{"id":10735,"date":"2010-07-02T12:00:00","date_gmt":"2010-07-02T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-056\/the-silences-of-biosphere-neo-baroque-and-aware-intimacy\/"},"modified":"2020-11-01T23:21:35","modified_gmt":"2020-11-01T22:21:35","slug":"the-silences-of-biosphere-neo-baroque-and-aware-intimacy","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-056\/the-silences-of-biosphere-neo-baroque-and-aware-intimacy\/","title":{"rendered":"I Silenzi Di Biosphere. Neo Barocco E Intimismo Consapevole"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\"><span class=\"testo_iframebold\">Geir Jenssen, in arte Biosphere<\/span>, \u00e8 una delle figure pi\u00f9 significative del panorama della composizione elettronica contemporanea. Norvegese di Troms\u00f8, una cittadina immersa nel silenzio glaciale, a 500 miglia dal circolo polare artico, \u00e8 un personaggio atipico, cortese e silenzioso, che preferisce sempre esprimersi col suono, sia quello dei suoi dischi, che delle numerose istallazioni di cui negli ultimi anni \u00e8 stato progettista sonoro, cos\u00ec come delle performance.<\/p>\n<p>Questo nome d&#8217;arte \u00e8 nato ormai vent&#8217;anni addietro dalla fascinazione verso il <span class=\"testo_iframebold\">Biosphere 2 Space Station Project<\/span>, una gigantesca cupola di vetro nel deserto dell\u2019Arizona al cui interno hanno vissuto per anni intere famiglie, per sperimentare la possibilit\u00e0 di costruire un ecosistema autosufficiente ed alternativo a quello terrestre nello spazio siderale. Cos\u00ec <span class=\"testo_iframebold\">Biosphere<\/span> si dedica alla costruzione di un universo sonoro artico, caratterizzato dalla combinazione di manipolazione di materiali concreti, ritmi dancefloor ed una sorta di ambient gelido (\u00e8 <em>Substrata<\/em>, del 1990, il lavoro che meglio riassume quest&#8217;ultimo aspetto) che probabilmente \u00e8 la sua cifra pi\u00f9 riconoscibile.<\/p>\n<p>Nel recente <em>Dropsonde<\/em> (2006), Biosphere propone atmosfere siderali <em>techno<\/em> e <em>ambient<\/em>, frequenze pulsanti e bassi avvolgenti. Le stesse atmosfere di<em> Patashnik<\/em>, disco del 1994 ed opera seconda di Jenssen, probabilmente il suo lavoro pi\u00f9 riuscito. L&#8217;ambiente angosciante e rarefatto, i bassi soffocanti e quel suono cosi freddo e concreto che rende riconoscibile il suono tipico di Biosphere in questo lavoro sono espressi al massimo. Pi\u00f9 in generale, l&#8217;intento paesaggistico di queste composizioni sonore non \u00e8 mai completamente celato dietro l&#8217;impianto elettronico: lande innevate, ghiaccio in mutazione, vento, e nebbia, il respiro del mondo, gli elementi pi\u00f9 silenti della pulsazione terrestre, trovano nei lavori di Jensenn una lucida transcodifica sonora.<\/p>\n<p>Inoltre in <em>Patashnik<\/em>, cosi come nel precedente <em>Microgravity<\/em>, lo spazio per le ritmiche (quasi assenti in lavori pi\u00f9 organici come appunto <em>Substrata<\/em>) \u00e8 ancora molto ampio, tant&#8217;\u00e8 che il disco, come tutta la prima sua produzione, si avvicina pi\u00f9 a territori minimal-techno piuttosto che ambient in senso stretto,dando vita ad una sorta di <em>Ambient Techno<\/em>, un ossimoro quest&#8217;ultimo, capace di definire questa figura cos\u00ec autarchicamente peculiare ed espressiva.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/07\/numero56_The-silences-of-biosphere-02.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37465\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/07\/numero56_The-silences-of-biosphere-02.png\" alt=\"numero56_The silences of biosphere 02\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/07\/numero56_The-silences-of-biosphere-02.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/07\/numero56_The-silences-of-biosphere-02-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>E&#8217; proprio nel presentare una performance di danza e suono, inedita e <em>site specific<\/em>, che lo abbiamo incontrato immerso in altri silenzi, quelli dei boschi e delle vallate irpine di S. Angelo dei Lombardi, dove, appunto, su commissione dell&#8217;interessante progetto <span class=\"testo_iframebold\">Sentieri Barocchi<\/span> (che ha visto cimentarsi sulla rilettura dell&#8217;estetica barocca in chiave elettronica <span class=\"testo_iframebold\">artisti del calibro di Murcof e Philip Jeck<\/span>), si trova per proporre la rilettura dell&#8217;opera di un esponente di primo piano della musica barocca quale <span class=\"testo_iframebold\">Claudio Monteverdi<\/span>. Insieme alla compagnia di danza norvegese <span class=\"testo_iframebold\">Bj\u00f8rnsgaard Prosjekt<\/span> il nostro propone una versione davvero personale, di grandissima cura e di impressionante profondit\u00e0 sonora dell&#8217;Incoronazione di Poppea, capolavoro del maestro cremonese del 1642. Tra le pause dei suoi silenzi <span class=\"testo_iframebold\">Geir Jenssen<\/span> distilla pensieri tutt&#8217;altro che banali&#8230;.<\/p>\n<p><strong>Pasquale Napoliano:<\/strong> Cominciamo dal presente: giacch\u00e9 ti sei cimentato con la categoria del barocco, quale credi che siano le affinit\u00e0 tra la tua produzione, la tua sensibilit\u00e0 e questa temperie culturale?<\/p>\n<p><strong>Biosphere:<\/strong> L&#8217;amore per Monteverdi, un vero grande sperimentatore.<\/p>\n<p><strong>Pasquale Napoliano:<\/strong> Pi\u00f9 in generale, senza dover scomodare il Deleuze interprete di Leibniz, tra le categorie identificative dell&#8217;estetica del Barocco vi sono il frammento, la piega, la rovina. Al di l\u00e0 del singolo caso, non credi che ci sia un profondo legame tra estetica barocca ed estetica elettronica su questo versante?<\/p>\n<p><strong>Biosphere: <\/strong>Assolutamente, io lavoro moltissimo sul frammento, anche quando sono in studio di registrazione credo che sia l&#8217;unit\u00e0 di linguaggio da cui poi sviluppo tutto il resto. Ed anche nell&#8217;approcciarmi a Monteverdi ho lavorato sul frammento, direi addirittura sulla frammentariet\u00e0 del processo creativo: ho lavorato al tessuto sonoro campionando ed elaborato una enorme quantit\u00e0 di materiale estrapolato da tutte le versioni su vinile e nastro di \u201cPoppea\u201d che sono riuscito a trovare su e-bay ed altri siti di e-commerce, e che ho acquistato da privati di tutto il mondo, specialmente italiani. Questi vecchi dischi, molti dei quali rovinati dal tempo, hanno fornito materiali sonori di enorme interesse, come glitch , skratch, krakle, sui quali ho costruito la tessitura sonora della performance.<\/p>\n<p><strong>Pasquale Napoliano:<\/strong> Per quest&#8217;esecuzione non utilizzi il laptop, ne altro tipo di apparecchiature digitali. Questa \u00e8 solo una scelta funzionale al set o si pu\u00f2 leggere come una precisa scelta espressiva?<\/p>\n<p><strong>Biosphere:<\/strong> Direi che \u00e8 in parte entrambe le cose. Data la complessit\u00e0 del set, buona parte dei suoni vengono lanciati dal tecnico del suono, ed io li manipolo live tramite sequencer e sinth analogici: c&#8217;erano davvero troppi suoni perch\u00e9 potessi gestirli attraverso un schermo del computer. Ma, pi\u00f9 in generale, mi sono davvero stufato di schermi e mouse, credo che sia un approccio eccessivamente schematico e per questo sto cercando in tutti i modi di liberarmi da questo canone: preferisco lavorare con le manopole, con le mani sulle manopole.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/07\/numero56_The-silences-of-biosphere-03.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37466\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/07\/numero56_The-silences-of-biosphere-03.png\" alt=\"numero56_The silences of biosphere 03\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/07\/numero56_The-silences-of-biosphere-03.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/07\/numero56_The-silences-of-biosphere-03-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><strong>Pasquale Napoliano:<\/strong> Come \u00e8 nata la decisione di associare al suono il movimento del corpo?<\/p>\n<p><strong>Biosphere:<\/strong> La scelta di lavorare col corpo di ballo dei <span class=\"testo_iframebold\">Bj\u00f8rnsgaard Prosjekt <\/span>\u00e8 stata basata su una stima reciproca e sulla conoscenza del loro lavoro. E&#8217; stata una mia idea, ero sicuro che si sarebbero calati particolarmente bene in questi spazi.<\/p>\n<p><strong>Pasquale Napoliano:<\/strong> A proposito di collaborazioni, hai spesso condiviso il momento creativo con altri musicisti, cos\u00ec come hai accompagnato spesso il lavoro di <em>visual artist<\/em> e <em>videomaker<\/em> con i tuoi suoni. Come riesci a intavolare questo genere di condivisione?<\/p>\n<p><strong>Biosphere:<\/strong> Anche in questo caso parto dal frammento. E&#8217; il caso dei lavori prodotti insieme ad artisti come<span class=\"testo_iframebold\"> Pete Namlook e Higher Intelligence Agency<\/span>, che sono un bel po&#8217;, ma soprattutto penso al disco insieme a <span class=\"testo_iframebold\">Deathpro<\/span>d uscito nel 1998 per Rune Grammophone. Parlerei di una creativit\u00e0 che procede per tappe. Ci rimbalziamo idee sonore via posta finch\u00e9 non si arriva ad un prodotto che soddisfi tutte le parti in causa. Una creativit\u00e0 in tele-presenza..<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/07\/numero56_The-silences-of-biosphere-04.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37467\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/07\/numero56_The-silences-of-biosphere-04.png\" alt=\"numero56_The silences of biosphere 04\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/07\/numero56_The-silences-of-biosphere-04.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/07\/numero56_The-silences-of-biosphere-04-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><strong>Pasquale Napoliano:<\/strong> Oltre alle produzioni discografiche, da molti anni lavori sullo spazio, come <em>sound-artist<\/em>. Hai un interesse specifico verso la spazializzazione del suono?<\/p>\n<p><strong>Biosphere:<\/strong> Sicuramente sono molto affascinato dalle potenzialit\u00e0 dei sistemi di diffusione del suono, come nel caso del commento sonoro progettato per un&#8217;istallazione commissionata dal <span class=\"testo_iframebold\">Recombinant Media Lab di S. Francisco<\/span>, dove ho potuto utilizzare 500 diffusori sonori immersi in una sala. E&#8217; stato particolarmente affascinante vedere come fosse possibile spazializzare il suono, dandogli curve, direzioni, accelerazioni e rallentamenti. In qual caso il suono era associato ad innumerevoli display video, ripresi dall&#8217;interno di un treno in corsa, la sensazione del movimento era davvero fantastica, iperrealista.<\/p>\n<p>Ma pi\u00f9 in generale del discorso istallativo mi interessa principalmente la scoperta dei luoghi, la creazione di racconti sonori su un territorio. E&#8217; il caso dell&#8217;istallazione di cui in assoluto vado pi\u00f9 fiero, uno spazio sonoro all&#8217;interno delle grotte di Bodo, in Norvegia. Siccome queste grotte sono famose per le loro incisioni preistoriche, ho deciso di far suonare questi segni. Fotografandoli e successivamente mappandoli, cercando di creare un legame forte tra segno ed andamento sonoro.<\/p>\n<p>Comunque a me piace soprattutto fare cd, che si possano ascoltare in un normale impianto stereo casalingo, o ancora meglio in cuffia. Non tutti hanno la possibilit\u00e0 di avere in casa costosi ed ingombranti attrezzature per la riproduzione professionale del suono, come il 5.1 (che comunque credo abbia delle potenzialit\u00e0 interessanti che sarei curioso di sperimentare). Perci\u00f2 sinceramente trovo decisamente sopravvalutata l&#8217;importanza data all&#8217;aspetto della riproduzione sonora, io voglio comporre musica che possano ascoltare tutti.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/07\/numero56_The-silences-of-biosphere-05.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37468\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/07\/numero56_The-silences-of-biosphere-05.png\" alt=\"numero56_The silences of biosphere 05\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/07\/numero56_The-silences-of-biosphere-05.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/07\/numero56_The-silences-of-biosphere-05-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><strong>Pasquale Napoliano:<\/strong> Una posizione politica, decisamente anti-elitaria. A proposito di questo punto di vista, qual&#8217;\u00e8 la tua formazione, come ti sei affacciato alla musica elettronica, in sintesi, come sei diventato Biosphere?<\/p>\n<p><strong>Biosphere:<\/strong> Sono nato come <em>self-made-man<\/em>, come smanettone. Non ho avuto una formazione musicale in senso stretto, piuttosto la mia formazione \u00e8 pi\u00f9 quella del dj radiofonico o del commesso del negozio di dichi [sorride]. Non ho avuto una formazione musicale classica, tipo imparare a leggere le note e comporre sul pentagramma&#8230;.ma di recente ho dovuto farmela, cominciando da zero. Proprio a Gennaio ho scritto per la <span class=\"testo_iframebold\">London Contemporary Orchestra<\/span>, in seguito ad una commissione da parte di questa prestigiosa istituzione musicale. Ho cos\u00ec trascritto dal sequencer al pentagramma, una della esperienze pi\u00f9 interessanti della mia carriera.<\/p>\n<hr \/>\n<p lang=\"ru-RU\"><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.biosphere.no\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.biosphere.no\/<\/a><\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Geir Jenssen, in arte Biosphere, \u008f una delle figure pi\u009d significative del panorama della composizione elettronica contemporanea. 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