{"id":10828,"date":"2011-04-01T12:00:00","date_gmt":"2011-04-01T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-063\/peter-tscherkassky-audiovisuals-from-a-darkroom\/"},"modified":"2020-11-02T16:58:18","modified_gmt":"2020-11-02T15:58:18","slug":"peter-tscherkassky-audiovisuals-from-a-darkroom","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-063\/peter-tscherkassky-audiovisuals-from-a-darkroom\/","title":{"rendered":"Peter Tscherkassky. Audiovisivi Da Una Camera Oscura"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">Partiamo da un assunto: non sono un critico cinematografico e pi\u00f9 in generale non mi occupo esclusivamente di cinema sperimentale. Questa analisi del lavoro del regista d&#8217;avanguardia <span class=\"testo_iframebold\">Peter Tscherkassky<\/span>, nato a Vienna nel 1958 e ultimo vincitore della sezione<em> Nuovi Orizzonti<\/em> alla <span class=\"testo_iframebold\">67ima Mostra del Cinema di Venezia nel 2010<\/span> con il lavoro <em>Coming Attractions<\/em>, peccher\u00e0 forse di quegli elementi lessicali e di analisi maggiormente familiari alla critica cinematografica pi\u00f9 ortodossa, e prester\u00e0 inesorabilmente il fianco ad una lettura radicale del testo che segue.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 nonostante la mia intenzione \u00e8 di porre l&#8217;accento sull&#8217;opera del cineasta austriaco nei termini dell&#8217;importanza che a mio avviso ricopre non solo nei confronti dela settima arte, ma anche e soprattutto verso la produzione e la ricerca audiovisiva intesa come possibilit\u00e0 estetico-espressiva del rapporto suono-immagine.<\/p>\n<p>Tra gli ospiti pi\u00f9 attesi della prossima <span class=\"testo_iframebold\">IX MAGIS Film Studies Spring School<\/span> <span class=\"testo_iframebold\">di Gorizia<\/span>, che si svolger\u00e0 nella &#8220;citt\u00e0 giardino&#8221; bagnata dal fiume Isonzo dall&#8217;<span class=\"testo_iframebold\">8 al 14 Aprile prossimi<\/span>, <span class=\"testo_iframebold\"> Peter Tscherkassky<\/span> presenter\u00e0 proprio la sua ultima fatica <em>Coming Attractions<\/em>, realizzata in un periodo di quasi due anni in collaborazione con la moglie, la filmaker statunitense Eve Heller; e su questo lavoro verte, chiaramente, l&#8217;intervista che arricchisce e completa questo articolo.<\/p>\n<p><span class=\"testo_iframe\">E&#8217; sicuramente limitante considerare<\/span><span class=\"testo_iframebold\"> Peter Tscherkassky<\/span> solo come un regista. E&#8217; infatti molto di pi\u00f9: \u00e8 cinesta, s\u00ec, ma \u00e8 anche sperimentatore ossessivo di linguaggi, tecniche, strumenti e possibilit\u00e0 espressive legate all&#8217;uso e abuso del materiale filmico. Al contempo, \u00e8 autore di testi critici, organizzatore di eventi legati al cinema sperimentale e al <em>foundfootage<\/em>, nonch\u00e8 direttore del<span class=\"testo_iframebold\"> festival Diagonale<\/span> di Graz (<span class=\"testo_iframebold\">http:\/\/www.diagonale.at\/<\/span>) e stimatissimo fondatore e direttore della<span class=\"testo_iframebold\"> Sixpackfilm (http:\/\/www.sixpackfilm.com\/)<\/span>, dal 1991 al lavoro per la produzione e promozione di lavori di cinema sperimentale e di video arte austriaci.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2009\/12\/numero63_Peter-Tscherkassky-02.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38014\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2009\/12\/numero63_Peter-Tscherkassky-02.png\" alt=\"numero63_Peter Tscherkassky 02\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2009\/12\/numero63_Peter-Tscherkassky-02.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2009\/12\/numero63_Peter-Tscherkassky-02-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p lang=\"it-IT\">Il suo ultimo lavoro, <em>Coming Attractions,<\/em> \u00e8 una riflessione sui possibili punti di contatto tra il cinema delle origini e le avanguardie, nella loro comunue capacit\u00e0 di creare una forma di attrazione, da cui il titolo dell&#8217;opera, tra cineasta, attore e pubblico. Spostando l&#8217;idea e l&#8217;attenzione sul contemporaneo, <span class=\"testo_iframebold\">Peter Tscherkassky<\/span> mette in evidenza in <em>Coming Attractions<\/em> le possibilit\u00e0 intrinseche nascoste nei <em>commercials<\/em>, nei messaggi pubblicitari, come modalit\u00e0 del tutto peculiari di innescare una forma di attrazione emotiva tra regista, prodotto (attore) e spettatore (pubblico).<\/p>\n<p lang=\"it-IT\">La materia audiovisiva di <em>Coming Attractions<\/em> \u00e8 ottenuta elaborando materiale di<em> footage <\/em>proveniente da varie campagne pubblicitarie. Da sempre cara al regista austriaco, la pratica del found-footage \u00e8 accompagnata dall&#8217;uso del formato CinemaScope gi\u00e0 nella trilogia omonima composta da alcuni suoi ultimi lavori, come il pluripremiato<em> Outer Space<\/em> (1999), <em>Dream Work<\/em> (2001) e <em>Instructions for a Light and Sound Machine<\/em> (2005). Il metraggio trovato, cercato, estrapolato sia dalla storia del cinema che dalle pellicole contemporanne, diventa per <span class=\"testo_iframebold\">Tscherkassky <\/span>punto di inizio di un lavoro ossessivo sui dettagli del fotogramma, una decostruzione iconografica, un gioco di sovrimpressioni, un attacco frontale ai sensi dello spettatore, immerso nell&#8217;alternarsi martellante del ritmo del flicker.<\/p>\n<p lang=\"it-IT\">L&#8217;occhio cerca un residuo di forme nella proiezione che si fa materia di sola luce e ombra, cerca tracce dell&#8217;immagine originaria che il film porta ancora con s\u00e8, pur nella pi\u00f9 radicale manipolazione.<\/p>\n<p lang=\"it-IT\">Tramite una modalit\u00e0 di lavoro anarchicamente e fieramente analogica, in grado di operare con i fotogrammi delle pellicole 16mm e 35mm &#8220;trattandoli&#8221; come singoli scatti fotografici su cui lavorare in camera oscura e da cui ricavare la massima potenzialit\u00e0 immersiva in fase di editing e montaggio, lavori come <em>Shot-Countershot<\/em> (1987), <em>Manufraktur<\/em> (1985) e gli stessi <em>Outer Space<\/em> (1999) e<em> Instructions for a Light and Sound Machine<\/em> (2005) rappresentano un chiarissimo esempio di come le tecniche moderne di composizione audiovisiva digitale paghino ancora dazio di fronte alla potenza espressiva, alla capacit\u00e0 sinestesica e alla complessit\u00e0 multistratificata di campi, controcampi, illuminazioni e tecniche di montaggio che solo il lavoro su Super8 e pellicola \u00e8 in grado di garantire.<\/p>\n<p lang=\"it-IT\">Senza in questo dimenticare il bellissimo lavoro sul suono che caratterizza tutti i film di <span class=\"testo_iframebold\">Tscherkassky<\/span>, realizzato spesso dal musicista <span class=\"testo_iframebold\">Dirk Schaefer<\/span>, ma altrettanto spesso dallo stesso autore creando traccie sonore &#8220;ottiche&#8221; direttamente in camera oscura, come nel caso de <em>L&#8217;Arriv\u00e9e <\/em>(1997-1998)<em>, Outer Space<\/em> (1999) o <em>Nachtst\u00fcck (Nocturne)<\/em>, la cui partitura sorregge e arricchisce (o forse \u00e8 il contrario) il montaggio ritmico delle immagini e l&#8217;uso costante del flicker.<\/p>\n<p lang=\"it-IT\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2009\/12\/numero63_Peter-Tscherkassky-03.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38015\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2009\/12\/numero63_Peter-Tscherkassky-03.png\" alt=\"numero63_Peter Tscherkassky 03\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2009\/12\/numero63_Peter-Tscherkassky-03.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2009\/12\/numero63_Peter-Tscherkassky-03-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\">Di tutto questo e di molto altro ancora ho parlato con <span class=\"testo_iframebold\">Peter Tscherkassky<\/span> nell&#8217;intervista che segue:<\/p>\n<p><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Marco Mancuso<\/strong><\/span><strong>:<\/strong> Peter, vorrei iniziare parlando del tuo ultimo lavoro <em>Coming Attractions, <\/em>vincitore alla <span class=\"testo_iframebold\">67ima edizione della Mostra dei Cinema di Venezia<\/span>, nella sezione <em>Nuovi Orizzonti<\/em>. Puoi dirmi qualcosa sull&#8217;idea del progetto e la sua possibile relazione con i tuoi film precedenti? In special modo riguardo ai riferimenti al cinema delle origini, a quella sua dimenzione &#8220;attrattiva&#8221; che \u00e8 chiara sin dal titolo di questo lavoro e che \u00e8 presente in tutta la tua produzione&#8230;<\/p>\n<p lang=\"zxx\"><span lang=\"zxx\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Peter Tscherkassky:<\/strong><\/span> Beh, relativamente alla relazione possibile tra <em>Coming Attractions <\/em>e i miei film precedenti, posso dire che ho cercato, in quest&#8217;ultima opera, di lavorare su qualcosa di profondamente diverso rispetto alla trilogia <em>CinemaScope<\/em>, cos\u00ec come a <em>Instructions for a Light and Sound Machine,<\/em> in cui si pu\u00f2 percepire molta violenza, un impatto sicuramente pesante. Dopo questi lavori, volevo creare una sorta di commedia, un film pi\u00f9 leggero, in grado di colpire il cuore. Quando ho visto per la prima volta queste bellissime pubblicit\u00e0 che erano capitate tra le mie mani per caso, ho subito capito che potevano fornire il materiale di partenza per la realizzazione di un film con questo nuovo tipo di approccio. <\/span><\/p>\n<p lang=\"zxx\"><span lang=\"zxx\"> Per quanto riguarda invece la relazione tra il cinema delle origini e le avanguardie all&#8217;interno di <\/span><span lang=\"zxx\"><em>Coming Attractions, <\/em><\/span><span lang=\"zxx\">guarda sulla homepage del mio sito e vai alla pagina relativa al film: l\u00ec, puoi trovare un breve testo che descrivere esattamente questo punto. <\/span><\/p>\n<p><span class=\"testo_iframebold\" lang=\"zxx\"><strong>Marco Mancuso: <\/strong><\/span><span lang=\"zxx\"><em>Coming Attractions <\/em>\u00e8 stato prodotto insieme a tua moglie, la regista Eve Heller. Insieme, presenterete il lavoro a Gorizia, alla prossima<span class=\"testo_iframebold\"> IX Magis Spring School \/ Film Forum organizzata dal DAMS dell&#8217;Universit\u00e0 di Udine,<\/span> dall&#8217;8 al 14 Aprile prossimi. Puoi parlarmi di questa collaborazione?<\/span><\/p>\n<p><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Peter Tscherkassky<\/strong><\/span><strong>:<\/strong> Fino ad oggi, avevo prodotto i miei lavori in camera oscura, dal primo all&#8217;ultimo frame, seguendo una trama ben precisa e conoscendo le sequenze e la forma complessiva del film. Dopo aver generato tutto il materiale in camera oscura, mi era necessario un piccolo lavoro in fase di editing. Letteralmente poche ore. Con <em>Coming Attractions <\/em>ho adottato un approccio diverso. Ho prodotto tantissimo materiale in camera oscura, sulla base del materiale commerciale estremamente ripetitivo con il quale mi sono trovato a lavorare, e solo dopo ho iniziato a editare, montare e dare forma a tutto questo materiale grazie all&#8217;assistenza di una regista come Eve Heller, abituata a lavorare con materiali di <em>footage<\/em>.<\/p>\n<p>Lei \u00e8 stata in grado di guardare il materiale con gli occhi vergini di qualcuno che non \u00e8 completamente immerso in un lavoro da oltre due anni, e questa prospettiva \u00e8 stata di grande aiuto per me. Inoltre, essendo lei stessa una regista d&#8217;avanguardia, ha un grande senso del ritmo visivo e dell&#8217;importanza e del significato di ogni singolo frame. Siamo stati in grado di lavorare sul taglio finale del film con una profonda, veloce e mutua conpartecipazione. Eve ha inoltre contribuito ad alcune idee che abbiamo portato a termine sfruttando la soundtrack composta da <span class=\"testo_iframebold\">Dirk Schafer<\/span>.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2009\/12\/numero63_Peter-Tscherkassky-04.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38016\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2009\/12\/numero63_Peter-Tscherkassky-04.png\" alt=\"numero63_Peter Tscherkassky 04\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2009\/12\/numero63_Peter-Tscherkassky-04.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2009\/12\/numero63_Peter-Tscherkassky-04-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Marco Mancuso:<\/strong> Parlando ancora di <em>Coming Attractions, <\/em>se guardi indietro ai tuoi lavori precedenti, riesci a individuare una sorta di percorso, uno sviluppo possibile tra i tuoi primi film e gli ultimi, in termini soprattutto dell&#8217;uso del <em>found-footage<\/em> come strumento? Intendo dire, hai la percezione che lo sviluppo dei linguaggi, delle contaminazioni, delle nuove tecnologie se vogliamo, dei nuovi formati, abbia infulenzato in qualche modo l&#8217;uso che fai di questo strumento?<\/p>\n<p lang=\"zxx\"><span lang=\"zxx\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Peter Tscherkassky:<\/strong><\/span> Di base, con ciascuno dei miei film in camera oscura, ho sviluppato piano piano una serie di competenze per quanto riguarda il trattamento del <em>found-footage<\/em>, la stampa a contatto, utilizzando diverse fonti luminose, la selezione delle immagini e la combinazione di differenti fonti e materiali. Se prendi in considerazione <em>Manufracture, <\/em>il mio primo film in puro found-footage, realizzato in camera oscura (che si pu\u00f2 trovare sul DVD <em>Films from a Dark Room, <\/em>prodotto per la label <em>Index<\/em>), dopo aver realizzato questo lavoro, ho iniziato ad avere un interesse sempre maggiore per le &#8220;storie&#8221;, per le trame da raccontare e mi sono quindi adoperato per sviluppare delle strategie maggiormente narrative.<\/span><\/p>\n<p lang=\"zxx\"><span lang=\"zxx\"> In questo senso, sono sicuramente stato influenzato dalle nuove tecnologie, dai nuovi formati: per\u00f2 queste forme non sono mai state &#8220;nuove&#8221; e &#8220;innocenti&#8221;, ma sono state progettate per sostituire i film analogici. <\/span> Un film analogico \u00e8 per\u00f2 un medium artistico, che non pu\u00f2 essere sostituito dalle tecnologie digitali, poich\u00e8 le materialit\u00e0 dei due media sono completamente differenti e non hanno nulla a che fare l&#8217;una con l&#8217;altra. Io ho deciso di realizzare dei lavori che illustrino e celebrino la qualit\u00e0 dei film analogici, che non pu\u00f2 essere sostituita da alcun media non-analogico.<\/p>\n<p lang=\"zxx\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Marco Mancuso:<\/strong><\/span> La filmografia d&#8217;avanguardia \u00e8 sempre stata considerata piuttosto iconoclasta. Come tu stesso hai puntualizzato: &#8220;The avant-guard authors work on an investigation of the actual image, whose reality must be created within that image itself&#8221;. I registi d&#8217;avanguardia sottolineano spesso la qualit\u00e0 artificiale del medium nel loro lavoro, privando l&#8217;immagine cinematografica delle sua stessa identit\u00e0 e lavorando spesso con tecnologie che sono diventate quelle elettroniche (e poi digitali) negli ultimi decenni.<\/p>\n<p lang=\"zxx\">Tu cosa pensi della produzione audiovisiva contemporanea? Non trovi una sorta di parallelismo, in particolar modo in seguito alla grande influenza che la tecnica del found-footage ha esercitato sulle pratiche produttive e performative contemporanee, con i movimenti delle avanguardie nei termini di una sorta di distacco dell&#8217;immagine iconoclasta, reale, fino a considerarla quasi come un territorio di analisi e sperimentazione tecnica ed estetica?<\/p>\n<p lang=\"zxx\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Peter Tscherkassky:<\/strong><\/span> Ad essere onesti, non sono molto esperto degli sviluppi recenti sulle avanguardie elettroniche e digitali per rispondere a questa domanda. Da quello che ho potuto vedere e da ci\u00f2 che conosco, hai assolutamente ragione. Sembra esserci una tendenza piuttosto forte verso l&#8217;astrazione e se decidiamo di usare il termine &#8220;iconoclasta&#8221;, abbiamo sicuramente una forma di &#8220;iconoclastismo&#8221; all&#8217;opera.<\/p>\n<p lang=\"zxx\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2009\/12\/numero63_Peter-Tscherkassky-05.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38017\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2009\/12\/numero63_Peter-Tscherkassky-05.png\" alt=\"numero63_Peter Tscherkassky 05\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2009\/12\/numero63_Peter-Tscherkassky-05.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2009\/12\/numero63_Peter-Tscherkassky-05-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p lang=\"zxx\"><span lang=\"zxx\"><strong>Marco Mancuso:<\/strong> Hai iniziato a lavorare con tecnica Super 8, che tu stesso riconosci come &#8220;a microscope which allowed us to see beneath the skin of reality and make the internal lives of images visible in a way that was not possible with any other format&#8221;. Tutti i tuoi sforzi in termini di lavoro sulla grana dell&#8217;immagine, sulla risoluzione, sulla produzione, sull&#8217;espressionismo delle ombre e delle luci, si spingono verso una sensazione di distruzione, di rovina, di pathos. <\/span><\/p>\n<p lang=\"zxx\"><span lang=\"zxx\">Tutto ci\u00f2, in anni in cui i media &#8220;immateriali&#8221;, come il video o le immagini generate da computer, sono via via diventati lo strumento centrale e pi\u00f9 importante di produzione. Se dovessi immaginare una possibile tecnologia di domani, non necessariamente digitale o virtuale, in quale direzione ti piacerebbe che potesse implementare le potenzialit\u00e0 di osservazione voyeristica della realt\u00e0 fornite dal Super 8, dai 16mm o anche dai 35mm? <\/span><\/p>\n<p lang=\"zxx\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Peter Tscherkassky:<\/strong><\/span> Il mio lavoro \u00e8 profondamente attratto dall&#8217;esplorazione della materialit\u00e0 di un medium. In questo senso, non posso rispondere su come potrei lavorare su un nuovo medium che si sviluppi nel prossimo futuro, le cui qualit\u00e0 specifiche non posso prevedere. Io ho bisogno della frizione delle limitazioni date dal materiale stesso, per poter generare e sviluppare le mie idee.<\/p>\n<p lang=\"zxx\"><span lang=\"zxx\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Marco Mancuso:<\/strong><\/span> In molti tuoi lavori fai uso di ci\u00f2 che tu stesso chiami <\/span><span lang=\"zxx\">&#8220;the physics of seeing&#8221;. Sono molto interessato all&#8217;aspetto psicologica dei tuoi lavori, nell&#8217;idea che lo stimolo fisico\/percettivo possa condurre lo spettatore verso alcune precise domande su ci\u00f2 che ha appena percepito. La sequenza di immagini nei tuoi film, l&#8217;uso quasi solido del flicker, l&#8217;assalto da parte di luci ed ombre, sono tutti strumenti che vengono usati per approfondire questo livello di ricerca. Mi meraviglia quasi che tu non abbia mai tentato di esplorare l&#8217;ambito delle installazioni audiovisive immersive, ad esempio, allo scopo di arricchire questa dualit\u00e0 fisica\/psicologia dei tuoi lavori. C&#8217;\u00e8 una ragione particolare?<\/span><\/p>\n<p lang=\"zxx\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Peter Tscherkassky:<\/strong><\/span> No, direi di no. Mettiamola cos\u00ec, fino ad oggi sono stato interessato soprattutto ai film proiettati. Nel caso dei miei film in camera oscura, ho usato pellicole a 35mm e pi\u00f9 spesso il CinemaScope. La mia opinione \u00e8 che per quanto concerne l&#8217;arte delle immagini in movimento, questi sono gli strumenti sicuramente pi\u00f9 potenti a cui posso avere accesso per produrre lavori a un livello veramente low-tech. E quando dico &#8220;low-tech&#8221;, intendo dire veramente &#8220;low&#8221;. Non puoi immaginare quanto &#8220;low&#8221; sia il mio livello tecnico quando realizzo i miei film.Di conseguenza, non ho bisogno di un produttore, di un grande budget, di tecnici, di annoiarmi a trovare uno spazio dove montare la mia installazione, di curare la presentazione dei miei lavori e cos\u00ec via.<\/p>\n<p lang=\"zxx\">Tutto ci\u00f2 che devo fare \u00e8 di trovare abbastanza tempo e spazio mentale per realizzare il mio lavoro. Quando ho finito, lo metto nelle mani dei miei distributori e ho finito. Considero la mia posizione in questo contesto come un meraviglioso privilegio. Questo non vuol dire che escluda del tutto la possibilit\u00e0 che un giorno sviluppi un&#8217;idea, un concept o che riceva un&#8217;invito veramente eccitante a realizzare un&#8217;installazione. E non dubito che l&#8217;aspetto specifico\/psicologico del contesto circostante possa essere essenziale per l&#8217;installazione.<\/p>\n<p lang=\"zxx\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2009\/12\/numero63_Peter-Tscherkassky-06.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38018\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2009\/12\/numero63_Peter-Tscherkassky-06.png\" alt=\"numero63_Peter Tscherkassky 06\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2009\/12\/numero63_Peter-Tscherkassky-06.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2009\/12\/numero63_Peter-Tscherkassky-06-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p lang=\"zxx\"><strong>Marco Mancuso:<\/strong>Anche il suono \u00e8 un fattore molto importante nei tuoi film. Un paesaggio che \u00e8 costantemente presente a un livello primario, spesso connesso con il ritmo e l&#8217;impatto delle immagini. In che modo i tuoi interessi di musica contemporanea ed elettronica hanno influenzato le trame sonore dei tuoi film?<\/p>\n<p lang=\"zxx\"><span lang=\"zxx\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Peter Tscherkassky:<\/strong><\/span> Ho sempre ascoltato musica contemporanea, da quando l&#8217;ho conosciuta a scuola a 18 anni. E ho sempre avuto un forte interesse verso la musica concreta, in entrambe le sue forme: la prima, vera, musica concreta, quella di <span class=\"testo_iframebold\">Pierre Schaeffer<\/span> e del primo <span class=\"testo_iframebold\">Pierre Henry<\/span> per intenderci, ma anche in quella pi\u00f9 tarda, nella forma di musica elettronica, sviluppata principalmente dal <\/span><span class=\"testo_iframebold\" lang=\"zxx\">Groupe de Recherches Musicales (GRM)<\/span><span lang=\"zxx\"> all&#8217;<span class=\"testo_iframebold\">IRCAM<\/span> di Parigi. Mi \u00e8 sempre sembrato piuttosto naturale cercare di combinare il mio amore verso questo genere di musica, con i miei film. <\/span><\/p>\n<p lang=\"zxx\"><span lang=\"zxx\">Ma se ci pensi, ho anche usato musica popolare, come la hit <em>Happy End<\/em> di Anne Cordy, o la musica folk greca, come in <em>Kelimba<\/em>. E naturalmente, ho creato traccie sonore &#8220;ottiche&#8221; direttamente nella camera oscura, come nel caso de <em>L&#8217;Arriv\u00e9e, Outer Space<\/em> o <em>Nachtst\u00fcck (Nocturne). <\/em>E&#8217; sempre stata una vera sfida, nonch\u00e8 un&#8217;esperienza gratificante, lavorare con il suono e sono totalmente incline a una sempre maggiore sperimentazione in questo senso. Al contempo, amo collaborare con musicisti e compositori come <\/span><span class=\"testo_iframebold\" lang=\"zxx\">Armin Schmickl, Kiawash Saheb-Nassagh<\/span><span lang=\"zxx\"> e soprattutto <span class=\"testo_iframebold\">Dirk Schaefer<\/span>, che ha composto infatti le colonne sonore di <em>Instructions<\/em> e <em>Coming Attractions<\/em>. <\/span><\/p>\n<p lang=\"zxx\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Marco Mancuso:<\/strong><\/span> L&#8217;uso del found-footage e l&#8217;utilizzo di specifiche tecniche filmiche ti \u00e8 funzionale per evidenziare il concetto di &#8220;film come specchio della realt\u00e0&#8221;. Mi \u00e8 sempre sembrato un modo piuttosto politico di essere artista: questa tensione nel trasmettere una sorta di energia audiovisiva allo spettatore \u00e8, secondo me, una forte azione antagonista. Come \u00e8 cambiata la tua attitudine ad essere un regista diciamo &#8220;politico&#8221;, nel corso degli anni?<\/p>\n<p lang=\"zxx\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Peter Tscherkassky:<\/strong><\/span> Posso dire che ogni forma d&#8217;arte avanzata ha una tendenza verso &#8220;l&#8217;illuminazione&#8221;, poich\u00e8 per essere compresa e apprezzata ha bisogno di &#8220;essere illuminata&#8221;, oppure di un pubblico con una mente sufficientemente aperta, con un forte desiderio a riflettere sui propri sistemi di comprensione, su come percepisce e decodifica la realt\u00e0. Dubito che questo mi renda un artista &#8220;politico&#8221;, nel senso che normalmente si usa per descrivere questo ternine: per\u00f2, spero di essere un artista politico nei termini che userebbe <span class=\"testo_iframebold\">Theodor Adorno<\/span>.<\/p>\n<p lang=\"zxx\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2009\/12\/numero63_Peter-Tscherkassky-07.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38019\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2009\/12\/numero63_Peter-Tscherkassky-07.png\" alt=\"numero63_Peter Tscherkassky 07\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2009\/12\/numero63_Peter-Tscherkassky-07.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2009\/12\/numero63_Peter-Tscherkassky-07-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p lang=\"zxx\"><strong>Marco Mancuso:<\/strong> La trilogia <em>CinemaScope,<\/em> nonch\u00e8 <em>Instructions for a Light and Sound Machine<\/em>, sono stati presentati rispettivamente alla <span class=\"testo_iframebold\">Rassegna di Cinema di Cannes<\/span> nel 2002 e nel 2005. Inoltre, come detto,<em> Coming Attractions<\/em> \u00e8 stato presentato alla <span class=\"testo_iframebold\">67ima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia<\/span> nel 2010. Quale \u00e8 il tuo approccio verso l&#8217;industria cinematografica e i festival mainstream?<\/p>\n<p lang=\"zxx\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Peter Tscherkassky: <\/strong><\/span>Beh, parlando di &#8220;registi politici&#8221;, ti devo dire che non \u00e8 tanto cambiato il mio approccio ai festival <em>mainstream<\/em>, quanto forse l&#8217;attitudine stessa di questo tipo di industria. Io non voglio essere parte dell&#8217;industria cinematografica o del cinema commerciale, ma voglio fare i miei film affinch\u00e8 vengano visti: sembra che ultimamente i festival <em>mainstream<\/em> siano sempre pi\u00f9 interessati ai miei progetti, invitando i miei film, proiettandoli e talvolta premiandoli.<\/p>\n<p lang=\"zxx\">Fino a quando avr\u00f2 la percezione che questo processo non sta corrompendo il mio lavoro, per me andr\u00e0 bene. Naturalmente, questi inviti hanno un fortissimo effetto collaterale: allargano cio\u00e8 l&#8217;attenzione verso un pubblico molto pi\u00f9 vasto rispetto a quello delle avanguardie, e questo aiuta tantissimo a diffondere l&#8217;idea di una forma di cinema non commerciale, una specie di contro-cinema.<\/p>\n<p lang=\"zxx\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Marco Mancuso:<\/strong><\/span> Hai spesso lavorato come curatore e ideatore di simposi, proiezioni e festival focalizzati sui film studies, su autori d&#8217;avanguardia, sul <em>found-footage<\/em> stesso. Sei stato anche direttore del <span class=\"testo_iframebold\">festival Diagonale<\/span> in Austria. Parlaci di questa tua doppia veste di artista e curatore, come la gestisci? E come, questa tua doppia attivit\u00e0, si integra con la gestione della <span class=\"testo_iframebold\">Sixpack Film<\/span> ad esempio, nella selezione dei lavori da produrre e distribuire?<\/p>\n<p lang=\"zxx\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Peter Tscherkassky:<\/strong><\/span> Principalmente, lavoro come curatore e organizzatore per guadagnare soldi. Non guadagno abbastanza per vivere solo realizzando film. Ma al contempo, sono sempre stato interessato a sviluppare e allargare l&#8217;infrastruttura attorno ai nostri film, e questa \u00e8 la ragione principale per cui ho fondato la <span class=\"testo_iframebold\">Sixpack Film<\/span> nel 1991. All&#8217;inizio, volevamo semplicemente organizzare un festival sul <em>found-footage<\/em> a Vienna, uno dei primi nel suo genere in tutto il mondo, ma poi decidemmo di continuare il nostro lavoro come entit\u00e0 di vendit\u00e0 e distribuzione; e fino ad ora lo abbiamo fatto con grande successo.<\/p>\n<p lang=\"zxx\">Sarebbe bello che ogni paese avesse un&#8217;organizzazione come la Sixpack Film, incoraggerebbe i giovani registi a iniziare e proseguire con il loro lavoro. Fa veramente differenza sapere che esistono delle buone chance che i tuoi film o i tuoi video vengano proiettati nei festival o in altre location. Comunque, sebbene io sia ancora il responsabile della <span class=\"testo_iframebold\">Sixpack Film<\/span>, non sono pi\u00f9 coinvolto negli affari quotidiani: la selezione dei film che vengono rappresentati da noi \u00e8 da sempre nelle mani di una giuria indipendente. Ogni due o tre anni, i membri di questa giuria cambiano, in modo tale da garantire un flusso costante di prospettive e opinioni. E&#8217; un sistema che si \u00e8 dimostrato sicuramente molto efficace.<\/p>\n<p lang=\"zxx\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2009\/12\/numero63_Peter-Tscherkassky-08.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38020\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2009\/12\/numero63_Peter-Tscherkassky-08.png\" alt=\"numero63_Peter Tscherkassky 08\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2009\/12\/numero63_Peter-Tscherkassky-08.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2009\/12\/numero63_Peter-Tscherkassky-08-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p lang=\"zxx\"><strong>Marco Mancuso:<\/strong> Infine, su cosa stai lavorando al momento? Hai gi\u00e0 qualche idea per il tuo prossimo film?<\/p>\n<p lang=\"zxx\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Peter Tscherkassky:<\/strong><\/span> Al momento sto lavorando come <em>editor<\/em> per un libro inglese sulla storia del cinema d&#8217;avanguardia austriaco, dal titolo <em>Film Unframed. <\/em>Eve Heller, che \u00e8 cresciuta come bilingue, sta traducendo dal mio testo in tedesco e il libro stesso sar\u00e0 pubblicato dall&#8217;<span class=\"testo_iframebold\">Austrian Film Museum and Synema<\/span>, come parte della loro serie di pubblicazioni di grande successo. Il libro uscir\u00e0 in Novembre. A quel punto inizier\u00f2 a lavorare sul mio prossimo film e s\u00ec, ho qualche idea, assolutamente: quindi, state all&#8217;erta!<\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Partiamo da un assunto: non sono un critico cinematografico e pi\u009d in generale non mi occupo esclusivamente di cinema sperimentale. Questa analisi del lavoro del regista d&#8217;avanguardia Peter Tscherkassky, nato a Vienna nel 1958 e ultimo vincitore della sezione Nuovi Orizzonti alla 67ima Mostra del Cinema di Venezia nel 2010 con il lavoro Coming Attractions, peccher\u0088 forse di quegli elementi lessicali e di analisi maggiormente familiari alla critica cinematografica pi\u009d ortodossa, e prester\u0088 inesorabilmente il fianco ad una lettura radicale del testo che segue. 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