{"id":10655,"date":"2009-12-03T12:00:00","date_gmt":"2009-12-03T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-050\/francesca-proia-the-breath-of-the-subtle-body\/"},"modified":"2020-10-29T11:09:13","modified_gmt":"2020-10-29T10:09:13","slug":"francesca-proia-the-breath-of-the-subtle-body","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-050\/francesca-proia-the-breath-of-the-subtle-body\/","title":{"rendered":"Francesca Proia: Il Respiro Del Corpo Sottile"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\u201cIl mio lavoro consiste nella ricerca di uno stato energetico adatto ad una precisa composizione della scena. La filosofia yoga attraversa il mio progetto di creazione come filosofia che ha a che fare con la creazione del tempo.\u201d Sono passi di <span class=\"testoscuro\">Francesca Proia<\/span>, giovane coreografa e danzatrice di Ravenna che ha fatto dello yoga la propria filosofia di vita, improntandola naturalmente anche negli assoli teatrali danzati minuziosamente, dove il corpo sottile imprigiona e medita un equilibrio di energia ed empatia irripetibile nel panorama della danza d\u2019autore contemporanea.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Francesca dopo aver studiato per anni danza si diploma alla <span class=\"testoscuro\">Federazione Europea Arti Orientali<\/span> diventando insegnante di yoga, per poi iniziare dal 2003 una collaborazione artistica con il regista ed attore Danilo Conti, focalizzando il lavoro sul corpo in relazione ad oggetti, spazio e percezione. Ha danzato in tre episodi della <em>Tragedia Endogonidia<\/em> sotto la direzione di Romeo Castellucci il quale esprime in queste parole l\u2019arte di Francesca: \u201c\u2026del suo lavoro colpiscono la disciplina e la ricerca di una forma depurata da ogni tentativo di illustrazione. La sua coreografia \u00e8 prima di tutto un movimento della mente che passa attraverso il disegno del tempo e del gesto attraverso una dinamica fatta di linee trattenute e sospese..\u201d<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Il suo primi lavori, <em>Buio Luce buio<\/em> e <em>Qualcosa da sala,<\/em> ricevono rispettivamente una menzione speciale al <span class=\"testoscuro\">Festival Iceberg<\/span> e al <span class=\"testoscuro\">Premio Scenario<\/span> oltre a numerose selezioni anche all\u2019estero. Poi arrivano <em>Il non fare <\/em>e <em>Uno<\/em> del 2007 presentati tra l\u2019altro al <span class=\"testoscuro\">Festival di Santarcengelo<\/span> e a <span class=\"testoscuro\">Fabbrica Europa<\/span> e <em>Nothing female is alien to me <\/em>del 2008. L\u2019ultimo lavoro \u00e8 <em>The cat inside<\/em>, primo studio, prodotto con Homunculus Festival e gi\u00e0 finalista al Premio Equilibrio Roma per la Danza.<\/p>\n<p>Nella sua danza generata dal tempo protagonista \u00e8 lo spazio vuoto, condizione essenziale per la genesi delle figure percepite come meditazione e come maschere, dove gli assoli indagano il ritmo e le forze interiori, sprigionandosi in frammenti perfetti, vitali ed esteticamente armoniosi. Il suo lavoro \u00e8 uno strato dell\u2019essere essenziale fondato su questioni di ritmo individuale e terreno come predisposizione energetica degli avvenimenti della vita di ciascun essere, come slancio vitale ed intuitivo. \u00c8 una danza dell\u2019essere e del dare pi\u00f9 che fatto d\u2019arte, \u00e8 una figura interiore cristallizzata al di fuori; quotidianit\u00e0 senza seduzione, incarnazione del pensiero funzionale in semplicit\u00e0 assoluta. Azioni performative sensibili alle minime variazioni dove lo spettatore \u00e8 condotto per mano grazie all\u2019empatia che la scena offre, cambia e si eleva di volta in volta pur minimale nel suo rigore.<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\">\n<div align=\"center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag50\/articoli\/img\/performing_annamariamonteverdi03.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n\n<p>Susseguirsi lento di strutture mentali, di costruzioni filosofiche stratificate per rendere possibile il miracolo di Francesca. Il movimento che inizia dalla mente non va a determinare responsabilit\u00e0 nostre, non va compreso ed immaginato, ma osservato ed \u201cespanso\u201d, cos\u00ec come si entra in un contesto rischioso sapendo che prima o poi quel pericolo sar\u00e0 inghiottito e detonato; questione di percezione, questione di \u201csensibilit\u00e0 ontologica dell\u2019animo umano\u201d. Si torna a ripensare o a scoprire l\u2019idea di corpo nel teatro, un corpo nello spazio che tace ma non tace, assente\/presente, gesto danzato ridotto all\u2019osso perch\u00e9 gi\u00e0 esploso dentro.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Ecco il corpo come vero potere, alla faccia di un crepuscolare Heiddegger e di un psico-ibridismo, ecco la cosmesi spazio-corpo interiore, alla faccia del sangue e della carne; corpo che ha mille tentacoli quotidiani da pochi millimetri fino all\u2019altro emisfero, che unisce il microcosmo al globale per dirla alla Morin. Niente ipercorpo quindi, manipolato o mercificato, erotizzato o glorioso, iconizzato o trucidato, ma quello mentale si, quello della rappresentazione e delle possibilit\u00e0 che l\u2019artista propone e cerca, indaga e fronteggia. La scena ed il corpo di Francesca in fondo coincidono e sono quelli del suo Paesaggio con la p maiuscola, della sua esistenza, sono quelli dei suoi rifugi e delle sue preoccupazioni quotidiane, della nostalgia e dell\u2019apertura al nuovo anche se sconosciuto; \u00e8 la scena ed il corpo del pensiero che viene da lontano ma abbraccia ed inonda la sua vita cosi come la sua arte.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">C\u2019\u00e8 dentro tutta la sua esistenza e la sua individualit\u00e0, la sua filosofia che nasce da lontano ma che \u00e8 la stessa da Pechino a Los Angeles, da Tokyo a Ravenna. E la sua creativit\u00e0 non \u00e8 altro che semplicit\u00e0 ed etica, bellezza ed animo contento per il suo stato fisico e psicologico. E ringrazio ancora Francesca Proia per la lunga intervista che mi ha concesso in questi ultimi mesi, che rispecchia se stessa con le sfaccettature di una ragazza normale ma sicura, vogliosa e desiderosa ancora di mostrare e mostrarsi per quello che \u00e8 e per quello che sa fare.<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\">\n<div align=\"center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag50\/articoli\/img\/performing_annamariamonteverdi01.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Massimo Schiavoni:<\/strong> Chi \u00e8 stata Francesca Proia? Chi \u00e8 attualmente? <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong><span class=\"testoscuro\">Francesca Proia:<\/span><\/strong> Mi viene da pensare che Francesca non sia stata ancora ultimata, ma sia un <em>work in progress<\/em>, di cui \u00e8 possibile vedere i piedi, le gambe, non di pi\u00f9\u2026oppure sono ancora uno <em>studio<\/em>: le parti del corpo ci sono tutte, ma sono abbozzate, poco definite, grossolane. L\u2019idea complessiva dell\u2019opera (una volta completa, si intende) potrebbe essere: espressione vivente femminile che respira attraverso le gambe\u2026<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Massimo Schiavoni:<\/strong> Dove ti sei formata culturalmente e artisticamente?<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong><span class=\"testoscuro\">Francesca Proia:<\/span><\/strong> Ho una formazione professionale in danza classica e nello yoga. Ho una laurea in Storia del cinema (&#8220;Elementi surreali nel cinema di Jan Svankmajer&#8221;). Tre realt\u00e0 hanno avuto finora maggior rilievo per me, esperienzialmente: la prima \u00e8 la cultura giapponese, quella che si esprime anche nell\u2019ambito della poetica quotidiana. Espresso in specifiche forme artistiche, la letteratura, la cinematografia e, per quel che riguarda la filosofia dell\u2019espressione corporea, la danza butoh e la terapia seitai. La prima \u00e8 un modo di intendere la danza come combustione, un modo di \u201cestrarre la pura vita che dorme nel corpo<em>\u201d<\/em> (Masaki Iwana). La terapia seitai invece, definita una sorta di \u201cginnastica dell\u2019involontario\u201d, aiuta il corpo ad allenare il sistema delle reazioni naturali, esattamente come la tosse, la febbre, lo sbadiglio e cos\u00ec via, attraverso l\u2019induzione di un movimento che parte come vibrazione naturale, il pi\u00f9 possibile distante da un\u2019azione eseguita. La seconda realt\u00e0 \u00e8 il teatro di figura e il teatro e il cinema per l\u2019infanzia. La terza \u00e8 lo yoga.<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\">\n<div align=\"center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag50\/articoli\/img\/performing_annamariamonteverdi02.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Massimo Schiavoni:<\/strong> Cosa significa per te la disciplina e la terapia yoga e che ruolo ha nella tua vita? <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong><span class=\"testoscuro\">Francesca Proia:<\/span><\/strong> Coinvolgendo tutto l\u2019essere in un flusso che rigenera costantemente, lo yoga aiuta ad abbandonare, ogni giorno, tutto ci\u00f2 che non \u00e8 veramente necessario. Le esperienze negative rimangono dunque come processi di crescita, ma non esistono pi\u00f9 come sofferenza.Cos\u00ec ogni giorno comincia con energie nuove, dedicate.In effetti la sensazione \u00e8 proprio quella di essere connessi ad una sorgente inesauribile di forza. Al di l\u00e0 di questo, per me lo yoga ha senso innanzitutto come forma di ricerca: \u00e8 vero che \u00e8 ormai entrato nella nostra cultura, ma \u00e8 anche vero che lo yoga appartiene all\u2019India, dove \u00e8 un\u2019ortodossia, e ha perci\u00f2 una connessione, e una sua ritualit\u00e0, una verit\u00e0 che non possiamo indossare come un vestito, cos\u00ec come noi occidentali abbiamo le nostre radici.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">D\u2019altra parte la cosa che veramente \u00e8 interessante, proprio perch\u00e9 pone molte questioni, \u00e8 entrare letteralmente nel corpo dello yoga, non solo osservarlo e studiarlo. E\u2019 un\u2019impresa realmente impegnativa, incerta.Dunque \u00e8 possibile per un occidentale essere completamente uno yogin? Bene, \u00e8 attraente pensare di poter trovare una via pura che armonizzi magicamente i due aspetti.Intanto \u00e8 interessante considerare che la via yogica \u00e8 una via estremamente pratica: si basa su un immenso corpus di <em>tecniche, <\/em>che testimoniano una grande maestria nella compenetrazione micro e macrocosmica.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Si va dalle tecniche pi\u00f9 materiali, come quella di recidersi il frenulo sottolinguale per inserire meglio la lingua nelle cavit\u00e0 del cranio, cos\u00ec da stimolare determinati punti fisiologici ed energetici, fino alle tecniche pi\u00f9 sottili di integrazione del pensiero individuale con il flusso cosmico della coscienza. Queste tecniche sono molto necessarie in occidente, dove non vi \u00e8 una filosofia che proponga, in maniera cos\u00ec sistematica e capillare, tecniche concrete di azione, corporee e sottili, per indagare la propria natura profonda. Lo yoga prende il corpo e lo fa oggetto di una ricerca a 360 gradi. Poi fa la stessa cosa con il respiro. Poi con il pensiero. Quindi crea connessioni sottili tra corpo, respiro, pensiero, aprendo la realt\u00e0 a spazi inconsueti.La cosa da comprendere per\u00f2, che rende tutto ancora pi\u00f9 complesso, \u00e8 che il fatto che esistano queste tecniche non significa comunque che lo yoga sia uno strumento: di benessere, di tranquillit\u00e0, di rilassamento e cos\u00ec via. Lo yoga \u00e8 come una montagna, o un oceano: sono l\u00ec, non si sa bene come, ed \u00e8 bellissimo che ci siano, ma non sono valutabili unicamente in termini di utilit\u00e0 pratica. Lo yoga implica una logica di abbandono, di ri-creazione per simboli.<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\">\n<div align=\"center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag50\/articoli\/img\/performing_annamariamonteverdi04.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Massimo Schiavoni:<\/strong> Dopo aver studiato danza Francesca, cosa ti ha fatto avvicinare alla cultura giapponese e al teatro di figura? Spiegami poi le connessioni iniziali e l\u2019incontro fra la via yogica ed il tuo lavoro artistico.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong><span class=\"testoscuro\">Francesca Proia:<\/span><\/strong> C\u2019\u00e8 un legame tra tutti questi aspetti, ed \u00e8 il respiro. Per i giapponesi lo spirito della natura \u00e8 qualcosa con cui relazionarsi concretamente e rapportarsi. Scrive il filosofo giapponese <span class=\"testoscuro\">Itsuo Tsuda<\/span>: \u201cQuando uso la parola respirazione, non parlo di una semplice operazione biochimica di combinazione ossigeno-emoglobina. La respirazione \u00e8 insieme vitalit\u00e0, azione, amore, spirito di comunione, intuizione, premonizione, movimento. L\u2019Oriente salvaguarda ancora questi aspetti sotto il nome di <em>prana<\/em> o <em>ki. <\/em>Anche l\u2019Occidente sembra averli conosciuti: ne sono testimoni la parola <em>psych\u00e9<\/em>, anima-soffio, o <em>anima, <\/em>da cui derivano parole come anima, animare, animale, animosit\u00e0, o <em>spiro, <\/em>da cui abbiamo tratto parole come spirito, ispirazione, aspirazione, respirazione. La preponderanza data in Occidente alla filosofia della conoscenza, facendo trionfare lo spirito razionalista, mette fine agli aspetti fluidi e invisibili dei dati prerazionali. Si instaura un\u2019opposizione tra l\u2019uomo, soggetto della conoscenza, e il mondo, oggetto della conoscenza. Il mondo esiste indipendentemente dall\u2019uomo. Quest\u2019ultimo smette di guardare attraverso il suo respiro\u2026\u201d<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Il teatro di figura perch\u00e9 gli oggetti e i pupazzi sono principalmente fatti del respiro di chi li anima, quasi in senso sciamanico. Allo stesso modo lo yoga fa del respiro una delle principali vie di accesso alla dimensione sottile dell\u2019uomo. Rispetto alla seconda domanda, posso dire che la mia produzione artistica, assumendo di volta in volta concetti specifici e talvolta marginali alla filosofia yoga, \u00e8 andata progressivamente a focalizzarsi sulla natura del corpo sottile in rapporto a oggetti, spazio e percezione. Sono emersi alcuni concetti che hanno costituito un centro di ricerca: Kundalini, la postura del loto, il corpo sottile, kechari mudra, Prakriti. Riguardo al processo di lavoro, in una prima fase la danza, che normalmente si sviluppa per intuizioni attraverso una modalit\u00e0 di ricerca quotidiana, costituisce ogni volta un nucleo di materia grezza, un linguaggio originale estratto dalla storia del corpo. Tale linguaggio fino ad oggi ha posto ed evidenziato naturalmente in s\u00e8 alcune questioni sullo yoga, che la successiva fase di montaggio coreografico inghiottiva letteralmente, affinch\u00e8 potesse essere lo spettatore, cercando, a trovare qualche crepa in cui addentrarsi, in una superficie puramente occidentale. Dico fino ad oggi perch\u00e9 mi sto lentamente rivolgendo verso approccio naturalmente diverso, attraverso una progettualit\u00e0 dai tempi lunghi, che per ora \u00e8 ancora pura ricerca, senza forma o scadenza. Non escludo e sono aperta ad un cambio di mondo, di riferimenti, di struttura progettuale\u2026Lo yoga non ha mai, comunque, costituito una materia da esporre in quanto tale: a volte si \u00e8 resa necessaria una presa di distanza rispetto al corredo iconografico pi\u00f9 identificativo, affinch\u00e8 il dato concettuale non risultasse astrattamente rappresentativo, ma semmai iperreale, tanto da divenire irriconoscibile, pur rimanendo intatto nella sua natura.<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\">\n<div align=\"center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag50\/articoli\/img\/performing_annamariamonteverdi05.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Massimo Schiavoni:<\/strong> Parlami del tuo incontro con Romeo Castellucci. Come definisci il tuo lavoro in quegli anni e cosa ti \u00e8 rimasto dell\u2019esperienza con la Soc\u00ecetas.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong><span class=\"testoscuro\">Francesca Proia:<\/span><\/strong> Cercando un modo di aderire sinceramente alla loro progettualit\u00e0, ho scelto di provare a fare di me stessa una forza duttile, sensibile alla visione generale che mi comprendeva, coltivando coscientemente, senza risparmio, energia fine a s\u00e9 stessa, cos\u00ec forte da poter avere la percezione di variare letteralmente la densit\u00e0 del corpo. Questo \u00e8 stato l\u2019aspetto pi\u00f9 interessante del lavoro. Dell\u2019 esperienza con i Raffaello Sanzio non mi \u00e8 rimasto assolutamente nulla, in linea con le mie scelte applicative, di privilegiare lo spreco piuttosto che l\u2019accumulo. Non lo dico in senso negativo: tante volte si pensa di doversi arricchire, acquisire qualificazioni, percepirsi come immagine ogni volta diversa in base alle esperienze che si vivono, ma tutto \u00e8 in realt\u00e0 gi\u00e0 acquisito, non rimane che restare nella propria natura.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Massimo Schiavoni:<\/strong> La tua prima personale creazione artistica \u00e8 stata la messa in scena dello spettacolo \u201cBuio Luce Buio\u201d. Parlami del felice connubio con Danilo Conti e di questo assolo danzato dove hai perlustrato coscienza e fisicit\u00e0 di un\u2019adolescenza sempre pi\u00f9 oscura ed intima<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong><span class=\"testoscuro\">Francesca Proia:<\/span><\/strong> Tutti i miei progetti, a partire proprio da <em>Buio luce buio<\/em>, sono stati realizzati come performance insieme a Danilo Conti, autore e regista specialmente legato al campo del teatro di figura, teatro d\u2019oggetti e teatro per l\u2019infanzia. Il lavoro continuativo con Danilo mi ha dato la possibilit\u00e0 di comprendere la sua idea di montaggio di una creazione come l\u2019aggiustamento progressivo del respiro di un essere surreale che semplicemente comincia ad esistere, nel rispetto della sua natura profonda. La grande esperienza di Danilo nell\u2019ambito del teatro di figura e teatro per l\u2019infanzia gli ha rivelato nel tempo una sensibilit\u00e0 innata verso le memorie contenute negli oggetti quotidiani, che sfocia nella capacit\u00e0 di renderli vivi tutto a un tratto. In questo modo gli oggetti si liberano dalla loro funzione utilitaristica e ritornano al loro senso originario, magico. Ne scaturisce un rapporto ricco di senso, perch\u00e9 fondato sul dialogo piuttosto che sul consumo. Verso l\u2019inizio del 2004, io e Danilo abbiamo cominciato a lavorare a questo primo assolo, basato sul racconto<em>Valeria e una settimana di meraviglie<\/em>. Si tratta di un racconto scritto nel 1935 da uno dei maggiori teorici e poeti surrealisti praghesi, Viteszlav Nezval. Racconta il momento del passaggio della protagonista dall\u2019adolescenza all\u2019et\u00e0 adulta, attraverso la comparsa delle prime mestruazioni, e il trascorrere di una settimana di sogni e di visioni, che hanno per oggetto il corpo stesso della protagonista e le sensazioni sue e delle persone che ha accanto. Questa \u00e8 stata la suggestione che ha portato inizialmente alla creazione del solo, che \u00e8 stato ed \u00e8 fondamentalmente un lavoro di pura danza, di pura presenza nello spazio. Parallelamente al lavoro scorre un\u2019indagine, teorica e soprattutto fisica, sul concetto di Kundalini. Kundalini rappresenta, attraverso l\u2019immagine del serpente femmina che risale dall\u2019interno l\u2019asse vertebrale, una salita al mondo dell\u2019inconscio. Per l\u2019occidente <em>si scende<\/em> nell\u2019inconscio, proprio come si scende in una grotta, mentre qui <em>si sale<\/em>. Nel mondo del Kundalini yoga allora, tutto \u00e8 sottosopra. Dunque ci\u00f2 che si mette in moto, fisicamente e coscientemente, con la risalita di Kundalini, non \u00e8 uno sviluppo personale, ma ha piuttosto a che vedere con un processo di deriva progressiva dalla propria concezione del senso di identit\u00e0 come opposizione a tutto ci\u00f2 che \u00e8 non-io. Al termine della settimana, Valeria non \u00e8 necessariamente una persona adulta, bens\u00ec qualcuno che \u00e8 stato toccato, forse casualmente, da un contatto con la propria parte profonda. Ci\u00f2 avvenuto, non le \u00e8 pi\u00f9 possibile camminare all\u2019indietro, tornare a vedere la realt\u00e0 come prima. Qualcosa in questo senso \u00e8 stato bruciato. La manifestazione del proprio inconscio implica per lei un cammino verso un distacco dalle proprie emozioni, in un progressivo percepire il corpo come spazio cosmico in miniatura.<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\">\n<div align=\"center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag50\/articoli\/img\/performing_annamariamonteverdi06.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"left\">\n<p><strong>Massimo Schiavoni:<\/strong> <span class=\"testoscuro\">Nel 2005 hai ricevuto la segnalazione al Premio Scenario nonch\u00e9 la Menzione al Premio Iceberg con il secondo assolo danzato <em>Qualcosa da sala<\/em>, tra l\u2019altro invitato a Tokyo presso la Session House nell\u2019ambito del progetto italo-giapponese <em>Corpi\/Altri<\/em>. Qui, dove il corpo non ha volto, cosa comunica la musica sensibile del compositore Oskar Sala e che aspetti e rapporti iniziano a delinearsi in questo successivo studio?<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><strong><span class=\"testoscuro\">Francesca Proia:<\/span><\/strong> In un corpo che non trattiene tensioni, il respiro \u00e8 libero di propagarsi liberamente fino alla punta dei capelli. Allo stesso modo in \u201cQualcosa da Sala\u201d il corpo costituisce una materia sensibile alle vibrazioni del trautonium di Oskar Sala. Ci\u00f2 che mi aveva colpito della sua musica \u00e8 il fatto che sembrasse concepita per creare concentrazione attorno ad un luogo vuoto, che finisce per identificarsi con il corpo stesso, che diviene nient\u2019altro che un guscio. Un\u2019altra immagine che la musica mi ispirava era quella del pubblico in meditazione davanti all\u2019ombelico di un enorme spazio nero. Come rendere il corpo un ombelico? Alcune posizioni dello yoga richiamano l\u2019idea del nodo, in modo che il corpo, stretto in una postura, lasci fuori da s\u00e9 il prana vitale. Oppure posizioni che rendono il corpo simile ad un pugno chiuso. Dunque \u00e8 stato condotto un lavoro sul corpo come buco per accedere alla musica. Il corpo in scena non ha volto, o meglio ne ha diversi, perch\u00e9 immerso in uno spazio pre-concepimento.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong><span class=\"testoscuro\">Massimo Schiavoni:<\/span><\/strong> <span class=\"testoscuro\">Successivamente arrivano i lavori <em>Il non fare<\/em> e <em>Uno<\/em> dove nel primo il corpo nasce assieme allo spazio assumendone pian piano le caratteristiche ed il secondo investe empaticamente lo spettatore attraendone lo sguardo. In questi recenti assoli da che nuove tecniche yogiche sei partita e che cosmi hai indagato con Danilo Conti? Non trovi che i tuoi lavori vadano sempre pi\u00f9 delineandosi come una sorta di \u201cnon danza\u201d coreografica disegnata da dimensioni filosofiche ed antropologiche?<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><strong><span class=\"testoscuro\">Francesca Proia:<\/span><\/strong> Attraverso il respiro, il corpo pu\u00f2 modificare i suoi schemi energetici di base. Pu\u00f2 cos\u00ec divenire un\u2019entit\u00e0 duttile, malleabile, capace, abbassando il suo tono, di infilarsi in ogni pertugio, di passare sotto le porte oppure, al contrario, di diventare pi\u00f9 percepibile, pi\u00f9 grande. E\u2019 vero, parlo di corpo sottile e non di corpo fisico, ma alla fine la differenza \u00e8 minima. E\u2019 sufficiente infatti spostare la percezione e la coscienza di s\u00e9 dall\u2019uno all\u2019altro. Dunque \u201cIl non fare\u201d, come hai detto, cerca l\u2019identificazione con lo spazio, inteso come aria contenuta in un luogo. \u201cUno\u201d cerca invece la sospensione dalla percezione temporale, attraverso il kechari mudra, il mudra che porta la lingua a premere nelle cavit\u00e0 interne al cranio. E, in questo processo, cerca di portare con s\u00e9 gli spettatori, richiamando per empatia, attraverso un movimento continuo di rotazione, la coscienza percettiva di un circuito ad otto presente nel busto, complementare al mudra stesso. Se provi a sospendere il respiro per qualche istante, senza tensioni, ti accorgi che in quel momento non riesci ad avere desideri. Sei in un altro mondo. Mi interessano le filosofie che possono avere ripercussioni immediate sullo stato fisico e reale delle cose.<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\">\n<div align=\"center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag50\/articoli\/img\/performing_annamariamonteverdi08.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><strong><span class=\"testoscuro\">Massimo Schiavoni:<\/span><\/strong> <span class=\"testoscuro\">E lo spettatore che ruolo ha in tutto questo? Percepisce o \u00e8 estraniato comunque comprendendo lo stato delle cose, si immedesima o deve comunque sentire e avere un bagaglio filosofico e psicologico non indifferente al tuo percorso artistico?<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><strong><span class=\"testoscuro\">Francesca Proia:<\/span><\/strong> Nel mio lavoro, il mezzo di comunicazione principale rimane il corpo, che \u00e8 una realt\u00e0 che tutti sperimentiamo, di cui tutti abbiamo una percezione, una storia e una visione. L\u2019empatia, anche sottile, attraverso il corpo rimane perci\u00f2 il primo punto di contatto con lo spettatore, processo elementare che pu\u00f2 innescare un processo di visione come atto di appropriazione fisica. Quindi il mio lavoro non richiede assolutamente nessuna conoscenza, ma solo la curiosit\u00e0 di contattare un percorso che va nella direzione di un\u2019esplorazione del corpo sottile. Anche quando insegno yoga la cosa che pi\u00f9 mi preoccupa \u00e8 la possibilit\u00e0 di possedere un linguaggio chiaro per trasmettere le tecniche nel modo pi\u00f9 esatto possibile, anche a chi non ha nessuna conoscenza precedente dello yoga, anche a un bambino. C\u2019\u00e8 sempre comunque uno sforzo per venire incontro a chi ti viene incontro; anche negli spettacoli \u00e8 cos\u00ec: la mia attitudine (corporea e sottile, non emotiva) cambia, impercettibilmente, a seconda della percezione che ho del pubblico.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong><span class=\"testoscuro\">Massimo Schiavoni:<\/span><\/strong> <span class=\"testoscuro\">Nel circuito teatrale contemporaneo Francesca Proia \u2013ovvero la danza dell\u2019essere, la figura interiore, la sopravvivenza coreografica \u2013 dove si colloca nell\u2019universo critico, semiotico e fenomenologico di una generazione sempre pi\u00f9 virtuosa, tecnologica, drammaturgica e soprattutto in questi ultimi anni moltiplicatasi fino all\u2019inverosimile?<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><strong><span class=\"testoscuro\">Francesca Proia:<\/span><\/strong> La cosa pi\u00f9 importante \u00e8 la forza, l\u2019ispirazione per seguire una linea di ricerca che ha motivazioni e radici interne, e che non si pone perci\u00f2 limiti di tempo o spazio. Ma anche la capacit\u00e0 di distaccarsene di tanto in tanto. E\u2019 sempre Tsuda che scrive: \u201cSi sa che ci sono momenti in cui tutto funziona a meraviglia, e altri in cui tutto va storto. E\u2019 perch\u00e9 nell\u2019uomo esiste un\u2019alternanza periodica di momenti in cui la tendenza alla contrazione si accentua e momenti in cui, invece, si accentua la tendenza al rilassamento. Chiamiamo cicli alti i primi, e cicli bassi i secondi. Un insuccesso subito durante un ciclo basso ci scoraggia, mentre lo stesso insuccesso pu\u00f2 essere superato, se subito durante un ciclo alto. Durante i cicli alti, il processo di compressione e di scarica dell\u2019energia si svolge facilmente. Se, in un ciclo alto si ha voglia di intraprendere qualcosa ma si esita e si aspetta, quando arriva il ciclo basso sparisce perfino la voglia. Esistono grosso modo tre tipi di cicli, secondo la lunghezza della loro durata: il ciclo grande dura tre anni e mezzo o sette anni; il ciclo medio dura ottanta settimane; il ciclo piccolo dura quattro o otto settimane. Ci sono cicli ancora pi\u00f9 brevi durante la giornata o durante la settimana. L\u2019ovulazione nelle donne subisce anch\u2019essa l\u2019influenza dei cicli, in modo che si accentua o si indebolisce, si allunga o si accorcia ogni due o tre volte. La classificazione (del genere umano) in 12 tipi di base mostra poi le direzioni (corporee) verso le quali si incammina l\u2019energia compressa nell\u2019intento di scaricarsi, ma non basta per comprendere l\u2019individuo. Bisogna anche vedere la durata individuale dei cicli, il modo in cui essa si scarica, il grado di tolleranza individuale nel resistere alla compressione etc. In linea di principio, bisogna agire attivamente durante i cicli alti e riposarsi durante i cicli bassi. Gli sforzi durante i cicli bassi non sono redditizi e si tende a commettere degli eccessi durante i cicli alti. L\u2019immagine dell\u2019uomo, secondo quest\u2019ottica, \u00e8 ben diversa da quella impostaci dalla societ\u00e0 secondo cui l\u2019uomo (e quindi anche l\u2019artista) \u00e8 una macchina.(\u2026) La resa dell\u2019uomo non \u00e8 n\u00e9 uniforme n\u00e9 controllabile. La filosofia che sto sviluppando sostiene che l\u2019uomo \u00e8 uomo prima di ogni altra cosa, e che non deve essere schiavo della sua creazione.\u201d<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\">\n<div align=\"center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag50\/articoli\/img\/performing_annamariamonteverdi09.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><strong><span class=\"testoscuro\">Massimo Schiavoni:<\/span><\/strong> <span class=\"testoscuro\">\u201c<span lang=\"en-GB\">Nothing female is alien to me\u201d \u00e8 del 2008. <\/span>Da dove ha origine lo spettacolo e come si manifestano qui corpo e possibili effetti inconsci, rigeneranti o energetici? <\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><strong><span class=\"testoscuro\">Francesca Proia:<\/span><\/strong> Lo spettacolo \u00e8 ispirato al romanzo <em>Jeskyn\u011b Baradla <\/em>(la grotta Baradla), dell\u2019autrice e pittrice Eva Svankmajerova. Baradla \u00e8 un organismo vivente, contemporaneamente una donna e un luogo. La filosofia yoga chiama Prakriti la possibilit\u00e0, da parte dell\u2019infinito, di manifestarsi come corpo a causa di uno sbilanciamento energetico. Corpo immenso, che contiene gli elementi della natura; la sua qualit\u00e0 \u00e8 femminile. Nothing female parte da un accostamento, azzardato, tra queste due figure, appartenenti a due diversissimi contesti, geografici e storici. Prakriti \u00e8 un processo che assume, attraverso la figura di Baradla, una personalit\u00e0, un cuore, una vulnerabilit\u00e0 attraverso la quale conoscerla, amarla, e amare cos\u00ec ci\u00f2 che ci circonda e ci\u00f2 che, a nostra volta siamo. Prakriti pu\u00f2 allora divenire una sorta di rara eremita femminile, di yogini; un corpo oscuro, che attraversa lentamente il mondo orientale e il mondo occidentale. Come struttura, <em>Nothing female is alien to me <\/em>si sviluppa intorno all\u2019idea di costruzione progressiva di una tana animale, composta da oggetti diversi, il cui abitante \u00e8 il rito stesso, immaginario, della preparazione del luogo atto ad accogliere il buio, e un canto. Baradla-Prakriti dunque, inafferrabile, si costruisce come una scultura fatta di rifiuti, oggetti e scampoli ammassati, il cui spirito per\u00f2 si pu\u00f2 cogliere, per lampi, soltanto durante la dinamica di strutturazione. Al termine del processo, quando tutto \u00e8 pronto, ci\u00f2 che rimane \u00e8 un ammasso di rimasugli stropicciati. Pi\u00f9 che spazio di narrazione, lo spazio scenico \u00e8 pensato come un luogo di trasformazione biologica, in cui un corpo-bocca crea attraverso l\u2019espirazione, e distrugge attraverso cicli di voracit\u00e0.<\/p>\n<p align=\"left\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Massimo Schiavoni:<\/strong> Quest\u2019anno lo studio <em>The cat inside<\/em> \u00e8 stato finalista al Premio Equilibrio Roma per la Danza. Dove collochi questo assolo e soprattutto Francesca Proia come artista e come donna verso che direzione sta andando? Cosa vorresti che accadesse o che cambiasse intorno al mondo della danza e della performing art contemporanea e dove ti rifugi per ritrovare te stessa nelle delusioni nonch\u00e9 nei sogni che hai realizzato e vuoi ancora realizzare? <\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><strong><span class=\"testoscuro\">Francesca Proia:<\/span> <\/strong><em>The cat inside<\/em> \u00e8 certamente un nuovo inizio rispetto a tutto il lavoro precedente, ma non posso collocarlo ancora, lo limiterei dentro una mia idea, e gli darei, con le parole, una forma che vorrei invece assumesse naturalmente. La stessa cosa posso quindi dire per me, infatti una cosa che trovo molto importante per me in questo momento \u00e8 non pormi involontariamente dei limiti definendomi con le parole in un certo modo o in un altro.Invece vorrei essere proteiforme, lasciare spazio anche a ci\u00f2 che non so di essere.Rispetto alla danza in Italia, vorrei solo riportare, appunto, la recente esperienza del Premio Equilibrio per fare una considerazione generale: credo sia un\u2019ottima cosa poter avere l\u2019opportunit\u00e0 di mostrare semplicemente il proprio lavoro, ad uno stadio ancora embrionale, per avere l\u2019opportunit\u00e0 di ottenere collaborazioni e risorse anche da strutture importanti, per proseguire nella propria progettualit\u00e0. Non \u00e8 cos\u00ec scontato che certe \u201cistituzioni\u201d si mettano in gioco per la danza di ricerca indipendente, soprattutto perch\u00e9 le grandi strutture possono offrire un luogo importante di visibilit\u00e0 (qui era l\u2019Auditorium di Roma), un buon numero di addetti ai lavori e un premio sufficiente al vincitore (qui 20.000 euro) per poter mettere le basi per il proprio lavoro.<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\">\n<div align=\"center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag50\/articoli\/img\/performing_annamariamonteverdi10.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>Un\u2019altra compagnia ha ottenuto una valida collaborazione con una struttura estera. Senza mitizzare l\u2019iniziativa, per me \u00e8 stata un\u2019occasione molto fruttuosa di incontro con alcuni organizzatori e direttori di teatri esteri. Inoltre, non solo la serata, ma tutto il festival hanno visto un altissimo numero di pubblico, segno che, a volte, sono le programmazioni stesse a ghettizzare la danza di ricerca italiana, anche solo nel privilegiare, per motivi economici o per scarso desiderio di approfondimento della materia, i \u201cpacchetti\u201d pronti, piuttosto che optare per una reale politica di collaborazione e sostegno a realt\u00e0 per le quali si prova reale interesse. Dove mi rifugio? Piuttosto, dove mi rigenero\u2026. In me stessa e negli affetti.<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"left\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.myspace.com\/francescaproia\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.myspace.com\/francescaproia<\/a><\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il mio lavoro consiste nella ricerca di uno stato energetico adatto ad una precisa composizione della scena. 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