{"id":10816,"date":"2011-03-01T12:00:00","date_gmt":"2011-03-01T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-062\/realitiesunited-featuring-light-as-gazes-conveyor\/"},"modified":"2020-11-02T16:53:08","modified_gmt":"2020-11-02T15:53:08","slug":"realitiesunited-featuring-light-as-gazes-conveyor","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/design\/realitiesunited-featuring-light-as-gazes-conveyor\/","title":{"rendered":"Realities: United Featuring. La Luce Come Convettore Di Sguardi"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\"><span class=\"testo_iframebold\">Realities: United<\/span> \u00e8 uno studio berlinese, fondato nel 2000 dai fratelli <span class=\"testo_iframebold\">Jan e Tim Edler,<\/span> impegnato nella sperimentazione costante dei labili confini tra arte digitale e architettura. Lo studio, ormai rinomatissimo, ha ricevuto negli ultimi anni moltissimi riconoscimenti internazionali per la progettazione e realizzazione di opere architettoniche e progetti artistici, molti dei quali fanno oggi parte delle collezioni di centri di arte d&#8217; importanza mondiali quali il <span class=\"testo_iframebold\">Moma e il Vitra Design Museum di Weil am Reid<\/span>.<\/p>\n<p>Cogliamo come occasione la recente pubblicazione della loro prima monografia <span class=\"testo_iframebold\">&#8220;realities:united featuring&#8221;<\/span>, edito dal critico e curatore <span class=\"testo_iframebold\"> Florian Heilmeyer<\/span> e pubblicata da <span class=\"testo_iframebold\">Ruby Press<\/span>, per ripercorrere la carriera di <span class=\"testo_iframebold\">United: Realities<\/span> e scoprire meglio come il collettivo abbia contribuito al panorama odierno della Media Architecture.<\/p>\n<p>Molte delle opere architettoniche realizzate da Jan e Tim sono frutto della costante ricerca di nuove soluzioni per l&#8217;incorporamento di display video come parte integrata degli edifici e pi\u00f9 in generale da una costante investigazione sulle possibilit\u00e0 di miglioramento delle capacit\u00e0 comunicative degli edifici.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/numero62_-Realities-02.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38299\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/numero62_-Realities-02.png\" alt=\"numero62_ Realities 02\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/numero62_-Realities-02.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/numero62_-Realities-02-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p>La media architecture \u00e8 un tipo di computing urbano specifico che consiste nell&#8217;integrazione di una o pi\u00f9 superfici di proiezione nella facciata di un edificio: le costruzioni che circondano Times Square a New York e Hachiko Square a Tokio sono alcuni degli esempi archetipici di media facciata, qualcosa di pericolosamente assimilabile all&#8217;idea della televisione modificata e trasferita in uno spazio pubblico. Si tratta invece di una nuova possibilit\u00e1 di lavorare in modo molto specifico, di utilizzare i vari conoscimenti provenienti dall&#8217;architettura ed incorporarli nella progettazione. E in questa prospettiva il ruolo degli architetti \u00e8 quello di ripensare alle strutture fisiche e a come potrebbero essere modificate per adattarsi a questo formato.<\/p>\n<p><span class=\"testo_iframebold\">United Realities<\/span> ha trovato, nel corso degli anni, una serie di risposte eccellenti ai problemi urbanistici posti dall&#8217;inserimento della media facciata classica, proponendo soluzioni innovatrici e capaci di fondere lo schermo e l&#8217;infrastruttura proiettata, mantenendo la struttura preesistente intatta nelle ore diurne e rendendola un nuovo oggetto nelle ore notturne. Questa tipologia d&#8217;intervento sugli edifici, che modifica l&#8217;aspetto della facciata ridefinendo la sua relazione con le preesistenti stratificazioni architettoniche e con lo spazio urbano, rende possibile modificare situazioni urbane critiche attraverso una strategia appartemente prettamente estetica.<\/p>\n<p>La prima grande opera realizzata da Jan e Tim nel 2003 fu <em>BIX<\/em>, una membrana formata da 930 tubi circolari fluorescenti da 40 Watt integrata nell&#8217;intercapedine esterna della <span class=\"testo_iframebold\">Kunst hause di Graz<\/span>, che muta la superficie dell&#8217;edificio in un megaschermo a bassa risoluzione capace di proiettare semplici sequenze di immagini pulsanti e flussi di testo.<\/p>\n<p>Nel 2005 fu il turno di <em>Spots<\/em>, (attiva fino al 2007) forse la pi\u00f9 famosa tra le Opere dello studio, che si contraddistingue per essere la pi\u00f9 grande media facciata realizzata finora in Europa e per essere stata eretta in una piazza di incomparabile importanza storica e politica, la <span class=\"testo_iframebold\">Postdamer Platz di Berlino<\/span>. La costruzione dello schermo avvenne mediante l&#8217;inserimento di un enorme griglia d&#8217;illuminazione a bassa risoluzione tra la facciata vera e propria e la facciata di cristallo che ricopriva l&#8217;edificio; questa matrice fatta di tubi fluorescenti fu scelta per implementare la struttura gi\u00e0 presente piuttosto che trasformare la struttura in una media installazione.<\/p>\n<p>Anche in questo caso <span class=\"testo_iframebold\">Realities: United <\/span>lavor\u00f2 sull&#8217;edificio preesistente attraverso quella che architettonicamente si definisce come un&#8217;operazione di peeling, un intervento che si limita al trattamento della superficie esterna dell&#8217;edificio e alla sua predisposizone per l&#8217;inserimento di LED nella facciata.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/numero62_-Realities-03.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38300\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/numero62_-Realities-03.png\" alt=\"numero62_ Realities 03\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/numero62_-Realities-03.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/numero62_-Realities-03-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Come gli altri interventi realizzati dal collettivo, l&#8217;oggetto architettonico venne inserito in una zona urbana &#8220;in mutazione&#8221;, una parte della citt\u00e1 che dopo la distruzione e un prolungato abbandono era stata trasformata, dal progetto Piano\/Jahn, in una zona commerciale e turistica attiva solo nelle ore diurne. Attraverso la creazione di <span class=\"testo_iframebold\">Spots Postdamer<\/span>, la piazza si trasform\u00f3 per due anni in uno spazio di aggregazione e sperimentazione anche durante le ore notturne. L&#8217; intervento trasform\u00f2 l&#8217;edificio in installazione e l&#8217;impianto di illuminazione fece assumere all&#8217;edificio l&#8217;identit\u00e0 di oggetto pi\u00f9 luminoso della piazza attivando questa zona.<\/p>\n<p>L&#8217;<span class=\"testo_iframebold\">Urban Entertainment Center ILUMA<\/span> di Singapore e il nuovo<span class=\"testo_iframebold\"> Centro di Arte Contemporanea C4<\/span> di Cordoba, ultimo progetto dello studio ancora in via di realizzazione, sono due ulteriori esempi di situazioni spaziali critiche risolte attraverso l&#8217;inserimento di una media facciata. <em>Crystal Mesh<\/em> \u00e8 il nome dato dallo studio tedesco alla facciata progettata per il complesso edilizio &#8220;ILUMA&#8221; a Singapore. Essa combina aspetti di una tradizionale facciata con quelli di un&#8217;installazione luminosa. <em>Crystal Mesh<\/em> \u00e8 un guscio che ricopre la parte frontale dell&#8217;edificio, mentre le funzioni strutturali sono svolte da un&#8217;altra struttura esterna posta sul retro della facciata.<\/p>\n<p>Il progetto \u00e8 costituito da un pattern a mosaico fatto di 3.000 moduli di policarbonato che coprono l&#8217;intera facciata di oltre 5.000 mq di superficie. Circa 1.900 di questi moduli contengono una matrice regolare di tubi compatti di luce fluorescente che formano delle macchie di luce &#8220;attive&#8221; all&#8217;interno della facciata. Di notte la matrice di luce riporta in sovrimpressione la particolare struttura fisica della bianca e cristallina facciata diurna.<\/p>\n<p>La disposizione irregolare di queste macchie &#8211; che divide la facciata in aree con diverse &#8220;risoluzioni&#8221; e intensit\u00e0 &#8211; non crea un grande schermo omogeneo sul fronte dell&#8217;edificio, ma amplifica la sua capacit\u00e0 di comunicazione, costituendo l&#8217;ingrediente essenziale della sua architettura. Nel complesso l&#8217;aspetto non \u00e8 quello di un monitor ad alta risoluzione in quanto gli elementi di luce attivi sono distribuiti sull&#8217;intera superficie a volte a gruppi di piccole dimensioni, a volte di grandi. La mutevolezza dell&#8217;aspetto notturno e diurno \u00e8 stata in ugual maniera studiata. Anche durante il giorno, infatti, la facciata invia &#8220;segnali&#8221; di luce: i riflessi della luce solare nei cristalli di policarbonato.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/numero62_-Realities-04.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38301\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/numero62_-Realities-04.png\" alt=\"numero62_ Realities 04\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/numero62_-Realities-04.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/numero62_-Realities-04-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p>La facciata, dunque, \u00e8 in grado di alterare il carattere della pelle dell&#8217; edificio, conferendo un&#8217;espressione dinamica all&#8217;intera architettura e svolgendo allo stesso tempo una funzione segnaletica. Emerge da questa descrizione come la strategia estetica utilizzata dall&#8217;edificio sia simile a quella utilizzata per Potsdamer Platz, ancora una volta i valori di dinamicit\u00e0 e modernit\u00e0 sono veicolati da un uso innovativo della luce. Ci\u00f2 che \u00e8 importante sottolineare \u00e8 che la facciata venne applicata all&#8217;<span class=\"testo_iframebold\">Urban Development Center<\/span> per attivare la suddetta zona di Singapore, fino a quel momento utilizzata a fini commerciali e quindi funzionante nelle ore diurne, in un punto di richiamo e di promozione della vita notturna.<\/p>\n<p>L&#8217;<span class=\"testo_iframebold\">ILUMA center<\/span>, collocato nel quartiere di Bugism, \u00e8 un complesso dedicato all&#8217;intrattenimento progettato per richiamare un ampio spettro della societ\u00e0, sia locale che straniera, con lo scopo di fare allo stesso tempo uno stato dell&#8217;arte attraverso l&#8217;introduzione di un oggetto unico.<\/p>\n<p>Il progetto vincitore per l<span class=\"testo_iframebold\">&#8216;Espacio de Creacion Artistica Contemporanea<\/span>, collocato nel Parque de Miraflores di C\u00f3rdoba, ideato dallo<span class=\"testo_iframebold\"> studio Nieto Sobejano Architecs<\/span> di Madrid, propose inizialmente l&#8217;integrazione di una facciata a bassa risoluzione nella parte dell&#8217;edificio che d\u00e0 sul Fiume Guadalquivir; in un secondo momento, lo studio commission\u00f2 a <span class=\"testo_iframebold\">United: Realities<\/span> la concezione e la realizzazione di questa pelle mediatica. Il progetto finale \u00e8 stato sviluppato grazie alla collaborazione tra i due studi. Il futuro Centro di Arte Contemporanea di Cordoba doveva collegare il centro storico con il <span class=\"testo_iframebold\">Palazzo dei Congressi di Rem Koolhaas<\/span>, rivalorizzando la zona del fiume e al tempo stesso questa nuova parte della citt\u00e0; per questa ragione gli architetti responsabili decisero di sviluppare l&#8217;edificio secondo un&#8217;asse orizzontale e di dargli una forma rettangolare e allungata.<\/p>\n<p>L&#8217;applicazione della facciata che segue la forma orizzontale dell&#8217;edificio gioca sull&#8217;impostazione di una visione di scorcio, che si manifesta attraverso la luce aprendosi sulla citt\u00e0 a 180\u00b0. Il punto di partenza per lo sviluppo formale della facciata fu rintracciato nella significativa struttura dell&#8217;edificio, la cui superficie \u00e8 decorata con un motivo ripetuto (tiled pattern) di forme poligonali concave. La superficie di GRC (un cemento rinforzato con fibra di vetro) presenta un sistema di alveoli irregolari di differente densit\u00e0 e misura. Queste &#8220;vaschette&#8221; sono illuminate individualmente cos\u00ec da diventare &#8220;pixel&#8221; di questo schermo a larga scala, Ognuna di queste cavit\u00e0 sembra unica per forma e dimensione e anche la loro distribuzione sembra acquisire un aspetto irregolare.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/numero62_-Realities-05.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38302\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/numero62_-Realities-05.png\" alt=\"numero62_ Realities 05\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/numero62_-Realities-05.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/numero62_-Realities-05-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Solo la densit\u00e0 di distribuzione resta consistente, cos\u00ec da assicurare una fluidit\u00e0 dell&#8217;immagine nella visione generale. In pi\u00f9, i pannelli che contengono le cavit\u00e0 sono di tre dimensioni diverse, in relazione alla dimensione complessiva e al numero di buchi scavati sulla loro superficie. Come avviene nella retina dell&#8217;occhio, queste componenti permettono la definizione di aree di densit\u00e0 e sensibilit\u00e0 differente nella facciata. Tecnicamente, ogni cavit\u00e0 \u00e8 illuminata da un sorgente di luce indiretta (lampade fluorescenti compatte), che accendono la parte posteriore della concavit\u00e0 e la superficie laterale. Il sistema a larga scala, basato su luci fluorescenti, permetter\u00e0 un rate delle immagini a 20 frames per secondo. La superficie delle concavit\u00e0 \u00e8 tale da orientare il riflesso della luce in direzione orizzontale e limitare l&#8217;inquinamento luminoso e il consumo di energia.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che emerge quindi, come caratteristica fondante dell&#8217;opera di questo collettivo, \u00e8 come la luce sia veicolo di attenzione e sia utilizzata come convettore di sguardi. L&#8217;intervento di <span class=\"testo_iframebold\">United : Realities<\/span> non \u00e8 mai mirato solo all&#8217;edificio, o alla piazza immediatamente adiacente, ma alla modifica e risemantizzazione dell&#8217;intero sistema urbano. Nel primo caso, descritto in questa analisi, si trattava del cuore della citt\u00e0 di Graz. Nel secondo caso, di un edificio collocato nel nuovo Centro economico-finanziario di Berlino che, da anni sfitto, venne pubblicizzato per ridiventare luogo di interesse e di passaggio. Nel caso di Singapore poi, il tentativo \u00e8 stato quello di modificare la sua immagine di citt\u00e0 antica creando un nuovo quartiere adibito alla vita notturna. Mentre infine, nel caso della citt\u00e0 di Cordoba, si \u00e8 trattato di trasformare il Nuovo Centro per le Arti visive in una nuova connessione tra Vecchia e Nuova citt\u00e0.<\/p>\n<p>La facciata interviene sullo spazio, attraverso un&#8217;illuminazione artificiale ridefinisce il giorno e la notte. E l&#8217;edifico trova una nuova vita.<\/p>\n<hr \/>\n<p><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.ruby-press.com\/books\/realitiesunited\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.ruby-press.com\/books\/realitiesunited<\/a><\/p>\n<p><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.realities-united.de\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.realities-united.de\/<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Realities: United \u008f uno studio berlinese, fondato nel 2000 dai fratelli Jan e Tim Edler, impegnato nella sperimentazione costante dei labili confini tra arte digitale e architettura. 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