{"id":10678,"date":"2010-03-01T12:00:00","date_gmt":"2010-03-01T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-052\/the-influencers-2010-art-action-disobedience-and-alchemy\/"},"modified":"2020-10-29T11:22:21","modified_gmt":"2020-10-29T10:22:21","slug":"the-influencers-2010-art-action-disobedience-and-alchemy","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/hacktivism\/the-influencers-2010-art-action-disobedience-and-alchemy\/","title":{"rendered":"The Influencers 2010: L&#8217;arte Tra Azione, Disobbedienza E Alchimia"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">Eroi? Secondo loro no, fanno quello che potremmo fare tutti, che forse dovremmo fare tutti: denunciare, informare, esprimerci, trovare i nostri spazi, far sentire la nostra voce (specie quando chi ci rappresenta in realt\u00e0 non lo fa)&#8230;e ancora, difendere la libert\u00e0, divertirci, cercare di stare bene e assumerci la responsabilit\u00e0 delle conseguenze del nostro stile di vita sull&#8217;umanit\u00e0 e sull&#8217;ambiente. Senza aver paura, senza sottometterci, prendere ci\u00f2 che \u00e8 nostro, in modo creativo, in modo colto, in modo artistico.<\/p>\n<p>Dovremmo essere in grado di portare l&#8217;arte nel nostro quotidiano come stile di vita, come canale di informazione (o meglio, di controinformazione) e di ricerca: arte come azione, interpretazione della realt\u00e0, anche quando sembra pi\u00f9 grande di noi. Parola chiave: integrit\u00e0. Bando all&#8217;ingordigia e al consumo, al denaro e all&#8217;omologazione. Mettiamoci alla in cerca di una dimensione pi\u00f9 autentica, di una realt\u00e0 pi\u00f9 sostenibile.<\/p>\n<p>Ecco il messaggio dei partecipanti all\u2019edizione 2010 del festival <em>The Influencers<\/em>, progetto a cura di <span class=\"testo_iframebold\">Bani Brusadin, Eva Mattes e Franco Mattes (a.k.a. 0100101110101101.ORG)<\/span>. Giunto ormai alla sua sesta edizione, <em>The Influencers<\/em> \u00e8 uno degli eventi pi\u00f9 interessanti e originali del panorama culturale barcellonese, soprattutto per la sua capacit\u00e0 di coniugare magistralmente l&#8217;intrattenimento con l&#8217;impegno, la risata con l&#8217;intelligenza.<\/p>\n<p>Speriamo che quella che ci spacciano come &#8220;crisi&#8221;, che continua a potare (quando non addirittura a falciare) in particolare il settore culturale, non arrivi a intaccare anche questo festival, appuntamento tanto atteso e capace di portare nella capitale catalana un folto pubblico internazionale. Ma veniamo al programma della versione 2010, che ha presentato ospiti davvero d&#8217;eccezione.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_The-influencers-02.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-35808\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_The-influencers-02.png\" alt=\"numero52_The influencers 02\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_The-influencers-02.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_The-influencers-02-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Per esempio James Acord, uomo anziano ed elegante, dai bizzarri capelli turchini e lo sguardo penetrante. Il suo lavoro \u00e8 sempre stato caratterizzato dalla ricerca di una relazione stretta con il mondo reale, usando la pietra nello stesso modo in cui le ossa e il midollo funzionano negli esseri viventi. A un certo punto del suo percorso artistico, Acord ha infatti deciso di cominciare a lavorare il granito, duro e corrosivo. In un&#8217;epoca di forte urbanizzazione e d\u2019inquinamento, il granito ha rappresentato per Acord il materiale ideale per comunicare le sue idee.<\/p>\n<p>Quello che lo ha sempre affascinato del granito \u00e8 il fatto che esso contiene un\u2019alta concentrazione di uranio. L&#8217;uranio \u00e8 un elemento piuttosto radioattivo e velenoso. Affinch\u00e9 fosse pi\u00f9 sicuro, Acord cominci\u00f2 a inserirlo all&#8217;interno delle sue sculture, dopo averlo ricavato da piatti di ceramica fabbricati negli anni 20\u2019 e 30\u2019. Prima della II guerra mondiale e delle ricerche atomiche, questo elemento era infatti utilizzato nelle arti decorative, per conferire il colore arancio alla ceramica o al vetro.<\/p>\n<p>Dopo essersi trasferito ad Hanford, centro dell&#8217;industria nucleare USA, sede tra l\u2019altro dei reattori che produssero il plutonio per le bombe nucleari lanciate sul Giappone, inizi\u00f2 a studiare i materiali nucleari e a confrontarsi con esperti, per cercare di capire come usare il processo nucleare nella scultura. Acord voleva, tramite le sue ricerche, trovare il modo di valorizzare il ruolo dell&#8217;arte come mezzo per la comprensione della societ\u00e0. Fin\u00ec per insegnare storia dell&#8217;arte agli ingegneri nucleari, per far capire loro che l&#8217;arte e la scienza sono due itinerari paralleli in direzione della verit\u00e0 e della comprensione.<\/p>\n<p>Nel frattempo si accorse che il vero segreto dell&#8217;era nucleare era la possibilit\u00e0 di convertire un elemento o una sostanza in un&#8217;altra: un sogno dell&#8217;uomo dai tempi dell&#8217;antica Grecia. Fu allora che cominci\u00f2 il suo lunghissimo e complicato percorso al fine di procurarsi materiale nucleare e ottenere il permesso di usare un reattore per produrre sculture. Ovviamente incontr\u00f2 rifiuti e difficolt\u00e0, anche se, ad un certo punto, riusc\u00ec a diventare legalmente proprietario di una tonnellata di uranio, documentando questa avventura con una serie di mostre e conferenze.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_The-influencers-03.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-35809\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_The-influencers-03.png\" alt=\"numero52_The influencers 03\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_The-influencers-03.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_The-influencers-03-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p>La storia di James Acord \u00e8 unica e rischiosa, ma non \u00e8 l&#8217;unico artista che si \u00e8 immerso nelle discipline scientifiche per trovare un modo di renderne le applicazioni pi\u00f9 trasparenti e sensate. Un altro celebre esempio \u00e8 rappresentato dal collettivo <span class=\"testo_iframebold\">Critical Art Ensemble<\/span>. Questo gruppo di artisti, noti in tutto il mondo e dei quali tanto \u00e8 stato detto e scritto, \u00e8 attivo fin dal 1986. Da anni Critical Art Ensemble \u00e8 autore di una serie di celebri azioni di denuncia su svariati temi, documentate in libri molto interessanti, scaricabili liberamente dal loro sito web. Parliamo di temi fondamentali come la manipolazione del DNA o le guerre batteriologiche, non ultimo il problema dell&#8217;agricoltura transgenica, che sta portando nei nostri piatti cibi modificati geneticamente senza la nostra approvazione.<\/p>\n<p>Le azioni del <span class=\"testo_iframebold\">Critical Art Ensemble<\/span> mirano a informare la gente con laboratori aperti e a dimostrare l&#8217;assurdit\u00e0 degli investimenti di enti o governi con azioni in luoghi pubblici. Com\u2019\u00e8 facile intuire, questo tipo di arte \u00e8 rischioso, specie in un&#8217;epoca in cui nessuno riesce pi\u00f9 a definire il limite tra ci\u00f2 che \u00e8 illegale e ci\u00f2 che non lo \u00e8. E lo sa bene <span class=\"testo_iframebold\">Steve Kurtz<\/span>, uno dei fonfatori del CAE. Il suo \u00e8 un caso mediatico piuttosto noto anche al di fuori dei confini dell&#8217;arte: Kurtz, venne accusato di attivit\u00e0 bioterroristica, dopo che in casa sua venne scoperto accidentalmente dall&#8217;FBI il suo laboratorio artistico.<\/p>\n<p>La storia, documentata nel lungometraggio di Lynn Hershman Leeson <em>Strange Culture<\/em>, proiettato nelle giornate di <em>The Influencers<\/em>, ha permesso a Kurtz di ottenere un ampio appoggio morale ed economico da parte della comunit\u00e0 artistica internazionale, necessario per concludere positivamente la complicata questione.<\/p>\n<p>Altro gruppo molto noto e attivo nella pratica dei tactical media che abbiamo avuto il piacere di ascoltare a <em>The Influencers<\/em>, \u00e8 <span class=\"testo_iframebold\">The Yes Men<\/span>. Anche loro arcinoti a un pubblico ormai molto pi\u00f9 ampio di quello ristretto del mondo dell&#8217;arte, in modo assolutamente divertente e ironico, <span class=\"testo_iframebold\">Andy Bichlbaum e Mike Bonanno<\/span>, aka The Yes Men, si sostituiscono ai portavoce di societ\u00e0 o organizzazioni internazionali per cercare di realizzare i loro sogni di giustizia e di rispetto per l&#8217;umanit\u00e0 e l&#8217;ambiente.<\/p>\n<p>Un esempio: dopo alcuni anni di paziente attesa dinanzi a un falso sito di loro creazione, furono invitati dalla BBC come rappresentanti della Dow Chemicals, la quale, dopo aver comprato la Union Carbide, continuava a non assumersi le responsabilit\u00e0 del disastro di Bhopal in India, catastrofe ambientale per la quale nessuno ancora ha pagato n\u00e9 economicamente n\u00e9 in termini legali e che continua a mietere vittime per la mancata bonifica della zona.<\/p>\n<p>Ma ecco che, improvvisamente, il falso portavoce della Dow Chemicals presenta le sue scuse ufficiali in televisione, promettendo di pagare i danni: come conseguenza, le azioni della societ\u00e0 colano a picco, fino alla pronta smentita e allo smascheramento dell&#8217;azione. Gli Yes Men ci hanno raccontato, durante il loro incontro, che, all&#8217;inizio del loro lavoro, hanno vissuto spesso le loro azioni come fallimenti, anche se con la consueta ironia.<\/p>\n<p>Ad esempio, quando organizzarono una conferenza in cui presentarono una strategia assolutamente conveniente per le imprese ma pericolosa in termine di vite umane nei paesi disagiati, invece di suscitare scandalo tra i presenti, furono avvicinati da molti imprenditori, pienamente d&#8217;accordo con questa filosofia e molto interessati al progetto.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_The-influencers-04.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-35810\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_The-influencers-04.png\" alt=\"numero52_The influencers 04\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_The-influencers-04.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_The-influencers-04-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Un&#8217;azione analoga fu quella che scatenarono contro la Camera di Commercio di Washington. Si trattava di un obiettivo gi\u00e0 vulnerabile, perch\u00e9 molti stavano minacciando di abbandonare (o l&#8217;avevano gi\u00e0 fatto) l&#8217;organizzazione, a causa della sua posizione sul cambiamento climatico. Gli <em>Yes Men <\/em>organizzarono una falsa conferenza stampa, affittarono una sala e inviarono un annuncio ai giornalisti dicendo che la Camera di Commercio aveva cambiato la sua posizione su questo problema: avrebbe approvato la legislazione che il congresso stava cercando di portare avanti sulle emissioni di Co2 e su queste si sarebbe istituita addirittura una tassa (un posizione quindi pi\u00f9 radicale di quello che stava cercando di fare il congresso).<\/p>\n<p>Quando un giornalista si rec\u00f2 alla conferenza stampa nella sala sbagliata, presso la sede della Camera di Commercio, il PR cap\u00ec cosa stava succedendo, corse sul luogo della riunione e cominci\u00f2 una ridicola guerra a chi fosse il vero rappresentante dell&#8217;organizzazione, a suon di biglietti da visita. Ovviamente la camera denunci\u00f2 gli artisti e il caso \u00e8 ancora aperto: ma per loro non \u00e8 un problema, dato che le loro sono azioni di denuncia, con l&#8217;unico obiettivo di portare a galla la verit\u00e0.<\/p>\n<p>Per lo stesso motivo hanno attaccato altre imprese, hanno realizzato e continueranno a realizzare film, tra cui <span class=\"testo_iframebold\">The Yes Men fix the world<\/span>, proiettato durante il festival. Tra le loro azioni, anche la stampa di false edizioni del \u201cNew York Times\u201d, distribuite gratuitamente per le strade di New York, che contenevano solo notizie positive sulla fine della guerra in Iraq. Sogni, speranze, che potrebbero diventare realt\u00e0.<\/p>\n<p>Dalla denuncia dei comportamenti inammissibili di organizzazioni e imprese, passiamo alla denuncia del controllo che il marketing cerca di esercitare su di noi e sul nostro modo di consumare. E qui troviamo in prima linea <span class=\"testo_iframebold\">Zevs<\/span>, un giovane <em>street artist<\/em> parigino, che inizi\u00f2 la sua attivit\u00e0 negli anni &#8217;90, nelle periferie di Parigi, usando il colore rosso o arrampicandosi sui muri per trovare spazi liberi dove dipingere in una citt\u00e0 satura di graffiti. La sua fonte principale di ispirazione \u00e8 il paesaggio urbano, dominato da immagini tra le quali spiccano i loghi delle compagnie di comunicazione.<\/p>\n<p>Studiandoli, Zevs svilupp\u00f2 uno stile proprio, che lo port\u00f2 dapprima a usare vernice infiammabile, poi a dipingere le sagome delle ombre (panchine, lampioni, perfino barboni addormentati), tracciandone il contorno con la vernice utilizzata per dipingere le strisce pedonali. Durante il giorno le ombre spariscono, ma in questo modo ne rimane la sagoma, la memoria. Lavorando senza autorizzazione, Zevs si muoveva travestito con la tuta gialla degli operai di strada, che divenne da subito la sua seconda pelle.<\/p>\n<p>Usava anche una maschera che gli serviva per prendere distanza dalle sue opere e le sue azioni, nonch\u00e9 per creare un personaggio che fungesse in s\u00e9 da elemento performativo. Inoltre la maschera gli ha sempre dato pi\u00f9 libert\u00e0, l&#8217;anonimato, un&#8217;identit\u00e0 sfocata, cos\u00ec che la gente potesse proiettarsi in quel volto senza lineamenti, in quella specie di supereroe. Dopo il suo arresto a Hong Kong, Zevs non \u00e8 pi\u00f9 per\u00f2 un personaggio anonimo e non indossa pi\u00f9 la maschera.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_The-influencers-05.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-35811\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_The-influencers-05.png\" alt=\"numero52_The influencers 05\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_The-influencers-05.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_The-influencers-05-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p>In parallelo Zevs cominci\u00f2 anche ad attaccare fotomodelli dei manifesti pubblicitari, producendovi fori che sembrassero spari o fessure dalle quali far colare vernice rossa come sangue. In genere, dopo pochissimi giorni, i manifesti venivano sostituiti; ma una notte lui stesso sal\u00ec sulle impalcature del Centre Pompidou di Parigi per &#8220;uccidere&#8221; l&#8217;immagine di Hitchcock. Da quel giorno, il Centre Pompidou decise di conservare la sua opera per tutta la durata della mostra.<\/p>\n<p>A un certo punto lavorare nelle strade divenne molto difficile, quindi il nostro decise di cambiare il suo stile. Nel 2002 and\u00f2 a Berlino ed esegu\u00ec il suo famoso &#8220;sequestro visivo&#8221;: ritagli\u00f2 l&#8217;immagine della modella di un enorme manifesto della Lavazza (12 metri) ad Alexander Platz e chiese un riscatto di 500.000 euro, cifra simbolica del budget che le societ\u00e0 investono per le campagne pubblicitarie. Il progetto dur\u00f2 tre anni, durante i quali avvennero una serie di azioni (compresa la vendita di biglietti a 1 euro per assistere all&#8217;esecuzione, se Lavazza non avesse accettato di pagare) e che si conclusero con il pagamento del riscatto in forma di donazione al Palais de Tokyo.<\/p>\n<p>Un ciclo di azioni di Zevs divenuto celebre \u00e8 quello dei loghi &#8220;liquefatti&#8221;. Uno di questi fu il logo di Chanel che Zevs dipinse sulla facciata di uno store di Armani ad Hong Kong, non certo il luogo ideale per la street art. Qui Zevs venne arrestato e rimase bloccato per un mese in attesa del verdetto, che per fortuna non si risolse come chiesto dalla controparte, che voleva il rifacimento completo della facciata per una cifra spropositata.<\/p>\n<p>Non era certo il caso, specie considerando che il nostro artista gioca con l&#8217;effimero, gli piace creare ma anche veder sparire le sue creazioni, usando per questo solo vernici lavabili. E lo confermano i suoi <span class=\"testo_iframebold\">&#8220;proper graffiti&#8221;, i graffiti &#8220;puliti&#8221;, o &#8220;corretti&#8221;<\/span>: disegni eseguiti su muri rimuovendo la sporcizia e lo smog che si depositano nel corso nel tempo. Una notte, nel corso del festival, Zevs ha decorato Barcellona con la sua arte sostituendo alcuni cartelli pubblicitari retroilluminati presso fermate di autobus e metro con un suo disegno.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_The-influencers-06.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-35812\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_The-influencers-06.png\" alt=\"numero52_The influencers 06\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_The-influencers-06.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_The-influencers-06-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p><span class=\"testo_iframebold\">The Influencers 2010<\/span> ha presentato anche un altro manipolatore di spazi, meno pubblici e decisamente pi\u00f9 virtuali: <span class=\"testo_iframebold\">Joan Leandre<\/span>. Trasformando prodotti di intrattenimento digitale, Leandre cominci\u00f2 a introdursi nel mondo dei videogiochi, non come utente ma come manipolatore di codice. Una delle prime modifiche che oper\u00f2 fu quella di un gioco di auto TT, nel quale trasform\u00f2 le variabili di gravit\u00e0, in modo che le auto potessero correre su tutte le superfici della scena, comprese le pareti.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 avanti intervenne su altri parametri, distorcendo la grafica con rappresentazioni surrealiste che non avevano niente a che vedere con l&#8217;originale. Quindi cominci\u00f2 ad occuparsi della violenza nei videogiochi. Prese ad introdurre graffiti virtuali con simbologia pacifista in giochi online: muovendosi negli spazi virtuali, gli utenti inconsapevoli incontravano i vari simboli come se facessero effettivamente parte dell\u2019ambiente di gioco. Questa azione suscit\u00f2 in molti utenti reazioni violente e minacciose, a seguito delle quali l\u2019artista decise di tornare a lavorare in modo personale senza interferire con gli altri.<\/p>\n<p>In una seconda fase del suo percorso artistico, Leandre \u00e8 intervenuto sui giochi facendo sparire i personaggi dalla scena, lasciando semplicemente l&#8217;ambiente e permettendo di passeggiare per il videogioco senza altro scopo che scoprirne gli spazi virtuali. Altra pratica sperimentata \u00e8 stato il montaggio di brevi video privi di trama, ma pieni di simbolismi, ottenuti selezionando parti grafiche di alcuni videogiochi che aveva manipolato e mescolandole con altre.<\/p>\n<p>Successivi montaggi presentano invece immagini estrapolate da scenari di giochi bellici, dai quali Leandre ha selezionato unicamente elementi vegetali e li ha ricomposti in modo da creare la sensazione di trovarsi immersi nella pace di paesaggi naturali, senza traccia di presenza umana.<\/p>\n<p>Forse meno impegnati, ma senza nessuna pretesa di sembrarlo, i <span class=\"testo_iframebold\">Black Label Bike Club<\/span> hanno invece hanno rallegrato il festival con le loro follie. Collettivo formato nel 1992 negli Stati Uniti, presenta uno stile da motoclub Hell Angels: classici gilet, vecchi abiti macchiati di birra, rovinati dai tanti incidenti subiti, con la variante dei cappellini con visiera al posto del casco.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_The-influencers-07.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-35813\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_The-influencers-07.png\" alt=\"numero52_The influencers 07\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_The-influencers-07.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_The-influencers-07-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Si prende la struttura di una bici, la si taglia in due, si montano le due parti al contrario, si aggiunge la ruota di un carro dietro e quella di un passeggino davanti, si salda il sistema di pedali all&#8217;altezza della testa e si monta il sellino in modo che tocchi per terra: questa potrebbe essere una delle centinaia di biciclette che questo collettivo costruisce reciclando bici e altri oggetti. Biciclette a due piani, altissime o minuscole, con scarpe o martelli al posto delle ruote. <em>Black Label Bike Club<\/em> costruisce bici di qualsiasi tipo, purch\u00e9 si riesca a guidare e a restare in equilibrio.<\/p>\n<p>Ma questa non \u00e8 che una parte della storia, quella relativa alla costruzione. L&#8217;altra parte \u00e8 il divertimento, accompagnato da imprescindibili fiumi di birra. I loro raduni con altri &#8220;Bici-club&#8221; (tutti accomunati dall&#8217;amore per la bici e dal ripudio della cultura dell&#8217;automobile) attraversano gli USA da costa a costa e si traducono in feste dove si organizzano diverse attivit\u00e0: laboratori di personalizzazioni delle bici, tornei in stile Re Art\u00fa, nei quali i cavalieri si battono con lance dalle punte protette, maratone in cui si devono bere sei lattine di birra legate fra loro con lo scotch mentre si guida, corse a ostacoli in cui si deve passare senza cadere su vecchi materassi pieni di escrementi e roba marcia. La musica e l&#8217;alcol sono elementi irrinunciabili nei loro eventi, cos\u00ec come la polizia, che appare sempre.<\/p>\n<p>A volte le loro azioni presentano note politiche, come quando distrussero pubblicamente una gigantografia di Bush, altre volte artistiche, come quando convocano artisti che aggiungano elementi scultorei alle scenografie, ma soprattutto i loro atti vogliono permettere ai partecipanti di comportarsi come non farebbero mai nella vita quotidiana. Nell&#8217;ambito del festival, il collettivo ha organizzato un laboratorio di tre giorni aperto a chiunque volesse costruirsi una bicicletta o modificare la propria, e ha invitato il pubblico a partecipare a uno dei suoi folli &#8220;Bike kill&#8221; in un parco di Barcellona.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_The-influencers-08.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-35814\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_The-influencers-08.png\" alt=\"numero52_The influencers 08\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_The-influencers-08.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/numero52_The-influencers-08-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Infine, c&#8217;\u00e8 chi si dimostra coraggioso con modalit\u00e0 pi\u00f9 silenziose, intime e meditative, rinunciando alle comodit\u00e0 e percorrendo lentamente sentieri sperduti in compagnia di un asino, alla ricerca della natura pi\u00f9 intima e dimenticata degli esseri viventi. Si tratta d<span class=\"testo_iframebold\">i Christian Bettini, alias P.ankh<\/span>, protagonista del progetto <em>Donkijote<\/em> recentemente prodotto dal LABoral di Gij\u00f3n.<\/p>\n<p>Con Christian abbiamo avuto il piacere di fare una lunga chiacchierata e la rimandiamo a un articolo monografico che pubblicheremo nel prossimo numero del Digimag. Nel frattempo, i lettori incuriositi possono consultare l diari dei suoi viaggi sul sito web del progetto, <a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/donkijote.org\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/donkijote.org<\/a>.<\/p>\n<hr \/>\n<p><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.theinfluencers.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.theinfluencers.org\/<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ecco il messaggio degli invitati del consueto appuntamento con il festival The Influencers 2010, progetto a cura di Bani Brusadin, Eva Mattes e Franco Mattes (a.k.a. 0100101110101101.ORG) giunto ormai alla sua sesta edizione, a nostro avviso uno degli eventi pi\u009d interessanti e originali del panorama culturale Barcellonese, soprattutto per la sua capacit\u0088 di coniugare magistralmente l&#8217;intrattenimento con l&#8217;impegno, la risata con l&#8217;intelligenza(http:\/\/www.serpicanaro.org\/features\/produttori-di-stile) in cui gli autori e i promotori, fra le altre cose, mostravano chiaramente come nelle maggiori aziende del settore 8 contratti in entrata su 10 fossero atipici (cocopro, stagisti, false partite iva, etc), e non per rispondere a dei picchi di produzione ma come risorsa strutturale, come modalit\u0088 tutt&#8217;altro che atipica di gestione delle risorse umane.<\/p>\n","protected":false},"author":159,"featured_media":15229,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[49,323,239,205],"tags":[48,65],"class_list":["post-10678","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-activism","category-art","category-articles","category-issue-052","tag-hacking","tag-report"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.4 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>The Influencers 2010: L&#039;arte Tra Azione, Disobbedienza E Alchimia &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/digicult.it\/hacktivism\/the-influencers-2010-art-action-disobedience-and-alchemy\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"The Influencers 2010: L&#039;arte Tra Azione, Disobbedienza E Alchimia &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"[:en]Heroes? 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