{"id":10719,"date":"2010-06-01T12:00:00","date_gmt":"2010-06-01T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-055\/science-and-mind-mikael-mettheys-interaction-design\/"},"modified":"2020-11-01T12:52:28","modified_gmt":"2020-11-01T11:52:28","slug":"science-and-mind-mikael-mettheys-interaction-design","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-055\/science-and-mind-mikael-mettheys-interaction-design\/","title":{"rendered":"Science And Mind. L&#8217;interaction Design Di Mikael Metthey"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p lang=\"it-IT\" align=\"LEFT\">All\u2019interno di un panorama di pratica artistica critica, generalmente imperniata su ormai piuttosto consolidati meccanismi di espressione basati su sovversione, distruzione delle regole, esposizione cruda e diretta dell\u2019attacco violento allo status quo sia artistico che sociale, l\u2019<em>interaction designer<\/em> <span class=\"testo_iframebold\">Mikael Metthey<\/span>, ventisettenne di origini Francesi, struttura il proprio discorso critico percorrendo perifrasi pi\u00f9 ampie.<\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"LEFT\">Egli sfrutta infatti le meccaniche procedurali proprie della sua professione, combinandole con la sua intelligenza artistica. Il risultato sono opere, progetti che indagano sullo sviluppo e l\u2019interazione di nuove tecnologie, scienza e design, un\u2019equazione di rapporti nella quale il comportamento umano costituisce di volta in volta la variabile imprevedibile ed imprescindibile che determina ogni risultato.<\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"LEFT\">Nel concreto della sua pratica artistica, <span class=\"testo_iframebold\">Mikael Metthey<\/span> realizza prodotti di<em> interaction design<\/em> che non sono meramente accessori al discorso critico ma \u2018funzionano\u2019 integralmente, tanto nell\u2019ottica produttiva che in quella artistica. <em class=\"testo_iframebold\">Poxteddy <\/em>ad esempio, progetto di tesi realizzato da Metthey quando nel 2007 si \u00e8 diplomato al Royal College of Art di Londra, \u00e8 un orsacchiotto dotato di una capsula in cui \u00e8 possibile inoculare il virus della varicella, facendo s\u00ec che un bambino, giocando e divertendosi, contragga il morbo e si immunizzi ad esso in maniera \u2018naturale\u2019, evitando lo shock della vaccinazione e senza rischiare di ammalarsi in et\u00e0 adulta, quando i danni causati dal virus sarebbero estremamente pi\u00f9 elevati.<\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"LEFT\">In <em class=\"testo_iframebold\">The Minutine Space<\/em>, invece, ammalarsi \u00e8 diventata l\u2019ultima frontiera del divertimento in un ipotetico futuro dove la minaccia dei virus \u00e8 stata integralmente eliminata e chi desideri sperimentarne l\u2019ebbrezza, selezionando il morbo che preferisce e rimanendone affetto finch\u00e8 non decida di \u2018guarire\u2019. In queste opere dialetticamente semplici quanto complesse, Metthey chiama in causa chi le osserva, pone domande, gioca sull\u2019utilizzo delle etiche ambigue che ognuno dei progetti implica.<\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"LEFT\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_Scienze-and-Mind-02.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37221\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_Scienze-and-Mind-02.png\" alt=\"numero55_Scienze and Mind 02\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_Scienze-and-Mind-02.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_Scienze-and-Mind-02-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"LEFT\">Nel lavoro di questo artista dalla retorica sottile la trasmissione dei contenuti avviene \u2018indirettamente\u2019, attraverso la suscitazione di uno stato d\u2019animo e di riflessione complesso, coadiuvato, imperniato sull\u2019elemento disturbante, ma non meramente, direttamente referente di quest\u2019ultimo.<\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"LEFT\"><strong>Henriette Vittadini:<\/strong> Interaction designer, ti sei laureato nel 2007 al Royal College of Art di Londra. Nel corso di questo periodo di studi hai iniziato la tua attivit\u00e0 di artista, arrivando ad avere opere esposte a Londra, Amsterdam ed al Museum of Modern Art a New York (2007, <span class=\"testo_iframebold\">\u201cDesign and the elastic mind\u201d, mostra di cui abbiamo gi\u00e0 parlato <\/span><a class=\"testo_iframebold\" href=\"https:\/\/digicult.it\/digimag\/article.asp?id=1158\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><span lang=\"it-IT\">nel Digimag 34 del Maggio 2008 &#8211; https:\/\/digicult.it\/digimag\/article.asp?id=1158<\/span><\/a>). I tuoi lavori, prototipi o concepts di ipotetici progetti di <em>interaction design<\/em>, indagano la relazione esistente tra design, scienza, tecnologie in via di sviluppo e cultura; interrogano lo spettatore riguardo al ruolo che egli ricopre all\u2019interno di queste relazioni. Cosa ti ha spinto ad iniziare? In cosa consistevano i primi lavori?<\/p>\n<p><strong>Mikael Metthey:<\/strong> Nei miei primi lavori c\u2019\u00e9 stato un tempo per arrivare a capire gradualmente cosa io volessi veramente fare poich\u00e9 i miei primi interessi erano nella grafica e nei media digitali che sono naturalmente poi stati la prima cosa che ho fatto e questo mi ha condotto ad assorbire progressivamente la scienza e la tecnologia in una nuova luce che ha attratto la mia mente a causa del loro potenziale di impatto sulla societ\u00e0 e poi c\u2019\u00e8 stata una sorta di progressione logica\u00a0 verso quello che mi interessava veramente e cio\u00e8 il ruolo della scienza nella societ\u00e0 e il come applicare la scienza\u00a0 nella nostra vita di tutti i giorni e come la scienza ci fa differenti da tutte le altre specie viventi sulla terra.<\/p>\n<p>I primi lavori erano forse meno ancorati alla realt\u00e0 e tangibilit\u00e0 perch\u00e9 erano puramente grafica ed estetica e poi c\u2019\u00e9 stata una sorta di maturazione graduale verso cose un po\u2019 pi\u00f9 ancorate alla realt\u00e0 e che avevano un po\u2019 pi\u00f9 di realismo nel senso che potevano essere o implementate oppure si poteva pensare che si sarebbero potute implementare in un futuro abbastanza prossimo.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 ora una certa maniera di vedere il design che \u00e8 provare e assorbire in una luce differente o o cercare di vederlo in un modo diverso che \u00e8 vederlo non come una sorgente di considerazione estetica ma il ripensare alcuni aspetti del design e come questa sorta d i cose si fonde con l\u2019arte dato suscitando degli interrogativi. Allora come \u00e8 che uno fa del design in modo da suscitare degli interrogativi? Com\u2019\u00e9 che uno fa del design per dibattere delle questioni? Se le vostre domande indirizzino i temi giusti e spingo alle discussioni giuste, dovremmo fare subito queste discussioni dato che la tecnologia sta continuando ad avanzare e la nostra percezione resta indietro.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_Scienze-and-Mind-03.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37222\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_Scienze-and-Mind-03.png\" alt=\"numero55_Scienze and Mind 03\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_Scienze-and-Mind-03.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_Scienze-and-Mind-03-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Henriette Vittadini:<\/strong> Qual\u2019\u00e8 stato il primo progetto che hai sentito come veramente significativo all\u2019interno di quest\u2019ottica?<\/p>\n<p><strong>Mikael Metthey: <\/strong>Il mio primo lavoro, quello che per primo mi ha spinto in questa direzione \u00e9 stato\u00a0 il mio progetto di laurea intitolato <em>Poxdetty<\/em> risalente a quando mi sono diplomato al Royal College of Art nel 2007 (<a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.moma.org\/interactives\/exhibitions\/2008\/elasticmind\/index.html#\/209\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.moma.org\/interactives\/exhibitions\/2008\/elasticmind\/index.html#\/209\/<\/a>), ed era un dispositivo medico per far s\u00ec che i bambini venissero esposti da piccoli\u00a0 al virus della varicella allo scopo di svilupparne l\u2019immunit\u00e0 in giovane et\u00e0.<\/p>\n<p>Un metodo che talvolta alcuni genitori gi\u00e0 usano per fronteggiare la varicella \u00e8 quello di combinare dei varicella-parties di modo da far scambiare il virus fra i bambini e dare cos\u00ec un aspetto sociale al programma di immunizzazione , una sorta di vaccinazione sociale.\u00a0 Mi ha subito attratto l\u2019idea di gente disponibile a questo tipo di comportamento che a prima vista sembra irrazionale ma trova le sue radici nell\u2019idea assolutamente razionale che \u00e8 quella di immunizzare i bambini contro una malattia assai seria.<\/p>\n<p>Quindi quando poi fai un passo indietro ti rendi conto che c\u2019\u00e8 un\u2019intera gamma di opportunit\u00e0 per pensare a come usare le moderne tecnologie per migliorare la vita della gente e far passare il messaggio che la tecnologia ci pu\u00f2 aiutare a fare le cose in maniera diversa e pi\u00f9 controllata.<\/p>\n<p>Penso che\u00a0 <em>Poxdetty<\/em> sia stato un buon punto di partenza per esplorare l\u2019idea che in futuro i virus non dovranno pi\u00f9 essere visti come delle entit\u00e0 letali e devastanti\u00a0 ma che potranno essere domati ed usati per scopi pi\u00f9 positivi. Gli oggetti erano prototipi che sono stati testati mettendoli a confronto con il pubblico e costituivano una sorta di stimolo per le persone a dare delle risposte, ad esempio se questa tecnologia fosse eticamente corretta o offensiva. Dunque il progetto era interessante perch\u00e9 \u00e8 stato un modo per testare l\u2019opinione della gente, stuzzicarla ad esprimere la propria opinione sulla scienza e la medicina e se credessero o meno nella medicina.<\/p>\n<p>Io non ho il fine di indisporre la gente con questi progetti, ma di stimolarne la reazione ed in questo caso ho ottenuto reazioni, forse non rivolte tanto direttamente al prodotto quanto pi\u00f9 all\u2019idea di infettare volontariamente il proprio bambino e di utilizzare i virus come strumenti. Il prodotto di per s\u00e9 non \u00e8 il punto, il punto \u00e8 che la societ\u00e0 si divide in due rami quando si tratta della varicella: l\u2019uno che pensa che i vaccini siano efficaci e degni di fiducia e l\u2019altro che ne dubita ed in un certo qual modo dubiter\u00e0 ancor di pi\u00f9 davanti all\u2019offerta di questo prodotto, essendo esso un frutto della scienza e della tecnologia ed in pi\u00f9 una cosa tangibile da poter criticare.<\/p>\n<p>Ovviamente uno degli scopi del progetto era di stimolare la discussione, dunque doveva comunque provocare un certo shock, doveva essere un qualcosa che provocasse delle prese di posizione nette da parte pubblico. Essi possono amarlo o odiarlo, ma come vedete io non fornisco loro delle risposte. Semplicemente creo qualcosa che provochi degli interrogativi. Sto ponendo degli interrogativi, delimitando una certa area di discussione, dopodich\u00e8 spetta alla gente decidere se vogliono affrontarla, e se la loro opinione pu\u00f2 cambiare, crescere, evolversi in qualcosa di diverso in funzione della loro percezione della vita e della scienza.<\/p>\n<p>Perci\u00f2 possiamo dire che questa \u00e8 un\u2019opera d\u2019arte in cui il messaggio non \u00e8 insito nell\u2019oggetto, il messaggio viene dalla gente e non dall\u2019oggetto e questa \u00e8 una caratteristica ricorrente nelles mie opere.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_Scienze-and-Mind-04.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37223\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_Scienze-and-Mind-04.png\" alt=\"numero55_Scienze and Mind 04\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_Scienze-and-Mind-04.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_Scienze-and-Mind-04-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Henriette Vittadini:<\/strong> Anche in un altro progetto, <span class=\"testo_iframebold\"><em>Vaccination Playground<\/em><\/span>, affronti la tematica dei virus e dell\u2019immunizzazione dei bambini tramite metodi alternativi, in questo caso per\u00f2 rivolgi di pi\u00f9 l\u2019attenzione al punto di vista dei bambini stessi. Come \u00e8 partito questo progetto? Come si \u00e8 strutturata l\u2019idea?<\/p>\n<p><strong>Mikael Metthey: <\/strong><em>Vaccination Playground<\/em> \u00e9 un progetto che mi riguarda a livello personale, come riguarda altra gente: quando sei un bambino, devi affrontare la vaccinazione obbligatoria a scuola e questa \u00e8 di solito una esperienza traumatica piuttosto brutale poich\u00e8 avviene in maniera meccanica quasi \u2018industriale\u2019, a catena di montaggio; perci\u00f2, guardando alla questione dalla mia prospettiva mi sono chiesto \u201cperch\u00e9 questo processo non \u00e8 mai stato migliorato, dal momento che pu\u00f2 essere fonte di tensione e frustrazione per molti bambini?\u201d. Quindi la mia idea \u00e8 stata quella di progettare un\u2019esperienza che facilitasse il processo della vaccinazione e lo rendesse meno traumatico.<\/p>\n<p>L\u2019idea \u00e8 quella di un terreno di gioco nel quale quando i bimbi interagiscono con i dispositivi per la vaccinazione, vengono di fatto vaccinati. Dunque immaginate un campo giochi come quelli di oggi, ma progettato per ricevere un bambino alla volta e nel quale il bambino, giocando, riceva il vaccino giusto nella giusta quantit\u00e0 attraverso dei micro-aghi appositamente pensati per la trasmissione ipodermica dei vaccini. Questi micro-aghi sono cos\u00ec sottili che non se ne avverte quasi il contatto, di modo che i bambini alla fine non si accorgono di nulla perch\u00e9 stanno giocando e divertendosi, il che \u00e8 fondamentalmente l\u2019essenza del progetto.<\/p>\n<p>Penso che i processi debbano evolvere man\u00a0 mano che le tecnologie evolvono, non dobbiamo restare legati a delle procedure ancestrali solo perch\u00e9 li abbiamo praticati per tanti anni in precedenza ed hanno dimostrato di funzionare, dobbiamo progredire. Quando sono stato vaccinato da bambino, per esempio, il pediatra cercava di distrarmi, di sviare la mia attenzione in maniera divertente ed \u00e8 stato efficace. Questo mi porta a considerare il fatto che non occorre molto per sviare l\u2019attenzione e dunque frenare queste innecessarie complicazioni riguardanti la vaccinazione. Abbiamo le tecnologie per evitarle e non vedo perch\u00e9 non dovremmo applicarle.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_Scienze-and-Mind-05.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37224\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_Scienze-and-Mind-05.png\" alt=\"numero55_Scienze and Mind 05\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_Scienze-and-Mind-05.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_Scienze-and-Mind-05-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Henriette Vittadini: <\/strong>Nel tuo lavoro contempli spesso la questione dello sviluppo tecnologico e di come se ne possa fare uso (o abuso), ma troviamo anche un sottotesto riguardante i preconcetti e le abitudini che abbiamo sviluppato culturalmente nei confronti di scienza e tecnologia, cose che possono inficiare il nostro approccio alle nuove tecnologie che si vanno sviluppando. Si pu\u00f2 dire che i tuoi lavori mirano a renderci pi\u00f9 consapevoli di tali preconcetti e quindi a fare un passo avanti verso una migliore relazione con il contesto scientifico-tecnologico?<\/p>\n<p><strong>Mikael Metthey: <\/strong>Molto del mio lavoro riguarda la percezione che si ha della scienza. Pochi anni fa, quando ero al Royal College of Art eravamo attivamente impegnati nell\u2019area delle nanotecnologie e a quel tempo il Principe Carlo fece uno dei suoi incredibili commenti su come vedesse le nanotecnologie come potenzialmente pericolose, diaboliche ed avanzando le sue riserve circa questa nuova scienza,\u00a0 dato che i suoi\u00a0 effetti erano ancora relativamente sconosciuti, data la sua notoriet\u00e0 ha portato la questione all\u2019attenzione dei media e sono convinto che in questo modo egli abbia frenato alcuni dei progressi che avrebbero potuto essere sviluppati e diffusi pi\u00f9 rapidamente se egli non avesse fatto quei commenti.<\/p>\n<p>Io penso che in generale il modo in cui scienza e tecnologia sono percepite e sviluppate implichi l\u2019insorgere di problemi e opportunit\u00e0 che scuotono le regole tradizionali e cos\u00ec facendo naturalmente si inquieta la gente ed inquietandola si crea un dibattito e proponendo delle idee ne vengono sviluppate di nuove che al gente assorbe, progressivamente abituandosi all\u2019idea che non siamo una specie statica . Credo che la tecnologia possa essere un mezzo per porre noi stessi di fronte alla realt\u00e0 che siamo una specie in evoluzione per quanto riguarda i termini in cui percepiamo il mondo circostante.<\/p>\n<p>Io continuo a concepire la scienza come relativamente libera dalle emozioni umane in quanto la scienza parla da s\u00e9, \u00e8 ci\u00f2 che uno pu\u00f2 sperimentare, vedere, testare, a prescindere da tutte le emozioni, opinioni, e frustrazioni e tutte queste variet\u00e0 di emozioni umane. Queste ultime per\u00f2, inevitabilmente poi reagiscono alla tecnologia e alla scienza, chiedendo se sia socialmente accettabile o meno implementare i nuovi sviluppi della scienza\u00a0 nella nostra societ\u00e0 e quale sia il bene che se ne ricava cos\u00ec facendo. Per esempio, quale \u00e8 il beneficio derivante dal progresso delle tecniche di chirurgia plastica?<\/p>\n<p>E\u2019 un modo di propugnare la superficialit\u00e0 dei modi dell\u2019uomo, ma era in realt\u00e0 stata avviata per fini medici, ad esempio per guarire soldati che tornavano mutilate dalla Guerra o gente che aveva avuto gravi incidenti che li costringevano a condurre una vita segregata; la scienza e la tecnologia hanno consentito a questa gente di condurre una vita decente. Poi ovviamente la maturit\u00e0 che abbiamo raggiunto in queste tecniche ci ha per cos\u00ec dire sorpassati di modo che siamo oggi capaci di \u2018migliorare\u2019 il nostro stesso aspetto con queste tecniche.<\/p>\n<p>E\u2019 dunque adesso che sorge la questione che pu\u00f2 essere applicata a quasi tutti gli ambiti scientifici: \u201cstiamo\u00a0 portando avanti le scienze a misura umana di modo da ottenerne i vantaggi che dovremmo ottenerne?\u00a0\u00a0 Vale la pena di portare la scienza avanti in questa direzione o \u00e9 completamente stupido e malsano inseguire il miglioramento del proprio aspetto personale?\u201d<\/p>\n<p>Nel mio lavoro, le regole e procedure delle tecnologie ruotano sempre attorno a queste questioni, se dobbiamo o meno mettere in pratica il nuovo nelle nostre vite quotidiane e se questo pu\u00f2 renderle migliori o meno, e fare la differenza in senso positivo o negatio.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_Scienze-and-Mind-06.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37225\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_Scienze-and-Mind-06.png\" alt=\"numero55_Scienze and Mind 06\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_Scienze-and-Mind-06.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_Scienze-and-Mind-06-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Henriette Vittadini:<\/strong> In un altro lavoro, <em class=\"testo_iframebold\">Augmented Reductions<\/em>, crei invece dei dispositivi aventi la funzione di procurare \u2018sollievo\u2019 dallo stress dell\u2019eccessiva efficienza sensoriale e fisica risultante dalla riprogettazione genetica possibile in un ipotetico futuro. Dove ci porta la nostra costante, compulsiva ricerca dell\u2019ottimizzazione? Possiamo svilupparci come individui tecnologici senza perdere la nostra \u2018umanit\u00e0\u2019?<\/p>\n<p><strong>Mikael Metthey: <\/strong>Uno dei punti cardine in ci\u00f2 che faccio \u00e9 questo domandarsi se abbiamo bisogno o meno della tecnologia e nel caso di questo lavoro la questione viene proiettata \u2018in avanti\u2019, quando le biotecnologie saranno estremamente sviluppate,\u00a0 di modo che attraverso la manipolazione dei geni potremo migliorare i nostri corpi e migliorare le qualit\u00e0 che gi\u00e0 abbiamo come i sensi o l\u2019intelligenza o la memoria o le capacit\u00e0 fisiche. La questione qui \u00e8: se uno volesse\u00a0 avere queste capacit\u00e0 potenziate,\u00a0 dovrebbe essere nato con un codice genetico programmato secondo un scopo determinato; dunque, ad esempio, i miei genitori sin dalla concezione del mio DNA dovrebbero decidere cosa vorrebbero che venisse migliorato in me.<\/p>\n<p>Le implicazioni etiche, come puoi immaginare, sono immense dato che a quel punto io crescerei\u00a0 \u2018preordinato\u2019 per essere speciale ed in certo modo distante dalla normalit\u00e0, diventando inevitabilmente uno sorta di scherzo della natura dato che sono stato equipaggiato con un \u201ckit\u201d speciale che mi consente di fare una certa cosa meglio di chiunque altro. Il che in qualche modo sviluppa il mio status e il mio ego ma al contempo distrugge le le mie capacit\u00e0 di integrazione.<\/p>\n<p>Perci\u00f2, \u00e8 giusto che un genitore imponga questo tipo di cose ai propri figli? Lo scenario che dipingo nell\u2019opera \u00e9 il momento in cui le persone che sono state ingegnerizzate si rendono conto che questo non \u00e9 quello che vorrebbero essere nella vita, che vorrebbero essere normali e questo \u00e9 appunto il momento in cui il design entra in gioco e crea strutture e strumenti che permettano di riposizionarsi al livello della normalit\u00e0 e tuttavia allo stesso tempo facendo una forte affermazione dinanzi agli altri che si sta facendo uno sforzo per nascondere le proprie qualit\u00e0 in modo da potersi adattare alla normalit\u00e0.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_Scienze-and-Mind-07.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37226\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_Scienze-and-Mind-07.png\" alt=\"numero55_Scienze and Mind 07\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_Scienze-and-Mind-07.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_Scienze-and-Mind-07-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Henriette Vittadini:<\/strong> In questo lavoro, i prototipi che hai progettato hanno un design molto pi\u00f9 \u2018aggressivo\u2019. Questa sorta di violenza visuale sta a rappresentare la violenza che possiamo infliggere a noi stessi nei processi di ottimizzazione che tendiamo ad inseguire?<\/p>\n<p><strong>Mikael Metthey:<\/strong> C\u2019\u00e9 una sorta di aspetto di auto-mutilazione nel modo in cui uno si prepara a fare dei drastici cambiamenti per migliorarsi, come in un intervento di chirurgia plastica per esempio, laddove uno pu\u00f2 decidere di cambiare completamente la propria immagine di fronte agli altri. Per un altro verso, una persona percepir\u00e0 chiaramente la distinzione netta di se stesso nel compiere queste azioni, nell\u2019indossare queste protesi che appaiono abbastanza brutali-come tu\u00a0stessa hai detto-, in questo strano atto uno comunica il vero aspetto base del progetto che \u00e8 \u201c cosa mi \u00e8 richiesto per essere normale e cosa devo dire agli altri perch\u00e9 mi considerino normale?\u201d.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Henriette Vittadini:<\/strong> La questione riguardante cosa definisce il concetto di normalit\u00e0 e realt\u00e0 \u00e8 anche il concetto su cui si impernia un\u2019altra mostra alla quale hai partecipato: sto parlando di <span class=\"testo_iframebold\"><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.nietnormaal.nl\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Niet Normaal<\/a><\/span>, <span class=\"testo_iframebold\">tenutasi ad Amsterdam nel periodo tra Dicembre 2009 e Marzo 2010<\/span>. I progetti presentati erano volti ad esplorare le istanze che delineano la definizione di normalit\u00e0 che culturalmente abbiamo. Vuoi parlarci del lavoro che hai preparato in occasione di questa mostra?<\/p>\n<p><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Mikael Metthey:<\/strong>\u00a0<\/span>La mostra di Amsterdam era centrata sulle questioni della normalit\u00e0 e di chi decide cosa sia normale e cosa non lo sia ed il mio contributo \u00e8 stato cercare di dare alla gente il senso di uno spazio nel quale potessero immaginare un mondo in cui medicina e tecnologia sono diventate cos\u00ec avanzate da cancellare tutte le malattie dalla faccia della terra, eliminando cos\u00ec tutte le paure e gli scenari catastrofici circa la salute degli individui. Se assumi questo come scenario base, puoi immaginarti che la gente voglia sperimentare cosa significava in passato avere una malattia, vorrebbero ricordarlo in una sorta di atto nostalgico.<\/p>\n<p>Lo spazio creato nella mostra era delimitato da cinque diversi attrezzi che spandevano nell\u2019aria flussi di differenti ceppi di virus influenzali quando qualcuno vi passava davanti ed era possibile scegliere se concentrarsi su un ceppo particolare, magari per mortalit\u00e0 e virulenza, vedere la popolarit\u00e0 di questi virus&#8230; Per esempio vedere se la gente avrebbe scelto quello che aveva un odore pi\u00f9 buono o quello pi\u00f9 letale o se avrebbe scelto quelli che avevano un particolare significato personale, emotivo: magari qualcuno aveva un nonno che \u00e8 morto di una determinata malattia, e quel qualcuno vuole sperimentarne i sintomi per comprendere com\u2019era.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_Scienze-and-Mind-08.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37227\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_Scienze-and-Mind-08.png\" alt=\"numero55_Scienze and Mind 08\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_Scienze-and-Mind-08.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_Scienze-and-Mind-08-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Henriette Vittadini: <\/strong>Questo \u00e8 l\u2019argomento alla base di un altro tuo lavoro: <em class=\"testo_iframebold\">The Minutine Space<\/em>, dove si applica la stessa modalit\u00e0 di contagio a scopo fondamentalmente ricreativo, ma in questo caso l\u2019esperienza della malattia viene vissuta in una viral area comune, dove gli individui possono provare il piacere di esperire la malattia comunitariamente (l\u2019area virale \u00e8 anche provvista di un bacino centrale dove chi sta male pu\u00f2 dare di stomaco). Come vedi questa sorta di paradosso dato dal rendere evento sociale una situazione in cui si \u00e8 naturalmente, biologicamente portati ad isolarsi?<\/p>\n<p><strong>Mikael Metthey:<\/strong> Ritengo che quando ti ammali, per definizione, devi affrontare un gran numero di etichette quindi puoi per esempio venire isolato, o puoi venire integrato, oppure attrarre l\u2019attenzione di coloro che ti circondano, ma nel nostro caso penso che l\u2019elemento grottesco nel progetto stia nel modo in cui il concetto all\u2019interno viene banalizzato, nel modo in cui \u00e8 possibile prendere un virus, goderselo e poi sbarazzarsene con la stessa facilit\u00e0 con cui lo si \u00e8 preso. Io critico il fatto che quando si rende una cosa non pi\u00f9 pericolosa, la gente vorr\u00e0 comunque ricrearne le sensazioni, anche se in modo completamente artificiale. Si pu\u00f2 paragonare al bungee jumping, direi, la ricerca di quella stessa botta di adrenalina ed il modo in cui la gente insegua disperatamente questo tipo di sensazioni: sentire la propria vita a rischio ed il brivido del confronto con la morte.<\/p>\n<p><strong>Henriette Vittadini: <\/strong>Nel momento in cui riuscissimo a sconfiggere tutte le minacce ed abbattere le barriere che la nostra natura biologica ci impone, questo distaccamento da qualsiasi legame obbligato con l\u2019ambiente, in che stuazione saremmo? con che cosa rimarremmo?<\/p>\n<p><strong>Mikael Metthey:<\/strong> Rimaniamo sempre con delle domande, poich\u00e8 non \u00e8 mai possibile avere tutte le risposte, e quando se ne trova una, ecco che si aprono un milione di nuovi interrogativi. Credo che siamo in una sorta di disperata corsa per rispondere a quante pi\u00f9 domande possibile, per creare quella che ritengo essere un\u2019illusione di controllo, perch\u00e8 essenzialmente non abbiamo idea di cosa ci riservi il futuro, quindi controllando i vari aspetti della vita quotidiana guadagniamo un po\u2019 pi\u00f9 di sicurezza, pensando che saremo meglio preparati ad affrontare il futuro. Penso quindi sia gi\u00e0 abbondante e visibile intorno a noi il processo di fusione tra individui e tecnologia: tanto l\u2019uso di protesi quanto l\u2019impianto di pacemakers o qualsiasi altro processo simile, sono tutti strumenti che abbiamo per permettere a noi stessi di vivere meglio o pi\u00f9 a lungo.<\/p>\n<p>Il punto in tutto ci\u00f2 \u00e8 che raggiunto un certo livello di sviluppo, questo aspetto del creare tecnologie per portarci tutti ad un livello di normalit\u00e0 ottimale, ad un certo punto ci supera e diventa qualcosa che ci pone nuovamente al di fuori della normalit\u00e0. Questo \u00e8 un altro elemento ricorrente nei miei lavori: in che modo il corpo \u00e8 connesso alle tecnologie? Come percepiamo il nostro corpo? Cerco di mettere le persone di fronte ad uno specchio, di dir loro: \u201cguardate la tecnologia di cui disponete, guardate al potere che avete, siete abbastanza responsabili per utilizzarli in modo positivo?\u201d, e voglio costringerle a prendere una decisione.<\/p>\n<p>Il mio principale interesse sta nell\u2019esplorare gli estremi: vedere quanto diversi possiamo diventare e come il nostro comportamento interferir\u00e0 con la tecnologia, come creeremo nuovi modi di comportarsi; diventeremo delle persone nuove, e non solo per via della tecnologia ma per via della nostra comprensione di essa.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_Scienze-and-Mind-09.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37228\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_Scienze-and-Mind-09.png\" alt=\"numero55_Scienze and Mind 09\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_Scienze-and-Mind-09.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_Scienze-and-Mind-09-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Henriette Vittadini: <\/strong>Recentemente hai anche partecipato alla mostra intitolata<a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/impact-art.ning.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><em> Impact Exhibition<\/em><\/a> <span class=\"testo_iframebold\">(Londra, 16-21marzo 2010)<\/span>, dove studenti diplomati in interaction design al Royal College of Art hanno collaborato con team di ricercatori dell\u2019Engineering and Physical sciences Research Council. Questo progetto &#8211; concretamente tradotto in un video di presentazione della figura dei <em>Pathogen Hunters<\/em>, responsabili di raccolta e monitoraggio di \u2018organismi infettanti\u2019 &#8211; \u00e8 differente rispetto ai tuoi altri lavori, per via del legame pi\u00f9 stretto tra il futuro che teorizzi e la realt\u00e0 attuale e per il fatto che \u00e8 il primo progetto che realizzi non individualmente. Come ti sei relazionato con il lavoro e con il team?<\/p>\n<p><strong>Mikael Metthey:<\/strong> Questo progetto \u00e8, come hai detto, molto differente dai precedenti, in quanto era basato su una ricerca realmente in atto ed io e la mia collega del RCA, Susana Soares lavoravamo assieme a ricercatori della Newcastle University, finanziata dell\u2019UE per sviluppare metodi migliori per identificare rapidamente organismi infettivi.<\/p>\n<p>Loro stavano lavorando specificamente per il contesto ospedaliero, ma nel momento in cui siamo entrati in contatto, abbiamo realizzato che quello su cui stavano lavorando sarebbe certamente arrivato ad diffuso nell\u2019ambito commerciale e l\u2019uso di questa tecnologia sarebbe probabilmente diventato globale, poich\u00e8 stavano progettando apparecchi in grado di mostrare in ogni momento, in ogni luogo, la presenza di organismi pericolosi e di conseguenza anche quale livello di rischio si affronta entrando nel tale contesto o luogo.<\/p>\n<p>Quindi, collaborando con loro abbiamo dovuto basarci maggiormente sulla realt\u00e0, sostanzialmente interpretando la loro ricerca, e loro hanno dovuto essere abbastanza flessibili da comprendere che non ci saremmo limitati solamente agli ospedali. Dunque proseguendo, abbiamo deciso di esplorare il concetto di <em>Pathogen Hunter<\/em>: un ruolo, un lavoro progettato da un sistema governativo e dedicato alla valutazione del rischio e dei pericoli correlati agli organismi infettivi nell\u2019ambiente cittadino, ad alta densit\u00e0 demografica.<\/p>\n<p>Il concetto in se \u00e8 semplice: \u00e8 una specie di metodo di previsione circa virus e batteri. E\u2019 la forma con cui si effettuala comunicazione ad essere relativamente nuova ed inaudita e io penso che in un certo senso gli oggetti abbiano un effetto placebo perch\u00e8 sono un modo per il governo di dimostrarci che sta attivamente facendo qualcosa per la nostra salute; un po\u2019 come il poliziotto che cammina per la strada: una dimostrazione che si lavora per la nostra sicurezza.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_Scienze-and-Mind-10.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37229\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_Scienze-and-Mind-10.png\" alt=\"numero55_Scienze and Mind 10\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_Scienze-and-Mind-10.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_Scienze-and-Mind-10-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Henriette Vittadini:<\/strong> Il sistema dei <em class=\"testo_iframebold\">Pathogen Hunters<\/em> si basa su di una sorta di \u2018comunismo biologico\u2019 in cui ogni dettaglio organico di ciascun individuo viene prelevato ed analizzato da un\u2019organizzazione centrale che archivia ed utilizza queste informazioni per elaborare statistiche e previsioni poi divulgate tramite bollettini statali. Ci\u00f2 implica una progressiva integrazione simbiotica dell\u2019individuo con l\u2019apparato statale, cosa che nel futuro qui immaginato sarebbe desiderabile e necessaria. Dunque in quest\u2019ottica, il controllo sugli agenti patogeni esercitato tramite questa \u2018inquisizione preventiva\u2019, suona un po\u2019 come controllo sugli individui.<\/p>\n<p><strong>Mikael Metthey:<\/strong> Decisamente. Il Regno Unito ha la pi\u00f9 grande banca di DNA del mondo e sta attivamente raccogliendo il DNA delle persone per scopi legali. Stanno ridisegnando la sorveglianza in modo che sia ancora pi\u00f9 vicina alle persone che vanno protette o ricercate; quindi creare questo sistema di sorveglianza che \u00e8 a tuo vantaggio genera questa strana relazione in cui tu hai bisogno della presenza del governo. Puoi scegliere di chiamarti fuori ma cos\u00ec facendo perdi i tuoi privilegi. Noi dal canto nostro abbiamo davvero tentato di creare aspetti di effettivo sostegno al sistema e rendere la societ\u00e0 pi\u00f9 cosciente dei rischi che comporta la vita in zone ad alta densit\u00e0. Ma come in molti dei miei lavori, sta al visitatore interpretare il progetto in modo positivo o negativo.<\/p>\n<p><strong>Henriette Vittadini:<\/strong>Come approcci un nuovo progetto?<\/p>\n<p><strong>Mikael Metthey: <\/strong>Mi piace cominciare per esempio dai un interessante dato statistico o da un fatto che non ho incontrato prima e che voglio arrivare a conoscere meglio. E\u2019 il caso del progetto varicella dove, prima di arrivare nel Regno Unito, non avevo mai sentito parlare di varicella-parties e quando me ne parlarono pensai che era il comportamento pi\u00f9 bizzarro che avessi mai sentito e questo mi ha come imposto di reagire. Sostanzialmente funziona cos\u00ec: faccio una scoperta, qualcosa che mi prende davvero e poi cerco di formulare una risposta e tendo ad aggiungere strati di tecnologia per renderla tangibile oppure apportando modifiche estremamente sottili, a seconda del progetto.<\/p>\n<p>Poi personalmente non voglio mettermi a gridare la mia opinione il pi\u00f9 forte che sia possibile, mi piace che la gente si crei la propria opinione sulle cose, non pretendo di sapere ci\u00f2 che \u00e8 giusto o sbagliato. Il mio modo di produrre \u00e8 tramite il fatto che voglio assorbire le cose, capirle e voglio essere in grado di tradurle in un modo nuovo. In realt\u00e0 io non pianifico di presentare il mio lavoro come grottesco o \u2018burlesco\u2019 o irrazionale; cerco di sorprendere la gente con quello che gi\u00e0 conosce ma riproponendolo in una forma che non avevano mai visto. Sono molto contento dei miei progetti quando vedo che ho in un certo senso aperto qualcuno ad una nuova prospettiva e io stesso imparo qualcosa dal progetto.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_Scienze-and-Mind-11.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37230\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_Scienze-and-Mind-11.png\" alt=\"numero55_Scienze and Mind 11\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_Scienze-and-Mind-11.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/numero55_Scienze-and-Mind-11-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Henriette Vittadini:<\/strong>Attualmente stai lavorando a qualche nuovo progetto e\/o c\u2019\u00e8 qualcosa su cui ti interesserebbe lavorare?<\/p>\n<p><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Mikael Metthey:<\/strong><\/span> Ci sono un po\u2019 di progetti che trovo piuttosto interessanti al momento che riguardano l\u2019avanzamento delle biotecnologie ed il modo in cui ci relazioniamo alla nostra fragilit\u00e0. Per esempio parlare della medicina rigenerativa e di come magari in futuro potresti perdere un braccio e non esserne tanto disturbato poich\u00e8 sapresti che puoi farlo ricrescere, e come tutto ci\u00f2 influenzerebbe il nostro comportamento nei confronti del nostro corpo ed i rischi che siamo disposti a correre come per esempio svolgere attivit\u00e0 pericolose, dato che non vediamo pi\u00f9 il pericolo allo stesso modo in cui lo vedevamo prima di avere queste specie di parti di ricambio.<\/p>\n<p>Un altro progetto, pi\u00f9 terra-terra, sarebbe l\u2019indagine degli aspetti etici del controllo a distanza e del modo in cui le truppe americane hanno bombardato l\u2019Iraq con aerei controllati a distanza ed il modo in cui i piloti americani controllano gli aerei da Las Vegas e bombardano l\u2019Iraq, ed il caso estremamente curioso di un soldato che si alza la mattina, si lava i denti, saluta i figli e va al lavoro, per la difesa del proprio paese, fa tutte queste cose terribili e poi torna a casa dalla moglie e dai bambini, cena, guarda la TV come se niente fosse successo, perch\u00e8 il controllo remoto pu\u00f2 staccarti dalla realt\u00e0 della situazione , che \u00e8 il bombardamento di persone. Sono quindi interessato in questa relazione emozionale tra la persona che controlla la macchina e la macchina che compie queste atrocit\u00e0.<\/p>\n<hr \/>\n<p><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.interaction.rca.ac.uk:8080\/people\/alumni\/05-07\/mikael-metthey.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.interaction.rca.ac.uk:8080\/people\/alumni\/05-07\/mikael-metthey.html<\/a><\/p>\n<p><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.anevolvingcreation.net\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><span lang=\"it-IT\">http:\/\/www.anevolvingcreation.net<\/span><\/a>\/<\/p>\n<p><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/hstrial-swedishameric.intuitwebsites.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><span lang=\"it-IT\">http:\/\/hstrial-swedishameric.intuitwebsites.com<\/span><\/a><\/p>\n<p><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/impact-art.ning.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/impact-art.ning.com<\/a><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"LEFT\"><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.nietnormaal.nl\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><span lang=\"it-IT\">http:\/\/www.nietnormaal.nl<\/span><\/a>\/<\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>All&#8217;interno di un panorama di pratica artistica critica, generalmente imperniata su ormai piuttosto consolidati meccanismi di espressione basati su sovversione, distruzione delle regole, esposizione cruda e diretta dell&#8217;attacco violento allo status quo sia artistico che sociale, l&#8217;interaction designer Mikael Metthey, ventisettenne di origini Francesi, struttura il proprio discorso critico percorrendo perifrasi pi\u009d ampie.<\/p>\n","protected":false},"author":77,"featured_media":37220,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[239,208,330],"tags":[50,80,53],"class_list":["post-10719","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-articles","category-issue-055","category-science","tag-hybrid-design","tag-interaction","tag-interviews"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.4 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Science And Mind. 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[:it]All'interno di un panorama di pratica artistica critica, generalmente imperniata su ormai piuttosto consolidati meccanismi di espressione basati su sovversione, distruzione delle regole, esposizione cruda e diretta dell'attacco violento allo status quo sia artistico che sociale, l'interaction designer Mikael Metthey, ventisettenne di origini Francesi, struttura il proprio discorso critico percorrendo perifrasi pi\u009d ampie. 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