{"id":10720,"date":"2010-06-01T12:00:00","date_gmt":"2010-06-01T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-055\/nueue-musik-in-milan-the-rais-institute-of-phonology-memory\/"},"modified":"2020-11-01T12:53:46","modified_gmt":"2020-11-01T11:53:46","slug":"nueue-musik-in-milan-the-rais-institute-of-phonology-memory","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-055\/nueue-musik-in-milan-the-rais-institute-of-phonology-memory\/","title":{"rendered":"Nueue Musik A Milano. La Memoria Dello Studio Di Fonologia Rai"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">&#8221;<em>Lo Studio di Fonologia \u00e8 il risultato di un incontro fra la musica e le possibilit\u00e0 dei nuovi mezzi di analisi e di trattamento del suono&#8221; &#8211; Luciano Berio<\/em><\/p>\n<p align=\"LEFT\">A distanza di pi\u00f9 di cinquant&#8217;anni dalla nascita della musica su nastro magnetico analogico, lo scorso <span class=\"testo_iframe\">17 Settembre 2008, presso il<\/span><span class=\"testo_iframebold\"> Museo degli Strumenti Musicali del Castello Sforzesco di Milano<\/span>, \u00e8 stato inaugurato lo spazio dedicato allo <span class=\"testo_iframebold\">Studio di Fonologia Musicale della Rai,<\/span> &#8220;strumento musicale del XX secolo, estensione del pensiero umano&#8221;. Un evento reso possibile grazie al Festival Internazionale della Musica MITO, in collaborazione con il Civico Museo degli Strumenti Musicali, il Centro di Produzione TV e Direzione Radio RAI.<\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span class=\"testo_iframebold\">Maddalena Novati<\/span>, consulente musicale RAI Produzione Radiofonia e responsabile dell&#8217;archivio di Fonologia, grazie al determinante contributo del Dott. <span class=\"testo_iframebold\">Massimo Ferrario<\/span>, Direttore del Centro di Produzione TV RAI (Milano), \u00e8 riuscita a trasferire tutte le apparecchiature dello Studio dalla sede Rai di Torino a quella della metropoli lombarda.<br \/>\nIn Italia questo \u00e8 il primo progetto di recupero, conservazione e ricostruzione per gli strumenti musicali elettrofoni.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Maddalena Novati definisce infatti quest&#8217;angolo del Museo come la &#8220;liuteria del XX secolo&#8221;. L&#8217;idea di concepire questo spazio come un unico strumento musicale \u00e8 commovente: ci sono cos\u00ec tante esperienze racchiuse tra quelle attrezzature, che si avverte ancora l&#8217;energia residua dell&#8217;intero processo artigianale di scrittura del suono. Lo <span class=\"testo_iframebold\">Studio di Fonologia Musicale di Milano della sede RAI di Corso Sempione 27,<\/span> <span class=\"testo_iframebold\">progettato dal fisico Alfredo Lietti<\/span>, nasce nel giugno del 1955 per iniziativa di<span class=\"testo_iframebold\"> Luciano Berio e Bruno Maderna<\/span>.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Quell&#8217;anno Milano diventava un punto di riferimento nel panorama post bellico della musica elettroacustica internazionale, con un nuovo linguaggio espressivo, sintesi delle esperienze concrete ed elettroniche che si compivano in Europa nello <span class=\"testo_iframebold\">Studio f\u00fcr Elektronische Musik (WDR) <\/span>di Colonia e presso il <span class=\"testo_iframebold\">Groupe de Recherches Musicales (GRM) <\/span>di Parigi. Tra le produzioni sperimentali di musica elettronica nello Studio di Fonologia, sono da citare <em>Visage<\/em> di Luciano Berio, <em>Notturno<\/em> di Bruno Maderna,<em> Fontana Mix<\/em> di John Cage e <em>Omaggio ad Emilio Vedova<\/em>, la sola opera interamente elettronica realizzata da Luigi Nono.<\/p>\n<p align=\"LEFT\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_Nuene-Musik-in-Milan-02.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37251\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_Nuene-Musik-in-Milan-02.png\" alt=\"numero55_Nuene Musik in Milan 02\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_Nuene-Musik-in-Milan-02.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_Nuene-Musik-in-Milan-02-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><em>&#8220;&#8230;nella opacit\u00e0 della Milano degli anni &#8217;50, con l&#8217;apertura dello Studo di Fonologia, Berio e Maderna trovarono un territorio sordo e ostile. Molto diverso dal neonato Studio di Colonia, i due maestri, forti delle esperienze francesi, portarono avanti questa idea con una metodologia tecnica diversa, libera e fantasiosa. Creativamente, fu l&#8217;esperienza pi\u00f9 importante in tutto il Vecchio continente&#8230;&#8221; &#8211; Giacomo Manzoni<br \/>\n<\/em><\/p>\n<p align=\"LEFT\">Ho sempre cercato, chiudendo gli occhi, di fare un salto indietro nel tempo, in quello Studio, immaginando i rumori, i dialoghi, i suoni prodotti dagli altoparlanti: respirare e vivere i miracoli che si compivano in quell&#8217;epoca cos\u00ec lontana. Ora abbiamo la possibilit\u00e0 di toccare con mano ci\u00f2 che ho sempre visto in fotografia e in pochi video di repertorio, come molti protagonisti del tempo hanno vissuto (musicisti insigni tra i quali <span class=\"testo_iframebold\">Luigi Nono, Giacomo Manzoni, Aldo Clementi, Henri Pousseur, John Cage<\/span>).<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Infatti, nella sala XXXVI del Museo degli Strumenti Musicali, grazie alla &#8220;casetta&#8221;, struttura di vetro progettata dall&#8217;architetto Michele De Lucchi, il retro degli otto storici telai che contengono i circuiti \u00e8 aperto per la gioia di tutti, permettendoci cos\u00ec di entrare nel cuore di quelle tecnologie analogiche, con una visione a 360\u00b0. Sulla base delle fotografie e dei filmati originali, \u00e8 stata ricreata l&#8217;atmosfera di quegli anni.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Ulteriori informazioni sui suoni che hanno caratterizzato la seconda met\u00e0 del secolo scorso, sono ora disponibili al pubblico degli appassionati e degli studiosi, grazie a quattro postazioni informatiche con applicazioni multimediali, una biblioteca digitale ricca di filmati, fotografie, esempi sonori e partiture (curata dal Laboratorio LIM dell&#8217;Universita\u0300 Statale di Milano).<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Lo Studio, patrimonio tecnologico imprescindibile per la comprensione della prassi scrittoria della musica elettroacustica, nella sua fase pionieristica \u00e8 stata vissuto dai compositori come mezzo di emancipazione dagli strumenti tradizionali, con i suoi 9 oscillatori, i generatori di rumore, i diversi modulatori, i filtri e il <em>Tempophon<\/em> (un apparato con testine rotanti che permetteva di variare la durata del tempo di riproduzione di un suono registrato in precedenza, mantenendone inalterata l&#8217;altezza).<\/p>\n<p align=\"LEFT\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_Nuene-Musik-in-Milan-03.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37252\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_Nuene-Musik-in-Milan-03.png\" alt=\"numero55_Nuene Musik in Milan 03\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_Nuene-Musik-in-Milan-03.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_Nuene-Musik-in-Milan-03-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"LEFT\">Erano i tempi dei tecnici in camice bianco, ma una persona in particolare ha cambiato questa figura professionale: <span class=\"testo_iframebold\">Marino Zuccheri. Nato il 28 febbraio 1923<\/span>, fu assunto dall&#8217;EIAR nel 1942; l&#8217;anno successivo lasci\u00f2 il lavoro a causa della guerra, per essere riassunto qualche anno dopo dal nuovo ente RAI.<\/p>\n<p align=\"LEFT\"><em>&#8220;&#8230;Mi piace ricordare Marino nel suo Studio di Fonologia, maestro tra i maestri, maestro del suono tra i maestri della musica, perch\u00e9 per lui il suono non aveva segreti, dato che aveva fatto la gavetta negli auditori lavorando alla Radio con i pi\u00f9 famosi registi dell&#8217;epoca. Lui ricordava sempre che aveva inziato per caso il lavoro in Fonologia, ma certamente non per caso ha continuato negli anni, dato che \u00e8 stato l&#8217;unico titolare dello Studio dalla fondazione (1955) alla chiusura (1983).&#8221; &#8211; Giovanni Belletti, &#8220;Marino Zuccheri in Fonologia&#8221;, <\/em><em> 2008<\/em><\/p>\n<p align=\"LEFT\">Egli non era tenuto a dare nessun consiglio, apporto o suggerimento, ma erano i musicisti a seguire le sue istruzioni per realizzare le composizioni musicali: senza di lui molta musica del secolo scorso non sarebbe mai venuta alla luce.<\/p>\n<p align=\"LEFT\"><em>&#8220;&#8230;Passavano di l\u00ec tutti i protagonisti della Neue Musik e sar\u00e0 giustizia ricordare che, siccome molti avevano delle specie di borse per un periodo di studio a Milano, ma alla fine del periodo dovevano presentare una composizione finita, e il periodo non era stato sufficiente per impadronirsi di tutti i segreti dei nove oscillatori, il grande Marino Zuccheri manovrando di qu\u00e0 e di l\u00e0 metteva insieme una composizione accettabile, s\u00ec che molti incunaboli della musica elettronica sono dovuti a lui e non agli autori che li hanno firmati<\/em>.&#8221; &#8211; <em>Umberto Eco, La Repubblica, 29 ottobre 2008<\/em><\/p>\n<p align=\"LEFT\">Quella avventura fu bellissima per tanti anni, fino al 1983 per l&#8217;esattezza, anno del suo pensionamento (Zuccheri si \u00e8 poi spento a Milano il 10 marzo 2005).<\/p>\n<p align=\"LEFT\"><em>La scomparsa di Marino Zuccheri \u00e8 stata una grave perdita, non solo per quello che ha fatto e per quello che ha rappresentato per la <\/em><em>Musica Contemporanea<\/em><em>, ma anche per quello che ancora avrebbe potuto fare: essere coinvolto, dalla RAI, in un importante progetto per la <\/em><em>catalogazione dei nastri<\/em><em> (\u00e8 una sua de\ufb01nizione), che ci avrebbe dato preziose informazioni tecniche, artistiche, musicali, culturali sulla storia di quella <\/em><em>avventura<\/em><em> (altra sua de\ufb01nizione), per restaurare, non tanto il suono (che, se necessario, sar\u00e0 compito di altri) bens\u00ec le idee e le intuizioni tecniche che hanno permesso di creare quel suono: solo Marino (oltre ai compositori) poteva aiutarci!&#8221;<\/em><em> &#8211; Giovanni Belletti, <\/em><em>&#8220;Marino Zuccheri in Fonologia<\/em><em>&#8220;, 2008<\/em><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_Nuene-Musik-in-Milan-04.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37253\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_Nuene-Musik-in-Milan-04.png\" alt=\"numero55_Nuene Musik in Milan 04\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_Nuene-Musik-in-Milan-04.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_Nuene-Musik-in-Milan-04-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"LEFT\">Dopo la chiusura dello Studio, le apparecchiature sono state smontate ed esposte per un breve periodo a Venezia, in occasione della mostra temporanea <span class=\"testo_iframebold\"><em>Nuova Atlantide<\/em>, organizzata nel 1986 dalla Biennale (con la collaborazione di Roberto Doati e Alvise Vidolin)<\/span> e a Milano per la mostra<span class=\"testo_iframebold\"><em> I piaceri della citt\u00e0 &#8211; Iconografia delle sensazioni urbane<\/em> del 2001<\/span>, dove <em>Il risveglio di una citt\u00e0<\/em> fu rappresentato in musica grazie all&#8217;omonima composizione futurista di Luigi Russolo e a <em>Ritratto di citt\u00e0<\/em>, la prima composizione elettroacustica degli anni Cinquanta (per voce e nastro, di Luciano Berio e Bruno Maderna con testi di Roberto Leydi), realizzata per convincere i dirigenti RAI ad aprire lo Studio.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">A fine anni Ottanta ancora non si aveva la cognizione di ci\u00f2 che storicamente era stato lo studio di fonologia, tant&#8217;\u00e8 che tutti i moduli sono stati depositati (imballati e catalogati) in un magazzino del Museo della Radio della Rai di Torino, insieme ad altro materiale dismesso, come telecamere, registratori, giradischi, microfoni, senza alcun progetto di restauro e di ricostruzione.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Per interessamento di <span class=\"testo_iframebold\">Maddalena Novati<\/span>, nel 1996 le apparecchiature dello Studio sono state esposte al Salone della Musica di Torino e nel 2003 sono state riportate alla RAI di Milano e collocate al quinto piano in una stanza adiacente a quella occupata originariamente dallo Studio di Fonologia. Il 20 giugno 2008 hanno fatto l&#8217;ingresso ufficiale al Castello Sforzesco.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">E&#8217; stato quindi un piacere per me intervistare proprio Maddalena Novati per parlare di ci\u00f2 che \u00e8 stata l&#8217;esperienza unica dello <span class=\"testo_iframebold\">Studio di Fonologia Musicale di Milano<\/span>, e per capire quali sono o potrebbero essere gli sviluppi e l&#8217;impatto dell&#8217;operazione di recupero da lei stessa avviata.<\/p>\n<p align=\"LEFT\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_Nuene-Musik-in-Milan-05.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37254\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_Nuene-Musik-in-Milan-05.png\" alt=\"numero55_Nuene Musik in Milan 05\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_Nuene-Musik-in-Milan-05.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_Nuene-Musik-in-Milan-05-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><strong>Matteo Milani:<\/strong> Maddalena Novati, secondo lei, perche lo Studio \u00e8 entrato nel mito?<\/p>\n<p align=\"LEFT\"><strong>Maddalena Novati:<\/strong> Nel 1955 il fatto di possedere 9 oscillatori intonati su frequenze diverse, rispetto a quello unico di Colonia, era come avere a disposizione una &#8220;Orchestra intera&#8221;, dove si potevano generare simultaneamente pi\u00f9 suoni come in un accordo. Si aveva gi\u00e0 un grappolo, una tavolozza di suoni che riduceva i tempi di produzione. L&#8217;orecchio era l&#8217;unico giudice che decideva se un suono funzionava o non funzionava, dopo vari tentativi ed errori, si registravano e si schedavano i nastri interessanti e si continuava fino a risultato ottenuto.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Berio trasmetteva alla radio ogni nuova composizione degli altri Studi europei per fare conoscere il repertorio. In televisione, le 11 puntate di <em>C&#8217;\u00e8 Musica e Musica<\/em> (1972) sulla storia e sul modo di fare musica, sono affascinanti spiegate da Luciano. Egli era un grande didatta, oltre che un grande compositore, una persona che riusciva a colloquiare e a portare la musica al grande pubblico.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Berio ha sviluppato un&#8217;intensa attivit\u00e0 di insegnante negli Stati Uniti e in Europa, tenendo corsi di composizione a Tanglewood (1960 e &#8217;62), alla Summer School di Dartington (1961 e &#8217;62), al Mills College in California (1962 e &#8217;63), a Darmstadt, a Colonia, alla Harvard University e, dal 1965 al &#8217;72, alla Juilliard School of Music di New York. Dal 1974 al &#8217;79 ha collaborato con l&#8217;IRCAM di Parigi. &#8220;Un ricordo al futuro &#8211; Lezioni americane&#8221; di Berio, pubblicato da Einaudi, \u00e8 un libro stupendo, con le lezioni di estetica che ha svolto in America.<\/p>\n<p align=\"LEFT\"><strong>Matteo Milani:<\/strong> Quando e come cominci\u00f2 invece il periodo di decadenza della &#8220;Fonologia&#8221;?<\/p>\n<p align=\"LEFT\"><strong>Maddalena Novati:<\/strong> Dopo gli anni Sessanta \/ inizi anni Settanta, non \u00e8 pi\u00f9 la radio che fa ricerca (non essendo pi\u00f9 un mezzo sperimentale). Nasce il computer e i centri di ricerca si spostano: i grossi calcolatori sono posseduti dalle universit\u00e0 e il musicista diventa la d\u00e9pendance dei dipartimenti di scienza e di fisica. Le macchine dovevano andare giorno e notte e quando i fisici lasciavano il luogo di lavoro, subentravano di notte i musicisti\u00a0 a fare i calcoli per le loro composizioni.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">La radio non era interessata a tutto ci\u00f2, perche i mezzi di trasmissione non si servivano ancora del calcolatore e i percorsi erano differenti. Non aggiornando pi\u00f9 le attrezzature, senza un rinnovamento tecnologico, i compositori frequentavano sempre di meno lo Studio di Fonologia. Inoltre, l&#8217;assenza dei grossi nomi (Berio and\u00f2 a Parigi con l&#8217;Ircam, Luigi Nono a Friburgo, Maderna scomparse prematuramente nel 1973) ha influito sull&#8217;inevitabile declino.<\/p>\n<p align=\"LEFT\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_Nuene-Musik-in-Milan-06.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37255\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_Nuene-Musik-in-Milan-06.png\" alt=\"numero55_Nuene Musik in Milan 06\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_Nuene-Musik-in-Milan-06.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_Nuene-Musik-in-Milan-06-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"LEFT\"><strong>CONSERVAZIONE ATTIVA<\/strong><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span class=\"testo_iframe\">Ancora<\/span><span class=\"testo_iframebold\"> Maddalena Novati<\/span> ci racconta che oggi il fondo storico (master originali) dell&#8217;archivio della Fonologia comprende oggi 391 nastri audio da 1\/4 di pollice a 1 o 2 tracce e nastri da 1 pollice a 4 tracce, con l&#8217;integrazione di altre 232 copie digitali presenti nel fondo acquisito (copie di opere provenienti da altri studi, centri di musica elettronica, registrazioni di concerti o esecuzioni dei principali autori e interpreti che hanno frequentato lo Studio durante la sua attivit\u00e0). La custodia dei nastri continua dal 1995 ad essere un nostro obiettivo primario, insieme alla loro catalogazione, informatizzazione e digitalizzazione in collaborazione con Casa Ricordi (il piu antico e importante editore italiano), Nastroteca centrale RAI e laboratorio Mirage dell&#8217;Universit\u00e0 di Gorizia.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Negli anni non c&#8217;\u00e8 stato un reale degrado dei nastri, merito del materiale di ottima qualit\u00e0, come i supporti Basf utilizzati, rispetto ad altre marche quali Scotch o Agfa. La sopravvivenza del documento sonoro \u00e8 possibile solo con la separazione dal suo aspetto materiale, attraverso un continuo trasferimento dei dati sui nuovi supporti. Attualmente \u00e8 in corso il secondo riversamento digitale a 96 khz\/24 bit a cura del Laboratorio Audio del Centro di Produzione TV della Rai di Milano e dalla Produzione Radiofonia, in collaborazione con il laboratorio Mirage.<\/p>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"LEFT\"><strong>RESTAURO DELLE MUSICHE REGISTRATE<\/strong><\/p>\n<p align=\"LEFT\">Per quanto riguarda il restauro, il lavoro piu\u0300 comune consiste nell&#8217;eliminazione dei disturbi presenti nei nastri analogici e, in dipendenza dalle condizioni del nastro e dalla specificita\u0300 della musica, si devono compiere altri interventi da decidersi caso per caso. Innanzitutto conviene effettuare una prima ricerca per individuare l&#8217;esistenza di altre copie della stessa musica in quanto e\u0300 possibile sfruttare le parti migliori di ciascuna copia e, con opportune tecniche, rendere piu\u0300 efficace il lavoro di pulizia.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">In molte opere di musica elettronica il nastro originale di lavoro contiene tagli e giunture effettuate con il nastro adesivo la cui colla perde in pochi anni le sue capacita\u0300 di tenuta e quindi capita sovente di dover incollare vari spezzoni di nastro magnetico prima di poter procedere al riversamento. In alcuni nastri si possono staccare frammenti di pasta magnetica dal supporto meccanico, in altri la stessa pasta o la pellicola protettiva si puo\u0300 &#8220;sciogliere&#8221; depositandosi sulla testina di lettura e bloccando lo scorrimento del nastro. Oltre a questi problemi di natura meccanica ci sono quelli elettromagnetici, ovvero il tipo di equalizzazione utilizzata in fase di registrazione e il fatto che i nastri piu\u0300 vecchi sopportavano, in proporzione, una quantita\u0300 di flusso dimagnetizzazione minore.<\/p>\n<p align=\"LEFT\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_Nuene-Musik-in-Milan-07.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37256\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_Nuene-Musik-in-Milan-07.png\" alt=\"numero55_Nuene Musik in Milan 07\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_Nuene-Musik-in-Milan-07.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_Nuene-Musik-in-Milan-07-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"LEFT\"><strong>RICOSTRUZIONE DEI LABORATORI<\/strong><\/p>\n<p align=\"LEFT\">Come ho gia\u0300 avuto modo di mettere in evidenza, molto spesso la produzione di musica elettronica non e\u0300 legata, come quella tradizionale, ad un preciso strumento bensi\u0300 ad un insieme di apparecchiature detto comunemente sistema. Pertanto la conservazione di un singolo elemento di un sistema non fornisce una completa testimonianza del modo di operare del musicista in un dato periodo. La soluzione senza dubbio piu\u0300 efficace e\u0300 la ricostruzione di laboratori in cui vengono rappresentate tutte la fasi del processo di produzione dell&#8217;opera musicale.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">A Colonia, ad esempio, e\u0300 stato ricostruito e reso funzionante lo studio di musica elettronica nella configurazione della fine degli anni &#8217;50. In maniera analoga si sta operando al museo de L&#8217;Aja per quanto riguarda lo studio dell&#8217;Istituto di Sonologia dell&#8217;Universita\u0300 di Utrecht nel periodo degli anni &#8217;60. A Parigi, nel parco della Villette, e\u0300 in fase di allestimento un&#8217;ampia sezione dedicata agli strumenti musicali elettrofoni che arriva alle esperienze della musica informatica in tempo reale degli anni &#8217;80. [Vidolin A., &#8220;Conservazione e restauro dei beni musicali elettronici&#8221;, in Le fonti musicali in Italia &#8211; Studi e Ricerche, CIDIM, anno 6, pp. 151-168, 1992].<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"LEFT\"><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.milanocastello.it\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.milanocastello.it<\/a><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.flickr.com\/photos\/graphicalsound\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.flickr.com\/photos\/graphicalsound<\/a><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.mitosettembremusica.it\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.mitosettembremusica.it<\/a><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.musimac.it\/speciali\/eventi\/studio-fonologia\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.musimac.it\/speciali\/eventi\/studio-fonologia<\/a><\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A distanza di pi\u009d di cinquant&#8217;anni dalla nascita della musica su nastro magnetico analogico, lo scorso 17 settembre 2008, presso il Museo degli Strumenti Musicali del Castello Sforzesco di Milano, \u008f stato inaugurato lo spazio dedicato allo Studio di Fonologia Musicale della Rai, &#8216;strumento musicale del XX secolo, estensione del pensiero umano&#8217;. 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