{"id":10835,"date":"2011-04-01T12:00:00","date_gmt":"2011-04-01T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-063\/the-time-and-the-net-morphogenesis-of-a-current-relationship\/"},"modified":"2020-11-02T16:57:24","modified_gmt":"2020-11-02T15:57:24","slug":"the-time-and-the-net-morphogenesis-of-a-current-relationship","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-063\/the-time-and-the-net-morphogenesis-of-a-current-relationship\/","title":{"rendered":"Note Su Tempo E Rete. La Morfogenesi Di Un Rapporto In Atto"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">Questo articolo vuole essere l&#8217;introduzione ad una serie di interventi intorno ad alcune delle principali questioni filosofiche che la diffusione capillare della rete e la digital society impongono di ripensare. L&#8217;obiettivo non \u00e8 tanto quello di affrontare le tematiche in questione da un punto di vista sistematico, quanto piuttosto quello di re-interpretarle in relazione alle pratiche diffuse in rete e in rapporto alle modalit\u00e0 e agli strumenti digitali attraverso cui esse si manifestano.<\/p>\n<p>La ricerca vuole cos\u00ec essere impostata attorno ad una fenomenologia della rete nella quale l&#8217;accezione classica delle pi\u00f9 comuni categorie di interpretazione filosofica &#8211; tempo, spazio, soggetto, oggetto, percezione, immagine &#8211; sembra definitivamente scricchiolare. Si \u00e8 scelto di partire dal rompicapo del tempo, da un lato per il valore che nella storia del pensiero occidentale ha assunto questa categoria, dall&#8217;altro per l&#8217;evidenza della morfogenesi in atto nel rapporto tra esso e l&#8217;esperienza che di esso l&#8217;uomo compie nelle societ\u00e0 digitali e informatizzate contemporanee. La questione intorno alla quale vorremmo allora orbitare \u00e8 la seguente: qual \u00e8 l&#8217;esperienza del tempo che la rete ci propone?<\/p>\n<p>Per farlo cercheremo allora di applicare alla pragmatica della nuova era digitale alcune delle pi\u00f9 diffuse ipotesi filosofiche intorno alla questione del tempo, non certo per volerle smentire (almeno non in questa sede) ma semplicemente per cercare di capire quali tra esse possa essere una buona base da cui ripartire per ripensare il problema del tempo.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2009\/12\/numero63_Notes-on-Time-02.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38010\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2009\/12\/numero63_Notes-on-Time-02.png\" alt=\"numero63_Notes on Time 02\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2009\/12\/numero63_Notes-on-Time-02.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2009\/12\/numero63_Notes-on-Time-02-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>Nell&#8217;ipotesi kantiana (<em>Critica della ragion pura<\/em>) il tempo (e lo spazio) si presentano come categorie a-priori dell&#8217;esperienza, condizioni di possibilit\u00e0 di qualsiasi percezione sensibile. In<span class=\"testo_iframebold\"> Emmanuel Kant <\/span>la concezione aristotelica del tempo (Fisica) come ordine misurabile del movimento si formalizza in un ordine causale di stampo newtoniano fondato sull&#8217;irreversibilit\u00e0 della freccia temporale.<\/p>\n<p>\u00c8 a partire dai principi di relativit\u00e0 einsteiniana che la dimensione causale del tempo comincia a mostrare i propri limiti, nonostante con le sue teorie <span class=\"testo_iframebold\">Albert Einstein<\/span> non metta in dubbio l&#8217;ordine causale ma si limiti a mostrare come l&#8217;ordine causale non sia necessariamente unico e assoluto (cfr.<em>\u00dcber die spezielle und die allgemeine Relativit\u00e4tstheorie<\/em>). In seguito allo sviluppo della fisica quantistica, inoltre, concepire spazio e tempo come a-priori pensabili indipendentemente da un osservatore &#8211; cio\u00e8 come se fossero categorie decifrabili punto per punto, istante per istante,da una relazione biunivoca &#8211; diventa praticamente impossibile (cfr.<em> Il principio di indeterminazione di Heisemberg<\/em>).<\/p>\n<p>Ora, fedeli al metodo ermeneutico che ci siamo dati, ci chiediamo se effettivamente abbia senso cercare di applicare una concezione categorica e aprioristica del tempo per spiegare il concetto di temporalit\u00e0 in rete. Certo potrebbe apparire bizzarro pensare il tempo in questa modalit\u00e0 ascetico-astratta, considerando il fatto che nel mondo virtuale della rete il tempo chiede praticamente sempre di essere agito da parte di un osservatore &#8211; o meglio, di un operatore &#8211; piuttosto che di agire, di pre-esistere. E nemmeno il meccanicismo causale sembrerebbe in grado di descrivere questa relazione pragmatica temporale tra l&#8217;utente e la rete, perch\u00e9 si potrebbe facilmente sostenere che l&#8217;attitudine alla fruizione contemporanea di pi\u00f9 pagine &#8211; che nasce all&#8217;alba della rete attraverso l&#8217;idea di iper-testo &#8211; sia sintomatico di quanto la sequenzialit\u00e0 causale del tempo stia ormai velocemente abdicando a favore di una simultaneit\u00e0 casuale.<\/p>\n<p>Allo stesso modo l&#8217;irremovibile irreversibilit\u00e0 della freccia temporale \u00e8 messa in dubbio dal fatto che online, attraverso procedure pi\u00f9 o meno complesse, \u00e8 spesso possibile tornare sui propri passi &#8211; indietreggiare nella ricerca alle pagine iniziali da cui si \u00e8 partiti, cancellare posts su Facebook, recuperare i dati eliminati da un sito o da un blog. Certo non sempre, ma sicuramente pi\u00f9 facilmente che nella vita reale, dove peraltro la mappatura del genoma e la sperimentazione genica aprono mitologemi d&#8217;immortalit\u00e0 che solo per il fatto di prendere la forma di una sperimentazione direzionata ci dovrebbero far riflettere su quanto anche il caposaldo dell&#8217;irreversibilt\u00e0 del tempo meriti di essere ripensato.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2009\/12\/numero63_Notes-on-Time-03.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38011\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2009\/12\/numero63_Notes-on-Time-03.png\" alt=\"numero63_Notes on Time 03\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2009\/12\/numero63_Notes-on-Time-03.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2009\/12\/numero63_Notes-on-Time-03-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>Senza dubbio queste considerazioni ci muovono verso una concezione del tempo nella quale la presenza di un osservatore\/ partecipatore assuma una maggior rilevanza. La filosofia di <span class=\"testo_iframebold\">Henri Bergson<\/span> \u00e8 la prima che si \u00e8 spinta in modo sistematico in questa direzione, rompendo con la temporalit\u00e0 meccanica, spazializzata e immobile della scienza einsteiniana e concentrandosi sul concetto di durata come tempo intuito, come l&#8217;insieme degli istanti (presenti, passati e futuri) che si danno simultaneamente alla coscienza (cfr. L<em>e pens\u00e9e et le mouvant<\/em>).<\/p>\n<p>Gi\u00e0 in <span class=\"testo_iframebold\">S. Agostino<\/span> &#8220;non ci sono, propriamente parlando, tre tempi, il passato, il presente e il futuro, ma soltanto tre presenti: il presente del passato, il presente del presente, il presente del futuro&#8221; (<em>Confessioni<\/em>). Queste affermazioni sembrano meravigliosamente riferirsi alla fruizione del tempo in rete, nella quale l&#8217;assottigliarsi sempre crescente dell&#8217;intervallo di tempo tra l&#8217;azione dell&#8217;operatore, la reazione del sistema (apertura di una pagina\/immagine\/video\/canzone) e la successiva e ulteriore reazione dell&#8217;operatore, crea un cortocircuito nel quale i tempi si accavallano e la simultaneit\u00e0 percepita rimpiazza la cronologia della sequenza.<\/p>\n<p>L&#8217;utente sembra interiorizzazione il tempo simultaneo e <em>multi-tasking<\/em> che la rete impone, in un circolo paradossale nel quale la rete pare esteriorizzare certi meccanismi di funzionamento dell&#8217;inconscio (ad esempio la simultaneit\u00e0), ed esteriorizzandoli li espone alla ri-percezione conscia dell&#8217;operatore di fronte allo schermo.<\/p>\n<p>In questo senso internet potrebbe essere pensabile come ad uno specchio deformante e in divenire dell&#8217;inconscio: ecco perch\u00e9 probabilmente ha senso dire che l&#8217;inconscio \u00e8 fuori, anzi, \u00e8 liminale, tra la macchina e l&#8217;uomo, nell&#8217;inconscio ottico (cfr. <span class=\"testo_iframebold\">Walter Benjamin<\/span>, <em>L&#8217;opera d&#8217;arte nell&#8217;epoca della sua riproducibilit\u00e0<\/em>) come anche nell&#8217;atto compulsivo di uploadare in rete le milioni di immagini filmate e fotografate nelle quali la nostra memoria crede di esteriorizzarsi. L&#8217;upload, allora, da atto di possesso e dominio nei confronti della realt\u00e0 (<span class=\"testo_iframebold\">Begriff<\/span>), diventa un riflesso involontario che sfugge all&#8217;analisi cosciente del soggetto e mostra la doppia natura delle immagini registrate e poi uploadate &#8211; strumento di controllo e sacche di memoria involontaria. Ecco perch\u00e9 pensare alla rete come all&#8217;esteriorizzazione del sistema nervoso umano (cfr. <span class=\"testo_iframebold\">Derrick De Kerckhove<\/span>, <em>La pelle della cultura<\/em>) \u00e8 una buona metafora anche per parlare del rovesciamento tra il visibile e l&#8217;invisibile di una serie di meccanismi\/ automatismi considerati inaccessibili consciamente.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2009\/12\/numero63_Notes-on-Time-04.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38012\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2009\/12\/numero63_Notes-on-Time-04.png\" alt=\"numero63_Notes on Time 04\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2009\/12\/numero63_Notes-on-Time-04.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2009\/12\/numero63_Notes-on-Time-04-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>Il tempo della rete sembra dunque assomigliare al tempo inconscio del sogno, nel quale la metamorfosi degli stati percettivi \u00e8 in perenne deiscenza &#8211; perennemente in atto e infinitamente potenziale -, nel quale il missing moment (cfr. <span class=\"testo_iframebold\"><span id=\"search2\">Robert<\/span> Pollack<\/span>, <em>The missing moment, How The Unconscious Shapes Modern Science<\/em>) inteso come l&#8217;intervallo tra la percezione in tempo reale e i quaranta millesimi di secondo necessari al suo divenire cosciente si annulla. Proprio la rincorsa di un tempo reale sempre presente, di un hic et nunc immortale e di una fruizione pluricentrata e simultanea nella quale il cervello diventa in grado di elaborare consciamente pensieri di natura diversa &#8211; fare un calcolo matematico e ascoltare simultaneamente, empaticamente e consciamente un proprio amico &#8211; \u00e8 la forma della metafisica implicita sulla quale si fonda la concezione del tempo informatizzato.<\/p>\n<p>In essa, forse, si manifesta il desiderio pi\u00f9 profondo della biopolitica contemporanea, quello di colonizzare economicamente l&#8217;istante, il momento pi\u00f9 puro e pi\u00f9 facilmente afferrabile della nuda vita (zoe), di quella vita singola precedente alla comunit\u00e0 che invece proprio attraverso le tecnologie dell&#8217;istante potrebbe riuscire a ridefinirsi continuamente come nodo attivo (bios) di micro-comunit\u00e0 aracnoidi, rizomatiche, n-1 (cfr.<span class=\"testo_iframebold\"> Gilles Deleuze, <span id=\"search\">Pierre-F\u00e9lix<\/span> Guattari<\/span>, <em>Mille plateaux<\/em>).\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questo articolo vuole essere l&#8217;introduzione ad una serie di interventi intorno ad alcune delle principali questioni filosofiche che la diffusione capillare della rete e la digital society impongono di ripensare. 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