmod 04\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/numero64_-Zul-Mahmod-04.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/numero64_-Zul-Mahmod-04-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\"><strong> Robin Peckham: <\/strong>E parlando del centro di arte contemporanea, <strong>The Substation<\/strong>: cosa significa esserne affiliati?<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Zul Mahmod: <\/strong>Essere un artista associato al centro <strong>The Substation<\/strong> significa ricevere degli spazi, una certa assistenza amministrativa e supporto al marketing delle mie opere.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Robin Peckham: <\/strong>Mi parli anche degli strumenti &#8220;fai da te&#8221; che hai usato nella tua performance all\u2019<strong>Hong Kong Arts Centre<\/strong> lo scorso anno, quando ho visto il tuo lavoro dal vivo per la prima volta. Usavi un laptop, dei pedali e poi degli oggetti che avevi assemblato. Puoi descrivere l&#8217;allestimento, la strumentazione e il suo utilizzo?<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Zul Mahmod: <\/strong>Gli strumenti che ho costruito consistevano in un<em> MIDI controller<\/em> e due sculture sonore in cui erano sistemati due oscillatori variabili. Li ho costruiti da zero mentre ero ad Hong Kong. Ho usato il <em>MIDI controller<\/em> per controllare Ableton Live, mentre ho usato le due sculture sonore per dare una stratificazione e una struttura alla mia composizione. Per la performance di Hong Kong in particolare, mi interessava esplorare le idee di una citt\u00e0 della fantasia e della realt\u00e0.<\/p>\n<p align=\"left\">Ho registrato i suoni della citt\u00e0 e li ho riprodotti durante la performance, aggiungendo un altro strato sonoro. C\u2019erano anche suoni dal vivo provenienti dallo spazio performance dell\u2019Hong Kong Art Centre, che ho raccolto usando un microfono, e persino suoni gi\u00e0 esistenti registrati senza microfoni. Ho voluto usare tutte queste risorse per creare diversi strati in una composizione quasi spaziale.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/numero64_-Zul-Mahmod-05.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38332\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/numero64_-Zul-Mahmod-05.png\" alt=\"numero64_ Zul Mahmod 05\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/numero64_-Zul-Mahmod-05.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/numero64_-Zul-Mahmod-05-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\"><strong> Robin Peckham: <\/strong>Ho visto l&#8217;opera <em>Dancing with Frequencies<\/em> quando \u00e8 stata installata a Shenzen un paio di anni fa, in cui il pubblico era invitato a entrare in una matrice di sensori interattivi che controllavano l\u2019ambiente sonoro. Ti vorrei chiedere quindi se hai mai avuto collaborazioni teatrali, con la danza ad esempio? In Cina le produzioni teatrali non hanno una buona reputazione nella scena della Sound art, ma ad Hong Kong ci sono alcuni artisti, come <strong>Dickson Dee<\/strong>, che fanno invece cose interessanti a questo proposito, quindi non \u00e8 un territorio del tutto abbandonato&#8230;<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Zul Mahmod: <\/strong>S\u00ec, ho avuto parecchie collaborazioni con produzioni sia teatrali che coreografiche. Per me si tratta di esplorare ed espandere ulteriormente l\u2019utilizzo della <em>sound art<\/em> in molteplici forme diverse. Per esempio, la scorsa settimana ho fatto una sessione di improvvisazione con due ballerini usando l\u2019idea base di <em>Dancing with frequencies<\/em>. Ha funzionato molto bene.In pratica, i ballerini hanno composto il suono attraverso i loro movimenti. Ho sicuramente intenzione di espandere ulteriormente questo progetto, arrivando a far s\u00ec che i ballerini possano riuscire a controllare non solo i suoni ma anche le luci e i servo motori.<\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Figura di primo piano della scena della sound art di Singapore, con artisti del calibro di Yuen Chee Wai, Zai Kuning e George Chua, Zul Mahmod si distingue nell&#8217;utilizzare le sue tecniche sonore per esplorare le relazioni fra i media, compresi il disegno, la scultura e l&#8217;architettura.<\/p>\n","protected":false},"author":143,"featured_media":38328,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[239,217,308],"tags":[39,53],"class_list":["post-10846","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-articles","category-issue-064","category-sound","tag-electronic-music","tag-interviews"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.4 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Zul Mahmod. 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