{"id":10700,"date":"2010-04-02T12:00:00","date_gmt":"2010-04-02T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-053\/suspended-projections-the-changing-equilibria-of-wanda-moretti\/"},"modified":"2020-11-01T12:42:41","modified_gmt":"2020-11-01T11:42:41","slug":"suspended-projections-the-changing-equilibria-of-wanda-moretti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-053\/suspended-projections-the-changing-equilibria-of-wanda-moretti\/","title":{"rendered":"Proiezioni Sospese. Gli Equilibri Mutevoli Di Wanda Moretti"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"left\"><span class=\"testo_iframebold\">Luisa Valeriani<\/span> nel suo ultimo saggio &#8220;Performers \u2013 figure del mutamento nell\u2019estetica diffusa&#8221;, analizza in un\u2019unica figura artista e consumatore, pratiche socio-antropologiche di spettacolarizzazione creativa che emergono oramai dal basso; \u201cperformers\u201d che privilegiano il proprio punto di vista ed il proprio stile mettendo in scena un\u2019inedita creativit\u00e0 artistica che sconfina nella moda, nella sociologia ma anche nella politica.<\/p>\n<p align=\"left\">Quando afferma che &#8220;l\u2019architettura, pi\u00f9 che con l\u2019astrazione del progetto disegnato parla con il linguaggio delle immagini, delle emozioni, dei suoni (i boati dello stadio come lo scalpiccio dei passi, le voci del mercato e della strada, le grida di bambini e i voli di rondine..), e ciascuno \u00e8 portato a vivere la propria esperienza quotidiana come evento, e l\u2019architettura come esperienza del quotidiano&#8221;<em>,<\/em> mi sembra di abbracciare e rievocare l\u2019esperienza spettacolare, comunicativa e assolutamente \u201ctoccante\u201d (come la moda) di un percorso artistico nato dal basso e che, come un <em>morphing<\/em> postmoderno tangibile, si intreccia naturalmente con luoghi, spazi ed ambienti anche secolari, attivando \u201cl\u2019esibizione in situ\u201d. Performance interattiva corpo-materia che la compagnia <span class=\"testo_iframebold\">Il Posto di Venezia <\/span>sfoggia meticolosamente dalla propria esperienza e professionalit\u00e0.<\/p>\n<p align=\"left\">Gli spettacoli della <span class=\"testo_iframebold\">Compagnia Il Posto<\/span> sono eventi di grande impatto e suggestione, realizzati sulla facciata di\u00a0un edificio importante nella vita delle citt\u00e0\u00a0 come un campanile,\u00a0un palazzo storico, un architettura contemporanea o un altro luogo significativo nel territorio. Questa \u00e8 la danza verticale oramai annoverata fra le discipline artistiche pi\u00f9 in voga negli ultimi anni, pi\u00f9 spettacolari ed affascinanti nonostante il grandissimo sacrificio che si cela dietro ogni performance rigorosamente dal vivo. In Italia l\u2019artefice di questo \u201cequilibrio spettacolare\u201d e fondatrice della Compagnia il Posto \u00e8 la coreografa e danzaeducatrice <span class=\"testo_iframebold\">Wanda Moretti<\/span>, che, partendo da Venezia, ha incantato il pubblico di mezzo mondo, esibendosi dal <em>Singapore Arts Festival<\/em> alla <em>Biennale International des Th\u00e9\u00e2tres du monde<\/em> di Rabat, dal <em>FoolsFestival<\/em> di Belfast al <em>Mittelfest<\/em>. Wanda \u00e8 autrice di un percorso di danza verticale iniziato nel 1995 che studia lo spazio nel suo aspetto antropologico, sociale, culturale, architettonico e\u00a0 ne realizza\u00a0un evento-spettacolo, dove spazio, suono e movimento si fondono in un\u2019unica rappresentazione.<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\">\n<div align=\"center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag53\/articoli\/img\/performingart_massimoschiavoni01.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"left\">Parallelamente alla attivit\u00e0 coreografica, ha intrapreso una personale ricerca sul potenziale educativo della danza in ambito scolastico ed extrascolastico perfezionandosi al Centro Mousik\u00e8 di Bologna in collaborazione con la Cattedra di Storia della Danza del DAMS Universit\u00e0 di Bologna e con Aterballetto. Svolge anche attivit\u00e0 didattica, corsi di formazione e laboratori per musei ed enti. Sul suo lavoro afferma: \u201c<em>La danza verticale propone uno standard diverso di osservazione del luogo che non rappresenta un semplice contenitore dell\u2019evento ma diviene esso stesso parte integrante della performance. Lo spettacolo che vi proponiamo\u00a0aggiunge allo spazio\u00a0un nuovo punto di vista insolito e inaspettato\u00a0e la musica di Marco Castelli, eseguita dal vivo,\u00a0crea l&#8217;atmosfera nella quale l&#8217;evento prende vita.\u201d<\/em><\/p>\n<p align=\"left\">Cos\u00ec la performance \u2013 in questo caso la danza verticale &#8211; si fonde con l\u2019ambiente circostante, con le superfici ruvide di un campanile, con i mattoni a vista di una pinacoteca o di una torre civica, con Beni Culturali che ne accolgono tutta la persuasione e la leggiadria, in un contrasto che si attrae e diventa complementare. E Venezia ha dato a Wanda il primo input, madre per eccellenza dell\u2019arte architettonica mondiale, dove le tipiche calli non ti fan vedere l\u2019orizzonte quasi ad indicarti l\u2019unica via di fuga possibile: il cielo.<\/p>\n<p align=\"left\">E fra cielo e terra nasce la creazione artistica, nasce il ritmo sospeso in un\u2019esperienza immersiva-performativa che non lascia margini di errore; dominazione corporea ed \u00e9loge de danse. Performance che tracima nei nostri \u201cspazi quotidiani\u201d ridefinendo \u201csimboli\u201d iconici da protagonisti, convergenza fra arti mobili ed immobili, sperimentazione incorporata ed insiemi mutevoli di processi cooperativi, necessit\u00e0 di far \u201cri-vivere\u201d quei luoghi, quei siti ed emblemi, quegli \u201cspazi di esperienza\u201d sul filo di lana, o &#8211; per dirla alla Franco Speroni &#8211; \u201csintomo del reale, lettura affascinata del mondo al di l\u00e0 di ogni prepotenza interpretativa\u201d.<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\">\n<div align=\"center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag53\/articoli\/img\/performingart_massimoschiavoni10.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"left\"><strong>Massimo Schiavoni: <\/strong><span class=\"testo_iframe\">Chi \u00e8 stata Wanda Moretti e chi \u00e8 attualmente? <\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Wanda Moretti:<\/strong> Ho iniziato la formazione\u00a0di danza tardi, seguendo\u00a0dei corsi amatoriali,\u00a0attorno ai 12 anni, studiavo in modo approssimativo ma coinvolgente. La\u00a0passione forte nella danza contemporanea \u00e8 iniziata attorno ai 18 anni e cos\u00ec mi sono data da fare per cercare altro, ho\u00a0seguito anzi inseguito insegnanti, fatto workshop, e incontrato tecniche e persone. Mi pareva che nella danza ci dovesse entrare ogni cosa, quindi oltre alla danza contemporanea anche yoga, tai chi quan, capoeira, non ho censure per nessuna forma di movimento&#8230;..\u00a0e poi Analisi del Movimento secondo gli studi di Rudolf Laban, avvenuti in seguito\u00a0e parallelamente alla formazione\u00a0nella danza educativa. Insieme sono arrivati anche gli studi di armonia dello spazio, la coreologia e l&#8217;interesse nei confronti dell&#8217;architettura e delle arti visive, le metodologie di apprendimento, l&#8217;insegnamento e la didattica dell&#8217;arte attraverso un processo corporeo.Oggi sono e mi sento il risultato di un progressivo e forse inconsapevole avvicinamento al verticale.<\/p>\n<p align=\"left\">Nel 1990 un\u2019esperienza con l\u2019artista canadese Jana Sterback che mi ha sospesa su una sua opera, <em>Remote Control<\/em> una gonna\/crinolina motorizzata a 2 mt da terra per la Biennale Arte, poi nel 93 al Teatro di Guardistallo con <em>Cassandra<\/em> di Crista Wolf arrampicata su un enorme tela di ragno realizzata in corda e posta sul boccascena e infine <em>Aprimi un nascondiglio<\/em> di e con Alda Merini nel 96 per il Festival di Poesia a Venezia, in parete un po\u2019 Mary Poppins un po\u2019 crocefissa su corda cortissima rappresentavo il mondo parallelo e imprendibile del malato psichiatrico.Da questo punto in poi il verticale \u00e8 stato una necessit\u00e0, ogni esperienza doveva essere realizzata in parete, avevo bisogno di quel punto di vista per vedere la danza e guardare lo spazio attorno a me.Tutto in salita: la pratica personale e l\u2019architettura, la ricerca di danzatori e la coreografia, le certificazioni necessarie per chi lavora sospeso da terra, la sicurezza e poi il corpo visto con altri occhi.<\/p>\n<p align=\"left\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Massimo Schiavoni:<\/strong> <\/span><span class=\"testo_iframe\">Raccontami pi\u00f9 in dettaglio come \u00e8 nata la passione e l\u2019esigenza per la danza contemporanea connessa ed associata anche a studi e metodologie dello spazio, dell\u2019architettura e della didattica dell\u2019arte. Vorrei sapere che tecniche, processi, avvenimenti e quali persone sono state indispensabili per la tua progressiva crescita artistica verso una disciplina anche versatile e multiforme, innovativa e minuziosamente complessa e delicata.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Wanda Moretti:<\/strong> Senza voler fare ora una sintesi di storia sulle origini della danza contemporanea, diciamo che diversamente da altre danze, questo genere nasce e rimane ancor oggi un percorso di ricerca sulle tecniche di costruzione del movimento e di composizione coreografica.Nello studio delle strutture di improvvisazione di Trisha Brown, ad esempio, c\u2019\u00e8 un modus operandi che consente, attraverso l\u2019applicazione di regole di rivelazione dello spazio e delle forme, associate ad un processo creativo di pratica di movimento sempre nuovo (perch\u00e9 individuale o frutto della sensibilit\u00e0 di pi\u00f9 persone), la realizzazione di un progetto artistico.Un\u2019opera d\u2019arte \u00e8 il risultato di un pensiero che ci emoziona e ci aiuta a cogliere e vedere significati diversi.<\/p>\n<p align=\"left\">Rudolf Laban, al quale dobbiamo un metodo scientifico di analisi del movimento e un sistema di notazione del movimento (cinetografia o<em> labanotation<\/em>) considera il corpo come un\u2019architettura e ci permette di riflettere sulla progettazione del movimento. Altro esempio per eccellenza il recentissimo lavoro di William Forshyte presentato nel sito <span lang=\"zxx\"><span style=\"text-decoration: underline;\"><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/synchronousobjects.osu.edu\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/synchronousobjects.osu.edu<\/a><\/span><\/span> dove l\u2019esplorazione di una breve coreografia, viene analizzata e interlacciata con differenti forme di scrittura dello spazio di visualizzazione grafica e sonora.Per quanto riguarda la didattica dell\u2019arte torno ancora alle influenze labaniane, che mi hanno spinto e mi spingono verso una ricerca sempre aperta che mette il corpo, la percezione, l\u2019arte come presupposto fondamentale alla conoscenza e alle metodologie di apprendimento. Naturalmente c\u2019\u00e8 molto altro ancora ma credo che questo sia il \u2018nocciolo\u2019.<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\">\n<div align=\"center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag53\/articoli\/img\/performingart_massimoschiavoni03.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"left\"><strong>Massimo Schiavoni: <\/strong>Come denomineresti la tua attivit\u00e0 artistica se veliamo per un attimo il termine \u201cDanza Verticale\u201d?<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Wanda Moretti:<\/strong> Direi, &#8220;pratica di spostamento dei piani spaziali&#8221;. Anzi, pratica spaziale in cui il corpo del danzatore si occupa di negoziare frontiere e confini in territori verticali e aerei con una molteplicit\u00e0 di sensibilit\u00e0, conoscenze e competenze.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Massimo Schiavoni: <\/strong> Quanto ha influito nella tua \u201cnascita\u201d e crescita artistica appartenere ad una citt\u00e0 come Venezia con la sua arte e con le sue costrizioni \u2013 seppur affascinanti e uniche \u2013 nelle dislocazioni, nei percorsi e nei tragitti \u201cimposti\u201d?<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Wanda Moretti:<\/strong> Sicuramente appartengo a Venezia e sono certo influenzata dalle pietre e dalla presenza dell\u2019acqua; qui tutto \u00e8 attenuato e attutito dall\u2019acqua, le nostre strade sono \u201cacqua\u201d, le cose e le case galleggiano, e la forza di gravit\u00e0 sembra essere meno importante. Anche la pavimentazione \u00e8 pi\u00f9 elastica e morbida rispetto alle strade di \u201cterraferma\u201d. Gli abitanti sono abituati a salire, scendere, scivolare, navigare, avanzare nell\u2019acqua alta.A volte ho l\u2019impressione che la forza magnetica che provoca le maree, provochi qualcosa anche in me.Ricordo una ricerca di alcuni urbanisti con i quali ho collaborato nel 2008 come coreografa, insieme all\u2019architetto Cristina Barbiani con la quale condivido parte di questa ricerca, per un progetto di riqualificazione dell\u2019area della Defense a Parigi: studiavano come la qualit\u00e0 dello spazio &#8211; a seconda del tipo di azione che consente , suggerisce e stimola &#8211; influenzi le qualit\u00e0 dell\u2019abitare.<\/p>\n<p align=\"left\">La performance di danza verticale che abbiamo realizzato a Parigi \u00e8 stata utilizzata come uno degli strumenti d\u2019indagine urbanistica in contesti molto particolari. Scelsi un grigio parcheggio a pi\u00f9 piani: un edificio a periscopio che arrivava a livello -4 sottoterra per sfrecciare con oltre 10 piani verso il cielo, e affiancarsi cos\u00ec ai grattacieli. Dunque, lo spettacolo serviva per vedere, se attraverso pratiche \u201cdissocianti\u201d rispetto agli usi consueti, questo potesse in qualche modo influire su spazi e persone, insomma sull\u2019abitato. Ecco, la risposta alla tua domanda \u00e8 sicuramente questa: il corpo \u00e8 il medium attraverso il quale facciamo esperienza dello spazio, siamo \u201cvettori\u201d di attraversamento dello spazio fisico, ed esprimiamo un giudizio personale in funzione all&#8217;esperienza legata al nostro corpo. Il luogo nel quale viviamo agisce sempre sul nostro fare.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Massimo Schiavoni: <\/strong> Le tue performance come nascono? I posti e le ubicazioni \u2013 palazzi storici, architetture, torri, castelli \u2013 e la coreografia vanno di pari passo o c\u2019\u00e8 una gerarchia definita?<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Wanda Moretti:<\/strong> Nella maggior parte dei casi abbiamo delle commissioni, quindi la scelta dei luoghi \u00e8 una richiesta che arriva da altri. Quello che faccio con la mia Compagnia (Il Posto) \u00e8 di interpretare le architetture che ci propongono, decidere come allestire, dove disporre i danzatori e se possibile creare qualcosa sul luogo, affinando il pi\u00f9 possibile \u201cl\u2019ascolto\u201d, nel breve periodo in cui siamo residenti in quel luogo.Per quanto riguarda la costruzione specifica dello spettacolo, il tema emerge un po\u2019 alla volta dentro di me: su questo preparo degli studi, ricerco, faccio ipotesi.Poi ne parlo a Marco Castelli, che \u00e8 il musicista che ha fondato con me la Compagnia Il Posto, e che scrive e suona la musica utilizzata nelle performance, con lui condivido il progetto e discutiamo a lungo, poi ci separiamo e ognuno elabora del materiale, per arrivare alla prove con delle proposte da esplorare.<\/p>\n<p align=\"left\">Marco \u00e8 un jazzista, suona il sax e il live electronics, \u00e8 un artista abituato a lavorare con l\u2019improvvisazione e ha un particolare talento nella progettazione del suono, tutto questo corrisponde ad un grande vantaggio per la danza e ad un forte interesse dal punto di vista concertistico. In sede di prove discuto con Marianna Andrigo, una splendida danzatrice, con me da molti anni, con una capacit\u00e0 unica e animalesca di muoversi in parete. In generale \u00e8 necessario dare pi\u00f9 stimoli possibile ed essere chiari e pronti a cogliere le proposte dei danzatori e se necessario ricominciare daccapo.<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\">\n<div align=\"center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag53\/articoli\/img\/performingart_massimoschiavoni04.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"left\"><strong>Massimo Schiavoni: <\/strong> Mi hai parlato del musicista Marco Castelli e della danzatrice Marianna Andrigo. Come vi siete conosciuti e come \u00e8 nata la vostra collaborazione? Lavori anche con altri artisti-danzatori che non sono stabili della Compagnia?<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Wanda Moretti:<\/strong> Marco era amico di amici musicisti, l\u2019ho conosciuto ad un suo concerto: oltre a suonare con diversi gruppi jazz, collabora in vari progetti dal teatro musicale, al video, alle performance, ai reading. E&#8217; sempre stato molto \u201cvario\u201d nei suoi interessi e si \u00e8 messo subito alla prova quando gli ho raccontato di quello che significava per me il verticale.La prima collaborazione insieme e con la danza verticale \u00e8 stata nello spettacolo con Alda Merini dove io danzavo in parete e lui si occupava delle musiche e suonava in scena, accompagnava e collegava la lettura delle poesie di Alda e la mia danza. Nel 1999 per il primo grande esperimento di danza verticale <em>Progetto Proteo<\/em> per 16 danzatori prodotto e realizzato nella sede dell\u2019Universit\u00e0 di Architettura di Venezia, Marco mise assieme e diresse un\u2019orchestra di 10 fiati e 6 percussionisti.<\/p>\n<p align=\"left\">Ricordo questo spettacolo con forte emozione, il chiostro era pieno di spettatori e tutto si muoveva, il suono, il movimento a terra e in aria, \u00e8 stata una grande esperienza che ci ha legato in tutti i lavori a seguire. Nel progetto con la Compagnia Il Posto, consideriamo la musica un ulteriore possibilit\u00e0 di indagare lo spazio e di aggiungere informazioni alla sua percezione. Penso sia una grande fortuna poter utilizzare la musica dal vivo e appositamente composta per la danza perch\u00e8 permette una ricerca ancora pi\u00f9 mirata e soprattutto una migliore interazione tra la forma della danza, le danzatrici tra loro e la danza con il luogo stesso della performance.Marianna \u00e8 una danzatrice che ho selezionato nel 2002, non era mai stata in parete, ma appena \u201ccambiato\u201d il piano d\u2019appoggio sotto ai suoi piedi, \u00e8 stata chiara la sua predisposizione al verticale.<\/p>\n<p align=\"left\">Era giovanissima, oggi ha 27 anni e l\u2019esperienza e l\u2019energia di una danzatrice matura che ha danzato ovunque. Con lei sono molto serena quando siamo \u201cin giro\u201d, riesce a danzare comunque, \u00e8 capace di negoziare lo spazio con l\u2019intelligenza del corpo e di gestire il suo peso, la forza e l\u2019equilibrio su finestre, grondaie, cornicioni, in 50 cm., grattacieli e casette di montagna, sulla pietra, sul marmo, sulla merlatura dei castelli, sul vetro e l\u2019alluminio, il granito e l\u2019ardesia. Tanti sono i luoghi e i materiali sui quali abbiamo lavorato. Credo che Marianna sia la memoria storica di quasi tutti i miei lavori, in questo senso ha accumulato una quantit\u00e0 di informazioni e di pratiche che la rendono oggi una fuoriclasse e per questo a volte ho difficolt\u00e0 ad affiancarla ad altri danzatori.<\/p>\n<p align=\"left\">Per qualche anno \u00e8 uscita dalla Compagnia; oggi Marianna collabora stabilmente come danzatrice e mi aiuta nel rigging (allestimento e montaggio delle corde) degli spettacoli, ha una alta competenza nella danza verticale e un importante conoscenza tecnica degli strumenti di lavoro. Gli altri danzatori che lavorano con me sono professionisti che svolgono un training di studio regolare nella loro tecnica base. A questo affiancano la preparazione della danza verticale con un training specifico del quale mi occupo personalmente quando li scelgo. Come per tutta la danza contemporanea, o nella maggior parte dei casi, accade che la formazione e l\u2019apprendimento della tecnica proceda parallelamente alla preparazione delle corografie. Le collaborazioni con altri artisti e gruppi in Italia e all\u2019estero fanno parte del mio lavoro, sono spesso chiamata per coreografie, workshop e per la produzione di eventi \u201cverticali e aerei\u201d specifici.<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\">\n<div align=\"center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag53\/articoli\/img\/performingart_massimoschiavoni05.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"left\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Massimo Schiavoni:<\/strong> <\/span> Ti ricordi e mi racconteresti a grandi linee la vostra prima performance di danza verticale? Prove, suoni, odori ed emozioni.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Wanda Moretti:<\/strong> La prima con Marco e Marianna? Conosci il Teatro Verdi di Cesena? \u00c8 un posto di tendenza, un ex teatro trasformato in locale notturno, il clima \u00e8 aggressivo e poco poetico. Avevamo un \u201ctappeto\u201d di 2500 persone incollate una all\u2019altra a guardare in su, Marianna e altre 2 danzatrici in parete, Marco ai sassofoni sulla pedana del dj, abbiamo fatto 3 set di 4\/5 minuti, l\u2019ultimo tra le 3 e le 4 di mattino. Le prove nel pomeriggio erano andate bene ricordo, non c\u2019era nessuno e non sarebbe accaduto niente fino a mezzanotte, poi il mare di gente e i bodyguard che mi scortavano ogni volta per accompagnarmi alle corde e verificarle prima delle performance, ricordo l\u2019odore dei superalcolici e un bel po\u2019 di preoccupazione per le ragazze in parete!Dopodich\u00e8 abbiamo lavorato sempre e solo all\u2019aperto, sulle facciate degli edifici, aperti su citt\u00e0 e abitanti, sotto il sole o con un freddo gelido, ma in strada\u2026 in fondo siamo artisti di strada.<\/p>\n<p align=\"left\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Massimo Schiavoni:<\/strong> <\/span>Cosa vuol dire, oggi, essere artisti di strada?<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Wanda Moretti:<\/strong> Domanda difficile! Marco risponderebbe: \u201cprendere un sacco di freddo o di caldo e dover rispondere a strane domande\u201d e Marianna: \u201c\u00e8 come essere dei giostrai, siamo li e la gente viene a guardarci\u201d. Uno degli obiettivi del nostro lavoro \u00e8 quello di avvicinare lo spazio costruito alle persone &#8211; sfumandone, per quanto possibile, i confini &#8211; quindi per me non potrebbe non essere per la strada e tra le case, scopo che non \u00e8 esattamente degli artisti di strada. Siamo \u201cun genere\u201d difficile, non rientriamo precisamente nelle attivit\u00e0 di danza, ci sentiamo pi\u00f9 affini all\u2019arte contemporanea, al teatro fisico, ma abbiamo anche l\u2019aspetto \u201caereo e acrobatico\u201d che ci avvicina alle discipline del circo: e poi i temi dell\u2019architettura e delle arti visive.Lavoriamo principalmentein spazi che si aprono, si restaurano, si inaugurano, ma anche in luoghi di archeologia industriale.<\/p>\n<p align=\"left\">Abbiamo allestito spettacoli in palazzi storici e in architetture moderne, in spazi non convenzionali, torri, campanili, case contadine, chiese, musei, ponti, alberi. Mi piace pensare che il rapporto che si crea fra i luoghi nei quali lavoriamo e la performanceha lo stesso carattere di un lavoro pubblico, in mezzo alla strada, davanti a tutti. Durante il montaggio dello spettacolo c\u2019\u00e8 un\u2019intrusione nell\u2019edificio, entriamo e usciamo da tutte le parti, \u00e8 come tessere un filo tra dentro e fuori, collegare ma anche invadere.La gente \u00e8 interessata e torna pi\u00f9 volte durante l\u2019allestimento e le prove, che spesso continuano un giorno o due, poi viene anche a vedere lo spettacolo e ci fa sapere cosa ne pensa e chiede sempre come mai nella loro citt\u00e0 e perch\u00e9 abbiamo scelto proprio quel edificio.<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\">\n<div align=\"center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag53\/articoli\/img\/performingart_massimoschiavoni06.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"left\"><strong>Massimo Schiavoni: <\/strong>Uno degli aspetti pi\u00f9 interessanti quindi \u00e8 proprio il contatto e lo scambio con il pubblico che \u201cpartecipa\u201d inevitabilmente a prove ed allestimenti. Mi racconteresti e descriveresti uno o pi\u00f9 \u201cluoghi scenici\u201d dove avete incontrato difficolt\u00e0 o in qualche modo dove \u00e8 stato pi\u00f9 \u201cdelicato\u201d lavorare sia per la fisicit\u00e0 dell\u2019edificio sia magari per altri problemi \u201cesterni\u201d alla performance in situ? In che luoghi e spazi riuscite a dare il meglio di voi?<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Wanda Moretti:<\/strong> La diga di Ridracoli, sull&#8217;appennino Romagnolo, un gigante di cemento concavo alto 103 metri e lungo quasi 500, uno spazio difficilissimo. La gente guardava dall\u2019alto del coronamento e dal basso vicino al bacino idrico, erano tutti lontanissimi e anche i danzatori tra loro. Il vuoto era impressionante, come pure l\u2019acustica, i danzatori quasi non sentivano, e la musica rimbalzava da un punto all\u2019altro creando risonanze ed echi che non siamo riusciti a correggere. C\u2019erano 10 corpi piccolissimi quasi invisibili su quella scena enorme e non sapevo in che modo farli muovere.<\/p>\n<p align=\"left\">I cento metri di corda che avanzava ad ognuno di loro e serviva per arrivare a terra aveva un peso triplicato che sembrava un bastone rigido piantato e inamovibile, il metallo dei discensori bruciava le mani dopo pochi metri, insomma era un po\u2019 tutto \u201ccontro\u201d la nostra performance! Penso che la scena fosse mozzafiato (per noi in parete lo era) ma quando un architettura \u00e8 cos\u00ec lontana dalla misura umana lo \u00e8 anche da quella naturale: mi \u00e8 sembrato che fosse refrattaria e difficile trasformarla in qualcos\u2019altro, non c\u2019era posto per la natura n\u00e9 per gli uomini.<\/p>\n<p align=\"left\">Uno dei luoghi con pi\u00f9 fascino \u00e8 stato il Fondaco dei Tedeschi a Venezia, un palazzo cinquecentesco, con un cortile interno dove si affacciano 144 archi distribuiti in 4 piani di logge, un incanto di linee e forme una sintesi perfetta. Abbiamo fatto la performance di notte lavorando su diversi ordini di altezza e su lati differenti, molta parte del pubblico era disteso a terra per vedere comodamente e si lasciava sorprendere quando vedeva la danza nascere in posti sempre diversi. I danzatori sembravano materializzarsi nello spazio e le corde non si vedevano, il suono di Marco si propagava magico e l\u2019acustica era perfetta. Avevo lavorato a lungo sul progetto di allestimento dello spettacolo: \u00e8 uno dei luoghi nei quali vorrei tornare.<\/p>\n<p align=\"left\">Un luogo estremamente delicato che ci ha stupito per la capacit\u00e0 scenica dell\u2019architettura stessa, un edificio storico nel cuore di Venezia, (una citazione da un testo antico lo indicava cos\u00ec: \u201cuna citt\u00e0 nel corpo di questa nostra\u201d), notificato alla Soprintendenza, di conseguenza un montaggio un po\u2019 \u201costeggiato\u201d tecnicamente. Io volevo assolutamente usare tutte e 4 le pareti prospicienti il cortile, era li che i mercanti tedeschi venivano rinchiusi dalle 7 di sera alle 7 di mattina ai tempi della repubblica serenissima, facevano i loro commerci e i loro giochi in quel luogo, anche rischiosi, facendo i funamboli da un lato all\u2019altro, lasciando tracce e incidendo la pietra d\u2019istria con segni ancora oggi indecifrati.<\/p>\n<p align=\"left\">Forse tutti i luoghi sono perfetti, tutti sono possibili, hanno energia diversa, anche se strutturalmente ci sono di mezzo finestre, grondaie, cornicioni e trifore. lo so quando possiedono quell\u2019energia che ha a che fare con l\u2019abitare, con la storia e la contemporaneit\u00e0 che ci appartiene.<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\">\n<div align=\"center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag53\/articoli\/img\/performingart_massimoschiavoni07.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"left\"><strong>Massimo Schiavoni:<\/strong>Sicuramente Venezia ha un fascino irripetibile dal punto di vista artistico ed empatico che non pu\u00f2 essere replicato o descritto adeguatamente in queste righe. Parlami per\u00f2 delle esperienze avute nei numerosi Festival all\u2019estero che vi hanno visti protagonisti come il Singapore Arts Festival, il Lugar a Dan\u00e7a in Portogallo o la Biennale International des Th\u00e9\u00e2tres du monde di Rabat. Spettacoli presentati, prove estenuanti, culture diverse e persone che certamente non dimenticherete facilmente.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Wanda Moretti:<\/strong> S\u00ec, persone che non dimenticheremo e che non vogliamo dimenticare: abbiamo trattato per mesi con Hang Quan, Vice Direttore del Singapore Art Festival, pensando fosse un uomo e solo quando siamo arrivati la ci siamo accorti che si trattava di una donna! Questo per farti capire come la differenza, anche solo dei modi, nella maggior parte dei casi ti fa capire con chi ti stai relazionando. Abbiamo fatto 2 spettacoli al giorno per 8 giorni e una preview per la stampa, i rigger che hanno eseguito il montaggio sull\u2019edificio erano due \u201csuperfusti\u201d maori, potenti e veloci senza un secondo di esitazione o disattenzione pur lavorando sul tetto di un grattacielo rivestito in alluminio con 40 gradi di temperatura. Eravamo ospiti di un Hilton con la piscina all\u2019ultimo piano dal quale si vedeva tutta Singapore con i suoi skyscraper e continuamente contornati da persone che ci facevano sentire perfettamente a nostro agio. E\u2019 stata un\u2019esperienza dolcissima, abbiamo lavorato molto e con energia nuova ogni giorno.<\/p>\n<p align=\"left\">Nell\u2019estate del 2005 un incendio devastante attraversava una parte della costa atlantica da Coimbra a Santiago di Compostela in Portogallo:, sembrava precedere il nostro tour, ci faceva trovare i luoghi grigi con la cenere ancora nell\u2019aria e i raggi del sole non riuscivano a varcare le citt\u00e0. Pur con questa tragedia in corso, V\u00f2 Arte non ha voluto interrompere gli spettacoli e siamo andati avanti e sentivamo la paura della gente che vedeva il cielo rosso, gli incendi erano vicini, ma venivano lo stesso a vedere lo spettacolo, si portavano una sedia e restavano a vederci con un fazzoletto sulla bocca per via della cenere, applaudivano e ci offrivano il loro vino. Ci siamo stati diverse volte, anche l\u2019anno scorso per il 7\u00b0 anniversario del CAE &#8211; Centro De Artes e Espect\u00e1culos Da Figueira Da Foz, un architettura che si affaccia sull\u2019oceano in un paesaggio surreale completamente bianco.Rodrigo Nunes era il nostro tour manager, uno studente di cinema che lavora per il Festival che insieme a \u00c2ngela Arroja della produzione ci hanno fatto passare delle serate all\u2019insegna della vida loca!<\/p>\n<p align=\"left\">Che raccontare ancora? Sempre l\u2019anno scorso Alla Biennale Internazionale del Marocco, eravamo tutti preoccupati per il montaggio, non funzionava niente e anche se c\u2019erano forse pi\u00f9 di 40 tecnici ad occuparsi del nostro riggeraggio (audio e luci) sembrava che lavorasse solo uno: ogni 3 ore un muezzin li richiamava e andavano via, tutti a pregare, poi tornavano sul set e riprendevano a fare un poco (davvero poco). Alla fine, quasi d\u2019incanto, tutto ha funzionato\u2026\u00e8 stato faticoso. Abbiamo allestito su un lato del Teatro Nazionale Mohammed V, un teatro che tiene 5.000 posti con una media di 3 spettacoli al giorno! Ogni tanto ci domandiamo ancora come fanno: il signor Hamed era il nostro location manger ci faceva da \u201ccuscinetto\u201d per qualunque cosa anche quando non serviva, con lui ci scriviamo ancora, vuole organizzarci un tour a Dubai, dove ha degli amici!<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\">\n<div align=\"center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag53\/articoli\/img\/performingart_massimoschiavoni08.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"left\"><strong>Massimo Schiavoni:<\/strong>Cosa ti consola e ti appaga pi\u00f9 di ogni altra cosa in questo stare in equilibrio fra cielo e terra? C\u2019\u00e8 qualche posto-sito dove vorresti misurarti ma che ancora non hai potuto farlo? In una parola sola dimmi (se esiste) un limite di questa disciplina cos\u00ec \u201cselvatica\u201d ma anche cos\u00ec scrupolosa.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Wanda Moretti:<\/strong> Il desiderio di volare diventa poesia e il corpo, la danza, il movimento ci aiutano a trasformare questo profondo e sottile desiderio di staccarsi da terra sfidando la gravit\u00e0, di staccarsi dalla quotidianit\u00e0 per ritrovare nel volo dell&#8217;arte, un nuovo perch\u00e9. Il confine \u00e8 non poter volare.Ci sono moltissimi luoghi per i quali mi piacerebbe creare un nuovo lavoro: l\u2019interno della Pescheria di Pesaro, il cortile di Palazzo Grassi a Venezia, Ponte Vecchio a Bassano del Grappa, il Museo del Bargello a Firenze, la Mole di Vanvitelli ad Ancona, ma potrei continuare a lungo elencando spazi in Italia e nel mondo.<\/p>\n<p align=\"left\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Massimo Schiavoni:<\/strong> <\/span>Certo, sono consapevole del tuo desiderio di esibirti in altri luoghi affascinanti e coinvolgenti non solo in Italia, e questo \u00e8 normalissimo. Mi hai gi\u00e0 parlato di esperienze \u201cparticolari\u201d, a volte difficoltose e sempre e comunque da considerare come una \u201csfida\u201d con te stessa e con l\u2019ambiente esterno. La tua performance pi\u00f9 \u201criuscita\u201d, dove il confine del non poter volare si \u00e8 manifestato al massimo, in quale occasione la potresti evidenziare? Parlami del tuo prossimo spettacolo e dei progetti futuri di questo meraviglioso progetto artistico che stai portando avanti con passione ed eleganza, con volont\u00e0 e sacrificio.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Wanda Moretti:<\/strong> E\u2019 frequente che io cammini con lo sguardo verso l\u2019alto, guardo le case e penso a dove potrei appendere i danzatori, in quale posizione un corpo che si muove avrebbe pi\u00f9 significato? Quale parte dell\u2019edificio mi mette in movimento?Le performance migliori sono quelle nelle quali l\u2019uso dello spazio emoziona tutti, insomma quando Carlo Scarpa mette un portale disteso a terra tocca i nostri sensi, suggerisce pensieri, azioni e forme.Nel futuro lo sguardo \u00e8 allo spazio come identit\u00e0 di chi vi abita, dal mio punto di vista si tratta di un\u2019idea un p\u00f2 diversa della \u201cdrammaturgia\u201d del movimento.<\/p>\n<p align=\"left\">Conservando le caratteristiche della danza verticale, dell\u2019uso degli spazi \u201cvuoti\u201d e dei diversi piani, sento il bisogno di aggiungere una riflessione sulle forme del paesaggio che ci circonda. Cerco e penso un nuovo punto di vista, un\u2019altra prospettiva visiva e cinetica che mostri l\u2019ambiente trasformarsi in figure, visioni, forme via via differenti.Voglio usare la danza per mettere in comunicazione ogni singolo spazio di un edificio con l\u2019ambiente: eliminando confini e ruoli, perch\u00e9 tutto \u00e8 un unicum riunito dalla presenza dei corpi, uno spazio che muta soltanto in funzione al corpo.<\/p>\n<p align=\"left\">Si tratta di un progetto in divenire per luoghi di varia natura, come \u00e8 avvenuto nella creazione per il Festival Valle Olona diretto da Gaetano Oliva, del CRT di Fagnano Olona &#8211; un festival che si occupa di ambiente e di paesaggio \u2013 per il quale l\u2019anno scorso abbiamo realizzato lo spettacolo in una cartiera tra le centinaia abbandonate, situate nel Parco Medio Olona in prossimit\u00e0 di Varese. L\u2019obiettivo profondo \u00e8 quello di favorire nel territorio la conoscenza reale dei luoghi da riscoprire come paesaggi e spazi che, pur apparentemente fuori dalle rotte consuete di socializzazione, appartengono invece a chi vive e abita.<\/p>\n<p align=\"left\">Suggerire una riflessione sul paesaggio modificato, sulla necessit\u00e0 di conservare e salvaguardare tracce e segni delle civilt\u00e0 che ci hanno preceduto, a partire dalla consapevolezza che la diffusione di una cultura del patrimonio si esprima anche attraverso il legame fra i luoghi e gli individui. Progetti futuri? In questo momento oltre al tour del mio nuovo spettacolo <em>Exuvia<\/em>, sono impegnata in uno studio sui serbatoi di sollevamento dell\u2019acqua all\u2019ingresso delle citt\u00e0, architetture cos\u00ec presenti nei nostri paesaggi e al nostro sguardo\u2026 sono alla ricerca non facile di una produzione per questa nuova creazione!<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\">\n<div align=\"center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag53\/articoli\/img\/performingart_massimoschiavoni09.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"left\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Massimo Schiavoni:<\/strong> <\/span>Prima di lasciarci e ringraziarti della collaborazione, vorrei chiederti in questa ultima domanda che rapporto hai con le nuove tecnologie digitali, con ad esempio il video o il mapping 3D &#8211; tecnica digitale di elaborazione in tre dimensioni usata principalmente per le architetture &#8211; e dunque se pensi possano in qualche modo \u201csperimentarsi\u201d con le tue creazioni.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Wanda Moretti:<\/strong> La mia sperimentazione \u00e8 proprio un inizio inizio, nel senso che vedo\/penso l&#8217;utilizzo del video come ulteriore indagine sullo spazio, ma comunque secondario al corpo e al movimento. Uso il video per mostrare punti di vista che il pubblico non ha modo di vedere, perch\u00e8 non pu\u00f2 posizionarsi sopra le danzatrici o sotto di loro o anche sul muro stesso l\u00ec davanti, o essere sulle case attorno. Ecco questo \u00e8 il motivo per il quale ho iniziato ad usare il video, cio\u00e8 inviare in tempo reale e senza alcuna modifica l&#8217;immagine delle danzatrici durante la performance, viste appunto da diverse angolazioni.<\/p>\n<p align=\"left\">Questa fase \u00e8 parte impegnativa dell&#8217;allestimento, nel senso che ad ogni spettacolo ripenso i \u201cpunti di vista\u201d in base al luogo nel quale ci troviamo. Il risultato\u00a0 \u00e8 riproiettare i corpi sugli edifici vicini con dimensioni diverse. Quest&#8217;idea si \u00e8 concretizzata con <em>Exuvia<\/em> che \u00e8 lo spettacolo pi\u00f9 recente con il quale stiamo girando sul tema della trasformazione. L&#8217;uso dei programmi di <em>mapping<\/em> 3D \u00e8 invece ancora solo uno studio, per capire come posso integrare la necessit\u00e0 di vedere lo spazio alle possibilit\u00e0 che ho di \u201csegnarlo\u201d oltre la danza.<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"JUSTIFY\"><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.ilposto.org\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.ilposto.org<\/a><\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Luisa Valeriani nel suo ultimo saggio Performers &#8211; figure del mutamento nell&#8217;estetica diffusa, analizza in un&#8217;unica figura artista e consumatore, pratiche socio-antropologiche di spettacolarizzazione creativa che emergono oramai dal basso; &#8216;performers&#8217; che privilegiano il proprio punto di vista ed il proprio stile mettendo in scena un&#8217;inedita creativit\u0088 artistica che sconfina nella moda, nella sociologia ma anche nella politica.<\/p>\n","protected":false},"author":131,"featured_media":15213,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[239,206],"tags":[53,63],"class_list":["post-10700","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-articles","category-issue-053","tag-interviews","tag-performing-art"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.4 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Proiezioni Sospese. 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Both represent social and anthropological practices of creative spectacularisation which nowadays emerges from below; these performers favour their point of view and their own style by staging an innovative artistic creativity that goes beyond fashion, but which is also related to both the political field as well as sociology. [:it]Luisa Valeriani nel suo ultimo saggio Performers - figure del mutamento nell'estetica diffusa, analizza in un'unica figura artista e consumatore, pratiche socio-antropologiche di spettacolarizzazione creativa che emergono oramai dal basso; 'performers' che privilegiano il proprio punto di vista ed il proprio stile mettendo in scena un'inedita creativit\u0088 artistica che sconfina nella moda, nella sociologia ma anche nella politica.[:]","og_url":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-053\/suspended-projections-the-changing-equilibria-of-wanda-moretti\/","og_site_name":"Digicult | Digital Art, Design and Culture","article_published_time":"2010-04-02T12:00:00+00:00","article_modified_time":"2020-11-01T11:42:41+00:00","og_image":[{"width":500,"height":333,"url":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/performingart_massimoschiavoni02.jpg","type":"image\/jpeg"}],"author":"Massimo Schiavoni","twitter_misc":{"Scritto da":"Massimo Schiavoni","Tempo di lettura stimato":"49 minuti"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-053\/suspended-projections-the-changing-equilibria-of-wanda-moretti\/","url":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-053\/suspended-projections-the-changing-equilibria-of-wanda-moretti\/","name":"Proiezioni Sospese. 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