{"id":10726,"date":"2010-06-01T12:00:00","date_gmt":"2010-06-01T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-055\/when-archive-becomes-art-megaloop-thirty-years-of-tam\/"},"modified":"2020-11-02T17:32:47","modified_gmt":"2020-11-02T16:32:47","slug":"when-archive-becomes-art-megaloop-thirty-years-of-tam","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-055\/when-archive-becomes-art-megaloop-thirty-years-of-tam\/","title":{"rendered":"Quando L&#8217;archivio Diventa Arte. Megaloop: I Trent&#8217;anni Del Tam"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"left\">Il <span class=\"testo_iframebold\"><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.tamteatromusica.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Tam Teatromusica<\/a><\/span>, storica compagnia teatrale e video-teatrale Italiana, taglia l&#8217;ambito traguardo dei trent&#8217;anni di attivit\u00e0 artistica e lo celebra con una mostra antologica davvero memorabile. A Padova. Era il 1980 quando <span class=\"testo_iframebold\">Michele Sambin, Pierangela Allegro e Laurent Dupont<\/span> unendo le rispettive professionalit\u00e0 nel campo delle arti performative, della musica e della videoarte sperimentale, danno vita alla compagniacon sede a Padova.<\/p>\n<p align=\"left\"><span class=\"testo_iframebold\">Nella mostra Megaloop a cura di Riccardo Cardura al Centro Culturale Altinate di Padova<\/span>, va in scena la memoria, in un allestimento generoso, ricco e curatissimo che rende onore al coerente lavoro artistico del TAM e in cui attraversando lo spazio delle stanze, vengono letteralmente alla luce i fili del tempo. In mostra i video degli spettacoli ma anche i progetti, gli oggetti di scena, gli strumenti musicali modificati ad arte, le tracce visive che altro non sono che originali <em>story board<\/em> a firma del poliedrico Michele Sambin (musicista e artista visivo) simili a partiture musicali e a pregevoli bozzetti di scena in cui prevale il tratto pittorico ad acquarello.<\/p>\n<p align=\"left\">Incontriamo Sambin e la Allegro che ci guidano in questo percorso sinestetico dentro la memoria del Tam. La prima stanza ospita il pre-, vale a dire l&#8217;attivit\u00e0 di Sambin tra il 1976 e il 1979 quando all&#8217;interno dell&#8217;Universit\u00e0 Internazionale dell&#8217;Arte di Venezia e della Galleria del Cavallino sperimentava opere concettuali con un Videotape AKAI \u00bc&#8221;, memore di <span class=\"testo_iframebold\">Cage, Moholy-Nagy, Norman Mac Laren, Oskar Fischinger<\/span>. E&#8217; in questi anni che inventa la tecnica del<em> loop<\/em> applicata sistematicamente a <em>video performance<\/em> vocali e musicali (da qui anche il titolo della mostra): unendo la bobina di registrazione a quella di lettura prende vita un anello infinito di immagini video che scorrono e si deteriorano nel tempo restituendo nel vecchio monitor Sony Trinitron un corpo che si sdoppia all&#8217;infinito, che parla con se stesso.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_When-Archives-Becomes-Art-02.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37304\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_When-Archives-Becomes-Art-02.png\" alt=\"numero55_When Archives Becomes Art 02\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_When-Archives-Becomes-Art-02.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_When-Archives-Becomes-Art-02-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"left\">Il video diventa davvero mac luhaniamente un&#8217;estensione del corpo del <em>performer<\/em>. All&#8217;interno del sito del Tam ma soprattutto all&#8217;interno del volume antologico uscito per l&#8217;occasione da Titivillu, che raccoglie minuziosamente tutto il percorso degli artisti con foto a colori e dvd allegato, \u00e8 possibile avere una testimonianza di queste pionieristiche prove di<em> videotape<\/em> d&#8217;arte unanimemente riconosciute come il debutto dell&#8217;arte elettronica in Italia (vedi il catalogo di Bruno di Marino, &#8220;Elettroshock. Trent&#8217;anni di video arte in Italia&#8221; e il catalogo Invideo 2003 dedicato a Michele Sambin).<\/p>\n<p align=\"left\">Citiamo almeno <em>Il tempo consuma<\/em>, l&#8217;opera pi\u00f9 tautologia e concettuale di Sambin che significativamente apre (e chiude a loop) la mostra: si tratta di un&#8217;opera cerniera con cui Sambin consegna al Tam il proprio bagaglio sperimentale di arte che tratta il tempo, lo manipola, lo inverte e lo rende infinito: &#8220;Nella necessit\u00e0 di indagare queste molteplici possibilit\u00e0 di espansione espressiva \u0096 dice Sambin &#8211; indago l&#8217;idea di infinito, cio\u00e8 un processo generato dal performer che il dispositivo moltiplica senza fine e cos\u00ec facendo rifletto anche sulla caducit\u00e0 della scrittura elettronica e del supporto che la ospita&#8221;.<\/p>\n<p align=\"left\">Sambin ricorda cos\u00ec il passaggio dalla video performance al teatro, un passaggio in qualche modo, obbligato: &#8220;Il mio passare al teatro \u00e8 dovuto &#8211; grazie o purtroppo &#8211; alla <span class=\"testo_iframebold\">Transavanguardia di Achille Bonito Oliva<\/span>. In quegli anni c&#8217;era una grande esplosione di performativit\u00e0, anni che ho vissuto come una gioia degli intrecci delle arti, di incontri con <span class=\"testo_iframebold\">Laurie Anderson, Marina Abramovic<\/span>, personaggi che hanno tracciato una linea di non pittura, di non scultura, lontani dal mercato. La Transavanguardia spezza queste utopie degli anni Settanta perch\u00e9 mettevano in crisi il sistema dell&#8217;arte (i video non si potevano vendere). Bonito Oliva riporta l&#8217;arte alla disciplina: pittura e scultura. E soprattutto la restituisce al mercato\u00bb<\/p>\n<p align=\"left\"><em>Armoniche,<\/em> creato per Palazzo dei Diamanti di Ferrara, diretto all&#8217;epoca da Lola Bonora \u00e8 il primo lavoro del Tam: una griglia di intervalli musicali definiti dalla figura del quadrato, della retta, delle parallele e della stella stabiliva le coreografie base dei performer che inspiravano ed espiravano a tempo attraverso un&#8217;armonica; sui loro corpi venivano proiettate linee geometriche. Per restituire al meglio il percorso della memoria di un&#8217;arte effimera per eccellenza e non riproducibile come il teatro, il Tam ha genialmente previsto per alcune serate in occasione della mostra, una sintesi performativa dei lavori con l&#8217;interpretazione di alcuni giovani collaboratori della compagnia e l&#8217;accompagnamento live della musica di Sambin al sax o al clarinetto basso. Cos\u00ec la mostra (e la memoria) \u00e8 realmente teatralizzata.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_When-Archives-Becomes-Art-03.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37305\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_When-Archives-Becomes-Art-03.png\" alt=\"numero55_When Archives Becomes Art 03\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_When-Archives-Becomes-Art-03.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_When-Archives-Becomes-Art-03-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"left\">La storia di ieri arriva sino ad oggi senza soluzione di continuit\u00e0. A loop. Ogni stanza ha un titolo e un tema che la contraddistingue, e ospita una selezione di opere teatrali in video e videoinstallazioni con relativa colonna sonora-visiva rappresentata dai colorati story board che come precisa lo stesso Sambin: &#8220;Servono per immaginare l&#8217;opera e comunicarla, ma non vogliono dettagliarla&#8221;. Una delle stanze pi\u00f9 affascinanti \u00e8 senza dubbio <em>Il corpo come strumento<\/em> dove, a partire da Mauricio Kagel e dalla sua opera <em>Repertorie<\/em>, il Tam inizia un lavoro di rifondazione del linguaggio corporeo.<\/p>\n<p align=\"left\">Approdano infatti ad una reinterpretazione originalissima e concettuale dell&#8217;oggetto-strumento, soprattutto il violoncello, in un gioco ironico ed erotico insieme di similitudini che porta a uno sdoppiamento, a una corporeit\u00e0 sonora, a una umanizzazione dello strumento musicale e delle sue forme sinuose che sarebbe piaciuto moltissimo a Nam June Paik che proprio all&#8217;umanizzazione dell&#8217;elettronica aveva dedicato la serie di <em>Tv Bra<\/em> con Charlotte Moormann al violoncello che indossava piccoli video come reggiseno.<\/p>\n<p align=\"left\">Il gioco di rimandi tra corpo e strumento raggiunge il suo apice con <em>Perdutamente<\/em> ispirato al <em>Violon D&#8217;Ingres<\/em> di Man Ray e <em>Se San Sebastiano<\/em> sapesse ispirato all&#8217;iconografia del martirio di San Sebastiano dove a essere trafitto ma dagli archetti, \u00e8 il violoncello e il corpo sensuale che lo replica. Blasen \u00e8 forse l&#8217;opera simbolo di questo percorso in cui un&#8217;affascinante Pierangela Allegro suona il trombone muovendo la coulisse e generando una corrente che va ad alimentare un faretto collocato all&#8217;estremit\u00e0 dello strumento il quale avvicinandosi e allontanandosi dal suo volto, la illumina o la tiene in ombra. Impossibile non ricondurre queste esperienze ai contemporanei lavori di Laurie Andersen, in particolare al famoso <em>Tape-bow violin<\/em>, con una testina da registratore al posto delle corde e un nastro magnetico inciso sull&#8217;archetto.<\/p>\n<p align=\"left\">Il percorso continua nel segno di una &#8220;drammaturgia sonora&#8221;: con l&#8217;allestimento dell&#8217;opera in musica <em>Barbabl\u00f9<\/em> e<em> Children&#8217;s corner <\/em>il Tam si misura con una dimensione diversa da quella degli inizi, legata soprattutto a gallerie d&#8217;arte: il repertorio del teatro musicale e le commissioni da parte delle grandi istituzioni come la Scala o la stessa Rai, il grande pubblico e i grandi palcoscenici danno loro la possibilit\u00e0 di confrontarsi con una tecnologia (audio, video, e luci) adeguata alle proprie esigenze, permettendogli di raffinare e sperimentare tecniche sempre nuove, grazie anche a giovani collaboratori che cominciano a partecipare all&#8217;avventura TAM.<\/p>\n<p align=\"left\">Studiate spazializzazioni sonore, straordinari progetti luce, grafica accurata e video animazioni d&#8217;effetto in scena (come in <em>Anima Blu <\/em>ispirata al mondo pittorico di Chagall) diventano sempre pi\u00f9 la cifra dominante della loro estetica teatrale-musicale. Impossibile ricordare tutte le moltissime opere in mostra e le tracce che vengono affidate allo spettatore: un capitolo a s\u00e9 meriterebbe per esempio, il lavoro video teatrale in collaborazione con Giacomo Verde <em>Medit&#8217;azioni<\/em> con i detenuti del carcere Due Palazzi, un lavoro immenso che porta il teatro nel territorio del sociale, nell&#8217;ambito delle istituzioni totali, un territorio su cui tutti, anche coloro che credono che il carcere non sia un loro problema, dovrebbero riflettere.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_When-Archives-Becomes-Art-04.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37306\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_When-Archives-Becomes-Art-04.png\" alt=\"numero55_When Archives Becomes Art 04\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_When-Archives-Becomes-Art-04.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_When-Archives-Becomes-Art-04-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"left\">In contemporanea all&#8217;attivit\u00e0 di ricerca il Tam attiva a Padova laboratori di teatro-musica: la volont\u00e0 di confrontarsi con le nuove generazioni e con la versatilit\u00e0 dei mezzi digitali li porta ad allargare la collaborazione con l&#8217;artista videografica <span class=\"testo_iframebold\">Raffaella Rivi e con East Rodeo<\/span>, un gruppo di allievi musicisti d&#8217;area balcanica che diventano l&#8217;anima sonora di alcuni tra i pi\u00f9 importanti progetti del Tam di questi ultimi anni tra cui<em> Stupor mundi<\/em> allestito in un<em> site specific<\/em> di grande impatto nel castello Maniace di Siracusa nel 2004 per il Festival di Ortigia. Il pubblico, itinerante per otto stazioni lungo gli spalti, dall&#8217;alto delle balaustre vedeva frammenti video ispirati all&#8217;iconografia medioevale e a Federico II di Svevia, ritagliati su alte bandiere portate in spalla dai musicisti, oppure videoproiezioni aderenti alle superfici architettoniche, ai pavimenti.<\/p>\n<p align=\"left\">Il Tam comincia a usare anche la tavoletta grafica come ulteriore contributo visivo, pittorico in tempo reale sulla scena. In <em>DeForma<\/em> i corpi dei performer-musicisti che simulavano forme geometriche poliedriche, venivano tracciate letteralmente da Sambin e reinventate in diretta, e il segno grafico realizzato -che ricorda molto la modalit\u00e0 usata da<span class=\"testo_iframebold\"> William Kentridge<\/span> per i suoi <em>Drawing for projection<\/em> &#8211; veniva proiettato proprio sopra di loro; ma una volta sgusciato via l&#8217;uomo, tutto quello che rimane sono la pittura e la luce proiettati nel fondale. <em>Deforma<\/em> che conduce il percorso della mostra verso la fine, accoglie in scena le immagini de<em> Il tempo consuma<\/em>. E il cerchio della memoria, come un loop, non si chiude. Ricomincia.<\/p>\n<p align=\"left\">La mostra porta a compimento anche uno straordinario modello di archiviazione artistica del TAM confluito in un libro (<span class=\"testo_iframebold\">&#8220;Megaloop&#8221; a cura di Fernando Marchiori<\/span> con numerosi contributi di studiosi) e in 3 robusti cofanetti di dvd acquistabili che raccolgono non solo le video testimonianze storiche della compagnia ma anche le prove, gli story board, la rassegna stampa, i testi, le partiture, le fotografie. L&#8217;archivio diventa quindi, preziosa materia (digitale) per studiosi e ricercatori del teatro contemporaneo e un ottimo modello di mappa concettuale per quelle mediateche che stanno cominciando a raccogliere, organizzare e rendere disponibile la memoria della videoarte.<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"JUSTIFY\"><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.tamteatromusica.it\/megaloop\/megaloop.htm\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.tamteatromusica.it\/megaloop\/megaloop.htm<\/a><\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Tam Teatromusica, storica compagnia teatrale e video-teatrale italiana taglia l&#8217;ambito traguardo dei trent&#8217;anni di attivit\u0088 artistica e lo celebra con una mostra antologica davvero memorabile. A Padova. 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