{"id":10687,"date":"2010-03-01T12:00:00","date_gmt":"2010-03-01T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-052\/videostories-and-videogames-federico-solmi-and-his-douche-bag-city\/"},"modified":"2020-10-29T11:20:48","modified_gmt":"2020-10-29T10:20:48","slug":"videostories-and-videogames-federico-solmi-and-his-douche-bag-city","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-052\/videostories-and-videogames-federico-solmi-and-his-douche-bag-city\/","title":{"rendered":"Videostorie E Videogiochi. Federico Solmi E Il Suo Douch Bag City"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"left\"><span lang=\"it-IT\">Game over. Se prima il lavoro di <span class=\"testo_iframebold\">Federico Solmi <\/span>era caratterizzato da un&#8217;ironica distruzione di miti ed (anti)eroi, e la violenza della narrazione sfumava in una risata, con la sua ultima mostra, <span class=\"testo_iframebold\">From Uterus to Grave with no Happy Ending<\/span><\/span> <span lang=\"it-IT\">e con la sua nuova video installazione<em> Douche Bag City<\/em>, la satira si fa decisamente pi\u00f9 amara, e affronta &#8211; come sempre con stile personalissimo \u0096 un tema di forte attualit\u00e0. <\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span lang=\"it-IT\">Dopo Rocco Siffredi, King Kong e il Papa, il protagonista della nuova video installazione <\/span><span lang=\"it-IT\"><em>Douche Bag City<\/em><\/span><span lang=\"it-IT\"> \u00e8 un broker di Wall Street: quintessenza di un mondo capitalistico, materialista e frenetico, Dick Richman viene catapultato in un sanguigno e claustrofobico Inferno dove ogni speranza \u00e8 abbandonata e da cui \u00e8 impossibile uscire (in slang &#8220;douchebag&#8221; \u00e8 un termine offensivo che indica una persona arrogante e cattiva). In una serie di animazioni realizzate come schermate di video gioco, Dick Richman affronta altri mostri in lotte furibonde, sanguinose, ma soprattutto perse in partenza: ogni video termina con il messaggio &#8220;game over&#8221; e la morte del nostro, morte virtuale, ovviamente, che lo condanna a ricominciare tutto da capo in un&#8217;altra schermata. <\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span lang=\"it-IT\">La &#8220;bolla&#8221; dei mutui, lo sfacelo della Borsa e il mega-scandalo di Bernard Madoff, hanno segnato l&#8217;economia americana (e di riflesso quella mondiale), ma soprattutto hanno messo a nudo la fragilit\u00e0, l&#8217;inconsistenza e la meschinit\u00e0 di un sistema che si riteneva invincibile, e che invece ha finito per schiacciare chi l&#8217;aveva foraggiato. <\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span lang=\"it-IT\">Solmi<\/span><span lang=\"it-IT\"> rende questi temi mescolando ancora una volta cultura alta e bassa: disegni, animazione, violenza esasperata e video gioco, il tutto ambientato in un caotico &#8220;universo parallelo&#8221; in 3D (creato come sempre in collaborazione con l&#8217;artista e docente universitario australiano Russell Lowe), dove richiami alla tradizione figurativa dell&#8217;Inferno &#8220;classico&#8221; coesistono con graffiti e pop culture, e presentato su piccoli schermi racchiusi da cornici baroccheggianti.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_Videostories-02.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-35874\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_Videostories-02.png\" alt=\"numero52_Videostories 02\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_Videostories-02.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_Videostories-02-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\"><span lang=\"it-IT\">Dopo l&#8217;esposizione alla <span class=\"testo_iframebold\">galleria LMAKprojects<\/span> all&#8217;inizio di quest&#8217;anno,<\/span><em><span lang=\"it-IT\"> Douche Bag City <\/span><\/em><span lang=\"it-IT\">verr\u00e0 presentata in giugno (in formato diverso) alla <span class=\"testo_iframebold\">Santa Fe Biennal<\/span> (di cui Digicult \u00e8 media partner).<\/span><span lang=\"it-IT\">Abbiamo intervistato Federico Solmi <\/span><span lang=\"it-IT\">a New York e raggiunto via email il suo collaboratore Russell Lowe, per parlare di questo progetto e dei sui prossimi sviluppi:<\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><span lang=\"it-IT\"><strong>Monica Ponzini:<\/strong><em>Douche Bag City<\/em> \u00e8 stata presentata come installazione, assieme ad altri video precedenti, ma non con quadri o disegni come in mostre precedenti. Perch\u00e9 hai presentato solo video? Intendi ampliare ulteriormente questo tipo di medium?<\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><span class=\"testo_iframebold\" lang=\"it-IT\"><strong>Federico Solmi:<\/strong> <\/span><span lang=\"it-IT\">Fin dalla prima video animazione che ho realizzato, ho capito che raccontare delle storie sfruttando il disegno e l&#8217;animazione 3D mi era congeniale, e che avrei potuto coinvolgere di pi\u00f9 lo spettatore, che spesso secondo me, nel mondo dell&#8217;arte contemporanea non \u00e8 coinvolto, perch\u00e9 purtroppo vengono imposti dei linguaggi indecifrabili.<\/span> <span lang=\"it-IT\">Questa \u00e8 per me l&#8217;idea di base: raccontare una storia, seppur folle, pazza, sfruttando il disegno &#8211; e con Internet, l&#8217;interattivit\u00e0, tutto si e&#8217; moltiplicato in una maniera che non immaginavo.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span lang=\"it-IT\">Voglio raccontare la contemporaneit\u00e0, il modo in cui viviamo, e una citt\u00e0 che \u00e8 la pi\u00f9 contemporanea, pazza, ma anche la pi\u00f9 visionaria, la citt\u00e0 che pu\u00f2 prevedere quello che succeder\u00e0 fra 10, 15 anni \u0096 e il fatto di vivere a New York per me \u00e8 importantissimo.<\/span> <span lang=\"it-IT\"> Penso di sviluppare questo progetto in termini interattivi, ma per ora mi sto concentrando sul video<\/span><span lang=\"it-IT\">. Abbiamo sfruttato la tecnologia dei videogiochi per un semplice motivo: ho voluto costruire una video animazione che fosse fondata su formule matematiche, perch\u00e9 volevo che qualsiasi cosa vi fosse rappresentata fosse controllata nei minimi dettagli da me.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span lang=\"it-IT\">Nel videogioco, io scelgo il personaggio, lo faccio muovere come voglio nell&#8217;ambiente che mi interessa, posso scegliere i personaggi con cui Dick Richman deve lottare\u0085 Ho voluto creare la simulazione di una societ\u00e0 come potrebbe essere in un prossimo futuro. In un certo senso \u00e8 la parodia di come noi siamo controllati nella societ\u00e0 in cui viviamo, una specie di &#8220;gabbia&#8221; in cui cerchiamo di controllare il nostro destino.<\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><span lang=\"it-IT\"><strong>Russell Lowe:<\/strong> nell&#8217;animazione tradizione a &#8220;key frames&#8221;, l&#8217;artista costruisce dei set, degli sfondi per l&#8217;azione che spesso non si estendono<\/span><span lang=\"it-IT\"> oltre il campo visivo della telecamera. Lo sfondo per una scena potrebbe stare accanto ad altri utilizzati in scene temporalmente e spazialmente distanti. Gli ambienti dei video giochi, invece, sono consistenti come ambienti del mondo reale, sia dal punto di vista spaziale che temporale. Uno sviluppo possibile per <\/span><span lang=\"it-IT\"><em>Douche Bag City<\/em><\/span><span lang=\"it-IT\"> sarebbe creare un intero mondo in cui i visitatori siano &#8220;intrappolati&#8221; assieme a Dick Richman, con le stesse sfide\u0085 magari affrontandole in maniera diversa\u0085 oppure no.<\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_Videostories-03.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-35875\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_Videostories-03.png\" alt=\"numero52_Videostories 03\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_Videostories-03.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_Videostories-03-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><strong>Monica Ponzini:<\/strong> Dici che il video per te \u00e8 il modo migliore di raccontare le tue storie. L&#8217;interattivit\u00e0 sarebbe un modo per andare in quella direzione? Senti che manterresti la tua autorialit\u00e0 o che affideresti al pubblico parte del processo creativo?<\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><span class=\"testo_iframebold\" lang=\"it-IT\"><strong>Federico Solmi:<\/strong> <\/span><span lang=\"it-IT\">Quando verr\u00e0 reso disponibile l&#8217;aspetto dell&#8217;interattivit\u00e0, lo dobbiamo ancora decidere. Fondamentalmente in questo momento io e Russell abbiamo costruito un videogioco che abbiamo registrato giocando. Abbiamo la piattaforma da dare in mano allo spettatore o da rendere disponibile in Rete, ma vogliamo capire qual \u00e8 il modo migliore per proporla al pubblico. E&#8217; stato creato come meccanismo che io potessi controllare, e per ora voglio dedicarmi all&#8217;installazione che porter\u00f2 alla Biennale di Santa Fe a giugno di quest&#8217;anno \u0096 15 video installazioni di largo respiro, ma non interattive -. <\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><span lang=\"it-IT\">Per rendere questa piattaforma interattiva, devo solo realizzare il menu a disegni, ma voglio aspettare l&#8217;evento giusto per lanciare questo aspetto.<\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><span class=\"testo_iframebold\" lang=\"it-IT\"><strong>Russell Lowe<\/strong><\/span><span lang=\"it-IT\"><strong>:<\/strong> L&#8217;interattivit\u00e0 cambia le completamente cose\u0085 piuttosto che io e Federico che <em>raccontiamo<\/em> le storie, diventerebbe io, Federico e il pubblico che <em>creiamo<\/em> le storie. Al momento io e Federico, con un gruppo di &#8220;volontari&#8221;, entriamo in <em>Douche Bag City<\/em> e filmiamo le nostre imprese. Un coinvolgimento del pubblico sarebbe qualcosa che va al di l\u00e0 del copione\u0085 potrebbero scegliere di interagire con Dick Richman, aiutarlo od ostacolarlo, o affrontare altre prove\u0085 o addirittura allearsi con altri per farlo.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span lang=\"it-IT\">In termini tecnici, abbiamo superato la maggior parte dei problemi grazie a<\/span><span lang=\"it-IT\">l modo in cui realizziamo i video. Una sfida importante si lega all&#8217;interfaccia tra il pubblico e il mondo virtuale\u0085 molti sono ancora riluttanti ad usare videogames tramite tastiera e mouse. Abbiamo fatto degli esperimenti con un controller per playstation \/xbox collegato ad un PC e sembra che sia pi\u00f9 intuitivo da usare. Di recente ho incluso dei sensori all&#8217;interno di un ambiente che registra i movimenti e li trasla nel gioco. Il GPS \u00e8 un altro modo per creare interazione con l&#8217;ambiente di gioco. La cosa fantastica \u00e8 che molte di queste considerazioni tecniche riflettono aspetti socio-culturali del lavoro che abbiamo sviluppato fino ad ora.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_Videostories-04.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-35876\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_Videostories-04.png\" alt=\"numero52_Videostories 04\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_Videostories-04.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_Videostories-04-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><strong>Monica Ponzini:<\/strong> In generale, \u00e8 cambiato qualcosa nel tuo modo di lavorare? Come collaborate?<\/p>\n<p align=\"left\"><span class=\"testo_iframebold\" lang=\"it-IT\"><strong>Federico Solmi: <\/strong><\/span><span lang=\"it-IT\">Dalla mia ultima mostra, molte cose sono cambiate tantissimo nel modo in cui lavoro, nel modo in cui organizzo il mio studio e nelle mie relazioni. Sono arrivati eventi pi\u00f9 importanti e pi\u00f9 finanziamenti, che mi hanno dato la possibilit\u00e0 di applicarmi a lavori pi\u00f9 ambiziosi. Per quest&#8217;ultimo progetto ho dovuto prendere pi\u00f9 collaboratori che facessero il lavoro &#8220;manuale&#8221;, riorganizzare il mio lavoro. Adesso, grazie ai miei collaboratori, posso dedicarmi all&#8217;aspetto pi\u00f9 &#8220;teorico&#8221; e lavorare per migliorarmi, trovare persone che mi ispirino.<\/span> <span lang=\"it-IT\">Per adesso \u00e8 tutto meno divertente e pi\u00f9 stressante, ma sento che \u00e8 anche un momento di transizione, che se continuo su questa linea posso arrivare al livello a cui vorrei arrivare.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span lang=\"it-IT\">Dal punto di vista lavorativo sono felicissimo: ho dedicato un anno a questo progetto, questa satira su Wall Street e sulla crisi economica. Il mio collaboratore Russell Lowe \u00e8 cresciuto nella sua carriera e allo stesso tempo \u00e8 riuscito a stare dietro alle mie richieste sempre pi\u00f9 articolate. Sto anche portando avanti il progetto <\/span><span lang=\"it-IT\"><em>Fucking Machine, After Leonardo<\/em><\/span><span lang=\"it-IT\">, un&#8217;installazione, una macchina paradossale, ispirata a Leonardo e ai simboli del potere attuale, in collaborazione con Lee Gibson, un professore universitario neozelandese.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span lang=\"it-IT\">La <span class=\"testo_iframebold\">Biennale di Santa Fe<\/span>, sar\u00e0 un momento importante per me: verr\u00f2 incluso come artista americano e il mio lavoro verr\u00e0 esposto assieme a quelli di artisti che stimo, all&#8217;interno di un programma che per la prima volta vuole riassumere la sperimentazione sulla video animazione che \u00e8 stata fatta negli Stati Uniti e nel resto del mondo negli ultimi 20 anni. Questa Biennale, dove arriver\u00f2 con il mio lavoro che io reputo il pi\u00f9 maturo, sar\u00e0 un grande cambiamento per me. <\/span><\/p>\n<p align=\"left\">E il &#8220;turning point&#8221; \u00e8 stato sicuramente vincere la <span class=\"testo_iframebold\">Guggenheim Fellowship<\/span> per il video nel 2009: mi ha dato pi\u00f9 sicurezza e la possibilit\u00e0 di passare da &#8220;artista degenerato&#8221; all&#8217;artista sostenuto dai circoli accademici, dalla critica americana. Ed \u00e8 stato importante per poter continuare sulla mia strada, che era quella mia satira della borghesia e dell&#8217;aristocrazia, del prendermi gioco dei loro vizi e delle loro estrosit\u00e0.<\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><strong>Russel Lowe:<\/strong> Ci incontriamo di persona molto raramente, quindi tutta la nostra comunicazione \u00e8 basata su Internet. Usiamo Skype per parlare e quando trasferiamo i file pi\u00f9 pesanti via ftp. Concettualmente, l&#8217;organizzazione del nostro lavoro \u00e8 un flusso costante\u0085 il nostro uso delle tecnologie contemporanee ci consente una flessibilit\u00e0 ed agilit\u00e0 in termini di risposta a nuove idee ed eventi culturali.<\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_Videostories-05.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-35877\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_Videostories-05.png\" alt=\"numero52_Videostories 05\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_Videostories-05.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_Videostories-05-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><strong>Monica Ponzini: <\/strong>In <em>Douche Bag City<\/em> c&#8217;\u00e8 una vena di pessimismo che si nota meno nei tuoi lavori precenti. Senti che quest&#8217;ultimo lavoro ti rappresenta meglio?<\/p>\n<p align=\"left\"><span class=\"testo_iframebold\" lang=\"it-IT\"><strong>Federico Solmi:<\/strong> <\/span><span lang=\"it-IT\">E&#8217; difficile parlare di questo lavoro, dato che e&#8217; ancora in progress, pero io mi sono fatto un&#8217;idea molto chiara di quello che sta succedendo \u0096 ogni progetto e&#8217; qualcosa che c&#8217;\u00e8 gi\u00e0 nella mia mente e che devo solo tradurre in opera -. Questa installazione \u00e8 un punto importante per me: rispetto ai lavori precedenti, mi rendo conto che non \u00e8 pi\u00f9 il lavoro di un ragazzino aggressivo, esuberante, alla ricerca di attenzione, ma il lavoro di una persona pi\u00f9 matura, pi\u00f9 &#8220;esperta&#8221; della vita &#8211; e l&#8217;essere diventato padre mi ha cambiato tantissimo -.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span lang=\"it-IT\"> Direi che gli entusiasmi giovanili, l&#8217;idea di voler cambiare il mondo, purtroppo non ci sono pi\u00f9. C&#8217;e pi\u00f9 rassegnazione nei confronti della realt\u00e0 e delle forze che dominano la societ\u00e0. <\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span lang=\"it-IT\">C&#8217;\u00e8 sempre stato un lato oscuro nel mio lavoro, per\u00f2 prima lo &#8220;uccidevo&#8221; con l&#8217;ironia. La gioiosit\u00e0, la satira di prima non esiste in questo lavoro, nonostante sia per me un momento estremamente felice\u0085 E anche nell&#8217;ironia, quello che mi interessa \u00e8 che faccia riflettere: anche dietro all&#8217;apparente semplicit\u00e0 e brutalit\u00e0 di esecuzione, c&#8217;\u00e8 sempre l&#8217;idea della nostra societ\u00e0 come messinscena. Il messaggio \u00e8 sempre lo stesso, ma questa volta non fa ridere.<\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><strong>Monica Ponzini: <\/strong>Sei nato e cresciuto in Italia, ma ormai vivi negli Stati Uniti da dieci anni. Come sono presenti le tue radici europee (la critica Blanca De La Torre parla per esempio di punti di contatto con Pirandello) e l&#8217;esperienza americana nei tuoi lavori?<\/p>\n<p align=\"left\"><span lang=\"it-IT\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Federico Solmi<\/strong><\/span><strong>:<\/strong> Sono convinto che in un certo senso per me l&#8217;America sia stata una &#8220;terra promessa&#8221;: tutte queste cose non si sarebbero mai potute realizzare in Italia o in Europa, qui \u00e8 il centro della contemporaneit\u00e0.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_Videostories-06.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-35878\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_Videostories-06.png\" alt=\"numero52_Videostories 06\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_Videostories-06.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_Videostories-06-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\">L&#8217;America \u00e8 anche la una grandissima fonte di ispirazione: tutto quello che ci circonda, nel bene e nel male, \u00e8 in un certo senso l&#8217;anticipazione di ci\u00f2 che verr\u00e0. Certo, a livello culturale sono molto influenzato dalla cultura europea, ma sono in America da ormai 10 anni e mi sono formato artisticamente negli Stati Uniti. Anche in <em>Douche Bag City<\/em> mi rendo conto che le mie radici europee sono quasi sparite: il soggetto, il personaggio principale non sono pi\u00f9 un retaggio europeo come prima.<\/p>\n<p align=\"left\">Da una parte, in questo momento sto leggendo autori europei \u0096 Pirandello, appunto, o il sociologo tedesco Georg Simmel -, ma mi rendo conto che la cultura americana mi affascina, e nel mio lavoro attuale di cultura europea c&#8217;\u00e8 poco. Quello che mi interessa dell&#8217;Europa \u00e8 la tradizione, il passato, i grandi classici, ma penso anche che l&#8217;Europa stessa sia legata al passato, mentre qui in America sia pi\u00f9 facile fare cambiamenti drastici. E i miei interlocutori ormai sono qui.<\/p>\n<hr \/>\n<p><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.federicosolmi.com\/home.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><span lang=\"it-IT\">http:\/\/www.federicosolmi.com\/home.html<\/span><\/a><\/p>\n<p><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.russelllowe.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><span lang=\"it-IT\">http:\/\/www.russelllowe.com\/<\/span><\/a><\/p>\n<p><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.lmakprojects.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><span lang=\"it-IT\">http:\/\/www.lmakprojects.com\/<\/span><\/a><\/p>\n<p><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.sitesantafe.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><span lang=\"it-IT\">http:\/\/www.sitesantafe.org\/<\/span><\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Game over. Se prima il lavoro di Federico Solmi era caratterizzato da un&#8217;ironica distruzione di miti ed (anti)eroi, e la violenza della narrazione sfumava in una risata, con la sua ultima mostra, From Uterus to Grave with no Happy Ending e con la sua nuova video installazione Douche Bag City, la satira si fa decisamente pi\u009d amara, e affronta &#8211; come sempre con stile personalissimo &#8211; un tema di forte attualit\u0088<\/p>\n","protected":false},"author":52,"featured_media":35873,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[323,239,205],"tags":[53,67,71],"class_list":["post-10687","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-art","category-articles","category-issue-052","tag-interviews","tag-software-art","tag-video-art"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.4 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Videostorie E Videogiochi. 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If Federico Solmi&#039;s work was characterized by an ironic destruction of myths and (anti)heroes, and the violence of his narration faded into laughter, with his latest exhibit, From Uterus to Grave with no Happy Ending, and video installation Douche Bag City, his satire becomes more bitter and deals with a highly topical theme - as always-- and with a very personal style.[:it]Game over. 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