{"id":10693,"date":"2010-04-02T12:00:00","date_gmt":"2010-04-02T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-053\/donkijote-by-cristian-bettini-the-sustainable-slowness-of-being\/"},"modified":"2020-11-01T10:30:30","modified_gmt":"2020-11-01T09:30:30","slug":"donkijote-by-cristian-bettini-the-sustainable-slowness-of-being","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/hacktivism\/donkijote-by-cristian-bettini-the-sustainable-slowness-of-being\/","title":{"rendered":"Il Donkijote Di Cristian Bettini. La Sostenibile Lentezza Dell&#8217;essere"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">C&#8217;era una volta un uomo, che viaggiava con un asino. E con loro c&#8217;erano anche un GPS, una placca solare, un portatile con un modem e una videocamera. E i passi dell&#8217;asino guidavano l&#8217;uomo nella natura, passi molto diversi da quelli che fanno gli uomini da quando camminano nelle citt\u00e0. L&#8217;asino si chiamava <span class=\"testo_iframe\">Minuto <\/span>e <span class=\"testo_iframe\">l&#8217;Italianissimo<\/span><span class=\"testo_iframebold\"> Cristian Bettini<\/span> lo ha usato come accompagnatore e come metronomo del suo cammino in un progetto artistico (<span class=\"testo_iframebold\">Donkijote <\/span><span class=\"testo_iframe\">terzo capitolo di un progetto complesso nato come<\/span> <span class=\"testo_iframebold\"> Lasino.org<\/span>, e proseguito come <span class=\"testo_iframebold\">Donkeypedia<\/span>) che gli ha permesso di scoprire l&#8217;affascinante regione delle Asturie in Spagna, con i piedi per terra.<\/p>\n<p>Percorrendo sentieri pi\u00f9 che strade, armati di strumenti minimi di comunicazione e della compagnia del fotografo <span class=\"testo_iframebold\">Mart\u00edn Ruano<\/span>, Cristian e Minuto hanno cercato di ricreare una memoria comune, di rimappare un territorio (quello della regione delle Asturie, in Spagna) e un patrimonio antropologico che rischiano di cadere nell&#8217;oblio; di andare quindi in cerca di risposte, di informazioni, di una poetica collettiva che si possa condividere attraverso i media digitali. Ma che tenga assolutamente presente la necessit\u00e0 di una dimensione di vita e di un&#8217;esperienza pi\u00f9 umana e reale. &#8220;Festina lente&#8221; \u00e8 il motto che Cristian porta tatuato su una gamba e che cerca di diffondere proponendo l&#8217;atto del camminare come un processo cognitivo.<\/p>\n<p>Il progetto, gi\u00e0 realizzato in passato in Italia e in Olanda, ha vinto lo scorso anno il concorso <span class=\"testo_iframebold\">Digital_LAB del LABoral di Gij\u00f3n <\/span><span class=\"testo_iframe\">ed \u00e8 stato quindi adattato ad un esplorazione del territorio Asturiano<\/span>, diventando poi un altro &#8220;racconto contemporenao&#8221; (questa volta ambientato nel nord della Spagna), curato da <span class=\"testo_iframebold\">Roberta Bosco e Stefano Caldana<\/span>. Il progetto \u00e8 stato documentato su Internet nel corso della sua realizzazione ed \u00e8 stato aperto alla partecipazione del pubblico sotto molteplici punti di vista.<\/p>\n<p>Innanzitutto, era possibile seguire il viaggio sul sito: leggere il diario di bordo, vedere le fotografie, localizzare i viaggiatori sulla mappa e contribuire lasciando commenti. Poi, chi voleva, poteva unirsi fisicamente al viaggio, anche solo per alcuni brevi tratti, cosa che non pochi scelsero di fare. Infine, si poteva assistere alla mostra presso il LABoral di Gij\u00f3n e altri laboratori, dove Cristian presenziava al termine di ogni viaggio (in tutto, nelle Asturie ne ha fatti quattro). Un vero progetto di cross medialit\u00e0 tra piattaforme reali e virtuali, di geoesplorazione sia fisica che online di un determinato territorio, di integrazione di tecnologie di localizzazione e networkiing per una compartecipazione dell&#8217;artista e del pubblico all&#8217;opera stessa.<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag53\/articoli\/img\/hacktivism_barbarasansone01.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>Tutta la documentazione \u00e8 ancora presente sul sito web e sul blog dell&#8217;artista ed \u00e8 cos\u00ec generosa da accontentare pienamente le curiosit\u00e0 dei nostri lettori. Qui daremo dunque spazio alla chiacchierata che abbiamo avuto il piacere di fare con Cristian Bettini durante i giorni dela sua partecipazione al festival <span class=\"testo_iframebold\">The Influencers 2010 di Barcellona<\/span>.<\/p>\n<p><strong>Barbara Sansone e Jordi Salvad\u00f2:<\/strong> Allora Crstian, vuoi raccontarci come \u00e8 nato il progetto Donkijote?<\/p>\n<p><strong>Cristian Bettini:<\/strong> Il progetto viene da una necessit\u00e0 interiore, da riflessioni filosofiche sul contemporaneo, sul tempo e sullo spazio, su come entriamo in contatto con il mondo che ci circonda: concetti che nell&#8217;ultimo secolo sono cambiati molto, disorientandoci notevolmente. Inoltre, ci sono le mie inquietudini personali: vedo una societ\u00e0 sempre pi\u00f9 egemonica e pesante nella vita di chiunque e noto che si stanno cercando alternative, vie di fuga. Per questo ho bisogno di ritrovare una narrazione personale che non sia <em>mainstream<\/em> e di connettermi con il territorio dove sono presenti tutti gli altri e dove in realt\u00e0 c&#8217;\u00e8 moltissma gente che pensa in modo diverso. In pi\u00f9, entra in gioco l&#8217;immagine poetica di un uomo con un asino, che in giro \u00e8 una distorsione della realt\u00e0, nel nostro occidente appare come un errore, perch\u00e9 non si vede quasi pi\u00f9.<\/p>\n<p>Questo provoca una reazione immediata nelle persone che ci vedono: \u00e8 come se ricordassero, come se qualcosa suonasse noto. Artisti, economisti, fisici e scienziati dicono che stiamo andando dalla parte sbagliata. Non si riesce a fare un cambio, credo perch\u00e9 fondamentalmente ci \u00e8 stata tolta la narrazione, la poetica che unisce le cose. Un tempo la gente, quando lavorava nei campi o nelle miniere, cantava, si univa per cantare. Noi non lo facciamo pi\u00f9. Quindi io, con le mie povere capacit\u00e0, cerco di recuperare questo contatto: cammino, scrivo, faccio le foto, parlo con la gente.<\/p>\n<p><strong>Barbara Sansone e Jordi Salvad\u00f2:<\/strong> Non credi per\u00f2 che questa narrazione, questa poetica, che effettivamente \u00e8 andata persa nella vita quotidiana, si stia recuperando nelle varie forme di espressione artistica, anche grazie alle nuove tecnologie?<\/p>\n<p><strong>Cristian Bettini:<\/strong> \u00c8 un percorso di ricerca che \u00e8 stato innescato. Ma per ora ho la sensazione che gli anni che stiamo per affrontare siano sterili, si traducano in un periodo in cui si possa solo resistere.Tutto funziona sempre a ondate e le innovazioni culturali e artistiche avvengono in fasi predeterminate: c&#8217;\u00e8 un boom e poi un momento che \u00e8 propedeutico al seguente. I prossimi anni li vedo abbastanza duri. Magari \u00e8 solo una sensazione personale, ma fino a poco tempo fa, quando emersero gli Yes Men, i Wu Ming, gli 01 e molti altri, non ce l&#8217;avevo.<\/p>\n<p>\u00c8 un po&#8217; che non succede qualcosa che faccia girare pagina. Probabilmente \u00e8 una trasformazione ancora in corso. Secondo me le persone che partecipano a eventi come The Influencers ad esempio (non solo quelli che presentano i loro progetti, ma anche coloro che vengono semplicemente ad assistere) funzionano da anticorpi nella societ\u00e0 e resisteranno sempre, ci saranno sempre, anche se in alcuni momenti di pi\u00f9 e in altri meno.<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag53\/articoli\/img\/hacktivism_barbarasansone06.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><strong>Barbara Sansone e Jordi Salvad\u00f2:<\/strong> Hai scelto il nome Donkijote per l&#8217;asino, per la sua componente visionaria?<\/p>\n<p><strong>Cristian Bettini:<\/strong> Il nome <span class=\"testo_iframebold\">Donkijote<\/span> \u00e8 dovuto al legame con l&#8217;asino e con la Spagna. Il progetto ebbe origine in Italia sotto il nome di<span class=\"testo_iframebold\"> Lasino.org<\/span>, dove cominci\u00f2 come progetto indipendente. Poi trovai un produttore, presentando due seminari alla Comunit\u00e0 Europea e cos\u00ec me lo fecero fare in Olanda, con la Creative \/ Media Industry e dove divenne il progetto <span class=\"testo_iframebold\">Donkeypedia<\/span>. Infine approd\u00f2 in Spagna nel centro d&#8217;arte LABoral di Gij\u00f3n. Quindi si tratta di tre progetti che in realt\u00e0 sono lo stesso ma avvenuti in modalit\u00e0 diverse.<\/p>\n<p><strong>Barbara Sansone e Jordi Salvad\u00f2:<\/strong> Quali sono le differenze tra le tre esperienze?<\/p>\n<p><strong>Cristian Bettini:<\/strong> La prima \u00e8 stata caratterizzata dall&#8217;indipendenza, che mi ha permesso di viverla con estremo piacere. Nelle altre ci sono stati tipi di pressioni differenti. Quando alle spalle avevo una produzione non mi veniva imposto niente ma mi trovavo in un altro tipo di ambiente che funzionava con un altro linguaggio e altre modalit\u00e0 che andavano rispettate. Per esempio, nel progetto in Italia la mia faccia non appariva mai e in seguito invece dovetti assumere un&#8217;identit\u00e0 definita che si relazionasse con il pubblico. Secondo me, la migliore realizzazione rispetto a quello che mi ero immaginato \u00e8 stata quella al LABoral, ma il pi\u00f9 bel viaggio che ho fatto credo che sia stato quello in Italia, forse perch\u00e9 mi sono ricostruito un ricordo della mia terra e anche perch\u00e9 \u00e8 stato il pi\u00f9 lungo.<\/p>\n<p><strong>Barbara Sansone e Jordi Salvad\u00f2:<\/strong> Una domanda aperta: i concetti portanti del tuo progetto sono lentezza, silenzio e comunicazione.<\/p>\n<p><strong>Cristian Bettini:<\/strong> Una volta mi \u00e8 capitato di camminare per un giorno intero, fianco a fianco per pi\u00f9 di 30 km, con una persona Canadese e ci siamo parlati solo la sera. E alla sera per\u00f2 c&#8217;era una conoscenza profonda tra di noi. Il silenzio \u00e8 una delle forme di comunicazione pi\u00f9 forti, perch\u00e9 d\u00e0 attenzione, \u00e8 un linguaggio che lascia spazio a un contatto pi\u00f9 profondo. Il linguaggio stesso di oggi mi lascia perplesso perch\u00e9 molte parole hanno assunto un significato diverso da quello etimologico. Pensate a &#8220;economia&#8221;, che era quasi sinonimo di risparmio e ormai significa pi\u00f9 spreco, almeno in quanto a forma di utilizzazione delle risorse. &#8220;Viaggio&#8221; viene da &#8220;viaticum&#8221;, il cibo che si portava le gente per il viaggio, poi \u00e8 diventato il tragitto tra un posto e l&#8217;altro. Nella nostra societ\u00e0 fare un viaggio significa andare in un posto in modo cos\u00ec veloce che il tragitto quasi non esiste pi\u00f9.<\/p>\n<p>La lentezza mi permette di riappropriarmi di me, del mio essere, che non \u00e8 cos\u00ec scontato. Pensate a quanto sono aumentate le cose che facciamo nel quotidiano: sono tantissime, troppe. Io ho un&#8217;altra velocit\u00e0, il mio cuore ha un altro ritmo e camminare, tanto pi\u00f9 con un asino, mi permette di ritrovarlo, di entrare in uno stato di trance dove i pensieri a poco a poco vanno per conto loro, come in una sorta di meditazione. E non \u00e8 un&#8217;esigenza solo mia: nella storia esistono scrittori e filosofi che se non camminavano impazzivano. Camminare \u00e8 la prima cosa che impara un bambino, prima ancora di parlare. Con Mart\u00edn, il fotografo con cui ho viaggiato delle Asturie, passavamo spesso giornate in silenzio.<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag53\/articoli\/img\/hacktivism_barbarasansone03.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><strong>Barbara Sansone e Jordi Salvad\u00f2:<\/strong> Ci racconti qualche aneddoto di viaggio, qualche cosa di speciale che ti \u00e8 accaduto, qualche incontro speciale?<\/p>\n<p><strong>Cristian Bettini:<\/strong> Ci sono molte storie che mi sono rimaste in mente. Nelle Asturie mi \u00e8 piaciuta la storia di un Italiano del secolo scorso che \u00e8 andato a vivere l\u00e0 a fare il cacciatore di balene. S\u00ec, fino al secolo scorso nel golfo di Biscaglia c&#8217;erano le balene! \u00c8 stato bello anche attraversare le zone delle miniere, sedi di un pezzo di storia importantissimo della rivoluzione Spagnola, dove tra la gente si vedono un&#8217;empatia e una solidariet\u00e0 che non sono state ancora cancellate. Si ferma una persona, ci vede, va al panificio e ci porta da mangiare. Chiedi un&#8217;indicazione e ti invitano a casa. Ho conosciuto un pensionato che quando \u00e8 morto Franco aveva ancora due anni di carcere da fare per le attivit\u00e0 sindacali, che si facevano nei boschi, perch\u00e9 erano illegali. L&#8217;ultimo maqui dalle montagne \u00e8 sceso negli anni Sessanta.<\/p>\n<p>Oppure, as esempio, storicamente \u00e8 interessante che la resistenza nelle fabbriche occupate nelle Asturie \u00e8 stata possibile (mi \u00e8 sembrato) perch\u00e9 tutti avevano una terra, un orto, un maiale, un albero di mele per fare il sidro. Quindi se volevi combattere il sistema potevi farlo, perch\u00e9 avevi da mangiare. Noi non abbiamo niente e non possiamo fare uno sciopero a oltranza perch\u00e9 dopo un mese siamo tutti a capo chino a rimetterci. E questo ce l&#8217;anno portato via in una generazione: i miei nonni ce l&#8217;avevano. Un altro ricordo \u00e8 quello di un monaco in Toscana che mi diceva che &#8220;persona&#8221; deriva dal latino &#8220;personare&#8221;, vibrare con: noi esistiamo solo nel momento in cui ci relazionamo musicalmente con un altro. Bello, no? Oppure in Olanda andai a visitare una fattoria di produzione di latte e vennero fuori alcune curiosit\u00e0.<\/p>\n<p>Innanzitutto il latte che viene commercializzato non \u00e8 pi\u00f9 naturale, perch\u00e9 per essere venduto deve presentare dei parametri chimici e organolettici specifici. Inoltre, questa famiglia produceva 20.000 litri di latte al giorno e aveva una fattoria assolutamente industrializzata dove tutto era meccanizzato.Ne erano molto contenti perch\u00e9 grazie a questo la loro vita era cambiata molto negli ultimi vent&#8217;anni: finalmente non dovevano pi\u00f9 svegliarsi alle 5 del mattino ma potevano dormire fino alle 8, per esempio. E cercavano di convincermi del fatto che viviamo nel migliore dei mondi possibili, ma poi un dettaglio mi colp\u00ec: mi invitarono a casa a bere il caff\u00e9 e il latte lo compravano al supermercato! Si sta distaccando completamente il cordone ombelicale tra l&#8217;uomo e la terra. Perso quello, ottenute solo le produzioni industriali, perdiamo tutto, finiamo per vivere in un mondo artificiale, come gi\u00e0 avviene nelle citt\u00e0. Mi interessa il fatto che nel territorio ci sono conoscenze che sono ancora disperse e che la nostra generazione pu\u00f2 ancora salvarle.<\/p>\n<p><strong>Barbara Sansone e Jordi Salvad\u00f2:<\/strong> Sei ottimista. Credi veramente che si possano ancora salvare?<\/p>\n<p><strong>Cristian Bettini:<\/strong> Io credo che ci sar\u00e0 sempre gente che non accetter\u00e0 questo cambiamento, coloro che prima chiamavo &#8220;anticorpi&#8221;. La morfologia di un territorio in s\u00e9 stessa contiene tutto: vi puoi osservare tutto quello che \u00e8 scritto sui libri, come l&#8217;economia e la storia. Con un occhio attento e tempo a disposizione tutto viene a galla, per\u00f2 con un&#8217;empiricit\u00e0 importante. Per esempio, ultimamente sta andando molti di moda il <em>mapping<\/em>, fino a diventare addirittura ridondante. Ma tra guardare una mappa e conoscere il territorio c&#8217;\u00e8 l&#8217;esperienza: se vi rinunciamo, se non connettiamo le due cose, sono informazioni sterili.<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag53\/articoli\/img\/hacktivism_barbarasansone04.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><strong>Barbara Sansone e Jordi Salvad\u00f2:<\/strong> Gi\u00e0, in effetti oggi la sovrabbondanza di informazioni, o la loro facilit\u00e0 di accesso, ci permette di sapere molto di un luogo prima ancora di visitarlo. Per quello, per esempio, noi pensiamo che un viaggio breve non abbia pi\u00f9 senso, ma sia necessario trascorrere qualche mese in un luogo per scoprirne le pieghe dove non arriva l&#8217;informazione, ma solo l&#8217;esperienza.<\/p>\n<p><strong>Cristian Bettini:<\/strong> Sono assolutamente d&#8217;accordo ed \u00e8 cos\u00ec che mi muovo da anni. Se mi capita di andare in Francia o in Inghilterra ci resto almeno quattro mesi, per darmi il tempo di capire. Non mi interessa passarci un fine settimana. Un&#8217;altra cosa che sta succedendo \u00e8 che siamo arrivati ormai dappertutto e anche in modo pesante. Quando sono stato in India, con l&#8217;immagine che ne abbiamo e le informazioni che riceviamo, anche attraverso la gente di qui che si rifugia l\u00e0 per trovare una dinamica pi\u00f9 umana in un posto dove la vita costa poco, mi sono accorto che abbiamo portato l\u00e0 quello da cui scappiamo. Ho incontrato viaggiatori che viaggiano da 30 anni e dicono che non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 un posto dove andare: \u00e8 gi\u00e0 arrivato tutto dovunque.<\/p>\n<p>Le statistiche degli ultimi anni rivelano poi che c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 gente che vive nelle citt\u00e0 che fuori dalle citt\u00e0 stesse. Questo \u00e8 un cambio importante, focale, che per assurdo sta facendo svuotare un territorio che invece era sempre stato abitato, come ho potuto notare nelle Asturie. E che \u00e8 ricco di risorse. Si stanno aprendo dei buchi nella nostra mappa. Ad appena 100 km da Oviedo ci sono paesi abitati solo da pensionati che tra 30 anni saranno deserti. L&#8217;uomo \u00e8 andato camminando a scoprire tutto il mondo e adesso in qualche modo \u00e8 in corso un processo inverso. \u00c8 affascinante.<\/p>\n<p><strong>Barbara Sansone e Jordi Salvad\u00f2:<\/strong> Diremmo pi\u00f9 curioso che affascinante. In realt\u00e0 \u00e8 molto triste.<\/p>\n<p><strong>Cristian Bettini:<\/strong> No, affatto. Per me invece \u00e8 una speranza (ride).<\/p>\n<p><strong>Barbara Sansone e Jordi Salvad\u00f2:<\/strong> No, certo, tornano a esserci zone libere che si possono &#8220;colonizzare&#8221; secondo la propria filosofia, ma magari dal punto di vista della collettivit\u00e0 sarebbe pi\u00f9 bello che si potesse vivere il mondo con una distribuzione pi\u00f9 omogenea e in una maniera pi\u00f9 naturale, no? E tornando al tuo viaggio con Mart\u00edn a con l&#8217;asino Minuto, dove dormivate? Vi ospitava la gente? Dove mangiavate?<\/p>\n<p><strong>Cristian Bettini:<\/strong> Avevamo una tenda, a volte dormivamo in granai, a volte a casa di gente, negli alberghi per i pellegrini sul cammino di Santiago. Avevamo un budget molto ridotto. Viaggiavamo con un fornelletto a gas, mangiavamo pane e formaggio, a volte ci invitavano a cena ma non era la norma.<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag53\/articoli\/img\/hacktivism_barbarasansone05.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><strong>Barbara Sansone e Jordi Salvad\u00f2:<\/strong> E il tuo rapporto con l&#8217;asino?<\/p>\n<p><strong>Cristian Bettini:<\/strong> Ho imparato a trattare gli asini stando due mesi presso un&#8217;associazione a Pragelato, in provincia di Torino, e poi durante le mie esperienze precedenti. Con Minuto all&#8217;inizio abbiamo dovuto stabilire le gerarchie, ma dopo appena qualche giorno, trovandosi lontano da casa, lui ci ha assunto come suoi punti di riferimento e tutto \u00e8 diventato naturale. Ci siamo anche chiesti se si stava godendo il viaggio. Dalla rete ci arrivavano commenti che ci accusavano di sfruttamento, ma in realt\u00e0 noi non lo montavamo, n\u00e9 lo caricavamo di tutti i bagagli. Abbiamo cercato di stabilire un rapporto il pi\u00f9 possibile paritario: i pesi erano equamente distribuiti e spesso, quando ci trovavamo sui sentieri, ci facevamo condurre da lui. Io credo che il viaggio gli sia piaciuto, anche se in un modo diverso da come potrebbe apprezzarlo un umano.<\/p>\n<p>Minuto per esempio non aveva mai visto il mare e quando gli \u00e8 apparso davanti si \u00e8 fermato a contemplarlo. I suoi proprietari addirittura dicono che da quando \u00e8 tornato dal viaggio \u00e8 molto pi\u00f9 socievole, come se questa esperienza fosse stata in un certo senso &#8220;terapeutica&#8221; anche per lui. Volevano lasciarmelo ma non ho dove tenerlo e credo che stia meglio dove \u00e8 sempre vissuto. Viaggiare con un animale \u00e8 bello anche perch\u00e9 ti porta a prenderti cura di qualcuno prima che di te stesso, che \u00e8 un&#8217;ottima pratica, consigliata fin dalla Cabala. E gli animali sono interessanti perch\u00e9 sanno sempre le cose prime di te: Minuto al mattino ragliava appena aprivo gli occhi e non poteva vedere che mi ero svegliato perch\u00e9 ero ancora dentro la tenda. Oppure si \u00e8 accorto che il viaggio era concluso prima ancora che giungessimo effettivamente alla destinazione finale.<\/p>\n<p><strong>Barbara Sansone e Jordi Salvad\u00f2:<\/strong> Avr\u00e0 un futuro questo progetto?<\/p>\n<p><strong>Cristian Bettini:<\/strong> Non lo so. A volte me lo chiedo. Sicuramente avranno un futuro la mia relazione con gli asini e la mia voglia di camminare 1.000 km all&#8217;anno. Sar\u00e0 un progetto nel Web? Non lo so. Certamente mi interessa usare forme di comunicazione gratuite e non ho voglia di fare un libro di queste esperienze. Certo potrebbe essere interessante per le fotografie di Mart\u00edn, ma mi piace il fatto che questo progetto abbia avuto un&#8217;inizio e una fine e che la gente possa essersela goduta in tempo reale e gratis.<\/p>\n<hr \/>\n<p><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.donkijote.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.donkijote.org\/<\/a><\/p>\n<p><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.flickr.com\/photos\/donkijote-org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.flickr.com\/photos\/donkijote-org\/<\/a><\/p>\n<p><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/lasino.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/lasino.org\/<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C&#8217;era una volta un uomo, che viaggiava con un asino. E con loro c&#8217;erano anche un GPS, una placca solare, un portatile con un modem e una videocamera. 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The donkey was called Minuto, and the Italian Cristian Bettini used him as a guide and as a metronome for his journey through an artistic project (Donkijote - third chapter of a complex project that started off as Lasino.org, and then continued as Donkeypedia) which allowed him to discover the fascinating Asturias region in Spain with his feet firmly on the ground. [:it]C&#039;era una volta un uomo, che viaggiava con un asino. E con loro c&#039;erano anche un GPS, una placca solare, un portatile con un modem e una videocamera. E i passi dell&#039;asino guidavano l&#039;uomo nella natura, passi molto diversi da quelli che fanno gli uomini da quando camminano nelle citt\u0088. 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