{"id":10757,"date":"2010-09-03T12:00:00","date_gmt":"2010-09-03T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-057\/videosculptures-videoplanets-art-and-science-in-katja-lohers-practice\/"},"modified":"2020-11-01T23:25:37","modified_gmt":"2020-11-01T22:25:37","slug":"videosculptures-videoplanets-art-and-science-in-katja-lohers-practice","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-057\/videosculptures-videoplanets-art-and-science-in-katja-lohers-practice\/","title":{"rendered":"Videosculture \/ Videopianeti. Arte E Scienza Nella Pratica Di Katja Loher"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">U<span lang=\"en-US\">n\u2019indagine tra reale e virtuale, che abita i territori intermediali, dilata gli spazi espositivi museali e accoglie opere di artisti la cui pratica non \u00e8 solita svilupparsi attraverso Internet. Cos\u00ec si configura l\u2019ultimo progetto espositivo della curatrice <span class=\"testo_iframebold\">Elena Giulia Rossi<\/span> al <span class=\"testo_iframebold\">Maxxi<\/span> di Roma, <em>NetinSpace<\/em>, inserito sulla scia di un lungo percorso sulla Net Art e il suo complesso rapporto con gli spazi espositivi che il museo ha portato avanti ben prima dell\u2019inaugurazione degli affascinanti spazi firmati dall\u2019archistar Zaha Hadid.<\/span><\/p>\n<p><span lang=\"en-US\">L\u2019esposizione, visibile fino al 23 Gennaio prossimo, presenta, tra le altre, le opere di tre artisti declinate tra spazio fisico &#8211; all\u2019interno del museo ma in luoghi di passaggio non propriamente espositivi &#8211; e spazio virtuale, all\u2019interno di sezioni dedicate del sito internet. Sono le opere di <span class=\"testo_iframebold\">Miltos Manetas, Bianco-Valente e Katja Loher<\/span>. <\/span><\/p>\n<p><span lang=\"en-US\"><span class=\"testo_iframebold\">Katja Loher<\/span> \u00e8 una giovane e poliedrica artista svizzera trapiantata a New York che proprio in questi giorni (fino al 26 settembre) espone il suo nuovo lavoro <em>Collapsocope<\/em> anche nel prestigioso contesto della <span class=\"testo_iframebold\">XII Mostra Internazionale di Architettura<\/span>. <\/span> <span lang=\"en-US\">Guardando i suoi lavori, transdisciplinari e intermediali, si assapora ancora tutta l\u2019utopia visionaria delle avanguardie di inizio secolo, nel tentativo di frammentazione e ricomposizione di una grammatica che si fa opera. Allo stesso modo avvertiamo il gusto per la <em>mixing culture<\/em>, passaggio e incrocio tra media e saperi, che unisce scultura, video, installazioni, danza, architettura e strizza l\u2019occhio al difficile quanto sempre pi\u00f9 urgente rapporto tra Arte e Scienza.<\/span><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_Videosculptures-02.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37652\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_Videosculptures-02.png\" alt=\"numero57_Videosculptures 02\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_Videosculptures-02.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_Videosculptures-02-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"LEFT\"><span lang=\"en-US\">E\u2019 un\u2019indagine rigorosa quella di <span class=\"testo_iframebold\">Katja Loher<\/span>, quasi ossessiva, che passa attraverso la proiezione di video su superfici sferiche &#8211; spesso sospese &#8211; con un rimando all\u2019organo della visione per eccellenza, l\u2019occhio, ma anche alla forma dei pianeti. <em>Videopianeti<\/em> appunto (l\u2019espressione \u00e8 dell\u2019artista) che trasmettono visioni di organismi semplici e complessi allo stesso tempo, regolati da insondabili equilibri e capaci di donarci immagini stratificate ed estremamente potenti sulla natura del mondo. <\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"LEFT\"><span lang=\"en-US\">Con l\u2019occhio onnisciente dell\u2019osservatore scientifico, visione dall\u2019alto riproposta attraverso la tecnica del <em>bird\u2019s eye view<\/em> (la traduzione italiana pi\u00f9 comune \u00e8 \u201ca volo d\u2019uccello\u201d, utilizzata per\u00f2, soprattutto, per le riprese in movimento)<\/span><span lang=\"en-US\">, la Loher gioca con i mille aspetti dell\u2019identit\u00e0 umana e del rapporto tra individuo e collettivit\u00e0. <\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"LEFT\"><span lang=\"en-US\">Le sue moltitudini di<em> perfomers<\/em>, coreografate in movimenti essenziali e seriali, spingono il corpo ai limiti dell\u2019umano ritrovando le forme astratte e geometriche tipiche della visione molecolare. L\u2019individuo si scioglie nella collettivit\u00e0 dando vita ad immagini inaspettate e di grande energia evocativa. Un procedere sul confine tra Arte e Scienza che trova nella visione mediata e non figurativa il suo pi\u00f9 forte denominatore comune. <\/span><\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"LEFT\"><span lang=\"en-US\">Abbiamo incontrato<span class=\"testo_iframebold\"> Katja Loher<\/span> e le abbiamo chiesto di raccontarci da vicino le sue pratiche e i suoi linguaggi.<\/span><\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"LEFT\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_Videosculptures-03.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37653\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_Videosculptures-03.png\" alt=\"numero57_Videosculptures 03\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_Videosculptures-03.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_Videosculptures-03-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p lang=\"en-US\" align=\"LEFT\"><strong>Giulia Simi:<\/strong> Il tuo lavoro \u00e8 attraversato in modo quasi ossessivo dalla figura della sfera, che rimanda immediatamente alla forma del pianeta e a quella dell&#8217;occhio, in una metafora del meccanismo della visione e della relazione tra essere umano e mondo esterno. Ti andrebbe di raccontarci meglio i motivi che stanno dietro questa scelta?<\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"LEFT\"><span lang=\"en-US\"><strong>Katja Loher:<\/strong> Una proiezione \u00e8 una superficie che pu\u00f2 essere plasmata in vari modi. Io creo delle manifestazioni tridimensionali del medium video. Le sfere, fuse con i video di moltitudini coreografate e viste con la <\/span><span lang=\"en-US\"><em>bird\u2019s eye view<\/em><\/span><span lang=\"en-US\">, creano delle costellazioni planetarie. Il messaggio \u00e8 legato alla localizzazione di una nuova identit\u00e0 nello spazio e nel tempo. Cerco di dipingere la definizione temporanea di un\u2019immagine globale alterata e di riprodurre &#8211; attraverso un modello &#8211; un pianeta in movimento convulso per cercare di comprenderne mutamenti e direzioni. <\/span><\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"LEFT\">Nell\u2019offrire una visione dall\u2019esterno cerco di porre lo spettatore nel ruolo di osservatore. Come davanti a un microscopio, siamo in grado di studiare i movimenti della moltitudine per dar loro un significato, cominciamo per esempio a vedere che formano domande e lettere. La pratica di porre domande, persistente nel mio lavoro, mi permette di comunicare problematiche attraverso una metafora presente nel sincretismo artistico.<\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"LEFT\"><span lang=\"en-US\">L\u2019approccio dell\u2019identificazione planetaria \u00e8 inizialmente semplice e diviene man mano pi\u00f9 complesso. Lo spettatore trova un oggetto apparentemente immediato &#8211; la sfera &#8211; da cui prendono inizio per\u00f2 infinite scoperte. Il <\/span><span lang=\"en-US\"><em>videopianeta<\/em><\/span><span lang=\"en-US\"> cambia la direzione del punto di vista dell\u2019osservatore, perch\u00e9 possiamo legittimamente sospettare che sia una sorta di gigante e sfavillante bulbo oculare che ci guarda proprio nello stesso momento in cui noi guardiamo lui. <\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"LEFT\"><span lang=\"en-US\">Nel lavoro pi\u00f9 recente che \u00e8 in esposizione alla <span class=\"testo_iframebold\">XII Mostra Internazionale di Architettura di Venezia <\/span><\/span><br \/>\n<span lang=\"en-US\">(<\/span><span lang=\"en-US\"><em>Collapsoscope<\/em>), il globo si apre, le immagini che venivano ospitate all\u2019interno delle sfere si spargono intorno, i corpi collassano, le parole si dissolvono, ci\u00f2 che rimane \u00e8 un\u2019aggressiva bellezza di centinaia di corpi e la domanda: <em>What is the most important thing we can be thinking about right now?<\/em><\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"LEFT\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_Videosculptures-04.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37654\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_Videosculptures-04.png\" alt=\"numero57_Videosculptures 04\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_Videosculptures-04.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_Videosculptures-04-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p lang=\"en-US\" align=\"LEFT\"><strong>Giulia Simi:<\/strong> Tu lavori spesso con una moltitudine di performers, di cui dirigi una coreografia ai limiti dell&#8217;astrattismo. La visione dall&#8217;alto e i movimenti sintetici e seriali rendono i corpi dei performers quasi disumanizzati, segni di un alfabeto visivo che rimanda spesso ad un immaginario scientifico. A me sono venute in mente subito le avanguardie teatrali di inizio secolo, ma potremmo sicuramente pensare anche ai movimenti, come il Bauhaus, che hanno tentato di sviluppare una visione geometrica, strutturata, scientifica. A cosa ti sei ispirata per la costruzione di questa grammatica visuale? E anche, qual \u00e8 il tuo modo di procedere nella realizzazione di queste complesse videoperformance?<\/p>\n<p align=\"LEFT\"><strong>Katja Loher:<\/strong> Il mio lavoro \u00e8 multidisciplinare. Combino la forza e la sapienza di pensatori creativi e professionalit\u00e0 artistiche per mischiare i significati delle impressioni. Le coreografie prendono vita grazie alla collaborazione della coreografa giapponese Saori Tsukada, le sculture vengono costruite in collaborazione con l\u2019architetto belga Hans Focketyn, l\u2019audio \u00e8 composto dal musicista giapponese Asako Fujimoto e i testi sono il frutto della collaborazione con la scrittrice svizzera Julia Sorensen.<\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"LEFT\">Comunichiamo cos\u00ec un linguaggio artistico multidisciplinare. Ognuno copre un ruolo unico nel processo del fare arte, come un frammento di un caleidoscopio.<\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"LEFT\"><span lang=\"en-US\">Attraverso la <\/span><span lang=\"en-US\"><em>bird\u2019s eye view<\/em><\/span><span lang=\"en-US\"> osserviamo una moltitudine di persone con abiti minimali mettere in scena movimenti sincronizzati. In questa coreografia gli individui si trasformano in pattern astratti fino all\u2019emergere finale di ornamenti tipici del caleidoscopio. Grazie a questa tecnica di ripresa, inoltre, la moltitudine ha un suo proprio ritmo distintivo che non viene avvertito come una somma di parti. Appare cos\u00ec una relazione tra i performers. L\u2019aspetto della moltitudine viene definito come modello artistico e l\u2019identit\u00e0 degli individui si dissolve in un\u2019idea collettiva. Il punto di osservazione cambia quando la <\/span><span lang=\"en-US\"><em>bird\u2019s eye view <\/em><\/span><span lang=\"en-US\">\u00e8 alternata con movimenti di <\/span><span lang=\"en-US\"><em>zoom-in<\/em><\/span><span lang=\"en-US\"> sui performers, al punto da catturarne le espressioni facciali.<\/span><\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"LEFT\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_Videosculptures-05.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37655\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_Videosculptures-05.png\" alt=\"numero57_Videosculptures 05\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_Videosculptures-05.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_Videosculptures-05-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>La serie di lavori pi\u00f9 recente offre una vasta visione sul rapporto tra l\u2019uomo e i sistemi ecologici e le loro riproduzoni artificiali. I performer\/lavoratori diventano parte di una macchina, mettono in scena attraverso movimenti sincronizzati gli obiettivi che devono essere svolti nelle 24 ore per tenere in equilibrio la natura e permettere alla specie umana di sopravvivere nel nostro pianeta senza alterare il numero attuale.<\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"LEFT\"><span lang=\"\"> La nuova produzione, che verr\u00e0 realizzata il prossimo autunno, \u00e8 basata su una futuristica versione del <\/span><span lang=\"\"><em>Teatro del Bauhaus. <\/em><\/span><span lang=\"\">I performers si trasformano in sculture viventi. Presentano cos\u00ec l\u2019idea di una geometria coreografata, l\u2019uomo come danzatore, trasformato dal proprio costume, che si muove nello spazio. La riduzione del corpo umano in semplici forme geometriche (un cilindro per il collo, un cerchio per la testa e per gli occhi) \u00e8 la principale fonte di ispirazione per questo lavoro. Riflette non solo la filosofia del Bauhaus di strappare via estetiche superflue per lasciare solo il principio funzionale, ma anche la disumanizzazione degli individui. Strappando via le loro identit\u00e0, i loro comportamenti, il loro aspetto, quel che rimane sono forme geometriche che comunicano una vaga fisicit\u00e0 umana. <\/span><\/p>\n<p lang=\"\" align=\"LEFT\"><strong>Giulia Simi:<\/strong> Molte delle tue opere si pongono al confine tra video e scultura &#8211; tu stessa usi il termine di <em>video-sculture<\/em> &#8211; in un rapporto fecondo e articolato con lo spazio espositivo. Qual \u00e8 il tuo modo di procedere in rapporto al contesto in cui la tua opera sar\u00e0 esposta?<\/p>\n<p align=\"LEFT\"><strong>Katja Loher:<\/strong> Forme e spazi caleidoscopici sono generati fuori dalla linea temporale del video. Io gioco con il contrasto tra una forma scultorea riconoscibile e i suoi continui mutamenti attraverso il video. Cerco ironicamente di adattare le leggi universali ad un modello, in un processo di compressione concettuale che ha qualcosa in comune con l\u2019osservazione scientifica. Allo stesso tempo gioco con la scalabilit\u00e0, inserendo l\u2019infinita grandezza dell\u2019astronomia nell\u2019infinita piccolezza della biologia.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Scultura, video, audio, letteratura e danza si sommano insieme in un omogeneo corpo di lavoro, che rivela la sua eterogeneit\u00e0 solo dopo un primo sguardo. Tramite la curiosit\u00e0 verso un oggetto semplice, come una scultura sferica, arriviamo a scoprire i suoi lati pi\u00f9 nascosti. Progetto le costellazioni planetarie delle mie sculture in interazione con lo spazio e il contesto esibitivo. Ho un archivio di <em>video footage<\/em> con il quale cucino le opere adattandole a un dato contesto. Vedo due strade attraverso cui arte e architettura s\u2019incontrano: o si fondano insieme o si scontrano l\u2019un l\u2019altra. Lavorare con il video mi da sempre l\u2019opportunit\u00e0 di spegnere la luce: nel buio l\u2019architettura diviene invisibile.<\/p>\n<p align=\"LEFT\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_Videosculptures-06.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37656\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_Videosculptures-06.png\" alt=\"numero57_Videosculptures 06\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_Videosculptures-06.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_Videosculptures-06-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"LEFT\"><strong>Giulia Simi: <\/strong>Veniamo alla tua opera presentata al MAXXI di Roma. In <em>Sculpting in Air<\/em> Internet s&#8217;inserisce come medium in grado di espandere lo spazio di fruizione oltre il reale. Il tuo \u00e8 un gioco di sguardi in un una sorta di <em>m\u00e9nage \u00e0 trois<\/em> tra spettatore nello spazio reale \/ opera \/ spettatore nello spazio virtuale. C&#8217;\u00e8 sicuramente un sapore voyeuristico in questa relazione, che si affianca ad una difficolt\u00e0 di comunicazione uomo-macchina espressa dalle immagini della tua videoscultura. Qual \u00e8 il tuo rapporto con Internet? Credi che userai ancora questo medium nella realizzazione delle tue opere?<\/p>\n<p align=\"LEFT\"><strong>Katja Loher:<\/strong> Internet rende il mio lavoro raggiungibile in qualunque momento, ovunque per chiunque. Ri-colloca il Museo nell\u2019universo, lo disconnette dallo spazio, dal tempo, dalla moltitudine degli spettatori.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Nella mostra via internet sono visibili due video circolari: uno rappresenta il video in s\u00e9 mentre l\u2019altro trasmette in tempo reale le immagini degli spettatori che stanno guardando l\u2019opera nello spazio fisico del museo. Sul web viene messo in scena un vero e proprio gioco tra osservatore e osservato: gli spettatori del museo sembrano guardare gli spettatori in rete mentre guardano l\u2019opera.<\/p>\n<p align=\"LEFT\"><em>Sculpting in Air<\/em>, esposta al MAXXI, presenta un dialogo tra l\u2019uomo e il linguaggio della macchina, allo scopo di investigare lo spazio tra reale e virtuale. La proiezione della performance su una grande sfera e le coreografie in diretta di figure umane che costruiscono lettere e frasi, crea l\u2019impressione di guardare il nostro pianeta da uno spazio esterno.<\/p>\n<p align=\"LEFT\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_Videosculptures-07.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37657\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_Videosculptures-07.png\" alt=\"numero57_Videosculptures 07\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_Videosculptures-07.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_Videosculptures-07-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"LEFT\">E\u2019 cos\u00ec rivelato il significato della sfera. Il globo diviene un occhio quando, usando una telecamera, cattura e catapulta lo spettatore nell\u2019opera, nello spazio e nel web. Al momento in cui gli spettatori osservano il dialogo proiettato sul <em>Videopianeta<\/em>, loro stessi vengono rivelati.<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"LEFT\"><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.katjaloher.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.katjaloher.com\/<\/a><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/maxxi.katjaloher.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/maxxi.katjaloher.com\/<\/a><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.fondazionemaxxi.it\/mostre_corso_netinspace.aspx\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.fondazionemaxxi.it\/mostre_corso_netinspace.aspx<\/a><\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un&#8217;indagine tra reale e virtuale, che abita i territori intermediali, dilata gli spazi espositivi museali e accoglie opere di artisti la cui pratica non \u008f solita svilupparsi attraverso Internet. Cos&#8221; si configura l&#8217;ultimo progetto espositivo della curatrice Elena Giulia Rossi al Maxxi di Roma, NetinSpace, inserito sulla scia di un lungo percorso sulla Net Art e il suo complesso rapporto con gli spazi espositivi che il museo ha portato avanti ben prima dell&#8217;inaugurazione degli affascinanti spazi firmati dall&#8217;archistar Zaha Hadid.<\/p>\n","protected":false},"author":50,"featured_media":37650,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[239,210],"tags":[53,13,71],"class_list":["post-10757","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-articles","category-issue-057","tag-interviews","tag-networking","tag-video-art"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.4 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Videosculture \/ Videopianeti. 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This could describe curator Elena Giulia Rossi&#039;s latest exhibition at Maxxi, Rome: NetinSpace adds to the long conversation on Net Art and its complex relationship with a museum which has housed many such works previous to archistar Zaha Hadid&#039;s fascinating exhibition. [:it]Un&#039;indagine tra reale e virtuale, che abita i territori intermediali, dilata gli spazi espositivi museali e accoglie opere di artisti la cui pratica non \u008f solita svilupparsi attraverso Internet. Cos&quot; si configura l&#039;ultimo progetto espositivo della curatrice Elena Giulia Rossi al Maxxi di Roma, NetinSpace, inserito sulla scia di un lungo percorso sulla Net Art e il suo complesso rapporto con gli spazi espositivi che il museo ha portato avanti ben prima dell&#039;inaugurazione degli affascinanti spazi firmati dall&#039;archistar Zaha Hadid. 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