{"id":10688,"date":"2010-04-02T12:00:00","date_gmt":"2010-04-02T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-053\/telcosystems-machines-and-audiovisual-horizons\/"},"modified":"2020-11-01T12:42:59","modified_gmt":"2020-11-01T11:42:59","slug":"telcosystems-machines-and-audiovisual-horizons","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-053\/telcosystems-machines-and-audiovisual-horizons\/","title":{"rendered":"Telcosystems: Macchine E Orizzonti Audiovisivi"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\"><span class=\"testo_iframebold\">David Kiers, Gideon Kiers e Lucas Van Der Velden sono i Telcosystems<\/span>, gruppo di ricerca audiovisiva di matrice Olandese, conosciuti e stimati a livello internazionale per il rigore estetico e concettuale dei loro progetti, siano essi live performance o installazioni ambientali. Da anni, si muovono sia a livello accademico (hanno studiato al Royal Conservatory del Royal Academy dell&#8217;Aia), che curatoriale (Lucas Van Der Velden \u00e8 uno dei direttori del festival di arti audiovisive e multimediali <span class=\"testo_iframebold\">Sonic Acts<\/span>), che artistico sulle possibili estensioni, emotive e percettive, del rapporto suono-immagine in relazione allo spazio fisico circostante e al rapporto con il pubblico.<\/p>\n<p>Con un metodo di lavoro prevalentemente incentrato sull&#8217;utilizzo di software e strumenti di produzione audiovisiva digitale, Telcosystems hanno saputo creare, nel corso di poco pi\u00f9 di 5 anni di attivit\u00e0 e con una produzione tutto sommato limitata rispetto ad altre esperienza artistiche in questo ambito, un immaginario e un percorso di ricerca che \u00e8 andato spesso al di l\u00e0 della pura rappresentazione di suoni e immagini e della lora possibile compenentrazione in termini estetici, tecnici o percettivi.<\/p>\n<p>Per <span class=\"testo_iframebold\">Telcosystems<\/span> infatti, elemento questo che a volta traspare con fatica nei loro lavori a meno di non comprenderne a fondo l&#8217;idea e il concept alla base, la tensione \u00e8 sempre quella di ricercare una possibile rappresentazione audiovisiva di sistemi complessi partendo da elementi unitari semplici, sia in termini di suono che di visual.<\/p>\n<p>Collocandosi in termini di ricerca tecnica e formale a cavallo tra il lavoro di<span class=\"testo_iframebold\"> Granular Synthesis<\/span> (sulla percezione, il rapporto con lo spazio, il lavoro su sistemi elementari di suono e immagine) e quello di <span class=\"testo_iframebold\">Alva Noto<\/span> (la visualizzazione di sistemi complessi a partire da elementi infinitesimi tramite processi evolutivi, il dialogo emotivo con il pubblico, la tensione a sondare nuove possibilit\u00e0 procedurali legate al rapporto tra uomo e tecnologia), i Telcosystems hanno per\u00f2 sviluppato un discorso autonomo e maturo, arricchito se vogliamo, di alcuni elementi che oseremmo definire &#8220;fuori dal comune&#8221; nell&#8217;ambito dell&#8217;arte audiovisiva contemporanea.<\/p>\n<p>Motivo che poi mi ha spinto a parlare con loro in questa prima intervista in colpevole ritardo, dopo ben 5 anni di storia della rivista.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/numero53_Telcosystems-02.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-35881\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/numero53_Telcosystems-02.png\" alt=\"numero53_Telcosystems 02\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/numero53_Telcosystems-02.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/numero53_Telcosystems-02-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p><em>12_series<\/em> \u00e8 il loro penultimo progetto, guarda caso sviluppato da un centro come il<span class=\"testo_iframebold\"> Spatial Media Laboratories<\/span>, in collaborazione con il <span class=\"testo_iframebold\">Baltan Laboratories<\/span> ed esposto nel 2009 presso la Wood Street Galleries di Pittsburgh, di cui \u00e8 uscito recentemente un bellissimo libretto celebrativo con DVD arricchito dei testi di Arie Altena, Joost Rekveld e . Un centro, il Baltan, che infatti opera sul rapporto tra arte e scienza, o comunque sul crinale espressivo tra creativit\u00e0 umana e artificiale. E&#8217; difatti su questo principio portante che si basa il lavoro <em>12_series<\/em>, l&#8217;inegrazione possibile cio\u00e8 tra l&#8217;espressione dell&#8217;uomo e quella programmata, ma in certi casi autonoma, delle macchine.<\/p>\n<p>Esplorando da un lato i confini sensoriali della percezione umana, e seguendo dall&#8217;altro un percorso iniziato precedentemente con lavori come <em>Mortal Electrics o Loudthings<\/em> sulla capacit\u00e0 di auto-organizzazione di sistemi complessi di network di dati e processi algoritmici, con <em>12_series<\/em> Telcosystems hanno introdotto l&#8217;utilizzo dei comportamenti generativi, mutuati in chiave binaria dalle teorie evoluzionistiche e dalla scienza biochimica nei suoi pi\u00f9 tipici processi di imitazione, mutazione, ricombinazione di soggetti viventi.<\/p>\n<p>Nel caso di<em> 12_series<\/em> i soggetti in questione sono per l&#8217;appunto 12 macchine, 12 Mini_Mac per la precisione accompaganti da 12 speaker, installati nello spazio quasi come un omaggio al <em>12 Tv Sets<\/em> di Paikiana memoria, e che al maestro Coreano devono sicuramente un rimando al estetizzazione della tecnologia, alla sua capacit\u00e0 di modificarsi sotto influenza di un elemento esterno (in questo caso non un magnete quanto piuttosto il comportamento e l&#8217;influenza della macchina vicina) e alla relazione emotiva e sensoriale in grado di crearsi tra opera e pubblico.<\/p>\n<p>Processi decisionali complessi attivati da ogni singola macchina in funzione del comportamento del sistema collettivo, per una nuova forma di produzione audiovisiva che, forse per la prima volta in quest&#8217;ambito sempre molto pi\u00f9 vicino ai linguaggi del cinema, del video o del suono, introduce alcuni dei temi chiave dall&#8217;arte generativa e della software art: a dispetto di un DNA binario identico, la macchina \u00e8 in grado di produrre autonomamente bellissimi orizzonti audiovisivi, che forse potrebbero costituire una nuova frontiera creativa di un universo produttivo che conosci oggi un momento sicuramente di stanca.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/numero53_Telcosystems-03.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-35882\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/numero53_Telcosystems-03.png\" alt=\"numero53_Telcosystems 03\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/numero53_Telcosystems-03.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/numero53_Telcosystems-03-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Marco Mancuso:<\/strong> Innanzitutto penso che i lettori siano curiosi di sapere qualcosa in pi\u00f9 sulla genesi del progetto <em>12_series<\/em>, alla cui conclusione avete pubblicato un elegantissimo booklet e un dvd. Dunque, quando ha preso avvio il progetto e come avete cominciato a sviluppare le idee di<em> 12_series<\/em>, forse anche in relazione allo spazio della galleria?<\/p>\n<p><strong>Telcosystems:<\/strong> Abbiamo cominciato a sviluppare le prime idee del progetto <em>12_series<\/em> nel 2006. In quel periodo stavamo lavorando ai sistemi di spazializzazione audio multicanale, ma sempre usando un unico canale video. Ritenevamo inotre interessante rendere anche la parte visiva pi\u00f9 spaziale e multicanale. Un ulteriore punto di partenza era l\u2019idea di avere una nuvola di macchine in grado di generare suoni e composizioni sulla base di semplici principi \u201cevolutivi\u201d.<\/p>\n<p>Ognuna con la propria voce, o carattere, ma allo stesso tempo consapevole della macchina vicina e delle pulsioni della nuvola in generale. Niente di speciale, solo imitazione, mutazione e ricombinazione. Tra il 2007 e il 2008 abbiamo realizzato varie versioni di prova per studiare il funzionamento di tale sistema composizionale.<\/p>\n<p>Ci ha preso parecchio tempo ma alla fine abbiamo escogitato un modello di lavoro rispondente ai nostri criteri; una serie abbastanza dinamica di generatori audiovisivi in grado di produrre risultati interessanti in un pi\u00f9 lungo periodo di tempo, la giusta combinazione di istruzioni elementari per creare risultati complessi, il giusto equilibrio tra autonomia e controllo al fine di creare una libert\u00e0 di scelta e, cosa pi\u00f9 importante, un senso di armonia tra gli individui.<\/p>\n<p>In quel periodo eravamo in contatto con <span class=\"testo_iframebold\">Murray Horne, il curatore della Wood Street Galleries<\/span>e lo spazio offertoci per la mostra era l\u2019ideale per realizzare un orizzonte audiovisivo con altoparlanti e schermi.<\/p>\n<p><strong>Marco Mancuso:<\/strong><em>12_series<\/em> si ispira ai principi evolutivi e agisce come un unico corpo vivo, che letteralmente respira e vive nell\u2019oscurit\u00e0 e la cui esistenza \u00e8 il risultato di un processo evolutivo delle 12 parti (sottocorpi) di cui \u00e8 formato. Allo stesso tempo l\u2019evoluzione di ogni parte \u00e8 strettamente legata al risultato generativo della parte che lo affianca. Ho trovato delle somiglianze con un vostro progetto passato: <em>Meta_Epics<\/em>. Come in <em>12_series<\/em>, il computer genera e compone in tempo reale dei modelli audiovisivi che si influenzano reciprocamente. Considerate quindi <em>12_series<\/em> come il passo successivo in tale tipo di ricerca? E se s\u00ec, quali sono le differenze tra i due progetti?<\/p>\n<p><strong>Telcosystems:<\/strong> Effettivamente, con il progetto <em>Meta_Epics<\/em> avevamo esaminato i principi alla base dei processi generativi in relazione al feedback audiovisivo; in <em>12_series<\/em> l\u2019accento \u00e8 invece posto sui principi evolutivi della composizione stessa. Se in <em>Meta_Epics<\/em> ci concentravamo su precise idee composizionali pi\u00f9 ristrette all\u2019interno di un sistema di una singola entit\u00e0, con <em>12_series <\/em>orientiamo tutti i nostri sforzi verso la creazione di un concetto composizionale generale in cui emerge il comportamento del gruppo, proveniente da un insieme limitato di regole, che funzionerebbero sia per un\u2019entit\u00e0 multipla che per un sistema basato sul gruppo.<\/p>\n<p>Per molti aspetti <em>Meta_Epics<\/em> \u00e8 sicuramente il predecessore logico di <em>12_series<\/em>, come a sua volta il nostro <em>FFseries <\/em>lo \u00e8 stato di <em>ME. <\/em>In <em>ME<\/em> abbiamo creato un ambiente intriso di suono e un senso virtuale dello spazio visivo. In vari capitoli affrontiamo le relazioni composizionali tra questi due spazi. Con <em>12_series<\/em> si assiste alla fusione di suono e immagine in un spazio orizzontale audiovisivo; una parete di suono e immagine.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/numero53_Telcosystems-04.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-35883\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/numero53_Telcosystems-04.png\" alt=\"numero53_Telcosystems 04\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/numero53_Telcosystems-04.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/numero53_Telcosystems-04-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Marco Mancuso:\u00a0<\/strong>La cosa che pi\u00f9 mi ha colpito \u00e8 una delle cose che ho letto proprio nel booklet riguardo gli stretti legami tra composizione e ritmo e la loro traduzione in codice al fine di generare suoni e immagini. In altre parole, le istruzioni del linguaggio macchina derivano dal ritmo e dalla composizione. Dunque, <em>12_series<\/em> \u00e8 interessante anche come applicazione audiovisiva di codici generativi, territori esplorati in genere pi\u00f9 dai designer che dai compositori. Potrebbe spiegarmi meglio come avete lavorato su questo punto chiave?<\/p>\n<p><strong>Telcosystems:<\/strong> Per creare un\u2019evoluzione audiovisiva abbiamo cercato, escogitato, un sistema simile al modo stesso in cui funzionano i linguaggi. Con alcuni mattoncini, come le lettere dell\u2019alfabeto, \u00e8 possibile creare un\u2019ampia variet\u00e0 di parole che possono essere utilizzate per la costruzione di frasi, ecc.. Per cui a livello composizionale abbiamo realizzato una serie di mattoni per creare una sorta di \u201clinguaggio\u201d rudimentale, che favorisce la nascita di \u201cdialetti\u201d distinguibili tramite i loro comportamenti ritmici.<\/p>\n<p><strong>Marco Mancuso:<\/strong> Ci\u00f2 che \u00e8 raro e oltremodo interessante, ma che a mio avviso non risulta molto chiaro ed evidente all\u2019interno del booklet ad esempio, \u00e8 la partecipazione al progetto del Baltan Laboratories. Interessato a progetti a confine tra arte e scienza, il Baltan Laboratories non si era mai interessato prima a questi progetti audiovisivi che implicano come elemento di base l\u2019immersione fisica nello spazio.<\/p>\n<p>Secondo voi cosa, in particolare, li ha interessati nel vostro progetto? Forse l\u2019idea che l\u2019arte audiovisiva mantenga il proprio potere compositivo, espressivo, narrativo, poetico traducendo il suomessaggio con tecniche scientifiche e non solo con il live media o le istallazioni video o con le istallazioni immersive interattive?<\/p>\n<p><strong>Telcosystems:<\/strong>Beh, nel caso del Baltan il discorso \u00e8 molto semplice. Infatti siamo stati noi stessi a fondarlo, con la collaborazione del Muarer United Architects e Geert Mul, artista visivo, poich\u00e9 volevamo realizzare questo genere di opere artistiche complesse su vasta scala. Non riusciamo ancora a capire come mai gli altri laboratori non siano interessati a questo tipo di lavori, ma piuttosto che \u201cperdere\u201d il nostro tempo per convincerli circa l\u2019importanza e la genialit\u00e0 del progetto, abbiamo ritenuto pi\u00f9 produttivo fondare e rendere possibile il Baltan<em>.<\/em><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/numero53_Telcosystems-05.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-35884\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/numero53_Telcosystems-05.png\" alt=\"numero53_Telcosystems 05\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/numero53_Telcosystems-05.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/numero53_Telcosystems-05-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Marco Mancuso:<\/strong>In <em>12_series<\/em> sembra esserci un forte dialogo tra gli opposti, un altro punto chiave della vostra ricerca estetica e tecnica: se da un lato utilizzate strutture, forme, suoni e modelli rudimentali, dall\u2019altro ricercate una visualizzazione complessa, intrecciata e multi stratificata di questi elementi. Anche l\u2019 istallazione \u00e8 composta da 12 schermi al buio, che riempiono lo spazio e spingono il pubblico a sfidare sensi e sensazioni. Dunque, in che modo gestite questo tipo di dualismo, come lavorate con impulsi spaziali e fisici complessi, partendo dagli elementi base (elementi materiali, come ad esempio il suono e la luce) e quali sono inoltre i riferimenti al mondo dell\u2019arte audiovisiva sperimentale del passato?<\/p>\n<p><strong>Telcosystems:<\/strong> Nel nostro lavoro, la complessit\u00e0 non rappresenta un punto di partenza bens\u00ec il risultato di un processo. Non \u00e8 questione di opposti, semplicit\u00e0 o complessit\u00e0, quanto di trovare un comportamento audiovisivo significativo fissando delle semplici regole, e avendo dei risultati a cavallo tra perfetta prevedibilit\u00e0 e rumore assoluto. Partendo da risorse limitate ed elementi rudimentali si \u00e8 costretti a comporre e\/o costruire la complessit\u00e0 al fine di creare il significato. Aiuta senz\u2019altro pensare al nostro DNA, costituito solo da quattro basi, che posizionate semplicemente in un certo ordine rendono possibili moltissime cose&#8230;<\/p>\n<p><strong>Marco Mancuso:<\/strong> Estetica degli uomini\/ estetica delle macchine: un altro binomio della storia delle arti sperimentali che mi ha sempre affascinato e che ha ricevuto una nuova spinta (nel senso di oggetto di dibattito) alcuni anni f\u00e0 con lo sviluppo dell\u2019arte e dei software generativi (elaborazione). Come percepite questo dialogo come Telcosystems? Vi siete mai considerati i creatori dei vostri sistemi audiovisivi, utilizzando macchine e codici come espressione della vostra creativit\u00e0 e della vostra estetica, oppure lasciate alle macchine una certa autonomia, come una piccola forma di intelligenza artificiale, permettendo loro la creazione di forme audiovisive seguendo un\u2019estetica interna?<\/p>\n<p><strong>Telcosystems:<\/strong> Per noi si \u00e8 sempre trattato di dialogo tra uomo e macchina. Entrambi capaci di prendere decisioni, di agire in maniera autonoma, ma sempre in rapporto tra loro. Il loro ruolo \u00e8 determinato dal carattere del progetto. Durante le rappresentazioni dal vivo noi stessi abbiamo un\u2019influenza pi\u00f9 diretta sui processi generativi e sul loro esito, mentre nei lavori di istallazione spetta alle macchine determinare il risultato. Con <em>12_series<\/em> abbiamo apportato un piccolo cambiamento includendo nel dialogo artificiale le macchine stesse, aggiungendo alle dinamiche composizionali uno strato extra.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/numero53_Telcosystems-06.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-35885\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/numero53_Telcosystems-06.png\" alt=\"numero53_Telcosystems 06\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/numero53_Telcosystems-06.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/numero53_Telcosystems-06-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Marco Mancuso:<\/strong> Vorrei concludere parlando della possibile interazione emotiva tra pubblico e impianti, che ritengo sia un punto focale nella vostra ricerca e nei vostri progetti. Come hanno fatto nel passato i minimalisti (come non ricordare The Flickr di Tony Conrad), gli espressionisti astratti (come Mondrian o Le Witt) o ancora gli attuali sperimentatori audiovisivi (come Granular Synthesis), anche voi lavorate con modelli audiovisivi astratti, semplici e piccoli per creare un dialogo tra macchine ed esseri umani.<\/p>\n<p>Con <em>12_series<\/em> avete compiuto un ulteriore passo in questa direzione, utilizzando tecnologie \u201cminime\u201d offerte dal Mini_Macs. Per\u00f2, a differenza di quanto fatto dai vostri \u201cpadri\u201d in passato, il vostro approccio a questo dialogo non \u00e8 mai troppo incisivo, n\u00e9 teso verso i limiti fisici, n\u00e9 connesso all\u2019immersione audiovisiva totale. La vostra ricerca appare pi\u00f9 mirata, aperta al feedback, e addirittura sensibile a una possibile comprensione da parte del pubblico stesso circa la storia audiovisiva della vostra opera d\u2019arte. Cosa avete da dirmi di tutto ci\u00f2?<\/p>\n<p><strong>Telcosystems:\u00a0<\/strong>Un modo di guardare a ci\u00f2 che facciamo \u00e8 da esploratori e pionieri. Ma invece di uscire alla ricerca di un territorio inesplorato, codifichiamo nuove terre selvagge, territori digitali inesplorati. Le nostre rappresentazioni, i film e le istallazioni possono essere viste come spedizioni audiovisive. Poich\u00e9 il nostro lavoro non si basa sul noto, o sul riconoscibile, i cervelli degli ascoltatori e degli spettatori di fronte ai nostri lavori, funzionano come generatori di modelli e storie. Poich\u00e9 per\u00f2 ogni cervello umano funziona in modo diverso, ognuno avr\u00e0 una presa diversa sull\u2019esperienza.<\/p>\n<hr \/>\n<p><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.telcosystems.net\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.telcosystems.net\/<\/a><\/p>\n<p><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.baltanlaboratories.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.baltanlaboratories.org\/<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>David Kiers, Gideon Kiers e Lucas Van Der Velden sono i Telcosystems, gruppo di ricerca audiovisiva di matrice Olandese, conosciuti e stimati a livello internazionale per il rigore estetico e concettuale dei loro progetti, siano essi live performance o installazioni ambientali.<\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":35880,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[239,206],"tags":[29,53,55],"class_list":["post-10688","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-articles","category-issue-053","tag-audiovideo","tag-interviews","tag-live-media"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.4 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Telcosystems: Macchine E Orizzonti Audiovisivi &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-053\/telcosystems-machines-and-audiovisual-horizons\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Telcosystems: Macchine E Orizzonti Audiovisivi &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"[:en]David Kiers, Gideon Kiers and Lucas Van Der Velden, this is Telcosystems, a Dutch research group very well known and very respected internationally, for its aesthetic and important projects, from live performances or enviromental installations. For years they have been advancing on many levels: on an academic level (they studied at the Royal Conservatory of the Royal Academy of The Hague), on an editorial level ( Lucas Van Der Velden is one of the directors of the audio visual festival and Sonic Acts multimedia), on an artistic level, emotionally and prospetively in the sound-imagine relationship, related to the physical space and in relation to the audience.[:it]David Kiers, Gideon Kiers e Lucas Van Der Velden sono i Telcosystems, gruppo di ricerca audiovisiva di matrice Olandese, conosciuti e stimati a livello internazionale per il rigore estetico e concettuale dei loro progetti, siano essi live performance o installazioni ambientali. 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