{"id":10809,"date":"2011-02-02T12:00:00","date_gmt":"2011-02-02T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-061\/italiano-oliviero-ponte-di-pino-ateatro-it-dieci-anni-di-webmagazine\/"},"modified":"2020-11-01T23:41:04","modified_gmt":"2020-11-01T22:41:04","slug":"italiano-oliviero-ponte-di-pino-ateatro-it-dieci-anni-di-webmagazine","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-061\/italiano-oliviero-ponte-di-pino-ateatro-it-dieci-anni-di-webmagazine\/","title":{"rendered":"Oliviero Ponte Di Pino. Ateatro.it: Dieci Anni Di Webmagazine"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\"><span class=\"testo_iframebold\">Il progetto Ateatro<\/span> nasce il 14_01_2001, Wikipedia nasce il 15_01_2001. In principio era il blog (alla fine degli anni \u201990, la parola ancora non si usava) e si chiamava <span class=\"testo_iframebold\">www.olivieropdp.it<\/span>, archivio personale di testi, frutto di oltre vent\u2019anni di attivit\u00e0 culturale di <span class=\"testo_iframebold\">Oliviero Ponte di Pino<\/span> &#8211; uno dei critici di punta della scena contemporanea &#8211; digitalizzati e riversati online (in pagine html statiche), poi via via arricchito di nuovi materiali d\u2019attualit\u00e0.<\/p>\n<p>Ma era anche un indirizzo e-mail. Quando il regista teatrale e cinematografico <span class=\"testo_iframebold\">Mario Martone<\/span> fu costretto a dimettersi dalla direzione del <span class=\"testo_iframebold\">Teatro di Roma<\/span>, alla fine del 2000, molti (teatranti, critici, semplici spettatori&#8230;), non trovando altri spazi in cui esprimersi, iniziano a mandare messaggi all&#8217;email personale di Oliviero Ponte di Pino: questi messaggi vennero cos\u00ec pubblicati su un blog, dando spazio e visibilit\u00e0 al dibattito. Si raccolse in breve tempo una piccola comunit\u00e0, con interessi da condividere pubblicamente. All\u2019inizio del 2001, nacque la rivista, o meglio la webzine: <span class=\"testo_iframebold\">www.ateatro.it<\/span> (a cura proprio di Oliviero Ponte di Pino, in collaborazione con la sottoscritta, che curava anche la sezione \u201cTeatro e nuovi media\u201d).<\/p>\n<p>Nel corso degli anni, nacque e si consolid\u00f2 una redazione, che fino al 2009 pubblica oltre 120 numeri con cadenza (circa) mensile. In parallelo, nacuqe la newsletter che informvaa gli iscritti alla <em>mailing list<\/em> su varie iniziative: per esempio, l\u2019uscita di un nuovo numero o un incontro pubblico. Nel 2002 si apr\u00ec il <em>forum <\/em>(evoluzione dei vecchi <em>newsgroup<\/em>), dove la comunit\u00e0 informa e si informa, discute e polemizza. Negli anni, vennero pubblicati centinaia di testi: si cre\u00f2 cos\u00ec un archivio digitale, inserito in un <em>database<\/em> che venne reso consultabile e ricercabile <em>online<\/em> (con pagine html dinamiche).<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero61_-Oliviero-Ponte-diPino-02.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38237\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero61_-Oliviero-Ponte-diPino-02.png\" alt=\"numero61_ Oliviero Ponte diPino 02\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero61_-Oliviero-Ponte-diPino-02.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero61_-Oliviero-Ponte-diPino-02-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\">Attualmente l\u2019archivio contiene tutti gli articoli pubblicati (quasi 2000). L\u2019attivit\u00e0 online riverbera nel mondo \u201creale\u201d: <span class=\"testo_iframebold\" lang=\"zxx\">www.ateatro.it<\/span> diventa una officina di progettazione culturale, in grado di ideare, organizzare e promuovere iniziative come l\u2019incontro-convegno <span class=\"testo_iframebold\">Le Buone Pratiche del Teatro <\/span>(a cura di Mimma Gallina e Oliviero Ponte di Pino), che dal 2004 raccoglie ogni anno diverse centinaia di partecipanti. La settima edizione,<em> Risorgimento!,<\/em> si terr\u00e0 il 26 febbraio 2011 a Torino. Alcune delle informazioni contenute nel database, catalogate con tag tematici, vengono organizzate e presentate in forma di enciclopedia: la <span class=\"testo_iframebold\">atea@tropedia<\/span>, assai utilizzata dagli studenti, conta ormai centinaia di voci dedicate ai maestri e ai grandi temi della scena contemporanea. La rete \u00e8 in costante trasformazione. L\u2019avvento dei <em>social networks <\/em>erode lo spazio di blog e forum. Nel 2009-2010 si chiude il forum di e vengono aperti un gruppo e una pagina su Facebook, che in pochi mesi supera i mille iscritti.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong>Anna Maria Monteverdi:<\/strong> Quando \u00e8 nato Ateatro quale era la mission di questa webmagazine, nata prima di tutte le altre e che negli anni ha raccolto una comunit\u00e0 numerosissima e attivissima in Italia?<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong>Oliviero Ponte di Pino:<\/strong> Ateatro \u00e8 nato dieci anni fa da una frustrazione e dalla percezione di un\u2019opportunit\u00e0. A partire dagli anni Ottanta, sui mass media il teatro, o meglio la cultura dello spettacolo, \u00e8 stato marginalizzato, relegato in spazi sempre pi\u00f9 piccoli; nel contempo le riviste incontravano sempre maggiori difficolt\u00e0 distributive. Negli anni Novanta ha iniziato a svilupparsi la rete, anche se in Italia con qualche ritardo. Nel 1999 avevo aperto un sito personale, un \u201cproto-blog\u201d, dove pubblicavo quello che avevo scritto e andavo scrivendo sul nuovo teatro (e su altro). Mi rivolgevo al pubblico generico degli appassionati di teatro (con informazioni ma anche critica e approfondimenti), ma anche agli addetti ai lavori (con uno spazio di approfondimento anche storico) e ai giovani (all\u2019epoca non c\u2019era quasi bibliografia sul nuovo teatro italiano).<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Dopo un anno, ho cercato invano di federare altri siti simili al mio, per creare un mini-portale dedicato al nuovo teatro, ma senza fortuna. Verso la fine del 2000, Mario Martone fu costretto a dare le dimissioni dalla direzione del Teatro di Roma: appena iniziai raccontare la vicenda sul mio sito, cominciarono ad arrivarmi decine di mail di commento e riflessione, che ho subito condiviso. Poche settimane dopo, il 14 gennaio del 2001, un giorno prima che andasse online Wikipedia, ho messo online in numero zero della webzine ateatro.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Ho scritto tutto da solo anche ateatro n.1, in ateatro n. 2 non ho scritto una riga perch\u00e9 hanno iniziato ad arrivarmi contributi. In pochi mesi si \u00e8 strutturato un nucleo di collaboratori, che \u00e8 diventato un gruppo di amici e una redazione: li ringrazio tutti (l\u2019elenco \u00e8 lungo) a partire proprio da te che ritengo la studiosa italiana pi\u00f9 autorevole del rapporto tra scena e tecnologie, e che mi hai affiancato nella cura della rivista in questi anni, facendoti anche carico della pionieristica sezione \u201cTeatro &amp; nuovi media\u201d.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">L\u2019intuizione era banale: un sito dedicato al teatro e in particolare al nuovo teatro, con testi in italiano (ai tempi la rete era pressoch\u00e9 solo in inglese) e all\u2019inizio senza immagini (senza cio\u00e8 farsi prendere dalla pseudoretorica del web), che cercasse anche di trovare forme inedite per la critica teatrale (poco fa ci siamo chiesti: \u201cE\u2019 possibile usare Google maps per fare critica e cultura del teatro?\u201d La risposta \u00e8 online&#8230;). In una prima fase, abbiamo svolto anche una funzione di alfabetizzazione: all\u2019epoca i teatranti non sapevano quasi cosa fosse il web e in genere diffidavano delle nuove tecnologie.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Tra il 2001 e il 2007 la webzine ha prodotto 115 numeri, in pratica uno ogni quindici-venticinque giorni, anche a seconda di quello che accadeva. Abbiamo cercato di pubblicare una rivista rigorosa, con testi di alto livello ma sempre leggibili; al tempo stesso <span class=\"testo_iframebold\">Ateatro<\/span> \u00e8 fin dalla fondazione una rivista militante, con precise posizioni sul fronte sia estetico sia politico-istituzionale. E\u2019 dunque caratterizzata da una grande attenzione all\u2019attualit\u00e0, tanto \u00e8 vero che c\u2019\u00e8 anche una rubrica di pettegolezzi e indiscrezioni, firmata dall\u2019adorabile Perfida de\u2019 Perfidis. La scelta di metodo \u00e8 stata quella di privilegiare, rispetto alle singole opere, il percorso degli artisti che amiamo e che ci interessano. Poi ci sono temi ricorrenti, come dimostrano diversi numeri monografici di grande impatto: il mito, la narrazione, Shakespeare, Beckett, Julian Beck, Marisa Fabbri, l\u2019expanded theatre&#8230;<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero61_-Oliviero-Ponte-diPino-03.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38238\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero61_-Oliviero-Ponte-diPino-03.png\" alt=\"numero61_ Oliviero Ponte diPino 03\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero61_-Oliviero-Ponte-diPino-03.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero61_-Oliviero-Ponte-diPino-03-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Anna Maria Monteverdi:<\/strong> C&#8217;\u00e8 stata anche un&#8217;evoluzione, diciamo, tecnologica del sito?<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Oliviero Ponte di Pino: <\/strong>Il sito ha seguito l\u2019evoluzione del web, dalla preistoria &#8211; per cos\u00ec dire &#8211; a oggi, arricchendosi di nuove funzionalit\u00e0 e sezioni. Per prime, una mailing list e una newsletter. Poco dopo \u00e8 nato il forum, assai frequentato e spesso \u201cinfiammato\u201d. Le pagine da statiche sono diventate dinamiche (con un database gestito da un software freeware che usa asp). Cos\u00ec nel nostro database si \u00e8 sedimentato un archivio (attualmente sono circa 2000 tra saggi, interviste, articoli, notizie, inchieste), che abbiamo reso interamente ricercabile. Nel corso di questi anni, ci siamo posti costantemente il problema dell\u2019organizzazione e dell\u2019accessibilit\u00e0 delle informazioni: cos\u00ec abbiamo \u201ctaggato\u201d il record del database, per creare una sorta di enciclopedia online, la ateatropedia, che conta diverse centinaia di voci dedicate soprattutto grandi creatori della scena contemporanea, ma con approfondimenti di carattere generale (per esempio le riviste teatrali, il teatro civile, il comico e il tragico), con incursioni nella storia.<\/p>\n<p align=\"left\">Nel 2009 abbiamo creato un gruppo e una pagina su Facebook, dove abbiamo in pratica \u201ctraslocato\u201d il vecchio forum, che era diventato troppo faticoso da gestire (a causa di spam, hacking, trolls, rischi di querele eccetera). Per certi aspetti \u00e8 stato un impoverimento: i social network, con la logica del \u201cMi piace\u201d e dei micromessaggi, hanno abbassato la qualit\u00e0 dell\u2019interazione in rete. Ma \u00e8 stato anche un passo inevitabile, volendo seguire e \u201ctestare\u201d l\u2019evoluzione della rete, sia dal punto di vista del modello di comunicazione e interazione, sia da punto di vista dello sviluppo degli strumenti software.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Anna Maria Monteverdi:<\/strong> Tu hai costruito le fondamenta del sito tutto da solo tecnicamente parlando, senza webmaster e senza costi alla fonte e senza sponsor&#8230;<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Oliviero Ponte di Pino:<\/strong> Si, ho programmato da solo l\u2019intera struttura del sito, fin dalla prima homepage in html, riga di codice dopo riga di codice, utilizzando alcuni freeware, per diversi motivi. Il primo \u00e8 totalmente personale: programmare \u00e8 un esercizio zen che mi rilassa, e quando qualcosa funziona mi arriva un lampo di felicit\u00e0&#8230; Ma la scelta di programmare \u201cin casa\u201d ha ovviamente anche altre motivazioni. In primo luogo, quando \u00e8 nato il sito ci si illudeva che la rete fosse davvero uno spazio democratico ed egualitario, dove era possibile costruire modelli di comunicazione alternativi, al di fuori degli oligopoli della comunicazione: il look \u201cartigianale\u201d del sito \u00e8 un vezzo, ma vuole anche essere un segno che rimanda a quegli ideali.<\/p>\n<p align=\"left\">Soprattutto la \u201cautoprogrammazione\u201d consente di mantenere un controllo totale sui contenuti e soprattutto di avere un sito molto flessibile e sempre adattabile: una struttura modulare che, come abbiamo visto, pu\u00f2 adeguarsi rapidamente a nuove esigenze e all\u2019evoluzione della rete, in un esperimento che va avanti da dieci anni, ormai. C\u2019\u00e8 anche una ragione economica in questa autarchia ingegneristica: <span class=\"testo_iframebold\">www.ateatro.it<\/span> ha costo zero. Questo ci ha permesso di mantenere il bilancio in pareggio: incassi zero, ma anche zero spese! Al momento, purtroppo, per un sito del genere \u00e8 l\u2019unico business model sostenibile. Ovviamente questo pone grossi limiti, anche rispetto alla concorrenza di siti che hanno ricchi sponsor: non paghiamo i collaboratori (come moltissime altre strutture del genere, su carta e sul web), e dunque non possiamo crescere pi\u00f9 di tanto. Ma questo non \u00e8 per noi un vero handicap.<\/p>\n<p align=\"left\">Non abbiamo mai pensato di dover coprire \u201ctutto il teatro\u201d, con una rete di collaboratori nelle varie citt\u00e0 d\u2019Italia: quello che ci interessava e ci interessa \u00e8 offrire un metodo di lavoro, una serie di modelli, un certo modo di leggere gli spettacoli e il percorso di compagnie e gruppi, un preciso sguardo sulla realt\u00e0 teatrale italiana e internazionale e in generale sulla politica culturale nel nostro paese, senza avere ambizioni di completezza.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero61_-Oliviero-Ponte-diPino-04.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38239\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero61_-Oliviero-Ponte-diPino-04.png\" alt=\"numero61_ Oliviero Ponte diPino 04\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero61_-Oliviero-Ponte-diPino-04.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero61_-Oliviero-Ponte-diPino-04-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Anna Maria Monteverdi:<\/strong> Come si autosostiene una webmagazine per 10 anni?<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Oliviero Ponte di Pino:<\/strong> Il problema della sostenibilit\u00e0 economica di un\u2019informazione indipendente e di qualit\u00e0 in rete riguarda anche le pi\u00f9 prestigiose testate cartacee, a cominciare dai maggiori quotidiani. Si calcola che per ogni dollaro perso in pubblicit\u00e0 da giornali e riviste su carta, la rete permetta agli editori di recuperare solo 2 centesimi (fermo restando che produttori di hardware e software, le varie telecom e gli aggregatori tipo Google diventano miliardari): in prospettiva, il fatto che i produttori di contenuti costituisce un grave rischio per la democrazia.<br \/>\nUn altro rimpianto \u2013 questo pi\u00f9 sofferto, visto che incide sulla \u201cvocazione pedagogica\u201d del sito &#8211; \u00e8 che con una struttura del genere \u00e8 molto difficile far crescere collaboratori giovani: \u00e8 un processo che richiede tempo, che purtroppo non riusciamo ad avere.<\/p>\n<p align=\"left\">Malgrado queste ombre, che mi pare corretto segnalare, le note positive sono molto pi\u00f9 numerose. Il progetto ha un flusso di visitatori costante, dell\u2019ordine dei 10.000 visitatori unici al mese (pi\u00f9 i contatti via Facebook). Ma al di l\u00e0 dei numeri, che sono ovviamente piccoli trattandosi di una testata di nicchia, c\u2019\u00e8 la sua autorevolezza: viene regolarmente consultata dagli \u201camici\u201d, ma anche dai \u201cnemici\u201d, per la tempestivit\u00e0 delle informazioni e la qualit\u00e0 dei contenuti.<\/p>\n<p align=\"left\">La riprova pi\u00f9 clamorosa \u00e8 il successo delle <span class=\"testo_iframebold\">Buone Pratiche del teatro<\/span>, un\u2019iniziativa che giunge quest\u2019anno alla settima edizione (si terr\u00e0 a Torino il 26 febbraio 2011, ospitata dal Teatro Stabile) e che riflette l\u2019attenzione costante di <span class=\"testo_iframebold\">Ateatro<\/span> per l\u2019economia e la politica della cultura: un filone seguito anche grazie a Mimma Gallina, la massima esperta di organizzazione teatrale italiana, che \u00e8 la seconda \u201ccolonna\u201d del sito. Ogni anno le \u201cBuone Pratiche del teatro\u201d raccolgono centinaia di partecipanti (teatranti di tutti i filoni e delle varie generazioni, ma anche uomini politici, amministratori, giornalisti, studiosi e studenti di teatro&#8230;) e sono ormai diventate gli \u201cstati generali del teatro italiano\u201d. Il successo del progetto \u00e8 anche frutto dell\u2019autorevolezza e dell\u2019indipendenza di <span class=\"testo_iframebold\">www.ateatro.it<\/span>.<\/p>\n<p align=\"left\">Un\u2019altra conferma, che ci ha dato grande soddisfazione, \u00e8 arrivata dalla Consulta Universitaria del Teatro, che raccoglie i docenti della materia: nelle sue linee guida ha inserito <span class=\"testo_iframebold\">Ateatro<\/span> tra le riviste da tenere in considerazione per valutare i candidati ai concorsi universitari. Del resto, i testi pubblicati dal magazine sono spesso utilizzati in corsi e master universitari e vengono regolarmente citati in volumi e saggi sul teatro contemporaneo, oltre che in numerose tesi universitarie e di dottorato. Sono alcuni indizi, ai quali aggiungerei la pubblicazione del volume Il meglio di ateatro 2001-2003 (a cura di Oliviero Ponte di Pino e Anna Maria Monteverdi, il Principe Costante, 2003): nel loro insieme, dimostrano che la rivista non \u00e8 confinata nel virtuale della rete, ma ha un impatto sul mondo \u201creale\u201d.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero61_-Oliviero-Ponte-diPino-05.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38240\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero61_-Oliviero-Ponte-diPino-05.png\" alt=\"numero61_ Oliviero Ponte diPino 05\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero61_-Oliviero-Ponte-diPino-05.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero61_-Oliviero-Ponte-diPino-05-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Anna Maria Monteverdi:<\/strong> Quale \u00e8 il futuro di ateatro?<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Oliviero Ponte di Pino:<\/strong> Per il futuro, si tratta di resistere e insistere: continuare a fare quello che abbiamo fatto finora, restando fedeli ai nostri principi, alle nostre ispirazioni, ma reinventandoci ogni volta in base a quello che accade \u201cnel mondo\u201d e \u201cnella rete\u201d. Grande attenzione al nuovo ma, con la consapevolezza del passato: la tradizione del teatro, a cominciare della \u201ctradizione del nuovo\u201d. Un altro punto di forza, e un elemento da approfondire, \u00e8 la natura \u201cmolteplice\u201d di <span class=\"testo_iframebold\" lang=\"zxx\">www.ateatro.it<\/span>: un sito web e una rivista, naturalmente, e dunque una fonte di contenuti e informazioni (a volte anche di scoop); una comunit\u00e0 partecipata; un archivio e una banca dati sempre disponibile; un\u2019officina in grado di elaborare, progettare e realizzare iniziative culturali e spettacolari.<\/p>\n<p align=\"left\">Il collo di bottiglia resta sempre il business model. Tra noi abbiamo spesso discusso se dare al nostro progetto una struttura pi\u00f9 ambiziosa dal punto di vista finanziario (per recuperare qualche briciola di pubblicit\u00e0 o di finanziamento pubblico o da eventuali sponsor). Alla fine \u2013 e mi assumo la responsabilit\u00e0 della scelta \u2013 abbiamo preferito restare leggeri. Il rischio sarebbe trovarsi con impiantare una struttura che ha costi di gestione che assorbono in pratica tutte le risorse che riusciremmo a raccogliere, rendendoci in qualche misura ricattabili. La nostra testarda povert\u00e0, se ha diversi evidenti svantaggi, finora ci ha garantito la massima indipendenza da poteri, caste e cricche: \u00e8 un\u2019indipendenza riconoscibile e riconosciuta, che alcuni di noi pagano magari a livello delle loro carriere personali, ma che fa parte del nostro dna. In un paese come l\u2019Italia questa libert\u00e0 \u00e8 un lusso che non ha prezzo e che cerchiamo di preservare.<\/p>\n<hr \/>\n<p><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.ateatro.org\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.ateatro.org<\/a><\/p>\n<p><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.trax.it\/olivieropdp\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.trax.it\/olivieropdp\/<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il progetto Ateatro nasce il 14_01_2001, Wikipedia nasce il 15_01_2001. 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