{"id":10714,"date":"2010-05-03T12:00:00","date_gmt":"2010-05-03T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-054\/james-johnson-perkins-pop-sensitivity-meets-panoramas-gigapan\/"},"modified":"2020-11-01T12:49:41","modified_gmt":"2020-11-01T11:49:41","slug":"james-johnson-perkins-pop-sensitivity-meets-panoramas-gigapan","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-054\/james-johnson-perkins-pop-sensitivity-meets-panoramas-gigapan\/","title":{"rendered":"James Johnson-perkins. Il Pop Incontra Le Panoramiche Gigapan"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">In cerca d&#8217;ispirazione tra le calli Veneziane, <span class=\"testo_iframebold\">James Johnson-Perkins<\/span>, artista concettuale che insegna a Newcastle (UK), si \u00e8 fermato a raccontare ai lettori di Digimag della sua residenza per artisti a Venezia, alcune settimane di immersione totale nella suggestione della citt\u00e0 lagunare, grazie a una borsa di studio della<span class=\"testo_iframebold\"> Emily Harvey Foundation<\/span>. La conversazione con il videoartista britannico ci offre alcuni spunti interessanti relativi alle possibilit\u00e0 offerte ai <em>video-makers<\/em> e gli artisti in generale dalla<span class=\"testo_iframebold\"> tecnologia Gigapan<\/span>. I recenti esperimenti di Perkins con questa tecnologia (<a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.gigapan.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.gigapan.org<\/a>), accompagnati ad una sensibilit\u00e0 tutta Pop, riescono a re-inventare la tradizione rinascimentale delle vedute Veneziane.<\/p>\n<p>Attivo nella ricerca artistica tra <em>video-making<\/em>, performance e animazione, l&#8217;artista di Newcastle ha esposto i suoi lavori nelle pi\u00f9 importanti gallerie d&#8217;arte negli Stati Uniti, in Russia, Giappone, Germania, Spagna, Romania, Lituania e Gran Bretagna. <span lang=\"en-GB\">Tra gli spazi in cui James Johnson-Perkins ha esposto ricordiamo: IMAC Theatre di New York, <\/span>National Centre for Contemporary Arts (NCCA) di Mosca, Toyota Museum of Modern Art in Giappone, Centre for Contemporary Art (CCA) di Glasgow e il The Royal College of Art a Londra.<\/p>\n<p>I Lego (proprio loro, i mattoncini del gioco di costruzione pi\u00f9 conosciuto al mondo) entrano a far parte delle sculture robotiche create dall&#8217;artista cos\u00ec come dei suoi dipinti bi-dimensionali. I colori brillanti dei pezzi dei Lego creano le geometrie delle serie di animazioni concettuali quali <em>Jet Pack <\/em>(2007) o<em> Space Invader<\/em> (2007), dove l&#8217;esplorazione della <em>texture<\/em> di superficie affonda le sue radici nell&#8217;optical art, mentre la padronanza delle gradazioni cromatiche e delle geometrie ricorda i lavori di <span class=\"testo_iframebold\">Sean Scully<\/span>. I movimenti seriali delle performance &#8220;robotiche&#8221; o I motivi geometrici compaiono anche nei video musicali di Johnson-Perkins come <em>How does it feel?<\/em> (2007), dove la colonna sonora impiegata \u00e8 <em>We are the robots<\/em>, pezzo epocale dei Kraftwerk targato 1977.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/numero54_James-Johnson-02.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37169\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/numero54_James-Johnson-02.png\" alt=\"numero54_James Johnson 02\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/numero54_James-Johnson-02.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/numero54_James-Johnson-02-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p lang=\"en-GB\"><strong><span class=\"testo_iframebold\">Silvia Casini<\/span>:<\/strong> Bene, iniziamo pure la nostra chiacchierata. Innanzitutto, come sei arrivato a Venezia?<\/p>\n<p><strong>James Johnson-Perkins:<\/strong> Sono qui grazie alla Emily Harvey Foundation, una fondazione Americana che promuove e supporta residenze per artisti e curatori. La Emily Harvey ha relazioni molto strette con il movimento Fluxus a New York, tantissimi artisti hanno iniziato da questo movimento degli anni 60-70. Quando ho presentato la mia domanda per una borsa di studio lavoravo con Alan Bowman, un rappresentante della nuova generazione degli artisti Fluxus e direi che il mio lavoro presenta alcune somiglianze con Fluxus.<\/p>\n<p><strong>Silvia Casini:<\/strong> Qual era il tuo obiettivo quando hai chiesto una &#8220;artist-in-residence&#8221; a Venezia? Che tipo di progetto hai presentato alla Emily Harvey Foundation?<\/p>\n<p><strong>James Johnson-Perkins:<\/strong> Ho mostrato loro alcuni dei miei lavori precedenti, tutti improntati sul concetto di nostalgia e accomunati dal mio interesse per la memoria. Il mio progetto, in due parole, era di guardare Venezia e proporre una sorta di note a margine su di essa\u0085beh, \u00e8 piuttosto difficile rispondere. Credo di aver voluto fare qualcosa di simile a quello che avevo gi\u00e0 compiuto in passato, ma usando Venezia per trarre nuova linfa, nuova ispirazione.<\/p>\n<p lang=\"en-GB\"><strong>Silvia Casini:<\/strong> Parlaci un po&#8217; dei tuoi lavori precedenti sui robots\u0085<\/p>\n<p><span lang=\"en-GB\"><strong>James Johnson-Perkins:<\/strong> Tutto il lavoro che ho svolto negli ultimi cinque anni ha guardato indietro agli anni Ottanta e alla mio essere cresciuto in quell periodo. <\/span>Ho usato materiali e oggetti che provengono dalla mia infanzia, quindi il Lego e i soldatini, per esempio. Ho fatto anche alcuni film usando vecchi computers come il Commodore 64, ho usato il tipo di grafica del Commodore. Quindi, in sostanza, continuo a usare cose e materiali del passato in contesti nuovi, moderni e contemporanei.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/numero54_James-Johnson-03.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37170\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/numero54_James-Johnson-03.png\" alt=\"numero54_James Johnson 03\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/numero54_James-Johnson-03.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/numero54_James-Johnson-03-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p lang=\"en-GB\"><strong>Silvia Casin :<\/strong> Quello che dici \u00e8 interessante perch\u00e8 molto spesso i <em>robots<\/em> sono associati a materiali e tecnologie innovative, a scenari di tipo futuristico, fanta-scientifico, mentre tu li associ pi\u00f9 all&#8217;infanzia, alle memorie intime, al gioco. Puoi commentare questo tipo di scelta?<\/p>\n<p lang=\"en-GB\"><strong> James Johnson-Perkins:<\/strong> Penso che alcune delle cose che stanno succedendo in questi anni, come l&#8217;utilizzo di Internet o Skype, siano esperienze molto simili a quelle tipiche degli anni Ottanta. Quando guardi vecchi film di fantascienza, film fatti in passato cio\u00e8, il tipo di esperienza che fai \u00e8 dicotomica: guardi indietro nel futuro, perch\u00e9 in qualche modo il futuro \u00e8 gi\u00e0 passato, \u00e8 gi\u00e0 trascorso. Credo di essere interessato principalmente alla memoria e di usare Venezia come sfondo delle mie memorie \u0096 cosa ironica, questa, perch\u00e9 uso questo robot collegato a una telecamera in grado di realizzare queste panoramiche pazzesche\u0085<\/p>\n<p><strong>Silvia Casini:<\/strong> Intendi la tecnologia Gigapan\u0085<\/p>\n<p><strong>James Johnson-Perkins:<\/strong> Si, proprio la tecnologia Gigapan, grazie alla quale realizzo questi collages da foto panoramiche.<\/p>\n<p><strong>Silvia Casini:<\/strong> Quale veduta, quale paesaggio di Venezia hanno riattivato i tuoi ricordi in particolare?<\/p>\n<p><strong>James Johnson-Perkins:<\/strong> Da quando sono arrivato a Venezia ho pensato a uno sfondo rinasciemtnale, al Canaletto, al ponte di Rialto, e poi a immagini video e televisive della mia infanzia, come per esempio le immagini de <em>Il Signore degli Anelli<\/em>: ci sono i &#8220;buoni&#8221; da una parte e i &#8220;cattivi&#8221; dall&#8217;altra, e io mescolo immagini provenienti dai media, anche dai media del passato come per esempio <em>Doctor Who<\/em>\u0085avete <em>Doctor Who<\/em> in Italia?<span lang=\"en-GB\">.<\/span><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/numero54_James-Johnson-04.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37171\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/numero54_James-Johnson-04.png\" alt=\"numero54_James Johnson 04\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/numero54_James-Johnson-04.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/numero54_James-Johnson-04-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p lang=\"en-GB\"><strong> Silvia Casini:<\/strong> Non lo so, non credo!<\/p>\n<p><strong>James Johnson-Perkins:<\/strong> Quindi la maggior parte delle cose che utilizzo, delle mie fonti di ispirazione, insomma, provengono da programmi, film, ma la cosa che mi interessa \u00e8 che quando tu guardi queste immagini come panoramiche, quindi come immagini molto grandi viste da lontano, esse sembrano veramente quadri Rinascimentali, ma quando ti avvicini per guardare con pi\u00f9 attenzione, piccole cose, dettagli, saltano all&#8217;occhio, emergono dall&#8217;immagine, e molte di queste cose hanno un&#8217;allure internazionale, come <em>Star Wars<\/em>. Quindi nel momento in cui tu guardi la superficie di queste immagini, ecco che la memoria \u00e8 riattivata. In passato ho anche usato giocattoli e cose che sollecitavano i ricordi di altre persone oltre a me stesso.<\/p>\n<p><strong>Silvia Casini:<\/strong> E&#8217; interessante l&#8217;associazione che fai tra i concetti di passato\/presente da un lato e distanza \/ prossimit\u00e0 dall&#8217;altro nell&#8217;approccio al tuo lavoro artistico.<\/p>\n<p><strong>James Johnson-Perkins:<\/strong> Si, penso che tutto ci\u00f2 abbia a che fare con l&#8217;idea che un dipinto del Rinascimento, di cinquecento anni fa, sia al tempo stesso un&#8217;immagine contemporanea o moderna.<\/p>\n<p><strong>Silvia Casini:<\/strong> La tecnologia Gigapan \u00e8 associata soprattutto a Google, a Street View e a nozioni di sorveglianza, quasi di <em>voyeurismo<\/em>. Invece, tu parli del tuo lavoro usando soprattutto termini e concetti quali memoria, nostalgia, gioco\u0085<\/p>\n<p><strong>James Johnson-Perkins:<\/strong> Mi piace usare la tecnologia pi\u00f9 all&#8217;avanguardia e mi piace presentare le stesse idee in modo diverso. Venire a Venezia mi ha dato la grande opportunit\u00e0 di avere questo sfondo su cui collocare queste idee, credo che Venezia per me sia inesorabilmente legata con la storia dell&#8217;arte, ecco, mi piacerebbe svolgere una residenza in un altro paese per vedere dove essa mi porterebbe.<\/p>\n<p lang=\"en-GB\"><strong>Silvia Casini:<\/strong> Quindi stai pensando di usare la stessa tecnologia, Gigapan, in diversi contesti storico-culturali-geografici?<\/p>\n<p><strong>James Johnson-Perkins:<\/strong> Si, \u00e8 cos\u00ec. Quindi se andassi a Parigi o in Francia, potrei essere influenzato da alcune idee diciamo cos\u00ec &#8220;impressioniste&#8221;, potrei essere suggestionato dal paesaggio degli Impressionisti ma, di nuovo, lo collocherei in un contesto iper-moderno.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/numero54_James-Johnson-05.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37172\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/numero54_James-Johnson-05.png\" alt=\"numero54_James Johnson 05\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/numero54_James-Johnson-05.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/numero54_James-Johnson-05-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Silvia Casini:<\/strong> Quali altri luoghi di Venezia hai usato per il tuo lavoro oltre al ponte di Rialto?<\/p>\n<p><strong>James Johnson-Perkins:<\/strong> Ho usato la Scala del Bovolo, anche se si \u00e8 trattato di una collaborazione perch\u00e8 ho lavorato con un&#8217;artista inglese che si chiama Rachael Allen e che fa cose in miniatura: \u00e8 lei che ha fatto la sedia a rotelle in miniatura. Quindi, direi che l&#8217;idea che stava dietro a quel progetto aveva a che fare con i rapporti di grandezza, di scala: in una immagine ampia, una sorta di campo lungo, noti un particolare in un angolo, questa minuscola sedia a rotelle.<\/p>\n<p>Ora ho iniziato a usare anche le persone, per esempio personaggi che stanno su un ponte: uno scrittore che \u00e8 anche un mio amico, con indosso una maschera Veneziana, se ne sta su di un ponte vicino alla zona del ghetto. Ho fatto un altro lavoro con alcuni miei amici che danzano sul ciglio di un pontile, l&#8217;immagine si chiama <em>The Dancers<\/em> ed \u00e8 anch&#8217;essa ambientata nel ghetto ebraico: nell&#8217;angolo, che guardano altrove, ci sono queste due figure e sullo sfondo si intravede la zona industriale. Ecco, ho iniziato a pensare di utilizzare persone che compiono azioni.<\/p>\n<p><strong>Silvia Casini:<\/strong> Quindi c&#8217;\u00e8 un elemento di performance che ritorna, lo stesso elemento che \u00e8 cos\u00ec presente nei tuoi lavori precedenti<\/p>\n<p><strong>James Johnson-Perkins:<\/strong> Si, a volte ho usato anche me stesso. Comunque l&#8217;elemento principale \u00e8 la dinamica dei rapporti di grandezza perch\u00e8 si tratta di immagini di dimensioni notevoli in cui inserisco qualche particolare veramente piccolo, magari l&#8217;immagine di una persona o di un oggetto che \u00e8 o meno collegato all&#8217;immagine grande, ma che, in ogni caso, suscita una sensazione, un&#8217;idea, come nel caso dell&#8217;immagine del ponte di Rialto. Ho usato anche Piazza S. Marco e posters di <span class=\"testo_iframebold\">Barman<\/span>, quindi, di nuovo, uso immagini Pop come icone in luoghi diversi.<\/p>\n<p><strong>Silvia Casini:<\/strong> Mi pare valga la pena sottolineare come lo spettatore non abbia bisogno di muoversi con il proprio corpo per avvicinarsi all&#8217;immagine e riuscire a vederne i particolari: lo spettatore, infatti, pu\u00f2 semplicemente &#8220;zoomare&#8221; con il supporto tecnologico. Quando parli di prossimit\u00e0 e distanza penso al lavoro di <span class=\"testo_iframebold\">Chuck Close<\/span>, letteralmente sulla superficie della tela, penso alla possibilit\u00e0 di riconoscere un volto quando si \u00e8 a una certa distanza dalla tela.<\/p>\n<p lang=\"en-GB\"><strong>James Johnson-Perkins:<\/strong> Si, penso che funzioni grossomodo cos\u00ec. Questi per esempio sono danzatori minuscoli e tu puoi zoomare. Si tratta di immagini ancora non finite, devo lavorarci su. Comunque mi piace l&#8217;idea che queste immagini siano anche una specie di gioco, \u00e8 un po&#8217; come usare Whears Wally, questo piccolo personaggio che uno deve trovare nel groviglio di accadimenti.<\/p>\n<p lang=\"en-GB\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/numero54_James-Johnson-06.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37173\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/numero54_James-Johnson-06.png\" alt=\"numero54_James Johnson 06\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/numero54_James-Johnson-06.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/numero54_James-Johnson-06-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong> Silvia Casini:<\/strong> Ho notato che tendi a usare colori primari, forti, per i dettagli, i piccoli oggetti e i personaggi che inserisci nell&#8217;immagine.<\/p>\n<p lang=\"en-GB\"><strong>James Johnson-Perkins:<\/strong> Quasi sempre colori primari, lo steso vale per le mie performance, mi piace l&#8217;idea di personaggi che indossino colori forti, audaci. Questo dipende naturalmente dalla mia sensibilit\u00e0 Pop: mi piace che le cose siano brillanti e audaci ma, e in questo sta l&#8217;ironia, quando queste stesse cose sono viste da una certa distanza, esse non appaiono sicuramente cos\u00ec.<\/p>\n<p lang=\"en-GB\"><strong>Silvia Casini:<\/strong> Queste immagini chiedono allo spettatore di essere guardate con estrema attenzione, non soltanto di essere viste, fino al punto in cui uno si rende conto che vi \u00e8 qualcosa di nascosto in esse.<\/p>\n<p lang=\"en-GB\"><strong>James Johnson-Perkins:<\/strong> Anche perch\u00e9 devo valutare se presentare queste immagini in maniera, diciamo cos\u00ec &#8220;virtuale&#8221; oppure come installazioni nello spazio fisico. In questo secondo caso la sensazione di fronte all&#8217;immagine sarebbe quella di dire: &#8220;ecco qui una graziosa immagine di Venezia&#8221; oppure &#8220;ah, questo sembra un dipinto classicheggiante&#8221;, ma poi, quando ti avvicini, capisci che sta accadendo qualcosa, che c&#8217;\u00e8 quest&#8217;uomo, in piedi sul ponte, con indosso una maschera, oppure i due danzatori, o la piccola sedia a rotelle, che ci fanno l\u00ec? O ancora questi personaggi che si sporgono da balconi e finestre e riattivano memorie e pensieri\u0085<\/p>\n<p lang=\"en-GB\"><strong>Silvia Casini: <\/strong>E lo spettatore \u00e8 libero di creare i propri fili narrativi, le proprie associazioni di idee e concetti\u0085<\/p>\n<p lang=\"en-GB\"><strong>James Johnson-Perkins:<\/strong> In un certo senso si, ma questo \u00e8 il primo lavoro fotografico virtuale su cui sto lavorando per cui\u0085non lo so, ho iniziato a usare dei titoli per condurre lo spettatore all&#8217;interno dell&#8217;opera, per esempio l&#8217;immagine del ponte di Rialto credo la chiamer\u00f2 &#8220;La battaglia tra Bene e Male&#8221;, in modo che quando uno guarda ai personaggi che compaiono \u00e8 costretto anche a pensare alle relazioni tra essi. Nel caso della scala del Bovolo l&#8217;ho chiamata La Lumaca perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec che viene nominata comunemente, quindi in qualche modo uso riferimenti paretici come un mezzo per pensare alle immagini che creo.<\/p>\n<p lang=\"en-GB\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/numero54_James-Johnson-07.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37174\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/numero54_James-Johnson-07.png\" alt=\"numero54_James Johnson 07\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/numero54_James-Johnson-07.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/numero54_James-Johnson-07-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p lang=\"en-GB\"><strong> Silvia Casini:<\/strong> Abbiamo iniziato a parlare di fruizione del tuo lavoro e delle modalit\u00e0 espositive che stai considerando. Pensi di esporre le tue immagini usando schermi, <em>computers<\/em> o preferisci che le tue immagini vengano fruite come materiali installati in uno spazio fisico? Insomma, vuoi dare consistenza materiale alle tue immagini?<\/p>\n<p lang=\"it-IT\"><strong>James Johnson-Perkins:<\/strong>\u00a0<span lang=\"en-GB\">Penso che mi piacerebbe poter utilizzare entrambe le modalit\u00e0 espositive, prima di tutto devo ritoccare le immagini, non pi\u00f9 di otto o dieci. <\/span>All&#8217;inizio vorrei sistemarle in una sorta di galleria virtuale, poi, in un secondo momento, mi piacerebbe collocare questa galleria virtuale in uno spazio fisico: ecco, penso a una serie di postazioni computer accessibili a tutti, grazie a cui poter esplorare le immagini, magari proiettandole anche su uno schermo gigante. In tal modo, nonostante la dimensione virtuale, le persone potrebbero navigare nell&#8217;immagine e proiettarla sulla parete.<\/p>\n<p lang=\"it-IT\">Poi mi piacerebbe anche presentare queste immagini come fotografie formato grande. La cosa bella \u00e8 che entrambe le modalit\u00e0 funzionano, e poi uno pu\u00f2 vedere queste immagini anche al di fuori del contesto della galleria d&#8217;arte, quindi come immagini virtuali, e questo \u00e8 bello.<\/p>\n<p lang=\"it-IT\"><strong>Silvia Casini:<\/strong> Potrebbero essere anche proiettate sugli edifici reali\u0085nei luoghi fisici\u0085cos\u00ec il lavoro diventerebbe un intervento performativo sugli spazi urbani, <em>\u00e0 la<\/em> <span class=\"testo_iframebold\">Felice Varini<\/span> per intenderci\u0085<\/p>\n<p lang=\"it-IT\"><strong>James Johnson-Perkins:<\/strong> Bella idea, non ci avevo ancora pensato<span lang=\"it-IT\">\u0085<\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\"><span lang=\"it-IT\"><strong>Silvia Casini:<\/strong> <\/span>Lavori molto con oggetti che provengono dalla vita quotidiana e dal mondo dei giochi: quail criteri ti guidano nella scelta di questi oggetti?<\/p>\n<p lang=\"en-GB\"><strong>James Johnson-Perkins:<\/strong> Mi piacciono gli oggetti che sono strambi o mi fanno ridere o che sono visivamente d&#8217;impatto, oppure cose che sono legate alla mia vita, ai miei ricordi. Quando inizio a lavorare su qualcosa \u00e8 perch\u00e9 voglio creare qualcosa che possa risultare divertente, qualcosa che abbia uno spirito Pop, non si tratta di lavoro serio, non faccio fotografie serie, intendo dire che il criterio che mi guida \u00e8 soltanto l&#8217;accessibilit\u00e0 al pubblico.<\/p>\n<p lang=\"en-GB\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/numero54_James-Johnson-08.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37175\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/numero54_James-Johnson-08.png\" alt=\"numero54_James Johnson 08\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/numero54_James-Johnson-08.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/numero54_James-Johnson-08-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p lang=\"en-GB\"><strong> Silvia Casini:<\/strong> Hai considerato la possibilit\u00e0 di fare il procedimento inverso? Cio\u00e8 di usare paesaggi, scenari che sono stati importanti nella tua vita, paesaggi carichi di ricordi personali e di allestirli con oggetti scelti in modo del tutto casuale?<\/p>\n<p lang=\"it-IT\"><strong>James Johnson-Perkins:<\/strong> Strano<span lang=\"it-IT\">, <\/span>l&#8217;altro giorno stavo parlando con un mio amica artista che sta anche lui facendo una residenza qui a Venezia, abbiamo parlato di Giorgione, delle tre et\u00e0 dell&#8217;uomo che il Giorgione ha rappresentato: c&#8217;\u00e8 il bambino, l&#8217;adulto e il vecchio. Penso che a questo punto della mia vita sto ancora guardando al bambino, a un certo punto immagino che inizier\u00f2 a guardare all&#8217;adulto e vedremo dove questo mi porter\u00e0!<\/p>\n<p lang=\"it-IT\">Una delle cose che mi intriga \u00e8 di iniziare a utilizzare cose leggermente pi\u00f9 oscure, diciamo cos\u00ec, pi\u00f9 al limite, proprio perch\u00e9 il mio lavoro invece \u00e8 sempre stato molto incentrato sul divertimento e sull&#8217;essere un po&#8217; fuori fase per cos\u00ec dire, e forse a quel punto raggiunger\u00f2 lo stadio adulto\u0085credo in effetti che il mio lavoro stia diventando un po&#8217; pi\u00f9 serio, che abbia a che fare meno con l&#8217;infanzia e di pi\u00f9 con il semplice guardare le cose cos\u00ec come sono.<\/p>\n<p lang=\"en-GB\"><strong>Silvia Casini:<\/strong> In effetti le tue immagini suscitano sensazioni di leggero disagio, anche quando usi cartoni\u0085<\/p>\n<p lang=\"en-GB\"><strong>James Johnson-Perkins: <\/strong>Credi<span lang=\"it-IT\">? <\/span>Mi fa piacere che lo dici, perch\u00e8 s\u00ec, vorrei iniziare a fare cose un po&#8217; pi\u00f9 al limite, un po&#8217; meno in controllo rispetto al mio poterle ricondurre o meno a un momento della mia infanzia, alle mie memorie.<\/p>\n<p lang=\"en-GB\"><strong>Silvia Casini:<\/strong> Queste piccole figure, questi personaggi e oggetti in miniatura che scappano via\u0085<\/p>\n<p><strong>James Johnson-Perkins:<\/strong> Mah, si inizia con l&#8217;artista che fa qualcosa, poi lo spettatore ci vede dentro qualcos&#8217;altro e il critico qualcos&#8217;altro ancora; e uno alla fine non sa mai bene cosa pensare<\/p>\n<p lang=\"it-IT\"><strong>Silvia Casini:<\/strong> Beh, anche questo \u00e8 Pop<span lang=\"it-IT\">!<\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\"><strong>James Johnson-Perkins:<\/strong> S\u00ec<span lang=\"it-IT\">, <\/span>e poi l&#8217;arte Pop non \u00e8 sempre spensierata non credi? Penso a <span lang=\"it-IT\">Warhol, <\/span>alla sedia elettrica. Un mio amico artista, ti dicevo prima, ha svolto alcune ricerche su Giorgione e <span class=\"testo_iframebold\">Aldo Minuzio <\/span>e cos\u00ec gli \u00e8 venuta l&#8217;idea che questi due personaggi si siano incontrati. Mi \u00e8 piaciuta quest&#8217;idea, perci\u00f2 ho usato maschere e costumi per rappresentare queste due persone e quest&#8217;incontro, mi \u00e8 parso interessante l&#8217;idea del travestimento che \u00e8 anche collegata ad altri lavori che ho fatto in precedenza.<\/p>\n<p lang=\"it-IT\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/numero54_James-Johnson-09.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37176\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/numero54_James-Johnson-09.png\" alt=\"numero54_James Johnson 09\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/numero54_James-Johnson-09.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/numero54_James-Johnson-09-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p lang=\"en-GB\"><strong> Silvia Casini:<\/strong> Fai ricerche e consulti archivi quando stai costruendo storie, narrazioni possibili?<\/p>\n<p lang=\"it-IT\"><strong>James Johnson-Perkins:<\/strong> No, non accade quasi mai, anche perch\u00e9 lavoro sempre in modo molto intuitivo. Per\u00f2 per alcuni oggetti penso a una loro collocazione: per esempio, se vado a Roma mi piacerebbe l&#8217;idea di una panoramica Gigapan del Colosseo con i miei soldatini, cos\u00ec uno ha i soldati moderni e i soldati del passato, e si stabiliscono connessioni. Ma comunque lavoro in modo intuitivo, penso senz&#8217;altro alla storia del luogo che utilizzo come scenario ma non inizio dalla teoria per costruire un&#8217;immagine, inizio a pensare soprattutto quando sono gi\u00e0 nel luogo e allora mi dico &#8220;questo dove potrebbe andare, quest&#8217;altro dove posso inserirlo, e cos\u00ec via&#8221;.<\/p>\n<p lang=\"en-GB\"><strong>Silvia Casini:<\/strong> E la scelta dei materiali di cui sono fatti questi oggetti \u00e8 importante o no? Oppure l&#8217;oggetto ti interessa soltanto per la sua valenza metaforica, per le storie che esso pu\u00f2 racchiudere in s\u00e9 e poi raccontare?<\/p>\n<p lang=\"it-IT\"><strong>James Johnson-Perkins:<\/strong> Non puoi evitare le metafore se fai arte, e nel mio caso i materiali non sono importanti. Curioso che tu menzioni questa cosa, ora che ci penso, mi rendo conto di utilizzare materiali un po&#8217; particolari, non stereotipaci, probabilmente anche la tipologia di materiali \u00e8 importante nella misura in cui permette di riattivare sensazioni e memorie. Molti di questi oggetti provengono dalla mia storia personale: per esempio, mio padre era nell&#8217;esercito, era un soldato, quindi queste cose hanno un impatto emotivo molto forse su di me.<\/p>\n<p lang=\"it-IT\"><strong>Silvia Casini:<\/strong> Alcuni di questi oggetti implicano una relazione stretta con il corpo. Ora che guardo a qualche esempio della tua selezione\/collezione di oggetti (sei un artista-collezionista!), si tratta quasi sempre di cose che si indossano (la maschera), o che si portano addosso (il ciuccio) o che devono essere manipolati (I soldatini) e mangiati (l&#8217;arancia). Insomma, lavori anche con il corpo ed ecco che torna l&#8217;elemento di performance. La mia ultima domanda riguarda la residenza a Venezia come artista. Naturalmente, si \u00e8 trattato per te di una grossa opportunit\u00e0, ma che cosa rimane a Venezia del tuo periodo trascorso qui?<\/p>\n<p lang=\"it-IT\"><strong>James Johnson-Perkins:<\/strong> Mi piacerebbe esporre questi miei lavori, ma dal momento che la Fondazione Emily Harvey ha una sede a Venezia ma non una galleria (a New York invece ha anche una galleria) non lo faccio. Per\u00f2, al tempo stesso sono sollevato di avere pi\u00f9 tempo a disposizione per lavorare sulle immagini che ho creato, per renderle nel modo migliore. Vorrei ritornare qui ed esporre queste immagini possibilmente confrontandole con altri lavori fatti.<\/p>\n<p lang=\"it-IT\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/numero54_James-Johnson-10.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37177\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/numero54_James-Johnson-10.png\" alt=\"numero54_James Johnson 10\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/numero54_James-Johnson-10.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/numero54_James-Johnson-10-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p lang=\"it-IT\"><strong> Silvia Casini:\u00a0<\/strong>Quali sono i tuoi progetti dopo Venezia<span lang=\"it-IT\">?<\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\"><strong>James Johnson-Perkins:<\/strong> Probabilmente a settembre andr\u00f2 a Barcellona dove mi hanno invitato e poi andr\u00f2 a fare un&#8217;altra residenza in Slovacchia. Mi interessa pensare al conflitto tra Est e Ovest: l\u00ec si che dovr\u00f2 fare qualche ricerca, perch\u00e9 si tratta di un paese ex-comunista e c&#8217;\u00e8 un ponte che \u00e8 stato completamente distrutto. La mia &#8220;artist in residence&#8221; \u00e8 strettamente legata a questo ponte distrutto due volte. Non so dove questo mi porter\u00e0, ma penso in un luogo interessante: ho questi flash sui campi di concentramento, che sono una parte cos\u00ec importante della storia di quel luogo\u0085<\/p>\n<p lang=\"en-GB\"><strong> Stai proprio diventando serio insomma<\/strong><\/p>\n<p lang=\"it-IT\"><strong>James Johnson-Perkins:<\/strong> Si<span lang=\"it-IT\">! <\/span>Probabilmente si! Prima o poi bisogna diventarlo, no?<span lang=\"it-IT\">!<\/span><\/p>\n<hr \/>\n<p lang=\"it-IT\"><a href=\"http:\/\/www.johnson-perkins.co.uk\/p\/Venice residency.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><span class=\"testo_iframebold\" lang=\"it-IT\">http:\/\/www.johnson-perkins.co.uk\/p\/Venice%20residency.html<\/span><\/a><\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In cerca d&#8217;ispirazione tra le calli Veneziane, James Johnson-Perkins, artista concettuale che insegna a Newcastle (UK), si \u008f fermato a raccontare ai lettori di Digimag della sua residenza per artisti a Venezia, alcune settimane di immersione totale nella suggestione della citt\u0088 lagunare, grazie a una borsa di studio della Emily Harvey Foundation. La conversazione con il videoartista britannico ci offre alcuni spunti interessanti relativi alle possibilit\u0088 offerte ai video-makers e gli artisti in generale dalla tecnologia Gigapan. 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