{"id":10754,"date":"2010-09-03T12:00:00","date_gmt":"2010-09-03T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-057\/humanity-of-3d-billy-cowies-research\/"},"modified":"2020-11-01T23:25:18","modified_gmt":"2020-11-01T22:25:18","slug":"humanity-of-3d-billy-cowies-research","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-057\/humanity-of-3d-billy-cowies-research\/","title":{"rendered":"L&#8217;umanita&#8217; Del 3d. Nella Ricerca Di Billy Cowie"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\"><em>&#8220;<span lang=\"en-GB\">I am the ground, I am the earth, I am the soil, and into me your coldness stole, till I am solid and brittle&#8221; (In The Flesh \u0096 2007 Billy Cowie)<\/span><\/em><\/p>\n<p align=\"left\">La quarta edizione del Festival internazionale <span class=\"testo_iframebold\">Teatro a Corte<\/span>, che si \u00e8 svolta a Torino e in 8 dimore sabaude del Piemonte dall&#8217;8 al 25 luglio, ha proposto un ricco programma di produzioni sperimentali e contemporanee nel campo del teatro, della danza, del <em>noveau cirque<\/em>, della video-danza, della performance, con 31 compagnie di 8 differenti nazionalit\u00e0 e un cartellone di 38 spettacoli, 5 progetti <em>site specific<\/em> e 2 creazioni commissionate per il Festival.<\/p>\n<p align=\"left\">All&#8217;interno di questo caleidoscopico carnet di proposte, sono state presentate alcune esperienze in cui il video incontra la danza e la dimensione stereoscopica del 3d, in particolar modo nell&#8217;attivit\u00e0 artistica di <span class=\"testo_iframebold\">Billy Cowie<\/span>, che ha presentato a Teatro a Corte in prima nazionale, con la collaborazione di the British Council, due installazioni tridimensionali: <span class=\"testo_iframe\"><em>The Revery Alone<\/em><\/span>, presentata nella sala del Museo del Castello di Rivoli, e <em>Ghosts in the Machine<\/em>, all&#8217;interno della Cavallerizza Reale di Torino.<\/p>\n<p align=\"left\"><span class=\"testo_iframebold\">Billy Cowie <\/span>compositore, coreografo e filmmaker scozzese, residente a Brighton, dove \u00e8 docente universitario, \u00e8 autore di numerose coreografie per <em>live performances<\/em>, installazioni di danza e video, film e installazioni stereoscopiche in cui utilizza la tecnologia 3d. All&#8217;interno del volume <em>Anarchic Dance<\/em>, curato nel 2006, si trovano le analisi e alcuni scritti critici sui lavori prodotti negli anni da Cowie in collaborazione con la danzatrice e performer Liz Aggiss.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_Humanity-of-3D-02.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37633\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_Humanity-of-3D-02.png\" alt=\"numero57_Humanity of 3D 02\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_Humanity-of-3D-02.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_Humanity-of-3D-02-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"left\">La coreografia studiata da Cowie in collaborazione con Aggiss per il video di David Anderson <em>Motion Control,<\/em> presentato nel 2002 durante il Festival Invideo di Milano, \u00e8 un esempio ben riuscito delle capacit\u00e0 dell&#8217;artista scozzese, cos\u00ec come l&#8217;opera 3d del 2007 <em>In the Flesh<\/em>, sensuale e coinvolgente installazione video tridimensionale in cui lo spettatore ha la netta sensazione di sentire il corpo della danzatrice e di voler far parte della sua danza. La colonna sonora del video, prodotta da Cowie, cos\u00ec come le musiche di tutti i suoi lavori, esprime emozioni sottili e rugiadose, che valgono un ripetuto ascolto.<\/p>\n<p align=\"left\">Le storia della nascita delle opere pi\u00f9 importanti di Billy Cowie, di alcune collaborazioni e dei temi privilegiati su cui l&#8217;artista lavora costantemente, sono emersi da una gradevole intervista che abbiamo realizzato durante il festival Teatro a Corte.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Silvia Scaravaggi:<\/strong> Vedendo il lavoro che hai presentato alla Cavallerizza Reale, <em>Ghosts in the Machine<\/em>, ho notato che \u00e8 molto differente da altre opere che hai realizzato precedentemente, a parte per l&#8217;utilizzo della tecnologia 3d. Cambi spesso soggetto e tema nelle tue opere?<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Billy Cowie:<\/strong> Mi piace realizzare lavori diversi, non ripetere. Con te vorrei percorrere alcune tappe delle mie produzioni, cronologicamente, partendo dall&#8217;inizio: sono partito facendo pezzi di danza con le compagnie, dal vivo, con 6 danzatori. Dopo un certo tempo ho iniziato a realizzare video. Quando guardavo i film mi sembravano piatti, senza profondit\u00e0, senza dimensioni. Questo \u00e8 il motivo per cui ho cominciato a produrre film. Un&#8217;altra motivazione mi \u00e8 venuta dalla danza: guardando i danzatori ti accorgi che sono davvero distanti dallo spettatore. Mentre il ballerino e i suoi movimenti si vedono meglio se visti da molto vicino. Quello che \u00e8 auspicabile \u00e8 che siano cos\u00ec vicini da poterli quasi toccare. Questa possibilit\u00e0 di avvicinamento \u00e8 ci\u00f2 che mi ha interessato di pi\u00f9 del film. Volevo davvero far sentire le persone &#8220;vicino a&#8221; quello che vedevano.<\/p>\n<p align=\"left\">Il primo lavoro in 3d che ho realizzato \u00e8 <em>Men in the Wall <\/em>(2004), una video installazione 3d per quattro schermi. Ci sono questi 4 uomini di quattro diverse nazionalit\u00e0, un americano, un indiano, uno spagnolo ed un tedesco, che stanno all&#8217;interno di quattro finestre, danzano e parlano, per circa 25 minuti. Qualcuno mi ha chiesto perch\u00e9 ho scelto solo uomini, il motivo \u00e8 che volevo dare un&#8217;immagine di quattro persone estranee tranquille, senza creare altri riferimenti o connessioni, come sarebbe accaduto se invece avessi scelto due uomini e due donne. Volevo rendere la situazione rilassata e senza riferimenti.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_Humanity-of-3D-03.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37634\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_Humanity-of-3D-03.png\" alt=\"numero57_Humanity of 3D 03\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_Humanity-of-3D-03.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_Humanity-of-3D-03-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"left\"><strong>Silvia Scaravaggi:<\/strong> Quello che ti interessava in questo lavoro era rendere solo reale l&#8217;immagine? Pi\u00f9 reale di quanto il video possa essere?<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Billy Cowie:<\/strong> Esatto, volevo rendere l&#8217;immagine pi\u00f9 solida. Rendere l&#8217;immagine toccabile. Inoltre, la multi visione messa a disposizione dalle quattro finestre, d\u00e0 la possibilit\u00e0 di muovere lo sguardo liberamente, scegliere dove e chi guardare. Mi piace che si possa essere liberi di muoversi, vagare, guardando. Ho esposto molte volte questo lavoro, come a Los Angeles, ho ottenuto questa solidit\u00e0 che cercavo, ma i personaggi non erano veramente nello spazio insieme allo spettatore. La visione tridimensionale \u00e8 complessa: sembra che tutto accada molto in fondo e poi avviene qualcosa a livello molto ravvicinato, qualcosa colpisce i nostri occhi.<\/p>\n<p align=\"left\">Desideravo realizzare dei pezzi in cui i danzatori vengo verso il pubblico, per questo ho realizzato <em>Ghosts in the Machine<\/em>, il lavoro presentato a Torino. Una sorta di pezzo &#8220;gemello&#8221; di <em>Men in the Wall<\/em>, ma con tre ragazze. Prima di realizzarlo per\u00f2 avevo bisogno di sperimentare, per capire come farlo. Un lavoro tridimensionale con tre schermi \u00e8 molto complesso tecnicamente. Cos\u00ec, sperimentando \u00e8 nato In the Flesh, un test in cui volevo far s\u00ec che la danzatrice fosse cos\u00ec vicina che davvero si avesse il desiderio di toccarla.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_Humanity-of-3D-04.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37635\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_Humanity-of-3D-04.png\" alt=\"numero57_Humanity of 3D 04\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_Humanity-of-3D-04.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_Humanity-of-3D-04-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"left\"><strong>Silvia Scaravaggi:<\/strong> E ci sei riuscito veramente. <em>In the Flesh<\/em> (2007) \u00e8 un lavoro quasi erotico, vedendolo, meglio provandolo, si ha il desiderio di sfiorare il corpo della danzatrice e seguirne i movimenti, complice anche la colonna sonora\u0085<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Billy Cowie<\/strong><span class=\"testo_iframebold\">: <\/span>S\u00ec, il pezzo sembra funzionare. <em>In The Flesh<\/em> \u00e8 una videoinstallazione 3d, per un ambiente buio e raccolto, dedicata ad un audience di quattro, cinque persone alla volta. Ad Amsterdam mi proposero di mostrarlo all&#8217;interno del Paradiso, un grande locale realizzato in una ex-chiesa, con un&#8217;ampia navata centrale. Lo consideravo una sorta di esperimento e accettai. Una piccola cosa curiosa \u00e8 che il corpo della ballerina nella versione normale di <em>In the Flesh<\/em> \u00e8 di dimensioni reali, mentre qui ho voluto mostrarlo molto ingrandito. Una dimensione di 4, 5 volte superiore.<\/p>\n<p align=\"left\">Il video deve esser visto dall&#8217;alto, e nel Paradiso c&#8217;\u00e8 una balconata che si presta ad una visione sospesa, fruibile da un centinaio di persone. Insomma, venne fuori un <em>In the Flesh<\/em> gigante; durante la proiezione guardando gi\u00f9 si vedeva una persona cos\u00ec enorme che era incredibile, ancor pi\u00f9 incredibile se confrontata con le dimensioni delle persone che giravano attorno al perimetro di proiezione. Il video dura circa 4 minuti, ma il pubblico non voleva andarsene, rimase anche per un&#8217;ora a godersi lo spettacolo.<\/p>\n<p align=\"left\">Dopo questa esperienza ho iniziato a lavorare su <em>Ghosts, <\/em>ma non avendo un&#8217;ampia parete bianca per le prove utilizzavo il soffitto. Il risultato fu davvero interessante, e cos\u00ec nacque <em>The Revery Alone<\/em>, che \u00e8 l&#8217;altro lavoro che ho mostrato a Torino in prima nazionale. <em>The Revery Alone<\/em> (2008) inizia dal tentativo di limitare la coreografia. Le limitazioni sono qualcosa che davvero apprezzo soprattutto quando lavoro per le coreografie live. Ho sempre pensato che aiutino a costruire il lavoro. Limitazioni nell&#8217;uso del corpo, dello spazio. In <em>In the Flesh<\/em> la danzatrice poteva muoversi solo all&#8217;interno del perimetro stabilito. Cos\u00ec in <em>The Revery<\/em> una danzatrice esplora le limitazioni imposte alla coreografia in una realizzazione lirica e meditativa che amplifica la dimensione scultorea dell&#8217;installazione che lo spettatore pu\u00f2 sperimentare disteso con gli occhi al soffitto.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_Humanity-of-3D-05.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37636\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_Humanity-of-3D-05.png\" alt=\"numero57_Humanity of 3D 05\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_Humanity-of-3D-05.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_Humanity-of-3D-05-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"left\"><strong>Silvia Scaravaggi:<\/strong> Perch\u00e9 hai questo desiderio di far sentire il corpo, farlo uscire dalla bidimensionalit\u00e0, quasi a toccarlo?<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Billy Cowie:<\/strong> Credo perch\u00e9 \u00e8 qualcosa di molto intimo. Nelle coreografie studio sempre piccoli movimenti, voglio che emerga la personalit\u00e0, che i danzatori si facciano conoscere, che non restino anonimi. \u00c8 un modo per cercare di spiegare esattamente chi siano davvero. Questo \u00e8 anche il motivo per cui mi piace utilizzare i testi, nella maggior parte dei lavori i danzatori parlano, enunciano testi, poemi.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Silvia Scaravaggi:<\/strong> Come avviene costantemente in <em>Ghosts in the Machine <\/em>(2009). \u00c8 l&#8217;ultimo lavoro che hai realizzato?<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Billy Cowie:<\/strong> No, l&#8217;ultimo lavoro \u00e8 <em>Tango de Soledad<\/em> (2010), un <em>solo dance<\/em> per grande spazio con la danzatrice Amy Hollingsworth. Esiste in due versioni, una 3d, che utilizza la stessa tecnologia di <em>In The Flesh<\/em> per rendere solido il corpo, ed una convenzionale per la proiezione. Con <em>Ghosts in the Machine<\/em> volevo realizzare un lavoro che fosse un po&#8217; come <em>Men in The Wall.<\/em> Invece di avere quattro uomini all&#8217;interno di quattro quadrati, qui ci sono tre ragazze fuori dai tre riquadri che appartengono loro.<\/p>\n<p align=\"left\">Ho selezionato molte danzatrici prima di scegliere le protagoniste del video, volevo che avessero un carattere forte, tre persone molto naturali. Non attrici, non danzatrici professioniste, qualcuno di speciale come le tre ragazze che ho trovato. Sono molto diverse tra loro, sembrano tre amiche. Ho lavorato ancora con le limitazioni: volevo che si percepisse che non erano ballerine professioniste, utilizzando questa impressione per mostrare che in realt\u00e0 loro desiderano esserlo. Ci provano cos\u00ec tanto nella vita e nella loro ricerca artistica che alla fine pensiamo siano delle ballerine vere.<\/p>\n<p align=\"left\">Ho cercato anche di creare un gioco di corrispondenze con <em>Men in the Wall<\/em>: all&#8217;inizio del video le ragazze dicono di aver visto quattro ragazzi. In <em>Men<\/em> uno dei ragazzi parlando con un altro dice di aver visto alcuni Fantasmi con gli occhi blu e rossi, giocando cos\u00ec con il pubblico che indossa gli occhialini. E ancora il ragazzo afferma di essere stato avvicinato da uno dei fantasmi e di aver cercato di toccarlo, facendolo fuggire. Cos\u00ec in <em>Ghosts<\/em> una ragazza ad un certo punto esclama che uno dei quattro ragazzi ha tentato di palparla e lei \u00e8 scappata. Tutto questo per far emergere che esistono due mondi, due universi, uno reale e uno alternativo, immaginario, virtuale, due dimensioni che si incontrano, si confrontano, due mondi che entrano in relazione e dove accade qualcosa.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_Humanity-of-3D-06.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37637\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_Humanity-of-3D-06.png\" alt=\"numero57_Humanity of 3D 06\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_Humanity-of-3D-06.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_Humanity-of-3D-06-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"left\"><strong>Silvia Scaravaggi:<\/strong> Durante <em>Ghosts in the Machine<\/em>, fai dire ad una delle ragazze &#8220;Il medium \u00e8 il messaggio&#8221;, citando Marshall McLuhan. \u00c8 questa la filosofia alla base delle tue opere?<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Billy Cowie:<\/strong> No, in realt\u00e0 non \u00e8 cos\u00ec. Per me il messaggio \u00e8 il messaggio. Quello che mi interessa esattamente non \u00e8 il mezzo, ma il contenuto, realizzare film, opere, in cui \u00e8 importante quello che accade. Sono interessato a rendere i miei livori intellettuali, inserendo riferimenti colti, citazioni, richiami. Ad esempio il titolo <em>Ghosts in the Machine<\/em> \u00e8 mutuato dal filosofo Gilbert Ryle<span class=\"testo_iframebold\"> (1)<\/span> che ha inventato questa frase in contrapposizione con l&#8217;idea che corpo e mente siano cose distinte. Successe che in seguito molti altri usarono questa espressione, inclusi i <em>Police<\/em> come titolo per un loro album.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Silvia Scaravaggi:<\/strong> Un&#8217;ultima curiosit\u00e0: le musiche che usi sono sempre tue originali?<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Billy Cowie:<\/strong> S\u00ec assolutamente, dalle riprese al suono, mi occupo io di tutto. Sono un mostro del controllo.<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"left\"><strong><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.billycowie.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.billycowie.com<\/a><\/strong><\/p>\n<p align=\"left\"><strong><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.anarchicdance.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.anarchicdance.com<\/a><\/strong><\/p>\n<div id=\"sdfootnote1\">\n<p align=\"left\"><span class=\"testo_iframebold\">(1)<\/span> Da Wikipedia: Gilbert Ryle (Brighton, 19 agosto 1900 \u0096 Whitby, 6 ottobre 1976). Ryle fece parte della generazione di filosofi del linguaggio comune influenzati da Ludwig Wittgenstein ed \u00e8 conosciuto soprattutto per la sua critica del dualismo cartesiano, per il quale coni\u00f2 l&#8217;espressione &#8220;il fantasma nella macchina&#8221; (&#8220;the ghost in the machine&#8221;). Alcune delle sue idee nella filosofia della mente sono considerate &#8220;comportamentiste&#8221; (da non confondersi con il comportamentismo psicologico di Skinner e Watson). [\u0085] In The Concept of Mind (1949), Ryle sviluppa una critica del dualismo mente-corpo, diffuso nella filosofia occidentale da Cartesio in poi. L&#8217;idea di una mente come entit\u00e0 indipendente, che inabita e controlla il corpo, va refutata come un rimasuglio superfluo di un periodo antecedente lo sviluppo della biologia moderna e che non pu\u00f2 pi\u00f9 essere preso alla lettera. Parlare di una mente e un corpo come entit\u00e0 separate pu\u00f2 avere solo la funzione di descrivere metaforicamente le abilit\u00e0 di organismi complessi, come strategie per la risoluzione di problemi, capacit\u00e0 di astrazione e generalizzazione, di generare ipotesi e metterle alla prova, eccetera, in relazione al loro comportamento.<\/p>\n<\/div>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Billy Cowie compositore, coreografo e filmmaker scozzese, residente a Brighton, dove \u008f docente universitario, \u008f autore di numerose coreografie per live performances, installazioni di danza e video, film e installazioni stereoscopiche in cui utilizza la tecnologia 3d. 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