{"id":10748,"date":"2010-09-03T12:00:00","date_gmt":"2010-09-03T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-057\/isea-ruhr-2010-latin-america-forum\/"},"modified":"2020-11-01T23:24:28","modified_gmt":"2020-11-01T22:24:28","slug":"isea-ruhr-2010-latin-america-forum","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-057\/isea-ruhr-2010-latin-america-forum\/","title":{"rendered":"Isea Ruhr 2010. Il Forum Latino Americano"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"left\">Uno degli eleventi pi\u00f9 rilevanti dell&#8217;<span class=\"testo_iframebold\"> ISEA RUHR 2010 &#8211; The International Symposium on Electronic Art <\/span>\u00e8 stato forse il <span class=\"testo_iframebold\">Latin American Forum IV<\/span>, una serie di conferenze e dibattiti divisa in quattro incontri in cui storici, artisti e curatori hanno discusso e tentato di definire le pratiche artistiche contemporanee del continente.<\/p>\n<p>Il forum \u00e8 stato ideato, curato e coordinato da <span class=\"testo_iframebold\"><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/burbane.org\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Andres Burbano<\/a><\/span>. L&#8217;artista comombiano oggi di base negli Stati Uniti, gi\u00e0 noto a partire dai primissimi anni Duemila per i suoi progetti che mischiano <em>mass media<\/em> e distribuzione di video online.<\/p>\n<p>&#8220;L&#8217;idea del forum viene da lontano&#8221; spiega Andres. Nel 2004 infatti, durante ISEA, <span class=\"testo_iframebold\">Andreas Broekmann<\/span> aveva parlato con lui dell&#8217;idea di organizzare una conferenza sulle pratiche artistiche legate ai nuovi media in America Latina. Sei anni dopo, anche grazie al sostegno economico dell&#8217;<span class=\"testo_iframebold\"><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.ism.org.br\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Instituto Sergio Motta<\/a><\/span> (San Paolo, Brasile), del <span class=\"testo_iframebold\"><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.artealameda.bellasartes.gob.mx\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Centro Arte Alameda<\/a><\/span> (Citt\u00e0 del Messico) e della diplomazia tedesca, il forum ha visto la luce portando in Europa artisti, teorici, curatori e ricercatori dal continente.<\/p>\n<p>La ricerca di una possibile identit\u00e0 latina nelle pratiche artistiche legate ai nuovi media era certamente gi\u00e0 presente e affrontato da artisti e teorici in America Latina da pi\u00f9 di un decennio. Basti pensare anche a progetti espositivi come <span class=\"testo_iframebold\">Arte Nuevo Interactiva<\/span> (La Biennale di Merica, Messico), la<span class=\"testo_iframebold\"> Biennale di Video e Media Art di Santiago del Cile<\/span> o la <span class=\"testo_iframebold\">Biennale Transitio di Citt\u00e0 del Messico<\/span>.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_Isea-Ruhr-2010-02.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37594\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_Isea-Ruhr-2010-02.png\" alt=\"numero57_Isea Ruhr 2010 02\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_Isea-Ruhr-2010-02.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_Isea-Ruhr-2010-02-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>E&#8217; certamente vero che finora l&#8217;Europa ha mostrato ben poca conoscenza e curiosit\u00e0 sull&#8217;argomento, ad eccezione della Spagna che ha una storia a s\u00e9 di partecipazione attiva nelle principali metropoli latine grazie allo sviluppo sul continente dei Centri di Cultura spagnoli. I CCE si sono infatti diffusi a inizio millennio nelle principali capitali latine come emanazione culturale delle politiche di espansione economica neoliberista della Spagna in America Latina.<\/p>\n<p>La privatizzazione e la vendita delle infrastrutture una volta pubbliche attuata dai governi di Argentina, Cile, Colombia, Messico ecc dalla fine degli anni Novanta, hanno portato per esempio all&#8217;espansione di Telefonica, la compagnia telefonica spagnola, su tutto il continente come principale distributore di servizi. Lo stesso \u00e8 avvenuto con acqua, luce, gas ecc. Accanto a questa nuova forma di colonizzazione economica, che ha fortemente sostenuto la crescita economica spagnola a partire dagli anni Novanta, la diplomazia spagnola ha anche sviluppato questo sistema di centri culturali (i CCE appunto) che negli anni hanno fortemente sostenuto la creativit\u00e0 locale, specialmente nell&#8217;ambito dei nuovi media, dando spazio e possibilit\u00e0 ad artisti e teorici di sviluppare progetti, esibirli, invitare altri colleghi dal resto dell&#8217;America Latina.<\/p>\n<p>Questo forte legame tra Spagna e America Latina non aveva per\u00f2 finora portato a una vera apertura dei Festival di nuovi media europei alle tematiche latine: un merito questo che va del tutto riconosciuto all&#8217;organizzazione di ISEA che ha fortemente voluto il Forum, tanto da smuovere anche fondi della diplomazia tedesca per poter finanziare la partecipazione degli invitati (ISEA infatti, come bene sa chi partecipa o ha partecipato, non finanzia artisti e lecturers invitati, che viaggiano a proprio carico o delle organizzazioni nelle quali lavorano: da qui l&#8217;eccezionalit\u00e0 dell&#8217;evento).<\/p>\n<p>Il lavoro di ricerca e relazione di <span class=\"testo_iframebold\">Andres Burbano<\/span> per la realizzazione del forum ha portato alla messa a punto di quattro incontri tesi e participati, che hanno dato luogo a lunghe serie di dibattiti che si sono estesi anche al di fuori della sala conferenze. Andres del resto non \u00e8 un novizio di questo tipo di progetti: gi\u00e0 quando era professore alla Universidad de Los Andes a Bogot\u00e0, realizzava serie di incontri mensili sul tema, invitando i teorici pi\u00f9 rilevanti provenienti dall&#8217;America Latina e dall&#8217;Europa.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_Isea-Ruhr-2010-03.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37595\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_Isea-Ruhr-2010-03.png\" alt=\"numero57_Isea Ruhr 2010 03\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_Isea-Ruhr-2010-03.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_Isea-Ruhr-2010-03-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>Uno di questi \u00e8<span class=\"testo_iframebold\"> Siegfried Zielinski<\/span>, fondatore dell&#8217;Accademia di Arti e Media di Colonia (Germania) e inventore di <em><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/flusserstream.khm.de\/variantology\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Archaeology\/Variantology of the media<\/a><\/em>, un progetto di ricerca oggi di base all&#8217;Universit\u00e0 delle Arti di Berlino, focalizzato sulla rinarrazione delle espressioni artistiche legate all&#8217;uso della tecnologia su base comparativa. Durante l&#8217;incontro di apertura, intitolato appunto &#8220;Variantologia Latina&#8221;, Zielinski ha concluso le presentazioni di apertura di <span class=\"testo_iframebold\">Domingo Ledezma<\/span> (Venezuela) e <span class=\"testo_iframebold\">Karla Jasso<\/span> (Messico), tese a narrare possibili preistorie della multimedialit\u00e0 latina in alcune esperienze del XVII secolo, spiazzando l&#8217;audience con una serie di prese di posizione pirotecniche.<\/p>\n<p>&#8220;Finora la Storia \u00e8 stata ricostruita dalla prespettiva della cultura filosofica europea, che vede la Modernit\u00e0 europea come inizio di tutto&#8221;. Questo modello incompleto di narrazione della Storia ha dato luce anche a postulati del tutto miopi, come quelli difesi da Hegel nella &#8220;Filosofia della Storia&#8221;, a detta di Zielinski, &#8220;Il libro pi\u00f9 eurocentrico e razzista che si possa leggere&#8221;. Nella costruzione di Hegel in cui la storia della cultura inizia in Oriente, si sposta poi nel mondo greco e romano per poi raggiungere il culmine con la cultura germanica, il resto del mondo non esiste. L&#8217;Africa \u00e8 il continente cannibale (e senza storia) e l&#8217;America Latina esiste in quanto emanazione europea: se esistevano culture precedenti, queste non erano abbastanza influenti da competere con quella europea che quando \u00e8 arrivata sul continente le ha fatte sparire.<\/p>\n<p>Questa costruzione, dice Zielinski, \u00e8 arrivata allla sua fine: stiamo conoscendo la &#8220;fine della storia in senso europeo&#8221; e sta a noi ora riscostruire una storia nuova che riconosca le varianti al modello egemonico finora tramandato. La ricostruzione passa anche attraverso un nuovo linguaggio, che preveda anche che ci dimentichiamo di termini come &#8220;Media&#8221; e &#8220;Modernit\u00e0&#8221;. Come? Guardando ai passati possibili (cio\u00e8 alle varianti alla Modernit\u00e0) come nostro possibile futuro e cambiando il nostro linguaggio. Ad esempio, studiando come gli indios del continente americano comunicavano attraverso l&#8217;acustica o come costruivano giochi basati su dispositivi algoritmici. L&#8217;idea del passato come nostro futuro non pu\u00f2 non ricordare il futuro post tecnologico di cui ci parlava <span class=\"testo_iframebold\">Raul Ferrera Balanquet<\/span> a proposito di <span class=\"testo_iframebold\">Interactiva<\/span> (<a class=\"testo_iframebold\" href=\"https:\/\/digicult.it\/digimag\/article.asp?id=429\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">https:\/\/digicult.it\/digimag\/article.asp?id=429<\/a>).<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_Isea-Ruhr-2010-04.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37596\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_Isea-Ruhr-2010-04.png\" alt=\"numero57_Isea Ruhr 2010 04\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_Isea-Ruhr-2010-04.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_Isea-Ruhr-2010-04-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>L&#8217;incontro successivo, focalizzato sul presente e sull&#8217;attivit\u00e0 di curatori ed organizzatori, ha visto sul palco tra gli altri la direttrice del <span class=\"testo_iframebold\">Centro Arte Alameda, Tania Aedo, <\/span><span class=\"testo_iframe\">ma anche<\/span><span class=\"testo_iframebold\"> Jos\u00e9 Carlos Mariategui e Victoria Messi<\/span> che hanno presentato il progetto di ricerca <em>Insulares\/Emergentes<\/em> nonch\u00e8 l&#8217;artista brasiliana <span class=\"testo_iframebold\">Giselle Beiguelmann<\/span>. Il panel ha costruito un panorama delle pratiche artistiche e curatoriali del presente. Un dato rilevante e comune alle esperienze descritte (che si muovono tra Messico, Per\u00f9, Argentina e Brasile) \u00e8 forse la necessit\u00e0 di parlare non pi\u00f9 di &#8220;electronic media art&#8221; ma piuttosto di pratiche artistiche basate sull&#8217;uso dei media.<\/p>\n<p>Un punto questo che tiene in conto di tutte le differenziazioni locali ma che nello stesso tempo riesce a giustificare la possibilit\u00e0 di parlare di America Latina senza scadere nel generalismo e nel superficiale. L&#8217;attenzione va quindi puntata sulle possibilit\u00e0 sociologiche di accesso alle nuove tecnologie e sull&#8217;approccio che artisti e producer hanno nei loro confronti. Uno scontro tra globalizzazione e localismo (che non sempre vuol dire tradizione come ricorda Beiguelmann, ma piuttosto diffusione capillare e commerciale di strumenti tecnologici di nuova generazione).<\/p>\n<p>Il panel, secondo momento interessante di discussione del Forum, ha forse portato a delineare gli elementi caratterizzanti del continente Latinoamericano, a prescindere dalla constatazione che la definizione America Latina \u00e8 ancora una volta un&#8217;invenzione europea (francese) e coloniale dell&#8217;inizio del XIX secolo, che mirava a differenziare l&#8217;America settentrionale anglosassone e teutonica all&#8217;america meridionale caratterizzata da una preponderanza culturale latina (delle colonie spagnole e portoghesi prima dell&#8217;indipendenza e della supremazia francese nel XIX secolo).<\/p>\n<p>Se dei punti in comune ci sono vanno incontrati proprio nella storia coloniale e neocoloniale, nelle risposte che sono state date all&#8217;egemonia culturale, alla necessit\u00e0 di definirsi in relazione all&#8217;occidente anche nel XX secolo, caratterizzato dall&#8217;intrusione politica degli Stati Uniti e delle dittature forzate. Tutto questo ha portato all&#8217;esistenza di una coscienza latinoamericana e allo sviluppo di una produzione culturale fortemente critica, basata sulla processualit\u00e0 e sull&#8217;assunzione, digestione e riproposizione della cultura egemonica importata dall&#8217;Europa.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_Isea-Ruhr-2010-05.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37597\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_Isea-Ruhr-2010-05.png\" alt=\"numero57_Isea Ruhr 2010 05\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_Isea-Ruhr-2010-05.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_Isea-Ruhr-2010-05-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>I due panel successivi, che hanno dato la voce agli artisti, hanno bene messo in luce questa unit\u00e0 pure nelle differenza: processualit\u00e0 e critica (che potrebbe essere definita &#8220;tecnofagia&#8221;, parafrasando l&#8217;Antropofagia del brasiliano Oswald de Andrade) contro la monoliticit\u00e0 del colosso egemonico culturale europeo.<\/p>\n<p>Tra questi ricordiamo tra le altre, le presentazioni di <span class=\"testo_iframebold\">Andres Burbano, Lila Pagola (Argentina), Ivan Puig (Messico), Lucas Bambozzi (Brasile), Brian Mackern (Uruguay), Enrique Rivera (Cile) e Arcangel Costantini (Messico).<\/span><\/p>\n<hr \/>\n<p><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.ism.org.br\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.ism.org.br\/<\/a><\/p>\n<p><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.artealameda.bellasartes.gob.mx\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.artealameda.bellasartes.gob.mx\/ <\/a><\/p>\n<p><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/burbane.org\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/burbane.org<\/a><\/p>\n<p><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/flusserstream.khm.de\/variantology\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/flusserstream.khm.de\/variantology\/<\/a><\/p>\n<p><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.udk-berlin.de\/sites\/content\/topics\/research\/variantology\/index_eng.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.udk-berlin.de\/sites\/content\/topics\/research\/variantology\/index_eng.html<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Uno degli eleventi pi\u009d rilevanti dell&#8217; ISEA RUHR 2010 &#8211; The International Symposium on Electronic Art \u008f stato forse il Latin American Forum, una serie di conferenze e dibattiti divisa in quattro incontri in cui storici, artisti e curatori hanno discusso e tentato di definire le pratiche artistiche contemporanee del continente.<\/p>\n","protected":false},"author":55,"featured_media":37593,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[239,210],"tags":[75,48,65],"class_list":["post-10748","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-articles","category-issue-057","tag-fashion","tag-hacking","tag-report"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.4 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Isea Ruhr 2010. 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