{"id":10669,"date":"2010-02-01T12:00:00","date_gmt":"2010-02-01T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-051\/the-sense-of-a-clever-body-an-interview-with-paola-bianchi\/"},"modified":"2020-10-29T11:17:26","modified_gmt":"2020-10-29T10:17:26","slug":"the-sense-of-a-clever-body-an-interview-with-paola-bianchi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-051\/the-sense-of-a-clever-body-an-interview-with-paola-bianchi\/","title":{"rendered":"Il Senso Del Corpo Abile. Intervista A Paola Bianchi"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"left\">Il corpo danzante di <span class=\"testo_iframebold\">Paola Bianchi<\/span> \u00e8 tutto, a volte niente, altre volte tutto da scoprire, da \u201caspettare\u201d e capire fino in fondo. \u00c8 figura umana ed anatomica, \u00e8 mente ed introspezione che implode forza ed eleganza, dinamicit\u00e0 nelle emozioni che mette in scena gi\u00e0 dagli inizi degli anni Ottanta. Lei che ha viaggiato, ha lottato e si \u00e8 fermata, ha capito e senza voltarsi ha continuato.<\/p>\n<p align=\"left\">Danza per se stessa, e come lei dice \u201cil teatro \u00e8 molto poco\u201d. Bisogna essere consapevoli e professionisti per delucidare certe affermazioni, dove oggi nessuno ti regala niente, ed in questo proliferare di Festival ed Eventi contemporanei i veri talenti a volte non sono direttamente proporzionali alle aspettative. Paola si forma come danzatrice presso la scuola <em>Bella Hutter<\/em> di Torino. Dal 1980 al 1986 lavora nella compagnia di Anna Sagna per poi diventare coreografa indipendente. Nel 1994 costituisce la compagnia <a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.agar.tv\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Agar<\/a> che nel 2005 viene trasformata in Associazione Agar.<\/p>\n<p align=\"left\">Nell&#8217;intento di promuovere la diffusione della danza e del teatro contemporaneo, cura negli anni la direzione artistica di rassegne, festival e numerosi laboratori di ricerca nonch\u00e9 collabora con diverse personalit\u00e0 autorevoli nel campo delle arti visive come <span class=\"testo_iframebold\">Ivan Fantini, Marzia Migliora, Paul e Menno De Nooijer, Barbara Klein<\/span> senza dimenticare tutti gli artisti che coinvolge e con i quali si \u201cmisura\u201d nelle sue performance. Da <em>Clotilde Clotilde<\/em> al suo ultimo spettacolo <em>Uno<\/em>, Paola inizia e concepisce le sue ricerche passando da passioni artistiche personali a romanzi o testi letterari, da processi matematici e simbolici a percorsi intimi e psicologici fino a riflessioni sul corpo e sui movimenti in relazione a frasi che toccano il suo animo, a visioni anatomiche e corporali, carnali e mentali.<\/p>\n<p align=\"left\">Paola esteriorizza e materializza nello stesso tempo la sua immagine che si amplifica essendo di fatto alfabeto corporeo, stadio sensibile e percezione specifica dell\u2019individuo. Nelle sue performance le esperienze si interiorizzano come \u201ccoscienza\u201d, imitando forme, posizioni, sequenzializzazioni occupate dal pensiero, dai significati decifrati o da decifrare in ogni caso spettacolari, comunicativi e funzionali.<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\">\n<div align=\"center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag51\/articoli\/img\/performingart_massimoschiavoni01.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n\n<p align=\"left\">Il suo corpo abile stimola e centralizza kradie e psiche, essendo centro di riflessivit\u00e0 e materializzazione. Lei \u201cpossiede se stessa\u201d, riflettendosi cos\u00ec nell\u2019identificazione con l\u2019altro, spettatore o chi sia. Nel corso della visione c\u2019\u00e8 qualcosa di profondo che \u00e8 recepito attraverso gli occhi, che \u00e8 respirato e percepito internamente; nuova immagine del corpo, nuovo senso plastico, nuovo encefalo, nuovo \u201cprincipio di controllo\u201d dei condotti alfabetici primari.<\/p>\n<p align=\"left\">Performance come spazio mentale, come coscienza privata in uno spazio comune, sede opus est. La sua danza come integrazione neurologica, espressione collettiva, orchestra metrica incantata. Distanza psicosensoriale annullata, mim\u00e9sis che assicura la continuit\u00e0 del flusso delle emozioni coinvolgenti di Paola Bianchi come fascinazione e seduzione sincinetica e sinestetica del \u201cgioco modulare della danza\u201d. Personalit\u00e0 forte, Paola, in un corpo critico, evidenziata anche dall\u2019intervista dettagliata concessami con grande gentilezza ed intensit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Massimo Schiavoni:<\/strong>Chi \u00e8 stata Paola Bianchi e chi \u00e8 attualmente?<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Paola Bianchi:<\/strong> Avevo poco pi\u00f9 di vent\u2019anni. uscivo dalla compagnia di Anna Sagna \u2013 non potevo pi\u00f9 essere solo interprete, dovevo creare e insieme ad Enrica Brizzi fondai la compagnia Gincobiloba. In un piccolo teatro torinese conoscemmo Ermanna Montanari e Marco Martinelli, agli inizi del loro percorso \u2013 erano i primi anni 80 \u2013 ma gi\u00e0 a conoscenza del mondo del teatro. Marco ci sped\u00ec una lettera \u2013 eravamo nell\u2019epoca avanti internet, anche il fax era raro \u2013 con un elenco di nomi e indirizzi di organizzatori. Bussammo a molte porte. Ci fu chi si fece negare pur essendo l\u00ec, davanti a noi; chi ci chiese di fare un pezzo, un provino, cos\u00ec, senza costumi, senza luci, scenografie e musica.; chi, come Sandro Pascucci, ci spalanc\u00f2 le porte, ci diede una residenza &#8211; anche se allora non si chiamavano cos\u00ec \u2013 e ci fece presentare il nostro primo lavoro durante la stagione di inaugurazione del teatro Petrella di Longiano.<\/p>\n<p align=\"left\">Ricordo ancora l\u2019odore del Petrella, quell\u2019odore di lavori di restauro appena ultimati. Cos\u00ec iniziarono ad aprirsi delle possibilit\u00e0, entrammo in contatto con il mondo del teatro di ricerca \u2013 cos\u00ec si chiamava \u2013 ma poco o niente della danza. Partivamo con la nostra Panda carica di scenografie fino all\u2019inverosimile. Ci fermavamo ai festival chiedendo una stanza, un piccolo spazio per presentare il nostro lavoro e durante i nostri viaggi estivi arrivammo anche a Narni \u2013 un festival che non esiste pi\u00f9 \u2013 diretto con genialit\u00e0 e intuito da Giuseppe Bartolucci (ci manca, anche lui, come altri).<\/p>\n<p align=\"left\">Questi furono gli inizi, pi\u00f9 di vent\u2019anni fa. Pensavo si potesse cambiare il mondo, ne ero quasi certa, credo. Quello del teatro era un mondo nuovo, da scoprire, da osservare da un angolo \u2013 troppa poca esperienza per sentire la possibilit\u00e0 di partecipare. e quello esterno al teatro mi sembrava ruotasse intorno ad esso. ingenuit\u00e0 dei vent\u2019anni&#8230;Non c\u2019erano concorsi o bandi per gli under 35 allora. Questa serie di oscenit\u00e0 iniziarono dopo e io ne sono sempre stata fuori. Ci fu il tempo degli under 25, ma io ne avevo gi\u00e0 27 almeno, poi quello degli under 30 e io li avevo superati da poco. Insomma non sono mai rientrata in un under e ora ne sono contenta. Che stupidaggine! Che modo infantile di considerare l\u2019arte, tenere i giovani dentro un ring, controllarli, dar loro il contentino mentre altri ci speculano sopra, illuderli e abbandonarli non appena avranno superato la soglia dell\u2019under.<\/p>\n<p align=\"left\">Poi molte cose cambiarono, nella mia vita (Gincobiloba fu sciolta, fondai Agar e ora lavoro da sola) e nella mia percezione del mondo. Poco per volta mi resi conto che le capacit\u00e0, la bellezza di un lavoro, la forza di uno spettacolo sono marginali nel mondo del teatro. Mi resi conto che quel mondo era ed \u00e8 corrotto come quello esterno, che fingiamo di essere una grande famiglia, che tutti sanno tutto di tutti ma nessuno si occupa realmente degli altri. Non cambieremo mai il mondo perch\u00e8 lo si cambia anche dalle piccole cose, dai comportamenti corretti, dall\u2019onest\u00e0 quotidiana. Il teatro non \u00e8 tutto, anzi \u00e8 molto poco. Il mio essere sempre stata ai margini, nomade di spirito e di fatto mi ha precluso molte possibilit\u00e0. Ma non mi pento. Ora, superati i quarant\u2019anni cerco di costruire un senso nel luogo in cui vivo, penso e credo nel cambiamento a piccoli passi, nell\u2019avanzamento lento e testardo, nella costruzione quotidiana. L\u2019orizzonte, se pur pi\u00f9 ampio, nel mio sguardo si \u00e8 ristretto.<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\">\n<div align=\"center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag51\/articoli\/img\/performingart_massimoschiavoni02.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n\n<p align=\"left\"><strong>Massimo Schiavoni:<\/strong> Hai scelto naturalmente di essere te stessa ed hai capito come funziona questo mondo a volte tanto finto da sembrar vero. La tua responsabilit\u00e0 molto rara scaturisce dalla tua passione e dal non apparire o dire di si a tutti i costi ed a tutti i Padroni. Raccontami un felice o amaro aneddoto della Paola Bianchi \u201cingenua\u201d ed uno della Paola Bianchi giudiziosa e consapevole degli ultimi anni. Rimpiangi di pi\u00f9 i tuoi viaggi alla scoperta del \u201cmondo teatro\u201d o le occasioni \u201cperse\u201d dal tuo non essere mai stata vittima di compromessi e rimanere coerente con le tue sensazioni e certezze?<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Paola Bianchi:<\/strong> Difficile raccontare senza nominare. Non voglio nominare, sarebbe scorretto. La mia incapacit\u00e0 di fingere che vada tutto bene e di tacere mi hanno spesso penalizzata. Ma non rimpiango, non rinnego. Farei le stesse scelte, direi le stesse cose, criticherei gli stessi comportamenti e modi, mi batterei &#8211; come tuttora faccio &#8211; contro l\u2019incompetenza e l\u2019approssimazione, due tra i mali pi\u00f9 diffusi e gravi del nostro tempo, e ne pagherei le conseguenze. Non credo di essere giudiziosa, sicuramente impulsiva, severa con me stessa e con gli altri. Non posso tacere di fronte alle ingiustizie, alle incapacit\u00e0 dilaganti, specialmente nei posti di potere, e al potere le critiche non piacciono.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Massimo Schiavoni:<\/strong> Facciamo un passo indietro Paola. Pi\u00f9 di dieci anni fa il tuo interesse per i quadri dell\u2019artista messicana Frida Kahlo ha ispirato la produzione di uno dei tuoi primi spettacoli, precisamente FK esibendoti in scena insieme a Paola Chiama. In primis ti faccio i complimenti per uno spettacolo adeguato nei tempi, appassionante e coinvolgente al punto giusto. Cosa volevi esibire ed \u201coffrire\u201d in realt\u00e0 attraverso una sequenza di movimenti e \u201csuoni\u201d vocali quasi vincolati, incapaci di liberarsi da un corpo esternato e poi dato invece per quello che \u00e8, per quello che suscita e trasmette fisicamente e sessualmente? La provocazione inevitabile ed orgogliosa dell\u2019artista messicana che relazione ha con la leggerezza e la forza della danza nonch\u00e9 della tua ricerca artistica?<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Paola Bianchi:<\/strong> Inizialmente fu la storia della sua vita ad affascinarmi pi\u00f9 che i suoi quadri. In seguito capii che non c\u2019era separazione. Nei suoi quadri c\u2019\u00e8 la sua biografia; l\u2019incidente, il corpo esposto nella sua fragilit\u00e0, nelle sue ferite pi\u00f9 profonde, le operazioni che fu costretta a subire, il desiderio di maternit\u00e0 mai realizzato, i suoi amori, i suoi gesti plateali, il comunismo, l\u2019ironia, la morte. \u201cDipingo me stessa perch\u00e9 sono sola. Sono il soggetto che conosco meglio.\u201d La sua pittura racconta la storia di un corpo che si esibisce, trasmettendo uno stato di angoscia e di eccitazione. Espone il suo corpo alla maniera di un martire dell\u2019iconografia religiosa cristiana. Nei suoi quadri ci sono i colori, le forme, la realt\u00e0 del Messico. Visitai il Messico, la sua casa, vidi quei colori, quelle forme.<\/p>\n<p align=\"left\">Capii che la morte in Messico \u00e8 intesa come origine e non come fine. FK nacque dalla fascinazione per quel mondo, per una vita complicata eppure cos\u00ec piena di desideri. Mi interessava andare aldil\u00e0 del personaggio Frida Kahlo, universalizzare la storia per poi tornarci direttamente. In quel lavoro c\u2019erano le difficolt\u00e0, le paure, la forza, la lotta quotidiana di tante persone. A quel tempo in pochi conoscevano Frida Kahlo. Non erano ancora usciti film sulla sua vita, una sola biografia era stata tradotta in italiano. Dovetti documentarmi su testi in spagnolo, in inglese. Non potevo dare per scontato nulla. Lavorai sulla sua storia come se fosse la storia di una donna qualunque, piena di contraddizioni. Misi in scena due donne, due figure opposte.<\/p>\n<p align=\"left\">Una era la \u201cpossibilit\u00e0\u201d, la \u201ccapacit\u00e0\u201d, la \u201cdinamicit\u00e0\u201d, l\u2019altra era costretta nella gabbia della fatica, del peso, dell\u2019impossibilit\u00e0, della negazione, della menomazione fisica. Ho sempre pensato che dai contrasti, dall\u2019attrito possano nascere emozioni forti. L&#8217;incontro tra la danza &#8211; sinonimo di forza, potenza muscolare, leggerezza, gesto ampio &#8211; e il corpo in costrizione, con difficolt\u00e0 motorie, l&#8217;attrito tra il desiderio di muoversi e l&#8217;impossibilit\u00e0 di farlo. Volenti o nolenti fissiamo lo sguardo sui difetti, sulle deformazioni. Passiamo la vita a nascondere queste diversit\u00e0 per passare inosservati o semplicemente perch\u00e8 \u00e8 pi\u00f9 semplice e rassicurante sentirsi come gli altri. Volevo dare dignit\u00e0 e voce alle diversit\u00e0. E Frida Kahlo \u00e8 stata la maestra indiscussa dell\u2019orgoglio della diversit\u00e0.<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\">\n<div align=\"center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag51\/articoli\/img\/performingart_massimoschiavoni03.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n\n<p align=\"left\"><strong>Massimo Schiavoni:<\/strong> Come definisci il corpo, il tuo corpo nella performance del 2002 <em>Sinesuide \u2013 imposizione verticale<\/em>? In questo lavoro hai lavorato su un testo, precisamente un romanzo della Darrieussecq. Qual \u00e8 il tuo rapporto col testo ed in questa creazione trasformativa-trasfigurante con il video e la narrazione sonora? Sei riuscita, a mio parere, a concepire una sorta di installazione umana in divenire collocando azione, video ed opere magistralmente connesse ed empaticamente attuali; duttilit\u00e0 ed agilit\u00e0, spazialit\u00e0 fredda e ritmo fedele.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Paola Bianchi:<\/strong><em> Sinesuide \u2013 imposizione verticale<\/em> \u00e8 nato come parte di uno spettacolo pi\u00f9 complesso <em>adius ut\u00f3pia<\/em>. Il lavoro fu ideato da Ivan Fantini (cuoco e artista di ingredienti con cui ho collaborato in diversi spettacoli) e creato insieme. In particolare io mi occupai della coreografia e dei video, Ivan delle installazioni e della creazione del cibo fruibile da 24 spettatori. <em>Adius ut\u00f3pia <\/em>partiva da una passione di Ivan per il maiale e da una sua profonda riflessione sullo spreco e sull\u2019assurdo pregiudizio detto schifo nel nostro tempo.<\/p>\n<p align=\"left\"><em>Adius ut\u00f3pia<\/em> metteva in scena il quinto quarto (testa, coda, piedini e tutte le interiora del maiale) detto taglio di bassa macelleria, pi\u00f9 economico, in grado di soddisfare le necessit\u00e0 alimentari di chiunque, diventato per la societ\u00e0 ad economia avanzata prodotto secondario, favorendo cos\u00ec l\u2019incremento economico dei tagli di prima scelta. Lo scenario del quinto quarto in <em>adius ut\u00f2pia<\/em> si intrecciava con il macello umano inteso come spazio asettico, antisettico, claustrofobico, laddove l\u2019umano quotidianamente stenta nel vivere.<\/p>\n<p align=\"left\">E qui entrava in gioco il mio specifico, la ricerca sul corpo. Un lavoro sul dettaglio. <em>Sinesuide \u2013 imposizione verticale<\/em> non \u00e8 pensato per l\u2019edificio teatro, azione e visione condividono lo stesso spazio. La vicinanza permette di vedere la contrazione dei muscoli, la tensione dei nervi, la vibrazione della pelle. Una coreografia puntuale, minuta, concentrata sul particolare. Dinamicit\u00e0 statica del movimento, costrizione del luogo. La ripresa in dettaglio del video amplia la vicinanza, spingendo la visione quasi all\u2019interno del corpo. Volevo mostrare le interiora attraverso la pelle, la vibrazione dell\u2019interno senza esasperarne la forma. <em>Troismi<\/em> di Marie Darrieussecq mi ha regalato le immagini necessarie alla trasformazione del corpo da umano a animale, da donna a scrofa.<\/p>\n<p align=\"left\">E\u2019 fondante e necessario per la creazione dei miei lavori partire da uno o pi\u00f9 testi, da immagini, da materiali visivi, audio. Tutto ci\u00f2 che immagazzino diventa corpo, trasformazione del corpo, coreografia. Parallelamente alla scrittura coreografica nasce la necessit\u00e0 della parola scritta. Non per spiegare l\u2019azione, ma come mezzo altro per concludere il percorso intrapreso. Cos\u00ec sono le schede di sala che elaboro, evocative piuttosto che esplicative. Cos\u00ec nascono anche i testi che a volte entrano nei miei spettacoli. Un modo per scavare nella stessa direzione ma con un linguaggio e un modo diversi.<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\">\n<div align=\"center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag51\/articoli\/img\/performingart_massimoschiavoni04.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n\n<p align=\"left\"><strong>Massimo Schiavoni: <\/strong>Dopo la \u201csolitudine\u201d di <em>Kytos<\/em> e le varie <em>Odissee dell\u2019Immobilit\u00e0<\/em>, nel 2006 hai messo in scena in <em>Corpus Hominis<\/em>, tre danzatori dissociati e celebrati. Come sei riuscita qui a \u201ccostruire\u201d il corpo contemporaneo e che definizioni dai a luogo e tempo? \u00c8 davvero assurda la separazione anima\/corpo?<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Paola Bianchi:<\/strong><em> Corpus Hominis<\/em> segna un passo importante nel mio percorso. Dopo aver interpretato per molto tempo in prima persona i miei spettacoli, sentivo l\u2019urgenza di uscire dalla scena per rientrarci con lo sguardo esterno. Oltre a ci\u00f2 volevo indagare il corpo maschile dal punto di vista coreografico, sulla scena. Confrontarmi con quel corpo cos\u00ec diverso dal mio, per potenzialit\u00e0, per forza, per ritmo interno.<em>Corpus Hominis<\/em> parla di corpi. Sono corpi che subiscono l\u2019azione nel loro agire. Racconta del corpo. Un corpo presentato nella sua interezza, ma nascosto nel suo essere libero. Un corpo sezionato, diviso in organi, medicalizzato, misurato, fotografato, dipinto, educato, omologato, un corpo celebrato nella contemporaneit\u00e0 di un modello mediatico che non ci appartiene realmente, un \u201ccorpo docile\u201d, per citare Foucault. Il corpo \u00e8 una superficie su cui sono iscritti i precetti fondamentali, le gerarchie e persino gli orientamenti metafisici di una cultura, che lo stesso concreto linguaggio del corpo rafforza.<\/p>\n<p align=\"left\">Ho scelto corpi maschili per il loro essere rappresentativi dell\u2019essere umano. Li ho scelti perch\u00e8 vittime di loro stessi, della cultura da loro creata. Non \u00e8 reminiscenza femminista, \u00e8 la realt\u00e0. Il potere \u00e8 ancora nelle mani del genere maschile.Credo che chiunque stia in scena debba conoscere a fondo il senso, la motivazione, il perch\u00e8 pi\u00f9 profondo del suo stare l\u00ec, davanti a un pubblico. In ogni istante, anche nell\u2019immobilit\u00e0 pi\u00f9 totale \u2013 anzi proprio nei momenti di immobilit\u00e0 \u2013 bisogna continuare a esserci, dentro la scena, credibili, credendoci fino in fondo. A questo servono i lunghi studi che precedono le prove dei miei spettacoli. Ho cercato di fare lo stesso con i tre danzatori di <em>Corpus Hominis<\/em>. Ho consegnato loro i miei pensieri, i miei dubbi, le mie parole scritte e dette.<\/p>\n<p align=\"left\">Abbiamo visionato materiali video, abbiamo discusso per ore, su tutto, a partire dal cibo che mangiavamo per arrivare al potere, a chiederci che cos\u2019\u00e8 il potere e come viene esercitato su di noi quotidianamente. Un corpo esaltato e poi svuotato, osannato e ridotto a oggetto, un corpo che non sa pi\u00f9 muoversi. E\u2019 stata per certi versi una battaglia, ma non tra me e i tre danzatori, tra noi e noi stessi, il nostro corpo, il nostro essere. Questo \u00e8 per me <em>Corpus Hominis<\/em>, questo sono i tre corpi sulla scena. Ma quei tre corpi, per quanto contemporanei, abitavano un luogo e un tempo che non ci appartengono perch\u00e8 troppo dentro di noi. La scelta dello spazio completamente nero andava aldil\u00e0 della convenzione dello spazio teatrale. Era nero per scelta. E in molti momenti si \u00e8 proprio lavorato su questo nero, sul buio, sulla difficolt\u00e0 di percepire i corpi, a volte evanescenti, a volte persi in una nebbia che elimina i contorni del luogo. Lo spazio di <em>Corpus Hominis<\/em> \u00e8 un luogo non luogo, \u00e8 lo schermo nero su cui chiudiamo gli occhi la sera, \u00e8 il luogo della raccolta delle immagini, il luogo della memoria.<\/p>\n<p align=\"left\">E\u2019 il nero che ci sta intorno, oltre il confine della nostra pelle, il lato oscuro del nostro mondo occidentale fintamente protetto e protettivo. E\u2019 un laboratorio anatomico di vivisezione di corpi, vivi ma spenti. E\u2019 il nero che si equivale al bianco abbacinante. Allo stesso modo il tempo non ha una durata misurabile, una collocazione temporale riconosciuta dal nostro vissuto. E\u2019 un tempo senza tempo, senza ore, ma infinitamente lungo e brevissimo al tempo stesso. Simbolicamente \u00e8 il percorso educativo e di resa del corpo. \u201cLe vesti cancellano l\u2019indigenza della vita animale, nascondono quegli organi che sono superflui per l\u2019espressione dello spirito e, se non ricoprono la testa, \u00e8 perch\u00e9 l\u00ec \u00e8 l\u2019espressione spirituale della figura umana.\u201d Ecco, anche intorno e contro questa frase di Hegel, un concetto tutto occidentale e cerebrale &#8211; la celebrazione della passivit\u00e0 della carne a favore della mente &#8211; \u00e8 nato <em>Corpus Hominis<\/em>.<\/p>\n<p align=\"left\">Non credo che il luogo dell\u2019anima, della mente sia la testa e che questa sia separata dal resto del corpo. Il cervello si trova nella testa ma questo non significa che il resto sia staccato e dipendente. Il corpo possiede un\u2019intelligenza, una memoria cha va oltre la verbalizzazione. Il dualismo anima\/corpo, mente\/materia a partire da Platone &#8211; corpo come alieno, come non-s\u00e9, causa di ogni male &#8211; passando per Agostino &#8211; corpo come nemico, pesante e grave -, Cartesio &#8211; corpo come materia bruta, un corpo concepito dall\u2019intelletto e non vissuto dalla vita, un corpo in idea e non in carne e ossa, un corpo anatomico e non un soggetto di vita \u2013 e il cristianesimo \u2013 controllare e frenare gli impulsi naturali del corpo -, venne formalizzato definitivamente da Freud.Lakoff dice: la ragione \u00e8 resa possibile dal corpo, cio\u00e8 il nucleo del nostro sistema concettuale ha origine nella natura strutturata dell\u2019esperienza corporea.<\/p>\n<p align=\"left\">Pensare significa anche avere un corpo in rapporto dinamico con l\u2019ambiente e molte categorie del pensiero sono rappresentazioni mentali di stati della corporeit\u00e0. E come scrive Umberto Galimberti in \u201cPsiche e techne\u201d:il dualismo anima e corpo \u00e8 un effetto della riflessione che guarda l\u2019uomo dopo che la sua azione ne ha consentivo la vita. Guardato invece dal punto di vista dell\u2019azione, il dualismo si dissolve perch\u00e9 tutto ci\u00f2 che viene riferito all\u2019anima, alla cultura, allo spirito, appare gi\u00e0 da subito come condizione biologica della vita del corpo, ed \u00e8 quella attivazione tecnica che consente al corpo di vivere nonostante la sua insufficienza biologica, la sua carenza di specializzazione, la sua mancanza d\u2019ambiente. Ecco, mi sento di condividere in pieno questi pensieri.<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\">\n<div align=\"center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag51\/articoli\/img\/performingart_massimoschiavoni05.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n\n<p align=\"left\"><strong>Massimo Schiavoni:<\/strong> <em>Per figua sola<\/em> nasce dalle tue <em>Visioni Irrazionali<\/em>, dopo aver studiato e riflettuto per anni sui numeri di Fibonacci e la sezione aurea. Spiegami il rapporto fra queste visioni e misure, con la messa in scena della performance. Perch\u00e9 resta on stage una figura sola? Definizione e accettazione anche di una sorta di solitudine indifesa \u2013 io penso &#8211; di mutazioni rimaste alla gola, di spazio esausto senza essere riempito.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Paola Bianchi:<\/strong> Le <em>Visioni Irrazionali<\/em> sono state lo studio su scena, l\u2019esposizione pubblica dei pensieri che, invece di riempire unicamente i miei quaderni di appunti, hanno riempito e abitato gli spazi, con libert\u00e0 di forma. Brevi lavori site specific, dall\u2019installazione alla performance, generalmente nella forma del solo. Indagando sulla serie dei numeri di Fibonacci e sulla sezione aurea siamo andati oltre l\u2019immediatezza del numero e della perfezione. Con i tanti performer che hanno abitato le mie <em>Visioni<\/em> abbiamo toccato i temi dell\u2019omologazione comportamentale, del controllo costante a cui siamo sottoposti, della catalogazione delle azioni, della solitudine che \u00e8 condizione prima della sottomissione, del corpo manipolato, costretto, della caducit\u00e0, della staticit\u00e0 della caduta, dei tentativi di volo, della perfezione e dei suoi opposti, della frantumazione delle immagini, della violazione dell\u2019identit\u00e0.<\/p>\n<p align=\"left\">Questo studio esposto pubblicamente \u00e8 servito per costruire <em>Per Figura Sola<\/em>. E mentre pensavo a questo nuovo lavoro ho capito che dovevo lavorare per sottrazione, invece di sommare \u2013 come avrebbe fatto Fibonacci. Di quei numeri restano i conti interni alla coreografia. Resta il rettangolo aureo tracciato sul pavimento. Volevo raggiungere l\u2019essenziale, volevo che restasse il senso profondo di quel percorso, che a mio avviso \u00e8 la solitudine della figura in uno spazio prestabilito, deciso a priori.<\/p>\n<p align=\"left\">Ecco che i segni sul pavimento diventano come il gioco dell\u2019oca. Un percorso obbligato in cui la variazione possibile \u00e8 solo all\u2019interno della casella, della stazione. Abbiamo lavorato sulla finzione. Sulle trasformazioni, o meglio sui tentativi di trasformazione. Sullo stare sulla scena, sulla solitudine, senza vie di scampo. Abbiamo indagato lo spazio. Uno spazio senza vie di fuga. Uno spazio che non prevede libert\u00e0 di decisione. Una sorta di campo desolato e desolante, abitato per consuetudine.<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\">\n<div align=\"center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag51\/articoli\/img\/performingart_massimoschiavoni06.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n\n<p align=\"left\"><strong>Massimo Schiavoni:<\/strong> In <em>Cessione<\/em> tornano in scena due figure, tu e Valentina Buldrini. Anche qui \u00e8 il nero a fare da sfondo-protagonista allo spazio vuoto in contrapposizione al rosso. La memoria e l\u2019autobiografia che ruolo giocano in questo \u201crito liberatorio\u201d dove latrina e gesto convivono in una intimit\u00e0 personale ma anche collettiva?<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Paola Bianchi:<\/strong> \u201cIo sono davvero il pi\u00f9 grande di tutti perch\u00e8 posso prendere trecentomila lire per sera e anche mezzo milione e mandare un altro a cantare al posto mio. Tanto chi conosce Piero Ciampi?\u201d Questa frase che nel 1976 Piero Ciampi (grande poeta e cantante livornese poco considerato in vita, ma ritenuto ora, dopo quasi trent\u2019anni dalla sua morte, una pietra miliare della canzone d\u2019autore italiana) disse durante un\u2019intervista, mi ha spinto a pensare al senso del nostro fare e a ci\u00f2 che il mondo esterno ne percepisce. Al nostro essere riconoscibili o anonimi, a quanto incidiamo nel contemporaneo e all\u2019ironia necessaria per dare un senso al nostro stare. In <em>Cessione<\/em> le due figure vivono due luoghi separati, diversi e lontani tra loro, sospesi nel nero dello spazio, un nero necessario, fondamentale, scelto.<\/p>\n<p align=\"left\">Due piattaforme che galleggiano. Una \u00e8 il luogo dello scarto, del gesto morto, del pensiero che non ha avuto voce, l\u2019altra \u00e8 il luogo della memoria, reinterpretata, rivissuta e per questo poco reale. La prima \u00e8 sospesa in un semicerchio rosso, circoscritta e protetta da una superficie di plastica che ne dissolve i contorni. Una protezione necessaria, l\u2019intimit\u00e0 del luogo non potrebbe farne a meno. Si tratta dello spazio dello scarto. All\u2019interno una latrina, un cesso. All\u2019inizio la figura indossa una parrucca costruita con i nastri di VHS che contengono il girato dei miei vecchi spettacoli, la memoria reale. La parrucca finir\u00e0 ben presto nel cesso, per diventare memoria di gesti incarnati dall\u2019altra figura che \u00e8 la vera forza del lavoro. Nei nastri sono incisi gesti che hanno attraversato tutto il corpo, modificandolo, deformandolo.<\/p>\n<p align=\"left\">Lo stesso movimento che dalla testa &#8211; luogo dell\u2019immagine &#8211; arriva al fondo della schiena per perdersi nel nulla. All\u2019altra figura \u2013 ovvero Valentina Buldrini, danzatrice dalle mille potenzialit\u00e0, un corpo duttile, flessibile, intelligente, la capacit\u00e0 rara di diventare altro \u2013 ho voluto affidare il compito di reinterpretare i gesti persi nella memoria degli interpreti e di qualche spettatore attento, a lei ho voluto <em>Cedere<\/em> quel fardello effimero eppur pesante. Il lavoro del danzatore si perde nell\u2019aria spostata in palcoscenico. Nel sudore, nella fatica. In gesti che hanno creato emozioni, reazioni. A volte fatichiamo a scrollarceli di dosso, quei gesti, a volte li andiamo a ricercare per sentirci noi fino in fondo.<\/p>\n<p align=\"left\">Ma quella memoria del corpo resta nel nostro interno, difficile se non impossibile da verbalizzare. Quella memoria muore con la decadenza del nostro corpo. Con l\u2019impossibilit\u00e0 di replicare, di tornare a essere quel movimento perso. Volevo denunciare la mia difficolt\u00e0 ad accettare l\u2019oblio, manifestare la necessit\u00e0 della memoria, personale, collettiva o storica che sia. Accettandone anche la sua deformazione nell\u2019interpretazione. Ridare vita a immagini morte. <em>Cessione<\/em> \u00e8 un testamento, un pezzo di autobiografia a gesti. Il mio stare sulla scena \u00e8 testimonianza, punto fermo, accettazione della distorsione, de-pensamento dell\u2019immagine, post-mortem in latrina. <em>Cessione<\/em> \u00e8 una biografia del vuoto. Ma anche il vuoto \u00e8 necessario.<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\">\n<div align=\"center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag51\/articoli\/img\/performingart_massimoschiavoni07.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n\n<p align=\"left\"><strong>Massimo Schiavoni:<\/strong> Paola qual \u00e8 la vera identit\u00e0 protagonista nella tua ultima creazione <em>Uno<\/em> e quali sono le aspettative ed i progetti per il futuro?<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Paola Bianchi:<\/strong> La vera identit\u00e0 protagonista di <em>Uno<\/em> \u00e8 la mancanza di identit\u00e0. La difficolt\u00e0 di un\u2019esistenza fasulla. La solitudine infinita che ci vede moltitudine isolata di fronte al nostro personale e privato computer in un rapporto molto speciale con la tastiera e con il mouse. Agamben scrive: <em>&#8230;<\/em>La nuova identit\u00e0 senza persona fa valere l\u2019illusione non di un\u2019unit\u00e0, ma di una moltiplicazione infinita delle maschere. Nel punto in cui inchioda l\u2019individuo a un\u2019identit\u00e0 puramente biologica e asociale, essa gli promette di lasciargli assumere in internet tutte le maschere e tutte le seconde e terze vite possibili, nessuna delle quali potr\u00e0 mai appartenergli in proprio<em>.<\/em><\/p>\n<p align=\"left\">Questa non-identit\u00e0 o meglio ancora anidentit\u00e0, usando l\u2019alfa privativo piuttosto che il prefisso negativo, diventa quindi la vera protagonista. Incapace di trasformarsi realmente, pur cambiandosi di costume, incapace di partecipare fino in fondo all\u2019azione che svolge, incapace di prendere decisioni improvvise, in aritmia atonale, uno stare l\u00ec senza essere l\u00ec. Movimenti incompiuti, dubbiosi, approssimazione del gesto. Un fare senza senso assoluto, fine al momento dell\u2019azione, all\u2019attimo in cui avviene. Indecifrabilit\u00e0 del segno. Uno scivolamento nel dubbio del fare non definitivo. UNO \u00e8 un atto senza soluzione, senza partita.<\/p>\n<p align=\"left\"><em>Uno<\/em> \u00e8 un pianto, una denuncia di difficolt\u00e0, un\u2019incapacit\u00e0 di stare. Eppure in queste mille difficolt\u00e0 c\u2019\u00e8 lo spazio per il sorriso, per una vena d\u2019ironia che ho scoperto essere maggiormente apprezzata e compresa nei paesi nordici che qui da noi. In <em>Uno<\/em> c\u2019\u00e8 desolazione, disastro annunciato, la scena sporca, errori su errori (dall\u2019uso dello spazio all\u2019uso delle luci, create da Paolo Pollo Rodighiero, il light designer con cui collaboro da moltissimo tempo, un maestro della illuminazione), c\u2019\u00e8 la decadenza del nostro tempo, della nostra terra, del bel paese.<\/p>\n<p align=\"left\">C\u2019\u00e8 il silenzio imperfetto del nostro tempo. L\u2019analfabetismo estetico del <em>meidinitali<\/em>. A creare questa desolazione e questa fatica dello stare contribuisce un testo registrato in voce tratto dal libro <em>Italia De Profundis<\/em> scritto da Giuseppe Genna, uno degli scrittori pi\u00f9 interessanti del panorama italiano, che con la sua prosa colta e mai banale devasta i nostri cuori.<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\">\n<div align=\"center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag51\/articoli\/img\/performingart_massimoschiavoni08.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n\n<p align=\"left\">Aspettative e progetti per il futuro&#8230;. sulle prime taccio. I progetti invece continuano a nascere e si susseguono senza soluzione di continuit\u00e0. Ora sono concentrata sul nuovo lavoro, UNO, che dopo il debutto al PIM di Milano il 6 febbraio sar\u00e0 a Vienna per una settimana di repliche, poi a Frosinone, a Castiglioncello, a Bologna e spero non muoia l\u00ec&#8230;Parallelamente sto lavorando a uno spettacolo per bambini (fascia d\u2019et\u00e0 3-5 anni). Un lavoro da non trascurare quello con e per l\u2019infanzia, un approccio diverso, pi\u00f9 leggero, ma non per questo meno importante. E poi c\u2019\u00e8 il tentativo di diffondere la cultura della danza contemporanea nel riminese (dove vivo ormai da 8 anni). Un territorio vergine. Un lavoro che sto svolgendo da qualche mese all\u2019interno del collettivo <span class=\"testo_iframebold\">c_a_p<\/span><\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"left\"><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.paolabianchi.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.paolabianchi.com<\/a><\/p>\n<p align=\"left\"><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/collettivocap.blogspot.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/collettivocap.blogspot.com\/<\/a><\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il corpo danzante di Paola Bianchi \u008f tutto, a volte niente, altre volte tutto da scoprire, da &#8216;aspettare&#8217; e capire fino in fondo. \u00c8 figura umana ed anatomica, \u008f mente ed introspezione che implode forza ed eleganza, dinamicit\u0088 nelle emozioni che mette in scena gi\u0088 dagli inizi degli anni Ottanta. 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