{"id":10830,"date":"2011-04-01T12:00:00","date_gmt":"2011-04-01T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-063\/tracing-experiences-designs-fiction-the-made-up-exhibition\/"},"modified":"2020-11-02T16:58:34","modified_gmt":"2020-11-02T15:58:34","slug":"tracing-experiences-designs-fiction-the-made-up-exhibition","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/design\/tracing-experiences-designs-fiction-the-made-up-exhibition\/","title":{"rendered":"Tracciare Esperienze. La Mostra &#8220;made Up&#8221; E La Design&#8217;s Fiction"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">Quest&#8217;inverno al <span class=\"testo_iframebold\">Media Design Program (MDP) dell&#8217;Art Center College of Design in Pasadina (Califonia)<\/span> \u00e8 stato organizzato <span class=\"testo_iframebold\">&#8220;Made Up\u201d<\/span>, una mostra e una serie di incontri devoti alle ultime produzioni alla frontiere tra <em>science fiction<\/em>, design speculativo and <em>fictional story-telling<\/em>, pratiche che i promotori hanno riunito sotto il termine chiave di <em>design&#8217;s fiction<\/em>.<\/p>\n<p>Allestita presso il<span class=\"testo_iframebold\"> Wind Tunnel Gallery del Media Design Program<\/span> (un gigantesco ex-hangar della Jet Propulsion Lab in cui venivano testati jet supersonici), &#8220;MADE-UP&#8221;, come i sui curatori <span class=\"testo_iframebold\">Tim Durfee e Haelim Paek<\/span> reclamano, \u00e8 una mostra che riunisce artisti che usano pratiche speculative e l&#8217;uso della finzione tanto per progettare scenari alternativi che per provocare. Tali artisti mescolano sapientemente ricerca scientifica e vari modelli narrativi, creando oggetti critici o \u201cfilosofici\u201d, progettando per (in)possibili scenari tecnologici futuri, abbracciando le misteriose corrispondenze tra reale ed immaginario.<\/p>\n<p><em>Design&#8217;s fiction<\/em> in verit\u00e0 \u00e8 oggigiorno un termine molto di moda nel mondo delle accademie e della media art, grazie soprattutto ai lavori usciti negli ultimi anni dal dipartimento di \u201cDesign Interaction\u201d del londinese <span class=\"testo_iframebold\">Royal College of Art (RCA)<\/span> guidato dai pioneri del genere <span class=\"testo_iframebold\">Antony Dunne and Fiona Raby<\/span>. Quest&#8217;ultima era anche presente all&#8217;incontro inaugurale dell&#8217;evento, insieme con <span class=\"testo_iframebold\">Bruce Sterling<\/span>.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/numero63_-Tracing-experience-02.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39107\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/numero63_-Tracing-experience-02.png\" alt=\"numero63_ Tracing experience 02\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/numero63_-Tracing-experience-02.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/numero63_-Tracing-experience-02-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Anche se il dibattito in realt\u00e0 non ha rivelato nulla di nuovo sotto il sole del genere, e l&#8217;allestimento in s\u00e9 dava l&#8217;idea di essere stato gestito un p\u00f2 troppo fretta, un bel numero di lavori erano di fatto davvero interessanti. Gran parte degli artisti presenti era legata in un modo o nell&#8217;altro all&#8217;MDP o all&#8217;RCA, e circa meta&#8217; di loro erano architetti o urbanisti di professione, mentre l&#8217;altra meta&#8217; era legata al mondo del design\/arte. Vediamo quelli che mi hanno colpito di pi\u00f9.<\/p>\n<p>Gli architetti e\/o urbanisti presenti erano quasi tutti di base nella California del Sud:<span class=\"testo_iframebold\"> Juan Azulay<\/span> ( <a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.ma77er.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.ma77er.com<\/a> ), <span class=\"testo_iframebold\">The Planning Center<\/span> <a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.planningcenter.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"> (http:\/\/www.planningcenter.com<\/a>), <span class=\"testo_iframebold\">Hernan Diaz Alonso<\/span> (<a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.xefirotarch.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.xefirotarch.com\/<\/a>) e <span class=\"testo_iframebold\">AGENCY<\/span> (<a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/agencyarchitecture.blogspot.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/agencyarchitecture.blogspot.com\/<\/a>), uno studio di ricerca e design di base a New York .<\/p>\n<p>Tra questi proprio il lavoro presentato da quest ultimo studio mi ha colpito maggiormente:<em> Super Levee Urban Farm <\/em>(2010) \u00e8 un progetto di \u201curbanismo speculativo\u201d, se cosi si vuol chiamare, che dipinge uno scenario futuro in cui, per salvaguardarci dall&#8217;avanzata del livello del mare, le citt\u00e0 del mondo tentano di progettare nuove forme di sviluppo infrastrutturale. AGENCY propone un sistema globale di argini che funziona anche come un \u201cnuovo stile\u201d di fattorie urbane ai bordi della citt\u00e0 che conservano le loro ecologie locali e le proteggono dai pericoli futuri e promuovono una vita urbana e personale pi\u00f9 produttiva.<\/p>\n<p>Sempre con un background architettonico, ma pi\u00f9 poetica nella sua espressione, \u00e8 l&#8217;opera del \u201cvisionar-chitetto\u201d <span class=\"testo_iframebold\">Thomas Hillier<\/span> (<a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.thomashillier.co.uk\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.thomashillier.co.uk\/<\/a> ) che, attraverso illustrazioni, design, racconti e installazioni, cerca di capire come la letteratura pu\u00f2 essere direttamente tradotta in spazio urbano e architettonico. Hillier guarda allo spazio architettonico usando narrazioni non ortodosse e visioni personali, utilizzando materiali innovativi con una paziente ed elaborata tecnica artigianale.<\/p>\n<p>Per &#8220;MADE-UP&#8221; Hillier ha presentato l&#8217;ultima iterazione de<em> The Emperor Castle<\/em> (2010), un&#8217;opera in tre capitoli ispirato ad una fiaba mitologica giapponese che rappresenta la storia di due amanti, la Principessa e il Mandriano, che sono stati separati dall&#8217;imperatore padre di lei.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/numero63_-Tracing-experience-03.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39108\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/numero63_-Tracing-experience-03.png\" alt=\"numero63_ Tracing experience 03\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/numero63_-Tracing-experience-03.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/numero63_-Tracing-experience-03-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Hillier trasforma questi personaggi in metafore architettoniche creando un complesso collage tridimensionale, un \u201cteatro urbano\u201d inspirato agli interni del Palazzo Imperiale nel centro di Tokyo: la principessa \u00e8 rappresentata da una membrana a maglia flessibile che avvolge gli spazi sottostanti per raggiungere il perimetro di erba del parco, rappresentato dal Mandriano. Collegati all&#8217;interno di questa membrana vi sono una serie di enormi strutture polmonari fatte ad origami, dispiegati tutte intorno, quasi come barriere fisiche che manipolano la maglia nel momento che si estende verso il parco.<\/p>\n<p>Leggo dal sito di Hillier: \u201cQuest&#8217;opera di architettura narrativa \u00e8 un modo per esaminare risvolti culturali correnti in Giappone, come la piet\u00e0 incondizionata, il lavoro instancabile, l&#8217;etica, e gli atteggiamenti conservatori verso l&#8217;amore (&#8230;) Tokyo \u00e8 considerata come la citt\u00e0 delle \u201cluci brillanti\u201d e della tecnologia super-veloce, ma nel suo ventre esiste ancora quell&#8217;idea di \u201carte squisita\u201d che ha definito il Giappone nel corso dei secoli. Volevo che il Castello dell&#8217;Imperatore pagasse omaggio a questi ideali\u201d.<\/p>\n<p>Non sono completamente sicuro che dall&#8217;opera si riescano a decifrare tali aspetti culturali e storici di una cultura cosi complessa come quella giapponese, ma sicuramente Il Castello dell&#8217;Imperatore \u00e8 riuscitissimo nel tentativo di bilanciare elementi visionari e una tecnica artigianale raffinata.<\/p>\n<p>L&#8217;approccio di Hillier, che usa elementi di narrazione mitiche o storico come occasioni per costruire mondi fittizi, \u00e8 simile a quello di <span class=\"testo_iframebold\">Noam Toran<\/span> (<a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.noamtoran.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.noamtoran.com<\/a>), altro artista inglese, attualmente docente presso l&#8217;RCA. L&#8217;opera di Toran spazia molteplici discipline e medium, e comprende oggetti e film che risiedono alle intersezioni tra cinema, cultura di massa e psicologia.<\/p>\n<p>I suoi lavori, sia sotto forma di film che di installazioni, sono come dei commentari sui desideri, le fantasie e patologie della vita moderna. Il suo <em>I Cling to Virtue<\/em> (2010), presentato la prima volta al<span class=\"testo_iframebold\"> V&amp;A Museum di Londra<\/span>, \u00e8 un immaginario archivio del clan Lovy Singh, una famiglia del ventesimo secolo dell&#8217;east london di discendenti Punjab e lituani. Questa collezione di oggetti e opere video, che risiedono al confine tra artefatti e artifici, storia e mito, rendono pi\u00f9 complicato lo sforzo che si prova ad archiviare il proprio passato, in quanto oggetti non tanto destinati a catturare un quadro completo del secolo attraverso il quale la famiglia ha vissuto, ma, pi\u00f9 semplicemente, cercano di rendere manifeste una serie di emblematiche impressioni.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/numero63_-Tracing-experience-04.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39109\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/numero63_-Tracing-experience-04.png\" alt=\"numero63_ Tracing experience 04\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/numero63_-Tracing-experience-04.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/numero63_-Tracing-experience-04-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Altro artista ed ex studente al RCA \u00e8 <span class=\"testo_iframebold\">Andrew Friend<\/span> (<a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.andrewfriend.co.uk\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.andrewfriend.co.uk<\/a>), che condivide un interesse simile nel fascino per la progettazione di esperienze tra persone, tecnologie ed ambiente, ma con un twist personale ed ironico. Con un atteggiamento che mi ricorda quello di<span class=\"testo_iframebold\"> Bas Jan Ader<\/span> (<a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.basjanader.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.basjanader.com\/<\/a>), miscela un&#8217;iconografia eroica ad un approccio quasi surreale. Il suo progetto <em>Fantastic<\/em> (2010), consiste in una serie di opere che hanno a che fare con tutto ci\u00f2 che sembra straordinario, indesiderabile, confusionale, o perturbante: &#8220;Sono interessato all&#8217;esperienza del fantastico. (\u2026) Il fantastico ha il potere di eccitare l&#8217;immaginazione, attivare sogni e desideri, eccitare, manipolare e confondere.&#8221;<\/p>\n<p><em>Fantastic<\/em> \u00e8 un lavoro costituito da una serie di quelli che Friend chiama &#8220;dispositivi di finzione&#8221;, come ad esempio la <em>Device for Experiencing Lightning Strike<\/em>, una sorta di enorme parafulmine che aumenta la possibilit\u00e0 di essere colpiti da un fulmine, un piatto parabolico indossabile che dovrebbe aumentare gli effetti di attivita&#8217; radio, paranormali, o elettrica, e la Device for Disappearing (at the Sea) (\u201cdispositivo per disperdersi (in mare)\u201d) che offre l&#8217;opportunit\u00e0 di una sicura, temporanea scomparsa in mare.<\/p>\n<p>Un approccio sicuramente meno poetico e pi\u00f9 &#8220;tecnologico&#8221; al genere emerge dalla sezione di artisti statunitensi in mostra. La maggior parte generalmente si concentra su come le tecnologie nuove tecnologie digitali possano influenzare il nostro futuro prossimo, spesso prendendo in considerazione una specifica tecnologia. Ad esempio il progetto <em>ReWire: Topological Interaction<\/em> (2008) di <span class=\"testo_iframebold\">Justin Gier<\/span> esamina come l&#8217;ascesa della &#8220;Internet of Things&#8221; e le varie <em>embedded tecnologies<\/em> domestiche possano abitare la nostra vita e cambiare il nostro modo di progettare oggetti di design e nuove esperienze.<\/p>\n<p>Justin Gier ha delineato un preciso scenario di ricerca biografica, ispirato alla condizione di disturbo del dismorfismo corporeo, una reazione infiammatoria del cervello associata con la forma degli oggetti e del loro significato: in questo scenario tutti i dispositivi domesticihanno sostituito la loro forma originale con quella delle zucche. Tali \u201coggetti-zucche\u201d comunicano tra di loro in una \u201cecologia\u201d di cose interconnesse: &#8220;ho deciso di disegnare tre oggetti elettronici discreti. Uno potrebbe essere attivato da una chiamata di telefono cellulare, un altro sarebbe un registratore autonomo, e l&#8217;altra sarebbe sensibile al movimento.<\/p>\n<p>Queste sono tutte speculazioni su come saranno i nostri dispositivi domestici del prossimo futuro. La cosa interessante \u00e8 accaduta nel momento che hanno iniziato a funzionare: individualmente ogni oggetto mostra un tratto, ma una volta posizionati su una mensola tutti insieme cominciano vari feedbacks uno con l&#8217;altro: una telefonata fa agitare quell&#8217;altro, le vibrazioni del quale viaggiano per la mensola e fanno si che quello che si muove faccia il suo suono. Un altro poi registra questo suono e lo rimanda in dietro. Si crea cosi un feedback-loop che emerge dal comportamento dei singoli oggetti.\u201d<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/numero63_-Tracing-experience-05.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39110\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/numero63_-Tracing-experience-05.png\" alt=\"numero63_ Tracing experience 05\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/numero63_-Tracing-experience-05.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/numero63_-Tracing-experience-05-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p>In modo simile, <span class=\"testo_iframebold\">Chris Woebken<\/span> (<a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.chriswoebken.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.chriswoebken.com<\/a>) ha presentato un lavoro del 2008, <em>Animal Superpowers<\/em>. Avendo come riferimento i sistemi naturali e la biomimetica investiga le differenze sensoriali tra animali e uomini in un modo giocoso -sebbene magari un p\u00f2 troppo didattico. La domanda di fondo \u00e8: in che modo il design ci pu\u00f2 aiutare a capire come dovremmo cambiare in futuro per essere in maggior sintonia con la tecnologia e l&#8217;ambiente in cui viviamo?<\/p>\n<p>Woebken nota che gli animali hanno capacita&#8217; sensorie che gli permettono di percepire il mondo in maniera sostanzialmente diversa da quella umana, e le chiama \u201csuper-powers\u201d: la facolt\u00e0 di captare frequenze ultra-basse da parte di alcuni animali, la capacita&#8217; di rivelare campi elettromagnetici degli uccelli, o la comunicazione basata sui feromoni delle formiche, sono alcune di queste \u201csuper-forze\u201d i cui misteri la Scienza sta cercando di svelare, per progettare poi una nuova idea di uomo. Woebken parte da questa assunzione per esplorare il modo in cui il design possa aiutare le persone ad accedere ai misteri si tali \u201csuper-forze\u201d.<\/p>\n<p>Come parte integrante delle varie iniziative della manifestazione, l&#8217;anno scorso fu indetto un bando per due residenze artistiche con lo scopo di produrre due progetti correlati al tema. Una giura composta da Bruce Sterling, Fiona Raby e alcuni professori del MDP hanno selezionato i progetti<em> Suspension of Disbelief<\/em> di <span class=\"testo_iframebold\">Daniel Salomon e Ingrid Hora<\/span>, e <em>SUPERCALIFORNIA!<\/em> di <span class=\"testo_iframebold\">Sascha Pohflepp<\/span>.<\/p>\n<p><span class=\"testo_iframebold\">Daniel Salomon<\/span> (<a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.heliko.org\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.heliko.org<\/a>) e <span class=\"testo_iframebold\">Ingrid Hora<\/span> (<a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.ingridhora.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.ingridhora.com<\/a>) sono due artisti davvero interessanti che lavorano all&#8217;intersezione tra finzione e produzioni utopiche. Durante la loro residenza hanno prodotto una serie di oggetti scenografici che funzionavano come simboli culturali di un immagginario movimento spirituale: aiutati da un team di studenti hanno creato piccoli sacrari, icone, altari e varie strumentazioni tecnologiche che sono poi stati usate nel video che hanno girato quest&#8217;estate nel deserto del Mojave, un film surreale che prevedeva un insieme di rituali diretti da cinque \u201cmembri del culto\u201d.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/numero63_-Tracing-experience-06.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39111\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/numero63_-Tracing-experience-06.png\" alt=\"numero63_ Tracing experience 06\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/numero63_-Tracing-experience-06.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/numero63_-Tracing-experience-06-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Spulciando nei loro rispettivi siti ho scoperto che Salomon, oltre a dare lezioni di combustione chimica e di riproduzione sessuale di lumache in Esperanto a classi di bambini che non parlano Esperanto, ha messo su una azienda finlandese che vende un hot-dog \u201cnon-nazionale\u201d chiamato Kolbasoj Sen Limoj (\u201csalsiccia senza frontiere\u201d) e ha fondato la <span class=\"testo_iframebold\">Sennacia Bank (Bank without Nation)<\/span> su quattro ruote, unica banca nomade al mondo a rilasciare \u201cMono\u201d, una banconota mono-valuta.<\/p>\n<p><span class=\"testo_iframebold\">Ingird Hora<\/span> invece \u2013 un artista nata in Italia e al momento di base a Berlino \u2013 attraverso il design di oggetti, mobili e performance, prova ad indagare le varie idiosincrasie e tensioni create dalla contemporaneit\u00e0. Ultimamente i suoi lavori si sono sviluppati intorno all&#8217;idea di \u201cfuga funzionale\u201d, un termine che lei stesso ha coniato per descrivere \u201cla tendenza a cercare distrazione e sollievo da spiacevoli realt\u00e0, in particolare attraverso una specifica attivit\u00e0, con uno specifico scopo o funzione.\u201d<\/p>\n<p><em>SUPERCALIFORNIA: Forever Future<\/em> \u00e8 invece un&#8217;installazione di <span class=\"testo_iframebold\">Sascha Pohflepp<\/span>, artista di base a Londra interessato in tecnologie passate e future e come queste si intrecciano con nozioni di arte, business e idealismo, che include un breve video e una serie di ritratti e di oggetti. Nell&#8217;installazione, un personaggio fittizio dal nome di Rob Walker ricorda gli anni &#8217;70, il Voyager e i dibattiti sulle colonie spaziali. Pohflepp si interroga: \u201cche succede alle visioni tecnologiche quando non si avverano?\u201d.<\/p>\n<p>Sascha parte dall&#8217;assunzione che le idee, una volta che fanno parte dell&#8217;immaginazione pubblica non vanno via, ma piuttosto entrano in una sorta di \u201climbo culturale\u201d dal quale possono eventualmente materializzarsi in un altro momento. O ci possono essere futuri che per ragioni varie non si materializzeranno mai, ma piuttosto si allontaneranno sempre di pi\u00f9 dal nostro presente. Futuri fantasma che in alcuni di noi possono suscitare nostalgie, in quanto parte delle nostre vite.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/numero63_-Tracing-experience-07.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39112\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/numero63_-Tracing-experience-07.png\" alt=\"numero63_ Tracing experience 07\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/numero63_-Tracing-experience-07.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/numero63_-Tracing-experience-07-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Un modo per sottolineare il fatto che sebben alcune volte la realt\u00e0 pu\u00f2 essere molto pi\u00f9 distopica di molta science fiction, \u00e8 anche vero che la science fiction &#8211; e tanta produzione artistica che ne scaturisce &#8211; \u00e8 altrettanto importante quando \u00e8 produttrice di sogni e reali desideri collettivi.<\/p>\n<hr \/>\n<p><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.artcenter.edu\/mdp\/madeup\/exhibition.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.artcenter.edu\/mdp\/madeup\/exhibition.html<\/a><\/p>\n<p align=\"left\">\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quest&#8217;inverno al Media Design Program (MDP) dell&#8217;Art Center College of Design in Pasadina (Califonia) \u008f stato organizzato Made Up&#8217;, una mostra e una serie di incontri devoti alle ultime produzioni alla frontiere tra science fiction, design speculativo and fictional story-telling, pratiche che i promotori hanno riunito sotto il termine chiave di design&#8217;s fiction.<\/p>\n","protected":false},"author":155,"featured_media":39106,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[239,36,216,330],"tags":[80,65],"class_list":["post-10830","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-articles","category-design","category-issue-063","category-science","tag-interaction","tag-report"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.4 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Tracciare Esperienze. 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