{"id":10745,"date":"2010-09-03T12:00:00","date_gmt":"2010-09-03T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-057\/the-poetics-of-the-intangible-a-conversation-with-jaume-plensa\/"},"modified":"2020-11-01T23:25:52","modified_gmt":"2020-11-01T22:25:52","slug":"the-poetics-of-the-intangible-a-conversation-with-jaume-plensa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/design\/the-poetics-of-the-intangible-a-conversation-with-jaume-plensa\/","title":{"rendered":"La Poetica Dell&#8217;intangibile. Conversazione Con Jaume Plensa"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">Nel 2007, durante il festival <span class=\"testo_iframebold\">ArtFutura<\/span>, assistei a una breve conferenza di <span class=\"testo_iframebold\">Jaume Plensa<\/span> e fu amore a prima vista. La sua arte, il suo pensiero e il suo modo di presentarli mi parvero assolutamente capaci di accompagnare lo spettatore in una dimensione pi\u00f9 elevata, di trasmettere un&#8217;energia quasi mistica. L&#8217;artista entr\u00f2 a far parte della ristrettissima cerchia dei miei idoli e per questo, senza rendermene conto, finii per convincermi che fosse un essere sovrumano che non risiedeva sulla terra come noi comuni mortali.<\/p>\n<p>Fino a quando la mia amica e fotografa Angharad Segura, ammiratrice altrettanto accanita dello scultore e con una gran voglia di ritrarlo con la sua reflex, un giorno mi mise la pulce nell&#8217;orecchio, chiedendomi se potevo organizzare una visita al suo laboratorio a pochi chilometri da Barcellona. Mi sorpresi del fatto che non mi fosse mai venuto in mente e trovai rapidamente il modo per farmi concedere un&#8217;intervista. Fu cos\u00ec che presto, piene di emozione come due adolescenti che stanno per incontrare la loro rockstar preferita, Angharad e io ci recammo al capannone dove Plensa lavora e dove fummo accolte cordialmente dall&#8217;artista e da sua moglie Laura.<\/p>\n<p>Confermo: <span class=\"testo_iframebold\">Jaume Plensa<\/span> non \u00e8 un personaggio inaccessibile, cos\u00ec come non lo sono del resto le sue opere. Al contrario: \u00e8 un uomo estremamente spiritoso e affabile, con uno sguardo limpido, una voce avvolgente, un sorriso sincero, che in qualche modo vive in un&#8217;altra dimensione, molto pi\u00f9 vicina alla bellezza, alla verit\u00e0, da cui attinge con gioia per regalarla al mondo con la sua arte. Credo che questo sia il segreto delle sue opere, la forza di cui sono dotate, il motivo per cui vivranno per sempre nella storia dell&#8217;arte.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_The-Poetics-of-the-intangible-02.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37542\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_The-Poetics-of-the-intangible-02.png\" alt=\"numero57_The Poetics of the intangible 02\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_The-Poetics-of-the-intangible-02.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_The-Poetics-of-the-intangible-02-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\" bgcolor=\"#FFFFFF\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>Su Internet attualmente si trovano due video che testimoniano il fascino dell&#8217;artista e della sua arte: uno \u00e8 un documentario prodotto da <span class=\"testo_iframebold\">RTVE<\/span> (<a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.rtve.es\/mediateca\/videos\/20091228\/imprescindibles-jaume-plensa\/657646.shtml\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.rtve.es\/mediateca\/videos\/20091228\/imprescindibles-jaume-plensa\/657646.shtml<\/a>, in spagnolo, francese e inglese) e l&#8217;altro la registrazione del suo lungo intervento all<span class=\"testo_iframebold\">&#8216;ISC Conference<\/span> (<a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=HQkkmyfF65A\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=HQkkmyfF65A<\/a>, in 9 parti, in inglese). Inoltre il sito web di Plensa \u00e8 ricco di foto e di documentazione accurata, oltre che di link a ci\u00f2 che gi\u00e0 \u00e8 stato scritto su di lui. Ma cediamo la parola al nostro artista.<\/p>\n<p><strong>Barbara Sansone:<\/strong> Ti senti pi\u00f9 uno scultore classico o un artista di new media? Quale profilo ti descrive meglio, se \u00e8 possibile ridurti a uno solo?<\/p>\n<p><strong>Jaume Plensa:<\/strong> La mia opinione \u00e8 che la storia dell&#8217;arte \u00e8 una sola: non ci sono un passato e un futuro, ma una linea unica in cui gli artisti si inseriscono. Io credo di essere profondamente classico, perch\u00e9 ancora mi commuovono sculture di 5.000 anni fa. E per me il classicismo \u00e8 un atteggiamento e non una forma. Per esempio, spesso lavoro con la vibrazione della materia. Un oggetto, quando lo si percuote, produce un suono, proprio della materia di cui \u00e8 fatto. Tu, io, lei, tutti produciamo un suono. Se io adesso ti dessi un colpo sul braccio udiremmo un suono in qualche modo opaco, mentre ci sono materiali, come i metalli, che producono suoni pi\u00f9 interessanti. E questa non \u00e8 musica: \u00e8 la materia che sta parlando. Pi\u00f9 classico di cos\u00ec! Inoltre, mi hanno sempre interessato le grandi domande, quelle che ci stiamo ponendo oggi, che ci ponevamo in passato e ci porremo in futuro. Questo \u00e8 classico? Sicuramente, ma \u00e8 anche contemporaneo.<\/p>\n<p>Quanto alla tecnologia: io sono figlio dell&#8217;oggi e quindi devo utilizzare gli strumenti che mi offre la mia epoca. Ma il martello, per quel che riguarda la sua funzione, non \u00e8 stato ancora superato. Non puoi piantare un chiodo con il mouse ed \u00e8 importante saper riconoscere quando \u00e8 il momento del martello e quando \u00e8 il momento del mouse. Le tecniche non sono mai una direzione, semmai un veicolo. Ci\u00f2 che \u00e8 contemporaneo o classico sono le idee; le tecniche ne sono solo un accompagnamento. Sono molto importanti, perch\u00e9 aiutano a trasformare l&#8217;estetica, ma non sono un fine. Nella mia opera, la tecnologia \u00e8 ci\u00f2 di cui ritengo di avere bisogno per esprimere quella determinata idea.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_The-Poetics-of-the-intangible-03.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37543\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_The-Poetics-of-the-intangible-03.png\" alt=\"numero57_The Poetics of the intangible 03\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_The-Poetics-of-the-intangible-03.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_The-Poetics-of-the-intangible-03-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\" bgcolor=\"#FFFFFF\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><strong>Barbara Sansone:<\/strong> Perch\u00e9 da alcuni anni non lavori pi\u00f9 per il teatro, per l&#8217;opera?<\/p>\n<p><strong>Jaume Plensa:<\/strong> Non sono un professionista dell&#8217;opera e credo che in quel periodo questo sia stata la chiave che mi permise di trasformare il concetto scenico. Ma, per coerenza, dovevo fermarmi. Cos\u00ec come non devo continuare a insegnare se non voglio diventare un professore. Quest&#8217;anno ho insegnato a Chicago e mi hanno chiesto di rimanere. Quindi, invece di insegnare per sei mesi come ho fatto quest&#8217;anno, ho deciso di tenere un seminario di tre settimane, che \u00e8 un concetto teorico diverso. Il mio successo come insegnante \u00e8 dato dal fatto che non sono un professore. Un fotografo meraviglioso dell&#8217;MTI, morto da poco, diceva: &#8220;Devi cercare di insegnare senza che si rendano conto che lo stai facendo. Se se ne rendono conto \u00e8 gi\u00e0 troppo tardi&#8221;. Quando ho letto questa frase ho pensato che esprimesse esattamente la mia opinione. Devi lasciare messaggi che sembrino silenziosi e che vadano calando a poco a poco. Ci vogliono molti anni, molta pazienza e molta fiducia in se stessi.<\/p>\n<p><strong>Barbara Sansone:<\/strong> Qual \u00e8 il tipo di luogo dove ti piace di pi\u00f9 esporre? Forse lo spazio pubblico?<\/p>\n<p><strong>Jaume Plensa:<\/strong> Lo spazio pubblico \u00e8 quello che pi\u00f9 mi ha permesso di farmi un nome, ma perch\u00e9 normalmente non gli si assegna il valore di spazio di prima categoria. \u00c8 come un succedaneo, la tipica &#8220;rotonda&#8221;. Ma la rotonda non \u00e8 n\u00e9 bella n\u00e9 brutta: dipende da cosa ci fai, come tutto nella vita. Per me lo spazio pubblico \u00e8 un luogo molto interessante per la scultura o per l&#8217;arte in generale, per il tipo di rapporto cos\u00ec diretto che si crea tra la gente, che non l&#8217;ha chiesta, e l&#8217;artista. \u00c8 un atto artistico importantissimo: \u00e8 l&#8217;artista che va in mezzo agli altri e deve essere molto rispettoso. Lo spazio pubblico non appartiene a te: appartiene agli altri, a tutti, come cittadini e come individui. \u00c8 necessaria molta umilt\u00e0.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_The-Poetics-of-the-intangible-04.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37544\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_The-Poetics-of-the-intangible-04.png\" alt=\"numero57_The Poetics of the intangible 04\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_The-Poetics-of-the-intangible-04.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_The-Poetics-of-the-intangible-04-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\" bgcolor=\"#FFFFFF\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><strong>Barbara Sansone:<\/strong> E oltretutto il fascino dell&#8217;arte negli spazi pubblici spesso \u00e8 dato dal fatto che non \u00e8 solo da contemplare, ma anche da usare\u0085<\/p>\n<p><strong>Jaume Plensa:<\/strong> S\u00ec e soprattutto che non ti impone una maniera, ma ti lascia la libert\u00e0 di usarla come ritieni pi\u00f9 opportuno. Secondo me l&#8217;arte nello spazio pubblico deve introdurre una cosa che nella citt\u00e0 non c&#8217;\u00e8, che \u00e8 la libert\u00e0 personale. L&#8217;anno scorso fui invitato a tenere una conferenza a Des Moines, dove una mia scultura che fu comprata da un collezionista venne regalata alla citt\u00e0. Parlai in un bellissimo teatro, pieno di gente, e alla fine chiesi se c&#8217;erano domande.<\/p>\n<p>Una signora osserv\u00f2 che per tutto il mio intervento avevo invitato la gente a toccare l&#8217;opera, a viverla, a sentire se era fredda o calda, ruvida o liscia, e invece accanto alla mia scultura c&#8217;era un cartello che diceva &#8220;Non toccare&#8221;. Risposi che l&#8217;amministrazione aveva commesso una piccola imprecisione e che aveva dimenticato di completare il cartello. Il testo in realt\u00e0 doveva dire &#8220;Non toccare: accarezzare&#8221;. Tua moglie la accarezzi, non la tocchi. Ed \u00e8 cos\u00ec: l&#8217;arte va accarezzata.<\/p>\n<p>Nello spazio pubblico, invece, a volte la relazione fisica con l&#8217;opera si traduce in vandalismo. Nel 2000 fui invitato a creare un&#8217;opera che rappresentasse il governo di Brandeburgo alla Expo di Hannover e feci invece un&#8217;opera che and\u00f2 in giro per la provincia di Brandeburgo. Si trattava di tre figure che ogni settimana andavano in un luogo diverso. Quando arrivarono nella parte est, al confine con la Polonia, una delle sculture fu completamente distrutta. Anche questa \u00e8 una maniera di esprimersi: quella gente aveva un problema di educazione e l&#8217;unica maniera che aveva di esprimersi era quella. L&#8217;episodio non mi intrist\u00ec: semplicemente rifacemmo la scultura. Ma mi fece riflettere sull&#8217;importanza che ha l&#8217;educazione, non quella dei politici, ma quella pi\u00f9 profonda. Per me l&#8217;arte \u00e8 molto importante dal punto di vista educativo. Non dev&#8217;essere pedagogica, ma certamente educativa s\u00ec.<\/p>\n<p><strong>Barbara Sansone:<\/strong> Quindi, riformulando la domanda iniziale, preferisci esporre negli spazi pubblici o nella &#8220;white box&#8221;?<\/p>\n<p><strong>Jaume Plensa: <\/strong>Ogni luogo ha il suo motivo di interesse. Lo spazio pubblico presenta aspetti molto intriganti, ma la mostra personale pure. E a volte le due dimensioni si compenetrano. Per esempio l&#8217;anno prossimo esporr\u00f2 allo Yorkshire Sculpture Park, in Inghilterra, che \u00e8 come un museo all&#8217;aria aperta, dove potr\u00f2 fare opere di grande intimit\u00e0 anche in assenza della scatola bianca. Saranno opere che usano luce, che mi piacciono molto perch\u00e9 di giorno sono pi\u00f9 distanti, anonime, \u00e8 come se non ti facessero caso, per\u00f2 di notte, con il buio, acquistano la loro magia speciale, \u00e8 come se venisse fuori la loro anima.<\/p>\n<p>Hai presente la mostra che ho fatto a settembre nella galleria di New York, le grandi teste luminose su un letto di pietre? Un collezionista in Svezia ha comprato un&#8217;opera molto simile e l&#8217;ha installata all&#8217;aperto. E l\u00e0 ha un&#8217;altro modo di vivere. Nella galleria era magica, ma in esterno attraversa momenti di distanza, momenti in cui viene coperta dalla neve, \u0085 ha una vita pi\u00f9 integrata nella quotidianit\u00e0.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_The-Poetics-of-the-intangible-05.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37545\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_The-Poetics-of-the-intangible-05.png\" alt=\"numero57_The Poetics of the intangible 05\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_The-Poetics-of-the-intangible-05.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_The-Poetics-of-the-intangible-05-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\" bgcolor=\"#FFFFFF\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><strong>Barbara Sansone:<\/strong> Quali sono le basi della creazione?<\/p>\n<p><strong>Jaume Plensa:<\/strong> Secondo me principalmente l&#8217;intuizione. Einstein, i cui scritti hanno contribuito molto alla mia crescita e alla mia formazione, diceva che l&#8217;intuizione \u00e8 molto pi\u00f9 importante della conoscenza e secondo me questo principio nella creazione \u00e8 fondamentale. Duchamp, per esempio, anche che di solito lo si immagina concettuale e cerebrale, in realt\u00e0 era un uomo che si basava assolutamente sull&#8217;intuizione e sopratutto sul confronto di concetti contraddittori, per me un&#8217;altra delle grandi basi della creazione. Quando tutto fa scintille, la frizione dei contrari crea una cosa che non si pu\u00f2 spiegare, qualcosa di inaspettato. Per me la creazione \u00e8 un mistero e per questo \u00e8 fantastica.<\/p>\n<p>E allora perch\u00e9 un artista \u00e8 bravo e un altro no? Questa \u00e8 una bella domanda, misteriosa. Ma la teoria non mi interessa: quello che conta \u00e8 fare, come espresse Mario Merz (un uomo molto fisico, tenero, un gigante affettuoso) con la sua &#8220;Che fare&#8221;. Per me la sua \u00e8 un&#8217;opera chiave, perch\u00e9 questo \u00e8 il grande problema della creazione. E vivere dell&#8217;errore. Spesso mi sono trovato a difendere l&#8217;errore come punto di partenza per lavorare. Facendo ti sbagli, solo chi non fa non sbaglia. L&#8217;artista deve credere in se stesso e nell&#8217;errore, vedere l&#8217;errore come qualcosa di positivo e in questo credo di essere un professionista.<\/p>\n<p><strong>Barbara Sansone:<\/strong> Davvero? Cosa sbaglia Jaume Plensa?<\/p>\n<p><strong>Jaume Plensa:<\/strong> Io mi sbaglio costantemente. All&#8217;inizio ti sembra che sbagliarti sia un&#8217;altra forma di errore e poi invece con gli anni vedi che grazie agli errori cresci. Anche la malattia \u00e8 un modo di crescere, come tutto quello che fa vacillare le tue sicurezze. Per questo sostengo sempre che il cervello \u00e8 la base della creazione: il luogo pi\u00f9 selvaggio del corpo, non il pi\u00f9 razionale, al contrario. Un luogo umido e buio dove all&#8217;improvviso in un angolo due idee si incontrano senza che tu lo voglia. Secondo me la creazione \u00e8 molto simile al cervello: uno spazio buio, umido, molle. E tu devi insistere. Ti sei sbagliato? Non importa. Edison, l&#8217;inventore della lampadina, diceva una frase molto simpatica: &#8220;Non mi sono mai sbagliato 10.000 volte: semmai per 10.000 volte ho scoperto che una cosa non si faceva come la stavo facendo&#8221;. Per me la creazione funziona un po&#8217; cos\u00ec.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_The-Poetics-of-the-intangible-06.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37546\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_The-Poetics-of-the-intangible-06.png\" alt=\"numero57_The Poetics of the intangible 06\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_The-Poetics-of-the-intangible-06.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_The-Poetics-of-the-intangible-06-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\" bgcolor=\"#FFFFFF\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><strong>\u00a0Barbara Sansone:<\/strong> Perch\u00e9 ha avuto tanto successo la<em> Crown Fountain<\/em>?<\/p>\n<p><strong>Jaume Plensa:<\/strong>Probabilmente perch\u00e9 in questo progetto sono riuscito a riassumere tutto quello di cui ti sto parlando e a renderlo fisico. Nel caso di questa fontana ho avuto un non so cosa, l&#8217;ispirazione, chiamala come vuoi, e sopratutto moltissimo aiuto da parte degli sponsor. Lo spazio pubblico non \u00e8 mai un problema di uno solo, ma come minimo di due. Se non hai qualcuno che ti affianca nello spazio pubblico sei destinato a fallire, perch\u00e9 il mondo politico \u00e8 molto selvaggio. Hai bisogno di uno scudo che ti protegga a livelli incredibili.<\/p>\n<p>A Chicago ho avuto questa fortuna: la famiglia Crown, non so perch\u00e9, si \u00e8 comportata come se fosse la mia guardia pretoriana, ha difeso a morte me e la mia idea. Il progetto \u00e8 durato quattro anni e mezzo, di cui i primi due sono serviti solo a convincere la citt\u00e0 che l&#8217;opera valeva la pena. Tutti la volevano distruggere: non l&#8217;avevano capita, perch\u00e9 non era un oggetto, non aveva contorni fisici chiari. La gente erroneamente pensava che le due torri erano mie e quello che c&#8217;era in mezzo no. Invece anche il vuoto deve essere creato perch\u00e9 possa esistere. In un&#8217;epoca in cui nella nostra vita ci sono tanto rumore e tanta densit\u00e0, il vuoto deve essere creato, cos\u00ec come il silenzio.<\/p>\n<p>La sera prima dell&#8217;inaugurazione, con il direttore dell&#8217;\u00e9quipe che mi aveva aiutato nella costruzione, decidemmo di togliere le transenne per vedere cosa succedeva. Fu come se avessero messo una calamita: lo spazio si riemp\u00ec di bambini che tornarono a casa fradici e l&#8217;indomani sul giornale erano gi\u00e0 state pubblicate molte critiche. Io sostenni che non avevo fatto una fontana da guardare, ma uno spazio di libert\u00e0, dove ciascuno poteva decidere se entrare o no. Che conteneva acqua, ovviamente, perch\u00e9 \u00e8 una metafora della vita dell&#8217;essere umano: il nostro corpo \u00e8 composto al 60% dall&#8217;acqua, l&#8217;acqua \u00e8 il nostro stato naturale.<\/p>\n<p>Ho voluto creare una piazza vuota (concetto esportato dalla mia cultura mediterranea), vuota perch\u00e9 la riempisse la gente: se ci avessi messo qualcos&#8217;altro non sarebbe rimasto pi\u00f9 spazio per la gente. I 1.000 volti appartengono ad abitanti della citt\u00e0, a coloro che compongono realmente la citt\u00e0: per me una citt\u00e0 non \u00e8 fatta di edifici, ma di persone. Ma cosa si intende per gente? Ciascuno nasce, vive, muore, sparisce e continua a esserci gente. Siamo anonimi, ma anche unici: quando una persona muore lascia un vuoto immenso.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_The-Poetics-of-the-intangible-07.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37547\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_The-Poetics-of-the-intangible-07.png\" alt=\"numero57_The Poetics of the intangible 07\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_The-Poetics-of-the-intangible-07.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_The-Poetics-of-the-intangible-07-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\" bgcolor=\"#FFFFFF\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><strong>Barbara Sansone: <\/strong>Quali altri elementi hai inserito in quest&#8217;opera?<\/p>\n<p><strong>Jaume Plensa:<\/strong> Innanzitutto il doccione, un elemento architettonico tradizionale della mia cultura, che mi ha sempre affascinato fin da quando ero bambino. E mi hanno influenzato anche le fontane di Barrag\u00e1n, architetto messicano che usava solo la gravit\u00e0. Mi sono sempre sembrati assurdi i getti d&#8217;acqua che vanno verso l&#8217;alto: \u00e8 una manipolazione dell&#8217;acqua. L&#8217;acqua \u00e8 soggetta alla gravit\u00e0, quando piangi o quando piove va verso il basso. Ma soprattutto nella <em>Crown Fountain<\/em> \u00e8 rappresentata l&#8217;idea di dare la vita attraverso la bocca, l&#8217;idea della parola. In tutte le culture c&#8217;\u00e8 un momento in cui la vita viene donata attraverso la bocca, viene insufflata.<\/p>\n<p><strong>Barbara Sansone:<\/strong> E alla fine la gente ha cominciato ad appropriarsi di questo spazio&#8230;<\/p>\n<p><strong>Jaume Plensa:<\/strong> S\u00ec, la gente gi\u00e0 il giorno dopo venne con l&#8217;asciugamano e la fontana alla fine si \u00e8 convertita in uno spazio di libert\u00e0. Nello spazio che delimita questa piscina, l&#8217;acqua \u00e8 alta appena 3 mm: ci si pu\u00f2 camminare anche senza togliersi le scarpe, ma la gente le toglie e quindi ai lati se ne accumulano moltissime. Questo \u00e8 un altro elemento che mi affascina. In passato in alcune opere usai le scarpe, ma notai che venivano associate all&#8217;olocausto, che non era mia intenzione. Io usavo le scarpe perch\u00e9 per me sono la macchina fotografica della nostra vita, raccolgono continuamente elementi della nostra vita pi\u00f9 fisica, ma per via del malinteso ho smesso. E adesso vederle ai lati della <em>Crown Fountain<\/em> \u00e8 appassionante.<\/p>\n<p>E tutti i bambini, che hanno meno pregiudizi di noi, non si chiedono se la fontana \u00e8 tecnologica, grottesca, d&#8217;avanguardia: semplicemente diventavano matti. Lo spazio \u00e8 estremamente sicuro, questa fu una mia ossessione: un bambino doveva poterci stare senza il genitore accanto, senza correre nessun pericolo. \u00c8 ipersicura, \u00e8 impossibile scivolare, non ci sono buche dove mettere accidentalmente i piedi, non ti pu\u00f2 cadere addosso niente. La tecnologia dell&#8217;acqua richiese studi accurati: passai molto tempo in una piscina dove ricreammo il doccione e calibrammo perfettamente la pressione e l&#8217;impatto dell&#8217;acqua. Quando i volti chiudono gli occhi e &#8220;soffiano&#8221; il getto d&#8217;acqua, magari chi sta sotto non sta guardando e viene sorpreso dal getto, che quindi non doveva essere violento. Quest&#8217;opera \u00e8 una celebrazione della vita, non cerca la violenza, al contrario.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_The-Poetics-of-the-intangible-08.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37548\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_The-Poetics-of-the-intangible-08.png\" alt=\"numero57_The Poetics of the intangible 08\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_The-Poetics-of-the-intangible-08.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_The-Poetics-of-the-intangible-08-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\" bgcolor=\"#FFFFFF\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><strong>\u00a0Barbara Sansone:<\/strong> In effetti le tue opere trasmettono solo sentimenti positivi&#8230;<\/p>\n<p><strong>Jaume Plensa: <\/strong>Ogni volta che hanno cercato di incaricarmi un monumento alla morte ho rifiutato. Ho sempre voluto celebrare la vita e la morte ne \u00e8 solo una parte. E la <em>Crown Fountain<\/em> per me \u00e8 una grande celebrazione della vita. \u00c8 bello vedere tanta confusione, gente, rumore. E d&#8217;inverno, invece, niente. D&#8217;inverno l&#8217;acqua non funziona e la fontana si converte in una sorta di giardino zen, in attesa della primavera. Il ruolo delle stagioni in un&#8217;opera d&#8217;arte \u00e8 un altro aspetto che mi piace molto. A Chicago d&#8217;inverno tutto \u00e8 coperto di neve. Della fontana emergono solo le due torri, ma i volti non assumono mai la posizione del soffio. Creammo clip video separati per evitare che l&#8217;espressione sembrasse ridicola se non esce il getto d&#8217;acqua.<\/p>\n<p>Questo lavoro tecnologicamente fu molto complesso, anche se il risultato, guardandolo, sembra la cosa pi\u00f9 semplice del mondo. Inoltre Chicago \u00e8 una citt\u00e0 molto ventosa e volli assolutamente evitare che in caso di vento il getto d&#8217;acqua strisciasse pateticamente sul lato del volto. Quindi inserimmo un sensore che, quando il vento supera un certo numero di nodi, blocca il sistema dell&#8217;acqua e attiva il sistema invernale. Non \u00e8 mai successo, perch\u00e9 la tolleranza \u00e8 molto alta. La cosa che mi fa pi\u00f9 piacere \u00e8 che ogni anno sul giornale annunciano l&#8217;arrivo della primavera quando viene rimessa in funzione la Crown Fountain. L&#8217;opera \u00e8 diventata come un orologio che annuncia il ciclo delle stagioni.<\/p>\n<p><strong>Barbara Sansone:<\/strong> E anche come un elemento essenziale della citt\u00e0.<\/p>\n<p><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Jaume Plensa:<\/strong> <\/span>S\u00ec, ma tu sai che gli architetti e i politici non sopportano il vuoto: quando c&#8217;\u00e8 un vuoto pensano che non ci sia niente o che si siano dimenticati di mettere qualcosa. E io sto ancora lottando perch\u00e9 non mi distruggano la<em> Crown Fountain <\/em>mettendoci cose, dato che non l&#8217;hanno ancora capita. Nel mio vuoto fanno mostre temporanee di sculture di altri, per esempio. La vita nello spazio pubblico \u00e8 molto selvaggia, ma \u00e8 anche per questo che mi piace. Non te lo dico con tristezza, perch\u00e9 se sopravvivi a questo sei un eroe.<\/p>\n<p>La galleria e il museo ti offrono protezione: la gente, quando va a visitare un museo, sa che va a vedere arte e, se non la capisce, ritiene che il problema sia suo, ma non dubita del fatto che quella sia arte. Nello spazio pubblico, invece, ne dubita sempre e questo a me piace molto. Mi piace essere solo, rischiare, dover risolvere i miei problemi e per questo lo spazio pubblico mi entusiasma. E la Crown Fountain \u00e8 riuscita a diventare un grande ibrido, di architettura, di dimensione sociale, di tecnologia (alcune tecnologie dovemmo addirittura inventarle), di lavoro in \u00e9quipe, un altra cosa che mi piace molto.<\/p>\n<p>Mi piace molto stare da solo ma adoro la collaborazione e sono convinto che nel mondo dell&#8217;estetica abbia molto futuro. \u00c8 stato tutto un insieme di cose: mi sono sentito come un direttore d&#8217;orchestra dirigendo dei grandi musicisti e se guardi i disegni del progetto noti che sono esattamente identici al risultato. Questa \u00e8 una prova della grande qualit\u00e0 dell&#8217;\u00e9quipe che avevo, che \u00e8 stata molto fedele all&#8217;idea, e dell&#8217;azione svolta dalla famiglia di angeli che mi proteggevano. Ecco la chiave del successo della Crown Fountain. Alcuni urbanisti mi hanno detto che secondo loro \u00e8 il miglior spazio pubblico che si sia mai costruito (non parlano di scultura, ma di spazio pubblico!) e per me \u00e8 una grande soddisfazione.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_The-Poetics-of-the-intangible-09.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37549\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_The-Poetics-of-the-intangible-09.png\" alt=\"numero57_The Poetics of the intangible 09\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_The-Poetics-of-the-intangible-09.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_The-Poetics-of-the-intangible-09-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\" bgcolor=\"#FFFFFF\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><strong> Barbara Sansone:<\/strong> Come fu l&#8217;esperienza di <em>Ogijima&#8217;s soul<\/em>?<\/p>\n<p><strong>Jaume Plensa:<\/strong>Magnifica. Con Laura, quando siamo andati all&#8217;inaugurazione dell&#8217;opera, abbiamo preso il traghetto, siamo arrivati sull&#8217;isola e siamo rimasti l\u00e0 tutto il giorno. E abbiamo osservato come viveva l&#8217;opera. \u00c8 un&#8217;opera molto tecnologica, molto sofisticata, ma \u00e8 come se avessi messo un brillante sulla mano di una persona: la mano continua a eseguire le azioni di sempre. Quindi dentro la costruzione vedi signore con il grembiule che cucinano gli udon, un uomo che ci lascia la bicicletta, un altro che pulisce. Che capacit\u00e0 di abbracciare e assorbire l&#8217;opera! Ci ha assalito l&#8217;emozione e sul traghetto di ritorno sembravamo le persone pi\u00f9 felici del mondo. L&#8217;isola \u00e8 bellissima, uno di quei posti dove ti compreresti una casa per andarci a riposare.<\/p>\n<p>Fa parte di un gruppo di 77 isolette che, nella foschia del mattino, sembra che galleggino. Ha appena 100\/200 abitanti, gente deliziosa. Il paesino si arrampica sulla collina, in cima c&#8217;\u00e8 il tempio, dall&#8217;altra parte un faro e all&#8217;improvviso, in primavera, tutto si copre di fiori, di iris, tutto diventa giallo. Se ti offrono la possibilit\u00e0 di fare un&#8217;opera in un posto cos\u00ec, \u00e8 un gran privilegio. Quello che devi fare quindi \u00e8 limitarti completare il paesaggio, apportare l&#8217;ultima pennellata in quadro gi\u00e0 meraviglioso. Come fare qualcosa che renda ancora pi\u00f9 bello ci\u00f2 che sta intorno. Un&#8217;opera in uno spazio pubblico spesso \u00e8 una scusa: non \u00e8 l&#8217;opera in s\u00e9 ma quello che genera intorno a s\u00e9.<\/p>\n<p><strong>Barbara Sansone:<\/strong>Come successe anche a St. Helens.<\/p>\n<p><strong>Jaume Plensa:<\/strong> Le due esperienze hanno punti in comune. Per esempio, entrambi sono luoghi con la necessit\u00e0 di rimettere in moto la loro economia: Ogijima perch\u00e9 \u00e8 una di quelle comunit\u00e0 che sono invecchiate e non si rigenerano (la popolazione \u00e8 invecchiata, non ci sono quasi pi\u00f9 pescatori, le case sono vuote); a St. Helens, invece (un paese di minatori che al contrario di Ogijima ha un paesaggio durissimo, tipico del nord dell&#8217;Inghilterra), quando Margaret Thatcher chiuse le miniere di carbone, tutti gli abitanti rimasero disoccupati. Rigenerare la loro economia cost\u00f2 loro vent&#8217;anni e solo adesso cominciano ad alzare un po&#8217; la testa. Le macchine furono smantellate e dai materiali residui sorse una collina di 86 metri sul livello del mare.<\/p>\n<p>Un gruppo di ex minatori, con il sindaco, i curatori della biennale di Liverpool (molto attiva negli spazi pubblici) e con gente del Channel 4, che si interess\u00f2 a questo caso, decisero di farne un parco, che per\u00f2 aveva bisogno di un&#8217;anima. Tra i vari artisti candidati scelsero me e quindi feci un primo sopralluogo. Notai subito che dovevamo estrarre l&#8217;anima che rimaneva nascosta da qualche parte e questa fu la sfida. Commettemmo molti errori, ma con la collaborazione di tutti ci riuscimmo. Il giorno dell&#8217;inaugurazione fu una grande festa. Tutto il paese, pi\u00f9 di 2.000 persone, si mise in processione, con la banda. Scrissero perfino una canzone che si intitolava Dream, come l&#8217;opera. Questa \u00e8 la vita reale della gente. Sembra che non sia intellettuale ma secondo me questo lo \u00e8 profondamente. Questa \u00e8 la vita.<\/p>\n<p>S\u00ec, probabilmente lo spazio pubblico mi attrae molto, perch\u00e9 non \u00e8 manierato come il museo: \u00e8 verit\u00e0, se qualcuno ti d\u00e0 la mano la senti. E la mano te la d\u00e0 perch\u00e9 gli hai restituito l&#8217;orgoglio del suo luogo, gli hai restituito un senso di dignit\u00e0. Fare un&#8217;opera a Chicago \u00e8 molto facile, perch\u00e9 \u00e8 una citt\u00e0 in questo senso straordinaria, piena di arte in strada: Picasso, Mir\u00f3, Calder, Chagall, ci sono tutti i miei antenati. Chicago era casa dei nonni, St. Helens no. L\u00e0 si doveva inventare uno spazio, crearlo da zero. Dream, che ha ricevuto il premio come miglior scultura dell&#8217;anno 2009 in Inghilterra, fu costruita durante la crisi e ricevette molte critiche. Tipico: si dice che mancano banche e ospedali e si spendono soldi per le sculture negli spazi pubblici. Ma alla televisione il capo di questo gruppo di ex minatori disse una cosa molto bella: &#8220;Le crisi passano, l&#8217;arte \u00e8 per sempre&#8221;. La curatrice della biennale di Liverpool si commosse profondamente. Vedi? L&#8217;arte ha una funzione sociale straordinaria.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_The-Poetics-of-the-intangible-10.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37550\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_The-Poetics-of-the-intangible-10.png\" alt=\"numero57_The Poetics of the intangible 10\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_The-Poetics-of-the-intangible-10.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_The-Poetics-of-the-intangible-10-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\" bgcolor=\"#FFFFFF\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><strong>Barbara Sansone:<\/strong> E Barcellona non ti chiede di fare niente nello spazio pubblico?<\/p>\n<p><strong>Jaume Plensa:<\/strong>No, in Spagna credo che mi conoscano poco, ma va bene lo stesso [sorride].<\/p>\n<p><strong>Barbara Sansone:<\/strong> A me sembra molto ingiusto. E in Italia?<\/p>\n<p><strong>Jaume Plensa:<\/strong> Idem. L&#8217;Italia \u00e8 simile alla Spagna nel senso che entrambi sono paesi meravigliosi e per questo tanto complicati. Sono paesi soffocati dalla bellezza ed \u00e8 molto difficile sopravvivere al proprio peso culturale. Quando ero molto giovane andai a vivere in Germania e probabilmente sono cresciuto con un&#8217;altra mentalit\u00e0. Poi mi trasferii a Bruxelles e in seguito a Parigi, dove insegnai per un breve periodo (ma, come a Chicago, pensai che era meglio non continuare). L\u00e0 abbiamo ancora una casa, ma non ci andiamo spesso. Invece siamo tornati qui, con la comodit\u00e0 di stare molto vicino all&#8217;aeroporto, ma in Spagna, in realt\u00e0, faccio poca vita. Ma la Spagna mi piace e mi sento orgoglioso del fatto che grazie alla C<em>rown Fountain <\/em>comincino a pensare che la cultura mediterranea ha qualcosa da dire (la <em>Crown Fountain<\/em> per me \u00e8 una piazza mediterranea). Credo che abbiamo molto da dire, ma dobbiamo farlo senza folklore. E in ogni caso secondo me l&#8217;importante \u00e8 essere sempre straniero, anche a casa propria.<\/p>\n<p><strong>Barbara Sansone: <\/strong>Possiamo scendere nel laboratorio e vedere le sculture che state preparando?<\/p>\n<p><strong>Jaume Plensa: <\/strong>Certo, andiamo. In questo momento stiamo costruendo le sculture che andranno a Houston e qui vedete la &#8220;zuppa di lettere&#8221; che usiamo per comporle. Qui ci sono delle teste di alabastro: come vedete lavoro con il cuore dell&#8217;alabastro ma lascio intorno anche la parte che normalmente si scarta, perch\u00e9 mi piace moltissimo. Questa testa invece \u00e8 la rappresentazione delle maglie di un modello 3D passate a fisico, cosa che volli realizzare a tutti i costi, ma non fu affatto facile e la prima volta ci impiegai 9 mesi. Ora sto lavorando a una alta 12 metri (questa che vedete \u00e8 di 4), che si installer\u00e0 a Calgary, in Canada.<\/p>\n<p>Presenter\u00e0 anche un&#8217;apertura per entrarvi e al centro ci sar\u00e0 un pozzo dei desideri. Anche questo \u00e8 molto classico, le teste sono un elemento tradizionale in molte culture: in Messico, in Cambogia, in estremo oriente. Appaiono facce addirittura sulla superficie di Marte\u0085 e mi piacerebbe conoscere il grande artista che le ha fatte [ride]. Qui potete vedere diversi modellini: Dream di St. Helens, l&#8217;edificio di Ogijima e la scultura che porter\u00f2 al MIT per il 150\u00ba anniversario della fondazione dell&#8217;universit\u00e0. In questo caso ho usato i caratteri dell&#8217;alfabeto matematico. Ora stiamo cominciando una scultura di 8 metri per l&#8217;Universit\u00e0 di Francoforte e a ottobre ci sar\u00e0 anche un&#8217;altra inaugurazione a Salisburgo.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_The-Poetics-of-the-intangible-11.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37551\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_The-Poetics-of-the-intangible-11.png\" alt=\"numero57_The Poetics of the intangible 11\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_The-Poetics-of-the-intangible-11.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_The-Poetics-of-the-intangible-11-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\" bgcolor=\"#FFFFFF\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><strong>Barbara Sansone: <\/strong>E questa \u00e8 una delle casse che andarono al <em>Nasher Sculpture Center<\/em>!<\/p>\n<p><strong>Jaume Plensa:<\/strong> S\u00ec! Essere invitato in questo centro, che ha sede a Dallas in un fantastico edificio progettato da Renzo Piano, fu un onore perch\u00e9 era la prima volta che dedicavano una mostra a un artista vivo. L\u00e0 misi undici di queste teste in fila, come a Karnak, in Egitto. Mi ha sempre affascinato la ripetizione, mi sembra un atto molto primario che genera emozione. Alla gente, durante l&#8217;inaugurazione, dissi che come eccezione quel giorno potevano toccare le statue. Le guardie ebbero come un brivido, ma poi si lanciarono a toccarle insieme a tutti gli altri. La scultura se non la tocchi non esiste. Ogni materia ha un tatto differente, una temperatura.<\/p>\n<p>In un museo ovviamente non \u00e8 comune il contatto fisico con la scultura. Io cerco di mantenere questo punto classico. Secondo me la scultura ha un suo linguaggio e non mi piace quando l&#8217;artista impone il suo punto di vista. Mir\u00f3 diceva &#8220;Si deve assassinare la pittura dipingendo&#8221; e per me si deve trasformare la scultura per\u00f2 dall&#8217;interno della scultura. Qui vi sto raccontando e spiegando un sacco di cose, ma in un&#8217;esposizione non sono l\u00ec a far altrettanto con ciascun visitatore, quindi devono essere le mie opere a comunicare tutto ci\u00f2 e ovviamente ciascuno far\u00e0 la propria lettura, dar\u00e0 la propria interpretazione, cos\u00ec come io ho la mia.<\/p>\n<p><strong>Barbara Sansone:<\/strong> Quanta gente lavora qui con te?<\/p>\n<p><strong>Jaume Plensa:<\/strong>Adesso alcuni sono in vacanza, ma normalmente lavorano qui sei collaboratori, che sono tecnici ma con una certa sensibilit\u00e0 artistica. Ognuno sa fare molto bene una parte del lavoro e ci dividiamo accuratamente i ruoli. La scultura ha questo aspetto e a volte mi deprimo perch\u00e9 non posso fare tutto da solo o alcune parti del lavoro vengono fatte fuori.<\/p>\n<p><strong>Barbara Sansone:<\/strong> Per\u00f2 sotto questo punto di vista ti consoli con i disegni\u0085<\/p>\n<p><strong>Jaume Plensa:<\/strong> S\u00ec, giusto adesso \u00e8 in corso una mostra di miei disegni al museo Picasso di Antibes. Tre anni fa lo rimodellarono e stavano facendo i lavori giusto in estate, che \u00e8 il momento in cui arriva il maggior numero di visitatori. Quindi fui invitato a esibire una selezione delle mie sculture all&#8217;esterno, considerato tra l&#8217;altro che il museo all&#8217;interno non permette l&#8217;esposizione di sculture. Dopo aver analizzato lo spazio decisi di proporne solo una, Nomade. Ebbe un successo tale che mi chiesero di lasciarla dov&#8217;era, sul bastione di Saint-Jaume, ma la scultura era gi\u00e0 prenotata altrove e il sindaco non si poteva permettere di comprarla.<\/p>\n<p>Quando la togliemmo lasci\u00f2 un vuoto enorme. Dopo sei mesi il sindaco mi chiam\u00f2 e mi disse che tutti gli chiedevano perch\u00e9 l&#8217;avessero tolta. Quindi mi promise che se avesse vinto le elezioni successive avrebbe trovato il modo di accoglierla di nuovo. I soldi continuavano a mancare, ma mi potevano pagare almeno la fabbricazione e io accettai con molto piacere. Il sindaco vinse le elezioni e reinstallammo la scultura, mentre all&#8217;interno si inaugur\u00f2 la mostra dei miei disegni.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_The-Poetics-of-the-intangible-12.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37552\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_The-Poetics-of-the-intangible-12.png\" alt=\"numero57_The Poetics of the intangible 12\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_The-Poetics-of-the-intangible-12.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_The-Poetics-of-the-intangible-12-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\" bgcolor=\"#FFFFFF\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><strong>Barbara Sansone: <\/strong>Le figure intere che fai sono maschili, mentre le teste sono sempre femminili, vero?<\/p>\n<p><strong>Jaume Plensa:<\/strong> La figura intera in realt\u00e0 \u00e8 ermafrodita. Le sculture di alabastro e di pietra sono sempre bambine, tra i 9 e i 12 anni. Per me il futuro come concetto \u00e8 femminile. Noi uomini siamo come un incidente, abbiamo una funzione pi\u00f9 tangenziale: l&#8217;uomo pu\u00f2 provocare movimento, ma non lo conserva; pu\u00f2 provocare eventi, ma non ha memoria. La memoria \u00e8 femminile. Se in una famiglia muore il marito, la famiglia va avanti. Se muore la donna, la famiglia si disfa. Lo vedo anche in natura. In giardino ho una gatta che sta sempre l\u00ec e invece c&#8217;\u00e8 un gatto maschio che viene, la mette incinta e sparisce [ride].<\/p>\n<p>Il futuro come concetto \u00e8 femminile e se \u00e8 cos\u00ec quale maniera migliore di rappresentarlo se non con una donna-bambina in questo momento della vita, in questa fase di transizione? I ragazzi non attraversano un momento simile, ma vivono un&#8217;adolescenza pi\u00f9 lunga e all&#8217;improvviso diventano uomini. Ed \u00e8 curioso che quando riproduco le teste di queste bambine e poi le allungo verticalmente diventano improvvisamente pi\u00f9 mature, sembrano pi\u00f9 grandi. Non so perch\u00e9: saranno gli occhi chiusi, o l&#8217;assenza di colore\u0085<\/p>\n<p><strong>Barbara Sansone:<\/strong> E queste sculturine di lettere? Sono deliziose!<\/p>\n<p><strong>Jaume Plensa:<\/strong>Non lo avevo mai fatto prima, ma ultimamente sento come il bisogno di lavorare pi\u00f9 in miniatura, di fare queste opere pi\u00f9 piccole. E sai che \u00e8 molto pi\u00f9 difficile che lavorare a grandi dimensioni? Per\u00f2 \u00e8 vero, sono dei gioiellini. La lettere graficamente sono molte belle, sono state corrette e ripulite nel corso di generazioni, fino a ridursi a segni essenziali. Come puoi rappresentare una cultura meglio che con il suo alfabeto? Non so, ne sono come rapito, intrappolato [ride].<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_The-Poetics-of-the-intangible-13.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37553\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_The-Poetics-of-the-intangible-13.png\" alt=\"numero57_The Poetics of the intangible 13\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_The-Poetics-of-the-intangible-13.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/numero57_The-Poetics-of-the-intangible-13-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\" bgcolor=\"#FFFFFF\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><strong>Barbara Sansone:<\/strong> Che bella vita che fai\u0085<\/p>\n<p><strong>Jaume Plensa: <\/strong>S\u00ec, ne sono felicissimo [sorride].<\/p>\n<p>E in effetti Jaume appare proprio felice, facendo esattamente quello che deve fare, esattamente dove lo deve fare. Concludere questo incontro non \u00e8 stato per niente facile. Quest&#8217;artista meraviglioso ha molti aneddoti interessanti da raccontare e lo fa in modo divertente e poetico. E nel suo laboratorio, dove si forgia tanta bellezza, si respira un&#8217;atmosfera inebriante. Per questo, ritornando alla stazione, Angharad e io ci sentivamo come in una nuvola. E osservavamo i volti della gente della cittadina chiedendoci se avessero coscienza di quanto accade ogni giorno in quel capannone accanto a casa loro. Probabilmente no e si perdono davvero qualcosa.<\/p>\n<hr \/>\n<p><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.jaumeplensa.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.jaumeplensa.com\/<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel 2007, durante il festival ArtFutura, assistei a una breve conferenza di Jaume Plensa e fu amore a prima vista. 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