{"id":10679,"date":"2010-03-01T12:00:00","date_gmt":"2010-03-01T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-052\/the-suicide-irony-seppuko-and-web-2-0-suicidemachine\/"},"modified":"2020-10-29T11:22:30","modified_gmt":"2020-10-29T10:22:30","slug":"the-suicide-irony-seppuko-and-web-2-0-suicidemachine","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-052\/the-suicide-irony-seppuko-and-web-2-0-suicidemachine\/","title":{"rendered":"L&#8217;ironia Del Suicidio. Seppuko E Web 2.0 Suicidemachine"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">Parlare di suicidio non \u00e8 mai stato una cosa semplice, tanto meno oggi. Il terreno \u00e8 rischioso e scivoloso. Si pu\u00f2 impostare il discorso dal punto di vista medico-psicanalitico, e perci\u00f2 parlarne con un&#8217;impostazione impersonale e scientifica. Ma se si cerca di raccontarlo in relazione alla politica e all\u2019immaginario contemporanei si rischia di urtare la sensibilit\u00e0 di molti.<\/p>\n<p>Si pensi alla dichiarazione del compositore tedesco Karlheinz Stockhausen sull&#8217;attacco alle Torri gemelle (\u201dl\u201911 settembre \u00e8 la pi\u00f9 grande opera d\u2019arte mai realizzata\u201d), che gli cost\u00f2 l\u2019annullamento di diversi concerti, non solo in America. Tuttavia \u00e8 ormai necessario prendere atto che il suicidio \u00e8 diventato un gesto di forte valenza politica. Si \u00e8 appena concluso quello che Franco Berardi Bifo definisce &#8220;il decennio del suicidio&#8221;.L\u2019attentato alle Torri Gemelle \u00e8 forse l\u2019immagine pi\u00f9 viva nella nostra memoria di una azione di questo tipo, una strage-sucidio che \u00e8 stata l\u2019inizio della consapevolezza collettiva di un inevitabile stravolgimento politico-economico globale, a dispetto dei movimenti mondiali nati dalle proteste di Seattle.<\/p>\n<p>Sebbene questo sia stato l\u2019esempio pi\u00f9 semplice e diretto, negli anni non sono mancati episodi simili che hanno attirato l&#8217;attenzione dell\u2019opinione pubblica. Come le numerose stragi-suicido ad opera di studenti e gente comune, sia in negli Stati Uniti che nel resto del mondo. Non si deve per\u00f2 pensare che la loro importanza sia legata unicamente al fatto di coinvolgere spazi pubblici e vittime inconsapevoli.<\/p>\n<p>Nel mese di febbraio del 2005 sono stati trovati privi di vita 4 ragazzi tra i 19 e i 30 anni sull&#8217;isola di Hokkaido in Giappone. Ultimi di una lunga serie di suicidi organizzati su Internet e che nel solo mese di febbraio aveva contato gi\u00e0 16 vittime. Si trattava di un piccolo episodio rispetto all&#8217;enorme numero di ragazzi che decidono di togliersi la vita ogni anno. Ma il problema ha attirato l\u2019attenzione del governo giapponese perch\u00e8 presentava tassi di crescita inquietantemente alti.<\/p>\n<p>Nonostante gli interventi volti a impedire l\u2019accesso ai forum e ai siti dove si organizzano suicidi collettivi e si danno informazioni dettagliate su modalit\u00e0 e tecniche per togliersi volontariamente la vita, non si \u00e8 riusciti a bloccare l\u2019aumento di questa tendenza che negli ultimi tempi ha assunto la forma di una azione \u201cin diretta\u201d su internet. Anche in Italia ci sono stato esempi eclatanti.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_The-suicide-irony-02.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-35817\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_The-suicide-irony-02.png\" alt=\"numero52_The suicide irony 02\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_The-suicide-irony-02.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_The-suicide-irony-02-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p>L\u201911 luglio 2005 Ciro Eugenio Milani, 26 anni, si uccide in una citt\u00e0 del Nord Italia gettandosi da un ponte nel fiume Adda. Nei cento giorni precedenti aveva iniziato a scrivere su di un blog che cominciava con queste parole: \u201cQuesto \u00e8 il diario pubblico di un aspirante suicida. Ormai le idee le ho chiare, so cosa far\u00f2 e so quando lo far\u00f2 [\u2026] Sentitevi liberi di commentare quello che scrivo\u201d.<\/p>\n<p>Una delle possibili interpretazioni la suggerisce proprio <span class=\"testo_iframebold\">Franco Berardi Bifo<\/span>: \u201cNel nostro tempo sta diventando adulta una generazione che ha imparato dai media globali a vedere, desiderare, volere quella vita che i media promettono, e quei consumi che la pubblicit\u00e0 impone come indispensabili [..] proprio nel momento in cui le promesse espansive del capitalismo si stanno afflosciando in tutto l\u2019occidente sta crescendo una generazione destinata ad ottenere nella vita meno di quello che hanno avuto i genitori.<\/p>\n<p>Meno opportunit\u00e0 di lavoro stabile, meno possibilit\u00e0 di arricchimento, meno consumi, ma soprattutto meno piacere, meno comunit\u00e0, meno conferme, meno affetto. Il narciso mediatico scopre molto presto di dover pagare la propria corsa competitiva\u201d (Franco Berardi Bifo, \u201cNarciso Terrorista\u201d).<\/p>\n<p>Il suicidio diventa l\u2019ultimo gesto eclatante e ostentato di una generazione dalle passioni tristi incapace di cambiamento, un gesto che \u00e8 molto vicino a uno degli ultimi scambi di battute sul blog di <span class=\"testo_iframebold\">Ciro Eugenio Milani<\/span>: &#8220;Cos&#8217;ha di tanto brutto la tua vita?&#8221; gli chiede un ragazzo. &#8220;Non mi piace&#8221;, risponde lui, &#8220;la trovo inutile, e sono troppo pigro per cambiarla&#8221;.<\/p>\n<p>Dopo questa inquietante carrellata di gesti disperati sar\u00e0 facile comprendere la reazione di irritazione e rifiuto quando si cerca di parlare di una estetica del suicidio, forse anche perch\u00e9 essa mette in evidenza la determinazione umana all\u2019auto-distruzione e alla distruzione in un momento storico che fa della produttivit\u00e0 un valore fondante. Eppure il mondo dell\u2019arte ha iniziato ad avvicinarsi a queste tematiche da tempo, come per esempio nella mostra (annullata) del settembre 2009 intitolata <span class=\"testo_iframebold\">A Lady, A Mother, A Murderer: Exhibition on Ferror (Female Terror)<\/span> di due artiste israeliane, <span class=\"testo_iframebold\">Galina Bleikh e Lilia Chak<\/span>, oppure nella mostra fotografica di una strage-suicida in Finalndia.<\/p>\n<p>Un elemento sociale cos\u00ec importante non poteva non pervadere le modalit\u00e0 espressive pi\u00f9 disparate e l\u2019immaginario artistico. Essa entra prepotentemente in lavori differenti anche solo come metafora comunicativa. Prevalentemente in questa forma il suicidio \u00e8 utilizzato nei lavori di net art e artivismo legati ai social networks.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_The-suicide-irony-03.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-35818\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_The-suicide-irony-03.png\" alt=\"numero52_The suicide irony 03\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_The-suicide-irony-03.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_The-suicide-irony-03-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Gia nel 2005<span class=\"testo_iframebold\"> Cory Arcangel<\/span> aveva inviato un messaggio ai propri amici di Friendster in cui annunciava il proprio suicidio, cio\u00e8 l\u2019abbandono di quel <em>social network<\/em>. Durante il lancio della rivista &#8220;The Believer&#8221; aveva poi letto un testo che riprendeva l\u2019ultima lettera di Kurt Cobain, disattivando il proprio account. L\u2019anno successivo la comunit\u00e0 francese<span class=\"testo_iframebold\"> Myownspace<\/span> invitava gli utenti di Myspace ad utilizzare l\u2019<span class=\"testo_iframebold\">Anti-Myspace Banner Wizard<\/span> per inserire nel proprio account un banner che invitava a riprendersi la propria vita e a suicidarsi da Myspace. La proposta era quella di scegliere piattaforme indipendenti, come la stessa Myownspace, che non traggono profitto dai contenuti inseriti dagli utenti.<\/p>\n<p>Non meno interessanti sono due lavori pi\u00f9 recenti lanciati alla fine del 2009. Uno \u00e8 <span class=\"testo_iframebold\"><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.seppukoo.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Seppukoo<\/a> dei Les Liens Invisibles<\/span>, che \u00e8 stato presentato a novembre durante lo Share festival di Torino, e ha visto la collaborazione del gruppo di designers ParcoDiYellowstone. L\u2019altro \u00e8 <span class=\"testo_iframebold\"><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/suicidemachine.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Web 2.0 suicidemachine<\/a> del Moddr_lab<\/span>, presentato a dicembre al Worm di Rotterdam.<\/p>\n<p>Il primo \u00e8 basato su Facebook, e propone il suicidio su quella piattaforma come un&#8217;esperienza radicale e cool da diffondere tra i propri amici. Facendo riferimento a <span class=\"testo_iframe\">Luther Blisset<\/span>, i <span class=\"testo_iframebold\">Les Liens Invisibles con Seppuko<\/span> hanno ripreso la classica figura del samurai che, ormai in trappola, ha come unica alternativa d\u2019onore il suicidio. Chi commetteva <span class=\"testo_iframe\">Seppukoo<\/span> inseriva i propri dati di accesso su Facebook, inviava un messaggio di addio ai propri amici, invitandoli a mettere in scena lo stesso rituale, e al momento del \u201csuicidio\u201d da Facebook vedeva crearsi la propria memorial page. L\u2019azione non era definitiva. Era infatti possibile resuscitare semplicemente facendo nuovamente il log in su Facebook.<\/p>\n<p>Nonostante questo, l\u2019obbiettivo era che fosse un gesto il pi\u00f9 possibile condiviso. Questa iniziativa sollevava un certo numero di critiche al Web 2.0: dall&#8217;idea di identit\u00e0 che i social network impongono, alla messa a valore di ogni aspetto delle soggettivit\u00e0 che diventa prodotto di consumo. Seppukoo non suggerisce che si possa sfuggire totalmente ai nuovi modi di produzione, ma attraverso l\u2019uso ironico del suicidio si pone l\u2019obbiettivo di uno \u201csciopero involontario\u201d, una improvvisa diminuzione di massa nella produzione di informazione attraverso la diffusione virale della pratica.<\/p>\n<p><span class=\"testo_iframebold\">Web 2.0 suicidemachine<\/span>, invece, si presenta come un servizio di disattivazione del proprio profilo su diverse piattaforme, Facebook, Myspace, Twitter e LinkedIn. Inserendo i propri <em>username e password<\/em> il sistema si connette ai diversi <em>social network<\/em>, cambia i dati per impedire un nuovo accesso e disattiva gli account. Sul sito \u00e8 possibile guardare un video in cui si racconta la storia di un utente medio di internet, rintanato in casa e legato solo alla propria vita virtuale sui social network. Il tipo di comportamento descritto \u00e8 simile a quello dei giovani giapponesi chiamati hikikomori, ragazzi che si chiudono nelle loro camere e rifiutano di uscirne per qualsiasi ragione.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_The-suicide-irony-04.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-35819\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_The-suicide-irony-04.png\" alt=\"numero52_The suicide irony 04\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_The-suicide-irony-04.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_The-suicide-irony-04-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p>L\u2019incapacit\u00e0 di relazionarsi all\u2019esterno \u00e8 compensata dal \u201cperfetto fluire dell&#8217;informazione, fluido valorizzante universale\u201d (Franco Berardi, \u201cHikikomori of the world unite\u201d). Essi vivono in un mondo privo di ostacoli e giunture.<br \/>\nPer questo <em>Web 2.0 suicidemachine<\/em>, sottraendo i singoli utenti a questo flusso attraverso un esodo, permette di dare un significato pi\u00f9 consapevole alla propria presenza su Internet per se stessi e per il sistema economico.<br \/>\nEntrambi i lavori hanno attirato presto l\u2019attenzione di Facebook, che negli scorsi mesi non ha tardato a inviare ai due gruppi una lettera legale di diffida. Questo ha comportato per i due siti un blocco delle funzionalit\u00e0 relative a quel social network.<\/p>\n<p>Ha sicuramente una componente ironica il fatto che, attraverso la metafora del suicidio, si possa mettere in qualche modo in difficolt\u00e0 un&#8217;articolazione di rete del capitalismo postfordista, che \u00e8 la causa principale dello stesso aumento di suicidi (non metaforici). In questa intervista hanno espresso le proprie opinioni a riguardo <span class=\"testo_iframebold\">Gordan Savicic, componente del Moddr_lab, e Guy McMusker, portavoce invisibile di Les Liens Invisibles<\/span>.<\/p>\n<p><strong>Loretta Borrelli:<\/strong>I due lavori hanno delle specificit\u00e0 che \u00e8 necessario mettere in risalto. Due atteggiamenti non escludenti e complementari. La proposta che viene fatta su Web 2.0 suicidemachine \u00e8 \u201cuccidi i tuoi falsi amici virtuali, e sbarazzati completamente del tuo alter ego web 2.0\u201e. In un video avete detto: \u201cl\u2019esperienza online non sostituisce in alcun modo l\u2019esperienza della vita reale, riprenditi la tua vita\u201d; pensate che ci possa essere un modo alternativo di utilizzare queste tecnologie, oppure ritenete che l\u2019opzione che abbia pi\u00f9 senso sia quella dell\u2019esodo?<\/p>\n<p><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Gordan Savicic (Suicidemachine):<\/strong> <\/span>Suicidemachine \u00e8, sicuramente, una soluzione radicale per quella che \u00e8 chiamata con un termine adesso popolare \u201cunfriending\u201d, diventato una parola del New Oxford American Dictionary nel 2009. Comunque, non sto rimproverando ai social network di separare le persone. Ci sono, di sicuro, degli aspetti positivi nel rimanere connessi con amici e la vita familiare facendo uso di Facebook &amp; Co., ma le persone (la maggior parte di esse) non sono completamente consapevoli della contropartita sulla privacy.<\/p>\n<p>Questi servizi manterranno l\u2019insieme delle tue informazioni per sempre sui loro server e useranno i dati acquisiti per analisi di mercato mirate. La connettivit\u00e0 fluida e la ricca esperienza sociale offerte dalle aziende web 2.0 sono la vera antitesi della libert\u00e0 umana. Gli utenti sono intrappolati in un panottico senza muri ad alta risoluzione, accessibile dovunque nel mondo.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_The-suicide-irony-05.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-35820\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_The-suicide-irony-05.png\" alt=\"numero52_The suicide irony 05\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_The-suicide-irony-05.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_The-suicide-irony-05-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Loretta Borrelli:<\/strong>Nell\u2019operazione di Seppukoo \u00e8 evidente per chi abbia una certa conoscenza delle esperienze mediattiviste il riferimento a Luther Blisset, che mise in scena il proprio seppukoo nel 1999. Inoltre voi avete utilizzato testimonial di cui riportate diverse citazione tra l\u2019ironico e il radicale. L\u2019uso contemporaneo di identit\u00e0 false su Facebook e della metafora del suicidio come ultimo gesto di onore che il samurai pu\u00f2 compiere, \u00e8 una proposta per sfuggire a un nemico invisibile o ormai scomparso?<\/p>\n<p><strong>Guy McMusker (Seppukoo):<\/strong> L\u2019influenza maggiore \u00e8 sicuramente stata quella di Luther Blisset. Abbiamo comunque dato diverse letture al progetto, forse non tutte perfettamente coerenti tra di loro. Il riferimento a Luther Blisset \u00e8 un invito al ritorno all\u2019anonimato, l\u2019abbandono di quella identit\u00e0 che Facebook ti costringe ad avere. Abbiamo riproposto una esperienza in un contesto differente, che potesse essere pi\u00f9 condivisa, una democratizzazione della pratica. Non tanto Luther Blisset come identit\u00e0, ma come approccio all\u2019identit\u00e0.<\/p>\n<p>La disattivazione dell\u2019account \u00e8 una funzionalit\u00e0 accessibile a tutti. Ci serviva per\u00f2 qualcosa di pi\u00f9. Ci serviva un modo per farlo arrivare a tutti, un incentivo per avviare questa pratica. Forse l\u2019operazione potrebbe definirsi pi\u00f9 markettara rispetto ai nostri lavori precedenti. Sicuramente \u00e8 pi\u00f9 ragionata dal punto di vista della diffusione. Per portare gli utenti a giocare con l\u2019identit\u00e0. All\u2019inizio pu\u00f2 sembrare che l\u2019utilizzo dei nomi reali sia un elemento non rilevante, ma presto ci si accorge che questa \u00e8 la modalit\u00e0 unica per esistere su Facebook.<\/p>\n<p>Nell\u2019utilizzo dei testimonial durante l\u2019operazione abbiamo giocato ad essere i personaggi che avevamo costruito. Abbiamo scritto pezzi di canzoni e testi ripresi da quei personaggi che erano stati famosi o popolari. Siamo stati loro per certi aspetti. Ci siamo trovati in gruppi di amici assurdi in cui c\u2019erano nomi assolutamente di fantasia che avevano il timore di essere chiusi per le segnalazioni di utenti spinti dalla stessa azienda alla delazione. Sembrava una sorta di societ\u00e0 segreta, il gruppo di fanta-amici immaginari.<\/p>\n<p>Facebook tollera la presenza di account falsi ma il loro <em>Terms of use<\/em> lo vieta, e questo costituisce una scusa per poterli chiudere da un momento all\u2019altro. Effettivamente per\u00f2 loro non hanno nessun interesse a chiudere un account come quello, per esempio, del bidet. Non adesso, almeno, anche se stanno diventando sempre pi\u00f9 attenti.<\/p>\n<p>Rispetto all\u2019anonimato abbiamo fatto riferimento, anche, al testo &#8220;L\u2019insurrezione che viene del Comitato invisibile&#8221;. Si tratta di un testo controverso le cui soluzioni politiche ci interessano molto poco. Il passaggio che abbiamo citato ci \u00e8 servito per proporre un immaginario differente. In particolare quando nel testo si parla di :\u201dFuggire la visibilit\u00e0. Volgere l\u2019anonimato in posizione offensiva\u201d. Se il nemico scompare, l\u2019anonimato rimane un modo per riequilibrare le parti del confronto. Naturalmente l\u2019anonimato a cui noi ci riferiamo \u00e8 quello del primo periodo della rete, in cui essere anonimi era all\u2019ordine del giorno, non una pratica terroristica.<\/p>\n<p>Il rifiuto dell\u2019anonimato all\u2019interno dei social network distingue nettamente la rete di allora da quella di oggi. L\u2019abbiamo fatta seguire da una citazione di Jim Morrison per collocare quella citazione all\u2019interno del nostro lavoro. Ci sembrava una giusta opposizione, serviva a creare una suggestione di senso, muovendoci tra una posizione radicale e una pop. L\u2019elemento che ci permette di mettere in contatto le due posizioni \u00e8 la vicinanza con un terrorista culturale come Luther Blissett, che propone una posizione simile a quella del Comitato invisibile ma declinata in un altro contesto.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_The-suicide-irony-06.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-35821\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_The-suicide-irony-06.png\" alt=\"numero52_The suicide irony 06\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_The-suicide-irony-06.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_The-suicide-irony-06-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Loretta Borrelli:<\/strong> Il contesto che i due lavori prendono in considerazione \u00e8 quello delle piattaforme web 2.0, il sistema produttivo \u00e8 quello del capitalismo cognitivo. L\u2019intervento di Facebook per entrambi ha messo in risalto il problema della privacy e dei dati degli utenti utilizzati come prodotti di consumo. Per questo \u00e8 stato interessante porre ai due interlocutori le stesse domande riguardo questi argomenti. Secondo voi qual&#8217;\u00e8 il valore del termine \u201csocial\u201d? Ritenete che sia stato determinante per il successo dei <em>social network<\/em> pi\u00f9 diffusi la definizione rigida delle relazioni sociali in categorie uniche, come per esempio quella di \u201camico\u201d o \u201cfollower\u201d? Quanto valore ritenete abbia nei <em>social network<\/em> l&#8217;aspetto virale?<\/p>\n<p><strong>Gordan Savicic (Suicidemachine):<\/strong>Il successo di queste piattaforme \u00e8 nella loro tipica struttura che crea piuttosto nodi tra individui. Quelle che vengono chiamate <em>network user interface<\/em> forniscono un&#8217;interfaccia grafica semplice per un vettore sociale enorme che pu\u00f2 essere accessibile da qualsiasi device abilitato per i <em>network<\/em>. Termini come amico o <em>follower<\/em> sono traduzioni letterali di legame o nodo presi dalla teoria dei <em>social network<\/em>. Prima di tutto, la cosa pi\u00f9 elementare \u00e8 l\u2019utilizzo del potenziale dei questi nodi. Ogni utente \u00e8 una boa dinamica che si muove in un mare sociale fluido, con una grande forza di attrazione sugli altri utenti.<\/p>\n<p>Gli utenti possono scegliere i loro contenuti o condividere foto e video con i loro amici, farsi belli con il proprio gruppo di conoscenti e perfino lavorare collaborativamente su di un testo, mentre tutti i dati accumulati posso essere resi facilmente accessibili da un range di persone considerevolmente ampio. <span class=\"testo_iframebold\">Andres Manniste<\/span> introduce un buon paragone quando propone un ponte tra le funzioni incorporate nei siti dei social networks e i telefoni cellulari.<\/p>\n<p>Secondo il suo punto di vista i cellulari sono diventati degli strumenti multi-funzione, console di gioco, foto e video camere e gestori di posta elettronica, nodi mobili della rete, mentre le loro interfacce stanno diventando piuttosto funzionali. Nella proliferazione di piattaforme come <span class=\"testo_iframebold\">Hyves, Facebook, Myspace<\/span> etc. l\u2019interfaccia ha la stessa funzione dei telefoni cellulari.<\/p>\n<p><strong>Guy McMusker (Seppukoo):<\/strong>&#8220;Amico&#8221; \u00e8 una parola che di per s\u00e9 ha poco senso, perch\u00e9 \u00e8 difficile riuscire a definire chi \u00e8 configurabile come tale in una piattaforma come Facebook. Per questo motivo preferiamo definirle piuttosto connessioni, dal momento che da tempo ci occupiamo di quelli che chiamiamo collegamenti invisibili. L\u2019utilizzo del termine amico in questa piattaforma \u00e8 stato determinante perch\u00e9 significa caricare di significato niente altro che una connessione di tipo informatico, cio\u00e8 due profili collegati tra di loro.<\/p>\n<p>Allo stesso modo noi abbiamo caricato di significato il termine disattivazione, che di per s\u00e9 \u00e8 abbastanza asettico. Non si tratta di un utilizzo ingannevole dei termini in s\u00e9, ma \u00e8 sicuramente rilevante. Questo comporta che l\u2019aspetto virale sia fondamentale perch\u00e8 gli utenti si ritrovano iscritti in quei <em>social network<\/em> in cui hanno effettivamente maggiori connessioni. Per quanto possano esserci strumenti migliori, sono questi collegamenti che ti portano ad essere su Facebook rispetto ad un altro social network. Sono piattaforme che si alimentano attraverso modalit\u00e0 diverse, ma l\u2019aspetto virale \u00e8 importante come energia di attivazione. In questo lavoro ci abbiamo giocato molto.<\/p>\n<p>Gli utenti compivano seppukoo perch\u00e9 c\u2019era qualcun altro di cui si fidavano che l\u2019aveva fatto prima di loro. L\u2019elemento della connessione sponsorizzava in qualche modo il gioco, era l\u2019elemento portante. L\u2019idea era quella di utilizzare strategie di marketing simili a quelle di Facebook o Twitter, rovesciandole. La metafora del suicidio \u00e8 stata un mezzo per arrivare alle persone, ma era fondamentale che non fosse definitivo per spingere gli utenti a compierlo raggiungendo tutte le loro amicizie in modo virale, giungendo cos\u00ec al network.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_The-suicide-irony-07.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-35822\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_The-suicide-irony-07.png\" alt=\"numero52_The suicide irony 07\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_The-suicide-irony-07.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_The-suicide-irony-07-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Loretta Borrelli:<\/strong> Nell&#8217;analisi che viene spesso fatta dei nuovi metodi di produzione si tende a non distinguere pi\u00f9 tra tempo di lavoro e tempo libero; sembra che la figura del prosumer sia ormai un elemento fondamentale per l&#8217;esistenza del capitalismo. Non si parla pi\u00f9 di \u201criproduzione del capitale\u201e ma di \u201cmessa a valore delle soggettivit\u00e0\u201e in un costante processo creativo. Nel corso del tempo ci sono state molte discussioni in ambito politico sulle possibili risposte a questa situazione, che hanno influenzato direttamente o indirettamente diverse produzioni artistiche.<\/p>\n<p>Pensate che nel vostro lavoro ci sia una indicazione in questo senso? In altre parole, avete riflettuto su quale potesse essere una possibile opzione e pensate di averla proposta con <em>seppukoo<\/em>? Oppure pensate che l&#8217;approccio al problema nelle produzioni artistiche debba essere un altro?<\/p>\n<p><strong>Gordan Savicic (Suicidemachine):<\/strong> Consideriamo Web 2.0 suicidemachine come un pezzo di net art socio-politica. La maggior parte degli utenti web 2.0 non sono completamente consapevoli che interagendo con queste piattaforme essi stanno consegnando dei dati che sono usati per pubblicit\u00e0 mirate e analisi di mercato. Un risultato positivo dello scompiglio mediatico che ha riguardato Facebook e Web 2.0 suicidemachine sono state le reazioni e le discussioni che le persone hanno avviato sulle problematiche legate alla <em>privacy<\/em>, alla propriet\u00e0 intellettuale e all\u2019abuso dei <em>social networks<\/em>. C\u2019\u00e8 stata una crescita delle tecnologie per lo scambio di informazioni, ma non una educazione proporzionata riguardo a quale informazione dovremmo scambiare.<\/p>\n<p><strong>Guy McMusker (Seppukoo):<\/strong> Essere presente su di un social <em>network<\/em> pu\u00f2 considerarsi sotto diversi aspetti un atto politico. Gli utenti sono consapevoli che ci sia un profitto in queste piattaforme, anzi paradossalmente rimangono spiazzati da servizi prestati in modo totalmente gratuito. Si tratta di una accettazione tacita in cui si tende a sottovalutare molte cose. Naturalmente \u00e8 un atteggiamento ingenuo, perch\u00e9 non \u00e8 detto che questa rinuncia non possa essere lesiva di un parte del nostro vissuto.<\/p>\n<p>I singoli soggetti sono quasi illusi di potere migliorare la propria identit\u00e0 e quindi sono spinti a mostrare l\u2019immagine di s\u00e9 migliore che hanno. Questo porta ad avere una illusione di controllo anche sulla propria identit\u00e0 reale. Si ha un margine di manipolazione che nella vita non hai normalmente. Per questo si accetta tacitamente di essere utilizzati dalla piattaforma.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_The-suicide-irony-08.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-35823\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_The-suicide-irony-08.png\" alt=\"numero52_The suicide irony 08\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_The-suicide-irony-08.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_The-suicide-irony-08-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Le recenti affermazioni di <span class=\"testo_iframebold\">Mark Zuckerberg<\/span> mostrano apertamente quale \u00e8 l\u2019intento reale di un <em>framework<\/em> di questo tipo. Tutto deve essere visibile. Si spinge perch\u00e9 tutti mettano in mostra quello che hanno e se non lo fanno hanno qualche motivo losco per non farlo.<\/p>\n<p>Quando abbiamo pensato al suicidio in forma virale lo abbiamo pensato come una sorta di sciopero involontario. Potenzialmente la disattivazione di massa degli account pu\u00f2 rappresentare una negazione della messa a valore del proprio corpo virtuale e quindi mettere in atto quello che il collettivo Tiqqun chiama uno sciopero umano. Per ogni persona che veniva a mancare significava far mancare anche tutti i suoi collegamenti.<\/p>\n<p>Il progetto seppukoo \u00e8 nato per traslare un\u2019azione individuale su di un piano collettivo attraverso il meccanismo di inviti virali. Man mano che le persone si sconnettevano da Facebook, in qualche modo creavano un insieme di individui che negavano la propria soggettivit\u00e0 con tutte le conseguenze in termini economici. Si tratta ovviamente di una indicazione simbolica, che \u00e8 stata anche la prima funzionalit\u00e0 ad essere stata bloccata.<\/p>\n<p>Il fatto che non riteniamo impossibile sottrarsi a questo sistema di produzione ci ha portato a giocare sul rituale del suicidio come ultimo gesto d\u2019onore quando si \u00e8 senza via di uscita. \u00c8 difficile disconnettersi effettivamente da Facebook, perch\u00e9 in qualche modo i tuoi dati rimangono congelati l\u00ec. Questo era un altro aspetto che volevamo mettere in risalto.<\/p>\n<p>Nel momento in cui faccio disattivare un account e sottolineo la possibilit\u00e0 di rientrare, faccio toccare con mano la persistenza dei nostri dati su di un server al di fuori del nostro controllo. In quest\u2019ottica generale anche l\u2019invito a riscoprire l\u2019anonimato in rete serviva come suggestione e non come indicazione su cosa fare. Abbiamo ricevuto delle email di utenti che si scusavano di non aver ancora commesso seppukoo quasi come se effettivamente il fatto di non essersi ancora suicidati su Facebook fosse un problema.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_The-suicide-irony-05.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-35820\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_The-suicide-irony-05.png\" alt=\"numero52_The suicide irony 05\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_The-suicide-irony-05.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_The-suicide-irony-05-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Loretta Borrelli: <\/strong>L&#8217;emergere di un interesse cos\u00ec vivo per l\u2019identit\u00e0 all&#8217;interno di queste piattaforme e lo sviluppo di interfacce che permettono un&#8217;illusoria possibilit\u00e0 di espressione dei singoli, ha creato dei dubbi circa l&#8217;idea di network come forma di democrazia orizzontale non gerarchica. Ritenete che l&#8217;idea di <em>network<\/em> conservi ancora delle potenzialit\u00e0 non compromesse? Quali ritenete siano i motivi che portano ad avere questi dubbi? Per esempio: l&#8217;impostazione dell&#8217;interfaccia? La strutturazione delle relazioni? L&#8217;idea di individuo cos\u00ec costruita?<\/p>\n<p><strong>Gordan Savicic (Suicidemachine):<\/strong> L\u2019idea di una \u201cdemocrazia non gerarchica e orizzontale\u201d non \u00e8 niente di nuovo ed \u00e8 stata sognata anche agli inizi di Internet. Allo stesso modo la tecnologia che essi usano non ha cambiato la situazione drasticamente. Ci\u00f2 che \u00e8 cambiato \u00e8 quello che <span class=\"testo_iframebold\">Lazzarato <\/span>definisce come la produzione di soggettivit\u00e0 che diventa direttamente produttiva, non pi\u00f9 immagazzinata nell\u2019<em>hard disk<\/em> degli utenti.<\/p>\n<p><strong>Guy McMusker (Seppukoo):<\/strong> Indubbiamente l\u2019idea di<em> network<\/em> conserva delle potenzialit\u00e0. Nel caso specifico di Facebook il <em>network<\/em>, per\u00f2, \u00e8 legato al profitto. In alcuni casi \u00e8 stato detto che piattaforme di questo tipo aprono possibilit\u00e0 inaspettate di controinformazione. Ma si tratta di aziende che hanno comunque il potere di cancellare gli account a seconda delle loro necessit\u00e0. Abbiamo reagito soprattutto alla retorica legata alla rete. Per esempio Twitter viene propagandato come uno strumento che ha agevolato l\u2019azione degli attivisti in Iran. Nel nostro caso \u00e8 stato evidente che quando si mette in discussione il mezzo di comunicazione, perch\u00e9 questo passa subdolamente un modello di societ\u00e0, a quel punto si \u00e8 ostacolati.<\/p>\n<p>Hanno acquisito nel tempo un potere enorme, in alcuni casi sono stati considerati come l\u2019unico mezzo di controinformazione, in questo caso, per\u00f2, hanno dimostrato che possono toglierti la possibilit\u00e0 di parlare. L\u2019idea che ci sia sempre la necessit\u00e0 di una critica, non un&#8217;accettazione assoluta degli strumenti, va al di l\u00e0 del discorso sul network. Il network ha delle potenzialit\u00e0, dipende da chi lo gestisce, \u00e8 quello che fa la differenza.<\/p>\n<p><strong>Loretta Borrelli:<\/strong> La reazione di Facebook al vostro lavoro \u00e8 stata particolarmente aggressiva. Perch\u00e8 pensate che abbia avuto cos\u00ec paura di un sito che in fin dei conti conta davvero pochi iscritti rispetto ai suoi utenti?<\/p>\n<p><strong>Gordan Savicic (Suicidemachine):<\/strong> Supponiamo che loro volessero essere sicuri che il giardino cinto da mura che avevano creato non fosse disturbato da un intervento artistico. Inviare lettere di diffida \u00e8 una reazione abbastanza usuale per le grandi aziende per minacciare le persone e mostrare il loro potere. Se il suicidio 2.0 fosse diventato <em>chic<\/em>, Facebook avrebbe affrontato tempi duri per mantenere in vita il suo modello di <em>business<\/em> (gi\u00e0 fragile) all\u2019interno della zuppa delle piattaforme di <em>social networking<\/em>. Il successo di <em>Web 2.0 suicidemachine<\/em> risiede nella sua interfaccia semplice. Il design leggero ed attraente assicura un modo elegante di tirarsi indietro.<\/p>\n<p>Usando la stessa tecnica per le interfacce utente delle startup web 2.0, <em>Web 2.0 suicidemachine<\/em> deve essere visto come una sorta di azienda che offre uno strumento di cancellazione dell\u2019amicizia virtuale e del nuovo narcisismo.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_The-suicide-irony-10.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-35824\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_The-suicide-irony-10.png\" alt=\"numero52_The suicide irony 10\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_The-suicide-irony-10.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_The-suicide-irony-10-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Guy McMusker (Seppukoo):<\/strong> Francamente siamo rimasti sorpresi da una mossa che ci pareva essere lesiva per loro dal punto di vista mediatico. Una reazione cos\u00ec era palesemente in contraddizione con la retorica di libert\u00e0 che propagandano e ci saremmo aspettati altri strumenti per renderci la vita difficile. Non \u00e8 tanto il suicidio che loro temono, ma \u00e8 tutto quello che gira intorno all\u2019idea di privacy come propriet\u00e0. Abbiamo scoperto a luglio che era stata inviata una lettera legale ad un servizio online (<em>www.power.com<\/em>) che aveva un funzionamento simile al nostro e che chiedeva le credenziali di accesso a Facebook per permettere di gestire pi\u00f9 account di diversi <em>social network <\/em>contemporaneamente.<\/p>\n<p>Mentre con altri servizi \u00e8 possibile farlo, Facebook vieta categoricamente ai propri utenti di utilizzare i propri dati di accesso all\u2019account per servizi forniti da terzi. In questo dimostra di non volere intermediari perch\u00e8 se ci fossero intermediari il profitto economico verrebbe a mancare, ed \u00e8 questo il senso della loro aggressivit\u00e0. L\u2019azione di Facebook \u00e8 diventata parte fondamentale del progetto, dal suicidio ci si \u00e8 posti la domanda: a chi appartengono dei semplici dati come un username e una password? Sono talmente sicuri che gli utenti non abbandoneranno la piattaforma che si permettono azioni nettamente in contrasto con quello che promettono.<\/p>\n<hr \/>\n<p><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.seppukoo.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.seppukoo.com\/<\/a><\/p>\n<p><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/suicidemachine.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/suicidemachine.org\/<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Parlare di suicidio non \u008f mai stato una cosa semplice, tanto meno oggi. Il terreno \u008f rischioso e scivoloso. Si pu\u0098 impostare il discorso dal punto di vista medico-psicanalitico, e perci\u0098 parlarne con un&#8217;impostazione impersonale e scientifica. Ma se si cerca di raccontarlo in relazione alla politica e all&#8217;immaginario contemporanei si rischia di urtare la sensibilit\u0088 di molti.<\/p>\n","protected":false},"author":157,"featured_media":35816,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[239,205],"tags":[48,53,58,13],"class_list":["post-10679","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-articles","category-issue-052","tag-hacking","tag-interviews","tag-net-art","tag-networking"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.4 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>L&#039;ironia Del Suicidio. Seppuko E Web 2.0 Suicidemachine &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/digicult.it\/digimag\/issue-052\/the-suicide-irony-seppuko-and-web-2-0-suicidemachine\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"L&#039;ironia Del Suicidio. Seppuko E Web 2.0 Suicidemachine &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"[:en]Talk about suicide has has hardly ever been a simple thing, and that is especially nowadays. It is a dodgy, slippery ground. it might be tolerated wether it is tackled pivoting the speech on a medical-psychoanalitical attitude, since it allows to remain in a detached, scientific standpoint. Yet it becomes extremely likely to upset many people&#039;s sensitivity, if one tries to relate the subject to contemporary thought and politics[:it]Parlare di suicidio non \u008f mai stato una cosa semplice, tanto meno oggi. Il terreno \u008f rischioso e scivoloso. Si pu\u0098 impostare il discorso dal punto di vista medico-psicanalitico, e perci\u0098 parlarne con un&#039;impostazione impersonale e scientifica. Ma se si cerca di raccontarlo in relazione alla politica e all&#039;immaginario contemporanei si rischia di urtare la sensibilit\u0088 di molti. [:]\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/digicult.it\/digimag\/issue-052\/the-suicide-irony-seppuko-and-web-2-0-suicidemachine\/\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"Digicult | Digital Art, Design and Culture\" \/>\n<meta property=\"article:published_time\" content=\"2010-03-01T12:00:00+00:00\" \/>\n<meta property=\"article:modified_time\" content=\"2020-10-29T10:22:30+00:00\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_The-suicide-irony-01.png\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:width\" content=\"680\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:height\" content=\"496\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:type\" content=\"image\/png\" \/>\n<meta name=\"author\" content=\"Loretta Borrelli\" \/>\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Scritto da\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"Loretta Borrelli\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:label2\" content=\"Tempo di lettura stimato\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data2\" content=\"42 minuti\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\/\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/digimag\/issue-052\/the-suicide-irony-seppuko-and-web-2-0-suicidemachine\/\",\"url\":\"https:\/\/digicult.it\/digimag\/issue-052\/the-suicide-irony-seppuko-and-web-2-0-suicidemachine\/\",\"name\":\"L'ironia Del Suicidio. Seppuko E Web 2.0 Suicidemachine &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/#website\"},\"primaryImageOfPage\":{\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/digimag\/issue-052\/the-suicide-irony-seppuko-and-web-2-0-suicidemachine\/#primaryimage\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/digimag\/issue-052\/the-suicide-irony-seppuko-and-web-2-0-suicidemachine\/#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_The-suicide-irony-01.png\",\"datePublished\":\"2010-03-01T12:00:00+00:00\",\"dateModified\":\"2020-10-29T10:22:30+00:00\",\"author\":{\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/#\/schema\/person\/077af165aea402f14b8620f4a3187400\"},\"breadcrumb\":{\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/digimag\/issue-052\/the-suicide-irony-seppuko-and-web-2-0-suicidemachine\/#breadcrumb\"},\"inLanguage\":\"it-IT\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"ReadAction\",\"target\":[\"https:\/\/digicult.it\/digimag\/issue-052\/the-suicide-irony-seppuko-and-web-2-0-suicidemachine\/\"]}]},{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/digimag\/issue-052\/the-suicide-irony-seppuko-and-web-2-0-suicidemachine\/#primaryimage\",\"url\":\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_The-suicide-irony-01.png\",\"contentUrl\":\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_The-suicide-irony-01.png\",\"width\":680,\"height\":496},{\"@type\":\"BreadcrumbList\",\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/digimag\/issue-052\/the-suicide-irony-seppuko-and-web-2-0-suicidemachine\/#breadcrumb\",\"itemListElement\":[{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":1,\"name\":\"Home\",\"item\":\"https:\/\/digicult.it\/\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":2,\"name\":\"The Suicide Irony. Seppuko And Web 2.0 Suicidemachine\"}]},{\"@type\":\"WebSite\",\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/#website\",\"url\":\"https:\/\/digicult.it\/\",\"name\":\"Digicult | Digital Art, Design and Culture\",\"description\":\"Dal 2005 Digicult \u00e8 una piattaforma che esamina l&#039;impatto delle tecnologie sull&#039;arte, il design, la cultura e la societ\u00e0 contemporanea\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"SearchAction\",\"target\":{\"@type\":\"EntryPoint\",\"urlTemplate\":\"https:\/\/digicult.it\/?s={search_term_string}\"},\"query-input\":\"required name=search_term_string\"}],\"inLanguage\":\"it-IT\"},{\"@type\":\"Person\",\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/#\/schema\/person\/077af165aea402f14b8620f4a3187400\",\"name\":\"Loretta Borrelli\",\"image\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/#\/schema\/person\/image\/\",\"url\":\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/loretta-borrelli1-96x96.jpg\",\"contentUrl\":\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/loretta-borrelli1-96x96.jpg\",\"caption\":\"Loretta Borrelli\"},\"url\":\"https:\/\/digicult.it\/it\/author\/loretta-borrelli\/\"}]}<\/script>\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","yoast_head_json":{"title":"L'ironia Del Suicidio. Seppuko E Web 2.0 Suicidemachine &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture","robots":{"index":"index","follow":"follow","max-snippet":"max-snippet:-1","max-image-preview":"max-image-preview:large","max-video-preview":"max-video-preview:-1"},"canonical":"https:\/\/digicult.it\/digimag\/issue-052\/the-suicide-irony-seppuko-and-web-2-0-suicidemachine\/","og_locale":"it_IT","og_type":"article","og_title":"L'ironia Del Suicidio. Seppuko E Web 2.0 Suicidemachine &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture","og_description":"[:en]Talk about suicide has has hardly ever been a simple thing, and that is especially nowadays. It is a dodgy, slippery ground. it might be tolerated wether it is tackled pivoting the speech on a medical-psychoanalitical attitude, since it allows to remain in a detached, scientific standpoint. Yet it becomes extremely likely to upset many people's sensitivity, if one tries to relate the subject to contemporary thought and politics[:it]Parlare di suicidio non \u008f mai stato una cosa semplice, tanto meno oggi. Il terreno \u008f rischioso e scivoloso. Si pu\u0098 impostare il discorso dal punto di vista medico-psicanalitico, e perci\u0098 parlarne con un'impostazione impersonale e scientifica. Ma se si cerca di raccontarlo in relazione alla politica e all'immaginario contemporanei si rischia di urtare la sensibilit\u0088 di molti. [:]","og_url":"https:\/\/digicult.it\/digimag\/issue-052\/the-suicide-irony-seppuko-and-web-2-0-suicidemachine\/","og_site_name":"Digicult | Digital Art, Design and Culture","article_published_time":"2010-03-01T12:00:00+00:00","article_modified_time":"2020-10-29T10:22:30+00:00","og_image":[{"width":680,"height":496,"url":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_The-suicide-irony-01.png","type":"image\/png"}],"author":"Loretta Borrelli","twitter_misc":{"Scritto da":"Loretta Borrelli","Tempo di lettura stimato":"42 minuti"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/digicult.it\/digimag\/issue-052\/the-suicide-irony-seppuko-and-web-2-0-suicidemachine\/","url":"https:\/\/digicult.it\/digimag\/issue-052\/the-suicide-irony-seppuko-and-web-2-0-suicidemachine\/","name":"L'ironia Del Suicidio. Seppuko E Web 2.0 Suicidemachine &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture","isPartOf":{"@id":"https:\/\/digicult.it\/#website"},"primaryImageOfPage":{"@id":"https:\/\/digicult.it\/digimag\/issue-052\/the-suicide-irony-seppuko-and-web-2-0-suicidemachine\/#primaryimage"},"image":{"@id":"https:\/\/digicult.it\/digimag\/issue-052\/the-suicide-irony-seppuko-and-web-2-0-suicidemachine\/#primaryimage"},"thumbnailUrl":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_The-suicide-irony-01.png","datePublished":"2010-03-01T12:00:00+00:00","dateModified":"2020-10-29T10:22:30+00:00","author":{"@id":"https:\/\/digicult.it\/#\/schema\/person\/077af165aea402f14b8620f4a3187400"},"breadcrumb":{"@id":"https:\/\/digicult.it\/digimag\/issue-052\/the-suicide-irony-seppuko-and-web-2-0-suicidemachine\/#breadcrumb"},"inLanguage":"it-IT","potentialAction":[{"@type":"ReadAction","target":["https:\/\/digicult.it\/digimag\/issue-052\/the-suicide-irony-seppuko-and-web-2-0-suicidemachine\/"]}]},{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/digicult.it\/digimag\/issue-052\/the-suicide-irony-seppuko-and-web-2-0-suicidemachine\/#primaryimage","url":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_The-suicide-irony-01.png","contentUrl":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_The-suicide-irony-01.png","width":680,"height":496},{"@type":"BreadcrumbList","@id":"https:\/\/digicult.it\/digimag\/issue-052\/the-suicide-irony-seppuko-and-web-2-0-suicidemachine\/#breadcrumb","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Home","item":"https:\/\/digicult.it\/"},{"@type":"ListItem","position":2,"name":"The Suicide Irony. Seppuko And Web 2.0 Suicidemachine"}]},{"@type":"WebSite","@id":"https:\/\/digicult.it\/#website","url":"https:\/\/digicult.it\/","name":"Digicult | Digital Art, Design and Culture","description":"Dal 2005 Digicult \u00e8 una piattaforma che esamina l&#039;impatto delle tecnologie sull&#039;arte, il design, la cultura e la societ\u00e0 contemporanea","potentialAction":[{"@type":"SearchAction","target":{"@type":"EntryPoint","urlTemplate":"https:\/\/digicult.it\/?s={search_term_string}"},"query-input":"required name=search_term_string"}],"inLanguage":"it-IT"},{"@type":"Person","@id":"https:\/\/digicult.it\/#\/schema\/person\/077af165aea402f14b8620f4a3187400","name":"Loretta Borrelli","image":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/digicult.it\/#\/schema\/person\/image\/","url":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/loretta-borrelli1-96x96.jpg","contentUrl":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/loretta-borrelli1-96x96.jpg","caption":"Loretta Borrelli"},"url":"https:\/\/digicult.it\/it\/author\/loretta-borrelli\/"}]}},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10679","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/157"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=10679"}],"version-history":[{"count":11,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10679\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":59835,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10679\/revisions\/59835"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/35816"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=10679"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=10679"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=10679"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}