{"id":10775,"date":"2010-11-02T12:00:00","date_gmt":"2010-11-02T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-059\/urban-space-and-moltitude-achim-wollscheids-work\/"},"modified":"2020-11-01T23:32:04","modified_gmt":"2020-11-01T22:32:04","slug":"urban-space-and-moltitude-achim-wollscheids-work","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-059\/urban-space-and-moltitude-achim-wollscheids-work\/","title":{"rendered":"Spazio Urbano E Moltitudine. L&#8217;opera Di Achim Wollscheid"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p lang=\"en-US\" align=\"left\">&#8220;Supponendo che il senso della musica risieda ancora nell&#8217; immediatezza con cui trasforma e trascende\u00a0l&#8217;essere (la realt\u00e0), credo che questa immediatezza debba essere ricercata nei termini di quando e come la musica stabilisca un sistema\u00a0di relazioni tra lo spazio e coloro che lo utilizzano, e in quando e come i sistemi, che determinano l&#8217;uso dello spazio, coincidano in modo produttivo con le regole introdotte dalla presenza del suono nello spazio stesso. Si potrebbe\u00a0quindi dire che, lo spazio stesso, con l&#8217;insieme di coloro che\u00a0producono suono, coloro che lo ascoltano e gli oggetti che lo producono, diventi lo strumento&#8221;. (Achim Wollscheid in <em>Does the Song Remain the Same<\/em> in LaBelle, Brandon e Roden, Steve., <em>Site of sound: of architecture and the ear<\/em>, New York, edited by Brandon Labelle and Steve Roden, Errant Bodies Press in association with Smart Art Press, 1999, p. 5-6.)<\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"left\">Il lavoro dell&#8217;artista tedesco <span class=\"testo_iframebold\">Achim Wollscheid<\/span> esplora le possibilit\u00e0 del suono come medium interattivo sociale. Sin dai primi anni &#8217;80, con i suoi collaboratori <span class=\"testo_iframebold\">Ralf Wehowsky, Stefan Schmidt e Charly Steiger<\/span>, compie sperimentazioni legate all&#8217;utilizzo di audiocassette e dischi in vinile, che vengono scambiati e distribuiti fra artisti in Europa, Stati Uniti ed Australia.<\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"left\">Il materiale audio viene tagliato, manipolato e perfino distrutto dagli artisti, in un continuo processo di modellazione dell&#8217;oggetto sonoro. Viene a crearsi in questo modo una pratica del suono come forma di rete sociale. Questa concezione si evolve negli anni successivi, diventando uno degli aspetti fondamentali nelle sue installazioni interattive che riguardano gli spazi urbani.<\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"left\">Il lavoro di Wollscheid amplifica le relazioni esistenti tra interno ed esterno, pubblico e privato, posizionandole come interfaccia tra l&#8217;oggetto artistico e l&#8217;utente.<\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero59_Urban-Space-and-Moltitude-02.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37811\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero59_Urban-Space-and-Moltitude-02.png\" alt=\"numero59_Urban Space and Moltitude 02\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero59_Urban-Space-and-Moltitude-02.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero59_Urban-Space-and-Moltitude-02-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"left\"><span class=\"testo_iframebold\">Nell&#8217;opera <em>WallField,<\/em> ad esempio, realizzata nel 2005 a Gelnhausen in Germania<\/span> egli riesce a trasformare lo spazio ed il suono attraverso una complessa relazione interattiva. Si tratta di una casa, progettata dagli architetti Seifert\/Stoeckmann e costruita con una griglia di finestre poste a scacchiera su tutte le pareti. Wollscheid ha utilizzato tre facciate del palazzo ponendo, nella parti in muratura, una serie di altoparlanti e microfoni, sia all&#8217;interno che all&#8217;esterno dell&#8217;edificio. Connettendo i microfoni interni alle altoparlanti esterne e viceversa, i suoni provenienti dall&#8217;ambiente esterno vengono riprodotti a amplificati dentro le stanze della casa, e i rumori prodotti all&#8217;interno vengono ritrasmessi fuori dall&#8217;edificio. In aggiunta, il suono \u00e8 digitalizzato e trattato con un sistema computerizzato, che trasforma in tempo reale l&#8217;informazione sonora in toni. I rumori, allora, si mutano in una sorta di melodia, che pu\u00f2 essere modificata dagli utenti in termini di volume ed equalizzazione del suono. I fruitori, inoltre, possono decidere se ascoltare solo i rumori che dall&#8217;esterno sono portati all&#8217;interno o viceversa.<\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"left\">In questo modo, l&#8217;artista apre al suono ci\u00f2 che normalmente separa l&#8217;esterno dall&#8217;interno (i muri). Attraverso le trasformazioni acustiche che si vengono a creare, quest&#8217;opera realizza una connessione tra gli utenti all&#8217;interno ed i passanti nella strada, e tra essi e l&#8217;ambiente circostante. L&#8217;edificio diventa cos\u00ec una struttura &#8216;permeabile&#8217;.<\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"left\">I progetti di Wollscheid invitano a pensare il rumore come dotato di potenzialit\u00e0 sociali narrative sue proprie. Soprattutto invitano il fruitore a mettersi in relazione, a partecipare agli eventi sonori. Questa conversazione incorpora in modo fondamentale il fruitore, o anche il semplice passante, in un dialogo che li vede come input determinanti, mentre la struttura (insieme al dispositivo tecnologico) diventa l&#8217;interfaccia attraverso la quale pu\u00f2 avvenire la messa in relazione.<\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"left\">In una serie di lavori realizzati tra il 1999 e il 2006 viene esplicitato maggiormente ci\u00f2 che concerne il rapporto dell&#8217;opera di Wollscheid con lo spazio pubblico urbano.<\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"left\"><span class=\"testo_iframebold\"><em>Connective Memory<\/em> \u00e8 un&#8217;installazione realizzata a Trier in Germania nel 1999 per L&#8217;Istituto Tecnico &#8220;Balthasar Neumann Technikum&#8221;<\/span>. Nella sala comune, nella quale gli studenti si recano per trascorrere l&#8217;intervallo, sono appesi al soffitto alcuni microfoni, insieme ad altrettante altoparlanti. L&#8217;elemento sul quale quest&#8217;opera si fonda sono le voci degli studenti, le risate e l&#8217;ambiente sonoro della ricreazione. Le loro voci e i loro rumori vengono registrati e trasmessi ad un sistema, che li analizza e li divide in un archivio all&#8217;interno di un hard disk. Questo hard disk \u00e8 inoltre in grado di ripete l&#8217;informazione sonora ricevuta, non appena un evento sonoro con caratteristiche simili ha luogo nella sala. Lo spazio \u00e8 ulteriormente modificato con l&#8217;aggiunta di tre grandi quadrati di luci rosse al neo appesi al soffitto, che indicano il momento in cui il sistema \u00e8 attivo. Le informazioni sonore registrate vengono elaborate in tempo reale in segnali luminosi e inviate ad un grande dispositivo luminoso a scacchiera, posto nel giardino all&#8217;esterno della scuola, verso la strada. Con gli effetti ritmici di luce generati in questo modo si verifica un ponte fra l&#8217;esterno e ci\u00f2 che avviene dentro la scuola.<\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero59_Urban-Space-and-Moltitude-03.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37812\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero59_Urban-Space-and-Moltitude-03.png\" alt=\"numero59_Urban Space and Moltitude 03\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero59_Urban-Space-and-Moltitude-03.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero59_Urban-Space-and-Moltitude-03-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"left\">Il fruitore in questo caso \u00e8 uno studente comune, che si trova a vivere una esperienza di creazione interattiva nella quotidianit\u00e0. Ne consegue una visione dello spettatore che non \u00e8 pi\u00f9 quella di un soggetto che decide di fruire coscientemente dell&#8217;opera d&#8217;arte, ma di una sorta di utente casuale che si relaziona normalmente allo spazio in cui agisce quotidianamente e si trova, quasi suo malgrado, a essere parte attiva del processo artistico.<\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"left\">Pensiamo alle nostre scuole, a come spesso sono decorate con bassorilievi, pannelli dipinti o sculture in gesso: gli studenti studiano le opere esposte, le utilizzano per un analisi storica dei processi creativi, ma l&#8217;interazione rimane circoscritta all&#8217;ambito della rappresentazione.<\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"left\">In <em>Connective Memory, <\/em>invece, la relazione tra lo studente-fruitore, le trasformazioni sonore e luminose, e lo spazio stesso della scuola, diventa lo spunto per un&#8217;analisi dei fenomeni sociali legati all&#8217;uso della tecnologia nella quotidianit\u00e0. In questo senso, \u00e8 interessante il fatto che il sistema di <em>Connective Memory<\/em> risponda alla coralit\u00e0 del suono: ad agire non \u00e8 pi\u00f9 un singolo fruitore, ma il gruppo.<\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"left\">Nella maggior parte delle sue opere Wollscheid lavora sull&#8217;interazione ambiente-uomo-suono-luce, come ad esempio nelle opere <em>Intersite, <\/em>del 2004 e <em>Possible Polysone,<\/em> del 2006.<\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"left\"><em><br \/>\n<span class=\"testo_iframebold\">Intersite<\/span><\/em> <span class=\"testo_iframebold\">\u00e8 stata realizzata a Francoforte in un palazzo destinato ad uffici. Su due facciate dell&#8217;edificio sono stati posti dei microfoni che monitorano e registrano i suoni provenienti dalla strada e le voci dei passanti.<\/span> Il suono cos\u00ec captato viene trasmesso ad un sistema che lo trasforma in impulsi luminosi. Sulle pareti dell&#8217;edificio sono posizionate delle luci Led rosse che creano coreografie luminose. L&#8217;esterno del palazzo inizia ad animarsi nelle ore notturne, quando l&#8217;interno \u00e8 vuoto e nessun impiegato lo utilizza per le normali attivit\u00e0 diurne. Il fruitore-passante vede quindi il proprio agire individuale riflesso in una relazione con lo spazio pubblico attraverso le luci del palazzo. Queste stesse luci, con il loro movimento, vanno ad influenzare anche la visione che egli si crea dello spazio sociale nel quale vive.<\/p>\n<p align=\"left\">Nel suo saggio <em>Interactions: Achim Wollscheid productions of the Local<\/em> lo studioso Brandon LaBelle ci spiega come &#8220;\u0085mantenendo una struttura del lavoro aperta e indefinita, e mostrando chiaramente al fruitore il meccanismo che sottosta al processo creativo, venga di fatto suggerita la possibilit\u00e0 per l&#8217;arte di trasformare non solo il suono &#8216;trovato&#8217;, ma anche il divenire di un corpo sociale&#8221; (LaBelle nel saggio <em>Interactions: Achim Wollscheid&#8217;s Productions of the Local<\/em> in <em>Background noise. Perspective on Sound Art<\/em>, New York, The Continuum International Publishing Group Inc, 2007, p.255).<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero59_Urban-Space-and-Moltitude-04.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37813\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero59_Urban-Space-and-Moltitude-04.png\" alt=\"numero59_Urban Space and Moltitude 04\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero59_Urban-Space-and-Moltitude-04.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero59_Urban-Space-and-Moltitude-04-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"left\">Nel nostro quotidiano, siamo immersi in un costante slittamento tra ci\u00f2 che \u00e8 individuale e la rete di comunicazione su scala mondiale, in uno spostamento dalle citt\u00e0 materiali al flusso delle informazioni; in sintesi ci troviamo in una compresenza perenne di locale e globale.<\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"left\">&#8220;La produzione del &#8216;locale&#8217; deve allora avvenire come una &#8216;struttura del sentire&#8217;, piuttosto che come una reale localizzazione spaziale. Una struttura nella quale l&#8217;immaginazione diventa uno strumento collettivo di trasformazione del reale&#8221; (LaBelle., Op. Cit.p. 259).<\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"left\">Nel lavoro di Wollscheid spesso i sistemi di intereazione rispondono ad imput generati da passanti fruitori, ed anche l&#8217;output stesso viene fruito dagli stessi utenti, che si trovano nello spazio d&#8217;azione.<\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"left\"><span class=\"testo_iframebold\">Nell&#8217;installazione <em>Possible Polysone,<\/em> realizzata di fronte al Palazzo della Solidariet\u00e0 di Piombino, in occasione di Experimenta Festival <\/span>di Sound Art, Istallazioni Audio Visive e Live Set, l&#8217;artista propone la creazione di una zona determinata da sei cerchi di luce proiettati sulla strada. In alto, sei altoparlanti producono delle sonorit\u00e0 differenti per ogni cerchio di luce. Entrando nell&#8217;area illuminata, l&#8217;utente attiva un suono e lo modifica in base al proprio movimento nello spazio. Nel momento in cui altre persone entrano nello stessa zona luminosa, si vengono a produrre nuovi suoni, che interferiscono con quelli gi\u00e0 presenti. Si cerca di instaurare, cos\u00ec, un possibile &#8216;dialogo di suoni&#8217; tra i passanti.<\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"left\">&#8220;La dimensione spaziale di queste installazioni si sviluppa grazie all&#8217;interferenza continua tra spazio pubblico urbano, produzione del &#8216;locale&#8217; e moltitudine. Dove per &#8216;produzione del locale&#8217;, si intende un sistema nel quale il lavoro dell&#8217;immaginazione si fonde alla sensibilit\u00e0 collettiva, contribuendo all&#8217;intensificazione della presenza nella societ\u00e0 digitale&#8221; (LaBelle., Op. Cit.p. 259).<\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"left\">In questo senso, \u00e8 fondamentale per Wollscheid l&#8217;utilizzo di dispositivi interattivi nel contesto del proprio lavoro artistico. L&#8217;interazione, infatti, permette all&#8217;autore di ricreare una dimensione spaziale capace di mettere in relazione l&#8217;utente multiplo allo spazio pubblico.<\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero59_Urban-Space-and-Moltitude-05.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37815\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero59_Urban-Space-and-Moltitude-05.png\" alt=\"numero59_Urban Space and Moltitude 05\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero59_Urban-Space-and-Moltitude-05.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero59_Urban-Space-and-Moltitude-05-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"left\">Utilizzando e ampliando una definizione gi\u00e0 nota potremmo classificare questi &#8216;spazi sensibili&#8217; come Ambienti Multimodali Interattivi che in questo caso definirei come Urbani. In installazioni con queste caratteristiche, lo spazio \u00e8 plasmato e modificato dal comportamento del singolo fruitore, che si trova immerso in un dialogo quotidiano con l&#8217;ambiente della citt\u00e0 che lo circonda e, contemporaneamente, si rapporta ad una moltitudine di altri esseri umani. Moltitudine che diventa essa stessa parte integrante della relazione.<\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"left\">I palazzi interattivi di Wollscheid, attraverso il lavoro sugli aspetti relazionali dell&#8217;interazione, trasformano lo spazio in un contesto performativo. &#8220;Incoraggiano, l&#8217;utente multiplo a formare un&#8217;orschestra temporale nella quale l&#8217;individuo e la moltitudine danno vita a una narrativa estesa, che arriva a modificare la nozione stessa di socialit\u00e0, e porta a indagare nuovi modelli di comportamento&#8221;(LaBelle. Op. Cit. 262).<\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"left\">In wollscheid, l&#8217;idea di Ambiente Multimodale Interattivo Urbano \u00e8 a mio parere strettamente legato alla sperimentazione e progettazione di dispositivi sonori, che l&#8217;artista svilupper\u00e0 fino ad arrivare alla creazione di una <em>Sound Box<\/em> del 2007.<\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"left\"><span class=\"testo_iframebold\">Dal 1993 al 1999 egli realizza numerose versioni dei dispositivi denominati <em>Clapper System<\/em><\/span>. Questi sistemi fanno suonare oggetti, stanze o superfici, sfruttando la peculiare risonanza dei diversi materiali, mediante l&#8217;utilizzo di uno specifico programma e di numerosi magneti. L&#8217;artista si serve dei <em>Clapper<\/em> in diverse performance, durante le quali viene esplorato, attraverso il suono, lo spazio dell&#8217;installazione stessa. Nel caso del festival &#8216;Sonic Perception&#8217;, ad esempio, alcuni magneti sono strategicamente posizionati sotto le sedute degli spettatori. In altre occasioni installative viene indagato il corpo sonoro dello spazio e gli oggetti della quotidianit\u00e0.<\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"left\"><span class=\"testo_iframebold\">Dal 1997, l&#8217;artista progetta i <em>Trasformer<\/em> e le <em>Sound Box<\/em>,<\/span> costruite come vere e proprie scatole, in grado di registrare il suono ambientale e di trasformarlo in tempo reale, per poi riemetterlo modificato nello spazio in cui sono installate.<\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero59_Urban-Space-and-Moltitude-06.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37816\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero59_Urban-Space-and-Moltitude-06.png\" alt=\"numero59_Urban Space and Moltitude 06\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero59_Urban-Space-and-Moltitude-06.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero59_Urban-Space-and-Moltitude-06-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"left\">Wollscheid presenta la sua ultima versione <em>Sound Box<\/em> del 2007 al Sound Art Museum di Roma. A prima vista, siamo tentati di catalogare le <em>Sound Box<\/em> all&#8217;interno della categoria Iper-strumenti, ma \u00e8 in realt\u00e0 sufficiente soffermarsi sul loro funzionamento per arrivare a formulare alcune considerazioni che ci allontanano da questa ipotesi.<\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"left\">In primo luogo per il modo in cui questi oggetti vengono realizzati: l&#8217;autore cerca, infatti, di rendere le <em>Sound Box<\/em> sempre pi\u00f9 sofisticate a livello di traduzione e trasformazione del suono, ma soprattutto sempre pi\u00f9 facilmente trasportabili, in modo che gli utenti possano agilmente inserirle nell&#8217;ambiente quotidiano in cui normalmente si trovano. Altro elemento che le differenzia \u00e8 l&#8217;importanza che viene data al movimento degli utenti nello spazio.<\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"left\">Questo dispositivo mette in relazione quindi un fruitore, con i suoni dell&#8217;ambiente nel quale si trova, che si modificano in base al suo movimento nello spazio, interagendo allo stesso tempo con la moltitudine. Ci allontaniamo, dunque, dalla dimensione dell&#8217;iper-strumento, per entrare in una pi\u00f9 allargata forma di interazione che vede il suono (e il suo rapporto con lo spazio) come una sorta di linguaggio, grazie al quale possiamo, creare molteplici relazioni.<\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"left\">Ne deriva un congegno che ascolta e genera a sua volta un ambiente, nel quale il fruitore diventa parte attiva. Rispondendo ad input dati dal singolo individuo, il suono viene riflesso e si confonde nello spazio circostante arrivando a stabilire un contatto con la molteplicit\u00e0 degli eventi sonori e delle persone presenti nell&#8217;area in cui si trova la <em>Sound Box<\/em>.<\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"left\">Grazie all&#8217;interazione tra le parti coinvolte nella relazione fruitore-suono-spazio urbano-moltitudine, si d\u00e0 infatti vita a un&#8217;interessante investigazione sulla nostra presenza nell&#8217;ambiente circostante e sulla costituzione di nuove abitudini comportamentali.<\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"left\">Il costante slittamento tra la pubblica interferenza e la moltitudine risulta essere, dunque, uno dei principali snodi nella riflessione teorica e nella pratica artistica di Achim Wollscheid.<\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero59_Urban-Space-and-Moltitude-07.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37817\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero59_Urban-Space-and-Moltitude-07.png\" alt=\"numero59_Urban Space and Moltitude 07\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero59_Urban-Space-and-Moltitude-07.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero59_Urban-Space-and-Moltitude-07-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"left\"><span class=\"testo_iframebold\">Claudia Maina:<\/span> Penso ad opere quali <em>Wall Field<\/em> del 2006 e <em>Connective Momory<\/em> del 1999, oppure anche alla pi\u00f9 recenti <em>8 lights, 8 speakers<\/em> del 2009, queste installazioni se pur molto diverse tra loro, operano su una connessione tra lo spettatore-passante utente e lo spazio urbano come spazio di relazione. Vorrei chiederti in quale modo il suono entra in relazione con lo spettatore? come intendi il rapporto tra suono, spettatore e spazio urbano?<\/p>\n<p align=\"left\"><span class=\"testo_iframebold\" lang=\"en-GB\">Achim Wollscheid: <\/span><span lang=\"en-GB\">Prima di tutto non ho una risposta in termini definitivi e generali, sul ruolo che suono, luce e spazio assumono nelle mie installazioni. Credo comunque che il termine &#8220;installazione&#8221; non sia del tutto appropriato, in quanto pone l&#8217;enfasi sul &#8220;costruire&#8221;-in questo senso l&#8217;installazione \u00e8 considerata quasi come un oggetto. Ritengo invece pi\u00f9 adeguato chiamare i miei lavori <em>interferenze<\/em> o <em>impianti<\/em>: in definitiva dei comunicatori tra lo spazio e la gente al loro interno. Ognuna di queste interferenze ha, ovviamente, differenti condizioni iniziali (spaziali, infrastrutturali, politiche, sociali ed economiche) e differenti elementi che guidano la fase concettuale, di test e di produzione ( clima, durevolezza, interno vs esterno, condizioni protette e non protette). Questo significa che il contesto ( architetture, infrastrutture, densit\u00e0 vs vastit\u00e0 etc..) presenta una serie di condizioni, che prefedefiniscono le possibili interferenze. <\/span><\/p>\n<p lang=\"en-GB\" align=\"left\">Utilizzo il suono e la luce in quanto entrambe possono muoversi nello spazio-preferibilmente in tempo reale. La tecnologia attuale pu\u00f2 reagire a stimoli esterni-in questo senso \u00e8 come se le immagini potessero vedere e la musica sentire. Il mio intento \u00e8 quello di invitare la gente ad interagire, cosa che dal mio punto di vista avviene pi\u00f9 facilmente in una dimensione temporale ben definita. Questo significa che le azioni delle persone, l&#8217;interazione e la reazione prevedono solitamente movimenti e suoni nel tempo-cos\u00ec come avviene per i media.<\/p>\n<p align=\"left\"><span lang=\"en-GB\"><em><br \/>\nConnective Memory<\/em><\/span><span lang=\"en-GB\"> \u00e8 stata progettata e realizzata per studenti delle scuole superiori. Ho ripensato al suono speciale della sala dell&#8217;intervallo dei miei giorni di scuola-e il punto di partenza \u00e8 stato quello di progettare nuovi modi per modularlo. Il risultato \u00e8 stato una serie di micorfoni installati in diversi punti della sala ed una serie di altoparlanti. Il brusio delle voci \u00e8 stato quindi registrato e processato- e riemesso. Un pannello luminoso a forma di scacchiera (il funzionario scolastico voleva qualcosa di rappresentativo..) posto di fronte alla scuola traduce le dinamiche e l&#8217;intensit\u00e0 della rielaborazione in un gioco a scacchi di luci.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span lang=\"en-GB\"><em><br \/>\n8 lights 8 speakers<\/em><\/span><span lang=\"en-GB\"> risponde alla necessit\u00e0 di avere qualcosa di modulare a disposizione-per poter essere installato in luoghi che non ho avuto la possibilit\u00e0 di visitare prima-ma che permetta anche una claibrazione specifica dei suoni. Il sistema \u00e8 paragonabile a quello utilizzato in <\/span><span lang=\"en-GB\"><em>Connective Memory<\/em><\/span><span lang=\"en-GB\">, con la differenza che in questo caso le altoparlanti e le luci possono essere posizionate e direzionate individualmente. I suoni ambientali vengono registrati, elaborati e riproposti in tempo reale. Le luci reagiscono allo stesso modo cambiando individualmente intensit\u00e0. In questo senso lo spazio mette in connessione lo spazio interno ed esterno- non solo per un singolo utente, ma per un gruppo di spettatori.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero59_Urban-Space-and-Moltitude-08.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37819\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero59_Urban-Space-and-Moltitude-08.png\" alt=\"numero59_Urban Space and Moltitude 08\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero59_Urban-Space-and-Moltitude-08.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero59_Urban-Space-and-Moltitude-08-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p lang=\"en-GB\" align=\"left\"><span class=\"testo_iframebold\">Claudia Maina:<\/span> Nel tuo lavoro utilizzi la creazione di sistemi di interazione che rispondono ad un imput individuale, ma allo stesso tempo suggeriscono una forma di orchestrazione multipla degli utenti. La dimensione spaziale di queste installazioni, si sviluppa grazie all&#8217;interferenza continua tra spazio pubblico e spazio urbano, produzione del locale e moltitudine. In quale modo operi nella progettazione, per mettere in relazione la risposta dell&#8217;utente singolo, con lo spazio e la conseguente moltitudine?<\/p>\n<p align=\"left\"><span class=\"testo_iframebold\" lang=\"en-GB\">Achim Wollscheid: <\/span><span lang=\"en-GB\">Direi che questo riguarda ci\u00f2 che chiamo malinteso antropocentrico. Siccome siamo-con i nostri limiti-il centro delle nostre percezioni ed azioni, tendiamo ad esasperare l&#8217;importanza delle nostre azioni nei confronti degli altri, che ovviamente si comportano allo stesso modo. In altre parole-affinch\u00e9 ci sia un imput dalla moltitudine \u00e8 necessario che anche l&#8217;output provenga dalla moltitudine stessa. In questo senso, nel mio lavoro, non mi riferisco mai ad un singolo individuo.<\/span><\/p>\n<p lang=\"en-GB\" align=\"left\"><span class=\"testo_iframebold\">Claudia Maina:<\/span> Oltre all&#8217;aspetto sonoro, attraverso il quale lo spettatore entra in relazione con ambienti e palazzi, molto spesso nelle tue installazioni entra in gioco l&#8217;elemento luce. In quale modo la luce si relaziona con il suono? E di conseguenza, come entra in relazione con lo spettatore, penso ad esempio all&#8217;opera <em>Intersite<\/em> del 2004 nella quale mi sembra la luce assuma un ruolo molto importante.<\/p>\n<p align=\"left\"><span class=\"testo_iframebold\" lang=\"en-GB\">Achim Wollscheid: <\/span><span lang=\"en-GB\">Io considero i media (quali luce e suono) come funzioni. Queste funzioni non sono portatrici di significati estetici o contenuti ma sono solo messaggeri che possono essere combinati in risposta alle richieste e necessit\u00e0 di un determinato contesto. L&#8217;obbiettivo \u00e8 l&#8217;interazione tra possibili co-giocatori. Se un contesto risulta essere troppo rumoroso e denso, in termini di suono, privileger\u00f2 quindi l&#8217;utilizzo di luci o viceversa. L&#8217;aspetto fondamentale per la funzione \u00e8\u0096essere riconoscibile. La funzione deve quindi soddisfare contemporaneamente due requisiti: bilanciare le condizioni date, ma anche distinguersene. Per ottenere questo utilizzo spesso sistemi modulari, griglie e patterns.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero59_Urban-Space-and-Moltitude-09.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37820\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero59_Urban-Space-and-Moltitude-09.png\" alt=\"numero59_Urban Space and Moltitude 09\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero59_Urban-Space-and-Moltitude-09.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero59_Urban-Space-and-Moltitude-09-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p lang=\"en-GB\" align=\"left\"><span class=\"testo_iframebold\">Claudia Maina:<\/span> Lo spazio viene quindi a trasformarsi in un nuovo contesto performativo, nel quale si fonde un&#8217;azione dell&#8217;individuo con il concetto di moltitudine, attraverso un sistema tecnologico. Vengono cos\u00ec a crearsi nuove forme narrative. In quale modo questo influenza la poetica nel tuo lavoro?<\/p>\n<p align=\"left\"><span class=\"testo_iframebold\" lang=\"en-GB\">Achim Wollscheid: <\/span><span lang=\"en-GB\">Credo non ci siano molte poetiche nelle funzioni.<\/span><\/p>\n<p lang=\"en-GB\" align=\"left\"><span class=\"testo_iframebold\"><br \/>\nClaudia Maina:<\/span> Vorrei ora chiederti a proposito della <em>Sound Box<\/em> progettata nel 2007. Questo strumento assolve alla funzione di mediatore tra fruitore, moltitudine e spazio dell&#8217;ambiente circostante. Ci spieghi come ne intendi il funzionamento e quali sono le sue possibili applicazioni? Quli sono le caratteristiche che la allontanano dalla categoria di Iper-strumento scultura sonora?<\/p>\n<p align=\"left\"><span class=\"testo_iframebold\" lang=\"en-GB\">Achim Wollscheid: <\/span><span lang=\"en-GB\">E&#8217; un oggetto portatile. Qualcosa che le persone potrebbero comprare, un piccolo dispositivo che, secondo me, tenta di dare una risposta a una questione irrisolta della computer music-come programmare un brano, che continuamente riprogramma se stesso senza diventare ripetitivo e ridondante. L&#8217;inaspettato, il contestuale, le voci ed i rumori entrano nella sound box e vengono rimodulati. Tecnicamente la S.B. consiste di un microfono (imput), un micro computer e un&#8217;altoparlante (output). Una volta entrato, il suono viene analizzato e rielaborato in tempo reale, producendo una sonorit\u00e0 che in modo pi\u00f9 o meno riconoscibile \u00e8 ricollegabile all&#8217;imput iniziale.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero59_Urban-Space-and-Moltitude-10.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37821\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero59_Urban-Space-and-Moltitude-10.png\" alt=\"numero59_Urban Space and Moltitude 10\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero59_Urban-Space-and-Moltitude-10.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero59_Urban-Space-and-Moltitude-10-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p lang=\"en-GB\" align=\"left\"><span class=\"testo_iframebold\">Claudia Maina:<\/span> A questo punto vorrei ringraziarti e chiederti quali sono i tuoi progetti futuri e se hai in programma qualche intervento installativo in Italia.<\/p>\n<p align=\"left\"><span class=\"testo_iframebold\" lang=\"en-GB\">Achim wollscheid: <\/span><span lang=\"en-GB\">Nessun programma al momento. Grazie a te.<\/span><\/p>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"left\">Note:<\/p>\n<p align=\"left\">LaBelle, Brandon e Roden, Steve., <em>Site of sound: of architecture and the ear<\/em>, New York, edited by Brandon Labelle and Steve Roden, Errant Bodies Press in association with Smart Art Press, 1999.<\/p>\n<p align=\"left\">LaBelle, Brandon., <em>Background noise. Perspective on Sound Art<\/em>, New York, The Continuum International Publishing Group Inc, 2007.<\/p>\n<p align=\"left\">AA.VV., <em>Selected works. Achim Wollscheid<\/em>, printed by Vier-T\u00fcrme-Gmbh, Frankfurt, Selektion SB04, 2001.<\/p>\n<p align=\"left\"><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.selektion.com\/members\/wollscheid\/default.htm\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.selektion.com\/members\/wollscheid\/default.htm<\/a><\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il lavoro dell&#8217;artista tedesco Achim Wollscheid esplora le possibilit\u0088 del suono come medium interattivo sociale. 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