{"id":10736,"date":"2010-07-02T12:00:00","date_gmt":"2010-07-02T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-056\/gmaybe-be-free-be-public-what-future-for-privacy\/"},"modified":"2020-11-01T23:21:40","modified_gmt":"2020-11-01T22:21:40","slug":"gmaybe-be-free-be-public-what-future-for-privacy","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/hacktivism\/gmaybe-be-free-be-public-what-future-for-privacy\/","title":{"rendered":"Gmaybe: Be Free, Be Public! Quale Futuro Per La Privacy?"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">Vi pu\u00f2 essere capitato di assistere alla presentazione di un nuovo servizio online. Due giovani uomini con indosso una t-shirt con il logo <span class=\"testo_iframebold\">Gmaybe?<\/span> presentano gli entusiasmanti vantaggi della nuova frontiera dei <em>social network<\/em>. Le promesse retoriche legate alla tecnologia ci sono tutte: \u201cesse tendono a ricadere in quattro categorie principali: democrazia, libert\u00e0, efficienza e progresso. La democrazia appare come la condizione di cui ognuno godr\u00e0 grazie alle nuove tecnologie, incrementando cos\u00ec la propria influenza sull\u2019ambiente sociale [\u2026] La libert\u00e0 \u00e8 solitamente presentata come assenza di elementi sociali restrittivi\u201d (Critical Art Ensemble, <em>L&#8217;invasione molecolare. Biotech: teoria e pratiche di resistenza<\/em>, El\u00e8uthera, Milano 2006, pp38-39).<\/p>\n<p>Questo nuovo servizio sembra un semplice <em>account<\/em> di posta elettronica consultabile via web attraverso un interfaccia che ricorda la grafica di Google. Ma i vantaggi sono altri, attraverso la propria pagina personale \u00e8 possibile infatti impostare le preferenze: tra semi-pubblico e pubblico. Scegliendo la prima opzione, l\u2019utente accetta che, in modo <em>random<\/em>, la propria casella di posta venga pubblicata sull\u2019homepage del sito e quindi sia accessibile anche a chi non \u00e8 registrato. Scegliendo, invece, la seconda opzione, la propria corrispondenza diventa direttamente consultabile da tutti. Ogni iscritto, inoltre, pu\u00f2 commentare la corrispondenza di altri utenti, votare il proprio preferito, creare gruppi di pressione o di ammiratori.<\/p>\n<p>Sembra cos\u00ec crollare l\u2019ultimo baluardo della difesa della propria <em>privacy<\/em>: anche l\u2019email diventa pubblica! Un servizio che verr\u00e0 probabilmente preso d\u2019assalto dai<em> social networker totally addicted<\/em>.<\/p>\n<p>\u00c8 bene per\u00f2 precisare che questa presentazione si \u00e8 svolta a Milano durante l\u2019<span class=\"testo_iframebold\">Hackmeeting 2009<\/span>. Si tratta quindi di un esperimento estremo di web 2.0, che certamente prende di mira i <em>social network<\/em> ma che invita a rielaborare l\u2019idea di <em>privacy<\/em> rispetto alla declinazione che ne viene spesso fatta nella scena<em> hacker<\/em>. Per farlo, gli autori di <span class=\"testo_iframebold\">Gmaybe? <\/span>hanno deciso di calarsi nei panni di chi gestisce questi servizi, per indagare come e in che misura le persone comuni siano disposte a modificare la propria idea di <em>privacy<\/em>.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/07\/numero56_Gmaybe-02.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37471\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/07\/numero56_Gmaybe-02.png\" alt=\"numero56_Gmaybe 02\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/07\/numero56_Gmaybe-02.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/07\/numero56_Gmaybe-02-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span class=\"testo_iframebold\">Quest\u2019anno Hackmeeting 2010 si terr\u00e0 a Roma dal 2 al 4 Luglio al C.S.A. La Torre.<\/span> <span class=\"testo_iframebold\">Andrea Marchesini<\/span> <span class=\"testo_iframebold\">(aka Baku)<\/span>, intervistato per GMaybe, ci ha accennato anche ad un nuovo lavoro legato all&#8217;implementazione di forme diverse di <em>social networking<\/em>, che verranno presentate quest\u2019anno durante l\u2019incontro annuale degli <em>hacker <\/em>Italiani e di cui vi terremo aggiornati in futuro.<\/p>\n<p><strong>Loretta Borelli:<\/strong> Quando ci si iscrive a Gmaybe? viene chiesto agli utenti di utilizzare l\u2019email che viene rilasciata, come unico account di posta. Questo per testare la disponibilit\u00e0 a rendere pubblica tutta la propria corrispondenza. Nonostante i<em> social network<\/em> pi\u00f9 popolati spingano per la pubblicazione di qualsiasi contenuto privato, l\u2019opinione comunemente diffusa \u00e8 che l\u2019email debba rimanere un regno privilegiato per la difesa della <em>privacy<\/em>. Sembra per\u00f2 essere una forma di difesa indotta e non un atteggiamento consapevole. Qual \u00e8 quindi la vostra idea di <em>privacy<\/em>? Pensate che le vostre idee in questo senso siano diverse da quelle degli utenti medi?<\/p>\n<p><strong>Andrea Marchesini (Gmaybe?):<\/strong> Innanzitutto Gmaybe nasce come una provocazione. Sia io che Carlo veniamo dalla scena <em>hacker<\/em> italiana. Parlando per me, avendo fatto parte di molti gruppi politicizzati e non, la <em>privacy<\/em> \u00e8 un argomento che mi sta particolarmente a cuore. Penso per\u00f2 che gli ultimi 5 anni il concetto sia cambiato notevolmente. Mentre prima la <em>privacy<\/em> era un contenitore statico in cui si mettevano informazioni sensibili, dati personali, relazioni, modalit\u00e0 comunicative, etc, oggi penso lo si percepisca pi\u00f9 come un grafico un po&#8217; <em>fuzzy<\/em>.<br \/>\nMi spiego meglio. Penso che le persone abbiano iniziato a cedere alcuni tasselli della propria sfera personale in cambio di altro: appartenza a gruppi, utilizzo di strumenti, nuove funzionalit\u00e0, nuovi credi, tante cose che il web2.0 ci ha &#8220;regalato&#8221;.<\/p>\n<p>Questo ha fatto s\u00ec che ci\u00f2 che per uno \u00e8 inviolabile, per un altro \u00e8 un dato semi pubblico. Mi piace quindi pensare che la <em>privacy<\/em> (cos\u00ec come -qualcosa da difendere-) sia morta. E bisogna quindi crearla nuovamente, ripartendo da ci\u00f2 che ora c&#8217;\u00e8, da cosa \u00e8 rimasto e da cosa le persone percepiscono come reale: le relazioni personali legate a <em>social network<\/em>, l&#8217;utilizzo dei cellulari, lo scambio di messaggi via email o altro. Crearla nuovamente nel senso di darle un altro significato, un&#8217;altra definizione. Questo per\u00f2 partendo dal singolo, da ci\u00f2 che ognuno si sente di dare e fare.<\/p>\n<p>Io seguo questo argomento da un po&#8217; di anni, da quando mi sono avvicinato al progetto FOAF. Poi da l\u00ec, mi sono trovato ad occuparmi di metadati, elaborazioni, studi statistici; quindi anche a studiare come una persona si muove dentro ad un sito, ad una rete di relazioni, quali e quante impronte lascia e come collegarle. Come magari saprai mi sono anche occupato di privacy attraverso alcuni progetti <em>opensource <\/em>(<span class=\"testo_iframebold\">Scookies, Bproxy<\/span>). Tutto questo per dire: s\u00ec, Gmaybe nasce come provocazione e come esasperazione dei social network, per vedere quando si \u00e8 in grado di perdere il controllo delle proprie comunicazioni. Per capire qual \u00e8 il limite alla propria sfera personale. Come tu stessa hai detto, la <em>mailbox<\/em> \u00e8 rimasta fino ad ora relativamente privata (ignorando per un secondo gmail e il TOS di Google sull&#8217;utilizzo delle <em>mailbox<\/em> degli utenti). Quindi per giocare \u00e8 nato Gmaybe.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/07\/numero56_Gmaybe-03.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37472\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/07\/numero56_Gmaybe-03.png\" alt=\"numero56_Gmaybe 03\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/07\/numero56_Gmaybe-03.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/07\/numero56_Gmaybe-03-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><strong>Loretta Borelli:<\/strong> In Gmaybe? \u00e8 possibile per gli utenti commentare la corrispondenza di altri utenti, votare il proprio preferito, creare gruppi di pressione. Insomma oltre all<em>\u2019account<\/em> di posta sono previsti tutti gli strumenti per essere \u201csocial\u201d e virali. Ritenete che sia stato determinante per il successo dei s<em>ocial network<\/em> pi\u00f9 diffusi la definizione rigida delle relazioni sociali?<\/p>\n<p><strong>Andrea Marchesini (Gmaybe?):<\/strong> Io vedo una evoluzione abbastanza lineare di come si \u00e8 cercato di avere siti molto visitati:<\/p>\n<p>&#8211; Siti di informazione: gli utenti seguono il mio sito perch\u00e9 ci sono informazioni interessanti (blog).<\/p>\n<p>&#8211; Siti di servizi: gli utenti stanno sul mio sito perch\u00e8 utilizzano un servizio (mailbox online, motori di ricerca)<\/p>\n<p>&#8211; Ricorderai i siti portale (ancora ce ne sono molti): siti in cui l&#8217;utente &#8220;dovrebbe&#8221; stare perch\u00e8 ha una infinit\u00e0 di percorsi possibili.<\/p>\n<p>&#8211; I social network: siti in cui l&#8217;utente sta perch\u00e8 ci stanno altri utenti.<\/p>\n<p>Tempo fa avevo affrontato questo argomento con alcuni membri del gruppo <span class=\"testo_iframebold\">Ippolita<\/span>. In particolare, avevamo parlato del piano della realt\u00e0 dei <em>social network<\/em> paragonandolo a quello dei video giochi. Per esempio: <em>Tetris<\/em> \u00e8 un mondo in cui esistono oggetti di forme semplici, rigorosamente 2d che cadono dall&#8217;alto verso il basso a scatti e possono essere mossi e ruotati. Tutti sappiamo giocarci senza porci domande del tipo: e la forza di gravit\u00e0? la tridimensionalit\u00e0? Chi fa cadere i pezzi? Chi fa muovere i pezzi? Si comprende il gioco, le sue regole e ci si diverte.<\/p>\n<p>Traslando questo argomento, i<em> social network <\/em>sono esattamente la stessa cosa: esiste una logica che non \u00e8 paragonabile a quella reale, ci sono poche regole, e la gente si diverte. Nessuno si pone problemi sul fatto che le relazioni fra persone non abbiamo cardinalit\u00e0, che non esista un fattore temporale, che non esista la spazialit\u00e0. \u00c8 tutto un eterno presente con pochissime modalit\u00e0 comunicative e assenza di cambiamenti strutturali. Forse per questo sono tanto di moda: perch\u00e8 sono dei bei giochi. Se troppo complicati falliscono (SecondLife), se troppo semplici annoiano o coprono solo nicchie. La viralit\u00e0 \u00e8 essenziale invece per creare la massa critica e poi per &#8220;importare&#8221; la propria comunit\u00e0 sul social network.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/07\/numero56_Gmaybe-04.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37473\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/07\/numero56_Gmaybe-04.png\" alt=\"numero56_Gmaybe 04\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/07\/numero56_Gmaybe-04.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/07\/numero56_Gmaybe-04-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><strong>Loretta Borelli:<\/strong> L&#8217;emergere di un interesse cos\u00ec vivo per l&#8217;individuo all&#8217;interno di queste piattaforme e un&#8217;illusoria possibilit\u00e0 di espressione dei singoli, ha creato dei dubbi circa l&#8217;idea di <em>network<\/em> come forma di democrazia orizzontale non gerarchica. Ritenete che l&#8217;idea di<em> network<\/em> conservi ancora delle potenzialit\u00e0 non compromesse?<\/p>\n<p><strong>Andrea Marchesini (Gmaybe?): <\/strong>Non sono un esperto di forme di potere ma mi affascinano molto. Per questo sono alla ricerca di una forma di potere democratica. Purtroppo non ne ho ancora trovata una. Le comunit\u00e0 di cui ho fatto parte (alcuni centri sociali, qualche comunit\u00e0 distribuita, comunit\u00e0 di <em>hacking<\/em>) erano rigorosamente gerarchiche (sai quella gerarchia informale in cui esistono classi di individui, di cui uno o pochi sono comunque leader). Non penso sia un problema l&#8217;assenza di democrazia, anzi, penso che la gerarchia spesso sia utile se non essenziale. Mi piace personalmente quando nasce per meritocrazia. I <em>social networ<\/em>k secondo me hanno regole abbastanza studiate per evitare la nascita di gerarchie complesse. Limitare le modalit\u00e0 comunicative o moltiplicare\/differenziare gli<em> input<\/em> sono due ottimi metodi per complicare la nascita di forme complesse di organizzazioni.<\/p>\n<p>Il massimo che si \u00e8 visto infatti sono gruppi di affinit\u00e0 o <em>opinion leader<\/em> su reti come<em>Twitter<\/em>. Quindi direi di no, i social network non sono interessanti come forme di organizzazione sociale. Questo per\u00f2 non comporta che ci\u00f2 che sta dentro sta anche fuori, quindi che la rete relazionale degli individui pu\u00f2 portare a risultati inaspettati anche tramite questi strumenti.<\/p>\n<p><strong>Loretta Borelli:<\/strong> Gmaybe? offre un account di posta, quindi utilizza un protocollo mail, ma \u00e8 una piattaforma web con un interfaccia semplice e immediata come quella di altre piattaforme e s<em>ocial networks<\/em>.\u00a0 In questi casi l\u2019interfaccia favorisce un processo che porta gli utenti ad annullare l\u2019idea che ci sia un\u2019aziende alle spalle di un servizio gratuito. L\u2019insieme degli strumenti che avete elaborato spingono gli utenti verso l\u2019identificazione nella comunit\u00e0 al di l\u00e0 di chi la gestisce. Questo sembra essere un implicita critica al controllo silenzioso di molti servizi Internet, ma nel sito non sono del tutto esplicitate le vostre intenzioni.<\/p>\n<p><strong>Andrea Marchesini (Gmaybe?): <\/strong>Ci siamo molto divertiti a sembrare una vera societ\u00e0. Abbiamo anche creato la finta pagina dedicata alle posizioni di lavoro disponibili. L&#8217;abbiamo fatto perch\u00e8 volevamo apparisse proprio come un social network come gli altri: serio, affidabile, business.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/07\/numero56_Gmaybe-05.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37474\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/07\/numero56_Gmaybe-05.png\" alt=\"numero56_Gmaybe 05\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/07\/numero56_Gmaybe-05.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/07\/numero56_Gmaybe-05-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><strong>Loretta Borelli:<\/strong> Rispetto al rapporto tra interfaccia e protocollo, oppure tra interfaccia e conoscenza degli strumenti, ritenete che sia necessario per un utilizzo consapevole di questi strumenti, una conoscenza tecnica approfondita? Pensate che ci possa essere, o ci sia gi\u00e0, la possibilit\u00e0 di un sistema di gestione accessibile per i non addetti ai lavori?<\/p>\n<p><strong>Andrea Marchesini (Gmaybe?):<\/strong> Io penso che sia essenziale l&#8217;autoformazione permanente. Specialmente riguardo Internet e i nuovi strumenti comunicativi \u00e8 essenziale che le persone siano consapevoli e sappiano controllare e gestire gli strumenti proposti. Questo \u00e8 essenziale per diverse ragioni: interpretare gli avvenimenti in modo critico e responsabile, immaginarsi un futuro responsabile e non subire passivamente gli input dei grandi gruppi economici e politici.<\/p>\n<hr \/>\n<p><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.gmaybe.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.gmaybe.com\/<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vi pu\u0098 essere capitato di assistere alla presentazione di un nuovo servizio online. 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Democracy looks like what everyone will enjoy using the new technologies, thus increasing its own influence on the social environment [...] Freedom is usually presented as the absence of socially restrictive elements (Critical Art Ensemble, The Molecular Invasion. Biotech theory and practices of resistance, Eleuthera, Milano, 2006, pp38-39).[:it]Vi pu\u0098 essere capitato di assistere alla presentazione di un nuovo servizio online. Due giovani uomini con indosso una t-shirt con il logo Gmaybe presentano gli entusiasmanti vantaggi della nuova frontiera dei social network. Le promesse retoriche legate alla tecnologia ci sono tutte: &#039;esse tendono a ricadere in quattro categorie principali: democrazia, libert\u0088, efficienza e progresso. 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