{"id":10668,"date":"2010-02-01T12:00:00","date_gmt":"2010-02-01T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-051\/quadrilateral-biennal-2009-angles-and-intersections\/"},"modified":"2020-10-29T11:16:01","modified_gmt":"2020-10-29T10:16:01","slug":"quadrilateral-biennal-2009-angles-and-intersections","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-051\/quadrilateral-biennal-2009-angles-and-intersections\/","title":{"rendered":"Biennale Quadrilaterale 2009. Angoli E Intersezioni"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\"><em>Angoli e intersezioni<\/em>. Questo il titolo della terza edizione della <span class=\"testo_iframebold\">Biennale Quadrilaterale<\/span> ( 8 Dicembre \u0096 31 Gennaio), conosciuta anche come<span class=\"testo_iframebold\"> Biennale Croata<\/span>, quest&#8217;anno interamente dedicata ai nuovi media e alla loro influenza sulle culture locali e globali.<\/p>\n<p>Con il loro carattere liquido e immateriale, le nuove &#8211; o per dirla con Philippe Dubois, &#8220;le ultime&#8221; &#8211; tecnologie, sembrano incarnare perfettamente la spinta transnazionale e la vocazione alla sintesi &#8211; prima tra tutte quella tra Oriente e Occidente &#8211; che muove questa biennale nata a seguito dei recenti accordi quadrilaterali tra Italia, Slovenia, Croazia, Ungheria. In una citt\u00e0 complessa e segnata da numerose cicatrici com&#8217;\u00e8 quella di Fiume\/Rijeka, crocevia di culture ma anche teatro di occupazioni e di esodi, l&#8217;arte digitale, con i suoi flussi di dati senza corpo, ha abitato le stanze del Museo di Arte Moderna e Contemporanea insieme agli spazi urbani, richiamando l&#8217;attenzione e la partecipazione della cittadinanza.<\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\">Sotto la direzione artistica di <span class=\"testo_iframebold\">Christiane Paul<\/span> &#8211; autrice del celebre <em>Digital Art<\/em> (London, UK: Thames &amp; Hudson Ltd. &#8211; 2003) e curatrice per la sezione New Media del Whitney Museum di New York &#8211; i quattro curatori della Biennale (<span class=\"testo_iframebold\">Darko Fritz -Croazia, Nina Czegledy-Ungheria e Peter Tomas Dobrila-Slovenia<\/span>), hanno selezionato per ogni paese gli artisti pi\u00f9 fecondi nel rapporto tra arte e nuove tecnologie. Per l&#8217;Italia, il difficile compito \u00e8 toccato a <span class=\"testo_iframebold\">Elena Giulia Rossi<\/span>, che oltre ad indagare da anni i nuovi percorsi espositivi e conservativi imposti dall&#8217;arte digitale (Archeonet, 2003) collabora con il museo MAXXI di Roma dove ha curato numerose esposizioni di Net Art.<\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\">Con lei abbiamo parlato dell&#8217;esperienza curatoriale e culturale di questa Biennale e soprattutto della scelta dei quattro artisti che hanno rappresentato il nostro paese:<span class=\"testo_iframebold\"> 0100101110101101.org, Elastic Group of Artistic Research, Lorenzo Pizzanelli e Carlo Zanni<\/span>.<\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/02\/numero-51_Quadrilateral-02.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-35784\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/02\/numero-51_Quadrilateral-02.png\" alt=\"numero 51_Quadrilateral 02\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/02\/numero-51_Quadrilateral-02.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/02\/numero-51_Quadrilateral-02-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Giulia Simi:<\/strong> I quattro paesi coinvolti nella Biennale Quadrilaterale di Rijeka erano chiamati quest&#8217;anno ad indagare &#8220;angoli e intersezioni&#8221; dell&#8217;arte dei nuovi media sotto la direzione artistica di Christiane Paul, una figura cardine per la pratica espositiva legata al digitale. Come \u00e8 stato lavorare con lei e con i curatori degli altri paesi?<\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Elena Giulia Rossi<\/strong><\/span><strong>:<\/strong> Il processo di svolgimento del progetto \u00e8 stato molto interessante e, con questo, mi riferisco anche alla collaborazione con gli altri curatori: Darko Fritz , Nina Czegledy e Peter Tomas Dobrila. Christiane Paul \u00e8 stata il direttore artistico e il collante di tutti noi. Certamente lavorare con lei \u00e8 stato un onore e una bellissima esperienza. La definizione del progetto, durato pi\u00f9 di un anno, si \u00e8 concretizzata attraverso regolari conferenze su Skype.<\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\">Su Skype abbiamo discusso sulle tematiche, pianificato e progettato le opere nello spazio fisico del museo, e nello spazio urbano. Quindi, una Biennale sulle tecnologia in cui la tecnologia ha giocato un ruolo fondamentale anche nella sua fase di costruzione, certamente facilitandone l&#8217;aspetto progettuale, dal punto di vista economico e organizzativo.<\/p>\n<p><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Giulia Simi:\u00a0<\/strong><\/span>Avevi il difficile compito, come curatrice italiana, di selezionare quattro artisti che rappresentassero il nostro paese. Hai scelto Eva e Franco Mattes, Lorenzo Pizzanelli, Carlo Zanni, Elastic Group of Artistic Research. Ti va di raccontarci e motivarci la scelta?<\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><strong> Elena Giulia Rossi:<\/strong> Hai ragione! Selezionare degli artisti che rappresentino il proprio paese \u00e8 sempre una grande responsabilit\u00e0 e non \u00e8 un compito semplice, soprattutto quando il numero \u00e8 cos\u00ec limitato. Sono felice quindi di avere l&#8217;opportunit\u00e0 di poter motivare le mie scelte, dispiaciuta di non aver potuto allargare l&#8217;invito anche ad altri artisti altrettanto meritevoli e rappresentativi di cui farci vanto all&#8217;estero.<\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\">In generale, la selezione ha prediletto opere che, al meglio, rispondessero al tema prescelto (<em>Angles and Intersections<\/em> \/ <em>Angoli e intersezioni<\/em>) e che, allo stesso tempo, fossero state realizzate da autori rappresentativi nel panorama artistico italiano. Ciascuno dei lavori selezionati ha fatto riflettere sul tema angoli e intersezioni su diversi livelli: intersezione tra media differenti, tra localit\u00e0 remote (geografiche o temporali), tra natura e tecnologia, e cos\u00ec via. Tutto ci\u00f2 \u00e8 contenuto in ciascuna delle opere, ma ognuna di loro ha portato in primo piano un aspetto diverso delle tecnologie e un suo diverso utilizzo.<\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/02\/numero-51_Quadrilateral-03.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-35785\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/02\/numero-51_Quadrilateral-03.png\" alt=\"numero 51_Quadrilateral 03\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/02\/numero-51_Quadrilateral-03.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/02\/numero-51_Quadrilateral-03-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Tutti ormai conoscono <span class=\"testo_iframebold\">Eva e Franco Mattes &#8211; 0100101110101101.org<\/span>, due pionieri, non solo dei &#8216;nuovi media&#8217;, se ancora li vogliamo definire &#8216;nuovi&#8217;, ma dei media in generale: dalla stampa, ad internet. La loro identit\u00e0 di artisti nati in Italia ma di nazionalit\u00e0 &#8216;europea&#8217;, come si introducono sulla homepage del loro sito, \u00e8 gi\u00e0 un elemento di interesse notevole in un contesto simile.<\/p>\n<p>Per la Biennale sono state presentate, in un&#8217;unica proiezione, tre delle loro <em>Synthetic Performances<\/em>, le tre nelle quali i due artisti hanno replicato su Second Life le performance storiche: <em>Imponderabilia<\/em> di Marina Abramovic e Ulay (1971), <em>Shoot<\/em> di Chris Burden (1971) e <em>The Singing Sculpture di <\/em>Gilbert and Gorge (1968). Il loro lavoro si \u00e8 spesso identificato in atti di &#8216;appropriazione&#8217;, da opere net a interi siti, in nome della libera circolazione. In questo caso, il loro replicare\/<em>reenact<\/em> performance storiche su Second Life, va oltre la citazione, ma va anche oltre il puro atto di appropriazione.<\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\">Le performance alle quali il duo fa riferimento esplorano i limiti del corpo e della sua fisicit\u00e0, fisicit\u00e0 che nel mondo sintetico diventa surreale e del tutto mentale. Non solo\u0085 la proiezione di un <em>reenactment<\/em> dopo l&#8217;altro, permette di focalizzare l&#8217;attenzione su un dettaglio che potrebbe sfuggire, ovvero la somiglianza dei performers ad Eva e Franco piuttosto che agli autori originari, una somiglianza, questa, che della vera identit\u00e0 del duo non dice nulla di pi\u00f9 di quanto non dicano i loro nomi, ultimi dei numerosi pseudonimi con i quali hanno vestito la loro identit\u00e0, nella loro vita professionale e in quella privata.<\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\">Le opere di <span class=\"testo_iframebold\">Lorenzo Pizzanelli<\/span> sono altrettanto intrise di cultura, in particolare di quella italiana, dalla storia dell&#8217;arte, alla politica. Nelle tecnologie riesce a trovare uno strumento ideale per comunicare e semplificare concetti e relazioni tra loro molto complessi, in una parallela esplorazione, non tanto degli ultimi ritrovati tecnologici, quanto dell&#8217;impatto sociale della tecnologia. Video-games, la rete, intelligenze artificiali, come quella che vive in <em>Marinetti alla Quarta<\/em>, l&#8217;opera presentata in occasione della Biennale Croata, sono alcuni dei linguaggi che definiscono e animano la societ\u00e0 post-informatica, e sono anche quelli che Pizzanelli utilizza per veicolare parte della sua immensa cultura, semplificandola, rendendola interattiva e accessibile a vari livelli.<\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\">Oltre ad essere la sua ultima produzione, realizzata in occasione della manifestazione &#8220;Futuroma&#8221; che, nel 2009, ha celebrato i cento anni dalla nascita del Manifesto Futurista, e presentata nelle principali istituzioni della capitale (tra gli altri, i Musei Capitolini, MacroFuture, Galleria Alberto Sordi), <em>Marinetti alla Quarta<\/em> ha una relazione molto forte con Fiume, per lo storico soggiorno a Rijeka del protagonista del Futurismo che, nel lavoro di Pizzanelli, torna in vita e, dall&#8217;interno di una valigia-scultura, parla e interagisce con i suoi visitatori.<\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\">L&#8217;intelligenza artificiale, realizzata con il generoso supporto dell&#8217;azienda romana Infobytes, si relaziona con noi e con il tempo di oggi. Quello che stupisce \u00e8 che le risposte di Marinetti, la cui intelligenza \u00e8 nutrita degli scritti forniti dall&#8217;artista, codificati dai tecnici, e accresciuta dall&#8217;interazione con i visitatori, risultano sempre molto attuali.<\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/02\/numero-51_Quadrilateral-04.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-35786\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/02\/numero-51_Quadrilateral-04.png\" alt=\"numero 51_Quadrilateral 04\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/02\/numero-51_Quadrilateral-04.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/02\/numero-51_Quadrilateral-04-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p><span class=\"testo_iframebold\">Carlo Zanni,<\/span> anche lui pioniere di opere new media, e sperimentatore di diverse tecnologie e tecniche, tra cui anche quelle tradizionali come olio su tela, \u00e8 stato fondatore di un nuovo genere che ha unito la net art con il cinema, riconosciuto nel termine da lui coniato di &#8220;data-cinema&#8221;. Il suo corto <em>The Ties Between Illness and Success<\/em> (2006 \u0096 2007) ne aveva iniziato il percorso ed \u00e8 stato presentato negli spazi fisici nelle forme pi\u00f9 varie: dalla proiezione in sale cinematografiche, a scultura, come il suo IPod scultura presentato nell&#8217;ambito della mostra <span class=\"testo_iframebold\">Apocalittici e Integrati<\/span> presso il MAXXI di Roma nel 2007, a opera di net cinema, di cui \u00e8 ancora consultabile l&#8217;archivio sul sito dell&#8217;artista.<\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><em>The Temporary Visiting Position from the Sunset Terrace Bar<\/em> (2007-08), presentato alla Biennale Croata presso il Museo Astronomico, \u00e8 la sua ultima evoluzione di <em>data-cinema<\/em>, connubio di una numerosa variet\u00e0 di strumenti e generi, net art, cinema e fotografia, ma anche letteratura e musica: le immagini sono infatti accompagnate da un poema della scrittrice siriana Ghada Samman e la musica del celebre compositore americano Gabriel Yared.<\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\">Il cielo del paesaggio della cittadina tedesca di Ahlem, derivato da dati ripresi da web-comes puntate sul cielo di Napoli, ha portato in primo piano, inoltre, l&#8217;intersezione tra reale e finzione, una relazione resa poi evidente dallo stormo di uccelli con cui si chiude il corto, la cui natura digitale \u00e8 palesata.<\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\">L&#8217;intersecarsi del mondo informatico con quello reale, e soprattutto con quello urbano, sono invece al centro del lavoro degli <span class=\"testo_iframebold\">Elastic Group<\/span> che, tra la variet\u00e0 delle tecnologie impiegate nel loro lavoro, hanno trovato nel video quelle qualit\u00e0 &#8220;elastiche&#8221; con cui poter penetrare la matrice informatica. Il lavoro <em>Re-mixing City <\/em>\u00e8 stato creato <em>ad hoc<\/em> per la Biennale Croata. L&#8217;intersezione tra corpo, paesaggio, identit\u00e0, tra reale e virtuale e le sue incarnazioni sempre pi\u00f9 ibride, sono tutte racchiuse nel <em>video-tryptic. <\/em><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\">Il video centrale <em>Amniotic City<\/em>, realizzato nel 2004 e lasciato intatto, funge da punto di partenza, di nascita, proprio come evocato dal liquido amniotico \/<em>amniotic<\/em> a cui il video storico fa riferimento, metafora della matrice urbana e della sua compenetrazione con il corpo umano.<\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\">I video laterali espandono questo concetto formulandolo attraverso un linguaggio di immagini composte da icone ricorrenti nella loro ricerca, rielaborate digitalmente, animate a suoni elettronici e rimescolate in una sorta di collage post-digitale. La loro ricerca, rappresentativa nell&#8217;arte italiana, porta in primo piano un utilizzo peculiare del video che si confronta con lo spazio liquido della matrix e con quello urbano, in un &#8216;remix&#8217; che, al meglio, porta alla luce una serie molteplice di intersezioni, tra linguaggi (video-informatico), tra paesaggi (urbano-elettronico), e tra questi e il corpo.<\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/02\/numero-51_Quadrilateral-05.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-35787\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/02\/numero-51_Quadrilateral-05.png\" alt=\"numero 51_Quadrilateral 05\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/02\/numero-51_Quadrilateral-05.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/02\/numero-51_Quadrilateral-05-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Giulia Simi:<\/strong> Parliamo di spazi, stavolta fisici e non solo virtuali. La Biennale si svolge a Rijeka, in parte all&#8217;interno del MMSU (Museo di Arte Moderna e Contemporanea della citt\u00e0) e in parte negli spazi urbani. Come \u00e8 avvenuta la mediazione interno\/esterno? In che modo siete riusciti ad attivare un dialogo e una continuit\u00e0 tra le opere e i diversi spazi messi in gioco?<\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><strong> Elena Giulia Rossi:<\/strong> Di sedici progetti, quattro sono stati messi in relazione con il contesto urbano. Il globo che troneggia sul porto di Rijeka e sul quale di solito \u00e8 proiettato il logo della compagnia telefonica nazionale Trasandria, in occasione della Biennale ha ospitato il lavoro dell&#8217;artista croato <span class=\"testo_iframebold\">Dalibor Martinis<\/span> con il suo <em>Global Picture\/Sensor of Human Condition<\/em>. Questo lavoro riflet, attraverso variazioni di colore, le oscillazioni di dati relativi all&#8217;economia globale, all&#8217;ecologia etc., un progetto che poteva essere esplorato anche attraverso il sito proiettato nello spazio fisico del museo.<\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\">Il progetto di <span class=\"testo_iframebold\">Marusc Kliff<\/span> <em>Telephoning 2<\/em> ha coinvolto tutto il territorio, dove sono state identificate varie cabine telefoniche, per diventare teatro di una performance: un software digitava automaticamente i numeri delle cabine e le persone che rispondevano erano chiamate ad interagire tra loro, e con chi si trovava nello spazio museale.<\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><em>Marinetti alla Quarta<\/em> di <span class=\"testo_iframebold\">Lorenzo Pizzanelli<\/span>, \u00e8 stato invece ospitato all&#8217;interno dello spazio di Peek and Poke Retro Computer Club, un posto molto curioso gestito da appassionati, febbrili collezionisti di ogni sorta di oggetto tecnologico, dalla calcolatrice ai computer. Il suo aspetto retr\u00f2 si \u00e8 perfettamente adattato al lavoro di Pizzanelli che richiama in vita uno dei protagonisti del movimento che, con maggior vigore, ha glorificato le potenzialit\u00e0 della tecnologia.<\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\">Il lavoro di <span class=\"testo_iframebold\">Carlo Zanni<\/span> \u00e8 stato infine ospitato dal Museo Astronomico, a tre kilometri dal centro di Rijeka. La struttura (inaugurata nell&#8217;aprile 2009) \u00e8 il risultato dell&#8217;ampliamento della fortezza militare costruita nel 1941, e ora ospita la Societ\u00e0 astronomica che a Fiume ha operato dal 1974 con l&#8217;impiego di due telescopi artigianali. Il fascino di questo luogo ha costituito una cornice molto forte per il lavoro di Zanni, in cui il punto di osservazione, apparentemente molto vicino, spazia in localit\u00e0 remote, proprio come accade nell&#8217;osservatorio.<\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/02\/numero-51_Quadrilateral-06.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-35788\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/02\/numero-51_Quadrilateral-06.png\" alt=\"numero 51_Quadrilateral 06\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/02\/numero-51_Quadrilateral-06.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/02\/numero-51_Quadrilateral-06-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Alcuni di questi lavori, come quelli di Martinis e di Kliff, avevano anche una componente fisica all&#8217;interno dello spazio museale. I visitatori dei lavori di Pizzanelli e di Zanni sono stati infatti incoraggiati dall&#8217;informazione dello staff del museo, unitamente alla newsletter distribuita in tutta la citt\u00e0.<\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\">Sono state organizzate, in seguito all&#8217;inaugurazione, delle visite guidate nei vari siti. Pizzanelli e Zanni hanno inoltre goduto dell&#8217;attenzione di un pubblico variegato, non necessariamente artistico: quello di appassionati di oggetti tecnologici del Peek and Poke Retro Computer Club, e quello dei visitatori del Museo Astronomico. L&#8217;entusiasmo culturale del paese si \u00e8 manifestato con l&#8217;interesse e la disponibilit\u00e0 a spostarsi da un luogo ad un altro di questi siti, se pure in un giorno di pioggia torrenziale, quale \u00e8 stato quello dell&#8217;inaugurazione.<\/p>\n<p><strong>Giulia Simi:<\/strong> Torniamo al titolo dell&#8217;edizione di quest&#8217;anno. &#8220;Angles and intersections&#8221;. Il riferimento potrebbe non essere solo alle pratiche di <em>mixing culture<\/em> messe in atto dai nuovi media. Rjieka infatti \u00e8 uno spazio simbolico carico di implicazioni culturali e geopolitiche ancora aperte. In che modo questo spazio ha influito sul vostro lavoro curatoriale? Quanto queste intersezioni sono riuscite ad emergere tra i paesi coinvolti attraverso il lavoro degli artisti selezionati?<\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><strong>Elena Giulia Rossi:<\/strong> Come giustamente fai notare, Rijeka, snodo cruciale tra est e ovest, e tra l&#8217;Europa centrale e il Mediterraneo, \u00e8 una citt\u00e0 carica di implicazioni culturali e geopolitiche. Questo, poi, \u00e8 un momento particolarmente delicato in quanto vicino alla sua entrata nella Comunit\u00e0 Europea. La Biennale Quadrilaterale stessa, che quest&#8217;anno \u00e8 alla sua terza edizione, \u00e8 carica di valenze politiche. Quadrilaterale \u00e8 infatti un accordo che dal 2000 vede Italia, Croazia, Slovenia e Ungheria complici nel reciproco impegno di un continuo scambio culturale e di una facilitazione di alcuni aspetti commerciali, come quelli relativi al sistema di trasporti.<\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\">L&#8217;attivit\u00e0 culturale rispecchia questo impegno di sinergia tra i quattro paesi e la Biennale ne \u00e8 una delle manifestazioni pi\u00f9 importanti. Ho gi\u00e0 parlato di alcuni degli angoli e delle intersezioni che sono emerse nei diversi lavori, come quelle tra i media, tra reale e finzione, e tra generi diversi. Per quanto riguarda l&#8217;aspetto politico, \u00e8 emerso che tutti i lavori trascendono i confini geografici per confluire in un discorso comune, sempre pi\u00f9 guidato dalla tecnologia e dalla comunicazione che essa veicola.<\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"left\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/02\/numero-51_Quadrilateral-07.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-35789\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/02\/numero-51_Quadrilateral-07.png\" alt=\"numero 51_Quadrilateral 07\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/02\/numero-51_Quadrilateral-07.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2010\/02\/numero-51_Quadrilateral-07-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Una Biennale sui new media ha quindi dato l&#8217;opportunit\u00e0 di riflettere non solo sulla collaborazione tra i diversi paesi in ambito locale, ma anche in ambito globale. La presenza di Christiane Paul, tedesca di nascita, ma di cittadinanza americana, e la sua direzione artistica, ha convalidato questo aspetto rendendolo, a mio parere, ancor pi\u00f9 interessante.<\/p>\n<hr \/>\n<p><a class=\"testo_iframebold\" href=\"http:\/\/www.bq3.mmsu.hr\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.bq3.mmsu.hr\/<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Angoli e intersezioni. 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