{"id":10654,"date":"2009-12-03T12:00:00","date_gmt":"2009-12-03T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-050\/the-screen-and-the-city-continuous-city-di-marianne-weems\/"},"modified":"2020-10-29T11:08:56","modified_gmt":"2020-10-29T10:08:56","slug":"the-screen-and-the-city-continuous-city-di-marianne-weems","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-050\/the-screen-and-the-city-continuous-city-di-marianne-weems\/","title":{"rendered":"Lo Schermo E La Citta&#8217;.continuous City Di Marianne Weems"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\"><span class=\"testoscuro\">Marianne Weems<\/span>, regista teatrale fondatrice della compagnia multidisciplinare <a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.thebuildersassociation.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">The Builders Association<\/a> continua con straordinaria coerenza e forza coinvolgente la sua acuta disamina della tecnologia e della comunicazione mediata dal computer con riferimento alla loro influenza nella societ\u00e0 e ai loro effetti nelle interazioni sociali.<\/p>\n<p align=\"left\">In <em>Jet Lag<\/em> aveva criticato il sistema dei media e della \u201ccostruzione dell\u2019informazione\u201d; in <em>Alladeen<\/em> aveva denunciato gli effetti dell\u2019economia globalizzata, con i dipendenti di un call center indiano che venivano istruiti a cancellare la loro identit\u00e0 e il loro idioma per prendere a prestito la cultura e l\u2019accento americano. In <em>Supervision<\/em> la Weems portava a teatro l\u2019incubo della sorveglianza dopo l\u201911 settembre: cittadini i cui corpi sono diventati trasparenti, \u201c<em>data body<\/em>\u201d in un \u201c<em>data space<\/em>\u201d soggetti all\u2019alienante controllo in una societ\u00e0 \u201cpost privata\u201d in cui i mezzi di vigilanza sono diventati sempre pi\u00f9 invisibili e sono penetrati nei meandri della rete.<\/p>\n<p align=\"left\">Nell\u2019ultimo spettacolo <em>Continuous city<\/em> la Weems parla della \u201ccitt\u00e0 ininterrotta\u201d, ovvero della grande rete mondiale che permettendo di oltrepassare barriere sociali, frontiere politiche e stati sovrani ha cambiato radicalmente il volto del paesaggio e dell\u2019esperienza del vivere una citt\u00e0 o l\u2019intero villaggio globale, cos\u00ec come ha ampliato l\u2019orizzonte delle nostre relazioni umane: il paesaggio dell\u2019abitare contemporaneo \u00e8 diventato un <em>mediascape<\/em>, luogo dell\u2019\u201dattraversamento nomadico\u201d, smaterializzato come dice<span class=\"testoscuro\"> Castells<\/span>, in uno \u201cspazio di flussi\u201d, flussi comunicazionali. La citt\u00e0 nelle tre storie raccontate, \u00e8 vista attraverso schermi di varie dimensioni (<em>smart mob<\/em>, pc portatili e <em>always-on<\/em>) che vanno a comporre una scenografia luminosa intermittente, un caleidoscopio colorato; sono frammenti di citt\u00e0 che si presentano come un puzzle (con una reminiscenza non casuale a Svoboda di <em>Intolleranza 60<\/em>) che rilascia residui di ambienti animati e rumorosi appesi al filo di una connessione. Il padre che lavora lontano e dialoga via skype con la figlia che \u00e8 sempre connessa alla rete, raccontandole attraverso le immagini, le caratteristiche delle citt\u00e0 che visita e lei aggiorna quotidianamente un blog in cui racconta e scambia le sue visioni della citt\u00e0. Emozioni condivise a distanza, rete come \u201cagile ambiente connettivo\u201d (De Kerchove), corpi estesi a una dimensione senza frontiere fisiche e geografiche, in un altrove solcato dalla dismisura del web in cui il feedback fra la trasmissione e la ricezione \u00e8 istantaneo.<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\">\n<div align=\"center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag50\/articoli\/img\/performing_annamariamonteverdi14.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><em class=\"testo_iframe\">Photo courtesy by Marianne Weems &#8211; Continuous City (2007)<\/em><\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n\n<p>La compresenza potenziale di corpi, messaggi, immagini nella stessa piattaforma comunicativa inaugura una rete di nuovi rapporti, un nuovo tessuto sociale che a loro volta plasmano una \u201ccitt\u00e0 ideale\u201d e una nuova dimensione \u201cschermica\u201d dell\u2019abitare e del vivere contemporaneo. Oggi le proiezioni in pixel video su \u201cipersuperfici\u201d, i grandi schermi addossati alle pareti dei palazzi (<em>urban screens<\/em>) usati anche come fondali live per concerti (come nel caso del concerto di <span class=\"testoscuro\">Christian Fennesz<\/span> e con i <em>visuals<\/em> di Giuseppe La Spada: gli artisti in questo caso hanno usato un maxi schermo a LED posto sulla facciata del Palazzo dell&#8217;Arengario in piazza Duomo a Milano), le insegne digitali a grande formato (<em>digital signage<\/em>) fanno parte del paesaggio metropolitano raggiungendo formati terraquei (vedi il maxischermo pubblicitario da 24 metri inserito in un dirigibile, visibile a 4 chilometri di distanza). La dimensione esperienziale del <em>public space<\/em>, della piazza attraverso schermi multidimensionali, secondo Simone Orcagni (\u201cIl sole 24 ore on line\u201d 11-3-2009) si lega a quella pi\u00f9 intima, individuale, televisiva: \u201cMedia, urbanistica, performance concorrono a realizzare una nuova esperienza spettatoriale, in parte anche cinematografica\u201d.<\/p>\n<p align=\"left\">Quello che \u00e8 interessante negli spettacoli di <span class=\"testoscuro\">Marianne Weems<\/span> \u00e8 la straordinaria capacit\u00e0 di teatralizzare alcuni concetti finora trattati in saggi di sociologia dei media o al cinema: il nuovo spazio pubblico, il panottico, la soggettivit\u00e0 connettiva, la cultura della \u201cvirtualit\u00e0 reale\u201d (De Kerchove), la nuova socialit\u00e0 elettronica. Concetti chiave come quello di dislocazione e deterritorializzazione, cos\u00ec come quelli di presenza e ubiquit\u00e0 prendono la forma di una \u201cmediaturgy\u201d che pone i protagonisti come \u201cvettori\u201d di un contenuto che altro non \u00e8, in sintesi, che la grande rete mondiale.<\/p>\n<p align=\"left\"><span class=\"testoscuro\">Michael Klier<\/span> nel film-video <em>Der riese<\/em> (1983), aveva raccontato la citt\u00e0 attraverso immagini provenienti da telecamere di sorveglianza addossate ai palazzi in prossimit\u00e0 di banche e aereoporti per \u201cafferrare, spogliare e pietrificare brandelli di spazio\u201d individuando, come ricorda nella puntuale analisi del video Anna Lagorio, \u201cla citt\u00e0 generica, spersonalizzata e anonima\u201d. La Weems in <em>Supervision <\/em> approda a simili conclusioni derivate dalla definitiva sussunzione dell\u2019uomo dentro un meccanismo perverso di controllo capillare della sua vita che lo ha privato della propria identit\u00e0.<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\">\n<div align=\"center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag50\/articoli\/img\/performing_annamariamonteverdi15.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><span class=\"testo_iframe\"><em>Photo courtesy by Marianne Weems &#8211; Supervision (2005-2006)<\/em><\/span><\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n\n<p>L\u2019incubo mediatico descritto da <span class=\"testoscuro\">Orwell<\/span> in <em>1984<\/em> si materializza in un inquietante schermo gigantesco che trattiene, come un badge di identificazione da cui la scenografia prende forma, una traccia elettronica delle azioni e degli spostamenti dei personaggi; perseguitati da un invisibile occhio satellite che li raddoppia, prigionieri tra specchi e pareti trasparenti, in una proliferazione di corpi che contrasta con la loro solitudine, i personaggi incarnano l&#8217;incubo psicotico della videosorveglianza, Cos\u00ec la Weems:\u201c<span lang=\"en-US\"><em>We are surrounded by subtle and unseen forms of surveillance of the data we create as we move through our daily lives, and at the same time our identities seem increasingly to be constituted of data. What is the relationship between who we are and the cloud of data which surrounds each one of us? In post-9\/11 daily life, we have come to accept, allow, and even encourage this new post-visual form of surveillance and its constant incursions into the realm of our &#8220;selves.\u201c <\/em><\/span><em>What will the results of it be?\u201d<\/em><\/p>\n<p align=\"left\">\u201c<em>Siamo circondati da forme sottili e invisibili di sorveglianza dei dati che noi stessi creiamo come ci muoviamo nelle nostre vite e allo stesso tempo le nostre identit\u00e0 sembrano sempre pi\u00f9 costituite di dati informatici. Qual \u00e8 la relazione tra ci\u00f2 che siamo e l\u2019alone di dati che ci circonda? Dopo l\u201911 settembre abbiamo accettato, permesso e persino incoraggiato queste nuove forme di sorveglianza post-visuale e le sistematiche incursioni nel reame del s\u00e9\u201d. Quale sar\u00e0 il risultato di tutto questo?\u201d<\/em><\/p>\n<p align=\"left\">Se in <em>Supervision<\/em> la Weems sembrava legarsi al pensiero di <span class=\"testoscuro\">Paul Virilio<\/span> e alla sua visione \u201ccatastrofica ma non catastrofista\u201d della modernit\u00e0 tecnologica, in<em> Continuous city<\/em> sembra approdare a una <em>pars costruens<\/em>, ad un\u2019idea di tecnologia <em>\u201cshaped\u201d, <\/em>addomesticata e conformata alle nuove esigenze comunicative e connettive della societ\u00e0, accettando sostanzialmente le ben note tesi di <span class=\"testoscuro\">Derrick De Kerchove<\/span>: \u201c<em>Il corpo, assistito dal computer, esce dai suoi limiti tradizionali, articolati attorno alla pelle. Allora \u00e8 necessario un corpo a misura delle nuove potenzialit\u00e0 della nostra mente, cos\u00ec che anch&#8217;esso, assistito dal computer, possa godere di un accesso istantaneo a qualsiasi punto del globo. La nostra nuova pelle \u00e8 l&#8217;atmosfera terrestre sensibilizzata dai satelliti<\/em>\u201d. E ancora: \u201c<em>L\u2019intelligenza connettiva implica la possibilit\u00e0 di condividere il pensiero, l\u2019intenzione, l\u2019emozione e i progetti espressi da altri senza n\u00e9 cristallizzarli nel feticcio astratto di un collettivo, n\u00e9 conservarli nella privacy di un individuo\u201d. <\/em><\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\">\n<div align=\"center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag50\/articoli\/img\/performing_annamariamonteverdi16.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><em class=\"testo_iframe\">Photo courtesy by Marianne Weems &#8211; Alladeen (1999-2007)<\/em><\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n\n<p>Non pi\u00f9 dunque la \u201cbig optics\u201d di Virilio, quella che sovverte innaturalmente la nostra esperienza di distanza fisica e di vastit\u00e0 dello spazio naturale (<em>\u201cthe progressive derealization of the <\/em><em>terrestrial horizon,&#8230;resulting in an impending primacy of real time perspective of undulatory optics over real space of the linear geometrical optics of the Quattrocento\u201d<\/em>), ma una mediatizzazione del mondo che produce come effetto, una \u201c<em>estensione dello spazio dell\u2019immaginazione, delle pulsioni dell\u2019onirico, del ludico e del simbolico a quella che \u00e8 l\u2019architettura dell\u2019abitare<\/em>\u201d (De Kerchove).<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"left\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.thebuildersassociation.org\/about_staff_MarianneWeems.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.thebuildersassociation.org\/about_staff_MarianneWeems.html<\/a><\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Marianne Weems, regista teatrale fondatrice della compagnia multidisciplinare The Builders Association continua con straordinaria coerenza e forza coinvolgente la sua acuta disamina della tecnologia e della comunicazione mediata dal computer con riferimento alla loro influenza nella societ\u0088 e ai loro effetti nelle interazioni sociali.<\/p>\n","protected":false},"author":109,"featured_media":34165,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[239,203],"tags":[40,63],"class_list":["post-10654","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-articles","category-issue-050","tag-focus","tag-performing-art"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.4 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Lo Schermo E La Citta&#039;.continuous City Di Marianne Weems &#8226; 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