{"id":10766,"date":"2010-10-01T12:00:00","date_gmt":"2010-10-01T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-058\/mark-grimes-maker-faire-africa-the-net-doing\/"},"modified":"2020-11-01T23:28:38","modified_gmt":"2020-11-01T22:28:38","slug":"mark-grimes-maker-faire-africa-the-net-doing","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-058\/mark-grimes-maker-faire-africa-the-net-doing\/","title":{"rendered":"Mark Grimes. Maker Faire Africa: Il Fare Della Rete"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p lang=\"it-IT\">Gli ultimi anni hanno visto la nascita di un fenomeno che viene genericamente definito makers movement. Il suo pilastro fondativo \u00e8 il network originatosi negli USA attorno a <span class=\"testo_iframebold\"><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/makezine.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Make Magazine<\/a> e <a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/makerfaire.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Maker Faire<\/a><\/span>: il primo \u00e8 un giornale nato nel 2006 che mette in connessione un&#8217;ampia gamma di progetti <em>Do itY ourself<\/em> che hanno a che fare con la tecnologia; la seconda \u00e8 una fiera periodica che si svolge in varie citt\u00e0 degli Stati Uniti coinvolgendo i cosiddetti <em>backyard inventors<\/em> (inventori da garage), artisti e artigiani<em> high-tech<\/em>. Dietro a questo boom c&#8217;\u00e8 <span class=\"testo_iframebold\"><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/oreilly.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">O&#8217;Reilley Media<\/a><\/span>, l&#8217;editore conosciuto in tutto il mondo per i suoi manuali di software e per il supporto a numerose iniziative connesse all&#8217;innovazione tecnologica, all&#8217;imprenditoria sociale e alle startups high-tech.<\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\">La Maker Faire \u00e8 solo la punta dell&#8217;Iceberg di un fenomeno globale che ha a che fare con le nuove forme di DIY e che coinvolge comunit\u00e0 e laboratori interessati nell&#8217;hardware hacking (come il<a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/dorkbot.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"> Dorkbot<\/a>), il desktop manufacturing (lo <span class=\"testo_iframebold\">MIT&#8217;s Centre for Bits and Bytes<\/span>, il movimento dei <span class=\"testo_iframebold\"><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/fab.cba.mit.edu\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">FabLab<\/a><\/span>), la biotecnologia fai da te e molti altri approcci \u201cdi base\u201d alla produzione materiale. Fenomeni simili sono sempre esistiti nel mondo degli appassionati di tecnologia, ma sono sempre stati delimitati ad ambiti piuttosto specifici; quello che sta accadendo in questi anni \u00e8 qualcosa di radicalmente nuovo.<\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\">Possiamo identificare almeno quattro cause di questa rapida trasformazione sociale. Innanzitutto, c&#8217;\u00e8 un numero sempre crescente di persone con un&#8217;educazione di livello superiore nei campi della scienza e della tecnologia. Come seconda cosa, queste persone oggi sono connesse attraverso mezzi estremamente efficaci forniti dal web 2.0 (e da piattaforme, come<span class=\"testo_iframebold\"> <a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.instructables.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Instructables<\/a><\/span>, che permettono di creare e condividere set di istruzioni estremamente complicate in un modo semplice). Terzo, le tecnologie di<em> desktop manufacturing <\/em>(come i progetti di stampa <em>3d open source<\/em> <span class=\"testo_iframebold\"><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/reprap.org\/wiki\/Main_Page\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">RepRap<\/a><\/span> e <span class=\"testo_iframebold\"><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.makerbot.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">MakerBot<\/a><\/span>) e i servizi ad esse correlati (come la piattaforma on-line di taglio laser <em>on-demand <\/em><span class=\"testo_iframebold\"><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.ponoko.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Ponoko<\/a><\/span>) stanno divenendo estremamente accessibili ed economiche. Infine, stiamo assistendo ad un vero e proprio successo dell&#8217;open hardware (pensate ad <span class=\"testo_iframebold\"><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.arduino.cc\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Arduino<\/a><\/span>: \u00e8 economico, estremamente flessibile, customizzabile ed anche i bambini possono imparare ad usarlo). Secondo molti osservatori, tutto questo sta portando ad una ridefinizione del modo a cui guardiamo al rapporto tra produzione materiale, tecnologia, innovazione e societ\u00e0.<\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><a href=\"http:\/\/www.digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero58_Mark-Grimes-02.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37723\" src=\"http:\/\/www.digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero58_Mark-Grimes-02.png\" alt=\"numero58_Mark Grimes 02\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero58_Mark-Grimes-02.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero58_Mark-Grimes-02-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\">Questo panorama \u00e8 estremamente eccitante ma, allo stesso tempo, \u00e8 basato interamente su prospettive nordamericane ed europee. Cosa sono i makers, cosa fanno e quali sono le loro motivazioni \u00e8 definito principalmente sulla base dei bisogni, dei desideri e degli immaginari dei paesi ricchi.<\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\">Nel 2009 un gruppo di imprenditori sociali e designer ha iniziato a ripensare il concetto dell&#8217;invenzione dal basso in un frame africano, mettendo assieme makers da vari paesi e chiedendosi: \u201cCosa succede quando metti assieme i portatori di idee ingegnose dal Mali con quelli del Ghana e del Kenya, aggiungi un po&#8217; di risorse e mixi il tutto?\u201d La risposta a questa domanda \u00e8 <span class=\"testo_iframebold\"><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/makerfaireafrica.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"> Maker Faire Africa<\/a><\/span>, un&#8217;organizzazione internazionale fondata da <span class=\"testo_iframebold\"><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.ned.com\/user\/u513094538\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Mark Grimes<\/a> <\/span>(Ned.com) assieme a <a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.afrigadget.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Emeka Okafor<\/a> (Africadget), <span class=\"testo_iframebold\"><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/emerbeamer.wordpress.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Emer Beamer<\/a> <\/span>(Butterfly Works e Nairobits),<span class=\"testo_iframebold\"> <a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.zungu.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Erik Hersman<\/a><\/span> (Ushahidi e Afrigadget) e <a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.ghanathink.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Henry Barnor<\/a> (Ghana Think). Il primo incontro si \u00e8 tenuto in Ghana nel 2009; il secondo in Kenya nel 2010. Gli obiettivi di Makers Faire Africa sono la documentazione, l&#8217;organizzazione dei progetti DIY africani, con un focus specifico sulla possibilit\u00e0 di lanciarne alcune sul mercato.<\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><span class=\"testo_iframebold\">Maker Faire Africa<\/span> \u00e8 estremamente interessante perch\u00e9 guarda all&#8217;innovazione come un fenomeno che avviene dal basso; sono i soggetti stessi che decidono quali sono i loro bisogni e le strade migliori per soddisfarli. I paesi africani hanno bisogno di un cambiamento radicale nell&#8217;approccio tra tecnologia e societ\u00e0 perch\u00e9 pu\u00f2 portare, in prospettiva, ad una riorganizzazione dei rapporti di forza con i paesi del nord del mondo.<\/p>\n<p align=\"left\">Aspettando di ricevere notizie dai network di makers in Asia e Sud America, abbiamo deciso di intervistare Marc Grimes, uno dei fondatori di Makers Faire Africa. E&#8217; venuto in Italia per una conferenza all&#8217;ultimo <span class=\"testo_iframebold\"><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.festivaletteratura.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Festivaletteratura di Mantova<\/a><\/span>, invitato dalla <span class=\"testo_iframebold\"><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.lettera27.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Fondazione no-profit Lettera 27<\/a><\/span> nell&#8217;ambito della serie di tre seminari dal titolo <em>Mobile A2K: Africa Interfaces Education Technology<\/em>.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"http:\/\/www.digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero58_Mark-Grimes-03.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37724\" src=\"http:\/\/www.digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero58_Mark-Grimes-03.png\" alt=\"numero58_Mark Grimes 03\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero58_Mark-Grimes-03.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero58_Mark-Grimes-03-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"left\"><span class=\"testo_iframebold\">Marco Mancuso e Bertram Niessen:<\/span> La prima cosa di cui sarebbe interessante discutere \u00e8 la relazione tra <em>Maker Faire U.S.A<\/em>., <em>Maker Faire Africa, Ned.com, NedSpace e Afrigadget<\/em>. Che cos&#8217;\u00e8 questo network? E come funziona?<\/p>\n<p><span class=\"testo_iframebold\" lang=\"it-IT\">Mark Grimes:<\/span> Avevo una certa familiarit\u00e0 con <span class=\"testo_iframebold\">Evan Williams<\/span>, colui che ha dato vita a Twitter. Ho assistito al lancio di Twitter e cos\u00ec mi sono interessato. Ho fatto le classiche cose frenetiche che molte persone fanno nei primi giorni, l&#8217;ho adottato e ho concluso: \u201cMmm, non mi interessa\u201d. Qualche mese pi\u00f9 tardi molte persone per cui nutrivo un grande rispetto stavano iniziando a usare Twitter e ho pensato: \u201cOk, devo essermi perso qualcosa\u201d. Cos\u00ec sono tornato sui miei passi e ho detto: \u201cBene, gli dar\u00f2 una seconda occhiata\u201d.<\/p>\n<p>Utilizzando un nuovo criterio di ricerca su Twitter mi sono cimentato con qualcosa che mi interessava molto: la \u201cmicrofinanza\u201d. Ho cominciato a seguire alcune persone che parlavano di questo argomento, dello sviluppo e dei mercati emergenti. Poi, sempre tramite Twitter, ho fatto qualche domanda a proposito dell&#8217;Africa e ho ricevuto una risposta da<span class=\"testo_iframebold\"> Erik Hersman<\/span>. Non sapevo chi fosse e che cosa facesse, proprio come lui non sapeva chi fossi io. Da allora abbiamo dialogato in privato su Twitter, e abbiamo creato una sorta di \u201cnetwork\u201d che sarebbe stato il precursore del mio <span class=\"testo_iframebold\">Ned.com<\/span> (uno spazio di cooperazione online per imprenditori sociali alle prime armi e<em> social venture collaborative<\/em>). Ci sentivamo per telefono una volta a settimana per dirci cose come: \u201cEcco a cosa sto lavorando questa settimana\u201d ; oppure: \u201cEcco che cosa spero di finire per settimana prossima\u201d. E&#8217; cos\u00ec che \u00e8 nato il <em>network<\/em>: dall&#8217;idea iniziale di creare una rete online per gli imprenditori.<\/p>\n<p>Dopo aver chattato qualche volta con Erik gli ho proposto: \u201cPensi che potremmo fare una call settimanale che riguardi le piccole e medie organizzazioni, la tecnologia e l&#8217;innovazione in Africa, e invitare altre persone a prendere parte alla conversazione?\u201d Lui mi ha risposto che sarebbe stato fantastico. E cos\u00ec abbiamo fatto, invitando gli interessati alla conversazione <em>online <\/em>sulla nostra piattaforma. Inoltre ha ricevuto un nostro invito anche Emeka Okafor, e cio\u00e8 colui che ha messo insieme la prima conferenza <span class=\"testo_iframebold\">TED in Africa<\/span>. Si \u00e8 unito alla discussione e dando voce ai suoi pensieri ha domandato: \u201cCosa ne pensate di una Maker Faire in Africa?\u201d<\/p>\n<p>Da quel momento, un altro amico e collega che si occupa del programma <span class=\"testo_iframebold\">MIT Ideas<\/span> ha suggerito: \u201cE&#8217; un&#8217;idea molto interessante e se avete intenzione di realizzarla, il MIT potrebbe essere in grado di raccogliere dei fondi. Non una grossa somma, magari 7000 dollari (USD)\u201d Abbiamo pensato che forse valeva la pena tentare e riconoscere che era una buona idea. In seguito, hanno preso parte al progetto anche l&#8217;organizzazione <span class=\"testo_iframebold\">Butterfly Works<\/span> e uno dei suoi cofondatori,<span class=\"testo_iframebold\"> Emer Beamer<\/span>, di Amsterdam; \u00e8 stato il primo impegno da parte di un piccolo gruppo di sponsor a supportare il team.<\/p>\n<p>E quindi abbiamo messo insieme la squadra: Emer Beamer \u00e8 venuto a lavorare, e cos\u00ec ha fatto anche <span class=\"testo_iframebold\">Henry Barnor<\/span>, raggiungendoci dalla California. Henry \u00e8 l&#8217;addetto alla tecnologia, \u00e8 un uomo che riesce a comprendere a pieno i software. Emer \u00e8 pi\u00f9 incentrato, come dire, sulla gestione e io invece mi occupo del <em>marketing<\/em>, delle vendite e di tutto ci\u00f2 che riguarda il modello di <em>business<\/em>. Ed Erik Hersman \u00e8 l&#8217;uomo del <em>grassroots<\/em>, capisce tutto ci\u00f2 che riguarda l&#8217;<span class=\"testo_iframebold\">Afrigadget<\/span>. Si occupa di questo anche per un altro tipo di persone. Sa come trovarli e scoprirli, conosce gli aspetti positivi dei <em>copycat<\/em>, di queste cose capisce tutto.<\/p>\n<p>Da quel momento abbiamo deciso di andare avanti con il nostro primo evento: ogni membro della squadra \u2013 me compreso! &#8211; aveva qualcuno da contattare, anche alcuni parenti ad Accra, in Ghana. Sapevamo che il Ghana era la democrazia pi\u00f9 vecchia del continente africano e sarebbe stato un posto fantastico per cominciare. Era gennaio\/febbraio del 2009: ci \u00e8 stato affidato il <span class=\"testo_iframebold\">Kofi Annan Center<\/span>, e c&#8217;erano alcuni <em>maker<\/em> che portavano le cose da fuori. Poi abbiamo cominciato a cercare i maker del posto: Henry ed Erik uscivano in motocicletta, in giro per le aree rurali del Ghana, alla ricerca di inventori, mostrando alla gente quello che stavamo facendo e cercando di scoprire qualcosa di eccezionale. Abbiamo anche fatto qualche intervista per la radio e la TV. Alla fine avevamo 59 maker e pi\u00f9 di mille partecipanti. Cos\u00ec ci siamo detti subito: \u201cOk, rifacciamolo!\u201d<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero58_Mark-Grimes-04.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37725\" src=\"http:\/\/www.digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero58_Mark-Grimes-04.png\" alt=\"numero58_Mark Grimes 04\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero58_Mark-Grimes-04.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero58_Mark-Grimes-04-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span lang=\"it-IT\"><span class=\"testo_iframebold\">Marco Mancuso e Bertram Niessen:<\/span> Ci parli del profilo di questi makers. Sono ingegneri? O dei professionisti che svolgono questa attivit\u00e0 soltanto a livello amatoriale?<\/span><\/p>\n<p lang=\"zxx\"><span lang=\"it-IT\"> <span class=\"testo_iframebold\" lang=\"it-IT\">Mark Grimes:<\/span> In molti casi si tratta di <\/span><span lang=\"it-IT\">singoli individui, pi\u00f9 raramente di gruppi di persone. La maggior parte di loro probabilmente non possiede alcun tipo di formazione in materia. Alcuni potrebbero essere considerati ingegneri, altri artisti. Credo che in generale si definirebbero professionisti a livello amatoriale. Se si arriva nelle aree pi\u00f9 rurali del Kenya e si domanda loro: \u201dCome descrivereste voi stessi?&#8221; risponderebbero \u201cSiamo contadini, e i contadini creano questi apparecchi\u201d. Mio nonno era un falegname e durante la Grande Depressione negli Stati Uniti realizz\u00f2 degli strumenti incredibilmente utili per l\u2019industria del mogano per poterli barattare con del cibo. Cre\u00f2 delle cose straordinarie. Ma considerava se stesso comunque un contadino.<\/span><\/p>\n<p lang=\"zxx\"><span class=\"testo_iframebold\">Marco Mancuso e Bertram Niessen:<\/span> In che modo la sezione <a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.matchamaker.info\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Match a Maker<\/a> del sito internet di <em>Maker Faire Africa<\/em> pu\u00f2 aiutare i <em>maker <\/em>stessi a rispondere in maniera adeguata agli input inviati dal mercato e dagli investitori?<\/p>\n<p lang=\"zxx\"><span class=\"testo_iframebold\" lang=\"it-IT\">Mark Grimes:<\/span> A<span lang=\"it-IT\">bbiamo voluto creare <\/span><span lang=\"it-IT\">la sezione \u201cMatch a Maker\u201d sul sito web in modo tale da permettere alle persone di poter mettere online il loro indirizzo email, il loro numero di telefono, la loro foto e una descrizione delle loro esperienze lavorative. Da un certo punto di vista la seconda edizione della fiera <em>Maker Fair Africa<\/em> \u00e8 stata un grande successo poich\u00e9 adesso possiamo dire di avere fatto davvero qualcosa, di aver raggiunto un risultato concreto verso cui possiamo rivolgerci e dire \u201cEcco quello che abbiamo fatto\u201d. Vogliamo aiutare i <em>makers<\/em>, gli innovatori e gli inventori a portare le loro idee e i loro prodotti ad un livello superiore, qualsiasi cosa questo significhi. Vogliamo fare qualcosa che sia economicamente utile per un certo <em>maker<\/em>, o qualcosa che riesca a coinvolgere decine di persone all\u2019interno di una determinata comunit\u00e0. Vogliamo fornire loro una piattaforma con servizi di assistenza e collaborazione, ma non vogliamo imporre loro delle norme. Personalmente, sono molto interessato alle questioni relative al raggiungimento dei <span class=\"testo_iframebold\">Millennium Development Goals<\/span> e sto cercando innovazioni e invenzioni che possano riuscire a garantire un vantaggio sociale ad oltre un milione di persone in diversi paesi in un arco di tempo di cinque anni, o addirittura inferiore. <\/span>Una sfida impossibile? <span lang=\"it-IT\">Naturalmente s\u00ec.<\/span><\/p>\n<p lang=\"zxx\"><a href=\"http:\/\/www.digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero58_Mark-Grimes-05.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37726\" src=\"http:\/\/www.digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero58_Mark-Grimes-05.png\" alt=\"numero58_Mark Grimes 05\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero58_Mark-Grimes-05.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero58_Mark-Grimes-05-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p lang=\"zxx\"><span lang=\"it-IT\"><span class=\"testo_iframebold\">Marco Mancuso e Bertram Niessen:<\/span> Gli ambienti culturali che ruotano attorno al movimento dei <em>makers<\/em> sono estremamente diversi. In Europa, per esempio, sono pi\u00f9 legati al mondo dell\u2019arte, della tecnologia e dell\u2019<em>hacktivism<\/em>. Anche negli Stati Uniti c\u2019\u00e8 una composizione altrettanto eterogenea: alcuni principi provengono dal mondo dell\u2019artigianato, altri dalla cultura imprenditoriale sociale. Come funziona in Africa? Ci sono altri tipi di istituzioni culturali coinvolti, come ad esempio le ONG?<\/span><\/p>\n<p lang=\"zxx\"><span lang=\"it-IT\"> <span class=\"testo_iframebold\" lang=\"it-IT\">Mark Grimes:<\/span> La nostra teoria \u00e8 quella di lavorare in un ambiente aperto, <em>open source<\/em>, in cui chiunque pu\u00f2 entrare e dare il proprio aiuto <\/span><span lang=\"it-IT\">ai <em>makers<\/em>. Se arrivano delle ONG, \u00e8 fantastico, perch\u00e9 loro hanno la possibilit\u00e0 di fare cose incredibili . Ma la cosa pi\u00f9 importante resta ci\u00f2 che quest\u2019esperienza rappresenta per i<em> makers<\/em>: coinvolgere pi\u00f9 makers, makers diversi, provenienti da altri paesi, e accertarsi che abbiano la migliore esperienza possibile all\u2019interno della <em>Maker Faire<\/em>. Un buon esempio che potrei citare \u00e8 quello della General Electric che arriv\u00f2 in fiera in qualit\u00e0 di sponsor ma che, grazie a un approccio di tipo creativo, cre\u00f2 un premio che non era in denaro ma che consisteva nel scegliere un <em>maker<\/em> e portarlo in India per lavorare per tre giorni con il loro CTO, capo dei progetti tecnologici dell\u2019azienda. Il fatto \u00e8 che tutti coloro che sono coinvolti in questo genere di attivit\u00e0 farebbero di tutto per un\u2019esperienza di questo tipo, proprio perch\u00e9 rappresenta qualcosa di inestimabile, un\u2019esperienza davvero fantastica. Un altro grande esempio \u00e8<span class=\"testo_iframebold\"> ASME\/ Engineering for Change<\/span>, che ha mandato uno dei membri del consiglio di amministrazione a Nairobi per incontrare moltissimi tecnici e ingegneri che partecipavano alla fiera. Abbiamo anche parlato con il <span class=\"testo_iframebold\">Capasso Group<\/span>, un gruppo di ingegneri\/designer italiani, e anche questa sembra essere davvero un\u2019esperienza interessante. Le ONG e i <em>makers<\/em> devono assolutamente lavorare insieme. Ovviamente sono stati nostri grandi partner, sia le ONG che le organizzazioni no-profit.<\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\"><span lang=\"it-IT\"><span class=\"testo_iframebold\">Marco Mancuso e Bertram Niessen:<\/span> Quando parla di ambiente <em>open source,<\/em> lo intendi in modo formale? Esiste un qualche tentativo di costruire una sorta di comunit\u00e0 di beni?<\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\"><span lang=\"it-IT\"> <span class=\"testo_iframebold\" lang=\"it-IT\">Mark Grimes:<\/span> Per il momento non esistono intenzioni di sistematizzazione formale della cosa, ma ci sono un paio di persone con cui ho parlato che vorrebbero sviluppare la propria attivit\u00e0, potenziarla per avere successo e questo va a cozzare con i principi base di un ambiente di tipo <em>open source<\/em>.<\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\"><a href=\"http:\/\/www.digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero58_Mark-Grimes-06.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37727\" src=\"http:\/\/www.digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero58_Mark-Grimes-06.png\" alt=\"numero58_Mark Grimes 06\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero58_Mark-Grimes-06.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero58_Mark-Grimes-06-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p lang=\"it-IT\"><span lang=\"it-IT\"><span class=\"testo_iframebold\">Marco Mancuso e Bertram Niessen:<\/span> Puoi fornirci un esempio degli oggetti prodotti dai maker Africani di cui stiamo parlando? E un buon esempio di coinvolgimento dei <em>maker<\/em> nel mercato.<\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\"><span class=\"testo_iframebold\" lang=\"it-IT\">Mark Grimes:<\/span> <span lang=\"it-IT\"> Uno dei modelli su cui sto lavorando attualmente \u00e8 un oggetto che ho portato da farvi vedere e che ho qui nella mia borsa. La storia nasce ad Accra, luogo in cui ho incontrato <\/span><span class=\"testo_iframebold\" lang=\"zxx\">Dominic Wanjihia<\/span><span lang=\"it-IT\">, un inventore che da Nairobi abbiamo invitato a partecipare alla prima edizione di <\/span><span lang=\"zxx\"><em>Maker Faire Africa<\/em><\/span><span lang=\"it-IT\">. Eravamo a cena in un ristorante con altre 20 persone, e io chiesi a Dominic di poter vedere una sua invenzione che sapevo ha impedito alla Malaria di diffondersi nei quartieri pi\u00f9 poveri di Kibera. L\u2019oggetto di cui parlo assomiglia al fondo di una lattina e pu\u00f2 essere posto sulla base di una lampadina e riempito con alcune erbe locali che allontanano le zanzare portatrici di malaria. Quando si accende la lampadina, si sprigiona nell\u2019aria questo fumo repellente e le zanzare vengono cos\u00ec allontanate. La questione interessante \u00e8 che a Kibera, l\u2019energia elettrica \u00e8 disponibile solo due ore al mattino e due alla sera, quindi resta alto il rischio malaria anche perch\u00e9 la gente del posto non dispone di zanzariere da letto. Quindi, questo sistema funziona solo quattro ore al giorno. Attraverso una pianificazione razionale e con il giusto impegno, il modello pu\u00f2 essere costruito per generare un flusso di entrate! Un altro modello su cui sto lavorando, e che ho chiamato &#8220;micro-venture finance&#8221;, \u00e8 una nuova connessione tra la &#8220;venture finance&#8221; e la microfinanza, che prevede investimenti e &#8220;seed capital&#8221; a favore di idee innovative e dirompenti, e un finanziamento tra i 5.000 e i 15.000 Dollari Americani a favore dei mercati emergenti e dei paesi in via di sviluppo.<\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\"><span lang=\"it-IT\"><span class=\"testo_iframebold\">Marco Mancuso e Bertram Niessen:<\/span> Osservandole da un altro punto di vista, queste invenzioni potrebbero anche essere considerate come design allo stato puro o addirittura come opere d\u2019arte. Pu\u00f2 fornirci degli esempi che seguono questa linea?<\/span><\/p>\n<p lang=\"zxx\"><span class=\"testo_iframebold\" lang=\"it-IT\">Mark Grimes:<\/span><span lang=\"it-IT\">Certamente. Posso raccontarvi la storia di un ragazzo che realizza divani, tavoli e sedie con bottiglie in plastica riciclate. Sono oggetti molto bellissimi, solidi e comodi. La vera sfida \u00e8 per\u00f2 spedirli, ad esempio, negli Stati Uniti. I nostri collaboratori hanno cercato un accordo sul costo del trasporto: 200 Dollari per spedire un prodotto che per\u00f2 costa gi\u00e0 di suo 200 Dollari, e che comunque non \u00e8 mai arrivato\u2026 Tutti questi esempi rappresentano le tante sfide che devono essere affrontante, ma ognuna separatamente.<\/span><\/p>\n<p lang=\"zxx\"><span lang=\"it-IT\"><span class=\"testo_iframebold\"><br \/>\nMarco Mancuso e Bertram Niessen:<\/span> Pensi che il lavoro che stai realizzando con <em>Maker Faire Africa<\/em> possa essere esportato in altri paesi? Bisognerebbe riflettere su quali siano le reali possibilit\u00e0 di riprodurre questo tipo di sistema nei diversi paesi del mondo considerando anche le condizioni tecniche e sociali del posto&#8230;<\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\"><span class=\"testo_iframebold\" lang=\"it-IT\">Mark Grimes:<\/span><span lang=\"it-IT\"> Insieme ad un altro cofondatore di <em>Maker Faire Africa <\/em>ci siamo concentrati sui paesi in via di sviluppo e sui mercati emergenti non Africani. Sto cercando di capire quale sia il modo migliore affinch\u00e8 l&#8217;idea possa oltrepassare i vari confini nazionali. Quindi la risposta \u00e8 \u201cs\u00ec\u201d, ci sono idee che possono essere esportate. Posso farvi un esempio: la missione aziendale di <a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.kiva.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Kiva<\/a> \u00e8 connettere le persone, attraverso un prestito, con lo scopo di alleviare la povert\u00e0 combinando microfinanza e Internet, creando una comunit\u00e0 globale di persone connesse attraverso un prestito finanziato dalle masse. Un altro esempio \u00e8 la <\/span><span class=\"testo_iframebold\" lang=\"zxx\"><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.grameen-info.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Grameen Bank<\/a><\/span><span lang=\"it-IT\">, un\u2019impresa sociale che concentra la propria attivit\u00e0 esclusivamente in <span class=\"testo_iframebold\">Bangladesh<\/span>. Per oltre 35 anni, la Grameen Bank ha agevolato e sostenuto un <em>network <\/em>composto da oltre 14.000 imprese creando risparmio significativo di tempo e soldi per gli abitanti del villaggio. Un altro un esempio \u00e8 quello di <span class=\"testo_iframebold\"><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.drishtee.com\/cms\/index.php\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Drishtee<\/a><\/span>, che si \u00e8 concentrata sulla povert\u00e0 rurale in<span class=\"testo_iframebold\"> India<\/span>, creando in pochissimi anni un efficiente canale grazie al quale le imprese possono vendere prodotti e servizi a pi\u00f9 di 3.500 chioschi che rendevano disponibili i prodotti nelle aree rurali. Drishtee fornisce inoltre <em>training<\/em> digitale e accesso ai computer.<\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\"><a href=\"http:\/\/www.digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero58_Mark-Grimes-07.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37728\" src=\"http:\/\/www.digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero58_Mark-Grimes-07.png\" alt=\"numero58_Mark Grimes 07\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero58_Mark-Grimes-07.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero58_Mark-Grimes-07-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p lang=\"it-IT\"><span lang=\"it-IT\"><span class=\"testo_iframebold\">Marco Mancuso e Bertram Niessen:<\/span> Durante il nostro primo incontro a Milano abbiamo avuto un\u2019interessante conversazione sulle potenzialit\u00e0 dei telefoni cellulari. Abbiamo percepito la tua sicurezza sulle potenzialit\u00e0 dello sviluppo della telefonia mobile e ci hai raccontato una storia che non conoscevamo sulla percentuale, sempre maggiore, di persone che possiedono un cellulare in Africa. Probabilmente, nei paesi occidentali stentiamo a credere che sia vero. Perch\u00e9 sei cos\u00ec sicuro che questo potrebbe essere il modo per superare il fenomeno noto come <em>digital devide<\/em>?<\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\"><span class=\"testo_iframebold\" lang=\"it-IT\">Mark Grimes:<\/span><span lang=\"it-IT\"> Il fatto che tutti abbiano un telefono cellulare in Africa mi ha molto sorpreso. Negli ultimi dieci anni, l\u2019utilizzo dei telefoni cellulari in Africa \u00e8 cresciuto dal 5 al 55%. In molte zone dell\u2019Africa ci sono persone che possiedono un cellulare ma non hanno energia elettrica in casa, quindi mi chiedo: come fanno a ricaricarlo? Molti di loro pagano un rivenditore dai 25 ai 50 centesimi affinch\u00e9 il loro cellulare venga ricaricato. E\u2019 sorprendente! Il punto interessante \u00e8 capire la nascita di un tale bisogno, e cercare una soluzione al problema. Ad esempio, si potrebbe provare a usare l\u2019energia cinetica di una bicicletta per ricaricare un cellulare. Se guardiamo al fenomeno <span class=\"testo_iframebold\">Ushahidi<\/span> (una piattaforma web collaborativa, sviluppata originariamente dai Kenioti durante la crisi del 2008, che permette agli utenti di condividere mappature e informazioni via SMS riguardanti le aree di crisi), si pu\u00f2 notare l\u2019importanza della connettivit\u00e0 in queste aree. Ushahidi ha creato una piattaforma <em>open source<\/em> e ha combinato Google Maps a messaggi di testo che riferivano dei problemi in Kenia. I cellulari e gli <em>smart phone <\/em>cambieranno radicalmente il futuro dell\u2019elaborazione dati ma avranno anche un enorme impatto sul cambiamento sociale e renderanno il mondo un posto migliore.<\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\"><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/makerfaireafrica.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/makerfaireafrica.com\/<\/a><\/p>\n<p lang=\"it-IT\"><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.matchamaker.info\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.matchamaker.info\/<\/a><\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel 2009 un gruppo di imprenditori sociali e designer ha iniziato a ripensare il concetto dell&#8217;invenzione dal basso in un frame africano, mettendo assieme makers da vari paesi e chiedendosi: &#8216;Cosa succede quando metti assieme i portatori di idee ingegnose dal Mali con quelli del Ghana e del Kenya, aggiungi un po&#8217; di risorse e mixi il tutto?&#8217; La risposta a questa domanda \u008f Maker Faire Africa, un&#8217;organizzazione internazionale fondata da Mark Grimes (Ned.com) assieme a Emeka Okafor (Africadget), Emer Beamer (Butterfly Works e Nairobits), Erik Hersman (Ushahidi e Afrigadget) e Henry Barnor (Ghana Think). 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