{"id":10759,"date":"2010-10-01T12:00:00","date_gmt":"2010-10-01T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-058\/dream-addictive-designing-a-sound-ecology\/"},"modified":"2020-11-01T23:27:47","modified_gmt":"2020-11-01T22:27:47","slug":"dream-addictive-designing-a-sound-ecology","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-058\/dream-addictive-designing-a-sound-ecology\/","title":{"rendered":"Dream Addictive. Progettare Un&#8217;ecologia Sonora"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\"><span class=\"testo_iframebold\">Dream Addictive<\/span> \u00e8 un progetto collaborativo nell&#8217;ambito del rapporto tra arte e tecnologia, fondato nell&#8217;ormai lontano 2003 a Tijuana in Messico da <span class=\"testo_iframebold\">Carmen Gonz\u00e1lez <\/span><span class=\"testo_iframe\">e<\/span><span class=\"testo_iframebold\"> Leslie Garc\u00eda<\/span>, entrambe con un solido background nel campo delle scienze applicate, del <em>physical computing<\/em>, della programmazione visiva, della produzione indipendente di hardware. Elementi questi che le hanno rese particolarmente sensibili allo sviluppo di lavori artistici nell&#8217;ambito dell&#8217;interattivit\u00e0 e del design evidenziando le possibile dinamiche di dialogo tra la realt\u00e0 apparente giocata sulla pelle del pubblico e la simulazione fornita dalle macchine<\/p>\n<p><span lang=\"it-IT\">A mio parere il loro lavoro \u00e8 uno dei pi\u00f9 rilevanti in termini di arte elettronica indipendente in Messico. <\/span><span lang=\"it-IT\">L&#8217;attivit\u00e0 artistica delle <span class=\"testo_iframebold\">Dream Addictive<\/span> si fonda infatti su un processo estremamente accurato che <\/span><span lang=\"it-IT\">dedica grande attenzione ad ogni singolo aspetto del risultato finale. I loro progetti hanno visto un certo sviluppo nel corso degli anni, soprattutto in termini di articolazione della parte tecnica e pedagogica: la straordinaria chiarezza che li contraddistingue li rende infatti estremamente accessibili senza costringerli a rinunciare ad elaborate implicazioni concettuali.<\/span><\/p>\n<p><span lang=\"it-IT\"> Tale aspetto consente agli &#8220;spettatori&#8221; di diventare veri e propri collaboratori dinamici dell&#8217;intero processo di progettazione, interazione e interpretazione di ogni opera. <\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\">Sensibili a tematiche ambientali di riciclo e riutilizzo delle vecchie tecnologie, tutti i loro lavori sono realizzati anche nell&#8217;ottica e nel pensiero Open Source, seguendo i principi per la cui la distribuzione e la condivisione della conoscenza pu\u00f2 essere motore per lo sviluppo di nuovi significativi progetti in molteplici direzioni. Anche per questo, sono membri attivi dell&#8217;<span class=\"testo_iframebold\">Upgrade International network<\/span>, tramite il quale organizzano incontri, concerti e mostre, insegnano in workshop, corsi di qualificazione professionale e laboratori, contribuendo cos\u00ec alla disseminazione della cultura elettronica in Messico e non solo.<\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero58_Dream-Addictive-02.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37673\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero58_Dream-Addictive-02.png\" alt=\"numero58_Dream Addictive 02\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero58_Dream-Addictive-02.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero58_Dream-Addictive-02-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\">Abbiamo cos\u00ec deciso di intervistare per Digicult il duo delle Dream Addictive, prendendo spunto dal loro ultimo bellissimo progetto <span class=\"testo_iframebold\"><em>Jardin Solar<\/em><\/span> (<em>Solar Garden<\/em>) che ci \u00e8 sembrato piuttosto rappresentativo di un percorso di crescita e maturazione artistica secondo le tematiche e le filosofie open e sostenibili pi\u00f9 attuali.<\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"JUSTIFY\"><strong>Felipe Zuniga:<\/strong> Vorrei iniziare parlando di uno dei vostri progetti pi\u00f9 recenti, <em>Solar Garden<\/em>.<\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><strong>Carmen Gonz\u00e1lez: <\/strong><em>Solar Garden<\/em> \u00e8 un progetto di ricerca che prevede la realizzazione di sculture auto-sostenibili per le aree pubbliche. Abbiamo lavorato con queste sculture come se fossero strumenti musicali e interfacce in interazione. Per quanto riguarda l&#8217;elettronica, essendo artiste in continua evoluzione, eravamo interessate a realizzare delle opere che fossero sostenibili, per occuparci anche di questioni relative al riciclo. E&#8217; stato realizzato con il supporto dell&#8217;Instituto de Cultura de Baja California nel programma Baja California per lo sviluppo artistico.<\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><span lang=\"it-IT\"><strong> Leslie Garc\u00eda:<\/strong> Abbiamo anche preso in considerazione la vita utile dell&#8217;opera. Quanto a lungo un&#8217;opera pu\u00f2 sopravvivere da sola senza interventi esterni? Partendo dai vari contesti artistici &#8211; classico, moderno e contemporaneo \u0096 possiamo prendere ad esempio il caso della pittura, che, come forma artistica, possiede una qualit\u00e0 intrinseca di resistenza al tempo, dal momento che non necessita di alcuna manutenzione semplicemente per &#8220;essere&#8221; ci\u00f2 che \u00e8. <\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><span lang=\"it-IT\">Nel nostro caso ci siamo domandate: che cosa succederebbe se l&#8217;elettricit\u00e0 andasse via? L&#8217;opera smetterebbe di esistere come esperienza. In questo senso, la sostenibilit\u00e0 \u00e8 legata al cercare di far vivere l&#8217;opera pi\u00f9 a lungo, anche rendendola pi\u00f9 indipendente in termini di consumo energetico.<\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><span lang=\"it-IT\"><strong> Carmen Gonz\u00e1lez: <\/strong>Tutte le opere in <em>Solar Garden<\/em> producono suono: alcune sono puramente elettroniche mentre altre includono dei codici. La linea principale del lavoro \u00e8 una ricerca di tipo <em>open source, <\/em>fatta attraverso il recupero, la modifica e la reinterpretazione del codice esistente al fine di renderlo disponibile. Nello stesso tempo, cerchiamo di indagare le questioni relative alla sostenibilit\u00e0 e inoltre sperimentiamo, con estrema prudenza, anche la progettazione di interfacce. Entrambe insistiamo sulla progettazione fisica delle opere perch\u00e9 \u00e8 l&#8217;unico modo attraverso cui le persone possono relazionarsi con esse nello spazio fisico, e tramite il quale inoltre lo spazio stesso pu\u00f2 essere condiviso con il suono.<\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero58_Dream-Addictive-03.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37674\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero58_Dream-Addictive-03.png\" alt=\"numero58_Dream Addictive 03\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero58_Dream-Addictive-03.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero58_Dream-Addictive-03-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><strong>Felipe Zuniga:<\/strong> Potreste parlarci del ruolo dell&#8217;utente\/collaboratore? In che modo le interfacce lavorano in relazione ai loro utenti potenziali nello spazio fisico?<\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><span lang=\"it-IT\"><strong> Carmen Gonz\u00e1lez:<\/strong> Credo ci siano diverse tipologie di utenti che si relazionano con ogni opera a diversi livelli. Ad esempio, quando abbiamo collaborato con dei musicisti, questi consideravano le opere come strumenti musicali. Ci sono alcune persone che cercano di comprendere la parte elettronica, mentre altre ignorano tutto quello che ha a che fare con la musica e il suono. Dunque, le persone approcciano le opere in modo diverso, a seconda dei loro <em>background<\/em> personali e delle informazioni a loro disposizione.<\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><span lang=\"it-IT\"> Ma credo che tutti restino impressionati dall&#8217;interazione sonora e fisica. E questo \u00e8 il motivo per cui le interfacce sono tanto importanti. Le loro forme hanno un&#8217;intenzione poetica e retro-futuristica. Secondo me non ci sono spettatori passivi, tutti interagiscono con le opere d&#8217;arte, alcuni ne comprendono il senso tecnico mentre altri rimangono affascinati dall&#8217;aspetto estetico. In fondo ci occupiamo di elettronica come artisti e non come ingegneri, l&#8217;estetica per noi \u00e8 importante.<\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><span lang=\"it-IT\"><strong> Leslie Garc\u00eda:<\/strong> Il design di <em>Solar Garden <\/em><\/span><span lang=\"it-IT\">celebra lo sviluppo del primo strumento elettronico, il Theremin, ma anche la nascita degli strumenti elettronici prodotti in serie come sintetizzatori e <em>sequencer<\/em>. L&#8217;idea era quella di utilizzare questi riferimenti ma applicati alla tecnologia digitale. Ci interessava provocare un senso di <em>shock<\/em>: le opere non sono un riferimento preciso ad uno strumento <em>high-tech<\/em>, ma piuttosto hanno un aspetto <em>vintage<\/em>, come un&#8217;immagine che vive nei ricordi della gente. <\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><span lang=\"it-IT\">\u00c8 questa la ragione che si trova dietro la forma del lavoro e al suo aspetto allegro. Vedere queste scatole ubicate in mezzo ad un parco o in una galleria \u00e8 una sensazione scioccante. Mi chiedo cosa si domanda la gente quando le osserva. Dove ho visto qualcosa di simile? Potrebbe essere stato un giocattolo del passato o forse uno strumento del futuro. Quello che per\u00f2 la gente non pensa al primo impatto \u00e8 che queste siano sculture interattive.<\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero58_Dream-Addictive-04.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37675\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero58_Dream-Addictive-04.png\" alt=\"numero58_Dream Addictive 04\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero58_Dream-Addictive-04.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero58_Dream-Addictive-04-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><span lang=\"it-IT\"><strong>Felipe Zuniga:<\/strong> Penso sia inter<\/span><span lang=\"it-IT\">essante considerare queste opere come oggetti che hanno un finale aperto, che possono essere distribuiti e ampliati attraverso l&#8217;aggiunta di informazioni, di cambiamenti di energia e di interattivit\u00e0. In questo senso la loro forma \u00e8 il risultato di una ricerca aperta alla collaborazione. Le opere generano inoltre il loro campo spaziale e temporale che si manifesta nel tempo e nello spazio dell&#8217;utente\/spettatore. Potete parlarci del paesaggio sonoro che create e del legame che questo ha con gli spazi pubblici?<\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><span lang=\"it-IT\"> <span class=\"testo_iframebold\"><strong>Carmen Gonz\u00e1lez:<\/strong><\/span> Personalmente sono interessata soprattutto al ruolo fondamentale che la pazienza ha nell&#8217;interattivit\u00e0. Quando lavori con l&#8217;energia solare devi decidere in che modo avverr\u00e0 l&#8217;interazione, perch\u00e9 lavori con l&#8217;energia in tempo reale. In questo senso, ci sono persone che vogliono una risposta immediata; vogliono che tutto funzioni e operi in un certo modo ad ogni ora del giorno e della notte.<\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><span lang=\"it-IT\"> Io desidero che queste siano opere che si svolgano di giorno, poich\u00e9 il lavoro con le celle energetiche e gli elettroni definisce sostanzialmente l&#8217;intera interazione. Senza energia, sia elettrica che solare, non c&#8217;\u00e8 interazione. Ad esempio, il Theremin ha una sua vita propria, come un piccolo Shinto, una specie di spirito. Durante il giorno, inizia a suonare ad una certa ora, come se fosse arrivata per lui l&#8217;ora di svegliarsi. \u00c8 cos\u00ec che la vedo io, perch\u00e9 \u00e8 il modo in cui la sua energia interiore lavora.<\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><span lang=\"it-IT\"><strong> Leslie Garc\u00eda:\u00a0<\/strong><em>Solar Garden<\/em> si svolge esclusivamente ad una determinata ora del giorno, quando c&#8217;\u00e8 una certa quantit\u00e0 di energia per sostenerlo. Pu\u00f2 anche riciclare energia accumulata dalle luci e dai luoghi usati per illuminare le opere in una galleria. Ma t<\/span><span lang=\"it-IT\">Tornando al paesaggio sonoro generato dalle opere, posso dirti che al momento stiamo utilizzando un suono di basso profilo, basso quanto quello di un Game Boy: 8 bit.<\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><span lang=\"it-IT\"> Il suono si origina fisicamente attraverso la vibrazione, in questo caso attraverso un <em>micro controller<\/em> che genera impulsi on\/off. \u00c8 essenziale per noi rendere visibile la capacit\u00e0 del suono che si attua direttamente su un chip grazie alla trasduzione elettronica, che sta diventando energia. Quando tutte le opere suonano nello stesso momento, creano un campo che invade tutto, o perch\u00e9 le persone stanno usando le opere per creare una certa armonia o semplicemente perch\u00e9 stanno suonando con loro. Si crea davvero un accordo, perch\u00e9 l&#8217;opera diventa ci\u00f2 che vuoi fare con essa.<\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero58_Dream-Addictive-05.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37676\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero58_Dream-Addictive-05.png\" alt=\"numero58_Dream Addictive 05\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero58_Dream-Addictive-05.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero58_Dream-Addictive-05-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Felipe Zuniga:<\/strong> In questo senso, vedo che i Theremin sono molto pi\u00f9 autosufficienti da un lato, mentre dall&#8217;altro i <em>sequencer<\/em> richiedono maggiore interazione. Hanno anche l&#8217;ovvio riferimento all&#8217;interruttore e al bottone di accensione. Mi diverte molto quest&#8217;estetica pop. Intendo dire che, come membri di una determinata generazione, abbiamo familiarit\u00e0 con questi interruttori, tanto che sono parte del nostro inconscio collettivo. Al giorno d&#8217;oggi nell&#8217;era del digitale, basta far scivolare le dita su un pad o attivare interazioni sensoriali del tutto singolari. Per me, quest&#8217;uso degli interruttori \u00e8 un piccolo tributo all&#8217;era on\/off. Mi piacerebbe sapere qualcosa di pi\u00f9 riguardo questo universo di decisioni impercettibili.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong> Leslie Garc\u00eda: <\/strong>L&#8217;interruttore necessita di interazione e ci\u00f2 ha avuto a che fare con il processo di creazione di <em>Solar Garden<\/em>. Creare un Theremin solare per noi era un must, perch\u00e9 esistono gi\u00e0 tutti i tipi di Theremin: ottici, a infrarossi, capacitivi, ecc. Mentre lavoravamo con il <em>circuit bending<\/em> di <span class=\"testo_iframebold\">Reed Ghazala<\/span> abbiamo pensato: &#8220;Facciamo un Theremin solare! Bisogna svilupparne uno come complemento&#8221;. Ma, iniziando da l\u00ec e analizzando la struttura trasparente del design, a un certo punto ho deciso di rendere i pezzi pi\u00f9 forti, pi\u00f9 imponenti da un punto di vista spaziale, in modo tale che dicessero all&#8217;utente: &#8220;Interagisci con me!&#8221;<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Carmen Gonz\u00e1lez:<\/strong>Ovviamente l&#8217;interazione on\/off implica una certa consapevolezza della parte tecnica e anche dei referenti storici. Ci nutriamo di questo background e lavoriamo con la storia dell&#8217;arte elettronica. Facciamo ricersche e integriamo tra loro l<em>&#8216;open source<\/em>, il contesto storico, il contesto tecnico, i quali si riflettono poi tutti insieme all&#8217;interno delle nostre opere.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong> Leslie Garc\u00eda:<\/strong> Esatto, \u00e8 anche una questione di continuit\u00e0 nel nostro lavoro. Per ottenere <em>Solar Garden<\/em> dobbiamo tornare indietro ad alcuni nostro lavori precedenti come i <em>Generative<\/em> <em>Audio Prototypes<\/em> o l&#8217;<em>Open Source Orchestra<\/em>. E&#8217; una questione di processi. In questo caso volevamo che l&#8217;energia fosse al centro dell&#8217;attenzione, considerando le celle solari come gli attori principali del pezzo stesso. L&#8217;intera costruzione del modello \u00e8 basata sulla fornitura del massimo di energia possibile e proprio il riferimento costruttivista del progetto \u00e8 stata la cosa pi\u00f9 utile per questo scopo.<\/p>\n<p align=\"left\">Ma se guardiamo indietro ai nostri lavori precedenti, ci sono alcuni pezzi che sono maggiormente focalizzati sui sensori piuttosto che sull&#8217;interazione. L&#8217;aspetto stesso dei pezzi \u00e8 come un comando: &#8220;Fermati qui!&#8221;, dice. Noi giochiamo con quel riferimento e consentiamo un tale contrasto per rendere l&#8217;interfaccia pi\u00f9 eloquente.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero58_Dream-Addictive-06.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37677\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero58_Dream-Addictive-06.png\" alt=\"numero58_Dream Addictive 06\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero58_Dream-Addictive-06.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero58_Dream-Addictive-06-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Felipe Zuniga:<\/strong> Potete dirci qualcosa dei luoghi in cui \u00e8 stato esposto il progetto e dell&#8217;interazione con gli utenti, nonch\u00e8 delle vostre proposte riguardo ai prossimi spazi?<\/p>\n<p align=\"left\"><strong> Leslie Garc\u00eda:<\/strong> Abbiamo effettuato alcuni interventi sporadici in spazi pubblici. L&#8217;ovvia risposta che le persone hanno dato al nostro lavoro \u00e8: &#8220;Ma che roba \u00e8?&#8221;. Le persone arrivano, lo vedono e iniziano a fare domande: &#8220;Sono celle solari? Che cosa fanno i pezzi? Come funziona?&#8221;. La prima presentazione formale del pezzo avverr\u00e0 allo spazio satellite aperto dal Museum of Latin American Art di Long Beach, chiamato <em>The Collaborative,<\/em> all&#8217;interno della mostra <em> Descartes<\/em>.<\/p>\n<p align=\"left\">Il curatore, <span class=\"testo_iframebold\">Idurre Alonso<\/span>, ha proposto l&#8217;esposizione di alcuni lavori prodotti a Tijuana e Los Angeles, che in un certo qual modo utilizzano il tema dello scarto per produrre opere d&#8217;arte. In questo senso, <em>Solar Garden<\/em> partecipa alla mostra perch\u00e9 i pezzi nascono appunto dall&#8217;energia di scarto che viene poi riciclata per il suo funzionamento. Inoltre, anche il design e la struttura sono realizzati con materiale riciclato e materiali di scarto che hanno uno status estetico quasi pop per via del meticoloso trattamento riservato al pezzo: elettronico, funzionale, interattivo e tridimensionale. La mostra potr\u00e0 essere visitata dal 18 settembre 2010 al 30 gennaio 2011.<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"left\"><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/dalab.ws\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/dalab.ws<\/a><\/p>\n<p align=\"left\"><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/dalab.ws\/jardinsolar\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/dalab.ws\/jardinsolar<\/a><\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dream Addictive \u008f un progetto collaborativo nell&#8217;ambito del rapporto tra arte e tecnologia, fondato nell&#8217;ormai lontano 2003 a Tijuana in Messico da Carmen Gonz\u00e1lez e Leslie Garc\u00eda, entrambe con un solido background nel campo delle scienze applicate, del physical computing, della programmazione visiva, della produzione indipendente di hardware. Elementi questi che le hanno rese particolarmente sensibili allo sviluppo di lavori artistici nell&#8217;ambito dell&#8217;interattivit\u0088 e del design evidenziando le possibile dinamiche di dialogo tra la realt\u0088 apparente giocata sulla pelle del pubblico e la simulazione fornita dalle macchine<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":37672,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[239,211,330],"tags":[75,48,53],"class_list":["post-10759","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-articles","category-issue-058","category-science","tag-fashion","tag-hacking","tag-interviews"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.4 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Dream Addictive. Progettare Un&#039;ecologia Sonora &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-058\/dream-addictive-designing-a-sound-ecology\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Dream Addictive. Progettare Un&#039;ecologia Sonora &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"[:en]Dream Addictive is a collaborative project in the context of the relationship between art and technology, founded back in 2003 in Tijuana, Mexico by Carmen Gonz\u00e1lez and Leslie Garc\u00eda, both with a solid background in the field of applied sciences, physical computing, visual programming and independent hardware production. These elements made them particularly sensitive to the development of artistic works in interaction design, highlighting the possible dialogue between the reality of the audience and the simulation provided by the machines.[:it] Dream Addictive \u008f un progetto collaborativo nell&#039;ambito del rapporto tra arte e tecnologia, fondato nell&#039;ormai lontano 2003 a Tijuana in Messico da Carmen Gonz\u00e1lez e Leslie Garc\u00eda, entrambe con un solido background nel campo delle scienze applicate, del physical computing, della programmazione visiva, della produzione indipendente di hardware. Elementi questi che le hanno rese particolarmente sensibili allo sviluppo di lavori artistici nell&#039;ambito dell&#039;interattivit\u0088 e del design evidenziando le possibile dinamiche di dialogo tra la realt\u0088 apparente giocata sulla pelle del pubblico e la simulazione fornita dalle macchine[:]\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-058\/dream-addictive-designing-a-sound-ecology\/\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"Digicult | Digital Art, Design and Culture\" \/>\n<meta property=\"article:author\" content=\"https:\/\/www.facebook.com\/consultorio.contemporanea?fref=ts\" \/>\n<meta property=\"article:published_time\" content=\"2010-10-01T10:00:00+00:00\" \/>\n<meta property=\"article:modified_time\" content=\"2020-11-01T22:27:47+00:00\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero58_Dream-Addictive-01.png\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:width\" content=\"680\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:height\" content=\"496\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:type\" content=\"image\/png\" \/>\n<meta name=\"author\" content=\"Felipe Zuniga\" \/>\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Scritto da\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"Felipe Zuniga\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:label2\" content=\"Tempo di lettura stimato\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data2\" content=\"20 minuti\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\/\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-058\/dream-addictive-designing-a-sound-ecology\/\",\"url\":\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-058\/dream-addictive-designing-a-sound-ecology\/\",\"name\":\"Dream Addictive. Progettare Un'ecologia Sonora &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/#website\"},\"primaryImageOfPage\":{\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-058\/dream-addictive-designing-a-sound-ecology\/#primaryimage\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-058\/dream-addictive-designing-a-sound-ecology\/#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero58_Dream-Addictive-01.png\",\"datePublished\":\"2010-10-01T10:00:00+00:00\",\"dateModified\":\"2020-11-01T22:27:47+00:00\",\"author\":{\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/#\/schema\/person\/f73bed1c8cfbed8b1a2f2ac46e954e3c\"},\"breadcrumb\":{\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-058\/dream-addictive-designing-a-sound-ecology\/#breadcrumb\"},\"inLanguage\":\"it-IT\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"ReadAction\",\"target\":[\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-058\/dream-addictive-designing-a-sound-ecology\/\"]}]},{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-058\/dream-addictive-designing-a-sound-ecology\/#primaryimage\",\"url\":\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero58_Dream-Addictive-01.png\",\"contentUrl\":\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero58_Dream-Addictive-01.png\",\"width\":680,\"height\":496},{\"@type\":\"BreadcrumbList\",\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-058\/dream-addictive-designing-a-sound-ecology\/#breadcrumb\",\"itemListElement\":[{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":1,\"name\":\"Home\",\"item\":\"https:\/\/digicult.it\/\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":2,\"name\":\"Dream Addictive. Progettare Un&#8217;ecologia Sonora\"}]},{\"@type\":\"WebSite\",\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/#website\",\"url\":\"https:\/\/digicult.it\/\",\"name\":\"Digicult | Digital Art, Design and Culture\",\"description\":\"Dal 2005 Digicult \u00e8 una piattaforma che esamina l&#039;impatto delle tecnologie sull&#039;arte, il design, la cultura e la societ\u00e0 contemporanea\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"SearchAction\",\"target\":{\"@type\":\"EntryPoint\",\"urlTemplate\":\"https:\/\/digicult.it\/?s={search_term_string}\"},\"query-input\":\"required name=search_term_string\"}],\"inLanguage\":\"it-IT\"},{\"@type\":\"Person\",\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/#\/schema\/person\/f73bed1c8cfbed8b1a2f2ac46e954e3c\",\"name\":\"Felipe Zuniga\",\"image\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/#\/schema\/person\/image\/\",\"url\":\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/felipe-zuniga-96x96.jpg\",\"contentUrl\":\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/felipe-zuniga-96x96.jpg\",\"caption\":\"Felipe Zuniga\"},\"sameAs\":[\"https:\/\/www.facebook.com\/consultorio.contemporanea?fref=ts\"],\"url\":\"https:\/\/digicult.it\/it\/author\/felipe-zuniga\/\"}]}<\/script>\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","yoast_head_json":{"title":"Dream Addictive. Progettare Un'ecologia Sonora &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture","robots":{"index":"index","follow":"follow","max-snippet":"max-snippet:-1","max-image-preview":"max-image-preview:large","max-video-preview":"max-video-preview:-1"},"canonical":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-058\/dream-addictive-designing-a-sound-ecology\/","og_locale":"it_IT","og_type":"article","og_title":"Dream Addictive. Progettare Un'ecologia Sonora &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture","og_description":"[:en]Dream Addictive is a collaborative project in the context of the relationship between art and technology, founded back in 2003 in Tijuana, Mexico by Carmen Gonz\u00e1lez and Leslie Garc\u00eda, both with a solid background in the field of applied sciences, physical computing, visual programming and independent hardware production. These elements made them particularly sensitive to the development of artistic works in interaction design, highlighting the possible dialogue between the reality of the audience and the simulation provided by the machines.[:it] Dream Addictive \u008f un progetto collaborativo nell'ambito del rapporto tra arte e tecnologia, fondato nell'ormai lontano 2003 a Tijuana in Messico da Carmen Gonz\u00e1lez e Leslie Garc\u00eda, entrambe con un solido background nel campo delle scienze applicate, del physical computing, della programmazione visiva, della produzione indipendente di hardware. Elementi questi che le hanno rese particolarmente sensibili allo sviluppo di lavori artistici nell'ambito dell'interattivit\u0088 e del design evidenziando le possibile dinamiche di dialogo tra la realt\u0088 apparente giocata sulla pelle del pubblico e la simulazione fornita dalle macchine[:]","og_url":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-058\/dream-addictive-designing-a-sound-ecology\/","og_site_name":"Digicult | Digital Art, Design and Culture","article_author":"https:\/\/www.facebook.com\/consultorio.contemporanea?fref=ts","article_published_time":"2010-10-01T10:00:00+00:00","article_modified_time":"2020-11-01T22:27:47+00:00","og_image":[{"width":680,"height":496,"url":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero58_Dream-Addictive-01.png","type":"image\/png"}],"author":"Felipe Zuniga","twitter_misc":{"Scritto da":"Felipe Zuniga","Tempo di lettura stimato":"20 minuti"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-058\/dream-addictive-designing-a-sound-ecology\/","url":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-058\/dream-addictive-designing-a-sound-ecology\/","name":"Dream Addictive. Progettare Un'ecologia Sonora &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture","isPartOf":{"@id":"https:\/\/digicult.it\/#website"},"primaryImageOfPage":{"@id":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-058\/dream-addictive-designing-a-sound-ecology\/#primaryimage"},"image":{"@id":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-058\/dream-addictive-designing-a-sound-ecology\/#primaryimage"},"thumbnailUrl":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero58_Dream-Addictive-01.png","datePublished":"2010-10-01T10:00:00+00:00","dateModified":"2020-11-01T22:27:47+00:00","author":{"@id":"https:\/\/digicult.it\/#\/schema\/person\/f73bed1c8cfbed8b1a2f2ac46e954e3c"},"breadcrumb":{"@id":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-058\/dream-addictive-designing-a-sound-ecology\/#breadcrumb"},"inLanguage":"it-IT","potentialAction":[{"@type":"ReadAction","target":["https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-058\/dream-addictive-designing-a-sound-ecology\/"]}]},{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-058\/dream-addictive-designing-a-sound-ecology\/#primaryimage","url":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero58_Dream-Addictive-01.png","contentUrl":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero58_Dream-Addictive-01.png","width":680,"height":496},{"@type":"BreadcrumbList","@id":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-058\/dream-addictive-designing-a-sound-ecology\/#breadcrumb","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Home","item":"https:\/\/digicult.it\/"},{"@type":"ListItem","position":2,"name":"Dream Addictive. Progettare Un&#8217;ecologia Sonora"}]},{"@type":"WebSite","@id":"https:\/\/digicult.it\/#website","url":"https:\/\/digicult.it\/","name":"Digicult | Digital Art, Design and Culture","description":"Dal 2005 Digicult \u00e8 una piattaforma che esamina l&#039;impatto delle tecnologie sull&#039;arte, il design, la cultura e la societ\u00e0 contemporanea","potentialAction":[{"@type":"SearchAction","target":{"@type":"EntryPoint","urlTemplate":"https:\/\/digicult.it\/?s={search_term_string}"},"query-input":"required name=search_term_string"}],"inLanguage":"it-IT"},{"@type":"Person","@id":"https:\/\/digicult.it\/#\/schema\/person\/f73bed1c8cfbed8b1a2f2ac46e954e3c","name":"Felipe Zuniga","image":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/digicult.it\/#\/schema\/person\/image\/","url":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/felipe-zuniga-96x96.jpg","contentUrl":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/felipe-zuniga-96x96.jpg","caption":"Felipe Zuniga"},"sameAs":["https:\/\/www.facebook.com\/consultorio.contemporanea?fref=ts"],"url":"https:\/\/digicult.it\/it\/author\/felipe-zuniga\/"}]}},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10759","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=10759"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10759\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":59941,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10759\/revisions\/59941"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/37672"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=10759"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=10759"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=10759"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}