{"id":10788,"date":"2010-12-03T12:00:00","date_gmt":"2010-12-03T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-060\/the-rules-of-improvisation-ruth-barberan-and-the-catalan-scenario\/"},"modified":"2020-11-01T23:36:13","modified_gmt":"2020-11-01T22:36:13","slug":"the-rules-of-improvisation-ruth-barberan-and-the-catalan-scenario","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-060\/the-rules-of-improvisation-ruth-barberan-and-the-catalan-scenario\/","title":{"rendered":"Le Regole Dell&#8217;improvvisazione. Ruth Barberan E La Scena Catalana"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">Forse non tutti lo sanno, ma anche a Barcellona e in Catalogna in generale, forse ancora pi\u00f9 che in altri luoghi in Europa, esiste un denso panorama di improvvisatori che sono costretti in una dimensione a dir poco sotterranea e che devono fare i conti con il pochissimo spazio a loro dedicato nei circuiti convenzionali. Tra loro, abbiamo scelto di intervistare<span class=\"testo_iframebold\"> Ruth Barber\u00e1n<\/span>, sia perch\u00e9 \u00e8 un ottimo esempio di musicista con una formazione accademica passata alla ricerca, sia perch\u00e8 \u00e8 attivamente coinvolta nell&#8217;organizzazione di piccoli eventi e concerti che contribuiscono a irrorare la scena e il tessuto umano legato alla sperimentazione musicale e sonora locale.L&#8217;abbiamo scelta anche perch\u00e9 donna, ma \u00e8 meglio dirlo sottovoce perch\u00e9 non le piace la discriminazione, seppur positiva, anche se riconosce la necessit\u00e0 di compensare uno squilibrio ancora esistente.<\/p>\n<p>I suoi lavori combinano i suoni della sua tromba con suoni elettronici e l&#8217;amplificazione mediante microfoni a contatto di elementi &#8220;naturali&#8221; come il legno, il metallo, la carta. Fortemente attratta dagli elementi di improvvisazione compositiva dal vivo sin dal 1999, anno del suo esordio con il collettivo di improvvisazione<span class=\"testo_iframebold\"> IBA di Barcellona<\/span> (di cui parleremo ampiamente nel corso dell&#8217;intervista), collabora al momento con alcuni dei nomi pi\u00f9 interessanti della scena sperimentale undeground catalana (e spagnola in generale): dal duo <span class=\"testo_iframebold\">I treni inerti (con Alfredo Costa Monteiro) al trio Atol\u00f3n con Ferran Fages e lo stesso Alfredo Costa Monteiro<\/span>, per arrivare alle collaborazioni con musicisti quali<span class=\"testo_iframebold\"> Dorothee Schmitz, Guillermo Torres e Margarida Garc\u00eda<\/span>. E proprio questa sua capacit\u00e0 e passione nell&#8217;attivare tutta una serie di collaborazioni, partecipazioni, rapporti umani e professionali con club, colleghi, amici e musicisti, ne fa ormai da anni un punto di riferimento per un intera scena artistica sommersa.<\/p>\n<p>L&#8217;occasione per ottenere un quadro esaustivo dei locali, degli eventi, delle formazioni, dei rapporti professionali che da lei e tramite lei si irradiano nella scena catalana era troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire. L&#8217;intervista quindi che segue verte proprio su questo.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero60_The-rules-of-improvisation-02.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38614\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero60_The-rules-of-improvisation-02.png\" alt=\"numero60_The rules of improvisation 02\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero60_The-rules-of-improvisation-02.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero60_The-rules-of-improvisation-02-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong> Barbara Sansone: <\/strong>Per cominciare, mettiamoci d&#8217;accordo su come vogliamo definire questo genere di musica. Le definizioni &#8220;elettronica&#8221; o &#8220;sperimentale&#8221; ormai alla maggior parte della gente fanno pensare a un genere totalmente diverso da quello che fai tu. Per intenderci, usando questi aggettivi la gente si immagina il tipo di musica che va per la maggiore al S\u00f3nar.<\/p>\n<p><strong>Ruth Barber\u00e1n:<\/strong> S\u00ec, infatti. Io la definisco &#8220;improvvisazione libera&#8221;. Se sto parlando con qualcuno che non ha idea di che musica facciamo, uso la parola &#8220;sperimentale&#8221;, che appunto ormai \u00e8 una definizione pi\u00f9 nota. Se no, se dico &#8220;improvvisazione&#8221;, pensano al jazz, che invece non ha niente a che fare. Anche &#8220;improvvisazione&#8221;, per\u00f2, \u00e8 una definizione ambigua. Di improvvisazione esistono molti tipi. Quindi per sapere di cosa si sta parlando la cosa migliore \u00e8 sentire la musica.<\/p>\n<p><strong>Barbara Sansone:<\/strong> Qual \u00e8 il tuo percorso e come sei arrivata a questo tipo di musica?<\/p>\n<p><strong>Ruth Barber\u00e1n:<\/strong> Innanzitutto devo dire che a farmi soffermare a pensarci sono state proprio le interviste. Le domande che mi sono state poste mi hanno fatta riflettere e mi hanno fatto arrivare alla conclusione che faccio questo tipo di musica grazie a B\u00e9la Bart\u00f3k. Ho studiato piano al conservatorio, che frequentava anche mia sorella, pi\u00f9 grande di me di tre anni. Quindi a me la musica che dovevo studiare risultava sempre gi\u00e0 familiare, grazie al fatto che mia sorella l&#8217;aveva gi\u00e0 suonata tre anni prima. Suonavo pi\u00f9 a orecchio che leggendo, tanto che la professoressa mi chiudeva il libro e lo metteva tra la tastiera e i miei occhi perch\u00e9 non potessi vedere nemmeno i tasti.<\/p>\n<p>Finch\u00e9 arrivammo a Bart\u00f3k. Allora non sapevo se sbagliavo io o se era proprio cos\u00ec che doveva suonare: mi sembrava stranissimo e dovevo per forza leggerlo. Mi sorprese tanto che mi lasci\u00f2 il piacere dell&#8217;imprevisto e ora in tutta la musica che mi piace (e che \u00e8 molta) per me \u00e8 estremamente importante la presenza dell&#8217;elemento sorpresa. Mi diverte molto. Relativamente pochi anni fa mi sono accorta anche che della musica pop mi piace di pi\u00f9 quella malinconica e triste di quella allegra. Quella allegra non mi diverte. E allora mi sono chiesta che musica mi diverte e mi sono accorta che \u00e8 quella che faccio.<\/p>\n<p>A parte divertirmi quando suono, mi diverto anche quando la ascolto, grazie appunto all&#8217;elemento sorpresa. \u00c8 una musica che sembra molto seria, come molto seri sembriamo quando la suoniamo, ma durante le prove dovresti vederci: ridiamo come matti. E a volte pensiamo che sia un peccato che poi in pubblico non facciamo cos\u00ec, probabilmente solo perch\u00e9 perderemmo la concentrazione. Comunque io quando sono tra il pubblico ascoltando musica improvvisata, per quanto possa sembrare intellettuale e pretenziosa, posso arrivare a ridere. A ridere di gioia, di divertimento.<\/p>\n<p>E non ho relazionato mai la musica n\u00e9 con la vista n\u00e9 con l&#8217;olfatto n\u00e9 con il tatto. Molta gente la preferisce accompagnata dalla danza o da un filmato, vede un rapporto tra l&#8217;immagine e la musica. A me non \u00e8 mai successo: piuttosto la musica mi suggerisce spazi, non visivi ma interiori, e la relaziono con i sentimenti. La musica mi aiuta a sentire. Se ho bisogno di entrare in contatto con la mia tristezza, per esempio, s\u00ec che la musica mi aiuta.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero60_The-rules-of-improvisation-03.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38615\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero60_The-rules-of-improvisation-03.png\" alt=\"numero60_The rules of improvisation 03\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero60_The-rules-of-improvisation-03.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero60_The-rules-of-improvisation-03-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Barbara Sansone:<\/strong> <\/span>Ma tu hai lavorato anche con il video&#8230;<\/p>\n<p><strong>Ruth Barber\u00e1n:<\/strong> Una delle cose che in passato abbiamo organizzato con il collettivo <a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/ibacolectiudimprovisacio.blogspot.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">IBA<\/a> veniva da un&#8217;idea di un amico di <a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.costamonteiro.net\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Alfredo Costa Monteiro<\/a>. Lionel Stora, francese che allora viveva a Barcellona, ci propose di organizzare un festival di nome <span class=\"testo_iframebold\">Min\u00fascul<\/span>, che era molto interessante perch\u00e9 era diretto a un pubblico di appena due persone. Ogni concerto durava solo 5\/10 minuti (il musicista in realt\u00e0 suonava magari per un&#8217;ora e mezza, ma per gli ascoltatori la durata era quella) e si ascoltava in un cybercaf\u00e9 con le cuffie.<\/p>\n<p>Quindi si stava in un luogo pubblico, il musicista stava l\u00e0 con la sua tavola piena di oggetti e le persone del pubblico, a turni di due, stavano molto vicine al musicista e lo ascoltavano con le cuffie. L&#8217;idea \u00e8 che la gente potesse vedere cosa faceva l&#8217;esecutore e che tutti gli altri che non portavano le cuffie non sapessero cosa stava succedendo dal punto di vista sonoro.<\/p>\n<p>Un anno vi suonai oggetti amplificati e l&#8217;anno dopo Lionel mi propose di fare video e musica e io, come ho appena detto a te, gli dissi che non mi relaziono alla musica con l&#8217;immagine. Lui voleva che l&#8217;immagine interferisse con la musica e viceversa, usando un&#8217; immagine gi\u00e0 fatta, ma io dissi che non mi interessava. Che magari, invece, mi sarei cimentata con il video.<\/p>\n<p>Di questo festival si fece un&#8217;edizione anche a Madrid e la terza edizione che si fece a Barcellona ebbe a che fare con il cibo. C&#8217;erano partiture basate su acido, piccante, dolce, con presenza di cuochi (per esempio Alfredo, che cucina molto bene). Il pubblico era sempre composto da due persone (forse in quell&#8217;occasione tre, non ricordo con esattezza), che, mentre i musicisti suonavano, assaggiavano cose con il gusto imposto dalla partitura. Purtroppo il festival non \u00e8 andato avanti: Lionel si \u00e8 trasferito e la cosa si \u00e8 persa. Peccato.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero60_The-rules-of-improvisation-04.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38616\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero60_The-rules-of-improvisation-04.png\" alt=\"numero60_The rules of improvisation 04\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero60_The-rules-of-improvisation-04.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero60_The-rules-of-improvisation-04-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Barbara Sansone:<\/strong>Quindi, stavi studiando al Conservatorio&#8230;<\/p>\n<p><strong>Ruth Barber\u00e1n: <\/strong>S\u00ec, poi mi trasferii in Galizia, dove abbandonai il piano perch\u00e9 non ne avevo uno. Un trombettista mi diede una tromba che non usava e mi diede qualche lezione e cos\u00ec cominciai con il mio strumento attuale. Mi piaceva molto, era uno strumento che mi era sempre piaciuto ascoltare ma non mi ero mai proposta di suonarlo. E poi lo abbandonai (immagino per paura di impegnarmi, perch\u00e9 \u00e8 uno strumento molto difficile) e tornai al piano. Ma quando rientrai dalla Galizia e mi ritrovai di nuovo senza piano, ricominciai a suonare la tromba.<\/p>\n<p>E come arrivai all&#8217;improvvisazione? Gi\u00e0 in Galizia il mio professore di batteria, Pedro Lopez, che veniva da Madrid, e <a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.wadematthews.info\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Wade Matthews<\/a> (due musicisti che all&#8217;inizio fecero parte del collettivo d&#8217;improvvisazione <span class=\"testo_iframebold\">Musicalibre di Madrid) <\/span>avevano cominciato a parlarmi di tutto ci\u00f2, destando molto il mio interesse. Quando tornai a Barcellona, cominciai a guardarmi in giro per vedere qual era il panorama e vidi che era pessimo. Un giorno venne a suonare Pedro e gli dissi che a Barcellona la situazione era un disastro e lui mi indic\u00f2 il <a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.gracia-territori.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">LEM di Gr\u00e0cia<\/a>, che era ai suoi inizi. All&#8217;improvviso, un fine settimana appariva il LEM: in una stessa sera si facevano tre concerti di mezz&#8217;ora, ciascuno in un bar diverso, uno di seguito all&#8217;altro. E si poteva decidere se assistere a tutti e tre, solo a uno o solo a due. A parte questo il LEM appariva e spariva, c&#8217;era e non c&#8217;era. Questo formato mi piaceva molto.<\/p>\n<p>Pedro mi parl\u00f2 anche di <a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.agustifernandez.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Agust\u00ed Fernandez<\/a>, che avevo conosciuto anni prima quando lavoravo come segretaria al <a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.tallerdemusics.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Taller de M\u00fasics.<\/a> Lo incontrai un giorno all&#8217;<a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.heliogabal.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Heliog\u00e0bal<\/a> e gli chiesi come potevo rimanere informata dei suoi concerti (in quell&#8217;epoca non c&#8217;erano email, Facebook e tutto quello che \u00e8 di moda adesso). Mi disse di lasciare il mio numero di telefono: le persone interessate erano poche e si avvisavano cos\u00ec. Cos\u00ec cominciai a ricevere messaggi in segreteria che mi informavano dei concerti.<\/p>\n<p>E anche a ricevere per posta le notizie di concerti al <a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.tallerdemusics.com\/jazzsi-club\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Jazz S\u00ed<\/a> organizzati dal collettivo IBA, che era nel suo primo anno di vita, purtroppo di luned\u00ec in orari che mi impedivano di andarci perch\u00e9 io lavoravo fino a tardi in una scuola fuori Barcellona. Ricevere le informazioni delle attivit\u00e0 e non potervi partecipare mi provocava molta rabbia. Poi il settembre successivo cambiai lavoro e feci in modo di avere i luned\u00ec sera liberi.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero60_The-rules-of-improvisation-05.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38617\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero60_The-rules-of-improvisation-05.png\" alt=\"numero60_The rules of improvisation 05\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero60_The-rules-of-improvisation-05.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero60_The-rules-of-improvisation-05-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Barbara Sansone:<\/strong> E chi erano allora i membri dell&#8217;IBA?<\/p>\n<p><strong>Ruth Barber\u00e1n:<\/strong> L&#8217;IBA fu fondato nell&#8217;aprile del 1998 da Agust\u00ed Fernandez, Joan Saura e Javier &#8220;Liba&#8221; Villavecchia. Immediatamente dopo entr\u00f2 Andr\u00e9s Corchero, ballerino. A partire da settembre\/ottobre <a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.ferranfages.net\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Ferran Fages<\/a> e io eravamo sempre presenti. Un paio di mesi pi\u00f9 tardi Agust\u00ed ci chiese se volevamo entrare. I concerti allora si facevano al Jazz S\u00ed, il club di jazz del Taller de M\u00fasics, che offriva un pianoforte a coda per Agust\u00ed e il mailing. Corchero faceva un trittico del programma (ogni luned\u00ec si faceva concerto di improvvisazione) e il Taller de M\u00fasics pagava le fotocopie e l&#8217;invio a tutti i suoi contatti. La cosa dur\u00f2 due anni ed effettivamente non poteva durare oltre perch\u00e9 eravamo sempre gli stessi a suonare.<\/p>\n<p><strong>Barbara Sansone:<\/strong> Non venivano ospiti stranieri a suonare con voi?<\/p>\n<p><strong>Ruth Barber\u00e1n: <\/strong>S\u00ec, ma non era la norma perch\u00e9 non si potevano pagare. Allora era come oggi, che ancora si fanno i &#8220;pring-tour&#8221; (da pringado, &#8220;sfigato&#8221; in spagnolo): hai un concerto pagato da qualche parte e lo complementi con altri in cui ricevi in cambio pasti e ospitalit\u00e0. Il terzo anno continuammo al Jazz S\u00ed solo il primo luned\u00ec del mese. Nel collettivo entra entrata altra gente, Agust\u00ed era un po&#8217; meno presente perch\u00e9 si occupava di altre programmazioni (le serate alla <a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.fundaciomiro-bcn.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Fundaci\u00f3 Mir\u00f3<\/a>, alla sala Metr\u00f2nom) e poi divenne il direttore del festival di musica contemporanea dell&#8217;Auditorio. Con l&#8217;IBA cominciarono a crearsi conflitti d&#8217;interesse e dovette allontanarsi dal collettivo.<\/p>\n<p>Durante il terzo anno abbandonarono l&#8217;IBA anche Saura e Corchero. Anche la gente che era arrivata da poco, quando vide che il nucleo originario si stava disfacendo, cominci\u00f2 ad andarsene. <span class=\"testo_iframebold\">Matt Davis<\/span> and\u00f2 a vivere a Londra e alla fine rimanemmo solo Ferran, Alfredo e io. Fu allora che decidemmo di abbandonare il Jazz S\u00ed: nessuno di noi era pianista, tutti avevamo l&#8217;email e quindi non avevamo pi\u00f9 bisogno del suo supporto. Pensammo di smettere di fare cose in pubblico, che non significava farle in privato: l&#8217;IBA, al contrario di quanto poteva sembrare, era molto attivo, anche se non produceva una programmazione concreta. Come \u00e8 ancora oggi, la programmazione divent\u00f2 sporadica: non sappiamo mai quando vengono i musicisti perch\u00e9 sono loro a scriverci, a chiederci di suonare quando passano di qui.<\/p>\n<p>Per le prove ci trovavamo a casa di uno di noi tre ma presto cominciammo a sentire l&#8217;esigenza di uno spazio pi\u00f9 comodo. Alfredo propose il <a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.bcn.es\/canfelipa\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Can Felipa<\/a> ed effettivamente la sua direttrice ci concesse di usare quel fantastico spazio ogni sabato, quando il centro chiudeva finch\u00e9 rimaneva il vigilante, dalle 10 alle 3. Rimanevamo soli, con silenzio e tranquillit\u00e0, e oltre alle prove, dato che lo spazio valeva la pena, ricominciammo anche a fare cose: prove con altra gente, concerti aperti al pubblico, l&#8217;IBA Convoca (una serata di improvvisazione aperta a tutti, che coinvolgeva musicisti e ballerini).<\/p>\n<p>Fu allora che cominciammo anche a organizzare i concerti in casa, che \u00e8 quello che stiamo facendo adesso.<span class=\"testo_iframebold\"> Doroth\u00e9e Schmitz<\/span> ci offr\u00ec casa sua e l&#8217;idea ci piacque. All&#8217;inizio per mail dicevamo la data e chi suonava, ma non indicavamo la sede, perch\u00e9 ci sembrava strano mettere l&#8217;indirizzo di casa di qualcuno. L&#8217;indirizzo lo davamo solo a chi rispondeva all&#8217;email, ma notammo che i pochi che potevano essere interessati per via di questo si riducevano ulteriormente, quindi cominciammo a mettere esplicitamente anche questa informazione.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero60_The-rules-of-improvisation-06.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38618\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero60_The-rules-of-improvisation-06.png\" alt=\"numero60_The rules of improvisation 06\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero60_The-rules-of-improvisation-06.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero60_The-rules-of-improvisation-06-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Barbara Sansone:<\/strong> Ho visto che quello dei concerti in casa \u00e8 un formato che si sta diffondendo parecchio: lo fate voi, sta cominciando a farlo la <a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/queremosmadriguear.blogspot.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Madriguera del Conejo<\/a> (che ha inaugurato questa nuova attivit\u00e0 a luglio con un concerto di <a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.paoloangeli.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Paolo Angeli<\/a>) e recentemente sono stata a un concerto di <a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.myspace.com\/limboreversible\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Limbo<\/a> a Bellaterra, nel giardino di una casa privata. Sembra che sia un formato molto in voga anche a Berlino e New York. Da cosa credi che sia generata questa necessit\u00e0?<\/p>\n<p><strong>Ruth Barber\u00e1n: <\/strong>Si tratta di trovare degli spazi che normalmente non sono concessi e anche di evitare di darsi la zappa sui piedi, che \u00e8 una cosa che ingenuamente molti musicisti fanno. Io in questo sono molto rigorosa: non suono mai gratis per chi guadagna con quello che faccio. Se proprio non devo essere pagata, preferisco farlo in situazioni come queste. Il musicista ovviamente ha voglia di suonare ed \u00e8 molto meglio se riesce a farlo in pubblico. Quindi \u00e8 molto meglio che sorgano iniziative di questo tipo, che soddisfano l&#8217;esigenza dei musicisti di suonare in pubblico, senza che guadagnino nulla, ma almeno senza produrre guadagno per altri.<\/p>\n<p>Se cominciano a diffondersi questi circuiti, chi vuole suonare comincer\u00e0 a prediligerli ad altre situazioni e chi vuole sfruttare i musicisti si trover\u00e0 senza nessuno disposto ad accettare le sue condizioni e dovr\u00e0 per forza condividere i suoi guadagni con gli artisti.<\/p>\n<p><strong>Barbara Sansone:<\/strong> Quindi attualmente anche la programmazione dell&#8217;IBA \u00e8 improvvisata, non segue un calendario fisso?<\/p>\n<p><strong>Ruth Barber\u00e1n: <\/strong>S\u00ec, da quando abbiamo smesso di fare concerti ogni luned\u00ec al Jazz S\u00ed, gli eventi si organizzano quando viene qualcuno. Prima dovevamo suonare noi, ma la cosa si era ormai esaurita. Quando i musicisti ci scrivono e ci propongono di suonare insieme, quello che facciamo, se possibile, \u00e8 organizzare una sessione privata, ma se suonassimo in tutti i concerti quando viene un ospite, saremmo da capo: la cosa tornerebbe a essere ripetitiva.<\/p>\n<p><strong>Barbara Sansone:<\/strong> E adesso l&#8217;IBA chi \u00e8?<\/p>\n<p><strong>Ruth Barber\u00e1n:<\/strong> Io. E Sisu Coromina, il mio compagno, che non fa ufficialmente parte del collettivo, ma mi aiuta molto. Una cosa di cui mi sono accorta dopo \u00e8 che Ferran e Alfredo volevano cominciare a chiedere sovvenzioni, mentre io volevo mantenere il collettivo in una dimensione pi\u00f9 indipendente. All&#8217;IBA quando eravamo tutti e tre succedeva una cosa molto curiosa e utopica, cio\u00e8 che il collettivo non era democratico. A volte uno era di un&#8217;opinione e gli altri due di quella contraria e non per questo alla fine si faceva quello che voleva la maggioranza, anzi si continuava a discutere e molte volte si finiva per fare quello che diceva la minoranza.<\/p>\n<p>Se, secondo un sistema democratico, avessimo operato le nostre scelte basandoci sulle votazioni, non avremmo continuato a discutere e non saremmo arrivati a ragionare fino a trovare sensato quello che diceva uno solo. Nel caso delle sovvenzioni avvenne proprio questo e la minoranza ero io. In quel caso era fondamentale che fossimo d&#8217;accordo tutti e tre e io assolutamente non volevo: non sopportavo l&#8217;idea di tutte le carte che si devono produrre. Io lavoro gratis per l&#8217;IBA molto volentieri perch\u00e9 mi piace tutto quello che faccio eccetto due cose: i festival e comprare i biglietti aerei via Internet.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero60_The-rules-of-improvisation-07.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38619\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero60_The-rules-of-improvisation-07.png\" alt=\"numero60_The rules of improvisation 07\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero60_The-rules-of-improvisation-07.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero60_The-rules-of-improvisation-07-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Barbara Sansone:<\/strong> <\/span>Quali festival ha organizzato l&#8217;IBA?<\/p>\n<p><strong>Ruth Barber\u00e1n:<\/strong> Uno si chiamava I<em>mprovisa<\/em>, avviato da Agust\u00ed Fernandez e Andr\u00e9s Corchero. Di fatto questo festival sopravvisse grazie alla presenza della danza, perch\u00e9 il direttore dello spazio riguardo alla musica dichiar\u00f2 esplicitamente che non gli interessava per niente. Ma alla quarta edizione assistette la direttrice del Can Felipa, cui il festival invece piacque molto e che cerc\u00f2 fondi per farne uno nel suo spazio. Il budget era cos\u00ec basso che il festival si chiam\u00f2 M\u00ednim. Quando ho presentato il preventivo di quest&#8217;anno mi hanno detto che dovevo ridurlo, ma non era possibile, perch\u00e9 gi\u00e0 era &#8220;minimo&#8221;: un solo e un solo la prima sera; un solo e un duo la seconda sera.<\/p>\n<p>Ferran (anche se non fanno pi\u00f9 parte del collettivo, mantengo ottime relazioni con tutti, chiedo consigli e suoniamo insieme) mi sugger\u00ec, dato come stanno le cose, di non perdere l&#8217;opportunit\u00e0. Al momento di rispondere all&#8217;email, quindi, ricordai che alla prima edizione del festival M\u00ednim, non sapendo se la cosa sarebbe continuata con altre edizioni, associammo il titolo Due serate di musica improvvisata (le edizioni seguenti furono II M\u00ednim, III M\u00ednim\u0085). Quindi mi venne in mente di definire l&#8217;edizione di quest&#8217;anno. Una serata di musica improvvisata e di chiamarlo <em>Com a m\u00ednim<\/em> (<em>Come minimo<\/em>) e quindi alla fine si \u00e8 fatto, il 5 novembre. Si sono esibiti <a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.martinkuchen.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Martin K\u00fcchen<\/a>, <a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.myspace.com\/tomasgris\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Tom\u00e1s Gris<\/a>, <span class=\"testo_iframebold\">David Lacey e Paul Vogel<\/span>. Qualche giorno dopo, approfittando anche della presenza di <a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.myspace.com\/erikcarlsson\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Erik Carlsson<\/a> (che ha un quartetto con K\u00fcchen, Lacey e Vogel) abbiamo organizzato anche un altro concerto a casa di Ferran.<\/p>\n<p><strong>Barbara Sansone:<\/strong> In quante formazioni suoni attualmente?<\/p>\n<p><strong>Ruth Barber\u00e1n:<\/strong> In solo, nel duo<span class=\"testo_iframebold\"> I treni inerti con Alfredo Costa Monteiro<\/span> e in trio con Ferran Fages e Alfredo. Questo gruppo prima si chiamava con i nostri cognomi e adesso <span class=\"testo_iframebold\">Atol\u00f3n<\/span>, dal titolo del primo disco che abbiamo registrato. Inaugurammo il nuovo nome in occasione del concerto cui hai assistito a maggio presso lo spazio del <a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.obrasocialcajamadrid.es\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Caja Madrid<\/a>, dove ci invitarono a suonare i nostri oggetti in occasione di un festival di cortometraggi sull&#8217;ambito domestico. Si tratta di una formazione che si \u00e8 trasformata molto nel tempo. All&#8217;inizio Ferran suonava l&#8217;elettronica, io la tromba e Alfredo la fisarmonica.<\/p>\n<p>Poi Ferran cominci\u00f2 a suonare il giradischi (come fece in passato in un duo con me che ebbe vita breve). E per un periodo il trio divenne un quartetto, che comprendeva anche la contrabbassista portoghese <a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.creativesourcesrec.com\/artists\/m_garcia.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Margarida Garcia.<\/a> Con lei abbiamo fatto un paio di dischi e abbiamo continuato a suonare anche quando, terminata la residenza al Metr\u00f2nom, \u00e8 tornata a vivere in Portogallo: ogni tanto tra tutti facevamo una colletta perch\u00e9 potesse venire a suonare con noi. Adesso, invece, vive a New York.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero60_The-rules-of-improvisation-08.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38620\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero60_The-rules-of-improvisation-08.png\" alt=\"numero60_The rules of improvisation 08\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero60_The-rules-of-improvisation-08.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero60_The-rules-of-improvisation-08-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Barbara Sansone: <\/strong>E poi c&#8217;\u00e8 Tarann\u00e0\u0085<\/p>\n<p><strong>Ruth Barber\u00e1n: <\/strong>Certo: poi c&#8217;\u00e8 il mio ritorno alla musica &#8220;normale&#8221;, che prima suonavo. In passato ho suonato in gruppo di reggae e in uno di soul. Poi quando cominciai con l&#8217;improvvisazione mi ci concentrai molto e lasciai tutte le formazioni in cui suonavo. Ma molti amici mi dicevano che era un peccato e che sicuramente stavo perdendo la tecnica della tromba. Ma non potevo pubblicare un annuncio dicendo che cercavo un gruppo di musica normale per non perdere la tecnica\u0085 Ed \u00e8 vero: la tecnica si perde.<\/p>\n<p>Fu allora che conobbi <span class=\"testo_iframebold\">Sisu Coromina<\/span>, che aveva appena fatto un disco: alla discografica quella musica era piaciuta molto, ma il gruppo non esisteva ancora e questa fu un&#8217;ottima coincidenza. Di fatto lui aveva gi\u00e0 in mente di aggiungere una tromba e cos\u00ec trovai il gruppo. Adesso ci sono tre <a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.myspace.com\/experimenttaranna\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Tarann\u00e0<\/a>: il settetto, che ha appena cambiato la formazione; lo stesso settetto che suona sui film di <a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.valdelomar.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Jos\u00e9 Val Del Omar<\/a> e infine Tarann\u00e0 con l&#8217;aggiunta degli strumenti di cobla catalana e un&#8217;intervento di direzione di Agust\u00ed Fernandez. La prima \u00e8 stata a settembre al teatro municipale El Jard\u00ed di Figueres.<\/p>\n<p>Suono anche in un altro gruppo, con i vicini. Con Sisu viviamo in campagna e caso vuole che nella casa a fianco viva un contadino che da 10 anni ha un gruppo musicale, di rock progressivo. Giusto gli sarebbe piaciuto aggiungere sax e tromba e quando siamo arrivati noi non ci poteva credere! Ovviamente dicemmo di no, ma poi sentimmo le prove e ci piacque molto come suonavano. Una settimana dopo Sisu gi\u00e0 stava suonando con loro. E alla fine mi feci coinvolgere anch&#8217;io.<\/p>\n<p><strong>Barbara Sansone:<\/strong> Ma come fate? Le vostre giornate sono di 48 ore?<\/p>\n<p><strong>Ruth Barber\u00e1n:<\/strong> Lavoriamo il minimo indispensabile cercando di ridurre al minimo le spese e di avere pi\u00f9 tempo libero possibile da dedicare alla musica. Inoltre non abbiamo il televisore e sfruttiamo i dodici mesi dell&#8217;anno facendo cose che ci piacciono, senza necessit\u00e0 della pausa forzosa delle vacanze per recuperarci dall&#8217;oppressione del resto dell&#8217;anno.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero60_The-rules-of-improvisation-09.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38621\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero60_The-rules-of-improvisation-09.png\" alt=\"numero60_The rules of improvisation 09\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero60_The-rules-of-improvisation-09.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero60_The-rules-of-improvisation-09-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Barbara Sansone:<\/strong> <\/span>Cosa ti manca per essere pi\u00f9 felice Per esempio vorresti poter vivere solo dedicandoti alla musica?<\/p>\n<p><strong>Ruth Barber\u00e1n:<\/strong>Cose da migliorare ce ne sono sempre: ci vorrebbe un cambiamento sociale, una rivoluzione [ride]. Quanto alla musica, quello di cui pi\u00f9 ci sarebbe necessit\u00e0 \u00e8 una maggiore cultura della gente. Non parlo di snobismo a livello intellettuale: semplicemente mi piacerebbe che la gente imparasse ad ascoltare, a rispettare e ad apprezzare. A fare silenzio, quando qualcuno suona, per esempio. Spesso vado a concerti ad ascoltare e mi intristisce vedere come i musicisti si siano abituati a suonare davanti a un pubblico che fa rumore: non dovrebbe essere il musicista a imporre il silenzio, ma il pubblico stesso.<\/p>\n<p><strong>Barbara Sansone: <\/strong>Quali sono gli ambiti in cui riesci a suonare pi\u00f9 spesso?<\/p>\n<p><strong>Ruth Barber\u00e1n:<\/strong> In Catalogna quasi mai. Qualche occasione in Spagna, in festival di musica contemporanea. Questa musica in ogni caso \u00e8 un piccolo circuito e ci conosciamo tutti, anche all&#8217;estero. E oltre al circuito di musicisti, c&#8217;\u00e8 quello di critici, di ascoltatori, che scrivono su Internet le loro recensioni sui concerti e sui dischi, inviano informazioni alle loro liste e in questo modo favoriscono la diffusione e il crearsi di nuovi contatti.<\/p>\n<p><strong>Barbara Sansone:<\/strong> Che significato hanno i dischi per un improvvisatore?<\/p>\n<p><strong>Ruth Barber\u00e1n: <\/strong>Per me servono a due scopi. Uno \u00e8 fare una fotografia del momento attuale: la musica cambia continuamente quindi \u00e8 bello poter riscoprire cosa si faceva in quel determinato momento. L&#8217;altro \u00e8 per poter passare la tua musica agli altri: ogni volta che conosciamo dei musicisti, che suoniamo con loro o che vengono a suonare, ci scambiamo sempre i dischi.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero60_The-rules-of-improvisation-10.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38622\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero60_The-rules-of-improvisation-10.png\" alt=\"numero60_The rules of improvisation 10\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero60_The-rules-of-improvisation-10.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero60_The-rules-of-improvisation-10-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong><span class=\"testo_iframebold\">Barbara Sansone: <\/span><\/strong>E tu quando suoni segui qualche tipo di partitura?<\/p>\n<p><strong>Ruth Barber\u00e1n: <\/strong>No, nessuna partitura, per\u00f2 s\u00ec che c&#8217;\u00e8 tutto un lavoro dietro. Un lavoro personale che provoca la creazione di un linguaggio, che tu voglia o no. E di solito contemporaneamente vuoi e non vuoi. Non vuoi perch\u00e9 il fatto che si generi un linguaggio pu\u00f2 mettere in discussione il fatto di improvvisare. Per\u00f2 a me \u00e8 sempre interessato come produrre un determinato suono ma anche e soprattutto cosa farci: spesso vedo musicisti che fanno cose belle ma non mi piace come o, al contrario, mi piace il linguaggio ma non gli ingredienti.<\/p>\n<p>Per me sono importanti entrambe le cose. Poco tempo fa mi sono resa conto che lavoro sempre con elementi molto instabili, che mi tradiscono continuamente, e credo che sia il mio tentativo di compensare quel linguaggio che mi interessa creare. Io mi sto creando un linguaggio, ma gli elementi stessi mi metteranno sempre in crisi, che \u00e8 quello che mi interessa.<\/p>\n<p><strong>Barbara Sansone: <\/strong>Se tra 50, 60 o 100 anni qualcuno vorr\u00e0 suonare la musica di Ruth Barber\u00e1n, come far\u00e0?<\/p>\n<p><strong>Ruth Barber\u00e1n:<\/strong> Gi\u00e0 esistono master class di improvvisazione e mi fanno una paura! Gi\u00e0 molti anni fa, all&#8217;inizio dell&#8217;IBA, chiacchierando con Joan Saura ci trovammo a parlare delle scuole di jazz e lui sosteneva che con la musica improvvisata sarebbe accaduto lo stesso. E aveva ragione. Conosco musicisti che organizzano concerti con annessa master class e sta diventando di moda perch\u00e9 per i concerti non ci sono soldi ma per le master class s\u00ec. Non voglio criticare questa tendenza, ma mi sembra il cammino perch\u00e9 accada quello che \u00e8 accaduto al jazz.<\/p>\n<p><strong>Barbara Sansone: <\/strong>Gi\u00e0, ma probabilmente in questo caso si tratta della descrizione di un processo, che \u00e8 quello che effettivamente sembra essere la musica improvvisata, pi\u00f9 che un risultato. La tua musica per esempio non \u00e8 scritta da nessuna parte: sparir\u00e0 insieme a te?<\/p>\n<p><strong>Ruth Barber\u00e1n:<\/strong> Una volta l&#8217;ho trascritta [ride]. L&#8217;ultimo disco, Emispheri, \u00e8 doppio perch\u00e9 oltre alla registrazione in studio abbiamo fatto una tourn\u00e9e e abbiamo registrato un concerto. E dovevamo fare una selezione ma ci piaceva tutto. Alla fine per uscirne ho provato a trascriverla e mi sono divertita un sacco: questa musica si pu\u00f2 trascrivere! Se conosci i musicisti, ovviamente. Io so cosa fa Ferran, sa cosa fa Alfredo, cosa faccio io, anche se quando ascolto un nostro disco a volte faccio fatica a distinguere chi fa cosa.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero60_The-rules-of-improvisation-11.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38623\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero60_The-rules-of-improvisation-11.png\" alt=\"numero60_The rules of improvisation 11\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero60_The-rules-of-improvisation-11.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/numero60_The-rules-of-improvisation-11-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p>La trascrizione si basava sui tempi, sul chi e sul cosa con relativo sviluppo, quando era possibile. Volli trascrivere perch\u00e9 temevo che alla fine, per stanchezza, scegliessimo un po&#8217; a casaccio e finissimo per selezionare parti che si ripetevano. Non so dove sono finiti quei fogli ma mi piacerebbe ritrovarli. Per me trascrivere musica, quando lavoravo in studio, era un momento di riposo e non di lavoro, mi piaceva molto. Quindi ripeterei l&#8217;esperienza altre volte, se si rendesse necessario.<\/p>\n<hr \/>\n<p><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/ibacolectiudimprovisacio.blogspot.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/ibacolectiudimprovisacio.blogspot.com\/<\/a><\/p>\n<p><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/experimenttaranna.blogspot.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/experimenttaranna.blogspot.com\/ <\/a><\/p>\n<p><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.myspace.com\/experimenttaranna\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.myspace.com\/experimenttaranna\/<\/a><\/p>\n<p><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.costamonteiro.net\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.costamonteiro.net\/<\/a><\/p>\n<p><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.ferranfages.net\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.ferranfages.net\/<\/a><\/p>\n<p><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.myspace.com\/gurthprogressive\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.myspace.com\/gurthprogressive\/<\/a><\/p>\n<p align=\"left\">\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra loro, siamo venuti recentemente in contatto e abbiamo scelto di intervistare Ruth Barber\u00e1n, sia perch\u00e9 \u008f un ottimo esempio di musicista con una formazione accademica passata alla ricerca, ma anche perch\u008f \u008f attivamente coinvolta nell&#8217;organizzazione di piccoli eventi e concerti che contribuiscono ad irrorare la scena e il tessuto umano legato alla sperimentazione musicale e sonora locale.<\/p>\n","protected":false},"author":159,"featured_media":38613,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[239,213],"tags":[39,53],"class_list":["post-10788","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-articles","category-issue-060","tag-electronic-music","tag-interviews"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.4 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Le Regole Dell&#039;improvvisazione. Ruth Barberan E La Scena Catalana &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/digicult.it\/digimag\/issue-060\/the-rules-of-improvisation-ruth-barberan-and-the-catalan-scenario\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Le Regole Dell&#039;improvvisazione. Ruth Barberan E La Scena Catalana &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"[:en]Maybe not everybody knows that Barcelona and Catalonia in general, more than everywhere else in Europe, is hosting a rich panorama of improvisers, forced to play a secondary role and work in very little amounts of time. Among them we chose to interview Ruth Barber\u0088n, for she is a clear example of musician with a academic education passed to research, and she is involved in the organization of little events and concerts contributing to enrich scenarios and ideas of local sound and music experimentation. We chose her because she is a woman, but it is better not to say it loud for she does not like discrimination, no matter if even good one, although she admits the need of filling a still existing gap. [:it]Tra loro, siamo venuti recentemente in contatto e abbiamo scelto di intervistare Ruth Barber\u00e1n, sia perch\u00e9 \u008f un ottimo esempio di musicista con una formazione accademica passata alla ricerca, ma anche perch\u008f \u008f attivamente coinvolta nell&#039;organizzazione di piccoli eventi e concerti che contribuiscono ad irrorare la scena e il tessuto umano legato alla sperimentazione musicale e sonora locale. 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