{"id":10657,"date":"2009-12-03T12:00:00","date_gmt":"2009-12-03T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-050\/video-letter-when-the-video-becomes-conscience\/"},"modified":"2020-10-29T11:10:30","modified_gmt":"2020-10-29T10:10:30","slug":"video-letter-when-the-video-becomes-conscience","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-050\/video-letter-when-the-video-becomes-conscience\/","title":{"rendered":"Video Letter: Quando Il Video Diventa Coscienza"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">C\u2019\u00e8 una storia che si divide in due parti, come due coscienze che si intrecciano, si sfumano, si abbracciano. Da una parte <span class=\"testoscuro\">Shuji Terayana<\/span>, uomo di teatro, poeta, cineasta d\u2019avanguardia; dall\u2019altra <span class=\"testoscuro\">Shuntaro Tanikawa<\/span>, poeta.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><em>Video Letter<\/em> \u00e8 la storia di uno scambio, di un passaggio tra l\u2019identit\u00e0 e l\u2019immagine, tra lo schermo (il video, come didascalizzato dal titolo) e la biografia. Tra il 1982 e il 1983, Tanikawa e Terayana decidono di scambiarsi delle lettere visive, registrando prima uno poi l\u2019altro, come mittente e destinatario, dei video tapes privati, fatti di ricordi e immagini intime, di parole, di ritagli di giornale, appunti e piccole fotografie (polaroids, snapshots). Non ci sono regole drammaturgiche dentro questo scambio, le loro video-lettere partecipano alla vita come i gesti di ogni giorno, sono estratti della coscienza, frammenti di immagini e di realt\u00e0 che, una volta uniti, costruiscono una piramide d\u2019identit\u00e0, al cui vertice, c\u2019\u00e8 sovrano e sfuggente, il video.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Il loro scambio ha un epilogo che coincide con la morte di Terayana: dal quel momento l\u2019amico, Tanikawa, si occuper\u00e0 di fare le necessarie correzioni del montaggio e sistemer\u00e0 l\u2019audio delle \u201cLetters\u201d, chiudendo il cerchio iniziato con l&#8217;invio del primo video .<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Negli anni di <em>Video Letter<\/em>, il video era a met\u00e0 della sua sperimentazione, artisti americani e europei, trasformavano le loro azioni in sequenze analogiche, in istanti replicabili e diffusibili. Appunto, diffusione e riproduzione, due dei passaggi che governano lo scambio di informazioni, canali dentro cui la comunicazione si realizza e si sviluppa. Il gesto di Tanikawa e Terayana, che pare umilmente narcisistico, lascia che sia l\u2019arte a entrare in quell\u2019interstizio che precede l\u2019intimo incontro tra due individui. Per scrivere sul loro lavoro, le parole del compianto critico francese <span class=\"testoscuro\">Raymond Bellour<\/span> ci lasciano la pi\u00f9 grande esegesi dell\u2019opera di Terayana e Tanikawa.<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\">\n<div align=\"center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag50\/articoli\/img\/videoart_francescobertocco03.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><em class=\"testo_iframe\">Shuji Terayama<\/em><\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n\n<p>Raymond Bellour individua quattro qualit\u00e0 di <em>Video Letter<\/em>, la prima delle quali si fonda sulla domanda: \u201cchi parla?\u201d. Chi abbiamo di fronte? Taikawa o Terayana? Nonostante la semplice alternanza, mittente\\destinatario, sempre rispettata in tutte le sedici Video Letters, la percezione della differenza tra le due identit\u00e0, svanisce poco alla volta.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Ci sono tratti in cui l\u2019immagine, il frammento di una vita, una fotografia, un estratto di giornale, non lascia i segni necessari per capire l\u2019identit\u00e0 di chi registra, di chi riprende quel dato oggetto, quella parola, la voce. Baron Gysing e William Burroughts hanno scritto insieme <em>Third Mind<\/em>, un libro realizzato a due mani, fuori dall\u2019autorit\u00e0 dell\u2019autore, che genera qualcosa che va oltre il senso pi\u00f9 stretto delle parole. Nelle loro intenzioni, l\u2019unione di due persone pu\u00f2 genere qualcosa di diverso, che supera la provenienza e l\u2019origine delle parole. Ovvero, una terza mente, che nasce dagli sforzi delle due precedenti, ma che porta a un livello dove nessuna della due pu\u00f2 passare.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Probabilmente Bellour quando aveva scritto su <em>Video Letter<\/em> aveva in mente quel libro (uscito nel 1977, in francese, dieci anni prima dell\u2019articolo), ma ci\u00f2 che pi\u00f9 sorprende \u00e8 che quello sforzo collettivo si realizza cos\u00ec chiaramente in un\u2019oggettivit\u00e0 cos\u00ec esplicita come quella del video. Il collage di Tanikawa e di Terayana riesce ad aggirare la specificit\u00e0 del medium, per affrontare un processo di generazione.<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\">\n<div align=\"center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag50\/articoli\/img\/videoart_francescobertocco04.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><em class=\"testo_iframe\">Shuji Terayama<\/em><\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n\n<p>La seconda qualit\u00e0 di <em>Video Letter<\/em>\u00e8 legata all\u2019identit\u00e0 e ai segni che noi intravediamo come unica traccia. \u201cSono un uomo invisibile?\u201d si chiede Terayana. Che cosa compare della nostra identit\u00e0 in quegli oggetti, quelle fotografie, quelle immagini che appaiono e scompaiono nello schermo, attraverso di esso? Noi ci identifichiamo in questi due attanti in base alle loro esperienze (di cui non sapevamo ovviamente nulla, ma siamo liberi di interpretarli, di legarci alle nostre \u201cprime\u201d impressioni), ai loro ricordi, che si trasformano nello schermo in segni, autonomi e interpretabili a loro volta. Infine, si ritorna sull\u2019identit\u00e0 in <em>Video Letter<\/em>, ridotta a ci\u00f2 che appare, o meglio \u201cdei segni sparpagliati come sabbia, che oscillano tra la pura contingenza e qualche punto di sosta, di ancoraggio\u201d (Bellour).<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">La terza qualit\u00e0 si muove sul territorio della semiotica. Da dove sono partiti Terayana e Tanikawa? Ma soprattutto dove si sono incontrati? Il territorio di contatto delle loro ricerche sembra quel corpo dell\u2019immagine, che loro, insieme, hanno composto. Nel video le parole si disperdono, s\u2019interrogano sul loro senso (aleatorio). Prima viene il suono, l\u2019oggetto, poi ultimo e cruciale giunge il senso. Tutto ci\u00f2 pu\u00f2 esistere in un solo corpo, legato a due menti, che materializzano il loro comunicare su di un territorio unico, uno spazio all\u2019incrocio tra due poli opposti intimamente intrecciati.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Manca un elemento che Bellour pone per ultimo: la materia. \u201cLa quarta grande qualit\u00e0 di \u2018Video Letter\u2019 \u00e8 di effettuare tra i supporti espressivi lo stesso tipo di fusione (di confusione) che si crea tra le modalit\u00e0 dell\u2019immagine e tra gli enunciatori\u201d. I supporti di \u201cVideo Letter\u201d sono in primis la fotografia, come modalit\u00e0 di manifestazione della memoria, ma soprattutto come oggetto di comunicazione per eccellenza. La fotografia ci ricorda chi eravamo, che a volte le parole si allontanano dalle immagini a cui si riferiscono, che abbiamo bisogno di vedere per ricordare, per far affiorare quel momento perduto o quell\u2019istante sfuocato dal tempo. Terayana mostra le foto di sua madre, giovane e bella, ce le mostra con il gesto di un figlio nel ricordare la madre, che subito dopo vediamo vecchia e morente. Allora il ricordo si fa testimonianza di qualcosa che \u00e8 trascorso forse troppo velocemente (come lo sfogliare le pagine di un libro fotografico di ricordi, quel gesto cos\u00ec lacerante e dignitoso).<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\">\n<div align=\"center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag50\/articoli\/img\/videoart_francescobertocco05.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><em class=\"testo_iframe\">Shuji Terayana-Shuntaro Tanikawa &#8211; Video Letters<\/em><\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n\n<p>Ma Bellour ci consiglia di guardare la fotografia come oggetto tra gli altri, segno tra i segni. Non dobbiamo attenerci alla sua ontologia, ma cercare la sua partecipazione in questo universo di segni. La grandezza di <em>Video Letter<\/em> \u00e8 dentro questo incrocio di \u201cponti\u201d (un ultimo prestito a Raymond Bellour), tra il linguaggio e l\u2019immagine, dove tutto si mescola, si frantuma, si stritola. Ci\u00f2 che ci rimane \u00e8 questa terra d\u2019incrocio, dove tutto sembra ibrido, indefinibile, quasi imprendibile, ma che rinasce in questa indeterminazione, che misteriosamente rende tutto pi\u00f9 vero.<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"JUSTIFY\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.ubu.com\/film\/terayama_video-letter.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.ubu.com\/film\/terayama_video-letter.html<\/a><\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C&#8217;\u008f una storia che si divide in due parti, come due coscienze che si intrecciano, si sfumano, si abbracciano. 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