{"id":10825,"date":"2011-03-01T12:00:00","date_gmt":"2011-03-01T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-062\/that-measure-of-light-a-conversation-with-ugo-pitozzi\/"},"modified":"2020-11-02T16:54:04","modified_gmt":"2020-11-02T15:54:04","slug":"that-measure-of-light-a-conversation-with-ugo-pitozzi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-062\/that-measure-of-light-a-conversation-with-ugo-pitozzi\/","title":{"rendered":"Quella Misura Di Luce. Conversazione Con Ugo Pitozzi"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">Tra le figure di punta della danza d\u2019autore italiana nata negli anni ottanta, <span class=\"testo_iframebold\">Ugo Pitozzi<\/span> \u00e8 coreografo e videoartista. Formatosi sui linguaggi delle arti visive all\u2019<span class=\"testo_iframebold\">Accademia di Brera di Milano<\/span> e della danza contemporanea, ha studiato tecnica Laban, tecnica contemporanea con <span class=\"testo_iframebold\">William Forsythe<\/span>, principi del lavoro di <span class=\"testo_iframebold\">Mary Wigman con Erika Thimey<\/span> e composizione coreografica con <span class=\"testo_iframebold\">Gerhard Bohne<\/span>r, oltre ad aver frequentato classi di composizione coreografica e creazione contemporanea con <span class=\"testo_iframebold\">Merce Cunningham, Meredith Monk, Rosalia Chladek, Simone Forti<\/span>.<\/p>\n<p>Tra il 1983-84 incontra e segue per quasi un anno, ritenendole fondamentali, le lezioni applicate al lavoro creativo di <span class=\"testo_iframebold\">Steve Paxton e Lisa Nelson<\/span>. Interessato all\u2019ibridazione della danza contemporanea con altri linguaggi artistici e filosofici, al corpo estremo, alla frammentazione e all\u2019androginia del corpo umano, oltre che all\u2019integrazione dei dispositivi tecnologici sulla scena, comincia il suo percorso artistico con la <span class=\"testo_iframebold\">compagnia Ugo Pitozzi \u2013 Air Mail<\/span> fondata a Roma nel 1978\/1984 per la produzione Spaziozero.<\/p>\n<p>Nel 1983 d\u00e0 vita, con Simonetta Cola, a <span class=\"testo_iframebold\">Teatrodanza Sken\u00e9 Bolzano-Roma<\/span>. Pitozzi \u00e8 stato direttore artistico del centro Petralata per l\u2019arte contemporanea (Roma 1999-2001) e per 4 anni direttore di una delle tre Residenze Multiculturali Regione Lazio\/progetto pilota nazionale. \u00c8 inoltre stato direttore artistico di importanti eventi dedicati all\u2019interazione tra le arti e le nuove tecnologie tra i quali ricordiamo <span class=\"testo_iframebold\">\u201cTranscodex 01\u201d (2001), \u201cIl corpo eccentrico\u201d (2000) e \u201cTrascodex 02\u201d all\u2019interno della cornice di Genova 2004 \u2013 Capitale Europea della Cultura<\/span>.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero62_-That-Measure-of-Light-02.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38720\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero62_-That-Measure-of-Light-02.png\" alt=\"numero62_ That Measure of Light 02\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero62_-That-Measure-of-Light-02.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero62_-That-Measure-of-Light-02-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p><span class=\"testo_iframebold\">Tra i suoi lavori ricordiamo:<\/span> <em>Amnesia Hotel <\/em>(1983-84), <em>Kat \u2018Exoken <\/em>(1989),<em> I Raccoglitori di Gesti Soavi <\/em>(1991), <em>Quella misura di luce\u2026<\/em>(1993), <em>A terrific insularity of mind<\/em> (1995), <em>Fornication avec l\u2019onde<\/em> (1996), <em>Epopteia <\/em>(1999), <em>A<\/em> <em>terrific Insularity of mind # 2<\/em> (2001), <em>Ceremony of Innocence<\/em> primo formato di <em>Corpus Recombinant<\/em> (2004-2006 e ancora in corso di creazione). Lungo questa conversazione-manifesto, Pitozzi traccia le coordinate del suo pensiero coreografico.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Enrico Pitozzi: <\/strong>Dal tuo lavoro emerge, in modo preciso, quella che definirei una pratica epistemologica organizzata intorno al concetto di composizione. Comincerei da qui, da questo aspetto che permea tutti i livelli di ogni tuo intervento, dalla scrittura del movimento fino al dispositivo scenico<em>. <\/em><\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Ugo Pitozzi: <\/strong>Comporre \u00e8, essenzialmente, il contrario dell\u2019assecondare<em>. <\/em>Assecondare significa, soprattutto, imporre una propria e unica \u2013 oltre che incorruttibile, perci\u00f2 superficiale \u2013 visione delle cose. Nel mio lavoro, il gesto primario del comporre diventa materia prismatica capace di separare, individuando da un\u2019unica luce, i vari colori. Per dirla con Pierre Levy, la mia composizione si avvale di una \u201cscrittura cognitiva e sensitiva\u201d, \u00e8 <em>ideografia dinamica<\/em>.<\/p>\n<p align=\"left\">Questo aspetto rinvia alla re-identificazione di un corpo come produttore di alterit\u00e0; \u00e8 al contempo un lavoro sul tempo invertito, un tempo flusso. Si tratta di un continuo attraversare le forme. \u00c8 qui che lo scrivere e comporre diventa una vera e propria \u201cgeografizzazione\u201d di un corpus come insieme di gesti che definiscono un corpo in movimento. Si tratta, in altri termini, di un processo d\u2019immersione dentro uno slittamento costante di universi temporali che non coincidono perfettamente, in cui un puro flusso di energie a geometria variabile attraversa i corpi. Comporre designa allora una scelta: trovare un equilibrio sulla soglia del conosciuto.<\/p>\n<p align=\"left\">L\u2019atto del comporre \u00e8 un allora un corpus che usa tutte le sue possibili estensioni per produrre una logica dello stupore, <em>uno stupore quasi minerale<\/em>. Non si tratta di un\u2019imposizione di stile e neanche semplicemente di tecniche; \u00e8 piuttosto qualcosa che \u00e8 necessariamente da scoprire, individuare, allertare al di l\u00e0 di cosa \u00e8 stato composto solo poco prima, in modo che tutto ci\u00f2 non rinvii ad una semplice idea di percorso \u2013 con la sua dimensione del tempo lineare, unidimensionale, cumulativa, meccanica e quantitativa \u2013 ma piuttosto faccia riferimento al viaggio con la sua percezione qualitativa, l\u00e0 dove \u00e8 permesso perdersi, condizione necessaria allo stupore, ma anche della paura e della felicit\u00e0.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero62_-That-Measure-of-Light-03.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38721\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero62_-That-Measure-of-Light-03.png\" alt=\"numero62_ That Measure of Light 03\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero62_-That-Measure-of-Light-03.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero62_-That-Measure-of-Light-03-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Enrico Pitozzi: <\/strong>Si tratta di una tensione verso la forma.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Ugo Pitozzi: <\/strong>Forma\u2026il problema\u2026cerco, attraverso quella <em>pratica epistemologica<\/em> che passa per il corpo, di trovare e ri-trovare \u2013 mediante una complessit\u00e0 di azioni non gerarchiche, di rapporti non binari \u2013 una forma fatta di connessioni, rischi e pericoli, stratificazioni di linee e acquietamenti nelle stasi e nei vuoti. Si tratta di investire sul corpo proiettato in energie scelte, intese come materia fluida ed instabile che si <em>conosce <\/em>solo alla fine della composizione.<\/p>\n<p align=\"left\">Forma che comincia proprio con il non riconoscersi come stabile ofinita, permettendo alla composizione di protrarsi, di non gerarchizzare, e, al limite, di rovesciarsi. Di essere incompiuta, perch\u00e9 l\u2019incompiutezza \u00e8 un dato inevitabile e strutturale. Comporre \u00e8 disegnare la logica di uno smarrimento intimo in cui prevale la percezione di un\u2019assenza presente, l\u2019idea del gesto infettivo e impercettibile.<\/p>\n<p align=\"left\">In ogni intervento mi oriento dunque verso una scrittura attenta, fondamentalmente antianalogica; questoperch\u00e9 leanalogie, anche se solo accennate, tendono a creare un\u2019immediata soddisfazione e stanchezza: il gesto compositivo di un\u2019opera ci deve condurre, esattamente come in una vertigine, in un tempoche <em>dimostra<\/em> \u2013 d\u00e0 a vedere \u2013e non rappresenta.Si delinea cos\u00ec uno stato di cose in grado di restituire una scrittura che prende in carico il <em>tempo<\/em> e le sue forme contro tempi che invece sono anestetizzati, semplificati, omogeneizzati. \u00c8 l\u2019attraversamento di questa complessit\u00e0 a condurre allo stupore.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Enrico Pitozzi:<\/strong> La composizione \u00e8 qui poesia in grado di dare a vedere le cose. Ritorni spesso \u2013 per esprimere questo passaggio \u2013 su un passo di Heidegger. Potresti riprenderlo nelle sue principali implicazioni, orientandolo per\u00f2 verso il tuo pensiero coreografico?<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Ugo Pitozzi:<\/strong> Fai riferimento a quella frase <em>difficile<\/em> di <span class=\"testo_iframebold\">Heidegger<\/span> (lui stesso alla fine non ne ha fatto tesoro), che dice: \u201c[\u2026] I poeti arrischiano l\u2019Essere stesso e quindi si arrischiano nella regione dell\u2019Essere. Mentre gli altri si trattengono nel commercio dell\u2019ente. I primi arrischiano il linguaggio, perci\u00f2 sono i dicenti. I secondi usano il linguaggio e si trattengono nei modi di dire; a costoro il linguaggio non dice, serve. Essi perci\u00f2 disertano quella via lungo la quale il pensatore che parla dell\u2019Essere incontra il poeta che parla del Sacro<em>\u201d<\/em>. [M. Heidegger, <em>in cammino verso il linguaggio<\/em>, Venezia, Mursia, 2007.]\n<p align=\"left\">\u00c8 in questa tensione verso le regioni dell\u2019essere che si delineano i gesti-geografie sui quali mi interessa intervenire. Si tratta di aree che si percorrono in un movimento di ricollocazione e che si ritrovano moltiplicate nei gesti, nei diagrammi e nella matematica dei flussi e degli spazi; l\u00e0 dove l\u2019anatomia elastica e l\u2019affettivit\u00e0 dei corpi aprono su un tempo-desiderio colto nel suo farsi e disfarsi. Questo \u00e8 ci\u00f2 che si avvicina di pi\u00f9 a una composizione di profumi, al tratto impalpabile di un\u2019atmosfera: frantumazione di brevi \u201crisonanze\u201d che si compongono in una mappa incerta. Il coreografo \u00e8, allora, un <em> geografo del presente<\/em>, produttore di atlanti intimi.<\/p>\n<p align=\"left\">Il corpo in movimento si fa materia in continua dilatazione, contrazione, evaporazione\u2026\u00e8 anche questo il mio pormi nella composizione: creare un gesto geografico, una mappa propria ai corpi con i quali scelgo di lavorare partendo dalla loro periferia, perch\u00e9 le cose pi\u00f9 interessanti avvengono sempre ai margini della nostra attenzione. Disporre i corpi (fisici o elettronici che siano) nello spazio per far emergere dalla loro relazione il tempo-atlante che \u00e8 proprio di quel viaggio che si apre radicalmente alla seduzione dell\u2019inatteso<em>. <\/em>La composizione coreografica appartiene, cos\u00ec, all\u2019ordine dell\u2019epifania, dell\u2019istante.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero62_-That-Measure-of-Light-04.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38722\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero62_-That-Measure-of-Light-04.png\" alt=\"numero62_ That Measure of Light 04\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero62_-That-Measure-of-Light-04.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero62_-That-Measure-of-Light-04-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Enrico Pitozzi:<\/strong> La pratica epistemologica si rovescia qui nella filosofia visiva di cui hai parlato altrove. Potresti sviluppare questo aspetto?<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Ugo Pitozzi:<\/strong>Credo che la danza d\u2019autore nella sua complessit\u00e0 \u2013 cos\u00ec come del resto tutte le forme d\u2019arte \u2013 sia il prodotto di un pensiero autonomo, i cui risultati possano essere definiti <em>pensiero visivo<\/em> o <em>filosofia visiva<\/em>. Il termine \u201cfilosofia\u201d non \u00e8, ben inteso, la rappresentazione scenica-espositiva di un qualche concetto filosofico. Essa \u00e8, invece, un concatenamento e una concentrazione di pensieri che emerge attraverso i diagrammi del corpo-danza che si fa riflessione, la pi\u00f9 vasta possibile e inesausta.<\/p>\n<p align=\"left\">Soprattutto oggi dove intorno alla danza d\u2019autore, che \u00e8 un vero e proprio progetto artistico, si sono creati molti malintesi, molti voluti equivoci e falsi analitici. False nascite, falsi testamenti, falsi padri e false generazioni. La necessit\u00e0 sulla quale insistere, \u00e8 la riaffermazione del corpo come pensiero motore; non semplice acquietamento di saperi ma continuo azzardo. Una <em>saggezza esperienziale<\/em> intersecata, o forse parallela, ad altre forme di linguaggio, che metta in evidenza come la danza d\u2019autore apra a un\u2019altra forma di sapienza, un\u2019altra intelligibilit\u00e0 della vita.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>fessura # 1<\/strong><\/p>\n<p align=\"left\">Nel mio lavoro la tensione \u00e8 arrivare a definire un <span class=\"testo_iframebold\">corpo freddo<\/span>: lavoro su un gesto di sottrazione (dal corpo come centro) e di restituzione, l\u00e0 dove la scrittura del corpo \u00e8 consegnata al tempo, diventa tempo, attraversamento di ogni spazio, compresi gli spazi stessi del tempo.<\/p>\n<p align=\"left\"><span class=\"testo_iframebold\">il corpo freddo <\/span>\u00e8: un corpo flusso, un corpo frammento. La sua scrittura \u00e8 un suono segreto di cui \u00e8 <em>sufficiente suonare<\/em> <em>ogni<\/em><em>singola nota<\/em> \u2013 eseguire ogni singolo gesto \u2013 <em>superbamente<\/em><span class=\"testo_iframebold\">, <\/span>per parafrasare Arvo Part.<\/p>\n<p align=\"left\"><span class=\"testo_iframebold\">Il corpo freddo <\/span>\u00e8: corpo che si fa pulsazione di una pluralit\u00e0 molecolare trasgredendo il volume: materia-tempo come scorrimento, il corpo freddo \u00e8 corpo messo in una situazione prossima al vuoto, in una sorta di assenza.<\/p>\n<p align=\"left\"><span class=\"testo_iframebold\">Il corpo freddo <\/span>\u00e8: corpo che \u2013 nell\u2019ordine della sua ricerca sulla fine di una visione di s\u00e9 \u2013 cambia il concetto di soggettivit\u00e0 e perci\u00f2 del proprio tempo. Vorrei si rifacesse alla tradizione degli <em>dochakei ha-ketz<\/em>, degli <em>acceleratori della fine<\/em> di cui parla Franz Rosenzweig.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero62_-That-Measure-of-Light-05.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38723\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero62_-That-Measure-of-Light-05.png\" alt=\"numero62_ That Measure of Light 05\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero62_-That-Measure-of-Light-05.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero62_-That-Measure-of-Light-05-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Enrico Pitozzi:<\/strong> Il corpo \u00e8 qui pensato come concatenamento di velocit\u00e0 e lentezze, riposo e movimento (Spinoza): una dinamica. Comporlo \u00e8 allora fare una cartografia di tutte le sue parti, tracciare delle linee tra i suoi punti, determinare ritmi intensi o, viceversa, distesi. Del resto l\u2019atlante e la geografia sono parte del tuo vocabolario di composizione<em>\u2026<\/em><\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Ugo Pitozzi:<\/strong> Aprendo un atlante \u2013 e parlo qui di quegli atlanti sentimentali a costruzione collettiva, dove i saperi individuali si aggregano di continuo formando concatenamenti \u2013 la prima cosa che risulta evidente \u00e8 la diversit\u00e0 insita in una complessit\u00e0-asimmetricit\u00e0 di specifici ed esperienze che vi convivono, in un unico tempo, senza scissione. Vivono simultaneamente in un\u2019informazione e in una superficie con una visione magmatica, senza perdere le loro caratteristiche.<\/p>\n<p align=\"left\">Credo che coreografare significhi esattamente questo: dare forma a un luogo in cui i saperi si aggregano creando un ordine o, viceversa, un disordine, seguendo comunque logiche inedite: corpi con storie diverse, vissuti a volte agli antipodi, nazionalit\u00e0 diverse, fisicit\u00e0 e connessioni mentali diverse, aspettative, bisogni diversi e ancora e poi ancora all\u2019infinito, a perdifiato. Si tratta, inevitabilmente, di una grande geografia di sensazioni che non si relaziona con uno stile o con una tecnica.<\/p>\n<p align=\"left\">Ben inteso, la conseguenza di questo non \u00e8 la fantomatica improvvisazione\u2026per questo parlo spesso di nuovi atlanti e definisco la mia scrittura sul e nel corpo una mappa. Ci\u00f2 cui tendo \u00e8 una scrittura piena di sospensioni silenziose. La geografia delle mappe e degli atlanti \u00e8 l\u2019esatto contrario della paralisi, dell\u2019assenza di vita magnetica; \u00e8 il contrario dell\u2019autocitazione che tende a creare un unico ordine geometricamente simmetrico, riportando tutto al proprio stereotipo, seppur di qualit\u00e0. Ridurre la complessit\u00e0 al proprio stereotipo \u00e8 il punto di partenza per negare le gradazioni e l\u2019inondazione improvvisa dei linguaggi, che \u00e8 invece riserva magica.<\/p>\n<p align=\"left\">L\u2019Atlante-corpo al quale faccio riferimento \u00e8 il dialogo serrato di un corpo con il proprio intimo paesaggio fatto di spazio e forze, memoria, sapienza e conoscenza-non conoscenza: stridori. Il paesaggio del corpo-movimento \u00e8 il<em> campo<\/em>, il vasto spazio delle nature fisiche, delle geometrie variabili, dei nodi sentimentali, delle immersioni, delle apnee inebrianti; delle illusioni, delle scoperte, delle evaporazioni. L\u2019atlante-corpo \u00e8 un dato della solitudine non della consolazione: implacabile combinazione di potenza ed impotenza.<\/p>\n<p align=\"left\"><br class=\"Apple-interchange-newline\" \/><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero62_-That-Measure-of-Light-06.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38724\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero62_-That-Measure-of-Light-06.png\" alt=\"numero62_ That Measure of Light 06\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero62_-That-Measure-of-Light-06.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero62_-That-Measure-of-Light-06-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"left\"><strong>fessura # 2<\/strong><\/p>\n<p align=\"left\">Potr\u00e0 sembrare strano ma, nel pi\u00f9 intimo, vorrei che il mio lavoro assomigliasse sempre di pi\u00f9 all\u2019isola di Naoshima. Considero la scrittura del corpo come una eco di flusso, un modo che \u00e8 una sedimentazione della memoria del luogo (intimo spazio dei corpi, perch\u00e9 anche il corpo \u00e8 un luogo), che ne ridefinisce il senso ed opera uno spaesamento semantico. Ci\u00f2 che era <em>heimlich<\/em>, riconoscibile e familiare, diventa <em>unheimlich<\/em>, estraneo a se stesso e alla percezione di chi n\u2019\u00e8 attore.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Enrico Pitozzi:<\/strong> Rifare il corpo sembra la logica del comporre: ci\u00f2 significa che \u00e8 necessario riorganizzarne la percezione, il modo in cui esso sente.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Ugo Pitozzi:<\/strong> Bisogna sempre re-ipotizzare un corpo\u2026I sensi di un corpo-atlante sentono: angoli, vuoti, ombre, linee infinite che espropriano i tempi conosciuti, pericolo e sfida, patine stratificate, calore e freddo intorpidito, odori, allontanamenti. Il gesto\/movimento abita gentilmente e leggermente queste dimensioni. Abita il toccare con gli occhi. Un qualsiasi dialogo tra corpo, gesto e spazio comincia con la consapevolezza dell\u2019essere situati in un luogo; modificare s\u00e9 e il luogo con azioni di aggiunta e sottrazione, con azioni di scelta e di inabissamento.<\/p>\n<p align=\"left\">Un atlante si sfoglia, un corpo-atlante si viaggia. Il nucleo avvincente di un corpo-mappa-atlante sta nel suo valore inesatto e impermanente, in una sovrana e nascosta guerriglia con il tempo dello svelarsi.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Enrico Pitozzi: <\/strong><em>Si delinea qui una relazione intima, presente nella tua scrittura coreografica, che prende in carico la gravit\u00e0, il suo magnetismo. <\/em><\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Ugo Pitozzi: <\/strong>Nel mio corpuscoreografico il corpo fisico \u00e8 spinto attraverso molti limiti. E\u2019 un corpo di materia porosa che porta inscritto la concretezza del disequilibrio; la certezza di un adeguamento e di una resistenza all\u2019ambiente che lo ospita, il rischio di provare-trovare gli equilibri necessari per tutti i suoi frammenti. E\u2019 un corpo piegato, pericolosamente in piedi, periferico, in attesa: attivo in pi\u00f9 gesti simultanei che si rideterminano di continuo, ma anche un corpo capace di perdere.<\/p>\n<p align=\"left\">Un corpo che si fa flusso di energia e disciplina. Un corpo forza: questa per me \u00e8 la visione essenziale. Questa \u00e8 la condizione necessaria per cominciare a lavorare con la gravit\u00e0, elemento primario di un corpo, peso dell\u2019anima.<\/p>\n<p align=\"left\">Intensit\u00e0, svuotamento, sapienze, raffigurazione, metamorfosi, ombra, uscite, stupore, poetica del silenzio e della staticit\u00e0 sono l\u2019equivalenza di questa forza che ci attraversa dal centro fino al cielo profondo e viene respinta sul medesimo asse in direzione opposta, per consentirci di vivere come noi conosciamo la vita. Questa \u00e8 una delle prime istanze che tengo presente in una composizione coreografica: il corpo di materia e il corpo d\u2019anima in un unico corpo di energia.<\/p>\n<p align=\"left\">Variare i modi di riassestarci nella forza di gravit\u00e0, l\u2019equilibrio, la massa e la simmetria, l\u2019alto e il basso, la terra e il salto, presuppone il variare di una visione codificata del centro collocandosi in uno spazio germinante, facendosi pura espressione senza bisogno di mimare i sentimenti. Alterare per poi ridisegnare, anatomizzare l\u2019alterato in un paesaggio mobile; questo stesso procedimento regola anche la creazione delle presenze video e le stratificazioni sonore di ogni lavoro.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero62_-That-Measure-of-Light-07.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38725\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero62_-That-Measure-of-Light-07.png\" alt=\"numero62_ That Measure of Light 07\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero62_-That-Measure-of-Light-07.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero62_-That-Measure-of-Light-07-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Enrico Pitozzi:<\/strong> Sei stato tra i primi artisti italiani, con <em>Amnesia Hotel<\/em> (1983\/84), a lavorare con proiezioni video in scena. <em>Ceremony of innocence<\/em> (2000-2001) prima sezione del ciclo Corpus-Rekombinant, si fonda sulla dismisura, sul rapporto micro-macro tra il corpo fisico della danzatrice e i corpi in video. Potresti parlare della loro relazione?<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Ugo Pitozzi: <\/strong><em>Amnesia Hotel<\/em> per la produzione Spaziozero-Roma, \u00e8 stato forse tra i primi spettacoli di danza d\u2019autore in Italia ad usare un video. Si trattava di una proiezione in continua mutazione di una dimensione di 10 metri per 9, lunga tutta la durata dello spettacolo. Da quel momento l\u2019inserimento delle immagini video \u00e8 stato un presupposto necessario della mia creazione, oltre che un progetto fondante d\u2019estetica compositiva.<\/p>\n<p align=\"left\"><em>Ceremony of Innocence<\/em> \u00e8, invece, il compimento del processo che abbiamo delineato. Tutto il lavoro si basa sul ridefinire continuamente, per tutta la durata dello spettacolo, i tempi non esatti e asincronici, gli spazi tra micro e macro, tra corpo fisico e la corporeit\u00e0 elettronica: luogo di silenzio tra due pensieri. Mi interessa un\u2019azione danzata non ancorata, non definitiva, perch\u00e9 destinata alla mutazione. Non una linea costante di evoluzione, bens\u00ec un intervento su trasformazioni e fusioni caotiche: una miriade di tempi che scrivono una miriade di spazi.<\/p>\n<p align=\"left\">Questi non si sincronizzano tra loro e con il desiderio, condizione questa che, nella vita, \u00e8 la prima conoscenza del dolore e delle innumerevoli invenzioni tese alla ricerca di un altro tempo, di un\u2019altra velocit\u00e0. Il gesto coreografico di <em>Ceremony of Innocence<\/em> si radica e si apre nel corpo fisico ed elettronico attraverso un continuo dialogare con i silenzi e i paradossi visivi. E\u2019 un gesto che si impianta nella danza, duro e compatto, frammento diframmenti che ricrea in s\u00e9 le proprie leggi e il proprio linguaggio. Tutta la scrittura prende forma per precipitazioni, per sottrazioni e per imprevisti.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero62_-That-Measure-of-Light-08.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38726\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero62_-That-Measure-of-Light-08.png\" alt=\"numero62_ That Measure of Light 08\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero62_-That-Measure-of-Light-08.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero62_-That-Measure-of-Light-08-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Enrico Pitozzi: <\/strong><em>Ti chiedo questo per condurti, in chiusura, verso un\u2019altra riflessione; quella che rinvia alla nozione di presenza. Da <\/em>Fornication avec l\u2019onde (1994)<em> , passando da <\/em>Terrific Insularty of Mind (1995) <em>ed <\/em>Epopteia (1999) fino a Midollo-Spalt (2004)<em> e <\/em>Ceremony of Innocence (2000-2001 che \u00e8 a tutti gli <em>effetti la prima sezione di <\/em>Corpus-Rekombinant<em> (2004-2006 e ancora in corso di creazione<\/em><em>), sulla scena si producono figurazioni o gradazioni di presenza: ombre, doppi, tracce di movimento. Potresti soffermarti su questo aspetto?<\/em><\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Ugo Pitozzi: <\/strong>La sezione performativa-installativa del mio ultimo ciclo di lavoro, <em>Corpus Rekombinant<\/em> \u00e8 denominata <em>Midollo-Spalt-Room #\u2026(atlante intimo) <\/em>ed \u00e8 stata ideata per tre spazi molto diversi tra loro; tutte le sezioni di questo lavoro implicano una indagine attorno all\u2019ambra come gradazione di presenza.<\/p>\n<p align=\"left\">Il gesto coreografico si fa qui sedimento di macerie che, risemantizzate, diventano materia stupefacente, percepibile da me e dal pubblico come un\u2019aggiunta, un respiro complesso, antidoto ad una diffusa stupidit\u00e0 linguistica. Ombre, doppi, tracce imperfette, assenze e sconvolgimenti: queste sono, nel mio lavoro, le figurazioni primarie che trovano contatto \u2013 canalizzandolo nel mio universo di senso \u2013 nel Wabi-Sabi della tradizione estetica dell\u2019antico Giappone.Scrive Franca Bossalino in un suo testo dedicato a <em>L\u2019estetica dell\u2019imperfetto<\/em>: \u201c\u00e8 Wabi-Sabi tutto ci\u00f2 che \u00e8 incompiuto, non finito, imperfetto; tutto ci\u00f2 che \u00e8 ambiguo e contraddittorio [\u2026]\n<p align=\"left\">Wabi-Sabi \u00e8 profondo, multiforme e sfuggente, \u00e8 la bellezza delle cose imperfette, senza netta definizione, temporanee e incompiute [\u2026]\u201d<em>. <\/em>[F. Bossalino, <em>Wabi-Sabi e l\u2019estetica dell\u2019imperfetto<\/em>, in &#8220;PPC Piano Progetto Citt\u00e0&#8221; n\u00b020-21, 2003, p.52].Si tratta di voler comporre con forme, ormai sempre pi\u00f9 essenziali, di inutilit\u00e0. Questo tipo di composizione \u00e8 dunque un\u2019estensione che si inscrive sempre su un confine instabile, per evitare l\u2019arroganza e per riconquistare il pudore; cerco una tensione a un mondo-corpo che manifesta la sua presenza dentro un tremolio di gesti persi che si calamitano tra loro, producendo <em>commozione<\/em>.<\/p>\n<p align=\"left\">In questo modo il mio comporre\/scrivere il corpo \u00e8 sempre filtrato dalla consapevolezza che una <em>cosa<\/em> \u00e8 allo stesso tempo una miriade di altre <em>cose<\/em>.<\/p>\n<p align=\"left\">Penso che l\u2019unica cifra del contemporaneo sia oggi avere un rapporto eccentrico con il tempo in cui si vive e nel quale si fa vivere l\u2019opera: essere <em>deracin\u00e8<\/em>, liberati rispetto al senso comune. Essere incompatibili, il pi\u00f9 delle volte. Desidererei si potessero impiegare le improvvise parole \u2013 quasi un Haiku ristretto nella pioggia tedesca \u2013 usate ne <em>Il cielo sopra Berlino<\/em> di Wenders \u201c[\u2026] un ange passe [\u2026]\u201d, vedendo e componendo \u201cdanza\u201d.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero62_-That-Measure-of-Light-09.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38727\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero62_-That-Measure-of-Light-09.png\" alt=\"numero62_ That Measure of Light 09\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero62_-That-Measure-of-Light-09.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/numero62_-That-Measure-of-Light-09-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Enrico Pitozzi:\u00a0<\/strong>Qual\u2019\u00e8 l\u2019orizzonte al quale ti condurr\u00e0 questa ricerca?<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Ugo Pitozzi:<\/strong> Se ne sar\u00f2 capace, ad una qualche presenza di silenzio, ad una certa gradazione di vuoto.<\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra le figure di punta della danza d&#8217;autore italiana nata negli anni ottanta, Ugo Pitozzi \u008f coreografo e videoartista. Formatosi sui linguaggi delle arti visive all&#8217;Accademia di Brera di Milano e della danza contemporanea, ha studiato tecnica Laban, tecnica contemporanea con William Forsythe, principi del lavoro di Mary Wigman con Erika Thimey e composizione coreografica con Gerhard Bohner, oltre ad aver frequentato classi di composizione coreografica e creazione contemporanea con Merce Cunningham, Meredith Monk, Rosalia Chladek, Simone Forti.<\/p>\n","protected":false},"author":171,"featured_media":38719,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[239,215],"tags":[53,63],"class_list":["post-10825","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-articles","category-issue-062","tag-interviews","tag-performing-art"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.4 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Quella Misura Di Luce. 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