{"id":10773,"date":"2010-11-02T12:00:00","date_gmt":"2010-11-02T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-059\/gillo-dorfles-aesthetics-electronics-and-textuality\/"},"modified":"2020-11-01T23:31:52","modified_gmt":"2020-11-01T22:31:52","slug":"gillo-dorfles-aesthetics-electronics-and-textuality","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/design\/gillo-dorfles-aesthetics-electronics-and-textuality\/","title":{"rendered":"Gillo Dorfles. Estetiche, Elettroniche E Testualita'"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\"><span class=\"testo_iframebold\">Gillo Dorfles \u00e8 artista, designer, critico d&#8217;arte e filosofo<\/span>. Figura poliedrica, lega il suo nome ad un impegno costante nell&#8217;analisi dei fenomeni estetici e culturali. Fattosi interprete e testimone della dialettica tra espressione artistica e produzione industriale, \u00e8 promotore di movimenti d&#8217;avanguardia fin dagli anni quaranta, pi\u00f9 noti dei quali il <span class=\"testo_iframebold\">MAC &#8211; Movimento di Arte Concreta<\/span>, fondato a Milano nel 1948 insieme ad <span class=\"testo_iframebold\">Atanasio Soldati, Bruno Munari e Gianni Monnet<\/span>, con il fine di promuovere un tipo di astrattismo libero da ogni processo di mimesi &#8211; e l&#8217;<span class=\"testo_iframebold\">ADI (Associazione per il disegno industriale)<\/span> della cui creazione sar\u00e0 protagonista dodici anni dopo.<\/p>\n<p align=\"left\">Considerevole \u00e8 stato il suo contributo allo sviluppo dell&#8217;estetica italiana del dopoguerra, grazie alla sua peculiare attenzione al divenire del mondo e delle arti.<\/p>\n<p align=\"left\">Nelle sue indagini critiche Gillo Dorfles si \u00e8 sovente soffermato ad analizzare l&#8217;aspetto socio-antropologico dei fenomeni estetici e culturali, facendo ricorso anche agli strumenti della linguistica. Sar\u00e0 il primo, gi\u00e0 nel 1951, a vedere tendenze barocche nell&#8217;arte contemporanea, cos\u00ec come la sua riflessione sul design, che pi\u00f9 che sdoganare risulta proprio dare un contributo fondante alla tenuta estetica della disciplina, risulta ancora oggi di impressionante attualit\u00e0. Pi\u00f9 in generale tra gli anni Cinquanta e Sessanta il lavoro critico di Dorfles ha una portata rivoluzionaria: il suo interesse nasce dall&#8217;osservazione critica di fatti concreti legati al presente e soggetti a continue mutazioni e stratificazioni. Ci\u00f2 che lo affascina sono i gusti, le tendenze legate alla moda, i consumi, le tecniche, i mezzi di comunicazione di massa, le relazioni sociali, le psico-patologie del quotidiano.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero59_Gillo-Dorfles-02.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37798\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero59_Gillo-Dorfles-02.png\" alt=\"numero59_Gillo Dorfles 02\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero59_Gillo-Dorfles-02.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero59_Gillo-Dorfles-02-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\">Ancora oggi, svolge un&#8217;attivit\u00e0 di ricerca e divulgazione riguardante il le arti applicate, il design, l&#8217;architettura, intesi sia come discipline, sia come fenomeni culturali pi\u00f9 ampi in continuo sensibile mutamento. Questa intervista rappresenta, pertanto, un&#8217;occasione per comprendere l&#8217;evoluzione del discorso progettuale, <em>attraverso un&#8217;<\/em>esplorazione sull&#8217;attuale gusto del pubblico, anche alla luce dei nuovi territori di sperimentazione e di ricerca tecnologica. Dorfles non si sottrae difatti al confronto rispetto a categorie anche avulse all&#8217;arte applicata in senso storico, come quelle dell&#8217;interazione e dell&#8217;istallazione, dando ulteriore prova di vitalit\u00e0 analitica, non lesinando alcuni dei suoi inconfondibili giudizi affilati da un lessico capace di sfumature rare.<\/p>\n<p align=\"left\"><span class=\"testo_iframebold\">Pasquale Napolitano: <\/span>Prof. Dorfles, com&#8217;\u00e8 cominciato il suo interesse verso le arti applicate, e verso il design in particolare?<\/p>\n<p align=\"left\"><span class=\"testo_iframebold\">Gillo Dorfles<\/span>: Gi\u00e0 allora, all&#8217;epoca in cui ho scritto il libretto &#8220;Disegno Industriale&#8221; [Einaudi, Torino, 1972] mi ero reso conto che non era pi\u00f9 possibile staccare completamente il mondo del design e dell&#8217;architettura da quello delle altre arti visive. Non \u00e8 possibile, infatti, studiare la pittura e la scultura e dimenticarsi dell&#8217;architettura, cos\u00ec come del design. Quest&#8217;ultimo, in un certo senso, era considerato all&#8217;epoca la cenerentola dell&#8217;architettura, e la cosa da subito non mi \u00e8 parsa giusta: viviamo nel mondo circondati dal design, ancora pi\u00f9 che dall&#8217;architettura direi, pertanto non mi parve possibile non occuparsene. Questo \u00e8 stato lo spunto iniziale.<\/p>\n<p align=\"left\">Vi \u00e8 uno sviluppo parallelo, prima nell&#8217;artigianato relativo alle arti visive, poi, quando l&#8217;artigianato viene, se non sostituito, integrato dal design, paradossalmente anche pittura e scultura vengono in una certa maniera inglobate all&#8217;interno del mondo del design: la progettazione dell&#8217;oggetto, infatti, non \u00e8 cos\u00ec lontana dalla progettazione grafica: grafica, tipografia, design, sono sottoinsiemi di un solo grande settore.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero59_Gillo-Dorfles-03.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37799\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero59_Gillo-Dorfles-03.png\" alt=\"numero59_Gillo Dorfles 03\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero59_Gillo-Dorfles-03.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero59_Gillo-Dorfles-03-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\"><span class=\"testo_iframebold\">Pasquale Napolitano: <\/span> Nei suoi scritti sulla cultura progettuale lei ha delineato un rapporto tra arte e design partendo dal concetto di serialit\u00e0. Oggi che anche buona parte degli artefatti artistici sono di matrice seriale, mentre l&#8217;industria \u00e8 capace di produrre oggetti ad un enorme quoziente di personalizzazione, in cosa lei coglie, qualora ancora vi sia, la differenza tra questi due universi?<\/p>\n<p align=\"left\"><span class=\"testo_iframebold\">Gillo Dorfles<\/span>: Certamente il design, essendo legato alla funzione, fondamentalmente, ha un quoziente che scultura e pittura non hanno. Al di l\u00e0 della questione formale e del gusto personale, credo che sia giusto rilevare due aspetti, fondamentali sia nel design e che nelle arti: quello della funzionalit\u00e0 e quello del marketing. In quest&#8217;ottica la personalizzazione dell&#8217;oggetto \u00e8 semplicemente una delle caratteristiche funzionali all&#8217;identificazione di quest&#8217;ultimo.<\/p>\n<p align=\"left\">All&#8217;epoca dei bisnonni questo processo di attribuzione di valore immateriale non esisteva, o esisteva in maniera molto parziale: c&#8217;era il mobile Louis XVI, ma poi il cucchiaio, la forchetta non avevano, per cos\u00ec dire, un &#8220;cognome&#8221;. \u00c8 una novit\u00e0, a mio avviso, dal duplice significato: positiva da un lato, in quanto pu\u00f2 consentire un maggiore appeal insito nell&#8217;oggetto, dall&#8217;altra negativa, in quanto crea uno snobismo dell&#8217;oggetto, molto spesso non dovuto al buon gusto del fruitore, ma semplicemente alla moda; come nell&#8217;abbigliamento, le griffe, in cui \u00e8 la personalizzazione dell&#8217;oggetto che subentra prim&#8217;ancora del gusto o del progetto.<\/p>\n<p align=\"left\"><span class=\"testo_iframebold\">Pasquale Napolitano: <\/span> Nel &#8216;900 il design ha profondamente influenzato l&#8217;idea di estetica. Con l&#8217;attuale ibridazione del concetto di merce che si \u00e8 per molti aspetti dissolto all&#8217;interno dell&#8217;universo della comunicazione, e con le evoluzioni dell&#8217;industria culturale, com&#8217;\u00e8 cambiata l&#8217;estetica con queste ulteriori sollecitazioni?<\/p>\n<p align=\"left\"><span class=\"testo_iframebold\">Gillo Dorfles<\/span>: \u00c8 la cultura di massa che ha cambiato l&#8217;atteggiamento dell&#8217;<em>uomo della strada <\/em>verso un mondo che fino ad allora gli era precluso. Ricordo un mio conoscente, privo di gusto estetico e di curiosit\u00e0 intellettuale, che arred\u00f2 l&#8217;appartamento nuovo, solo con mobili griffati: questo dimostra che, in determinati ambienti, \u00e8, seppur in maniera distorta, riuscita a penetrare l&#8217;idea di gusto mediocre, del <em>non gusto<\/em>.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero59_Gillo-Dorfles-04.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37800\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero59_Gillo-Dorfles-04.png\" alt=\"numero59_Gillo Dorfles 04\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero59_Gillo-Dorfles-04.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero59_Gillo-Dorfles-04-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\"><span class=\"testo_iframebold\">Pasquale Napolitano: <\/span> Lei negli anni &#8217;60 ha individuato tre categorie che caratterizzano l&#8217;oggetto di design: la seriabilit\u00e0, il quoziente estetico legato alla sua metodologia progettuale, la producibilit\u00e0 meccanica; dopo le gi\u00e0 citate innovazioni legate alla digitalizzazione, i cambiamenti di gusto, di sistema economico, crede che qualcuna di queste sia stata messa in discussione? O che qualcuna di queste debba in qualche maniera essere aggiunta o sostituita?<\/p>\n<p align=\"left\"><span class=\"testo_iframebold\">Gillo Dorfles<\/span>: Queste tre categorie mi sembrano ancora quelle fondamentali, ed in particolare quella della serialit\u00e0: la produzione in serie \u00e8 basilare. Il design per l&#8217;oggetto unico a mio avviso non ha mai avuto ragione d&#8217;essere. La serialit\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 forte della funzionalit\u00e0. Ma, se mi chiede un aggiornamento di queste categorie, posso aggiungere che, a mio avviso, oggi la progettazione deve tener conto anche della spazialit\u00e0.<\/p>\n<p align=\"left\"><span class=\"testo_iframebold\">Pasquale Napolitano: <\/span> A tal proposito, considerando che lei ha annoverato tra le caratteristiche del design, in rapporto all&#8217;architettura, quella di essere &#8220;Micro&#8221;, di possedere una ridotta scala di grandezza, non crede che tutta quella serie di artefatti di design della comunicazione, quali mappe, diagrammi etc&#8230; ed in maniera ancora maggiore artefatti audiovisivi, investono lo spazio in maniera estremamente comprensiva (come ad es. le istallazioni di Studio Azzurro)? Alla luce di ci\u00f2, come le categorie spaziali di &#8220;micro&#8221; e &#8220;macro&#8221; si riordinano una rispetto all&#8217;altra?<\/p>\n<p align=\"left\"><span class=\"testo_iframebold\">Gillo Dorfles<\/span>: In effetti, non c&#8217;\u00e8 solo il &#8220;forniture designer&#8221;, ma diverse tipologie di design, come il design d&#8217;ambiente, grafico, ecc\u0085Bisogna arrivare al design dello spazio attraverso l&#8217;architettura.<\/p>\n<p align=\"left\"><span class=\"testo_iframebold\">Pasquale Napolitano: <\/span>La sua attivit\u00e0 di pittore e di scultore l&#8217;ha aiutata nella sua attivit\u00e0 di studioso? Si \u00e8 verificato anche il processo inverso? E pi\u00f9 in generale, com&#8217;\u00e8 stato possibile coniugare in maniera organica gli universi dell&#8217;analisi e della rappresentazione?<\/p>\n<p align=\"left\"><span class=\"testo_iframebold\">Gillo Dorfles<\/span>: Da parte del pubblico, l&#8217;idea che un critico serio dipinga, lo mette in cattiva luce. Ad esempio Argan quando dipingeva faceva cose mediocri. \u00c8 difficile che i due aspetti coesistano con la stessa forza e qualit\u00e0. D&#8217;altro canto, riconoscere la materia prima in pittura, cos\u00ec come in musica, \u00e8 fondamentale. Anche un critico bisogna che conosca la meccanica della musica; sarebbe bene che un critico conoscesse la qualit\u00e0 della progettazione, anche senza necessariamente diventare progettista.<\/p>\n<p align=\"left\">L&#8217;operazione, invece, di chiamare artisti, scultori, pittori, a fare design non ha senso. Ad esempio, l&#8217;idea di Memphis di commissionare ad artisti, come <span class=\"testo_iframebold\">Pistoletto e Dorazio<\/span>, oggetti d&#8217;arredo non ha sortito risultati apprezzabili. Un pittore pu\u00f2 essere un ottimo designer, ma deve avere esperienza professionale in questo campo; un pittore (cos\u00ec come un poeta&#8230;) non pu\u00f2 improvvisarsi designer, perch\u00e9 quella del designer \u00e8 professione dotata di specificit\u00e0, e che bisogna imparare senza improvvisazioni: certe operazioni possono essere considerate dei divertimenti, ma non di pi\u00f9. Quando i pittori si improvvisano designers \u00e8 come se si avvertisse un contrasto, una distonia. Non \u00e8 possibile neanche il processo inverso, che un designer si improvvisi artista: ad esempio, <span class=\"testo_iframebold\">Maldonado<\/span> ha fatto pitture che non hanno ragion d&#8217;essere, pur essendo stato un uomo importante, un importante designer, soprattutto nel periodo di Ulm, importante come ricercatore e sperimentatore, con importanti influenze anche in Italia.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero59_Gillo-Dorfles-05.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37801\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero59_Gillo-Dorfles-05.png\" alt=\"numero59_Gillo Dorfles 05\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero59_Gillo-Dorfles-05.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero59_Gillo-Dorfles-05-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\"><span class=\"testo_iframebold\">Pasquale Napolitano: <\/span>Semplificando per un momento, quali movimenti e quali designer preferisce, e quali preferiva? E per quale ragione?<\/p>\n<p align=\"left\"><span class=\"testo_iframebold\">Gillo Dorfles<\/span>: E&#8217; sempre meglio non attardarsi sui nomi. In Italia abbiamo avuto grandi nomi:<span class=\"testo_iframebold\"> Castiglioni, Gae Aulenti, Asti, Mari, Manciocchi<\/span>\u0085ne abbiamo moltissimi, difficile dire chi sia stato il migliore o il preferito. Naturalmente hanno caratteristiche diverse: Mari, ad esempio, \u00e8 molto diverso da <span class=\"testo_iframebold\">Mendini<\/span>. Ma non credo sia serio fare un discorso su chi sia stato pi\u00f9 capace. Dipende dai casi, vi sono situazioni in cui il rigore \u00e8 fondamentale, casi dove \u00e8 pi\u00f9 importante la giocosit\u00e0. Per esempio, in Mendini abbiamo un tipo di giocosit\u00e0 che non ha niente a che fare con la seriet\u00e0 di Mari, oppure di Castiglioni, eppure \u00e8 apprezzabile all&#8217;interno di un&#8217;estetica.<\/p>\n<p align=\"left\"><span class=\"testo_iframebold\">Pasquale Napolitano: <\/span>A questo proposito, c&#8217;\u00e8 contiguit\u00e0 tra il concetto di &#8220;Horror Pleni&#8221; e quello di &#8220;Form Follows Function&#8221; caro alla Bauhaus?<\/p>\n<p align=\"left\"><span class=\"testo_iframebold\">Gillo Dorfles<\/span>: Naturalmente il principio di forma-funzione ha subito moltissime trasformazioni. Ormai nessuno, credo, pensa che l&#8217;oggetto debba corrispondere alla funzione. La funzione \u00e8 fondamentale quando si tratta di un&#8217;automobile, o di un rasoio elettrico (guai se non corrispondesse alla funzione&#8230;); ma nel caso dell&#8217;oggetto domestico, del soprammobile la funzionalit\u00e0 non \u00e8 assoluta, come non \u00e8 assoluto il &#8220;delitto&#8221; della decorazione: oggi ci sono molti elementi decorativi, ornamentali, che non tollerano che ci sia un buon design. Il simbolismo dell&#8217;oggetto \u00e8 altrettanto importante quanto la componente funzionale in senso stretto. Il concetto di <em>Horror Pleni<\/em> [Castelvecchi, Roma, 2008] \u00e8 senz&#8217;altro applicabile a questo discorso dicotomico tra forma e funzione.<\/p>\n<p align=\"left\"><span class=\"testo_iframebold\">Pasquale Napolitano: <\/span>Nel delineare il rapporto tra design ed architettura aveva caldeggiato il passaggio ad un&#8217;architettura modulare e riproducibile, che si svincolasse dall&#8217;ossessione del pezzo unico, attingendo in questo senso al design. Questo tipo di auspicio si \u00e8 in parte verificato, in particolare con le soluzioni di massa e a basso costo proposte da IKEA et alias. Crede questo sia un fenomeno ancora in espansione? E che sia ancora qualcosa di positivo?<\/p>\n<p align=\"left\"><span class=\"testo_iframebold\">Gillo Dorfles<\/span>: Quello del fenomeno IKEA \u00e8 senz&#8217;altro un buon esempio. Una volta a questa tipologia di oggetti mancava la parte elitaria: vi era o l&#8217;artigianato sublime o l&#8217;oggettistica banale. Oggi abbiamo pur un artigianato artistico, ma anche un design elitario, accanto ad un design pi\u00f9 &#8220;popular&#8221;, pi\u00f9 lineare. L&#8217;oggetto pregiato contemporaneo, anche se a portata di tutti, fatto in serie, oggetto di grande consumo, nello stesso tempo oggi rispetta certi canoni estetici.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero59_Gillo-Dorfles-06.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37802\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero59_Gillo-Dorfles-06.png\" alt=\"numero59_Gillo Dorfles 06\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero59_Gillo-Dorfles-06.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero59_Gillo-Dorfles-06-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\"><span class=\"testo_iframebold\">Pasquale Napolitano: <\/span>Di questo tipo di logica modulare, unita a quella cosiddetta del riuso, pare nutrirsi il cosiddetto &#8220;design di emergenza&#8221;. Quale giudizio d\u00e0 di questo fenomeno, lo ritiene qualcosa di realmente incisivo sulle condizioni di vita delle persone verso cui tale attenzione progettuale \u00e8 rivolta?<\/p>\n<p align=\"left\"><span class=\"testo_iframebold\">Gillo Dorfles<\/span>: Rientra nel settore pi\u00f9 quotidiano, meno estetizzante del design. Pensiamo al tema dell&#8217;acqua che coinvolge molti elementi che rientrano nel design e in altri settori sensibili della quotidianit\u00e0. La progettazione, oggi, \u00e8 indispensabile per la pianificazione di una citt\u00e0, in tutti i suoi aspetti, cos\u00ec come anche per la pianificazione oggettistica. Regge ancora il detto di Rogers &#8220;dal cucchiaio alla citt\u00e0&#8221;.<\/p>\n<p align=\"left\"><span class=\"testo_iframebold\">Pasquale Napolitano: <\/span>Una delle chiavi di lettura, delle categorie attraverso le quali analizza gli oggetti frutto di design, \u00e8 quello dell&#8217;integrazione tra parte meccanica e componente estetica: ora che la &#8220;parte meccanica&#8221; degli artefatti \u00e8 in buona sostanza sostituita dal codice, elemento del quale si discute riguardo alla trasparenza o meno di quest&#8217;ultimo, cosa resta, in questo particolare ambito, Prof. Dorfles, del design?<\/p>\n<p align=\"left\"><span class=\"testo_iframebold\">Gillo Dorfles<\/span>: Rimane fondamentale. Nel caso del computer e degli altri vari strumenti analoghi, il problema del tasto, la &#8220;tastualit\u00e0&#8221;, il problema aptico \u00e8 fondamentale. Cio\u00e8 in questi oggetti con carrozzeria unitaria e anche banale, la questione del tasto e il modo di manipolazione \u00e8 un elemento fondamentale. Infatti, ci sono designer specializzati in queste macchine, dove quello che era il macchinismo del motore a scoppio, o della macchina da scrivere, si sostituisce con l&#8217;importanza del tasto e del segnale. Importanti sono anche gli aspetti legati all&#8217;interfaccia; il display, la leggibilit\u00e0, e la manovrabilit\u00e0: anche in questi aspetti il designer rimane importantissimo.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero59_Gillo-Dorfles-07.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37803\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero59_Gillo-Dorfles-07.png\" alt=\"numero59_Gillo Dorfles 07\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero59_Gillo-Dorfles-07.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero59_Gillo-Dorfles-07-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\"><span class=\"testo_iframebold\">Pasquale Napolitano: <\/span>Probabilmente una delle categorie da prendere in esame \u00e8 quella dell&#8217;interazione, intesa come capacit\u00e0 dell&#8217;opera di vivere pi\u00f9 vite, cos\u00ec come di uscire dall&#8217;autorialit\u00e0 vissuta come un pacchetto chiuso di opzioni. Condivide questo punto di vista? Ne aggiungerebbe di altre?<\/p>\n<p align=\"left\"><span class=\"testo_iframebold\">Gillo Dorfles<\/span>: Importante credo sia l&#8217;intervento del progettista e del progettato; del fruitore e dell&#8217;inventore. Si veda l&#8217;architettura, che deve basarsi su quello che \u00e8 il desiderio di chi abita questa architettura. Non fare la bella forma, la bizzarria, che poi \u00e8 inutile al fruitore. Il fruitore \u00e8 co-autore.<\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gillo Dorfles \u008f artista, designer, critico d&#8217;arte e filosofo. Figura poliedrica, lega il suo nome ad un impegno costante nell&#8217;analisi dei fenomeni estetici e culturali. 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