{"id":10822,"date":"2011-03-01T12:00:00","date_gmt":"2011-03-01T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-062\/transemediale-hackability-and-identity\/"},"modified":"2020-11-02T16:53:40","modified_gmt":"2020-11-02T15:53:40","slug":"transemediale-hackability-and-identity","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/hacktivism\/transemediale-hackability-and-identity\/","title":{"rendered":"Notes Su Transmediale 2011: Hack:ability E Identita'"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\"><span class=\"testo_iframebold\">L&#8217;ultima edizione di Transmediale, <\/span><span class=\"testo_iframe\">la grande kermesse Berlinese sui nuovi media, ha riunito come ogni anno artisti, critici, curatori, attivisti e addetti ai lavori sotto l&#8217;enfatico titolo<\/span><span class=\"testo_iframebold\"> &#8220;Response:Ability.<\/span> Transmediale si \u00e8 occupato, nella sua edizione 2011, delle implicazioni politiche generate dall&#8217;evoluzione tecnologica in corso, di quelle abilit\u00e0 che il soggetto ipermediale e ultraconnesso deve acquisire per far fronte alle nuove questioni che la realt\u00e0 pone con urgenza.<\/p>\n<p><span class=\"testo_iframe\">Una delle principali rassegne internazionali su queste tematiche, <\/span> sembra quindi suggerire che a questo tipo di domande si debba rispondere con delle pratiche, delle mis en act, delle strategie, delle skills, attuabili &#8220;respons-abilmente&#8221; da una collettivit\u00e0 digitale consapevole dei nuovi strumenti in gioco nell&#8217;elaborazione\/ simulazione del mondo contemporaneo.<\/p>\n<p><span class=\"testo_iframebold\">Transmediale 11<\/span> \u00e8 un festival sulla formazione di cittadini-utenti in grado di sfruttare al meglio le opportunit\u00e0 che la rete e gli strumenti digitali offrono alla creazione di identit\u00e0 reali e virtuali, individuali e collettive. Idendit\u00e0 in grado di configurare nuove proposte di partecipazione politica, a partire dalla riappropriazione dello spazio pubblico informatico, anche attraverso la costruzione di micro-comunit\u00e0 online, come accade nelle sezioni <span class=\"testo_iframebold\">Open Zone e HackaWay<\/span> del festival in cui ricordiamo <span class=\"testo_iframebold\">Thimbl<\/span> (<a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.thimbl.net\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.thimbl.net\/<\/a>), nuovo strumento open source di microblogging. <span lang=\"it-IT\">&#8220;<\/span><span lang=\"it-IT\"><em>If you&#8217;re weary of corporations hi-jacking your updates to make money<\/em><\/span><span lang=\"it-IT\">&#8220;, un po&#8217; come accade in Facebook.<\/span><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/numero62_-Notes-on-Transmediale-02.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38553\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/numero62_-Notes-on-Transmediale-02.png\" alt=\"numero62_ Notes on Transmediale 02\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/numero62_-Notes-on-Transmediale-02.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/numero62_-Notes-on-Transmediale-02-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Non \u00e8 un caso che alcuni dei lavori presentati quest&#8217;anno a <span class=\"testo_iframebold\">Transmediale 11<\/span> abbiano a che fare con il<em> social network <\/em>pi\u00f9 utilizzato in rete, nel quale gli utenti giocano a diventare nodi identitari di una rete condivisa di contatti con in quali continuamente ridefinire se stessi, attraverso fotografie, video, link, note.<\/p>\n<p>L&#8217;impressione \u00e8 che il tema dell&#8217;identit\u00e0 sia uno degli assi portanti del festival: identit\u00e0 come processo, piuttosto che come definizione, substantia, essenza. Identit\u00e0 come progetto di soggettivazione, relazione e configurazione nel contesto di una produzione economica che coincide ormai con la produzione del soggetto<em> tout-court<\/em>, secondo un raffinato sistema di debito-credito e di messa in valore dell&#8217;<em>haplos<\/em> (essere puro) fenomenologico. Quindi del b\u00ecos, della nuda vita, anche virtuale.<\/p>\n<p>Alcuni di questi temi sono stati accennati nella lecture <span class=\"testo_iframebold\"><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.transmediale.de\/content\/life-work-bioeconomy-and-crisis-cognitive-capitalism-keynote-conversation-track-2\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">&#8220;Body:Response. Life at work&#8221;<\/a><\/span>, con<span class=\"testo_iframebold\"> Franco Berardi Bifo e Maurizio Lazzarato<\/span>, ispirata al lavoro di Foucault e Deleuze-Guattari<\/p>\n<p>Altri, come la ridefinizione dello spazio pubblico in rapporto a quello privato &#8211; di cui <span class=\"testo_iframebold\">Wikileaks (<a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/213.251.145.96\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/213.251.145.96\/<\/a><\/span>) \u00e8 l&#8217;epifenomeno e la traccia totemica &#8211; sono emersi nella lecture<span class=\"testo_iframebold\"> <a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.transmediale.de\/content\/digital-liveness-%E2%80%93-realtime-desire-and-sociability-interface-keynote-lecture-tm-ctm-track-1\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">&#8220;Digital liveness &#8211; Realtime, desire, sociability&#8221;<\/a><\/span>. Dalla presentazione \u00e8 risultato evidente che il paradosso di un mondo ipermediato e immediato, naufrago di un presente esteso, si spazializza nel concetto di agor\u00e0 reale biomediata (per la quale quale valgono i principi di <em>persistance, searchability, replicability, e invisible audience<\/em>) e in quello di agor\u00e0 virtuale premediata (tipica dello spazio reale precedente alla rivoluzione digitale &#8211; <a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/chatroulette.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/chatroulette.com\/<\/a>), dove i principi nominati sembrano momentaneamente sospesi e gli utenti affrancati dalla furia catalogatrice della rete.<\/p>\n<p><span class=\"testo_iframebold\">Transmediale 11<\/span> sembra suggerire che le prossime battaglie politiche dovranno necessariamente giocarsi tra il mondo virtuale della rete e quello reale del mondo circostante (<span class=\"testo_iframebold\">M. Merleau-Ponty<\/span>, <em>L\u2019oil et l\u2019esprit<\/em>), nel continuo e progressivo assottigliarsi delle differenze. Il <em>cyberspace<\/em> (<span class=\"testo_iframebold\">W. Gibson<\/span>,<em> Burning Chrome, Neuromancer<\/em>) tende a biologizzare il meccanicismo binario della numerizzazione informatica, integrando il b\u00ecos nella techn\u00e9 immateriale della rete e approssimando la materia neutra e misurabile alla chair (carne) come <em>pr\u00e9sence absurde<\/em> (<span class=\"testo_iframebold\">M. Merleu-Ponty<\/span><span class=\"testo_iframe\">, <em>Le visible et l&#8217;invisible<\/em><\/span>).<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/numero62_-Notes-on-Transmediale-03.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38554\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/numero62_-Notes-on-Transmediale-03.png\" alt=\"numero62_ Notes on Transmediale 03\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/numero62_-Notes-on-Transmediale-03.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/numero62_-Notes-on-Transmediale-03-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p>E&#8217; su questi punti critici che gioca la pubblicazione performativa, emergente e multiautoriale,<em> Cos<\/em> di <span class=\"testo_iframebold\">Salvatore Iaconesi e Penelope.di.Pixel<\/span>, che cerca di decifrare lo stato emotivo degli utenti online attraverso una mappatura linguistico-cromatica dei loro stati d&#8217;animo.<\/p>\n<p>Lasciando spazio alla (rap)presentazione del sentimento provato registrando una traccia audio o video del partecipante (<a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/cos.artisopensource.net\/DNWeb\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/cos.artisopensource.net\/DNWeb\/<\/a>), <em>Cos<\/em> crea un luogo virtuale costituito da &#8220;fonti multiple sovrapposte, scale temporali asincrone, archi di tempo intrecciati che perdono la linearit\u00e0 a vantaggio del concetto di network&#8221;, nel quale &#8220;l&#8217;inconscio diventa predominante e &#8220;linearit\u00e0 e armonia lasciano il palco a rumore, decostruzione, emergenza e ubiquit\u00e0. Realt\u00e0 multiple sovrapposte, che anche negandosi a vicenda formano una neo-realt\u00e0 navigabile, filtrabile, mixabile, condivisibile&#8221; (S. Iaconesi &#8211; <a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.artisopensource.net\/2011\/01\/12\/cos-consciousness-of-streams\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.artisopensource.net\/2011\/01\/12\/cos-consciousness-of-streams<\/a>).<\/p>\n<p>Allo stesso tempo, la macchinizzazione del soggetto procede attraverso tecnologie sempre pi\u00f9 complesse di <em>biotracking,<\/em> in grado di decifrare le regolarit\u00e0 del fenomeno-uomo e di indicizzare i suoi comportamenti secondo i modelli statistici propri di una biopolitica ( <span class=\"testo_iframebold\">M. Foucault<\/span>, <em>Naissance de la biopolitque<\/em>) digitalizzata. Su questi temi si \u00e8 concentrata la performing lecture <span class=\"testo_iframebold\">&#8220;Gathering 1: event, agency, and program&#8221;<\/span> di <span class=\"testo_iframebold\">Jordan Crandall <\/span>(<a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/jordancrandall.com\/main\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/jordancrandall.com\/main\/<\/a>) &#8211; premiata con il <a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.transmediale.de\/node\/16423\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Vil\u00e9m Flusser Award<\/a>. L&#8217;approccio di questo lavoro \u00e8 in stretta risonanza con il concetto di <em>atmospheric media<\/em> (media espansi, non oggettuali) proposto da <span class=\"testo_iframebold\">Mark Hansen<\/span> nella lecture <a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.transmediale.de\/content\/delimination-life-affective-bodies-and-biomedia-keynote-conversation-track-3\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">&#8220;Delimination of life&#8221;<\/a>.<\/p>\n<p>L\u2019antropofagia digitale di cui parla <span class=\"testo_iframebold\">Vanessa Ramoz<\/span> (<a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.quietrevolution.me\/ART_PAPERS.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.quietrevolution.me\/ART_PAPERS.html<\/a>) &#8211; menzione al <span class=\"testo_iframebold\">Vil\u00e9m Flusser Award<\/span> &#8211; sembra altres\u00ec cristallizzarsi nella (etero)genesi di un<em> boden<\/em> virtuale immateriale. Un ur-codice applicato che punta al ricalco, a met\u00e0 fra il reale e l\u2019immaginario, il visibile e l\u2019invisibile. La trasparenza della rete e la carnalit\u00e0 dei corpi virtuali che lo abitano sono una sorta di non-luogo appassionato, una giungla cartesiana nella quale ad ogni passo si rischia di perdere il controllo dei proprio movimenti e la coscienza della propria collocazione.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/numero62_-Notes-on-Transmediale-04.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38555\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/numero62_-Notes-on-Transmediale-04.png\" alt=\"numero62_ Notes on Transmediale 04\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/numero62_-Notes-on-Transmediale-04.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/numero62_-Notes-on-Transmediale-04-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p>La presa di coscienza dei processi di soggettivazione in atto da parte della societ\u00e0 contemporanea sull\u2019individuo (e da parte dell\u2019individuo inconsapevole su se stesso, dopo aver introiettato involontariamente la struttura del potere corrente) \u00e8 al centro del work-in-progress di <span class=\"testo_iframebold\">Heath Bunting<\/span>, <em>The status project<\/em> (<span class=\"testo_iframebold\">http:\/\/status.irational.org\/<\/span>)<\/p>\n<p>Ancora una volta, il vizio catalogatorio-megalomane e metafisico-riduzionista per il quale l\u2019identit\u00e0 \u00e8 riassumibile in una serie di formule algoritmiche ordinate (idea alla base del tentativo di creare valore a partire da ogni aspetto della soggettivit\u00e0), viene qui detournata e de-codificata per diventare arma di contropotere. Un momento di attivazione della soggettivit\u00e0 piuttosto che di resa di quest\u2019ultima di fronte alle burocrazie pi\u00f9 o meno digitali che la nominano, definendola secondo statici e noiosi parametri stabiliti.<\/p>\n<p><em>The status project<\/em> mostra la discretizzazione linguistica delle identit\u00e0, scrivendo proposizioni semplici in linguaggio naturale e coordinandole tra loro, attraverso una struttura sintattica informatica, in una serie potenzialmente infinita nella quale il \u201ccodice\u201d diventa enunciato performativo (<span class=\"testo_iframebold\">J. L. Austin<\/span>,\u00a0<em>Come fare cose con le parole<\/em>). <span class=\"testo_iframebold\">Heath Bunting<\/span> cartografa i processi di soggettivazione burocratica vigenti, per trasformarli da recettori identitari, quali sono nella societ\u00e0 kafkiana (<span class=\"testo_iframebold\">Der Prozess<\/span>), a catalizzatori di potenziali opportunit\u00e0 di ulteriore soggettivazione. Insomma, il <em>database<\/em> \u00e8 un manuale per la creazione fittizia di identit\u00e0 virtuali connesse a un corpo reale, vivibili quindi nel mondo reale da quello stesso corpo. <span class=\"testo_iframebold\">Heath Bunting<\/span> vuole suggerire che la disseminazione virtuale delle identit\u00e0 pu\u00f2 compiersi anche nel mondo reale, senza necessariamente infrangere la legge: l\u2019identit\u00e0 \u00e0 hackerabile.<\/p>\n<p>Il circuito virtuoso tra virtuale e reale innescato da <em>The status project, <\/em>si concretizza infine in una serie di profili identitari creati dall\u2019artista e pronti all\u2019uso, in vendita (<a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/status.irational.org\/identity_for_sale\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/status.irational.org\/identity_for_sale\/<\/a>) per 500 euro l\u2019uno, cifra che probabilmente ironizza sulle identit\u00e0 svendute sul web 2.0 che ne sfrutta e valorizza il flusso di dati indiscriminatamente.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/numero62_-Notes-on-Transmediale-05.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38556\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/numero62_-Notes-on-Transmediale-05.png\" alt=\"numero62_ Notes on Transmediale 05\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/numero62_-Notes-on-Transmediale-05.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/numero62_-Notes-on-Transmediale-05-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p>L\u2019infografica come strumento tra il linguistico e il percettivo (le mappe di Hans Bunting sono talmente fitte e complesse da essere praticamente infruibili sullo schermo di un computer e richiedendo comunque parecchio tempo per essere interpretate su carta) aggiunge un ulteriore elemento al complesso immaginario che l\u2019operazione trascina con leggerezza nella trasparenza utopica del codice, del poter tutto dire e afferrare (begriff) attraverso la sur-codificazione immateriale. Tuttavia, in <em>The status project<\/em> la pr\u00e6sentia in absentia del soggetto iperconnesso scritto sulla pagina online precipita per davvero, si incarna, buca lo schermo, \u00e8 in atto, opaca nella sua funzionalit\u00e0 operatoria di strumento per agire e non per contemplare. Artivismo, appunto, anche attraverso la creazione di una mailbox anonima (<a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/status.irational.org\/letter_box\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/status.irational.org\/letter_box\/<\/a>).<\/p>\n<p>Se in <em>The status project<\/em> le identit\u00e0 sono nominate (o meglio ri-codificate) in rete per prepararsi a riapparire nel mondo reale, la sintattica del <em>d\u00e9tournement<\/em> attuato da <span class=\"testo_iframebold\"><em>Face to facebook<\/em><\/span> (<a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.face-to-facebook.net\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.face-to-facebook.net\/<\/a>) di <span class=\"testo_iframebold\">Paolo Cirio e Alessandro Ludovico<\/span> \u00e8 tutta interna alla rete: gli artisti rubano un milione di volti e nomi da Facebook e inventano<a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.lovely-faces.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"> http:\/\/www.lovely-faces.com\/<\/a>, sito di <em>dating <\/em>che attraverso un software di <em>face recognizion <\/em>categorizza uomini e donne e ne determina l\u2019espressione facciale. Ancora una volta, al centro della polemica, la presunta legalit\u00e0 di Facebook nell\u2019impossessarsi dei dati dei propri utenti: gesto replicato dagli artisti in maniera dichiarata proprio per mostrare l\u2019intrinseca violenza della major nei confronti dei propri <em>users.<\/em><\/p>\n<p>La semantica dell\u2019azione, \u00e8 in questo caso nel mondo reale, nella reazione degli utenti interessati. Nel circolo virtuoso che un atto di <em>hacking online<\/em> innesta nelle coscienze <em>offline<\/em>, come era gi\u00e0 accaduto in passato per i due loro progetti precedenti, l\u2019uno rivolto contro Google, l\u2019altro contro Amazon (<a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.face-to-facebook.net\/hacking-monopolism-trilogy.php\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.face-to-facebook.net\/hacking-monopolism-trilogy.php<\/a>).<\/p>\n<p>Oltre a mostrare la fragilit\u00e0 dei nuovi imperi informatici e ad innescare una riflessione sulla pericolosit\u00e0 legata all\u2019accessibilit\u00e0 assoluta di dati sensibili da parte delle <em>web 2.0 companies<\/em> , in <em>Face to Facebook<\/em> gli artisti riflettono ironicamente sullo stato dell\u2019empatia virtuale ed emotivo-relazionale delle generazioni connettive iper-espressive (<span class=\"testo_iframebold\">Franco Berardi Bifo<\/span>, <a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/eipcp.net\/transversal\/1007\/bifo\/it\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/eipcp.net\/transversal\/1007\/bifo\/it<\/a>). L\u2019identit\u00e0 del soggetto diventa l&#8217;interstizio generato dalla proiezione di se stessi sul corpo virtuale, nonch\u00e8 dalla retroproiezione di esso sull\u2019identit\u00e0 fisica originaria. Negli <em>avatar<\/em>, intesi come forme grezze di <em>mind upload<\/em>, l\u2019umano si incrocia con l\u2019immaterialit\u00e0 della macchina, risvegliando nel soggetto latenze identitarie nella forma di una reversibilit\u00e0 (empatica) tra il soggetto e se stesso.<\/p>\n<p>Io empatizzo con me stesso nello specchio degli altri attorno a me, cio\u00e8 nei loro sguardi, e allo stesso modo mi specchio nell\u2019avatar, empatizzando con lui atttraverso lo sguardo (virtuale) degli altri.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/numero62_-Notes-on-Transmediale-06.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38557\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/numero62_-Notes-on-Transmediale-06.png\" alt=\"numero62_ Notes on Transmediale 06\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/numero62_-Notes-on-Transmediale-06.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/numero62_-Notes-on-Transmediale-06-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Tra i progetti di artivismo rivolti ancora a Facebook e legati alla complessa nozione di identit\u00e0 disseminata e virtualizzata, non possiamo tralasciare <span class=\"testo_iframebold\">Seppukoo<\/span> (<a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.seppukoo.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.seppukoo.com\/<\/a>) dei <a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.lesliensinvisibles.org\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Les Liens invisibles<\/a>, menzione al <span class=\"testo_iframebold\">Transmediale Award<\/span>. Anche in questo caso, la dimensione personale del suicidio viene rivendicata come un atto pubblico e collettivo da condividere, come un virus da trasmettere: la logica del <em>crowdsourcing<\/em> empatico proposto da Facebook (connessione = amicizia) viene ribaltata (disconnessione = suicidio).<\/p>\n<p>La relazione complicata tra l\u2019uno e i molti, tra l\u2019identit\u00e0 soggettiva del singolo e quella della collettivit\u00e0, \u00e8 anche al centro del progetto <span class=\"testo_iframe\"><em>repetitionr<\/em><\/span> (<a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.repetitionr.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.repetitionr.com\/<\/a>), sempre dei <a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.lesliensinvisibles.org\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Les Liens invisibles<\/a>, ironica operazione che accentua i caratteri fittizi della democrazia partecipativa online e sposta l\u2019attenzione sulla necessit\u00e0 e la problematicit\u00e0 del trasformare le campagne virtuali in concrete azioni reali.<\/p>\n<p>L\u2019<em>on-demand-democracy<\/em>, la<em> multiple-choise-democracy<\/em>, la <em>click-democracy<\/em> (introduzione di <span class=\"testo_iframebold\">Franco Berardi Bifo <\/span>al workshop delle Liens, <a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.transmediale.de\/content\/repetitionr-les-liens-invisibles-geoff-cox-franco-berardi\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.transmediale.de\/content\/repetitionr-les-liens-invisibles-geoff-cox-franco-berardi<\/a>), sono il sintomo della perdita totale del referente quale elemento esterno ed autonomo dal linguaggio, su cui il linguaggio stesso cerca di aver presa. Seguendo la profezia di <span class=\"testo_iframebold\">Baudrillard<\/span> (<em>Le crime parfait<\/em>) si crea una <span class=\"testo_iframebold\">simulation-democracy<\/span> nella quale gli effetti delle proprie azioni non sono valutabili se non nei dati pubblicati da societ\u00e0 statistiche, o dal numero di firme raccolte automaticamente e a piacimento dal software dei Liens con il quale possiamo inventarci una petizione a raggiungere in pochi click il numero di firme che vogliamo la sostengano.<\/p>\n<p>La condivisione, lo scambio di conoscenze e l\u2019uso consapevole della tecnologia \u00e8 stato il tema ricorrente anche dei laboratori aperti. <span class=\"testo_iframebold\">Open Design city<\/span> <span class=\"testo_iframebold\">\u201cMake your own market\u201d<\/span>, per esempio, era uno spazio collaborativo di open design in cui le competenze tecniche erano messe in condivisone incoraggiando il riciclo, la personalizzazione e un mercato sostenibile. Allo stesso modo <em>Booki<\/em> dei <span class=\"testo_iframebold\">Floss Manuals<\/span> \u00e8 un lavoro presentato come servizio gratuito e social network per la creazione di libri sia di singoli autori che collettivi, un software distribuito su licenza GPL che pu\u00f2 essere scaricato, riutilizzato e personalizzato.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/numero62_-Notes-on-Transmediale-07.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38558\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/numero62_-Notes-on-Transmediale-07.png\" alt=\"numero62_ Notes on Transmediale 07\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/numero62_-Notes-on-Transmediale-07.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/numero62_-Notes-on-Transmediale-07-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\">I progetti di <span class=\"testo_iframebold\">Transmediale 11<\/span> sembrano quindi mostrare, in conclusione, come le armi utilizzabili per destabilizzare lo status-quo politico e sociale siano legate a pratiche di <em>fake<\/em> e ironia, nonch\u00e8 alla capacit\u00e0 degli artisti di innescare circoli semantici e processi di soggettivazione tra il mondo reale e la rete. Spesso, considerando quest\u2019ultima come il playground di partenza per raggiungere l\u2019oltre schermo, il fuori-campo, e ridare la consistenza dei corpi e della materia a quei segni immateriali che vogliono sostituirsi ad essa.<\/p>\n<p align=\"left\">Sembra si tratti di invertire il verso di percorrenza &#8211; dal virtuale al reale piuttosto che dal reale al virtuale &#8211; e di aggiungere livelli ermeneutici di critica al reale, attraverso le ricadute del virtuale sul reale stesso. Ricordandoci che in rete, come nella realt\u00e0 vera, perdersi pu\u00f2 essere un\u2019esperienza gnoseologica affascinante&#8230;e non una perdita di tempo.<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"left\">(<a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.transmediale.de\/content\/serendipitor-artist-walk-mark-shepard\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.transmediale.de\/content\/serendipitor-artist-walk-mark-shepard<\/a> ;<\/p>\n<p align=\"left\"><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.andinc.org\/v3\/bio\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.andinc.org\/v3\/bio<\/a>).<\/p>\n<p><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.transmediale.de\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.transmediale.de\/<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;ultima edizione di Transmediale, la grande kermesse Berlinese sui nuovi media, ha riunito come ogni anno artisti, critici, curatori, attivisti e addetti ai lavori sotto l&#8217;enfatico titolo Response:Ability. Transmediale si &egrave; occupato, nella sua edizione 2011, delle implicazioni politiche generate dall&#8217;evoluzione tecnologica in corso, di quelle abilit&agrave; che il soggetto ipermediale e ultraconnesso deve acquisire per far fronte alle nuove questioni che la realt&agrave; pone con urgenza. dare una forma ai tanto sfuggenti social network.<\/p>\n","protected":false},"author":33,"featured_media":38552,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[49,323,239,215],"tags":[65],"class_list":["post-10822","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-activism","category-art","category-articles","category-issue-062","tag-report"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.4 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Notes Su Transmediale 2011: Hack:ability E Identita&#039; &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/digicult.it\/hacktivism\/transemediale-hackability-and-identity\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Notes Su Transmediale 2011: Hack:ability E Identita&#039; &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"[:en]The last edition of Transmediale, Berlin&#039;s festival for new media, welcomed like every year artists, curators, critics, activists and insiders under the enfatic title Response: Ability. 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