{"id":10789,"date":"2010-12-03T12:00:00","date_gmt":"2010-12-03T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-060\/to-feel-like-voices-vocal-expression-sound-of-the-subject\/"},"modified":"2020-11-01T23:36:50","modified_gmt":"2020-11-01T22:36:50","slug":"to-feel-like-voices-vocal-expression-sound-of-the-subject","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-060\/to-feel-like-voices-vocal-expression-sound-of-the-subject\/","title":{"rendered":"Sentirsi Voci. Espressione Vocale: Suono Del Soggetto"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"left\">La voce \u00e8 il nostro mezzo di comunicazione. Le voci ci informano di ci\u00f2 che accade nell\u2019appartamento accanto, per strada o in macchina. Il pianto di un bambino parla di un bisogno, il tono pacato di una conferenza invita all\u2019ascolto, le urla di Diamanda Galas ci proiettano dentro il dolore che vuole trasmettere. Mondi espressivi diversi che condividono uno stesso punto di fondo: sono espressioni della voce.<\/p>\n<p align=\"left\">Non una voce qualsiasi, ma una voce che nasce unica, come unico \u00e8 l\u2019essere umano che ne gestisce l\u2019emissione. La voce \u00e8 l\u2019espressione di ci\u00f2 che si cela di pi\u00f9 nascosto e vero all\u2019interno dell\u2019essere umano e che parla della sua umanit\u00e0 e singolarit\u00e0. \u00c8 l\u2019espressione di un corpo che risuona al suo interno, di una cavit\u00e0 sonora che vibra e che attraverso questa vibrazione comunica se stessa e la propria esistenza.<\/p>\n<p align=\"left\">Interrogarsi sulla voce vuol dire allora cercare di aprire degli spiragli che spieghino questo fenomeno, dalla sua percezione alla sua emissione, dall\u2019utilizzo artistico alla sperimentazione, con la volont\u00e0 di portare a galla alcuni problemi mettendoli in relazione tra loro. Il legame tra suono e voce, la difficolt\u00e0 del riconoscimento sonoro, il rispecchiamento del suono nel suo risuonatore sono alcuni dei problemi su cui ci concentreremo.<\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag60\/articoli\/img\/elettronica_simonebroglia06.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" \/><\/p>\n<p align=\"left\"><em>Mister Valdemar non dava pi\u00f9 il minimo indizio di vita, e, concludendo che fosse morto, lo abbandonammo alle cure degli infermieri. Ma allora divenne sensibile una forte vibrazione della lingua che dur\u00f2 forse un minuto. Dalle mascelle tese e immobili usc\u00ec quindi una voce, che sarebbe follia tentare di descrivere. Vi sono tuttavia due o tre epiteti che potrebbero servire a designarla parzialmente; potrei dire ad esempio che aveva un suono aspro, rotto, vuoto; ma l\u2019orribile insieme non \u00e8 descrivibile, per la semplice ragione che simili suoni non hanno mai offeso orecchie umane.<\/em><em>Vi erano per\u00f2 due particolari, che, credevo allora e credo ora, potrebbero essere dati come caratteristici dell\u2019intonazione e che possono suggerire un\u2019idea della sua stranezza ultraterrena.<\/em><\/p>\n<p align=\"left\"><em> In primo luogo la voce sembrava giungere alle nostre orecchie \u2013 almeno alle mie \u2013 da una gran distanza, o da qualche profonda caverna sotterranea. In secondo luogo, essa mi dette la stessa impressione (temo proprio che mi sia impossibile farmi comprendere) che danno le materie glutinose o gelatinose al senso del tatto. Ho parlato di suono e di voce. Voglio dire che il suono era di una sillabazione distinta, anzi meravigliosamente distinta. Mister Valdemar parlava; evidentemente per rispondere alla domanda che gli avevo fatto qualche minuto prima. Gli avevo domandato, come si ricorder\u00e0, se dormiva sempre. Ora diceva: &#8220;S\u00ec, &#8211; no \u2013 ho dormito\u2026, e ora\u2026 ora son morto&#8221;<\/em>. <span class=\"testo_iframebold\">[1]<\/span><\/p>\n<p align=\"left\">Il passo lascia poco modo di fantasticare su chi possa esserne l\u2019autore: la puntualit\u00e0 nel descrivere ogni singolo e macabro dettaglio relativo all\u2019esperienza di una morte anomala conducono senza troppi indugi verso<span class=\"testo_iframebold\"> E. A. Poe<\/span>. Non che questa figura di scrittore influenzi particolarmente le tematiche legate all\u2019argomento \u201cvoce\u201d, ma questo passo porta con s\u00e9 un\u2019attenzione verso i suoni vocali e il loro ascolto che non pu\u00f2 essere ignorata. La cura con cui Poe descrive un suono impercettibile che parte dalla vibrazione della lingua gonfia del malato e che trova risonanza all\u2019interno della cavit\u00e0 della bocca e che specchiandosi riflesso dai denti, riesce a trovare una via d\u2019uscita e di comunicazione, risuona come quella ricerca del sonoro e della voce come espressione di un corpo vivo che \u00e8 stata stimolo fecondo per diversi artisti vogliosi di sperimentare.<\/p>\n<p align=\"left\">Poco importa allora che lo scrittore anglo-americano abbia come finalit\u00e0 quella di descrivere il potere sorprendente del mesmerismo, le sue parole lasciano aperte molte questioni sul suono-voce, sul suo propagarsi e diffondersi in uno spazio chiuso, sulle possibilit\u00e0 di essere descritto con attributi presi da altri sensi, sulle sue caratteristiche derivate dalla cavit\u00e0 risonante.<\/p>\n<p align=\"left\">Per parlare della voce ci si deve prima di tutto interrogare su di una relazione che sta alla base: il legame che si crea a livello acustico e percettivo (prima ancora che soggettivo ed emotivo) fra il suono e lo spazio. Un legame inscindibile che rimane un segno inconfondibile di presenza vitale, il segno di un soggetto che esprime il suo esserci attraverso la possibilit\u00e0 di far risuonare il proprio corpo.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero60_-To-Feel-like-voices-03.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38379\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero60_-To-Feel-like-voices-03.png\" alt=\"numero60_ To Feel like voices 03\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero60_-To-Feel-like-voices-03.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero60_-To-Feel-like-voices-03-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\">Per parlare della voce \u00e8 necessario dunque mantenere una certa continuit\u00e0 rispetto al suono. Fra gli elementi di continuit\u00e0 percettiva il primo, forse, risiede nella voce proprio nella sua qualit\u00e0 di essere suono. Questo riguarda la sua possibilit\u00e0 di oggettivarsi, di stabilizzare la sua permanenza in una fissit\u00e0 che sia immutabile, insomma per esprimerlo in termini un po\u2019 pi\u00f9 filosofici all\u2019origine vi \u00e8 un problema ontologico, che riguarda la possibilit\u00e0 stessa di poter percepire oggettivamente un suono. L\u2019essenza stessa del suono lo fa percettivamente fuggevole, cio\u00e8 nella percezione di un suono il soggetto non ha mai di fronte a s\u00e9 quel suono determinato nella sua presenza.<\/p>\n<p align=\"left\">In modo molto chiaro <span class=\"testo_iframebold\">Carlo Serra<\/span> nel suo saggio <em>Musica corpo espressione <\/em>ci suggerisce uno stimolo da cui ripartire: <em>l\u2019esperienza del suono non \u00e8 immediata come il quadro connesso alla visione. Il piano dell\u2019evidenza, appena sfiorato, non basta pi\u00f9, ed un reticolo di strutture logiche si presentano attorno al rumore, che riporta immediatamente ad un nucleo di concetti, ad uno sbocciare di sensi possibili: scavalcando il livello informativo, l\u2019ascolto del suono ha messo in moto una drammatizzazione dello spazio, che ha portato alla valorizzazione immaginativa di un ambiente.<\/em> <span class=\"testo_iframebold\">[2]<\/span><\/p>\n<p align=\"left\">Il passo \u00e8 molto chiaro: a differenza della vista, alla quale si presentano immagini stabili nella forma, il materiale offerto dal suono all\u2019udito \u00e8 evanescente e fuggevole, mediato e opaco. Il suono infatti, come dice Serra, necessita immediatamente dell\u2019intervento di strutture logiche che riescano a farlo comprendere, dandone una configurazione immediatamente caricata di un bagaglio immaginativo. La fuggevolezza del suono e il suo prendersi tutto lo spazio circostante quando viene emesso, compresa la componente materiale di questo stesso spazio, \u00e8 il primo tratto che la voce condivide. La voce chiama in causa la presenza di un corpo, di una cassa di risonanza che renda oggettivabile quel respiro, cos\u00ec come ogni suono vuole un risonatore per acquisire spessore timbrico e materiale.<\/p>\n<p align=\"left\">Concentriamo allora brevemente l\u2019attenzione sul timbro. Una definizione di timbro comunemente accettata \u00e8 che sia la qualit\u00e0 specifica percepita di un suono, ci\u00f2 che ci permette di distinguere due suoni che hanno la stessa altezza e la stessa intensit\u00e0, ci permette di distinguere due strumenti che eseguono la stessa nota. La medesima cosa pu\u00f2 essere detta anche di un luogo che accoglie i suoni e che li fa risuonare, cos\u00ec come di un corpo o di qualsiasi cavit\u00e0 che permette di far vibrare le molecole d\u2019aria alla stessa frequenza della materia percossa (corda, pelle o ancia). Il loro risuonare all\u2019interno di una cavit\u00e0, di un vuoto, \u00e8 ci\u00f2 che permette al suono di essere tale, cio\u00e8 a livello di percezione di \u201cesserci in assenza\u201d, di essere percepiti attraverso altro.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero60_-To-Feel-like-voices-04.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38380\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero60_-To-Feel-like-voices-04.png\" alt=\"numero60_ To Feel like voices 04\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero60_-To-Feel-like-voices-04.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero60_-To-Feel-like-voices-04-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\">Questa peculiarit\u00e0 \u00e8 forse la prima caratteristica che ci permette di descrivere il suono attraverso il parametro spaziale, quindi un suono vocale attraverso il corpo. Esiste un rapporto isomorfico fra l\u2019oggetto e il suono da esso emesso che permette di individuare l\u2019origine del suono, la sua provenienza e localizzazione, senza particolare esitazione perch\u00e9 assume gli stessi attributi materici e spaziali del corpo che lo ha emesso. <span class=\"testo_iframebold\">[3]<\/span><\/p>\n<p align=\"left\">Il suono assume lo spazio che ha attorno a s\u00e9, cos\u00ec come la voce si appropria della carne e delle cavit\u00e0 del corpo che la emette. A questo proposito <span class=\"testo_iframebold\">Husserl<\/span>, spostandosi dal parallelismo di epoca moderna tra ottica e acustica, cerca un avvicinamento tra il suono e il calore, sottolineando come l\u2019irraggiare del suono vada a prendere con s\u00e9 gli attributi materici e in questo modo a caratterizzarsi.<\/p>\n<p align=\"left\"><em>Caldo e freddo, come qualit\u00e0 che ricoprono in modo bipartito i corpi; qualit\u00e0 irraggianti, qualit\u00e0 distanti non visive, il risuonare, il calore irraggiante; che promanano dal corpo e si propagano o si spandono nello spazio vuoto con forze differenti. Il suono al modo in cui esso \u00e8 sul corpo, promanante da esso o da un suo luogo; l\u2019orecchio per cos\u00ec dire esplora lo spazio e coglie nel luogo in questione i suoni che sono l\u00ec presenti e di contro coglie il suono (con l\u2019appercezione) come esso \u00e8 nella cosa. Nel caso dei corpi completamente risuonanti, vi \u00e8 risuonare in ogni luogo del corpo e da ogni luogo fuoriesce nello spazio un raggio sonoro. Avvicino un poco la mia mano ad un corpo ed esso irraggia calore; avvicino il mio orecchio al corpo (o mi avvicino con tutto il corpo alla cosa) ed esso irraggia il suono\u2026 un rumore. Questo ne fuoriesce.<\/em> <span class=\"testo_iframebold\">[4]<\/span><\/p>\n<p align=\"left\">La fonte sonora, cos\u00ec come un ferro rovente, irraggia, ovvero emana il proprio rumore nello spazio circostante e di questo emanare lascia tracce che si spandono.<\/p>\n<p align=\"left\">La spazialit\u00e0 del sonoro e l\u2019isomorfismo tra voce e corpo, diventano domande inquiete se le si rapporta alle sperimentazioni sulla voce e sul suono che si sono diffuse in ambito contemporaneo. In primo luogo con la possibilit\u00e0 di intervenire attraverso la microfonazione sulla voce, in secondo luogo con la possibilit\u00e0 di localizzare il messaggio vocale nello spazio, di montarlo e mutarlo fino a non farne riconoscere pi\u00f9 l\u2019origine da dove irraggia.<\/p>\n<p align=\"left\">Un esempio di un recupero del vocalico e del rapporto basato sul parallelismo del dato sonoro di voce e suono si pu\u00f2 trovare nello sviluppo della possibilit\u00e0 di montaggio e di utilizzo dell\u2019elettronica. Lo svilupparsi dell\u2019elettronica in musica, anche al suo stadio embrionale, suggerisce da subito come punto di riferimento il suono della voce. Questo per differenti motivi tra cui la semplicit\u00e0 e la linearit\u00e0 della voce, il fatto che il corpo sia uno strumento anomalo che reclama una volont\u00e0 di emergere con un senso differente rispetto alla genericit\u00e0 dei suoni esattamente come i neonati vagiti elettronici.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero60_-To-Feel-like-voices-05.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38381\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero60_-To-Feel-like-voices-05.png\" alt=\"numero60_ To Feel like voices 05\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero60_-To-Feel-like-voices-05.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero60_-To-Feel-like-voices-05-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\">L\u2019avvicinamento con il suono per\u00f2 non basta a spiegare la voce. Bisogna anche portare alla luce un ulteriore problema percettivo che la voce porta con s\u00e9, un problema tutto suo che riguarda il modo stesso in cui noi abbiamo esperienza della nostra stessa voce. La voce non \u00e8 oggettivabile, non \u00e8 scollegabile rispetto al risonatore che la emette, non c\u2019\u00e8 mai distanza della voce dal suo luogo di origine, manca sempre l\u2019intervallo necessario a portarla completamente alla presenza come suono-oggetto avvertito. Essa rimane nel momento della sua emissione un flusso chiuso nelle cavit\u00e0 in cui viene prodotto. La necessit\u00e0 di trovare uno spazio in cui la voce possa oggettivarsi si \u00e8 tradotto in differenti esperienze come la voce in eco e la pratica dell\u2019autoascolto: l\u2019eco toglie dalla voce il soggetto che la emette, la rende un suono, un oggetto sonoro a cui prestare orecchio.<\/p>\n<p align=\"left\">Ma, nonostante queste pratiche, nel suono della voce si manifesta immediatamente una soggettivit\u00e0: qualsiasi espressione vocale, articolata linguisticamente o meno, manifesta un soggetto con determinate caratteristiche corporee, espressive e affettive. Ogni volta che il suono-voce si esprime, viene alla luce con caratteristiche espressive che creano un connubio tra l\u2019informazione e l\u2019espressione.<\/p>\n<p align=\"left\">Se si vuole ragionare un po\u2019, o prendere spunto dalla sperimentazione artistica nel Novecento \u00e8 interessante vedere l\u2019uso che fa della voce<span class=\"testo_iframebold\"> Laurie Anderson<\/span>. L\u2019artista americana non \u00e8 generalmente considerata una sperimentatrice vocale pur avendo meglio di altri saputo utilizzare la tecnologia esemplificando la scorporazione della voce dal corpo. Nel famoso album d\u2019esordio <em>Big Science<\/em> l\u2019utilizzo di due apparecchi banali,<span class=\"testo_iframebold\"> il Vocoder e l\u2019Harmonizer<\/span>, ovvero un filtro vocale e un traspositore di frequenza, hanno permesso un lavoro di plurilinguismo e pluritimbrismo sulla voce che fa apparire l\u2019album come un grosso insieme corale di differenti soggetti: donne, uomini, bambini e automi.<\/p>\n<p align=\"left\">Uno dei principali problemi che si legano al tema della voce e al suo essere in un rapporto tanto intimo con il soggetto \u00e8 proprio la possibilit\u00e0 o meno di scorporare e ascoltare la propria voce, non si costituisce mai la distanza necessaria per un rapporto di ascolto. Se io ascolto un suono, per quanto fuggevole, per quanto opacizzato da barriere che mi impediscono di coglierlo appieno, quel suono mantiene rispetto a me una distanza che lo rende oggetto della mia percezione ed allo stesso tempo gli conferisce una stabilit\u00e0 oggettiva che permette a pi\u00f9 soggetti di udirlo nel medesimo modo. Cos\u00ec allora potremo dire e concordare sulla gravit\u00e0 del timbro di un basso, sullo spessore di un suono di tuba e cos\u00ec via. Insomma la nostra concordanza si basa proprio su quei parametri della percezione del suono che si rifanno alla matericit\u00e0 che assume nel timbro.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero60_-To-Feel-like-voices-06.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38382\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero60_-To-Feel-like-voices-06.png\" alt=\"numero60_ To Feel like voices 06\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero60_-To-Feel-like-voices-06.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/numero60_-To-Feel-like-voices-06-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\">Ma per la voce non \u00e8 proprio cos\u00ec: <em>La voce ha origine nella bocca. Essa, dunque, non proviene da una cosa, dalla pienezza: vi \u00e8 qui un richiamo al vuoto, piuttosto che al pieno. Il suono risuonante nella caverna proviene dalla caverna, e cos\u00ec la voce ha origine dalla vuotezza attraversata dal respiro<\/em>. <span class=\"testo_iframebold\">[5]<\/span><\/p>\n<p align=\"left\">Come suggerisce Piana, il caso della voce umana non \u00e8 accomunabile a quello di un corpo solido in vibrazione: la bocca, dove origina la voce \u00e8 un vuoto. In questo vuoto, a differenza quindi degli strumenti musicali, che necessitano di un\u2019azione meccanica che ne metta in moto il funzionamento entra in gioco il respiro. Il discrimine allora si fa evidente: tra suono strumentale e suono vocale la differenza \u00e8 nel corpo vivo che \u00e8 coinvolto. Un corpo in grado di respirare e che mette a disposizione le proprie cavit\u00e0, i suoi vuoti, come nel caso descritto da Poe, e li fa funzionare come dispositivi di risonanza.<\/p>\n<p align=\"left\">Come le cose sonore, il corpo diventa una cassa di risonanza con un timbro proprio dato dalla matericit\u00e0 delle sue pareti e dei suoi vuoti che permettono l\u2019espandersi del suono, ribaltando la questione: la materia del corpo ha un suono che \u00e8 primariamente la voce. La cavit\u00e0 del corpo \u00e8 l\u2019orizzonte di possibilit\u00e0 perch\u00e9 il suono-voce abbia luogo, ma in modo differente rispetto a qualsiasi altra cavit\u00e0 sonora. La voce infatti \u00e8 soprattutto volont\u00e0 di dire e di affermare un\u2019esistenza, quindi alla volont\u00e0 di dire, di comunicare, nel caso della voce bisogna sempre associare la volont\u00e0 di dirsi. La voce chiama l\u2019attenzione sul parlante, sulla sua affettivit\u00e0 ed espressivit\u00e0, su ci\u00f2 di cui ci vuole informare, ma soprattutto sulla sua materia corporea che permette alla vibrazione di diventare comunicazione.<\/p>\n<hr \/>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"left\"><strong>Note:<\/strong><\/p>\n<p align=\"left\"><strong>[1]<\/strong> &#8211; Poe, \u201cLa verit\u00e0 sul caso di Mister Valdemar\u201d, in id., <em>Racconti del terrore<\/em>, Arnoldo Mondadori, Milano 1985, pp. 295-306.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>[2] <\/strong>&#8211; Serra, <em>Musica corpo espressione<\/em>, Quodlibet, Macerata 2008, p. 18.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>[3]<\/strong> &#8211; Cfr. Piana, <em>Barlumi di filosofia della musica<\/em>, http:\/\/www.filosofia.unimi.it\/piana\/barlumi\/barlumi_idx.htm<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>[4]<\/strong>&#8211; Casati, \u201cConsiderazioni critiche sulla filosofia del suono di Husserl\u201d, http:\/\/users.unimi.it\/~gpiana\/dm3\/dm3suorc.htm, p. 4.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>[5]<\/strong>&#8211; Piana, <em>Filosofia della musica<\/em>, Guerini e Associati, Milano 1996, p. 82.<\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La voce \u008f il nostro mezzo di comunicazione. Le voci ci informano di ci\u0098 che accade nell&#8217;appartamento accanto, per strada o in macchina. Il pianto di un bambino parla di un bisogno, il tono pacato di una conferenza invita all&#8217;ascolto, le urla di Diamanda Galas ci proiettano dentro il dolore che vuole trasmettere. 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Espressione Vocale: Suono Del Soggetto &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/digicult.it\/digimag\/issue-060\/to-feel-like-voices-vocal-expression-sound-of-the-subject\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Sentirsi Voci. Espressione Vocale: Suono Del Soggetto &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"[:en]Voice is our means of communication. Voices inform us about what it happens in the flat next to ours, in the streets or in the car. A weeping baby explains a need, the low pitch of a conference invites to listen carefully, the cries of Diamanda Galas take convey us all the pain she want to express. 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