{"id":10711,"date":"2010-05-03T12:00:00","date_gmt":"2010-05-03T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-054\/if-not-you-not-me-annie-abrahams-and-life-in-networks\/"},"modified":"2020-11-01T12:49:22","modified_gmt":"2020-11-01T11:49:22","slug":"if-not-you-not-me-annie-abrahams-and-life-in-networks","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-054\/if-not-you-not-me-annie-abrahams-and-life-in-networks\/","title":{"rendered":"If Not You Not Me. Annie Abrahams E La Vera Vita Nei Networks"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">La personale di <span class=\"testo_iframebold\">Annie Abrahams<\/span> dal titolo<span class=\"testo_iframebold\"> If Not You Not Me<\/span>, tenutasi dal 12 febbraio al 20 marzo 2010 presso l&#8217;<span class=\"testo_iframebold\">HTTP Gallery di Londra<\/span>, \u00e8 stata motivo di ispirazione proprio per la sua sensibilit\u00e0 nell&#8217;interconnettivit\u00e0, sottile e quasi low-tech. \u00c8 la prima volta che una sua personale viene allestita nel Regno Unito. Annie Abrahams \u00e8 un&#8217;artista che opera prevalentemente in Francia ed \u00e8 un&#8217;antesignana nel settore delle <em>networked performance<\/em> in interconnessione.<\/p>\n<p>In vista della personale la Abrahams ha realizzato tre nuovi progetti. Per tutta la durata della mostra sono stati esposti \u0096 riscuotendo un gran successo &#8211; anche alcuni documentari sui lavori precedenti dell&#8217;artista. Si vedano per esempio le opere pi\u00f9 celebri, quali: <em>One the Puppet of Other<\/em> (2007) e <em>The Big Kiss<\/em> (2008).<\/p>\n<p><em>Shared Still Life \/ Nature Morte Partag\u00e9e<\/em> si \u00e8 rivelata essere l&#8217;opera d&#8217;arte di maggior rilievo tra i nuovi progetti creati da<span class=\"testo_iframebold\"> Annie Abrahams<\/span> in occasione della mostra Londinese. Questo lavoro consisteva in un&#8217;installazione telematica che metteva in collegamento l&#8217;HTTP Gallery di Londra con Kawenga \u0096 territoires num\u00e9riques di Montpellier, in Francia. L&#8217;opera nella sua semplicit\u00e0 \u00e8 stata essenziale, di una &#8220;nudit\u00e0&#8221; quasi austera: un tavolo, uno straccio per la polvere, una pianta, della frutta, un orologio, un dizionario e un display a LED erano pi\u00f9 o meno gli oggetti che la componevano.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/numero54_If-not-you-not-me-02.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37158\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/numero54_If-not-you-not-me-02.png\" alt=\"numero54_If not you not me 02\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/numero54_If-not-you-not-me-02.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/numero54_If-not-you-not-me-02-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Ma non \u00e8 finita qui, c&#8217;erano, infatti, anche: evidenziatori, fogli di carta, gommine di plastilina adesive e pastelli a cera, messi a disposizione dei visitatori che intendevano partecipare attivamente all&#8217;opera, dipingendo, scrivendo messaggi, disegnando e lasciando delle tracce scritte che attestassero il loro passaggio. Inoltre, i visitatori hanno avuto l&#8217;opportunit\u00e0 di comporre loro stessi dei messaggi, che in seguito sarebbero comparsi sul display a LED, e anche di interferire in qualsiasi modo possibile e immaginabile con l&#8217;installazione, dal momento che non c&#8217;era nessuna linea guida che indicasse cosa si potesse fare o meno con la composizione, o che comunque suggerisse un modo di stare di fronte alla telecamera.<\/p>\n<p>I visitatori diventavano quindi inevitabilmente parte dell&#8217;opera: una persona doveva per forza trovarsi nel raggio d&#8217;azione della telecamera, se voleva riconfigurare l&#8217;assetto degli oggetti presenti sul tavolo, contribuendo in tal modo ad aggiungere all&#8217;opera dei frammenti del proprio corpo (una mano, una schiena, una nuca). Mentre gli oggetti dell&#8217;opera venivano condivisi (i visitatori della personale di Londra potevano vedere cosa stava succedendo nella rispettiva mostra di Montpellier e viceversa), accadeva quindi che la comparsa di nuovi messaggi sul display a LED o il riordinamento degli elementi stesso dell&#8217;opera, innescassero una reazione nei visitatori dell&#8217;altra mostra.<\/p>\n<p>Tuttavia, l&#8217;opera di AnnieAbrahams non si pu\u00f2 definire come un qualcosa di innovativo: si ricorder\u00e0 infatti che nel 1980 <span class=\"testo_iframebold\">Kit Galloway e Sherrie Rabinowitz,<\/span> ricorrendo a tecnologie satellitari, diedero vita alla prima &#8220;scultura pubblica di comunicazione&#8221; telematica dal titolo <span class=\"testo_iframebold\">Hole-In-Space<\/span>. Tale progetto collegava per la prima volta nella storia, le due coste dell&#8217;Atlantico, trasmettendo e inviando in tempo reale immagini televisive a grandezza naturale delle persone che si trovavano a New York e a Los Angeles.<\/p>\n<p>Da quando \u00e8 stato inventato Internet, quasi tutti hanno avuto ampia possibilit\u00e0 di accedere all&#8217;arte e alle performance telematiche, arrivando quindi a esplorarne e sperimentarne le loro infinite applicazioni. Come esempi si potrebbero addurre i lavori d&#8217;arte iconica di <span class=\"testo_iframebold\">Paul Sermon<\/span> intitolati<em> Telematic Dreaming<\/em> (1992) e <em>Telematic Vision<\/em> (1993) e le performance dei <span class=\"testo_iframebold\">Chameleons<\/span> (UK) e di <span class=\"testo_iframebold\">AlienNation Co<\/span>. (USA), per citarne solo alcuni.<\/p>\n<p>Con l&#8217;invenzione di Skype e altri protocolli telefonici per Internet che ci mettono in contatto con le nostre famiglie e con i nostri amici sparsi in tutto il mondo, le teleconferenze hanno invaso la vita di ognuno di noi, diventando cos\u00ec la normalit\u00e0. Potrebbe allora sorgere spontanea la domanda: cos&#8217;\u00e8 che oggi rende i lavori della Abrahams &#8211; cos\u00ec semplici e al limite dell&#8217;essenzialit\u00e0 \u0096 delle opere degne di nota? A mio avviso, la risposta \u00e8 da ricercarsi proprio nell&#8217;assoluta semplicit\u00e0 e &#8216;nudit\u00e0&#8217; minimizzata, di cui parlavo precedentemente, che fanno di questo pezzo un&#8217;opera commovente nel suo sottile e delicato tentativo, spesso inutile, di interconnessione.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/numero54_If-not-you-not-me-03.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37159\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/numero54_If-not-you-not-me-03.png\" alt=\"numero54_If not you not me 03\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/numero54_If-not-you-not-me-03.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/numero54_If-not-you-not-me-03-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p><em>Shared Still Life<\/em> \u00e8 un luogo comune, caotico e malleabile. Tratta della &#8220;banale&#8221; realt\u00e0 della nostra vita di tutti i giorni, del tempo che scorre inesorabile, della storia di persone i cui destini si intrecciano per un istante per poi separarsi di nuovo nel tentativo discontinuo, disperato e a volte mediocre, di mettersi in comunicazione con l&#8217;altro. Questa ricerca quotidiana costituisce per <em>Shared Still Life<\/em> la premessa per inscenare una rappresentazione i cui protagonisti principali sono i gesti, il movimento, la polvere, le comunicazioni non andate a buon fine e l&#8217;assenza condivisa.<\/p>\n<p>Ho passato pi\u00f9 di un&#8217;ora a interagire con <em>Shared Still Life<\/em> all&#8217;HTTP Gallery. Non era assoulutamente pi\u00f9 o meno interessante della vita reale. Ho osservato. Interferito spostando gli oggetti a mio piacimento. Sperato in un messaggio, in un segno di vita che provenisse dalla mostra in Francia, in una replica, ma non sono arrivati. Allora ho inviato altri messagg. Mangiato alcuni dei frutti della composizion. Appallottolato della carta lanciandola sullo straccio per la polvere, disposto meravigliosamente come fosse una tovaglia. Ho messo le bucce della frutta che avevo mangiato all&#8217;interno del caos della composizione e ho sorriso in camera, mentre mi apprestavo a mangiare l&#8217;ultimo spicchio del mandarino di<em> Shared Still Life<\/em>. E non \u00e8 successo nulla.<\/p>\n<p>Nessuno \u00e8 venuto a dirmi di non toccare (o meglio, di non mangiare) l&#8217;opera d&#8217;arte. Come non c&#8217;\u00e8 stato nessuno che mi abbia invitato a interagire. Ma alla fine qualcosa \u00e8 successo: &#8220;tu es la?&#8221; (&#8220;c&#8217;\u00e8 qualcuno?&#8221;), era ci\u00f2 che avevo scritto in precedenza sul display a LED. E la risposta dall&#8217;altra parte era finalmente arrivata: &#8220;Oui, oui, je suis ici&#8221; (&#8220;S\u00ec, s\u00ec, ci sono&#8221;). Qualcuno c&#8217;era. Qualcuno aveva cambiato la disposizione della stessa opera a Montpellier. Qualcuno stava tentando di comunicare con me. Troppo tardi: non avevo proprio pi\u00f9 voglia di rispondere. Non volevo iniziare un discorso con questo sconosciuto.<\/p>\n<p>Secondo me, questa composizione non trattava solo dell&#8217;aspetto comunicazionale e di reciproco scambio, ma anche della mancanza di comunicazione: un&#8217;assenza e una solitudine condivisa, una speranza che qualcuno prima o poi si mettesse in contatto con voi (non nel modo in cui avreste sperato o perlomeno, in cui ve lo sareste aspettato). La presenza di qualcuno: frammentata, ritardata, compromessa, fugace, incrocia per un momento la vostra strada in un tentativo di connettersi con voi, di comunicare, di dialogare. Accadr\u00e0? La risposta \u00e8 soggetta alla casualit\u00e0 e alla fortuna, ma anche all&#8217;assenza. Ho apprezzato molto la libert\u00e0 datami, in quanto spettatrice, dalla Abrahams con il suo lavoro <em>Shared Still Life<\/em>: mi ha permesso sia di condividere dei momenti con altre persone, ma anche di starmene per conto mio. Mi ha invitato a comunicare, tanto quanto a nascondermi.<\/p>\n<p>Non mi ha impedito di mangiare letteralmente la sua opera o di disordinarne la composizione, cos\u00ec che potessi lasciare una traccia del mio passaggio, banale e ordinario quanto lo sono l&#8217;opera stessa, la vita e le relazioni.<em> Shared Still Life<\/em> riguardava il concetto di connettivit\u00e0, perfettamente funzionante sia in assenza sia in presenza di connessione. Nessuna aspettativa sovrimposta, nessuna ansia da prestazione, nessuna proiezione euforica in un futuro condiviso, bens\u00ec il semplice, frammentato, insoddisfacente e fugace scambio di vita quotidiana. Ritengo che <em>Shared Still Life<\/em> di <span class=\"testo_iframebold\">Annie Abrahams <\/span>sia un lavoro commovente, toccante e ricco di carica emotiva.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/numero54_If-not-you-not-me-04.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37160\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/numero54_If-not-you-not-me-04.png\" alt=\"numero54_If not you not me 04\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/numero54_If-not-you-not-me-04.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/numero54_If-not-you-not-me-04-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p><em>On Collaboration Graffiti Wall <\/em>consisteva invece in un testo collettivo e in una performance\/discorso, che ha invitato a riflettere sulla nozione e sulla pratica della collaborazione<em> online<\/em>. Essendomi persa il discorso che si \u00e8 tenuto il giorno dell&#8217;apertura della mostra, mi sono ritrovata con pi\u00f9 frammenti, tracce di discussioni passate e riflessioni fatte da chi aveva partecipato da gestire, materiale che non sapevo come condividere, a cui non sapevo come replicare o semplicemente di cui non sapevo che farmene. Le pareti della galleria sono state tappezzate di cartoncini scritti a mano che riprendevano frammenti di conversazioni avvenute online o riflessioni condivise sui processi di cooperazione. Ancora una volta, <em>Graffiti Wall <\/em>\u00e8 risultata un&#8217;opera che ha lasciato dietro di s\u00e9 delle tracce confuse.<\/p>\n<p>\u00c8 evidente che la Abrahams non si \u00e8 curata della manipolazione estetica delle parole e delle frasi scritte sui cartoncini, appesi alle pareti della galleria, che ci circondavano tutt&#8217;intorno. Di nuovo, ho avuto l&#8217;impressione che Annie Abrahams, in veste di artista, si preoccupasse di pi\u00f9 di mettere in mostra le numerose frustrazioni che sono la conseguenza dei rapporti interpersonali (in special modo delle relazioni mediate), mentre al contempo celebrava le potenzialit\u00e0 di intersoggettivit\u00e0, della connettivit\u00e0, della pratica collaborativa e dello scambio.<\/p>\n<p><em>On Collaboration Graffiti Wall<\/em> mi ha lasciato una sensazione di un processo frustrante e veramente caotico, che solo le collaborazioni (online) possono generare, come anche una sensazione di ricchezza di cui \u0096 ne sono certa \u0096 questo meccanismo dispone. La Abrahams ha dimostrato nuovamente il suo totale disinteresse per &#8220;l&#8217;ordine&#8221;, il preconfezionamento, la presentazione o per l&#8217;abbellimento dei relitti della comunicazione umana, sia essa mediata o meno.<\/p>\n<p><em>Huis Clos \/ No Exit &#8211; Jam<\/em> \u00e8 l&#8217;ultimo nuovo pezzo realizzato dall&#8217;artista per questa personale. Anche qui mi sono persa la <em>performance live<\/em> e mi sono ritrovata con le tracce di azioni precedenti. In questo caso il progetto prevedeva la partecipazione di quattro donne sparse in giro per il mondo, che insieme tentavano di dar vita a una <em>performance<\/em> sonora all&#8217;unisono. Le quattro artiste: <span class=\"testo_iframebold\">Antye Greie (Finlandia), Pascale Gustin (Francia), Helen Varley Jamieson (Nuova Zelanda) e Maja Kalogera (Spagna)<\/span> dovevano scavalcare l&#8217;ostacolo degli inevitabili ritardi audio, che composizioni <em>live<\/em> di questo genere comportano. \u00c8 questa l&#8217;opera che mi ha fatto desiderare di essere presente alla performance stessa.<\/p>\n<p>Infatti, a differenza di <em>On Collaboration Graffiti Wall<\/em>, le cui tracce erano parimenti importanti quanto l&#8217;atto performativo di appenderle alle pareti della galleria, il paesaggio sonoro offerto da <em>Huis Clos<\/em> sembrava pi\u00f9 un resoconto di qualcosa di passato, piuttosto che un pezzo<em> live<\/em> e\/o completo nella sua traccia come lo era effettivamente nella performance avvenuta in tempo reale.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/numero54_If-not-you-not-me-05.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37161\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/numero54_If-not-you-not-me-05.png\" alt=\"numero54_If not you not me 05\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/numero54_If-not-you-not-me-05.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/numero54_If-not-you-not-me-05-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Ciononostante, le idee che ho visto prendere forma in <em>Huis Clos<\/em> sono state di importante rilevanza per la mostra<span class=\"testo_iframebold\"> If Not You Not Me<\/span> nel suo insieme. Annie Abrahams ci ha parlato di momenti di intimit\u00e0 frammentati, di assenze condivise, delle frustrazioni della comunicazione mediata, di relazioni interrotte, di tentativi disperati per mettersi in contatto con qualcuno, del corpo che si smarrisce nello spazio dell&#8217;universo digitale, della distanza, e della totale assenza di dolore ed erotismo, ovvero: la vita per com&#8217;\u00e8 realmente oggi all&#8217;interno dei <em>networks <\/em>in Rete.<\/p>\n<hr \/>\n<p><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.http.uk.net\/exhibitions\/ifnotyounotme\/index.shtml\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.http.uk.net\/exhibitions\/ifnotyounotme\/index.shtml<\/a><\/p>\n<p><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/aabrahams.wordpress.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/aabrahams.wordpress.com\/<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La personale di Annie Abrahams dal titolo If Not You Not Me, tenutasi dal 12 febbraio al 20 marzo 2010 presso l&#8217;HTTP Gallery di Londra, \u008f stata motivo di ispirazione proprio per la sua sensibilit\u0088 nell&#8217;interconnettivit\u0088, sottile e quasi low-tech. \u00c8 la prima volta che una sua personale viene allestita nel Regno Unito. 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Abrahams created three new works for the show. Documentation of several of her previous projects, including some of her most well known pieces such as One the Puppet of Other (2007) and The Big Kiss (2008), was also effectively displayed. [:it]La personale di Annie Abrahams dal titolo If Not You Not Me, tenutasi dal 12 febbraio al 20 marzo 2010 presso l&#039;HTTP Gallery di Londra, \u008f stata motivo di ispirazione proprio per la sua sensibilit\u0088 nell&#039;interconnettivit\u0088, sottile e quasi low-tech. \u00c8 la prima volta che una sua personale viene allestita nel Regno Unito. Annie Abrahams \u008f un&#039;artista che opera prevalentemente in Francia ed \u008f un&#039;antesignana nel settore delle networked performance in interconnessione. 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